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11/04/2026

Un drone USA partito da Sigonella è “scomparso” sui cieli del Medio Oriente


Checchè ne dica il governo, gli aerei militari USA continuano a utilizzare la base di Sigonella per le operazioni militari in Medio Oriente. Ma può accadere che qualcosa vada storto.

In questo caso, un drone statunitense Northrop Grumman MQ‑4C Triton, partito dalla base di Sigonella e destinato a un’operazione di sorveglianza e ricognizione nell’area dello Stretto di Hormuz sarebbe scomparso dai radar, interrompendo improvvisamente le comunicazioni mentre operava in Medio Oriente.

La notizia, ancora in fase di accertamento e conferma ufficiale, è stata diffusa dal sito ItamilRadar, specializzato nel monitoraggio del traffico aereo civile e militare. Al momento non risulta nessuna dichiarazione o conferma ufficiale da parte del CENTCOM (United States Central Command) o dal Pentagono.

Secondo quanto ricostruito da ItaMilRadar, i sistemi di monitoraggio e tracciamento di voli open-source hanno segnalato un evento “anomalo e potenzialmente critico” sui cieli del Golfo e dello Stretto di Hormuz. Il drone avrebbe improvvisamente interrotto le comunicazioni mentre si trovava in Medio Oriente, presumibilmente sulla via del ritorno verso la base di Sigonella.

Il sito di ItalMilRadar riporta che: “Il dettaglio più significativo che emerge dalla nostra analisi riguarda l’area specifica in cui il drone ha concentrato le sue operazioni. Raggiunta la destinazione, VVPE804 iniziò a tracciare una serie di orbite prolungate e strette (visibili nell’incrostato dettagliato in basso a sinistra) proprio al largo della costa dell’isola di Kharg, di fronte alla città costiera iraniana di Bushehr”.

Secondo i dati estratti dal sistema di sorveglianza ADS-B (come Flightradar24), gli eventi sarebbero avvenuti in successione rapida. Intorno alle 9:56 sarebbe stata segnalata una deviazione di corso anomala; poi, due minuti dopo, una perdita importante di altitudine (a una velocità di circa 10mila piedi, 3mila metri al minuto). Poi due codici di emergenza: il 7700 squawk code (Emergenza generale) e il 7400 squawk (comunicazione persa). Infine, alle 10:11 circa, la perdita del segnale.

Non sappiamo se il drone USA darà nuovamente segno di se oppure sia stato abbattuto o sia precipitato per altre cause (il drone Triton costa circa 200 milioni di dollari e in ogni caso si tratta di una perdita notevole per i sistemi statunitensi).

Sappiamo per certo, però, che è partito e stava ritornando alla base di Sigonella dopo aver svolto una operazione militare in una zona di guerra per conto degli USA. Ne deriva che il ministro Crosetto e il governo Meloni sull’uso delle basi militari in Italia non possono prendere per il culo più nessuno.

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26/06/2025

Le attività di intelligence anti-Iran con i droni USA di Sigonella

Poche ore dopo il bombardamento dei siti nucleari iraniani di Fordow, Natanz ed Esfahan, un grande drone MQ-4C “Triton” della Marina Militare degli Stati Uniti d’America ha effettuato una lunga missione di intelligence, sorveglianza e riconoscimento nello spazio aereo dello Stretto di Hormuz e del Golfo Persico.

Parte della rotta di volo del velivolo da guerra, registrato con il numero 169661 (nome in codice Overlord), è stata tracciata da ItaMilRadar, sito che documenta il traffico aereo militare nel Mediterraneo e in Medio Oriente.

“L’MQ-4C Triton di Us Navy – spiegano gli analisti di ItaMilRadar – ha sorvolato lo Stretto di Hormuz, l’Oman e gli Emirati Arabi nel corso della mattinata di domenica 22 giugno, probabilmente per monitorare le reazioni dell’Iran all’attacco dei bombardieri B-2 e garantire piena conoscenza di quanto accade alle forze navali USA presenti nell’area”.

