L’ex vicepresidente della Bolivia tra il 2006 e il 2019 ha escluso che si sia trattato di un “auto-colpo di stato” ideato dallo stesso presidente Luis Arce. In un’intervista con Víctor Hugo Morales, ha chiesto di prendere le dichiarazioni del generale accusato della rivolta, Juan José Zúñiga, “con il beneficio d’inventario”.
L’ex vicepresidente della Bolivia dal 2006 al 2019, Álvaro García Linera, ha condannato il tentativo di colpo di Stato che c’è stato contro il Governo di Luis Arce e ha assicurato che i poteri di fatto sono sempre latenti e “tirano fuori la testa” quando i progetti progressisti si mostrano deboli. In un’intervista con Víctor Hugo Morales su 750, García Linera ha invitato a riflettere sul ruolo dei “poteri di fatto” che minacciano i governi della regione.
“In tutto il mondo, in tutte le democrazie, ci sono poteri di fatto che sfuggono al voto. Le oligarchie imprenditoriali, le forze armate e, nel caso dell’America Latina, le ambasciate nordamericane”, ha detto García Linera già poche ore dopo il tentativo di colpo di stato in Bolivia, dove il generale detenuto Juan José Zúñiga ha tentato di entrare nel Palacio del Quemado con i carri armati, scatenando l’allarme del governo boliviano e dei presidenti di tutta la regione, ad eccezione dell’argentino Javier Milei.
Linear ha sostenuto che “quei poteri di fatto sono sempre lì, ai margini della democrazia”. E che agiscano “quando vedono debolezza nei governi”. “Ieri è toccato di agire ad una fazione, un pezzo molto conservatore, all’interno delle Forze Armate”, ha detto, escludendo così la versione di un possibile “autogolpe”, come suggerito da un settore dello stesso Movimento per il Socialismo (MAS), il partito di Arce ed Evo Morales. Questo giovedì, il deputato Anyelo Céspedes Miranda ha detto a 750 che “tutto è stato pianificato” da Arce.
García Linera, lungi dal sottoscrivere l’idea che ci sia stato un auto-golpe, ha detto che si tratta “dei pericoli sempre latenti, che non scompaiono mai, ma che diventano più immediati quando i governi progressisti hanno difficoltà, sono deboli. E sono invece messi a tacere quando i governi sono forti”.
Infatti, ha sostenuto che le dichiarazioni dello stesso ex generale Zúñiga – che ha guidato l’insurrezione e poi, quando è stato arrestato, ha dichiarato che si trattava di un intero piano orchestrato da Arce – “devono essere prese col beneficio d’inventario, perché è un uomo detenuto che ormai non ha niente da perdere”.
“Quelle sono le fratture interne che ci mostrano deboli. E le lotte interne ci fanno dimenticare i nemici più grandi. Che, come ieri, tirano fuori la testa, sporgono le orecchie”, ha detto con forza in mezzo al tumultuoso governo di Luis Arce, mediato da un grande scontro con Evo Morales.
Per questo ha chiarito che “le forze progressiste hanno sempre delle contraddizioni. Ma quando diventano fondamentali, smettiamo di vedere il vero avversario che si nasconde”. Infine ha riferito: “In Bolivia si sta attuando dall’inizio dell’anno la corsa agli sportelli bancari. Ci sono imprenditori che non consegnano i dollari delle esportazioni e preferiscono lasciarli nei loro conti nordamericani. E ora questo tentativo di colpo di stato”.
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30/06/2024
Bolivia - Álvaro García Linera: “Le lotte interne ci fanno dimenticare i nemici più grandi”
27/06/2024
Bolivia - Golpe, show o manovra di palazzo contro Evo Morales? Parla Ramon Quintana
Ci sono molte cose che non quadrano e che vanno conosciute sul tentato – o presunto – colpo di stato di ieri in Bolivia.
Più sotto trovate la denuncia che abbiamo raccolto in esclusiva questa notte da La Paz con Ramon Quintana, dirigente del MAS boliviano, ex ministro ed ora portavoce di Evo Morales, il leader storico del movimento ed ex presidente deposto dal golpe del 2019.
