Presentazione


Analisi, opinioni, fatti e (più di rado) arte da una prospettiva di classe.
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12/12/2023

“Grazie a tutti coloro che si sono mobilitati per la mia liberazione”

Dopo oltre un mese di detenzione arbitraria nel carcere di Petah Tikva, un altro mese di restrizioni ordinate dal tribunale di Rishon Letzion e altre settimane privato di documenti e titoli di viaggio, dunque impossibilitato al rientro in Italia, sabato mattina finalmente sono riuscito ad atterrare a Roma.

Ora posso ringraziare tutti coloro che si sono mobilitati per la mia liberazione, chi ha mostrato sostegno e solidarietà ed è stato vicino alla mia famiglia in questo periodo difficile.

La mobilitazione portata avanti in Italia è stata fondamentale nell’evitare il rischio di detenzione amministrativa, in special modo vista l’incapacità delle autorità israeliane nel formulare accuse contro di me nonostante – per usare un eufemismo – l’utilizzo di ogni tipo di pressione fisica e psicologica.

Ci tengo a ricordarlo, il regime carcerario della detenzione amministrativa permette di essere trattenuti per un lasso di tempo potenzialmente infinito senza accuse formali, senza un equo processo e senza sapere neanche le motivazioni alla base della detenzione.

Tengo anche a ribadire che il mio non è un caso isolato, ma fa parte di un fenomeno più ampio, quello di una politica sistematica volta a reprimere la resistenza del popolo palestinese che da oltre settantacinque anni continua ad opporsi alla colonizzazione della propria terra.

Torno in Italia lasciando dietro di me decine tra parenti, amici e conoscenti nelle carceri israeliane, persone che non hanno la fortuna di avere una cittadinanza straniera a loro protezione. Forse è più difficile identificarsi con loro, distanti migliaia di chilometri, con vite e vicissitudini che raramente si intersecano con quelle di chi vive lontano da quella realtà.

Ciononostante mi auguro che coloro che si sono spesi per la mia liberazione vogliano continuare ad impegnarsi per la liberazione di tutti i prigionieri politici palestinesi, specie in questo momento di crescente repressione dentro e fuori le carceri israeliane.

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05/10/2023

Incertezza e restrizioni: resta alta la mobilitazione per Khaled El Qaisi

Fuori dal carcere, ma non libero.

A casa di un garante, senza passaporto e senza contatti con l’esterno, ma non agli arresti domiciliari. È complessa la situazione in cui Khaled El Qaisi si trova da domenica 1° ottobre, quando il tribunale israeliano di Rishon LeZion ha sancito la sua scarcerazione, ma non la chiusura delle indagini, che continueranno almeno fino all’8 ottobre.

Fino a questa data, infatti, nonostante non sia stata formulata alcuna accusa, Khaled dovrà rimanere a disposizione delle autorità israeliane e non potrà lasciare il territorio palestinese, a causa di un divieto di espatrio comminato dal tribunale israeliano. Una misura di trattenimento, ancora una volta, difficilmente giustificabile a livello giuridico in quanto adottata dallo Stato di Israele, ma eseguita in territorio palestinese.

Per trenta giorni, inoltre, a Khaled è vietato ogni contatto con persone che potrebbero essere coinvolte nelle indagini. Una condizione tanto vaga da essere suscettibile di applicazioni vessatorie e arbitrarie, che di fatto gli impone di ridurre all’osso qualsiasi comunicazione o spostamento dal momento che, nell’ignoranza dell’ipotesi accusatoria, non ha modo di sapere quale contatto possa essere considerato pericoloso.

Anche una telefonata o un incontro fortuito per strada rischiano di configurarsi come la violazione delle condizioni del rilascio. Eventualità che, tra le altre cose, determinerebbe anche un’immediata (e gravosa) sanzione pecuniaria a carico della persona che si è offerta di fungere da garante e che da ieri lo ospita nella propria casa a Betlemme.

È in questo quadro, ancora incerto e delicato, che la moglie di Khaled, Francesca Antinucci, sebbene rassicurata sulle sue buone condizioni di salute, chiede che su el Qaisi «l’attenzione dei media e la cura del governo italiano restino altissime», auspicando al contempo la «massima accuratezza» da parte dei mezzi d’informazione e la cautela richiesta dal caso.

Il Comitato per la liberazione di Khaled prosegue con determinazione la mobilitazione avviata lo scorso 15 settembre, anche perché la scarcerazione di Khaled non vale certo a sanare le gravissime violazioni dei più fondamentali diritti della persona perpetrati fino ad ora, e quotidianamente, dal sistema israeliano.

