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Analisi, opinioni, fatti e (più di rado) arte da una prospettiva di classe.
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23/12/2023

Tel Aviv mente sulle immagini di uomini nudi e bendati in arresto

Le immagini di palestinesi seminudi che circolano da diversi giorni hanno sollevato preoccupazioni sulle procedure di arresto israeliane a Gaza e sulle violazioni dei diritti umani, oltre all’accusa di «trasferimento forzato di civili».

Come riporta il quotidiano The Guardian le immagini non rappresentano «la resa di alcuni guerriglieri di Hamas a seguito di uno scontro», ma il risultato «dei rastrellamenti condotti casa per casa dai militari di Tel Aviv nel nord della Striscia di Gaza, a Beit Lahia».

Non vengono dunque dall’area meridionale di Khan Younis dove Tel Aviv sostiene si trovi una roccaforte della leadership di Hamas. Quegli arresti sarebbero il tentativo degli israeliani di «obbligare i civili con la forza ad abbandonare le proprie abitazioni».

Lo scorso giovedì l’Associated Press ha pubblicato un rapporto sugli arresti dell’esercito di Tel Aviv che indica come centinaia di uomini palestinesi siano stati denudati, scalzi o inginocchiati.

Mentre altre immagini mostrano gruppi che marciano verso i campi di detenzione militari, dove molti civili hanno trascorso alcuni giorni, seminudi ed esposti alla fame e al freddo.

Per numerose Ong gli «arresti e le uccisioni sommarie» sono l’ennesimo gesto che rende evidente la «crudeltà di Tel Aviv contro civili inermi». Si legano all’accusa di crimini contro l’umanità presentata da Human Rights Watch e la richiesta di «un’indagine imparziale per indagare tortura e omicidio di civili a Gaza».

Tra gli arrestati ci sono decine di ragazzi di età compresa tra 10 e 13 anni, con testimonianze di torture anche nei confronti di anziani e di donne.

Rami Abdo, direttore dell’Ong Euro-Med Human Rights Monitor, ha indicato che «le forze israeliane stanno attuando uno sfollamento forzato contro i civili, commettendo orribili massacri, esecuzioni sul campo e arresti arbitrari che hanno coinvolto finora 1.200 civili».

Secondo le centinaia di testimonianze raccolte dall’Ong «numerosi civili sono stati utilizzati dall’esercito israeliano come scudi umani per assaltare case e tunnel sotterranei».

L’Ong ha osservato che, sebbene la comunità internazionale «denunci pubblicamente la politica di sfollamento forzato di Israele contro i civili nella Striscia di Gaza, Israele continua ad attuarla sul campo, il che equivale a un crimine di guerra», condannando fermamente le orribili violazioni avvenute durante gli arresti, inclusi pestaggi, arresti arbitrari e minacce di stupro di donne di fronte alle loro stesse famiglie.

Le testimonianze raccolte da Euro-Med Monitor confermano i rapporti pubblicati dal quotidiano israeliano Haaretz sulle «esecuzioni sul campo israeliane di detenuti di Gaza, con altri prigionieri morti dopo essere stati sottoposti a torture e maltrattamenti nel campo militare israeliano “Sde Teman”, situato tra Beersheba e Gaza, trasformato in una nuova prigione simile a Guantanamo», dove i detenuti sono rinchiusi in condizioni disumane.

Sempre riguardo alla violazione dei diritti umani nei confronti dei prigionieri palestinesi nelle carceri, la polizia israeliana afferma che 19 guardie carcerarie della prigione di Ketziot sono indagate per l’uccisione di un detenuto morto lo scorso 18 novembre a causa di «violenze subite in cella».

Una «prima ammissione di colpa» da parte di Tel Aviv riguardo ai sei prigionieri morti in carcere dal 7 ottobre a causa di «torture fisiche, psicologiche o privazione di cure e medicinali», secondo quanto denunciato dalla Società dei prigionieri palestinesi.

Addameer – un’organizzazione palestinese che monitora le condizioni di detenzione – indica «un aumento esponenziale delle violenze nelle carceri, con sistematiche incursioni notturne da parte dei reparti antisommossa».

Attualmente sono quasi «8mila i prigionieri nelle carceri israeliane», con oltre 2mila persone in detenzione amministrativa – senza un’accusa specifica – e alcune centinaia deportate illegalmente dalla Striscia di Gaza.

