Stanno venendo giustamente sollevati dubbi sulla realizzabilità pratica di questa proposta – in una scuola di 1000 studenti, come si fanno a controllare tutti i ragazzi? Con quale personale formato a proposito, se mancano prof e bidelli? Si fa arrivare un’ora prima gli studenti fuori scuola per i controlli? Si entra nelle classi bloccando le lezioni? – che sull’onda emotiva di quanto successo a La Spezia rilancia sulla repressione, omettendo che se un problema di violenza e barbarie fra i giovani esiste allora è generalizzato e pronto a trovare altre forme di esprimersi.
Ma ciò che deve preoccupare di più è la trasformazione di scuole in caserme per contrastare dei problemi che, però, nella maggior parte dei casi pre-esistono alla scuola, che perde ancora di più la sua funzione educativa, cioè quella che servirebbe per intervenire su questi stessi problemi! I fenomeni a cui assistiamo hanno a che fare con la crisi di prospettive del capitalismo per le giovani generazioni, la crisi di civiltà dell’Occidente, con la selezione di classe spietata, su cui si innesta anche la guerra cognitiva dei social in mano ai padroni occidentali corresponsabili del genocidio a Gaza: la violenza, la legge del più forte sono le uniche vie in una società che distribuisce sempre meno possibilità di emancipazione.
Fatti come quelli di La Spezia, di Frosinone o di altre e quotidiane situazioni di barbarie gridano vendetta contro questo sistema e una necessità di alternativa generale che va costruita distruggendo l’ipocrisia di Valditara e Meloni. Sono gli stessi responsabili della repressione dei militanti che lottano per una nuova società, come i 5 studenti a Torino messi ai domiciliari e a cui viene negata la scuola, per aver manifestato. Istruiamoci, agitiamoci, organizziamoci per l’Alternativa.
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