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24/03/2022

“Bussola Strategica”: l’Unione Europea punta a diventare una potenza militare

L’approvazione da parte del Consiglio dell’Unione Europea lunedì 21 marzo del documento sulla “Bussola Strategica per la Sicurezza e la Difesa” imprime un salto di qualità progettuale all’edificio politico della UE.

L’Unione, oramai, non solo ambisce a divenire un attore globale di primaria grandezza, ma si dota degli strumenti militari complessivi per realizzare tale piano, stabilendo le relative modalità di finanziamento.

La Bussola Strategica, riguardo al cambio di passo nella capacità di convogliare risorse economiche, è piuttosto chiara a riguardo: “spendere di più e meglio nella difesa”. Cosa del tutto in linea con le scelte di aumento del budget militare già annunciate dai rispettivi paesi, tra l’altro, dal premier tedesco e poi da quello francese.

Leggendo il documento si ha l’impressione che il warfare state diverrà un elemento determinante nel sistema economico continentale, e che la Ricerca e Sviluppo si concentrerà sulla fascia alta della tecnologia bellica dual use (civile e militare).

L’Unione Europea è innanzitutto funzionale alla promozione degli interessi di una oligarchia europea nata dalle frazioni più lungimiranti delle singole borghesie nazionali che ne avevano avviato la costituzione con il Trattato di Maastricht, una trentina di anni fa.

Processo di costruzione di ciò che appare sempre più una unità statale sovranazionale, che serve una consolidata borghesia continentale, la quale si va dotando degli strumenti necessari per affrontare questa fase di competizione strategica, proiettando i propri interessi in aperto contrasto con le sfere di influenza che stanno definendo altri attori globali.

Un progetto che ha dimostrato una sua innegabile resilienza e che ha saputo trasformare le crisi che l’hanno attraversata in opportunità per un suo rilancio, colmando di volta in volta le lacune emerse nella sua azione verso un sempre maggiore grado di verticalizzazione dei processi decisionali, un più avanzato processo di integrazione economico-finanziaria ed una più articolata messa in campo degli strumenti a sua disposizione, ultimo, ma certo non meno importante, quello militare.

Le 50 pagine della Bussola Strategica certificano, dopo due anni di negoziati tra i Ventisette, la convergenza su una politica di difesa europea, che nasce da una visione comune delle sfide che andrà continuamente aggiornata, approvando una nuova dottrina militare che si pone di realizzare quell’autonomia strategica in una serie di campi connessi alle esigenze belliche.

Una autonomia strategica in un rapporto di complementarietà con la NATO, ma con un peso differente rispetto a quello fino ad ora giocato, in grado di controbilanciare in prospettiva l’asse anglo-americano.

La sconfitta occidentale in Afghanistan, sancita dalla rocambolesca fuga dell’estate scorsa dal paese asiatico, e l’azione militare russa in Ucraina hanno reso non più rimandabile, per l’Unione Europea, il completamento della sua formazione come polo imperialista.

Citando il documento: “sta emergendo un nuovo panorama strategico che ci richiede d’agire con un senso d’urgenza e determinazione inedito”.

L’arco temporale dei vari obiettivi che vengono elencati in fondo alle singole sezioni della Bussola Strategica, li pone di fatto come prioritari nelle scelte vincolanti dell’agenda politica a venire e dà il senso dell’accelerazione di tale processo, già in parte in corso con la PESCO, cioè la Cooperazione Strutturata Permanente.

L’UE vuole quindi sorpassare le “lacune critiche di capacità” e le “dipendenze strategiche” che ne minano l’autonomia, e vuole farlo in fretta con un ampio programma che ha come orizzonte temporale ultimo il 2030, e passaggi intermedi molto più ravvicinati.

Il documento calca la mano rispetto al ruolo della Russia, al suo essere per così dire, individuata come una sorta di minaccia globale per la UE dall’Europa dell’Est all’Africa fino al Medio-Oriente, mentre la Cina è considerata “un partner per la cooperazione, un concorrente economico, e un rivale sistemico”.

