Tanto tuonò che piovve... Da molte settimane, in effetti, si poteva avvertire nell’aria l’addensarsi del “rombo di tuono” contro un clan di malavitosi balzato suo malgrado ai disonori delle cronache. Perché da quando il poco avveduto Roberto Spada ha deciso di prendere a capocciate un inviato di Nemo, la vita per i membri del clan di Ostia si è fatta molto dura. Ma sicuramente sarà una coincidenza.
Ieri mattina i titoli di praticamente tutti i giornali online (e presumibilmente anche i giornali di oggi) riportavano della maxioperazione ad Ostia di Polizia e Carabinieri. “Eclissi”, questo il nome in codice dell’operazione, ha portato all’arresto di 32 membri del clan: omicidi, estorsioni, traffico di stupefacenti, usura, controllo di appalti e servizi pubblici le accuse contestate agli arrestati.
La cosa forse più importante da segnalare è che nell’ordinanza firmata dal gip D’Alessandro su richiesta della Direzione Distrettuale Antimafia è espressamente indicato l’articolo 416 bis, associazione di tipo mafioso.
Non che la notizia sia sorprendente: ad Ostia c’è la mafia, ben salda sul territorio e con pesanti entrature nelle istituzioni. Lo abbiamo visto in seguito allo scioglimento per mafia del municipio ed il conseguente commissariamento.
L’inserimento del reato di associazione mafiosa nell’ordinanza della Procura certamente rafforza questa certezza.
In questo momento ci viene da pensare alla giornalista Federica Angeli, sotto scorta per le sue inchieste sulla criminalità organizzata di Ostia. La stessa Federica Angeli attaccata in diretta tv da un leader del movimento neofascista di Casapound, esattamente lo stesso movimento che altri giornalisti importanti (Mentana, Formigli per citarne un paio) hanno ritenuto giusto elevare al rango di interlocutori politici.
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Analisi, opinioni, fatti e (più di rado) arte da una prospettiva di classe.
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12/11/2017
Ostia manifesta contro fascisti, mafia e degrado sociale nei territori
Oltre 2000 persone hanno attraversato ieri le strade del Municipio ribadendo il loro netto NO alla violenza fascista e mafiosa. Un corteo partecipatissimo che ha espresso la necessità di costruire un territorio più giusto e degno.
“Casa lavoro dignità” sono le parole chiave del corteo ed è proprio questo che manca al nostro territorio. Abbandonato dalle istituzioni, da chi ha governato e governa, responsabili di costruire una situazione di disagio sociale fertile alla crescita della malavita e del fascismo.
Un corteo determinato che non ha accettato la passerella della Sindaca e il suo tentativo di strumentalizzare la presa di parola dal basso dei cittadini e cittadine del Municipio.
Il corteo è terminato in Largo delle Sirene perché ci siamo rifiutati di dare nuovamente in pasto a giornali e tv le difficoltà e le criticità di un territorio che vive un forte stigma, un territorio difficile ma coraggioso. Come deciso nell’assemblea preparatoria al corteo, abbiamo deciso di denunciare i veri luoghi della mafia di questo quartiere: il Municipio, l’Ufficio Tecnico, i Balneari. E non, come avrebbe fatto comodo a molti, il frutto, la conseguenza di questa situazione, ma una mafia con il colletto bianco a braccetto con politica e imprenditoria.
Come organizzatori ci siamo voluti sottrarre a questo teatrino mediatico e della politica istituzionale. Non siamo al soldo di nessuno e questo ballottaggio ci interessa poco. Ci interessa fermare la politica razzista e di odio di Casapound, utile serva di questo sistema corrotto. Ci interessa indirizzare la nostra giusta rabbia verso chi determina le nostre vite dall’interno delle stanze del potere. Con la promessa che torneremo nei prossimi giorni in quelle strade a parlare di casa e lavoro, istruzione e cultura, di aggregazione e integrazione. Una grande giornata di riscatto che la confusione creata dalla Sindaca non è riuscita ad intaccare.
