Se non ci fossero in ballo questioni molto serie ci sarebbe solo da ridere. Un continente «vecchio» ormai non solo di nome, ma tuttora intriso di colonialismo suprematista fuori tempo, prova a districarsi nella tenaglia che ha costruito con le proprie mani: guerra con la Russia, in Ucraina, crisi industriale ed economica (l’austerità è stata un suicidio collettivo, ma continua a dominare), abbandono da parte del padrone statunitense che ora minaccia di trattarlo quasi come il Venezuela o la Nigeria. Ma lo fa in forma così comica da costringere ad interrogarsi sulla stabilità mentale dei suoi dirigenti politici.
Sapete tutti che Trump, un giorno sì e l’altro pure, ripete che «la Groenlandia ci serve». Un giorno perché potenzialmente piena di materie prime interessanti, l’altro perché “Se non la prendiamo noi lo faranno la Russia o la Cina, e non permetterò che accada”.
Il motivo vero è ovviamente il primo – risorse che portano soldi facili e relativamente presto, al contrario della ri-localizzazione degli stabilimenti industriali – ma tutto fa brodo nella sua propaganda.
Sapete anche che la Groenlandia fa parte della Danimarca, sia pure con una grande autonomia, e dunque è parte integrante dell’Unione Europea, ha come moneta la corona danese (l’euro non ha convinto quella stramba “monarchia democratica”), sta già dentro la Nato e ospita basi Usa.
Risolvere la questione «militare» tra alleati veri sarebbe facile, ma se il motivo è economico-minerario il problema diventa irrisolvibile. Tant’è vero che lo stesso Trump emana il suo ordine: “Certo, mi piacerebbe molto stringere un accordo con loro [gli europei, ndr]. Sarebbe più semplice. Ma in un modo o nell’altro, avremo la Groenlandia”. Minaccia l’uso della forza per averla ad un prezzo minore, certo (ultima offerta nota è dare tra 10.000 e centomila dollari ad ogni abitante, in pratica 3 o 4 miliardi di dollari), ma la pressione cresce.
E cosa fanno a quel punto gli «europei», che sarebbero in teoria i membri della UE? Si fanno dirigere dalla Gran Bretagna – che dalla UE è uscita con la Brexit – per metter su un contingente militare da inviare appunto in Groenlandia.
Sarebbe un “notizione”, se lo facessero per impedire a Trump di appropriarsi dell’isola di ghiaccio o soltanto per mostrarsi risoluti in tal senso. Invece no, dicono di volerlo fare per contrastare meglio le navi militari… russe e cinesi intorno alla Groenlandia. Ovvio che non vogliono esplicitamente contrapporsi alle mire Usa, ma prendono per buona la «minaccia esterna» facendo mostra di essere pronti a battersi senza che l’America debba insediarsi sull’isola.
Peccato che gli interessi divergenti tra i vari paesi membri facciano uscire fuori subito problemi e contraddizioni da comica finale.
Intanto perché le navi cinesi e russe non le ha viste nessuno, da quelle parti. Il ministro degli Esteri norvegese Espen Barth Eide ha spiegato che “C’è attività russa nei nostri dintorni, ma pochissima lì”, lasciando intendere che, se c’è un Paese con reali motivi di preoccupazione, quello è la Norvegia. Del resto confina con la Russia e per arrivare nel porto di Murmansk le navi russe – civili o militari – devono per forza passare davanti alle sue coste. Non proprio vicine alla Groenlandia
Il primo ministro svedese Ulf Kristersson ha a sua volta dichiarato che “l’ordine mondiale basato sulle regole è minacciato come non lo era da decenni”, aggiungendo di non condividere affatto l’atteggiamento degli Stati Uniti nei confronti del Venezuela e della Groenlandia.
Il pacchetto di truppe dei «volenterosi» – i soliti: Gran Bretagna Francia, Germania – dovrebbe dunque essere inviato sull’isola per dimostrare a Trump di esser capaci di difenderla da soli. E quello, giustamente, ride...
Prigionieri della propria impotenza e costretti ad attenersi alla vecchia «narrazione» – “il nemico” è a est o a sud, è russo o islamico – pensano a schierarsi mostrando la terga al «nuovo nemico» che arriva da ovest...
L’esito di questa commedia è l’unica cosa certa. Per i popoli e i lavoratori d’Europa alla tragedia si aggiunge la farsa...
Fonte
Nessun commento:
Posta un commento