L’Unione Europea andrà dotandosi, da qui ai prossimi anni, di un profilo militare all’altezza in tutte le sue funzioni: dallo sviluppo di un’intelligence condivisa che elabori “una visione strategica comune”, dotata di strutture di comando e controllo uniche, ad una industria della difesa all’avanguardia; dalla cooperazione permanente tra i vari rami delle Forze Armate (Marina, Aviazione, Esercito) e relativamente nuovi campi bellici (Spazio e Cyber-Spazio) dei differenti paesi, alla creazione di un proprio strumento di intervento rapido multinazionale ed interforze in piena operatività.

Questa forza sarà composta da 5.000 effettivi, di cui la Germania – tramite le parole della Ministra della Difesa Christina Lambrecht – si è già resa disponibile a fornire il nocciolo duro, comincerà ad addestrarsi il prossimo anno e sarà effettivamente operativa dal 2025.

La capacità di mettere in piedi missioni militari sarà realizzata attraverso un processo decisionale in cui “stati membri volenterosi” si avvarranno dell’“astensione costruttiva” di coloro che non intendono parteciparvi, senza essere di fatto un ostacolo alla realizzazione delle missioni.

Un modo che permetterà di non ingessare i processi decisionali aggregando attorno ad un gruppo trainante di Stati (Germania, Francia, Italia e probabilmente Spagna) altri componenti “a geometria variabile”, consolidando la cooperazione bellica.

L’UE soprattutto andrà sempre più concependosi come un attore con una accresciuta coscienza di sé di fronte al processo di accelerazione dell'emergere di contraddizioni strutturali del modello di sviluppo di cui è stata artefice, e capace di agire dall’Africa all’Asia, passando al Medio Oriente, con una vasta gamma di partner che va dall’Unione Africana all’ASEAN, oltre ovviamente a NATO ed ONU.

Questo blocco continentale è già dotato di un certa taglia che potenzialmente lo rendeva un attore di peso in potenza militare, come ha ricordato l’Alto Rappresentante per la Politica Estera Josep Borrell a margine dell’approvazione dello Strategic Compass: “I Ventisette spendono ogni anno quattro volte il budget della Russia e un ammontare simile a quello della Cina, ma in modo molto meno efficace. Dobbiamo essere più efficienti”.

“À la guerre come à la guerre” è diventato di nuovo il motto di una borghesia continentale, che ha rimesso l’elmetto e che intende far pagare i costi di questa metamorfosi castrense alle classi popolari, nonostante si affacci sempre più lo spettro della stagflazione.

Come Rete dei Comunisti affermiamo da tempo la necessità per il nostro paese dello sganciamento dalla gabbia dell’Unione Europea e della fuoriuscita dalla NATO, come uniche chance di emancipazione delle classi subalterne ed ora più che mai come exit strategy obbligata da una spirale bellicista che si sta auto-alimentando con conseguenze sempre più gravi.

Al novembre dello scorso anno avevamo dedicato un forum di due giorni a Bologna per approfondire le trasformazioni della UE: “Unione Europea: da polo imperialista a superstato?”.

I risultati di questo lavoro di riflessione sono divenuti un corposo numero cartaceo di Contropiano pubblicato questo febbraio e che ci apprestiamo a presentare in varie città italiane, per continuare una discussione che riteniamo centrale ed imprescindibile.

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23/03/2022

Guerra in Ucraina - Si combatte nel centro di Mariupol. Nato e Usa vogliono trascinare la Bielorussia nel conflitto. Domani a Bruxelles i vertici di Nato e Consiglio Ue. Si dettaglia l’esercito europeo

Il fronte militare

Le forze armate russe stanno continuando l’avanzata nel Donbass e sono penetrate per altri quattro chilometri nel territorio ucraino, raggiungendo il villaggio di Novomykhailivka. Lo riferisce il portavoce della Difesa russo, Igor Konashenkov, secondo il quale i militari russi stanno inseguendo le unità in ritirata della 54° brigata meccanizzata separata delle forze armate ucraine. Le forze della Repubblica indipendente di Donetsk, hanno invece preso controllo della località di Verknetoretske e stanno affrontando unità della 25° brigata aviotrasportata ucraina.