Dopo la lettera aperta di intellettuali e accademici, le manifestazioni degli studenti universitari nei principali atenei nazionali e i presidi sotto le sedi Rai di otto città, è stata lanciata una raccolta fondi a sostegno delle spese legali sulla piattaforma “Produzioni dal basso” e in settimana sono previste altre iniziative locali e nazionali a cui tutte le persone solidali alla causa di Khaled sono invitate a partecipare.

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01/10/2023

Scarcerato Khaled El Qaisi ma non può partire per l’Italia

Khaled El Qaisi è stato scarcerato. Lo hanno deciso i giudici israeliani della corte di Rishon Lezion. Lo studente italo-palestinese arrestato lo scorso 31 agosto al valico di Allenby, dovrà rimanere a Betlemme, pare presso uno zio che si è offerto come garante, e per almeno una settimana non potrà lasciare il Paese. Le indagini israeliane sul suo conto quindi non sono concluse e per la sua liberazione sarà pagata una cauzione, ha precisato la moglie Francesca Antinucci.

“Non si tratta di arresti domiciliari ma che fino all’8 ottobre c’è divieto di espatrio e obbligo di restare a disposizione delle autorità giudiziarie”, ha precisato Antinucci. I familiari ancora non riescono a contattare Khaled.

Il 31 agosto assieme alla moglie e al figlio Kamal di 4 anni, Khaled, al termine di un periodo di vacanza a Betlemme, stava attraversando il valico verso la Giordania diretto ad Amman da dove un paio di giorni dopo tutta la famiglia sarebbe rientrata a Roma. Al controllo bagagli fu improvvisamente ammanettato e portato via senza spiegazioni. Non si è mai saputo nulla sui motivi dell’arresto che restano oscuri.

“Accogliamo con ottimismo la decisione di scarcerare Khaled, che tuttavia resta per altri sette giorni a Betlemme, a disposizione delle autorità inquirenti israeliane. Speriamo che al termine di questi sette giorni, e dopo un mese di carcere senza sapere perché, questa storia finisca presto e bene. La mobilitazione di queste settimane è stata importante nel portare attenzione sulla storia di Khaled, ma dobbiamo continuare a fare pressioni, perché comunque le indagini andranno avanti. Ci auguriamo che presto Khaled possa tornare in Italia” scrive Riccardo Noury, portavoce di Amnesty International.

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28/09/2023

Khaled nuovo Zaki, ma il governo italiano se ne infischia

Khaled El Qaisi, cittadino italo-palestinese, ricercatore universitario si trova da 28 giorni in carcere in Israele senza che siano state formulate accuse a suo carico. La detenzione è già stata prorogata tre volte e la prossima udienza è fissata per il primo ottobre all’esito della quale entro 48 al massimo 72 ore dovrebbe esserci una decisione delle autorità sui motivi del provvedimento del 31 agosto.

In una conferenza stampa alla Camera dei deputati il difensore Flavio Rossi Albertini, l’onorevole Laura Boldrini, Riccardo Noury di Amnesty International e Francesca Albanese ricercatrice speciale Onu hanno denunciato la violazione del diritto e delle convenzioni internazionali.

Francesca Antenucci, moglie di Khaled, ha ricostruito le fasi dell’arresto al confine con la Giordania quando lei e il piccolo Kamal sono rimasti senza telefono e senza soldi. Khaled in questi giorni è stato interrogato più volte senza difensore dalla polizia e dai servizi segreti.

“Evidentemente non avendo elementi sui quali imbastire un’accusa formale puntano a ricavarli da questi interrogatori che in qualsiasi paese sarebbero illegali”, ha detto l’avvocato Albertini.

Laura Boldrini ha ricordato la posizione espressa dal ministro degli Esteri Antonio Tajani secondo il quale “non si può interferire in una vicenda giudiziaria”. “E invece si deve in un caso del genere”, ha aggiunto la parlamentare.

In Israele ci sono 967 palestinesi detenuti senza accuse formali. La reclusione è prorogabile di sei mesi in sei mesi per anni, ha spiegato ancora l’avvocato.

I giornali italiani non hanno detto praticamente niente, “come se valesse da noi il divieto che c’è in Israele a riferire di vicende simili”.

Alla conferenza stampa non era presente nessun telegiornale. L’unico grande quotidiano era il Corriere della Sera.