Fonte

11/12/2023

Gaza - Nessuna tregua sul campo. L’Onu non molla. Paesi europei chiedono cessate il fuoco, ma non l’Italia

Israele non mostrerà più le immagini dei palestinesi rastrellati a Gaza

Tzachi Hanegbi, il capo del Consiglio di Sicurezza Nazionale, afferma che non ci saranno ulteriori foto in circolazione di abitanti di Gaza che si arrendono alle truppe dell’IDF denudati e in mutande. Tali immagini sono circolate online negli ultimi giorni, suscitando indignazione per le procedure di arresto da parte delle truppe israeliane.

“Non serve a nulla”, dice Hanegbi di queste immagini in un’intervista alla radio Kan. “Penso che non vedrete mai più immagini come questa in futuro”.

Il Times of Israel scrive che alcune delle foto e dei video mostrano prove di essere stati prese da posizioni dell’esercito, e alcuni hanno ipotizzato che siano stati intenzionalmente fatti trapelare come parte di una campagna per spezzare il morale dei combattenti di Hamas.

Gaza - Abu Obeida ricompare in video. “Nessuna tregua agli occupanti”

Il portavoce delle Brigate Al Qassam, Abu Obeida, è ricomparso in video dopo alcuni giorni in cui sembrava scomparso.

Nel suo videomessaggio, piuttosto lungo, ha rivendicato gli episodi di resistenza e attacco dei combattenti palestinesi contro le truppe israeliane sia al nord che al sud di Gaza. “Abbiamo condotto diverse operazioni di qualità contro le forze d’invasione, che variano dall’organizzazione di imboscate, affrontandole con mitragliatrici, esplosivi individuali, aperture di tunnel con trappole esplosive e intrappolandole in trappole preimpostate, oltre alle operazioni dei cecchini (...)“Il ripetuto vantarsi del nemico di voler eliminare la Resistenza a Gaza è un obiettivo per il consumo interno da parte del pubblico di estrema destra”.

Ma ha parlato anche degli aspetti legati alle prospettive della prossima fase. “La tregua temporanea ha dimostrato la nostra veridicità e le menzogne del nemico, e ha dimostrato che nessuno dei prigionieri del nemico sarà rilasciato se non attraverso un processo di scambio” ha affermato Abu Obeida.

“Abbiamo dimostrato sia al nemico che all’amico il buon trattamento ricevuto dai prigionieri con noi, in contrasto con il trattamento sadico affrontato dai nostri prigionieri nelle prigioni dell’occupazione. Né Netanyahu, né il suo governo, né i sionisti alla Casa Bianca possono liberare un solo soldato nelle mani delle Brigate Al-Qassam, come dimostrato dalla fallita operazione di liberazione di un prigioniero sionista”.

L’ONU questa volta non si piega al veto statunitense

L’Assemblea generale delle Nazioni Unite si riunirà martedì inuna sessione speciale di emergenza per discutere il veto presentato dagli Stati Uniti alla risoluzione presentata all’ultima riunione del Consiglio di Sicurezza venerdì scorso, che chiedeva di fermare immediatamente il fuoco a Gaza. Il veto degli Stati Uniti, pur non essendo il primo utilizzato – quasi sempre per sostenere Israele – ha sollevato in questa occasione numerose critiche da parte del mondo musulmano, ma anche di Russia, Cina e Paesi africani e asiatici.

A seguito di una riforma delle procedure nel 2022, il presidente dell’Assemblea Generale dell’Onu può convocare una sessione straordinaria ogni volta che uno dei cinque membri permanenti del Consiglio di Sicurezza – Stati Uniti, Russia, Cina, Francia e Regno Unito – si avvale del proprio diritto di veto per impedire una delibera che altrimenti avrebbe ottenuto la maggioranza necessaria per essere approvata. Ben 13 dei 15 paesi presenti nel Consiglio di Sicurezza venerdì avevano votato a favore della risoluzione bloccata dal veto degli USA.