Decine di migliaia di civili sono già fuggiti dalla città portuale di Mariupol assediata. Zelensky ha detto che più di 7.000 persone sono fuggite solo nelle ultime 24 ore, ma un gruppo che viaggiava lungo una rotta umanitaria concordata a ovest della città è stato fermato dai soldati russi per controllare se tra i civili ci siano miliziani del tristemente noto battaglione Azov.

Secondo la CNN i militari russi e delle Repubbliche del Donbass hanno fermato i bus, assieme agli autisti e al personale d’emergenza, e li hanno portati in una località al momento sconosciuta. La vice primo ministro ucraina, Iryna Vereschchuk, ha detto che i pullman sono stati bloccati a un checkpoint fuori Mangush, a una quindicina di chilometri a ovest di Mariupol. Le forze armate russe e delle milizie di Donetsk hanno sfondato la prima linea di resistenza in città e si sono avvicinate al centro cittadino portando avanti una faticosa operazione “casa per casa” in teatro urbano, uno degli scenari più complicati in un contesto di conflitto.

Secondo il consueto bollettino dei servizi di intelligence britannici “le forze russe stanno cercando di avvolgere le forze ucraine nell’Est del Paese mentre avanzano nella direzione di Kharkiv nel Nord e di Mariupol nel Sud” e, a Sud Ovest, “stanno ancora cercando di aggirare Mykolaiv mentre cercano di dirigersi a Ovest verso Odessa”.

Il ministero della Difesa di Kiev afferma di aver colpito 17 bersagli aerei russi tra cui 6 aerei, 5 droni, un elicottero e 5 missili da crociera. Secondo invece il ministero della Difesa di Mosca l’aviazione russa ha distrutto 83 obiettivi militari nelle ultime 24 ore di guerra in Ucraina, tra cui un deposito di armi. Per il portavoce del ministero, dall’inizio dell’invasione le forze armate russe hanno distrutto 236 droni, 185 sistemi antimissile, 1.547 carri armati, 154 lanciarazzi multipli, 612 pezzi d’artiglieria e mortai e 1.343 veicoli militari specializzati.

L’Ucraina ha mostrato una disponibilità “che non si vedeva da tempo” a uno scambio di prigionieri con la Russia ha dichiarato il commissario russo per i diritti umani, Tayana Moskalkova, in un’audizione alla Duma.

La Bielorussia cerca di tenersi fuori dal conflitto ma Kiev e la Nato la vogliono tirare dentro

Secondo un alto funzionario d’intelligence della Nato, il governo di Minsk starebbe “preparando il terreno per giustificare un’offensiva bielorussa in Ucraina” mentre una fonte del Pentagono dichiara che “tutte gli indizi portano a concludere che i bielorussi si stiano preparando a entrare in Ucraina o che abbiano preso accordi in tal senso”.

Immediata la risposta di Minsk secondo cui “la Bielorussia non si farà trascinare nella guerra in Ucraina, nonostante i tentativi di coinvolgerla” ha dichiarato al canale televisivo Tsv il segretario del Consiglio di Sicurezza bielorusso, Alexander Volfovich. Due giorni fa il reggimento di paracadutisti che era stato schierato da Minsk al confine con l’Ucraina è stato ritirato e ha fatto ritorno al suo quartier generale di Brest.

Ma fonti dello stato maggiore di Kiev riferiscono nel loro bollettino che in Bielorussia gruppi ostili al governo hanno rimosso in parte la connessione ferroviaria tra le due repubbliche ex sovietiche per impedire al governo di Minsk di inviare aiuti e materiali bellici alle truppe russe impegnate nell’invasione dell’Ucraina.

Domani il vertice della Nato e del Consiglio europeo

Domani a Bruxelles sono previsti i vertici della Ue e della Nato. Nella bozza del comunicato finale i 27 capi di Stato e di Governo confermano di essere pronti ad “adottare in maniera rapida ulteriori misure” e si impegnano per “garantire maggiore indipendenza energetica anche con l’acquisto comune di gas”.