Intanto cominciamo da alcune notizie di agenzia. L’attacco alle sedi del governo della Bolivia era stato ordinato dallo stesso presidente Luis Arce, per aumentarne “la popolarità” in un momento politico particolarmente difficile. Ad affermarlo è proprio Juan José Zuniga, l’ex comandante generale dell’Esercito responsabile dell’azione militare, poco prima di essere arrestato con l’accusa di insurrezione armata.
“Domenica mi sono riunito col presidente, che mi ha detto che la situazione, nella settimana entrante, era molto complicata, critica”, ha spiegato Zuniga in favore di telecamere mentre veniva accompagnato dal viceministro dell’Interno, Jhonny Aguilera, verso il veicolo della Polizia militare. “È necessario preparare qualcosa per aumentare la mia popolarità”, avrebbe detto il presidente al generale, prima di autorizzarlo a “tirar fuori i blindati. Tra domenica e lunedì i blindati iniziano a mobilitarsi”, ha aggiunto Zuniga prima di essere costretto a salire sull’auto della Polizia.
Quella che potrebbe sembrare l’ennesima provocazione destabilizzante di un alto ufficiale golpista, trova conferma però nella ricostruzione di Ramon Quintana che abbiamo raggiunto telefonicamente a La Paz nella notte. Secondo Quintana si è trattato di uno show – il golpe più breve di tutta la storia – che in realtà era diretto contro la candidatura di Evo Morales alle prossime elezioni piuttosto che contro il governo di Arce attualmente in carica. Anzi tra il presidente Arce e il generale Zuniga ci sarebbe stato un accordo gestito maldestramente da quest’ultimo.
Qui di seguito quanto ci ha riferito in esclusiva Ramon Quintana nella notte:
Più sotto trovate la denuncia che abbiamo raccolto in esclusiva questa notte da La Paz con Ramon Quintana, dirigente del MAS boliviano, ex ministro ed ora portavoce di Evo Morales, il leader storico del movimento ed ex presidente deposto dal golpe del 2019.
Intanto cominciamo da alcune notizie di agenzia. L’attacco alle sedi del governo della Bolivia era stato ordinato dallo stesso presidente Luis Arce, per aumentarne “la popolarità” in un momento politico particolarmente difficile. Ad affermarlo è proprio Juan José Zuniga, l’ex comandante generale dell’Esercito responsabile dell’azione militare, poco prima di essere arrestato con l’accusa di insurrezione armata.
“Domenica mi sono riunito col presidente, che mi ha detto che la situazione, nella settimana entrante, era molto complicata, critica”, ha spiegato Zuniga in favore di telecamere mentre veniva accompagnato dal viceministro dell’Interno, Jhonny Aguilera, verso il veicolo della Polizia militare. “È necessario preparare qualcosa per aumentare la mia popolarità”, avrebbe detto il presidente al generale, prima di autorizzarlo a “tirar fuori i blindati. Tra domenica e lunedì i blindati iniziano a mobilitarsi”, ha aggiunto Zuniga prima di essere costretto a salire sull’auto della Polizia.
Quella che potrebbe sembrare l’ennesima provocazione destabilizzante di un alto ufficiale golpista, trova conferma però nella ricostruzione di Ramon Quintana che abbiamo raggiunto telefonicamente a La Paz nella notte. Secondo Quintana si è trattato di uno show – il golpe più breve di tutta la storia – che in realtà era diretto contro la candidatura di Evo Morales alle prossime elezioni piuttosto che contro il governo di Arce attualmente in carica. Anzi tra il presidente Arce e il generale Zuniga ci sarebbe stato un accordo gestito maldestramente da quest’ultimo.
