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08/01/2026

Il tacito patto tra progressisti e imperialisti sul Venezuela: non parlare del processo bolivariano

Vorrei condividere un paio di osservazioni che ritengo importanti in relazione alle notizie che stanno circolando sul recente attacco militare da parte dell’imperialismo statunitense contro il territorio venezuelano e la Rivoluzione Bolivariana con il sequestro del presidente Nicolás Maduro.

Innanzitutto, credo che ci sia già la consapevolezza che uno dei motivi principali per i quali l’imperialismo sceglie di attaccare non solo militarmente il Venezuela, ma anche attraverso sanzioni, attraverso una guerra economica e mediatica, ha a che fare con l’interesse degli Stati Uniti ad accedere direttamente e poter continuare il saccheggio coloniale e imperialista delle risorse naturali del Venezuela, in particolare del petrolio.

Tuttavia, credo sia molto importante tenere presente che questa consapevolezza, ad esempio in certi contesti progressisti, decoloniali, che si definiscono di “sinistra” – sia in America Latina che in Spagna o in diversi contesti europei – non ha nulla a che vedere con il sostegno, che infatti è stato sempre negato, alla Rivoluzione Bolivariana. Sono state spesso proprio le persone che animano questi contesti, che si definiscono anticolonialiste e progressiste, ad essere attive nel tagliare i legami di solidarietà con la Rivoluzione Bolivariana, nell’impedire che ci fosse un lavoro politico attivo in sua difesa. (...)

L’interesse degli Stati Uniti in questo territorio ha a che fare con la possibilità di continuare a depredare le nostre risorse naturali e per questo hanno bisogno di controllare i media, di controllare il governo, di avere un’élite che sia a loro servizio, hanno bisogno di avere un intero apparato statale che sia funzionale all’imperialismo per continuare il saccheggio coloniale. Se siamo tutti consapevoli di questo però non è perché è stata ascoltata la Rivoluzione Bolivariana, le persone organizzate nelle comunità o le autorità del governo chavista del Venezuela, ma perché Donald Trump ha avuto la sfacciataggine di ripeterlo più volte nelle sue conferenze stampa, così come i vari funzionari del suo governo e persino i funzionari militari. Sia Trump che molti altri hanno detto chiaramente che l’interesse principale nel territorio venezuelano è quello di poter accedere alle sue risorse naturali, in particolare al petrolio.

Ecco quindi il primo punto che mi sembra importante tenere presente: in quale collasso ideologico di visione e impostazione politica si trovano i progressisti, gli anticolonialisti, le femministe che si dicono di sinistra – tanto in Sudamerica che in Europa – che non hanno mostrato solidarietà con la rivoluzione bolivariana, se hanno dovuto aspettare che Donald Trump e lo stesso governo statunitense e le sue autorità confermassero esplicitamente che il loro interesse è quello di accedere alle risorse naturali del Venezuela?

A che livello di razzismo e di arroganza ci troviamo? Credo che sia molto importante tenere presente che la rivoluzione bolivariana è fatta dal popolo venezuelano, dalla classe proletaria, dai contadini venezuelani, dalle persone razializzate, dalle persone che hanno vissuto per 500 anni la sottomissione coloniale. Anche i suoi rappresentanti eletti fanno parte di questa classe, lo stesso presidente Nicolás Maduro è un autista che non appartiene alle élite né alla classe politica creola bianca, lo stesso Hugo Chávez non proviene da un contesto privilegiato ed era un uomo razzializzato.

Credo che ci sia stata una logica profondamente razzista nel non ascoltare questo popolo razzializzato, proletario, contadino che da 20 anni denuncia che l’imperialismo contro il Venezuela ha a che fare principalmente con l’accesso e il saccheggio coloniale delle sue risorse. Invece molti hanno dovuto aspettare che fossero lo stesso Donald Trump, l’imperialismo e le sue autorità, a confermare con assoluta disinvoltura che il proprio interesse principale è l’accesso e il saccheggio delle riserve di petrolio. Quando finalmente i progressisti occidentali riescono a riconoscere che c’è un intervento imperialista e che l’interesse è il petrolio, sostengono però contemporaneamente che questo intervento non abbia nulla a che fare con Maduro, né con la rivoluzione, né con il tipo di governo che c’è in Venezuela.

Gli Stati Uniti vogliono solo il petrolio, certamente, ma c’è qualcosa che impedisce loro di accedere al petrolio, ed è proprio il governo guidato da Nicolás Maduro e la Rivoluzione Bolivariana, che ha avuto come una delle sue priorità, ed è per questo che c’è questo livello di attacco e pressione, difendere la sovranità del territorio venezuelano.

E cosa significa “sovranità” in una visione socialista? Il popolo venezuelano, a partire da una prospettiva non capitalista, non coloniale, da una prospettiva che non avvantaggia le élite, ha deciso autonomamente come gestire lo sfruttamento delle proprie risorse naturali, la loro vendita e i profitti ottenuti da questa. Questo è quello che ha fatto il chavismo nei primi anni della rivoluzione, quando c’erano ottime condizioni materiali per promuovere quel processo rivoluzionario, perché sono riusciti a ridistribuire le ricchezze che venivano dal proprio territorio e dalle proprie risorse naturali, risorse a cui gli Stati Uniti e l’imperialismo non avevano più accesso. (...)