Eravamo tanti e con le idee chiare. Il nemico sappiamo da che parte sta. Ora si spengano le telecamere, che dobbiamo ricominciare a lavorare per costruire un territorio migliore.
OSTIA SOLIDALE
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10/11/2017
Alle origini del “giornalismo nasochista”
Quando andiamo in giro per capire cosa sta accadendo, ormai stiamo bene attenti a non presentarci come “giornalisti”. Lo siamo, naturalmente, e facciamo questo mestiere da decenni. Ma non siamo mai entrati nel mainstream, in quel “sentirsi classe privilegiata”, a suo agio soltanto con imprenditori e governanti.
Non ci è dunque mai venuto in mente di sventolare un microfono sotto il naso di un coatto o di un fascista – insomma di gente che “non sa stare a tavola” – ma neanche di operai incazzati, disoccupati nervosi, commesse imbufalite al lavoro di domenica... Sappiamo infatti fin troppo bene che i giornalisti sono visti come una delle tante “caste”, per di più servili verso qualunque potere.
Sul “colpo di testa” di Ostia scorrono in queste ore fiumi di inchiostro e di video. Ma nessuno sembra chiedersi quanto abbia contribuito il giornalismo mainstream a creare il mostro che poi l’ha preso a “capocciate”. Anzi, la conferenza stampa proclamata da Casapound per dichiararsi vittima, ha avuto l’onore della copertura di Rainews e altre decine di testate, come fosse un “evento” da rispettare, invece che una piazzata finto vittimista da ridicolizzare.
Tutto il contrario, invece, per una contemporanea conferenza stampa indetta da sindacati di base, Eurostop, Pci, comitati e formazioni varie, per spiegare ragioni e obiettivi dello sciopero generale di oggi e della manifestazione nazionale di domani. Anzi, solo la “diffida” formale comunicata dall’Usb – i media sono obbligati a dare notizia degli scioperi che coinvolgono la normale vita della cittadinanza, a partire dai trasporti e dalla scuola – li ha costretti a striminziti notiziari incentrati come sempre sui “disagi per la circolazione”. Insomma, le ragioni del conflitto e del malcontento sociale non interessano affatto, anzi vanno nascoste accuratamente; ci si eccita solo per una capocciata...
Verrebbe da dire che i giornalisti mainstream capiscono la realtà sociale solo quando questa arriva loro in faccia... Ma sarebbe una battuta inutile, benché facile e meritata.
Preferiamo dunque riprendere questa precisa analisi elaborata dai compagni del Collettivo Militant, che decostruisce nei dettagli le modalità con cui un fenomeno politico di dimensioni limitate, apertamente fascista e dunque da perseguire “a norma di legge”, anti-costituzionale e violento, sia stato invece coccolato, blandito, riconosciuto come “soggetto sociale”, insignito di meriti anche quando pratica il racket delle case popolari insieme ai clan del litorale.
E’ stato scritto pochi giorni prima della capocciata, quando l’idillio tra il giornalismo “né di destra, né di sinistra” e picchiatori fascisti era nella fase “appassionata”. Ma il finale nasochista era già nelle cose...
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29/07/2015
Roma - Ancora arresti dal “Water front”
La Guardia di Finanza ha eseguito questa mattina 4 ordinanze di custodia cautelare in carcere nei confronti dei componenti di un'ampia associazione criminale, facente capo a Mauro Balini presidente del Porto Turistico di Roma nato al margine settentrionale di Ostia. E' in corso anche il sequestro di beni, tra cui posti barca, parcheggi, strutture amministrative, commerciali e aree portuali, all’interno del Porto Turistico di Roma, del valore commerciale complessivo di oltre 400 milioni di euro.