Qui di seguito quanto ci ha riferito in esclusiva Ramon Quintana nella notte:
“Evo sta lottando in questi due anni affinché il nostro processo di cambiamento non si fermi e non venga depotenziato. Malauguratamente abbiamo avuto un governo incompetente ed anche corrotto, con un progetto quasi patrimoniale. Il governo Arce possiamo dire che si è patrimonializzato. I suoi figli hanno più potere di un ministro. Evo Morales ha fatto di tutto affinché questo governo non si sfasciasse e con esso il nostro processo politico. Purtroppo il governo lo ha deviato e indebolito ed ha convertito Evo Morales nel suo più grande avversario perché si è opposto alla deviazione politica ed ideologica.Fonte
Mi preoccupa molto la confusione e la disinformazione che regna tra i compagni fuori dalla Bolivia sul processo politico boliviano. Qui è accaduto che Arce e Choquehuanca (il vicepresidente, ndr) si sono ritenuti i padroni di un progetto politico e che il 55% dei voti che abbiamo ottenuto nel 2020 fossero una cambiale in bianco verso se stessi e non un governo di transizione che avrebbero dovuto amministrare nella maniera migliore.
Molto presto si sono appropriati di questo processo ed hanno usurpato la vittoria popolare, dando una svolta di 180 gradi per indebolire la forza dei movimenti popolari ed appropriarsi dello Stato in funzione del proprio progetto politico ed impedire che Evo Morales sia ancora un leader storico. È impressionante come questi due abbiano usato tutti gli apparati politici e dello Stato per attaccare Evo. Questo tentativo di liquidare la leadership di Evo è inconcepibile.
In questo senso Luis Arce è peggio di Lenin Moreno (il successore di Correa in Ecuador che ha tradito tutti gli ideali e le misure della Revolucion Ciudadana ecuadorena, ndr).
Quello che è accaduto oggi è stato uno show non un colpo di stato. Abbiamo avuto una trama politica tra Luis Arce e il generale Zuniga. Quest’ultimo è stato nominato da Arce comandante generale delle forze armate boliviane e suo maggiore uomo di fiducia. Zuniga viene dal mondo dell’intelligence ed è un esperto del “lavoro sporco”.
Questo generale era l’uomo più importante del gabinetto di Arce ed è stato il principale protagonista degli attacchi a Evo Morales accusandolo di essere un “cospiratore”, che sta sviluppando una “guerra ibrida” e che sta danneggiando il prestigio del governo.
Questo apparente golpe militare è la consacrazione di questo “lavoro sporco” di Zuniga in complicità con Arce. Se guardiamo i dettagli è stato uno show ridicolo. Quando mai si è visto che un comandante generale delle forze armate si chiude dentro un un carro armato davanti al palazzo presidenziale rilasciando dichiarazioni assurde e poi si ritira lasciando il campo ad Arce e alla propria sostituzione al comando dell’esercito.
Il mondo ha visto come in mezz’ora si può smantellare un colpo di stato. Zuniga ha mobilitato solo tre unità militari e solo in un distretto della Capitale. È stato solo un “autogolpe” perché il generale Zuniga ha detto e fatto tutto quello che Arce diceva e voleva per eliminare Evo Morales, sia attraverso organizzazioni sociali parallele che attraverso i magistrati del Tribunale Costituzionale e i parlamentari dell’Assemblea Legislativa. In questi due/tre anni Arce ha cercato con ogni mezzo di far fuori dalla scena Evo Morales tramite gli apparati dello Stato.
In questi due giorni di finto golpe l’obiettivo del generale Zuniga era quello di impedire con ogni mezzo che Evo Morales fosse il candidato per le prossime elezioni presidenziali, minacciando che se si fosse candidato l’esercito lo avrebbe arrestato e che l’esercito è il braccio armato del popolo e pertanto le forze armate vanno a decidere il futuro politico del paese.
Questa dichiarazione, alla luce di tutte le azioni politiche e giudiziarie contro Evo Morales, riflette esattamente la volontà politica di Arce di liquidare Evo.
Come ultimo passo hanno utilizzato l’estrema risorsa di un comandante militare che fa dichiarazioni esplicite, un fatto che ha suscitato una grande indignazione popolare e nazionale. Penso che l’accordo fosse che il generale Zuniga facesse solo una dichiarazione minacciando Evo Morales ma poi Zuniga è andato molto oltre, ragione per cui hanno dovuto montare questo show di un presunto colpo di stato, anzi un autogolpe.