Non è stato possibile identificare lo scalo di partenza e arrivo del velivolo senza pilota, ma il “Triton” numero 169661 è di norma assegnato dal Pentagono alla stazione aeronavale siciliana di Sigonella, nell’ambito del programma di “ampia sorveglianza aereo-marittima” BAMS (Broad Area Maritime Surveillance) nel Mediterraneo. Nello specifico si tratta di uno dei quattro MQ-4C “Triton” schierati a Sigonella dal 2024, in forza al locale distaccamento avanzato del 19° Squadrone di pattugliamento con aerei senza pilota di US Navy (VUP-19 squadron), con quartier generale a Jacksonville, Florida.

L’MQ-4C “Triton” è un drone a lungo raggio, basato sulla piattaforma dell’RQ-4 “Global Hawk”, versione “Block 20”, è stato prodotto dall’industria aerospaziale statunitense Nortrop Grumman. Rispetto alla versione “madre” entrata in funzione con l’US Air Force (anch’essa operativa dalla base di Sigonella), il nuovo velivolo monta una struttura alare rinforzata per volare in condizioni meteorologiche avverse e resistere maggiormente alla grandine, all’impatto con i volatili, ai fulmini e al ghiaccio.

Lungo 14,5 metri e con un’apertura alare di 39,9, il “Triton” può operare entro un raggio di 2.000 miglia nautiche dalla base di decollo, a un’altitudine massima di 18.288 metri e una velocità di crociera di 575 km/h. Il velivolo gode di un’autonomia di volo tra le 24 e le 30 ore consecutive. Nel corso di una sola missione i sofisticati sensori di bordo sono in grado di rilevare, classificare e tracciare obiettivi marittimi operanti in profondità monitorando fino ad una superficie di quattro milioni di miglia nautiche.

I velivoli schierati a Sigonella sono stabilmente impiegati in attività di intelligence, sorveglianza e riconoscimento nei cieli del Mediterraneo orientale e del Golfo Persico, a supporto delle operazioni belliche della flotta USA contro le milizie Houthi in Yemen e di quelle delle forze armate israeliane contro la popolazione palestinese a Gaza o in Libano, Siria, Yemen e Iran.

Gli analisti di ItaMilRadar avevano già tracciato due operazioni top secret dell’MQ-4C “Triton” con numero identificativo 169661M nel Mediterraneo orientale. La prima è avvenuta il 30 gennaio 2025; dopo il decollo da Sigonella il drone ha raggiunto le coste della Siria, per sorvolarle nel corso della notte e rientrare all’alba nella base siciliana. La seconda missione risale al 3 febbraio successivo; anche in questo caso dopo il decollo da Sigonella, il velivolo ha sorvolato tutta la notte i cieli della Siria.

“Il drone si è pure soffermato per un certo tempo sulle acque del Libano, operando esclusivamente nello spazio aereo internazionale e fuori dalla zona FIR di Beirut”, riportava ItaMilRadar. “Né durante il viaggio di andata, né in quello di ritorno è stato possibile osservare elementi specifici che lasciano pensare che abbia monitorato la flotta russa attualmente in navigazione nel Mediterraneo centrale. La presenza del Triton nella regione sottolinea l’importanza strategica assunta dal Mediterraneo orientale. Dato che le dinamiche geopolitiche continuano ad evolversi, la sorveglianza militare e la raccolta di informazioni rimangono fondamentali per le maggiori potenze in termini di sicurezza e controllo”.

Anche nella mattinata di oggi 23 giugno è stato monitorato il decollo da Sigonella di un drone RQ-4B “Global Hawk” di US Air Force (identificato con il numero 09-2049, nome in codice Forte10) che ha poi raggiunto lo spazio aereo tra l’isola di Cipro e l’Egitto. “Si tratta di una missione inusuale per un Global Hawk”, scrivono gli analisti di ItaMilRadar. “L’area del Mediterraneo orientale è la stessa dove sono state osservate numerose missioni dei pattugliatori P-8A Poseidon di US Navy, anch’essi schierati a Sigonella. Ciò che spicca questa volta è la relativa distanza della zona di pattugliamento dalle coste del Medio oriente, attività svolta di norma non dagli assetti aerei di US Air Force ma da quelli di US Navy. Mentre i droni MQ-4C della Marina USA operano specificatamente nel Mediterraneo, i Global Hawk dell’Aeronautica vengono impiegati comunemente sui cieli del Mar Nero e della Regione baltica. Non è ancora chiaro cosa ha catturato l’attenzione USA, ma la concentrazione delle recenti missioni in quest’area conferma il sempre maggiore interesse che essa riveste per Washington”.

