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17/01/2026

Inps: i salari ancora lontani dal recuperare l’inflazione

I salari degli italiani continuano a rincorrere il costo della vita, ma non riescono a recuperare l’inflazione. È quanto emerge dall’Analisi della dinamica retributiva dei lavoratori dipendenti in Italia, presentata giovedì 15 gennaio dal Coordinamento generale Statistico attuariale e dalla direzione centrale Studi e ricerche dell’Inps.

Secondo il rapporto, tra il 2014 e il 2024 le retribuzioni medie dei dipendenti privati (esclusi i domestici) sono passate da 21.345 euro a 24.486 euro, con un incremento nominale del 14,7%. Nello stesso periodo, i dipendenti pubblici hanno visto una crescita più contenuta, all’11,7%, passando da 31.646 euro a 35.350 euro.

Valori che sono al di sotto del tasso di inflazione registrato nello stesso periodo. Guardando alle sole retribuzioni contrattuali (non quelle effettive, che tengono conto di straordinari e altre integrazioni), solo tra il 2019 e il 2024 il divario tra l’aumento nominale dei salari e quello dei prezzi ha superato i 9 punti percentuali.

Al solito, ad avere le condizioni peggiori sono le donne. Una donna, in media, guadagna circa il 70% di quanto percepito da un collega maschio. Nel 2024, a fronte di una retribuzione maschile di quasi 28 mila euro, quella femminile si è fermata a 19.833 euro. Secondo l’Inps, il gap non può essere giustificato solo col minor numero di giornate retribuite (240 per le donne contro le 251 degli uomini), ma affonda le radici in fattori strutturali.

Una delle evidenze più significative del rapporto riguarda la differenza tra salario lordo e netto. A coprire il crollo del potere d’acquisto e la speculazione sui prezzi, che è andata a tutto vantaggio dei datori di lavoro, c’è stato l’intervento pubblico, attraverso la leva fiscale. In un circolo vizioso per cui la redistribuzione avviene sempre tra le fasce meno abbienti della popolazione: ricordiamo che sono i lavoratori e i pensionati a versare la maggior parte delle imposte dirette.

Inoltre, viene indicato il fatto che sono proprio i redditi più alti che, data la loro maggiore forza contrattuale, sono riusciti a difendersi meglio sul mercato delle retribuzioni. Ad ogni modo, Roberto Ghiselli, presidente del Consiglio di Indirizzo e Vigilanza dell’Inps (CIV) ha chiarito un nodo centrale: “alcune misure di carattere fiscale o contributivo hanno attutito questo effetto” di rincaro, soprattutto per le fasce più deboli, ma “in questi anni non vi è stato un recupero pieno e tantomeno un incremento del potere d’acquisto”.

Ancora un’ulteriore prova di come la battaglia per il salario minimo sia fondamentale per ridare dignità alla maggioranza del paese, e anche per far sì che siano finalmente i padroni a pagare per le storture del “libero mercato” che tanto osannano.

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