La figura di Maduro, come è stato fatto a suo tempo con Chávez, è stata “mostrificata” perché sia Chávez che Maduro, come il governo del Venezuela e la Rivoluzione Bolivariana, hanno impedito agli Stati Uniti di portare avanti il saccheggio coloniale.

Non si possono capire le ragioni del bombardamento contro il Venezuela senza tener conto dell’interesse degli Stati Uniti di eliminare quel governo, quelle autorità, quel presidente Nicolás Maduro, che garantivano che i paesi imperialisti potessero continuare a saccheggiare le risorse naturali del Venezuela e che garantivano che fosse il popolo venezuelano a decidere, nel bene o nel male, con errori e fallimenti, cosa fare delle proprie risorse in maniera sovrana. A decidere come reinvestire i profitti, come è stato fatto nei primi anni della rivoluzione.

Certo, bisogna riconoscere, che negli anni successivi tutto è stato molto più complesso in virtù delle sanzioni e dei blocchi imposti dai paesi imperialisti che sono stati pensati e applicati per far crollare sistematicamente l’economia e generare, ad esempio, un processo di migrazione forzata di massa, come quello a cui abbiamo assistito, della popolazione venezuelana.

Abbiamo visto anche come nelle ultime settimane gli Stati Uniti abbiano sequestrato e si siano impossessati di due navi che trasportavano petrolio. Quel sequestro ha a che fare con il saccheggio delle risorse, ma anche con la possibilità che il processo rivoluzionario manchi delle condizioni materiali, politiche e sociali per poter essere realizzato, per poter costruire quella sovranità e per poter difendere il diritto del popolo venezuelano di decidere cosa fare con quelle risorse.

C’è qualcosa di molto importante che vorrei sottolineare: ci sono persone, tra quelle che ho definito “progressiste” che, dopo aver letteralmente accusato di dittatura il governo del Venezuela e definito Maduro un dittatore, hanno sistematicamente messo al servizio dell’imperialismo gli strumenti interpretativi e le argomentazioni della sinistra, del discorso decoloniale, femminista, per rompere i legami di solidarietà, e ancora più grave, per impedire la possibilità di fare un lavoro di pedagogia politica che consentisse di comprendere cosa succede nel contesto venezuelano, limitandosi così solo a ripetere la narrazione imperialista che, evidentemente, è stata da loro molto ben assorbita.

Credo sinceramente, e in questo momento non ho più alcuna ritrosia a dirlo, che molte di queste persone hanno tanta visibilità e popolarità nella loro presunta radicalità femminista, nella loro radicalità “antirazzista”, proprio perché l’egemonia imperialista permette loro di accedere a spazi istituzionali. (...)

Molte figure pubbliche considerate decoloniali, antirazziste, radicali hanno potuto ampliare i loro spazi di visibilità utilizzando questo armamentario retorico apparentemente progressista perché hanno mantenuto il patto imperialista di tacere di fronte alle sanzioni e al blocco, che sono metodologie e punizioni collettive razziste che hanno imposto la fame principalmente ai contadini, alle classi proletarie venezuelane, mentre le élite creole se la spassavano a Madrid e a Miami.

Finora hanno taciuto. E adesso che hanno deciso di dire qualcosa, molte di queste persone, per esempio riguardo al bombardamento del Venezuela (a quanto pare dovevano vedere le bombe per capire come funziona l’imperialismo!), hanno utilizzato, per esempio chiamando Maduro dittatore, la stessa retorica dell’imperialismo, ammantandola di parole femministe, anticoloniali, antirazziste e così via.

Così facendo, e questo è l’ultimo punto che volevo condividere, queste persone hanno ostacolato la possibilità di comprendere la profondità e la ricchezza della coscienza antimperialista che questo governo e le autorità – pur tenendo conto degli errori, dei fallimenti o delle contraddizioni del presidente Hugo Chávez e del presidente Nicolás Maduro – sono riuscite a costruire nel contesto venezuelano.

Questo credo davvero che sia qualcosa contro cui l’imperialismo non potrà lottare, non stiamo parlando, ad esempio, di una situazione come quella che si è presentata in Afghanistan, ma di un contesto in cui c’è una coscienza politica molto forte, che forse è più simile al contesto del Vietnam al tempo della sua guerra. Il chavismo ha fatto un vero e proprio lavoro di pedagogia politica antimperialista, ha spiegato come leggere l’imperialismo, quali sono le sue finalità, i suoi interessi, e il popolo venezuelano è assolutamente consapevole che la serie di eventi che sta vivendo da decenni ha principalmente a che fare con il saccheggio delle sue risorse.

Io dico che quel popolo deve essere ascoltato, deve essere visto, deve essere compreso e deve essere rispettato, soprattutto in questi momenti in cui è indispensabile continuare ad articolare e rafforzare la solidarietà con la Rivoluzione Bolivariana affinché la sovranità e le risorse venezuelane possano essere protette dall’assedio imperialista che questa volta si è manifestato attraverso la sua forma più diretta e visibile: i bombardamenti.

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