È stato patetico. Un generale che esce dalla caserma, sale su un carro armato, si presenta al Palazzo presidenziale, denuncia che si stanno saccheggiando le risorse del paese e che va a cambiare i ministri ma poi ritorna allo Stato Maggiore senza aver concluso il golpe, è una cosa ridicola. Tanto che c’è stata una valanga di dichiarazioni della gente contro questa turpitudine mascherata da colpo di stato che ha come obiettivo solo quello di annichilire Evo Morales. E perché tutto questo? Perchè Arce vuole continuare a restare al governo nonostante la catastrofe e la destabilizzazione istituzionale che ne deriva, anche perché siamo dentro una profonda crisi economica. Hanno feudalizzato questo paese e non potete neanche immaginare il livello di corruzione delle leadership delle organizzazioni sociali. Siamo tornati al XIX Secolo. Il governo ha consegnato le imprese economiche statali a questi corrotti con il solo obiettivo di acquisirne il consenso. Questo sta provocando un profondo malessere nell’opinione pubblica nei confronti del MAS, che Arce e i suoi vorrebbero scaricare contro Evo Morales che ne è il leader storico.
Evo sta cercando di evitare uno scontro sanguinoso nel MAS e di contenere gli effetti demolitori della gestione di Arce e del governo. Ci sono ministri del tutto incompetenti che distribuiscono solo prebende a destra e sinistra, il paese è alla deriva, la democrazia si è debilitata. Anche la polizia è cambiata diventando un corpo d’èlite che però non contrasta il narcotraffico, anzi c’è il ministro che è coinvolto nel narcotraffico ed è diventato multimilionario. Arce tollera tutto questo, anche perché i suoi figli stanno utilizzando tutto questo per arricchirsi alla velocità della luce.
Tutto questo mi provoca una enorme indignazione e all’estero c’è molta disinformazione tra i compagni e si gioca a “vittimizzare” Arce. Questo presunto golpe ha il compito di far comparire Arce come un eroe nazionale che ha bloccato il colpo di stato. Ma non c’è stato alcun golpe! È stato un autogolpe, uno show. È stato il golpe più rapido dello storia, è durato meno di trenta minuti. Nei prossimi giorni dal nostro paese verranno fuori tutte le informazioni su questo”.
Bolivia - Tentativo di colpo di stato in corso. Arce ed Evo Morales chiamano alla mobilitazione popolare
Ultim’ora: il tentato colpo di Stato in Bolivia è stato neutralizzato, dopo la denuncia fatta dal presidente Luis Arce e la mobilitazione popolare in difesa della democrazia del paese.
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Il governo boliviano ha denunciato oggi un tentativo di colpo di Stato. Il presidente boliviano Luis Arce ha lanciato un appello alla popolazione: “Abbiamo bisogno che il popolo boliviano si organizzi e si mobiliti contro il colpo di Stato e a favore della democrazia. Non possiamo permettere che i tentativi di colpo di stato tolgano ancora una volta vite ai boliviani. Vogliamo esortare tutti a difendere la democrazia e qui siamo fermi a Casa Grande con tutto il governo, con le nostre organizzazioni sociali. Salutiamo le organizzazioni sociali e le invitiamo cordialmente a mostrare ancora una volta la via della democrazia al popolo boliviano”.
La Centrale dei Lavoratori Boliviani (COB) ha dichiarato uno sciopero generale a tempo indeterminato a partire da oggi, in segno di rifiuto del tentativo di colpo di Stato contro il governo del presidente Luis Arce. L’organizzazione ha anche chiesto il trasferimento di tutte le organizzazioni sociali e sindacali nella città di La Paz, sede del governo boliviano, al fine di difendere e chiedere il ripristino dell’ordine costituzionale
Arce ha denunciato oggi movimenti irregolari dei membri dell’esercito, mentre le forze militari hanno chiuso piazza Murillo, a La Paz. “Denunciamo le mobilitazioni irregolari di alcune unità dell’esercito boliviano. La democrazia va rispettata”, ha denunciato il Capo dello Stato su X.