Lunga telefonata tra Netanyahu e Putin. Israele critica Mosca per le sue posizioni su Gaza

Netanyahu, alle 12.51 di ieri, ha lasciato prima del termine una riunione di gabinetto per parlare al telefono, per 50 minuti, con il presidente russo Vladimir Putin. La telefonata – la seconda tra i due leader dal 7 ottobre – arriva in un momento di forte tensione tra Israele e la Russia per la sua ferma posizione anti-israeliana assunta da Mosca e dopo che venerdì l’ambasciatore di Mosca ha votato a favore della risoluzione per il cessate il fuoco presentata nel Consiglio di Sicurezza dell’Onu ed ha espresso commenti duri contro Israele in sede di Nazioni Unite. Netanyahu ha criticato la Russia in particolare per la sua cooperazione con l’Iran definendola “pericolosa”.

L’agenzia russa ha commentato laconicamente che: “Il primo ministro ha espresso delusione per la posizione dei rappresentanti russi alle Nazioni Unite e in altre sedi internazionali su Israele”, ha detto Netanyahu, che ha criticato la pericolosa cooperazione della Russia con l’Iran”.

Putin era reduce da un viaggio in Medio Oriente e da incontri con i leader del Qatar e degli Emirati Arabi Uniti. Il primo perno decisivo delle trattative sullo scambio di prigionieri tra Israele e Hamas, il secondo promotore della risoluzione per il cessate il fuoco presentata alle Nazioni Unite.

Il ministro degli Esteri russo Sergei Lavrov ha ribadito ieri che non è accettabile che Israele usi l’attacco di Hamas del 7 ottobre come giustificazione per la punizione collettiva del popolo palestinese e ha chiesto un monitoraggio internazionale sul terreno a Gaza.

Quattro paesi europei tornano a chiedere il cessate il fuoco. Ma l’Italia non c’è

I governi di Spagna, Irlanda, Belgio e Malta vogliono che i leader dell’UE discutano della situazione a Gaza la prossima settimana e chiedano congiuntamente un cessate il fuoco umanitario duraturo che ponga fine alla guerra. La richiesta dei quattro paesi è stata anticipata in una lettera al presidente del Consiglio Europeo. I leader dei 27 paesi dell’UE si incontreranno il 14 e 15 dicembre a Bruxelles per discutere del sostegno all’Ucraina, della revisione del bilancio a lungo termine dell’UE. Ma anche la situazione in Medio Oriente è all’ordine del giorno. L’Italia non compare tra i firmatari della richiesta di cessate il fuoco a Gaza.

Al contrario, i ministri degli Esteri di Italia, Francia e Germania – Antonio Tajani, Catherine Colonna e Annalena Baerbock – hanno firmato una lettera congiunta indirizzata all’Alto rappresentante per la politica estera dell’UE Josep Borrell per sostenere la sua proposta di creare un regime sanzionatorio contro i dirigenti di Hamas e in solidarietà a Israele.

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08/12/2023

Oggi si discute del cessate il fuoco, nonostante Israele. A Gaza iniziati i rastrellamenti

Si discute del cessate il fuoco a Gaza, nonostante il no di Israele

Il Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite si riunirà oggi per un voto sulla sollecitazione di un immediato cessate il fuoco a Gaza, dopo che il capo delle Nazioni Unite Antonio Guterres ha preso la decisione straordinaria di invocare l’articolo 99 della Carta delle Nazioni Unite per indire il voto questa settimana.

Il segretario generale delle Nazioni Unite Antonio Guterres ha infatti invocato davanti al Consiglio di sicurezza l’uso dell’articolo 99 della Carta per “invocare un urgente cessate il fuoco” e così “scongiurare il drammatico collasso del sistema umanitario“. Guterres lo ha scritto anche in un post su X, chiarendo che è la prima volta dalla sua investitura, nel 2017, che invoca tale articolo, che dà al segretario generale il potere di “richiamare l’attenzione del Consiglio di Sicurezza su qualunque questione che, a suo avviso possa minacciare il mantenimento della pace e della sicurezza internazionale”.

L’articolo 99 della Carta ONU è forse uno degli strumenti formali più “influenti” nelle dinamiche complesse del Palazzo di Vetro, da trenta anni nessun segretario delle Nazioni Unite lo aveva utilizzato. Si tratta in poche parole della clausola utile a permettere il deferimento della questione in merito – la guerra Israele-Hamas – al Consiglio di Sicurezza ONU.