Il Consiglio europeo di domani è chiamato ad approvare la Bussola Strategica (Strategic Compass, ndr) in seguito alla sua adozione decisa lunedì scorso al Consiglio dei Ministri degli Affari Esteri e della Difesa. La Bussola è il documento strategico europeo che accelera il processo di costituzione dell’esercito e del complesso militare-industriale europeo. “La Bussola è stata adattata alla luce della guerra in Ucraina, che rappresenta la più grave crisi in ambito di difesa nella storia dell’Unione Europea”, ha chiarito Draghi. “Prevede l’istituzione di una forza di schieramento rapido europea fino a 5 mila soldati e 200 esperti in missioni di politica di difesa e sicurezza comune”, ricorda ancora il premier. “A queste iniziative si aggiungono investimenti nell’intelligence e nella cybersicurezza; lo sviluppo di una strategia spaziale europea per la sicurezza e la difesa; e il rafforzamento del ruolo europeo quale attore della sicurezza marittima”.

I Balcani di nuovo nel mirino dell’Unione Europea

Ma Draghi e la Ue hanno già in testa dove sperimentare le crescenti ambizioni militariste europee. “Dobbiamo seguire con attenzione quanto accade nei Balcani occidentali, per prevenire possibili azioni destabilizzatrici di Mosca. Nel Consiglio discuteremo della prolungata crisi politica in Bosnia-Erzegovina” annuncia Draghi nelle comunicazioni in Aula in vista del Consiglio Ue.

“Siamo impegnati per disinnescare le provocazioni secessioniste della Republika Srpska e per far rientrare la crisi politica e istituzionale che paralizza il Paese dallo scorso luglio. È fondamentale che la Bosnia-Erzegovina riprenda la strada delle riforme per avvicinarsi all’Unione europea. Il nostro obiettivo è assicurare l’organizzazione delle elezioni politiche in autunno, per evitare ulteriore incertezza nel Paese”, ha sottolineato Draghi. Un pessimo auspicio.

Intanto dalla Germania arriva una precisazione: “La Nato non entrerà in guerra. Questo è un imperativo della ragione” ha detto il cancelliere tedesco Olaf Scholz nel suo discorso al dibattito generale del Bundestag.

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18/12/2021

Strategic Compass: la Bussola Strategica per l’hard power della UE

Molti ne hanno sentito parlare per la prima volta da Draghi mercoledì sera in Senato. Illustrando i temi sui quali avrebbe partecipato al Consiglio Europeo del 16 gennaio scorso, Mario Draghi ha evocato il termine di “Bussola Strategica” che indica un significativo salto di qualità dell’Unione Europea in materia di difesa, politica militare ed estera comune.

Ma cosa significa questa Bussola Strategica o Strategic Compass come l’hanno definita i servizi di intelligence europei coordinati nel contesto del “Servizio Europeo per l’Azione Esterna”?

In una pubblicazione del marzo 2021, il Centro Studi Internazionali scrive che: “L’analisi, presentata ai governi degli Stati Membri, costituisce ad oggi un documento classificato, di cui non è possibile conoscere il contenuto nel dettaglio. Tuttavia, ciò che il Servizio Europeo per l’Azione Esterna ha dichiarato, è che sono state dovutamente analizzate ed identificate le minacce di carattere globale (tra cui la crescita della rivalità economica tra grandi potenze e il cambiamento climatico), regionale (principalmente relative ad instabilità e conflitti) e di carattere ibrido (cyber-threats, disinformazione, terrorismo) che metteranno negli anni a venire a dura prova la sicurezza dell’Unione e dei suoi membri”.

Il documento dovrà essere presentato ufficialmente tra tre mesi, a marzo 2022, e in questo periodo vari stati membri dovranno pronunciarsi nel merito. Peraltro, non si tratta dell’unico documento a definire ormai chiaramente gli interessi strategici europei e gli strumenti coercitivi per affermarli.

