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29/06/2021

Palestina - Prosegue la mobitazione per la morte di Nizar Banat

Anche ieri sono continuate le manifestazioni contro l’Autorità Nazionale Palestinese in Cisgiordania dopo la morte durante l’arresto di uno degli attivisti più critici verso l’ANP.

Diverse centinaia di persone sono scese ieri per le strade di Ramallah, Hebron e Betlemme per il quinto giorno consecutivo per protestare contro il trattamento riservato a Nizar Banat, l’ attivista morto durante l’arresto da parte delle forze dell’ANP a Hebron il 24 giugno scorso.

Nelle manifestazioni sventolavano bandiere palestinesi, foto di Banat e la richiesta della fine dei 16 anni di governo di Abu Mazen, In diversi casi le manifestazioni sono state caricate duramente sia dalle forze di sicurezza palestinesi che da uomini in borghese.

Secondo il sindacato dei giornalisti palestinesi, bastoni, barre di metallo, gas lacrimogeni sono stati usati per interrompere le manifestazioni e impedire ai giornalisti di documentare gli eventi. Non ci sono però dati ufficiali sul numero delle persone ferite o arrestate.

Secondo il corrispondente del The Guardian, i numeri delle manifestazioni di ieri erano inferiori alle migliaia di persone che hanno partecipato alle manifestazioni dei giorni precedenti, ma sono state rinnovate le richieste di uno sciopero generale in tutta la Cisgiordania.

Secondo la famiglia di Nizar Banat, l’attivista è stato duramente picchiato prima di essere trascinato via.

L’annuncio delle autorità palestinese che ci sarebbe stata un’indagine sulla sua morte è stato respinto da diversi gruppi palestinesi e internazionali per i diritti umani, che hanno invece chiesto un’inchiesta indipendente.

Dal canto suo, secondo l’agenzia palestinese Wafa, l’Autorità Nazionale Palestinese, attraverso il primo ministro Muhammad Shtayyeh, ha dichiarato oggi che il comitato formato per indagare sulla morte di Nizar Banat sta svolgendo il proprio lavoro con professionalità e trasparenza al fine di rivelare la verità, e che coloro che hanno dimostrato di avere una relazione con l’uccisione di Banat durante il suo arresto a Hebron giovedì mattina saranno ritenuti responsabili dalle autorità giudiziarie competenti.

Su un’altra questione, il Primo Ministro ha affermato: “Stiamo lavorando per assicurare l’adesione della Palestina al Protocollo Opzionale contro la Tortura senza alcuna riserva, e stiamo lavorando per diffondere una cultura del pluralismo, dello stato di diritto, e per ricorrere alle regole stipulate negli accordi internazionali firmati dalla Palestina”.

Dal canto suo Hamas ha affermato di ritenere il presidente dell’Autorità palestinese, Mahmoud Abbas, pienamente responsabile per l’omicidio dell’attivista ed avversario politico Nizar Banat.

“Il movimento della resistenza islamica, Hamas, condanna fermamente l’omicidio da parte delle forze di sicurezza di Abbas dell’attivista ed oppositore politico, Nizar Banat, vice-capo della ‘Lista della Libertà e della Dignità’ alle elezioni legislative”, si legge in una nota.

E aggiunge che “questo crimine orchestrato e premeditato riflette le intenzioni ed il comportamento dell’autorità di Abbas e dei suoi servizi di sicurezza nei confronti del nostro popolo, degli attivisti dell’opposizione e degli oppositori politici”.

L’uccisione di Banat è diventata così il catalizzatore finale di un nuovo ciclo di proteste di piazza contro quella che molti palestinesi vedono come una classe dirigente corrotta, repressiva e inefficace contro l’occupazione israeliana.

Un cahier de doleance alimentato anche dalla cancellazione delle prime elezioni in 15 anni, a causa del divieto israeliano di celebrarle anche a Gerusalemme, e dalla escalation del mese scorso a Gaza.

“Penso che questa volta le proteste siano diverse a causa degli estremi pericoli che i palestinesi stanno affrontando” – ha affermato Mariam Barghouti, scrittrice e ricercatrice di Ramallah – “La risposta violenta è un chiaro messaggio che chiunque osi sfidare le ingiustizie dell’Autorità Palestinese, o eserciti il proprio diritto di chiedere altre politiche, rappresentanti e pratiche saranno attaccate, persino uccise, impunemente”.

Nonostante abbia visto diminuire drasticamente i consensi nella società palestinese, il presidente Abbas ha ancora un forte sostegno dei paesi occidentali, che vedono l’ANP come un’opzione migliore di Hamas e temono un vuoto di potere, se viene destabilizzata la Cisgiordania.