Furibonde e decisamente scomposte le reazioni di Israele. La linea di Guterres è un pericolo per la pace mondiale», ha attaccato il ministro degli Esteri israeliano Eli Cohen. Secondo l’ambasciatore di Israele all’ONU, Gilad Erdan, le decisioni prese dal segretario Guterres sono anche più gravi: «Il segretario generale ha toccato un nuovo record negativo morale. Ha deciso di attivare questa clausola rarissima solo perché gli consente di mettere pressione a Israele, che sta combattendo i naziterroristi di Hamas. E’ un’ulteriore prova che della deviazione morale del segretario generale e dei suoi pregiudizi verso Israele».

Il capo dell’ufficio politico di Hamas, Ismail Haniyeh, ha dichiarato all’emittente egiziana Al Qahera News che un’eventuale nuova fase di negoziati con Israele “è subordinata alla completa cessazione dell’aggressione israeliana contro la Striscia di Gaza”.

“Siamo pronti a riprendere i negoziati per lo scambio di tutti gli ostaggi nell’ambito di un accordo globale una volta cessate le aggressioni e i bombardamenti”, ha detto Haniyeh, aggiungendo: “Se l’occupazione israeliana cessasse completamente il fuoco e si ritirasse da tutti i territori di Gaza, a quel punto si potrebbero avviare negoziati, attraverso i nostri fratelli in Egitto e Qatar. I negoziati non sono possibili sotto il fuoco nemico”.

Israele ha confermato il suo categorico rifiuto di qualsiasi richiesta di cessate il fuoco, perché questo è nell’interesse del movimento di Hamas.

I combattimenti a Gaza

Osama Hamdan, un alto dirigente del movimento palestinese Hamas incontrando i giornalisti a Beirut, ha sottolineato come a Gaza il primo ministro di Israele, Benjamin Netanyahu, e le Forze di difesa israeliane (Idf) non hanno raggiunto alcun obiettivo politico o militare, e “non lo raggiungeranno mai”.

Hamdan ha affermato inoltre che il “numero reale” di militari israeliani uccisi e feriti da Hamas è “molto più alto” delle cifre dichiarate da Israele. Le autorità israeliane infatti affermano che sono 91 i militari morti durante l’operazione di terra nella Striscia di Gaza.

Tra questi, anche il sergente venticinquenne Gal Meir Eisenkot, figlio dell’ex capo di Stato maggiore Gadi Eisenkot, membro – quest’ultimo – dell’attuale governo di emergenza di Israele. Il portavoce militare ha poi fatto sapere che ci sono altri 4 soldati feriti in modo grave durante i combattimenti di ieri.

Feroci scontri sono in corso tra combattenti palestinesi e militari israeliani nella zona di Shujaiya, ma anche a Gaza City e Khan Younis.

L’agenzia israeliana Ynet riferisce che la 188ª Brigata corazzata israeliana, insieme alle Brigata Paracadutisti e alla Brigata Golani, sono in azione per il quarto giorno nel quartiere Shijaiyah di Gaza City, che è diventato il fulcro dei combattimenti più persistenti e difficili dalla ripresa delle operazioni di terra. Nell’ultimo giorno, ci sono stati più di 50 scontri nel quartiere con i combattenti palestinesi.

Le Brigate Al Qassam affermano di aver preso di mira le sale di comando dell’occupazione israeliana nell’asse meridionale di Gaza City con un sistema missilistico a corto raggio “Rajum” e di aver attaccato le forze di occupazione a nord di Khan Yunis con colpi di mortaio.

Un tunnel nell’area di Sheikh Radwan, non appena una pattuglia dell’esercito israeliano è avanzata verso il tunnel, è stato fatto esplodere insieme ai soldati, causando morti e feriti.

I rastrellamenti israeliani colpiscono nel mucchio

Secondo il giornale israeliano Haaretz decine di combattenti di Hamas si sono arresi all’esercito israeliano nel nord della Striscia di Gaza. Alcune foto in circolazione mostrano dei palestinesi seminudi e legati tenuti sotto tiro dai militari israeliani. Un ufficiale israeliano ha dichiarato al Times of Israel: “Noi fermiamo tutti e li interroghiamo tutti” riferendosi a tutti i maschi palestinesi che trovano sulla loro strada.

Anche una rapida occhiata alle diverse foto, però, rivela diverse “cose strane”. Quelle decine di uomini nudi e in mutande, esposti come trofei dell’Isis, assomigliano ben poco all’immagine dei guerriglieri appena usciti dalla battaglia. Sono di diverse età, alcuni anche con i capelli bianchi. Diversi sono sovrappeso, in generale ben poco “atletici”.