Il governo se ne frega. L’onorevole Giovanni Donzelli di FdI ha fatto sapere che Israele ha diritto di difendersi dai terroristi.

Per Zaki che non era cittadino italiano si mobilitarono in tanti a sinistra e pure a destra. Per Khaled cittadino del nostro paese nulla. “Ma è italo-palestinese – conclude l’avvocato – e in Israele quello che c’è scritto prima del trattino conta zero”.

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26/09/2023

Il 30 settembre giornata nazionale di mobilitazione davanti alle sedi Rai per la libertà di Khaled El Qaisi

Da ormai un mese Khaled El Qaisi si trova nelle carceri israeliane senza un’accusa e senza che vi siano le minime condizioni per un giusto processo, in violazione del diritto internazionale. I media, e in particolare la Rai, che dovrebbe fornire un servizio pubblico, tacciono. Non solo davanti al trattamento riservato a un cittadino palestinese, tacciono davanti al trattamento riservato ad un cittadino italiano.

Per Khaled, dal 31 agosto prigioniero nel carcere israeliano di Petah Tikwa, la sospensione del diritto alla difesa e il diniego di giusto processo costituiscono gravi violazioni dei diritti umani. Inoltre, le condizioni di detenzione a cui è sottoposto, tra cui privazione del sonno, minacce, offese verbali e imposizione prolungata di posizioni di stress, sono potenzialmente riconducibili a un crimine di diritto internazionale.

Le autorità israeliane hanno arrestato un cittadino straniero in un territorio che occupano militarmente e lo hanno deportato al di fuori di quel territorio. Lo Statuto di Roma, di cui sia l’Italia che la Palestina sono firmatarie, afferma che la deportazione, il trasferimento e la detenzione illegale sono crimini di guerra. Perché questo fatti sono trascurati dalle istituzioni e dai media?

La salvaguardia dei rapporti tra stati è più importante del rispetto del diritto internazionale e della libertà di Khaled? È un dovere per lo stato italiano attivarsi con ogni mezzo necessario, affinché un proprio cittadino arrestato senza accusa in uno Stato straniero venga liberato e veda i propri diritti rispettati.

È un dovere per i media italiani fare una corretta analisi e informazione nel rispetto della persona e dei diritti di un proprio concittadino.

Ci troviamo sabato 30 settembre davanti alle sedi Rai, e delle maggiori emittenti televisive presenti nelle città italiane, per chiedere subito un’informazione rispettosa e degna sulla situazione di Khaled e per la sua immediata liberazione.

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23/09/2023

Prorogata nuovamente la detenzione di Khaled El Qaisi in Israele

Oggi, 21 settembre, come previsto, si è tenuta la nuova udienza relativa alla proroga del trattenimento nelle carceri israeliane dello studente italo-palestinese, Khaled El Qaisi, conclusasi con un’ulteriore estensione della detenzione per altri 11 giorni. Khaled El Qaisi è ormai in carcere dalla fine di agosto e la sua detenzione senza motivazioni è già stata prorogata due volte.

Il tribunale ha deciso che, al termine di questa lunga proroga, sempre finalizzata alla raccolta di elementi, entro un massimo di 3 giorni a partire dal 1° ottobre, le investigazioni dovranno presentare delle accuse poiché il termine per questa forma di detenzione cautelare decadrebbe.

Un comunicato diffuso dal neocostituito Comitato per la liberazione di Khaled scrive “Khaled dunque fino ad allora, senza che siano state formulate delle accuse a suo carico, resterà recluso nella prigione di Petah Tikwa nella quale è stato quotidianamente sottoposto a interrogatorio, sempre senza la presenza del suo difensore. Vista la perdurante e allarmante situazione detentiva di Khaled e del mancato rispetto dei suoi diritti facciamo nuovamente appello per la sua immediata liberazione”.

Alla vigilia dell’udienza di oggi, dopo quella della scorsa settimana all’università, una affollata assemblea di sostenitori, amici e familiari di Khaled si è riunita nuovamente a Roma per discutere come proseguire la mobilitazione per la sua liberazione.

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18/09/2023

Khaled El Qaisi nella morsa della detenzione amministrativa in Israele

Khaled El Qaisi, lo studente italo-palestinese arrestato al confine israeliano mentre rientrava in Italia, è ancora detenuto in Israele senza che gli siano state formalizzate accuse specifiche. La terza udienza è stata rinviata al prossimo 21 settembre, mentre le autorità israeliane continuano a mantenere il silenzio, nonostante la crescente mobilitazione internazionale – soprattutto in Italia – per chiedere il rilascio del ricercatore.

