Presentazione


Analisi, opinioni, fatti e (più di rado) arte da una prospettiva di classe.
Visualizzazione post con etichetta Cesare Previti. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta Cesare Previti. Mostra tutti i post

24/03/2018

Casellati al Senato: godono Previti, Ghedini e la destra cattolica

Figlia assunta al ministero, leggi ad personam, contraria alle unioni civili e dentro la banda Previti-Ghedini: ecco chi è la nuova presidente del Senato

Correva l’anno 2004, il Movimento 5 Stelle era ancora lontano dal nascere, e Maria Elisabetta Casellati era da tempo nota alle cronache giornalistiche. Tanto da essere oggetto di un articolo di Gian Antonio Stella, quello che scriverà La Casta con Sergio Rizzo, per un caso di nepotismo, anzi di familismo, da manuale. Non appena nominata sottosegretario al ministero della salute, infatti, Maria Elisabetta Casellati nominò subito la figlia come capo di gabinetto. Il nome giusto per una presidenza del Senato all’insegna del rinnovamento, insomma.

Ma il problema della Casellati non sta tanto in questi episodi da vecchio regime, ma dal provenire dallo stretto entourage di Ghedini. Basta fare una ricerca su Google affiancando il suo nome a quello dell’avvocato di Berlusconi, e dall’aver fatto parte, come sottosegretario, di quel Ministero della Giustizia che ha provato a far passare tutte le leggi ad personam nel periodo caldo dei processi per Berlusconi. E, pur essendo stata al Csm, alla Casellati è mancata certo la larghezza di vedute tipica di chi occupa questo ruolo. Per la neo-presidente, infatti, le unioni civili sono un provvedimento discriminatorio per le coppie eterosessuali (sic). In diversi sostengono che la carriera della Casellati abbia avuto un mentore: Cesarone Previti. Di sicuro, come vedete dal link che pubblichiamo, la Casellati si è scagliata contro le sentenze sfavorevoli a Berlusconi e Previti bollandole come “politiche”.

Se dobbiamo argomentare alla grillina chiudiamo così: Di Maio ha detto che gli inquisiti e i condannati non dovevano diventare presidenti del Senato. Ha finito per votare una presidente che gli inquisiti e i condannati li ha sempre difesi assieme ai loro privilegi, ostentando comportamenti da casta. Tutto questo in cambio di cosa? Un’idea ce la siamo fatta ma aspettiamo le prossime puntate.

Redazione, 24 marzo 2018

Fonte

08/05/2015

Altra bufala renziana: "tolti i vitalizi ai condannati"

Un regime fondato sulla menzogna e l'impoverimento di massa ha un bisogno disperato di provvedimenti "populisti", che raccolgano almeno parte dell'indignazione pubblica verso i privilegi della "kasta". E così si deve inventare continuamente delle autentiche "bufale" che possano servire allo scopo.

Ma "l'abolizione dei vitalizi ai condannati" gli è venuta decisamente male. Sparata dai media mainstream in prima pagina quasi si trattasse di una palingenesi della politica, a poche settimane dal voto alle regionali, la legge approvata dal parlamento mostra la corda fin dalle prime righe.

Tecnicamente, si tratta della delibera che cancella il "privilegio previdenziale" per il parlamentare che subisce una condanna definitiva a più di due anni per reati di mafia, terrorismo, contro la pubblica amministrazione (ma non per l'abuso d'ufficio) e per tutti quelli che prevedono condanne non inferiori nel massimo a 6 anni, tra cui anche la frode fiscale, ma non il finanziamento illecito ai partiti.

I "ma" sono tanti, decisamente troppi. Intanto: la condanna deve essere stata superiore ai 2 anni. In secondo luogo, e decisivo, se si è nel frattempo ottenuta la "riabilitazione", il vitalizio resta. Cos'è la "riabilitazione"? Un meccanismo di legge, valido per tutti i cittadini condannati in via definitiva che abbiano scontato per intero la pena, e che sano stati anche privati in via temporanea dei diritti civili attivi e passivi (diritto di voto e di essere candidato). In pratica, vine "ripulita la fedina penale", con l'ordine a casellario giudiziario di cancellare la menzione delle condanne e dei reati. Lo si ottiene (quasi) sempre, trascorso un periodo di tempo dal fine pena. Ed è giusto così.

Ma si escludono dal ritiro del vitalizio tutti gli ex parlamentari condannati a meno di due anni e "riabilitati", in pratica la legge colpisce solo quattro persone: Cesare Previsti, Marcello Dell'Utri e Silvio Berlusconi (che certo non hanno bisogno anche dei 5-6.000 euro al mese di vitalizio). Ci perde 1.500 euro anche Giuseppe Ciarrapico, ma se ne farà un ragione facilmente. Non comprerà più cannoli in carcere (forse) Totò Cuffaro - ex presidente della Regione Sicilia  e poi parlamentare per avere l'immunità - che deve scontare ancora sette anni per associazione mafiosa. E forse anche Toni Negri, eletto con i radicali all'inizio degli anni '80 e poi scappato in Francia quando si andava profilando la sua condanna nel processo "7 aprile". A lui dovrebbe venir quindi tolto un assegno di circa 2.000 euro al mese, perché è stato parlamentare soltanto per una legislatura, e neanche intera.

Si vengono invece a salvare tutti gli altri. Un elenco sterminato: Arnaldo Forlani, Paolo Cirino Pomicino, Domenico Nania (sette mesi per quando pestava i compagni, da fascista, negli anni '70), Roberto Maroni, Claudio Martelli, Gianni De Michelis, Renato Farina, Giorgio La Malfa, Paolo Pillitteri, ecc, ecc, ecc.

Un po' poco, come "eliminazione di un insopportabile premio per delinquenti", non vi pare?

Fonte