La notizia a prima vista potrebbe essere archiviata come cronaca, ma c'è molto di più. Il litorale romano – ed Ostia in particolare – da anni è il centro di una vastissima attività affaristica e malavitosa che ha portato anche al commissariamento del Municipio.
Zona di caccia del clan criminale dei fratelli Fasciani (amici del finanziere fascista Mokbel, con l'ex Nar “pesante” Walter Piccari arruolato tra i loro uomini), una volta finiti in carcere i vecchi boss, è passato sotto il controllo del clan Spada.
Già a novembre c'era stata una vasta operazione di polizia contro quello che veniva definito un "sistema corruttivo" attuato con "metodo mafioso". A gestirlo erano esponenti di spicco del Clan Spada e l'ex direttore dell'Ufficio Tecnico dell'allora Municipio XIII (ora X) l'ingegnere Aldo Papalini, con la connivenza di imprenditori del territorio. Questa l'attività criminale smascherata al termine di una complessa operazione di carabinieri, polizia e guardia di finanza coordinata dall’Antimafia, era finalizzata a pilotare la gestione dei pubblici appalti e la concessione di alcuni stabilimenti balneari di Ostia, sul litorale capitolino.
Nel corso dell’operazione sono stati eseguiti nove provvedimenti restrittivi a carico di altrettanti indagati, tra esponenti della criminalità del litorale romano, imprenditori e pubblici ufficiali che avevano messo in atto uno sperimentato ed efficace sistema di corruzione.
Le nove persone indagate a novembre sono ritenute a vario titolo responsabili dei reati di "abuso di ufficio", "turbata libertà degli incanti", "falsità ideologica", "concussione", "corruzione" e "reati finanziari" con l'aggravante del "metodo mafioso". Questa aggravante è scattata in quanto i reati commessi erano finalizzati ad agevolare il Clan Spada, federato ai boss padroni del litorale di Ostia e vecchie conoscenze: i Fasciani.
Tra i nove indagati, figurava anche Ferdinando Colloca. Quest’ultimo è meritevole di qualche informazione in più perché conferma, ancora una volta, i legami tra malavita organizzata e gruppi neofascisti. Il vecchio clan Fasciani, egemone sul litorale di Ostia – il famigerato Water Front – è noto infatti anche per i suoi legami con i neofascisti. Uno di loro, Alberto Piccari, un ex Nar molto pesante, venne arrestato nel 2009 insieme agli uomini del clan Fasciani nel quadro dell’operazione antidroga “Los Moros”. Lo stesso Carmine Fasciani si è fatto intercettare al telefono con il finanziere neofascista Gennaro Mokbel, quello al quale tre fascisti hanno fatto secco il commercialista l'estate scorsa alla Camilluccia. Fasciani al telefono con Mokbel discuteva della possibilità di fare “mucchio di soldi” con i Punti Verde Qualità del Comune di Roma.
Nell'operazione giudiziaria di novembre sulla malavita organizzata di Ostia è sbucato il nome di Ferdinando Colloca (messo agli arresti domiciliari). Colloca Ferdinando è vicino a Casa Pound, così almeno dichiara sul suo sito personale, dove è possibile verificare le sue elaborazioni politiche e le sue simpatie. Ha anche un fratello, sempre di estrema destra, che però milita in Fratelli d’Italia.
Ma perché Ostia “attira” in modo così ripetuto e pesante le attenzioni dei gruppi criminali e affaristici? Perché per moltissimo tempo è stata una terra di nessuno sulla quale realizzare affari con un piede dentro e uno fuori dalle leggi. La sintesi doveva essere rappresentata dal progetto “Waterfront” incubato ai tempi della giunta comunale della destra “de panza e de governo” guidata da Alemanno.
Il progetto era quello di fare del litorale romano una sorta di Atlantic City con alberghi, case da gioco, bordelli di lusso, parchi giochi aquatici etc. Incluso ovviamente uno o più porti turistici. Affari plurimilionari e strutture in grado di riciclare legalmente i capitali sporchi delle organizzazioni criminali.