Venerdi scorso all’università La Sapienza (dove Khaled lavora) si è tenuta una affollatissima assemblea di solidarietà.

L’unica certezza è che Khaled El Qaisi è stato arrestato e privato della libertà per il solo fatto di essere palestinese. Una palese violazione dei diritti umani che, nonostante gli anatemi lanciati dal direttore de La Repubblica Molinari contro tale ipotesi, rischia di trasformarsi in un “nuovo caso Zaki”. Ma questa volta occorre fare i conti con la “democratica” Israele e non il “dispotico” Egitto

La detenzione di Khaled El Qaisi è stata prolungata nonostante la totale mancanza di accuse formali e trasparenza del caso. Questa procedura da parte delle autorità militari e giudiziarie israeliane è resa possibile dal ricorso alla detenzione amministrativa.

Una vera e propria “eredità” che l’occupazione coloniale israeliana ha mutuato da quella britannica. Non a caso la Gran Bretagna ha continuato ad utilizzare ampiamente la detenzione amministrativa contro gli irlandesi nelle sei contee dell’Irlanda del Nord.

Secondo il diritto internazionale la detenzione amministrativa è illegale. Ma a dicembre 2019 erano 458 i palestinesi in questa situazione, su un totale di 5.000 palestinesi arrestati nei Territori Occupati. Nel 2022 erano saliti a 850. Nel 2023 il loro numero è salito a 967 ma secondo altre fonti ha superato i 1.000 casi.

La detenzione amministrativa viene utilizzata dallo stato israeliano per ottenere informazioni dai carcerati, ma è ritenuta illegale secondo il diritto internazionale sui diritti umani. Questa pratica è giustificata da Israele con il codice militare 1651, che autorizza l’esercito a detenere fino a 6 mesi una persona nel caso i militari o le autorità israeliane ritengano che possa mettere a rischio la sicurezza dello stato.

Questo codice prima della seconda intifada era stato utilizzato contro 72 palestinesi. Dopo il settembre 2000 ha portato in media 450 palestinesi detenuti al mese attraverso la detenzione amministrativa.

Khaled El Qaisi adesso è nella morsa di questa procedura illegale, ma mentre il ministro degli Esteri Tajani balbetta e i direttori di giornale sionisti esorcizzano un nuovo caso Zaki, sia nel paese che nei parlamenti nazionale ed europeo fioccano le interrogazioni parlamentari e le richieste di un intervento “più deciso” del governo italiano verso l’alleata Israele.

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10/09/2023

Prorogata la detenzione arbitraria di Khaled, cittadino italo-palestinese


Aggiornamento sulla detenzione di Khaled El Qaisi, italo-palestinese, trattenuto dalle autorità israeliane al valico di frontiera di “Allenby” e tuttora detenuto.

Il 7 settembre, come previsto, si è tenuta a Rishon Lezion a sud di Tel Aviv, l’udienza relativa alla proroga del suo trattenimento in carcere conclusasi con una proroga della detenzione per altri 7 giorni, quando dovrà comparire nuovamente davanti al giudice.

In questa udienza il detenuto e il suo difensore non hanno potuto comparire congiuntamente, finora impossibilitati per legge a vedersi e comunicare. In questa occasione si è appreso del suo trasferimento presso il carcere di Ashkelon.

La nostra viva preoccupazione è rivolta al totale spregio dei diritti di civiltà giuridica operati dalla legislazione israeliana ovvero alla violazione di quelle tutele, comunemente riconosciute in Italia (art. 13-24-111 della Cost.) e in Europa (art 6 CEDU) e in seno all’ONU (artt. 9-14 Patto internazionale relativo ai diritti civili e politici), la cui osservanza consente di definire un processo “equo” e un arresto “non arbitrario”.

Dopo 9 giorni di detenzione a Khaled è stato impedito di interloquire con il proprio difensore di fiducia e non potrà certamente incontrarlo quantomeno fino al 12 settembre.

È quotidianamente sottoposto a interrogatorio senza la presenza del suo difensore ed è quindi solo mentre affronta domande pressanti poste dai poliziotti nella saletta di un carcere.

Non gli è consentito conoscere gli atti che hanno determinato la sua custodia e la sua possibile durata; non sa chi lo accusa, per quale ragione lo faccia, cosa affermi in proposito.