In precedenza, l’ex presidente Evo Morales aveva denunciato nella giornata di oggi un concentramento delle forze armate e del personale militare in piazza Murillo a La Paz. “Da un’ora a questa parte, i comandanti di divisione hanno dato istruzioni ai comandanti di reggimento di tornare immediatamente alle loro caserme in attesa di nuove disposizioni (acquartieramento). Questo solleva molti sospetti sul movimento militare in Bolivia”, ha scritto sul suo account X.
Carri armati e personale militare erano di stanza intorno al palazzo del governo, non si conoscono ancora informazioni ufficiali sulla situazione.
Il comandante generale dell’esercito, Juan José Zúñiga, si è recato sul posto con un carro armato. Zúñiga è entrato nel Palazzo del Governo e ha affermato che tutte le forze sono mobilitate, chiedendo un cambio totale di governo. Poi è tornato all’interno del carro armato parcheggiato in Plaza Murillo.
Il Presidente Luis Arce ha fronteggiato i militari entrati nel palazzo ordinandogli di ritirarsi . “Zúñiga, sei ancora in tempo”, ha fatto appello il ministro del Governo, Eduardo del Castillo, arrivato sul posto per lamentarsi con l’alto ufficiale.
Alle 15:01, Evo Morales ha scritto di nuovo su X e ha dichiarato che “si sta preparando un colpo di stato”. “In questo momento, il personale delle forze armate e i carri armati sono schierati in Plaza Murillo. Hanno convocato una riunione di emergenza alle 15:00 presso lo Stato Maggiore dell’Esercito a Miraflores in uniforme da combattimento. Facciamo appello ai movimenti sociali delle campagne e delle città per difendere la democrazia”, ha scritto.
Dopo le dichiarazioni del Comandante Generale dell’Esercito, Juan José Zúñiga, quando ha detto che le Forze Armate avrebbero arrestato l’ex Presidente Evo Morales se si fosse candidato ancora una volta, il presidente del Senato, Andrónico Rodríguez, ha detto che un generale non può esprimersi in questo modo e ha indicato una ristrutturazione delle Forze Armate.
“Siamo preoccupati per alcune azioni da parte di alcuni elementi della polizia e delle forze armate boliviane, non solo ora, ma dal 2019. Penso che sia importante che queste due istituzioni dirigano definitivamente il loro orizzonte per adempiere al loro ruolo fondamentale, in conformità con la Costituzione, (...) per una vera ristrutturazione o rifondazione di queste due istituzioni”, ha detto Rodríguez ai media mercoledì.
Martedì, Zúñiga, nel programma No Mentirás, aveva affermato che, se necessario, le forze armate arresteranno Morales se tenterà di candidarsi di nuovo alla presidenza.
“Quel signore non può più essere presidente di questo paese (...). È legalmente squalificato. La Costituzione dice che non può essere (presidente) per più di due mandati e l’uomo è già stato rieletto per tre, quattro mandati; le Forze Armate hanno la missione di far rispettare la Costituzione politica dello Stato”, ha spiegato il generale Zuniga.
Le sue parole sono state interpretate da una parte dell’ala evista del Movimento Verso il Socialismo (MAS) come una minaccia diretta a Morales.
“Siamo preoccupati che alcuni elementi forniscano dichiarazioni con un senso di interferenza politica (...), sono state espresse questioni politiche come se fosse un leader incline a un partito politico contro un cittadino”, ha replicato il presidente del Senato Andrónico Rodríguez
Secondo Rodríguez, “nessun elemento delle Forze Armate” può esprimersi con tanta leggerezza su questioni così delicate.
Allo stesso modo, il senatore ha messo in dubbio l’operato della Polizia, dal momento che, nelle ultime settimane, l’ala evista ha denunciato l’esistenza del cosiddetto “Piano Boquerón”; attraverso il quale si intende, presumibilmente, reprimere con la forza i tentativi di mobilitazione del MAS evista. “La polizia boliviana è destinata a garantire la sicurezza interna dei cittadini; le Forze Armate, la sicurezza esterna (...), ma questo non si vede”, ha denunciato Rodriguez.
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