Presentato ufficialmente nel luglio del 2012 alla presenza del sindaco Alemanno, il progetto Waterfront sarebbe dovuto diventare il marchio della riqualificazione del lungomare di Ostia, con investimenti faraonici, la maggior parte dei quali a carico di privati. Intorno alla località turistica di Ostia si prevedeva la creazione o la ristrutturazione di porti (Porto turistico) o canali esistenti (Canale dei Pescatori), e a volte con la realizzazione di un agglomerato di isole o canali artificiali destinati al turismo e alla ricezione di natanti una sorta di lungomare artificiale a pochi metri da quello già esistente.
Il Waterfront di Roma, prevedeva il suo cuore pulsante ad Ostia con attività economiche legate al turismo e all’intrattenimento. Gli investimenti riguardavano l’intera fascia costiera compresa tra la foce del fiume Tevere e la tenuta di Castel Porziano, spingendosi poi a ventaglio nell’entroterra, fino ad interessare l’area centrale di Ostia e la parte di Ostia Antica quella limitrofa al Castello Giulio II.
Il progetto Waterfront, conosciuto dagli interessati, dagli addetti ai lavori e da pochi giornalisti con il pallino dell'inchiesta, è stato reso pubblico attraverso un romanzo-verità: “Suburra”. A scriverlo De Cataldo (autore del fortunatissimo Romanzo Criminale) e il giornalista Carlo Bonini.
Il progetto, sul quale convergevano costruttori, affaristi, malavitosi e fascisti, si arenò per la crisi della giunta Alemanno. Nulla esclude che possano tornare alla carica. Intanto solo a Ostia negli ultimi mesi ci sono stati circa 200 tra arresti e indagati per attività illecite. Cifre che dovrebbero far pensare e agire, introducendo vincoli inamovibili sul litorale romano.
Fonte
La notizia a prima vista potrebbe essere archiviata come cronaca, ma c'è molto di più. Il litorale romano – ed Ostia in particolare – da anni è il centro di una vastissima attività affaristica e malavitosa che ha portato anche al commissariamento del Municipio.
Zona di caccia del clan criminale dei fratelli Fasciani (amici del finanziere fascista Mokbel, con l'ex Nar “pesante” Walter Piccari arruolato tra i loro uomini), una volta finiti in carcere i vecchi boss, è passato sotto il controllo del clan Spada.
Già a novembre c'era stata una vasta operazione di polizia contro quello che veniva definito un "sistema corruttivo" attuato con "metodo mafioso". A gestirlo erano esponenti di spicco del Clan Spada e l'ex direttore dell'Ufficio Tecnico dell'allora Municipio XIII (ora X) l'ingegnere Aldo Papalini, con la connivenza di imprenditori del territorio. Questa l'attività criminale smascherata al termine di una complessa operazione di carabinieri, polizia e guardia di finanza coordinata dall’Antimafia, era finalizzata a pilotare la gestione dei pubblici appalti e la concessione di alcuni stabilimenti balneari di Ostia, sul litorale capitolino.
Nel corso dell’operazione sono stati eseguiti nove provvedimenti restrittivi a carico di altrettanti indagati, tra esponenti della criminalità del litorale romano, imprenditori e pubblici ufficiali che avevano messo in atto uno sperimentato ed efficace sistema di corruzione.
Le nove persone indagate a novembre sono ritenute a vario titolo responsabili dei reati di "abuso di ufficio", "turbata libertà degli incanti", "falsità ideologica", "concussione", "corruzione" e "reati finanziari" con l'aggravante del "metodo mafioso". Questa aggravante è scattata in quanto i reati commessi erano finalizzati ad agevolare il Clan Spada, federato ai boss padroni del litorale di Ostia e vecchie conoscenze: i Fasciani.