Ancora secondo il Centro Studi Internazionali nella prima metà dell’anno verrà intavolato un dialogo con gli stati membri in merito al documento, definendo quali saranno gli specifici obiettivi dell’UE all’interno delle macro aree tematiche e quali misure andranno prese in considerazione ed implementate per far fronte alle numerose minacce identificate dall’analisi dei servizi di intelligence europei. “La discussione era già prevista per il Consiglio Affari Esteri del 22 febbraio 2021, ma è stata posticipata alla prossima seduta del Consiglio, che si terrà il prossimo 22 marzo. Nel corso della seconda metà di quest’anno, una volta conclusa la discussione con gli stati membri dell’Unione, si procederà alla formulazione pratica dello Strategic Compass, con la prospettiva che esso venga adottato ed implementato nei primi mesi del 2022”.

L’altra questione richiamata da Draghi nel suo intervento al Senato ma anche nelle discussioni bilaterali di questi mesi, soprattutto con i governi di Francia e Germania, è la fine dell’unanimità nella presa di decisioni e nel passaggio a scelte operative dell’Unione Europea.

Sulla base di un’analisi dei servizi di intelligence dei 27 stati membri, lo “Strategic Compass” descrive le minacce agli interessi strategici europei e i conflitti che ne possono derivare. Il documento è diviso in quattro capitoli operativi definiti "basket": agire, rendere sicuro, investire e partner. Lo strumento principale, al momento è identificato in una forza di dispiegamento rapido dell’Ue “fino a 5 mila uomini”. Un esempio che viene fatto spesso a Bruxelles è la capacità di rendere sicuro un aeroporto in caso di evacuazione (quel che l’Ue non è stata in grado di fare a Kabul).

Un altro esempio sono le missioni di stabilizzazione in ambienti ostili. La decisione di inviare la forza militare dell’Ue verrebbe presa all’unanimità ma, se condotta da una coalizione di volenterosi, la guida operativa sarebbe poi affidata solo ai paesi partecipanti, con buona pace di chi non ne condivide l’opportunità.

Secondo un osservatore ben dentro alle questioni europee, lo “Strategic Compass riconosce le minacce ibride e prevede la creazione di capacità militari nuove. Ma, senza la volontà di usarle, l’Unione europea non sarà mai presa sul serio”.

E a quanto sembra è proprio questo il passaggio che il Triangolo di comando della Ue (ma anche la Spagna ed altri paesi) intende implementare rapidamente facendo sapere di essere pronta ad utilizzare queste “capacità militari nuove”.

Sul numero di ottobre di Aspenia, la rivista dell’Aspen Institute, Sven Biscop, consulente strategico del Royal Institute for International Relations di Bruxelles, sostiene che se la forza prevista dallo Strategic Compass verrà resa operativa, “l’Unione Europea può rafforzare ulteriormente la sua reattività complessiva conferendo allo Stato Maggiore della UE un mandato permanente per intraprendere la pianificazione di emergenza di propria iniziativa. E non solo per paesi immaginari e scenari generici ma per opzioni militar reali in luoghi reali in cui si sta sviluppando una crisi che minaccia gli interessi dell’Unione Europea”.

Ma Biscop invita anche a mettere fine alla narrativa consolatoria secondo cui la politica di sicurezza UE interviene per “proteggere i cittadini in altri paesi. Questo può essere un effetto collaterale positivo di un intervento, ma l’azione militare dovrebbe essere presa in considerazione solo quando è in gioco l’interesse europeo”.

Il cambiamento di linguaggio rispetto ai tempi del cosiddetto soft power europeo è notevole. E le scelte operative ormai sono conseguenti. Il 2022, come abbiamo visto, sarà un anno di verifiche concrete. Continuare a ignorare questo inquietante salto di qualità nella UE non sarà più accettabile, né per noi che ci viviamo e agiamo politicamente, né per i popoli che saranno vittime dell’hard power europeo.