Fonte

01/10/2014

Droni USA Triton per la base siciliana di Sigonella

Dopo i Global Hawk e i Predator dell’Aeronautica militare Usa e i velivoli senza pilota del sistema di sorveglianza e intelligence AGS della Nato, a partire del 2017 la grande stazione aeronavale di Sigonella ospiterà pure i nuovi droni MQ-4C “Triton” della Marina da guerra statunitense. Secondo quanto annunciato dal Pentagono, con l’entrata in servizio dei grandi aerei-spia, saranno utilizzate come basi avanzate le stazioni aeronavali Usa dove oggi operano i pattugliatori marittimi P-3C “Orion”: oltre a Sigonella, le basi US Navy nelle isole Hawaii, Jacksonville (Florida), Kadena (Giappone), Point Mugu (California) e Andersen (Guam, Oceano Indiano).

Il Triton è un velivolo a lungo raggio a pilotaggio remoto, basato sulla piattaforma dell’RQ-4 Global Hawk, versione “Block 20”, prodotto dall’industria aerospaziale Nortrop Grumman. In particolare, rispetto alla versione precedente (quella già operativa a Sigonella con l’US Air Force), nel nuovo drone sono state rinforzate la cellula anteriore e la struttura alare per consentirgli di operare in condizioni meteorologiche avverse e resistere maggiormente alla grandine, all’impatto con i volatili, ai fulmini e al ghiaccio. Il 18 settembre scorso, il Dipartimento della difesa ha annunciato di aver condotto “con successo” un primo importante test di volo del Triton: il velivolo ha navigato a 15.000 metri d’altitudine per undici ore consecutive dallo stabilimento Northrop Grumman di Palmdale, California sino alla stazione aeronavale di Patuxent River, Maryland, distante 6.090 km, seguendo una rotta prefissata sulla frontiera tra Stati Uniti e Messico. Nei prossimi mesi, l'US Navy conta di far svolgere all’MQ-4C una prima missione transoceanica.

L’ultima generazione dei droni made in USA avrà un costo superiore ai 190 milioni di dollari per ogni unità. Lungo 14,5 metri e con un’apertura alare di 39,9m, il Triton potrà operare entro un raggio di 2.000 miglia nautiche dalla base di decollo, a un’altitudine massima di 18.288 metri e una velocità di crociera di 575 km/h. Il velivolo godrà di un’autonomia di volo tra le 24 e le 30 ore consecutive.

L’MQ-4C è stato sviluppato nell’ambito del cosiddetto programma BAMS (Broad Area Maritime Surveillance) con cui US Navy punta a rafforzare la propria superiorità strategica nello svolgimento di missioni prolungate d’intelligence, sorveglianza e riconoscimento (ISR) su vaste regioni oceaniche e costiere, per localizzare e intercettare unità navali di superficie e sottomarini potenzialmente ostili. Più specificatamente, il sistema BAMS è stato concepito per sviluppare le capacità di raccolta e trasmissione delle informazioni a utenti operativi e tattici (sottomarini a capacità e propulsione nucleare, portaerei, gruppi di volo, ecc.), operando in stretto collegamento con il Global Information Grid (GIG), il network informativo del Pentagono.

L’MQ-4C sarà in grado di operare in modo autonomo e a grande distanza per attività ISR, grazie a una serie di nuovi e sofisticatissimi apparati elettronici e sensori radar; tra essi, in particolare, i multi-sensori elettro-ottici all’infrarosso (EO/IR); il sistema ESM (Electronic Support Measures) “LR-100” di Northrop Grumman; un sistema automatico per l’identificazione del traffico navale AIS (Automatic Identification System); il sistema L-3 Communications CDL (Common Data Link) per la trasmissione in banda larga entro l’orizzonte radar in banda Ku e X; un sistema per le comunicazioni satellitari commerciali INMARSAT. Ad essi si aggiunge pure un radar per la scoperta di bersagli aerei denominato AARSS (Air-to-Air Radar Subsystem), fornito da ITT, con antenna a scansione elettronica operante in banda Ku. Il Triton sarà equipaggiato infine con un sensore attivo multi-funzione (MFAS) progettato specificatamente per individuare qualsiasi oggetto si muova nell’oceano. Grazie ai nuovi sensori, il Triton assicurerà una copertura del raggio di ricerca a 360°, ottenendo importanti vantaggi rispetto ai “Global Hawk” nel controllo in tempo reale del traffico marittimo e nell’individuazione dei target nemici.  