Tra i nove indagati, figurava anche Ferdinando Colloca. Quest’ultimo è meritevole di qualche informazione in più perché conferma, ancora una volta, i legami tra malavita organizzata e gruppi neofascisti. Il vecchio clan Fasciani, egemone sul litorale di Ostia – il famigerato Water Front – è noto infatti anche per i suoi legami con i neofascisti. Uno di loro, Alberto Piccari, un ex Nar molto pesante, venne arrestato nel 2009 insieme agli uomini del clan Fasciani nel quadro dell’operazione antidroga “Los Moros”. Lo stesso Carmine Fasciani si è fatto intercettare al telefono con il finanziere neofascista Gennaro Mokbel, quello al quale tre fascisti hanno fatto secco il commercialista l'estate scorsa alla Camilluccia. Fasciani al telefono con Mokbel discuteva della possibilità di fare “mucchio di soldi” con i Punti Verde Qualità del Comune di Roma.
Nell'operazione giudiziaria di novembre sulla malavita organizzata di Ostia è sbucato il nome di Ferdinando Colloca (messo agli arresti domiciliari). Colloca Ferdinando è vicino a Casa Pound, così almeno dichiara sul suo sito personale, dove è possibile verificare le sue elaborazioni politiche e le sue simpatie. Ha anche un fratello, sempre di estrema destra, che però milita in Fratelli d’Italia.
Ma perché Ostia “attira” in modo così ripetuto e pesante le attenzioni dei gruppi criminali e affaristici? Perché per moltissimo tempo è stata una terra di nessuno sulla quale realizzare affari con un piede dentro e uno fuori dalle leggi. La sintesi doveva essere rappresentata dal progetto “Waterfront” incubato ai tempi della giunta comunale della destra “de panza e de governo” guidata da Alemanno.
Il progetto era quello di fare del litorale romano una sorta di Atlantic City con alberghi, case da gioco, bordelli di lusso, parchi giochi aquatici etc. Incluso ovviamente uno o più porti turistici. Affari plurimilionari e strutture in grado di riciclare legalmente i capitali sporchi delle organizzazioni criminali.
Presentato ufficialmente nel luglio del 2012 alla presenza del sindaco Alemanno, il progetto Waterfront sarebbe dovuto diventare il marchio della riqualificazione del lungomare di Ostia, con investimenti faraonici, la maggior parte dei quali a carico di privati. Intorno alla località turistica di Ostia si prevedeva la creazione o la ristrutturazione di porti (Porto turistico) o canali esistenti (Canale dei Pescatori), e a volte con la realizzazione di un agglomerato di isole o canali artificiali destinati al turismo e alla ricezione di natanti una sorta di lungomare artificiale a pochi metri da quello già esistente.
Il Waterfront di Roma, prevedeva il suo cuore pulsante ad Ostia con attività economiche legate al turismo e all’intrattenimento. Gli investimenti riguardavano l’intera fascia costiera compresa tra la foce del fiume Tevere e la tenuta di Castel Porziano, spingendosi poi a ventaglio nell’entroterra, fino ad interessare l’area centrale di Ostia e la parte di Ostia Antica quella limitrofa al Castello Giulio II.
Il progetto Waterfront, conosciuto dagli interessati, dagli addetti ai lavori e da pochi giornalisti con il pallino dell'inchiesta, è stato reso pubblico attraverso un romanzo-verità: “Suburra”. A scriverlo De Cataldo (autore del fortunatissimo Romanzo Criminale) e il giornalista Carlo Bonini.
Il progetto, sul quale convergevano costruttori, affaristi, malavitosi e fascisti, si arenò per la crisi della giunta Alemanno. Nulla esclude che possano tornare alla carica. Intanto solo a Ostia negli ultimi mesi ci sono stati circa 200 tra arresti e indagati per attività illecite. Cifre che dovrebbero far pensare e agire, introducendo vincoli inamovibili sul litorale romano.
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