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16/12/2021

Draghi evoca la “Bussola” della strategia aggressiva dell’Unione Europea


L’Unione Europea si prepara alla competizione globale su tutti i terreni, incluso quello politico-militare. Lo ha reso noto ieri Draghi intervenendo al Senato per le comunicazioni alla vigilia del Consiglio europeo di oggi, e nelle quali ha evocato esplicitamente il “salto di qualità” che l’Unione Europea sta facendo in materia di politica militare per completare la sua struttura di polo imperialista.

“La Bussola Strategica può avvicinarci a un’autentica difesa europea e favorire la costruzione di una cultura strategica comune” – ha affermato Draghi al Senato – “Vogliamo migliorare le capacità di gestione di crisi legate a minacce ibride, cibernetiche e alla disinformazione. Proteggere al meglio gli spazi geo-strategici oggetto di contestazioni – dai mari allo spazio”, ha detto Draghi.

Inoltre, “servirà a pianificare meglio gli investimenti per sviluppare le nostre capacità di difesa, incluse le tecnologie emergenti”, facendolo “in modo coordinato, tramite la cooperazione e il supporto tra partner”.

Ma cosa significa “Bussola Strategica?”

È il nome assegnato (Strategic Compass, ndr) alla bozza recentemente circolata del Documento per la Sicurezza e la Difesa che rivela un livello d’ambizione notevole per l’Unione Europea, per poter agire in modo concreto, e se necessario autonomamente, in “un mondo sempre più ostile”.

L’Unione Europea a marzo 2022 adotterà il documento che dovrà fungere da guida operativa per lo sviluppo di politiche comuni di sicurezza e difesa e del processo decisionale ad esse legato.

La bozza della Bussola Strategica è stata scritta dal Servizio europeo per l’azione esterna (Seae, in pratica i servizi segreti comuni europei, ndr), ed è in discussione tra gli Stati membri della Ue perché si arrivi ad un documento finale condiviso.

“Il negoziato continuerà anche dopo il Consiglio europeo: intendiamo adottare la Bussola strategica a marzo 2022. Questa dovrà servire da stimolo per rafforzare la politica estera europea”, ha spiegato Draghi, secondo cui “servono innanzitutto meccanismi decisionali efficaci in materia di politica estera, di sicurezza e difesa, a partire dal superamento del principio dell’unanimità, che troppo spesso rallenta l’azione europea”.

Lo stesso vale per i meccanismi decisionali di impiego militare, ha proseguito il presidente del Consiglio. La capacità europea di pronto schieramento di circa 5 mila unità, proposta nella bozza della Bussola, “richiede una struttura chiara e compiti ben definiti”.

“È un primo passo importante, a cui dovrà seguire in futuro una mobilitazione maggiore, accompagnata da risorse finanziarie adeguate. Anche i processi di analisi delle minacce e di intelligence da parte delle agenzie degli Stati membri devono seguire processi più strutturati e rigorosi. Dobbiamo tenere conto anche delle sfide nell’ambito della sicurezza che provengono dal Mediterraneo allargato”, ha sottolineato.

Bisogna inoltre garantire l’interoperabilità degli strumenti militari europei con la Nato, a detta del premier. “Un’Unione Europea più forte, meglio coordinata e più autonoma dal punto di vista della politica estera è un vantaggio per l’Alleanza atlantica e per il mondo intero. Il Consiglio Ue manderà un segnale di impegno per rafforzare il partenariato strategico con la Nato. È fondamentale per la nostra sicurezza, anche di fronte a nuove minacce come quelle cibernetiche.

La terza Dichiarazione congiunta sulla cooperazione tra l’Ue e la Nato, che chiediamo sia negoziata e sottoscritta in tempi rapidi, deve tenere conto di queste sfide”
, ha spiegato Draghi.

Adesso la questione è tutta sul campo e non riguarda più solo gli addetti ai lavori. Da marzo l’Unione Europea – e l’Italia – avranno un volto e una struttura molto diversa da quella fino ad oggi guardata con un eccesso di superficialità. E l’imperialismo europeo non sarà affatto diverso da quello statunitense.

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