Anche i motivi del suo arresto appaiono assolutamente generici e privi di specificità, fondati esclusivamente su meri sospetti e non su ‘indizi gravi di colpevolezza’.

Tuttavia, ciò che rappresenta maggior ragione di inquietudine e preoccupazione è la facoltà concessa all’autorità israeliana di poter sostituire, in difetto di prove, la detenzione penale con quella amministrativa.

Condizione giuridica nella quale si trovano altri 1200 palestinesi ristretti in carcere senza un’accusa formale, senza alcuna prova e senza poter conoscere le ragioni del loro trattenimento.

In considerazione dell’allarmante situazione detentiva di Khaled e del mancato rispetto dei suoi diritti umani si chiede che si faccia tutto il possibile per ottenerne l’immediata liberazione e il suo ritorno in Italia.

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08/09/2023

Israele trattiene in carcere Khaled El Qaisi. In Italia si chiede di liberarlo

Un appello per l'immediata liberazione è stato lanciato dalla famiglia di Khaled El Qaisi, cittadino italo-palestinese fermato dalle autorità israeliane lo scorso 31 agosto. El Qaisi è detenuto in un carcere israeliano dopo essere stato fermato al valico di frontiera di Allenby con la Giordania. “Il 31 agosto Khaled El Qaisi, un cittadino italo-palestinese – hanno denunciato in una lettera aperta la moglie Francesca Antinucci e la madre Lucia Marchetti – è stato trattenuto dalle autorità israeliane ed è tuttora prigioniero in virtù di una misura precautelare in attesa della verifica degli elementi per formulare un’accusa”.

Il fermo è avvenuto “mentre attraversava con moglie e figlio il valico di frontiera di Allenby dopo aver trascorso le vacanze con la propria famiglia a Betlemme”, in Cisgiordania. Khaled El Qaisi, traduttore e studente di Lingue e Civiltà Orientali alla Sapienza di Roma – hanno poi ricordato – è tra i fondatori del Centro Documentazione Palestinese.

L’ambasciata italiana in Israele – in stretto contatto con la Farnesina – sta seguendo il caso attraverso il ministero degli Esteri israeliano ed altre autorità del posto. El Qaisi è stato visitato dal personale dell’ambasciata, che lo ha trovato in buone condizioni di salute.

“Assieme agli altri membri dell’intergruppo parlamentare per la Pace tra Israele e la Palestina – ha dichiarato Stefania Ascari, deputata M5S e coordinatrice dell’intergruppo – già ci siamo appellati al ministro degli Affari esteri Antonio Tajani, all’ambasciatore d’Israele in Italia Alon Bar e a tutte le autorità competenti affinché siano rapidamente accertate le condizioni di salute di Khaled e garantito il pieno rispetto dei diritti all’equo processo e di difesa. Chiediamo inoltre che si esercitino tutte le pressioni necessarie per la sua liberazione immediata”.

Ma i giudici israeliani nell’udienza di ieri, 7 settembre, hanno confermato l’arresto per Khaled, decidendo in assenza dell’avvocato e delle minime garanzie di difesa di condannarlo al carcere preventivo e per ora indefinito, fissando una nuova udienza per il prossimo 14 settembre, con un meccanismo che ricorda molto da vicino quello applicato dalle autorità egiziani nel caso di Patrick Zaki.

Per la liberazione di Khaled El Qaisi in Italia è stata attivata una petizione, qui di seguito il testo e le indicazioni per firmarla:
Alcuni giorni fa, un cittadino italo palestinese, si è recato in Palestina, insieme a moglie e figlio, al suo ritorno in Italia, e stato incarcerato dalle autorità israeliane davanti a sua moglie e il figlio di 4 anni, senza dare nessuna spiegazione e senza la formulazione di qualsiasi accusa.

Noi, di voci nel silenzio e della comunità palestinese abbiamo inoltrato una mail all’indirizzo del presidente del consiglio, del ministro degli affari esteri, ai presidenti del senato e della camera, ed intendiamo diffondere a tutti i livelli, per chiedere l’immediata liberazione del nostro connazionale.

Israele persegue una strategia di intimidazione per impedire a tutti noi di lottare, di esprimere opinioni tenta di impedirci di rivendicare i nostri diritti, contro questa pratica criminale che rievoca tempi trascorsi si persecuzione razziale e fascista.

Chiediamo a tutte/I di condividere questa battaglia con noi, sottoscrivendo e diffondendo questa petizione, espressa nel modo più semplice.
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