Il Pentagono ha avviato il programma per la flotta UAV Triton nel 2008 con lo stanziamento di 1,16 miliardi di dollari. Ad oggi, Northrop Grumman ha completato la costruzione dei primi due dimostratori, mentre un terzo sarà consegnato a breve. Originariamente si prevedeva di fare entrare in funzione i 60 velivoli ordinati entro la fine del 2015. Si sono però registrati alcuni ritardi nelle consegne anche per il cattivo funzionamento di alcuni sistemi a bordo e nel 2012 un drone sperimentale BAMS-D è precipitato al suolo durante un  test di volo vicino all’isola di Bloodsworth, nella contea di Dorchester (Maryland), dopo essere decollato dalla vicina base aeronavale di Patuxent River. Nell’aprile 2013, il Pentagono ha annunciato che la produzione del nuovo drone sarebbe slittata dall’anno fiscale 2014 al 2015 “onde effettuare ulteriori test di volo, acquisire i requisiti tecnici per lo stabilizzatore di coda e il timone verticale e completare l’integrazione del software per i sensori marittimi”. Secondo il Naval Air Systems Command (NAVAIR) degli Stati Uniti d’America, la capacità operativa iniziale del sistema a pilotaggio remoto MQ-4C sarà raggiunta nel 2017.

Recentemente sono stati aggiudicati due contratti, il primo per la costruzione del complesso che controllerà le missioni mondiali del Triton all’interno della base navale di Jacksonville; il secondo per realizzare la facility per la manutenzione e le attività d’addestramento dei piloti che teleguideranno i Triton nella base navale di Point Mugu, a nord di Los Angeles.

L’MQ-4C BAMS opererà congiuntamente al pattugliatore marittimo a lungo raggio Boeing “P-8A Poseidon” che sostituirà a breve i vecchi P-3C “Orion” di Lockheed Martin nelle attività di sorveglianza marittima e guerra ai sottomarini e al naviglio di superficie. Dopo avre individuato gli obiettivi da colpire, Triton e Poseidon forniranno le necessarie informazioni ai gruppi di volo, alle forze di pronto intervento aeronavale, ai gruppi di portaerei e alle altre forze d’attacco di US Navy.
Il Boeing “P-8 Poseidon” (conosciuto in origine come Multimission Maritime Aircraft o MMA) ha un’architettura simile a quella del velivolo Boeing 737, utilizzato per il traffico civile. Con una lunghezza di 39,47 metri, un’apertura alare di 35,72 e un equipaggio di nove unità, il Poseidon può raggiungere una velocità massima di 907 km/h, e un’altitudine di 12,500 m. Il nuovo velivolo avrà la massima interoperabilità nei futuri campi di battaglia marittimi e litoranei, grazie a un dispositivo bellico polivalente comprendente sistemi di sono-boe e siluri, cariche di profondità, mine, missili antinave “Harpoon”, e Slam-ER, AGM-84H/K e AGM-65F “Maverick” per colpire obiettivi terrestri.

La Marina Usa ha in programma di acquisire 117 P-8A; la  costruzione dei primi sei velivoli fu affidata nel gennaio 2011 a un consorzio d’imprese statunitensi guidato dal colosso Boeing e formato da Cfm International, Northrop Grumman, Raytheon, Spirit AeroSystems, Bae Systems e Ge Aviation (valore della commessa 1,6 miliardi dollari). Altri due lotti per 31 Poseidon sono stati commissionati tra il 2012 e il 2013; nel febbraio 2014, US Navy ha ordinato 16 ulteriori velivoli (costo 2,4 miliardi di dollari). Con quest’ultimo contratto gli ordini complessivi sono saliti a 53 pattugliatori, 13 dei quali già consegnati e operativi negli Stati Uniti e nello scalo giapponese di Kadena. Nei prossimi mesi i Poseidon inizieranno ad essere schierati nell’immancabile base siciliana di Sigonella.

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