Fonte

26/06/2021

Palestina - Dure proteste per la morte di Nizar Banat arrestato dai servizi dell’ANP

Durissime proteste sono esplose a Ramallah e in altre località della Cisgiordania per la morte, poco dopo l’arresto, di Nizar Banat, un attivista oppositore del presidente dell’Anp Abu Mazen. La famiglia ha raccontato che i poliziotti palestinesi giunti ad arrestarlo lo hanno picchiato con violenza per vari minuti. Condotto in caserma ne è uscito morto.

Nizam Banat sulla sua pagina Facebook seguita da migliaia di persone ha rivolto più volte dure accuse ad Abu Mazen e all’Anp.

Sulla morte di Nizar il Fplp ha emesso un durissimo comunicato: “Il Fronte attribuisce la responsabilità dell’uccisione del militante e oppositore politico Nizar Banat all’ANP, morto dopo poche ore dal suo arresto da parte dei servizi di sicurezza [dell’ANP]”.

Il Fronte, dopo aver espresso cordoglio alla famiglia del militante politico e a tutto il popolo palestinese per questa perdita, aggiunge: “L’arresto e l’uccisione di Nizar Banat riapre nuovamente il dibattito sulla natura e la funzione dell’ANP e dei suoi servizi di sicurezza, e la sua costante violazione dei diritti democratici tramite la politica delle detenzioni, arresti e uccisioni; non dobbiamo tacere e far passare ciò che è accaduto”.

A seguito della notizia della formazione di una commissione d’inchiesta un dirigente del FPLP ha dichiarato quanto segue:

“Innanzitutto condanniamo chiaramente quanto annunciato dall’ANP, ossia la formazione di una commissione d’inchiesta supervisionata dalla stessa, e lo consideriamo un tentativo di celare le proprie responsabilità e far decadere la questione.

In secondo luogo non consideriamo l’ANP una parte neutrale in grado di formare una commissione d’inchiesta per questo crimine, essendone lei stessa colpevole e responsabile. Inoltre non crediamo che questo crimine necessiti di una commissione d’inchiesta; i suoi risvolti sono chiari come il sole a tutti, ciò che è richiesto è un processo rivoluzionario per i responsabili. In conclusione ci preme sottolineare che non ci placheremo finché tutti i complici di questo crimine pagheranno caro: il sangue del nostro popolo non è per noi di poco conto”
.

La vicenda sembra destinata ad acutizzare la divaricazione tra l’ANP e settori della società civile palestinese. Manifestazioni contro la morte di Nizar Banat si sono svolte a Ramallah ed in altre città della Cisgiordania.

Paradossalmente questo grave fatto avviene in un momento di enorme difficoltà per le autorità israeliane, uscite indebolite dagli scontri civili e militari dello scorso maggio contro la pulizia etnica a Gerusalemme che hanno coinvolto sia Gaza che Cisgiordania che le città annesse da Israele nel 1948.

Il corrispondente de Il manifesto, Michele Giorgio, segnala come le manifestazioni di protesta per la morte di Nizar vedono in piazza giovani laici, organizzazioni della sinistra e islamisti. In qualche modo il fatto viene usato da Hamas per dare una spallata ad Abu Mazen e Al Fatah, ma la stanchezza della popolazione palestinese e il blocco sociale legato alle strutture dell’ANP non inducono ancora alla destabilizzazione dell’autorità palestinese. Lo stesso Abu Mazen poi appare piuttosto limitato nei suoi poteri effettivi solidamente in mano agli apparati della sicurezza e del suo entourage.

Tra i palestinesi della diaspora in Italia la morte di Nizar Banat sta provocando una seria discussione. “Possiamo divergere da Nizar Banat in molte delle sue opinioni politiche e sociali, fino al contrasto; ma questo non ci impedisce di essere contrari alla sua morte, così come siamo contro ogni tipo di oppressione, insulto o arresto umiliante, se vengono accertati, e continueremo a batterci per la difesa della libertà di espressione di tutti” – commenta un attivista storico come Bassam Saleh – “Siamo tristi anche per coloro che sono emersi dal silenzio degli anni passati su altri oppositori morti, di altre fazioni; si sono svegliati ora e rilasciano dichiarazioni di condanna e denuncia, ancora prima che l’indagine giudiziaria faccia chiarezza. Siamo in attesa che la commissione di indagine faccia luce sulle cause della morte di Banat al più presto possibile, come prevede l’incarico della stessa commissione”.

Un altro esponente storico come Samir Al Qariouty scrive: “Vergogna ai responsabili chiunque siano. Vergogna a chi sta zitto in circostanze simili”.

Decisamente più severo il giudizio di Fawzi Ismail secondo cui: “Questo è il vero volto dell’ANP che prosegue imperterrita nella politica della “collaborazione di sicurezza” con l’occupazione sionista, che consegna informazioni sui chi resiste in Palestina ad Israele e che uccide senza remore chi decide di far sentire la propria voce”.

Comunque la si guardi è una brutta storia, purtroppo non è la prima.

Fonte