E infatti pochi minuti dopo la pubblicazione di molte foto e video da parte dell’ufficio stampa dell’Idf, una Ong – Euro-Mediterranean Human Rights Monitor, con sede a Ginevra – rivela che si tratta di ordinari civili, presi a casaccio tra le decine di migliaia in perenne fuga da un luogo all’altro della Striscia.

La prova provata – la pistola fumante” – arriva con l’identificazione, tra quei prigionieri, del giornalista palestinese Diaa Al-Kahlout, corrispondente della testata qatarina The New Arab, che era stato arrestato nella zona di Beit Lahya, nel Nord della Striscia di Gaza, insieme ad alcuni parenti.

Non che sia impossibile, in piena guerra, che gruppi di combattenti si arrendano. E’ la cosa più normale del mondo. Ma in pratica, tutta questa pseudo-notizia sui “miliziani che si arrendono a decine” si rivela niente di più che un’operazione di propaganda dell’Idf.

Con diversi messaggi rivolti all’opinione pubblica occidentale, sempre più schifata del genocidio in diretta commesso dall’esercito di Israele: “stiamo vincendo, e quindi si arrendono” (sottotesto: “quelli che non si arrendono, li ammazziamo tutti”), quindi “lasciateci finire il lavoro” (proprio come dice Blinken per conto degli Usa).

C’è però anche da notare che quei prigionieri sono stati fotografati in diverse condizioni e location (in strada, in un campo sterrato, a bordi di camion, ecc). Quindi dovrebbero esser rimasti nudi per parecchie ore, a dicembre, in un’area non molto distante dalle nostre latitudini.

Una “tecnica” subita anche dagli internati nei lager, e che viene ore applicata contro i palestinesi. Perché al freddo e al gelo molta gente morirà, ma di “morte naturale”, senza che i carnefici si sentano neanche ipoteticamente in colpa…

Cinque palestinesi uccisi in Cigiordania

Cinque palestinesi sono stati uccisi in scontri con le forze armate israeliane nel nord della Cisgiordania. L’agenzia di stampa palestinese Wafa riferisce che le forze israeliane hanno fatto irruzione nel campo profughi di al-Faraa, a nord di Nablus. Anche un numero imprecisato di persone sono rimaste ferite, dice Wafa.

L’Egitto mette in guardia Usa e Israele contro l’espulsione dei palestinesi da Gaza

Le autorità egiziane hanno messo in guardia Stati Uniti e Israele, affermando il tentativo di espellere i rifugiati palestinesi dalla Striscia di Gaza verso la penisola del Sinai comporterebbe “una rottura” nelle relazioni tra il Cairo e Gerusalemme. Le autorità egiziane vedono la guerra tra Israele e Hamas come una minaccia per la sicurezza nazionale, e stanno lavorando per impedire ai rifugiati palestinesi di fuggire dal conflitto, attraversare il confine e riversarsi in Egitto.

Il gioco sporco degli Stati Uniti

Gli Stati Uniti hanno ripreso i voli di droni su Gaza a sostegno di Israele. Lo ha annunciato un portavoce del Pentagono. I voli erano stati interrotti il mese scorso nell’ambito della tregua di una settimana tra Israele e Hamas. Ufficialmente i droni USA, alcuni dei quali partono dalla base di Sigonella in Italia, dovrebbero fornire informazioni sulla ricerca degli ostaggi israeliani ancora detenuti a Gaza. I fatti dimostrano cose diverse.

Il primo ministro israeliano Benjamin Netanyahu ha parlato al telefono ieri sera con il presidente degli Stati Uniti Joe Biden in merito all’operazione in corso a Khan Yunis, nel sud della Striscia di Gaza.

“Israele sta facendo “passi importanti per proteggere meglio i civili durante la sua offensiva nel sud di Gaza”. Ad affermarlo è stato il Segretario di Stato americano, Antony Blinken, in un’intervista alla Cnn.

A smentire le dichiarazioni di Blinken, secondo il Ministero della Sanità palestinese di Gaza, al 7 dicembre, 350 morti e 900 feriti sono arrivati negli ospedali di Gaza solo nelle ultime 24 ore.

Al Jazeera riferisce che 30 palestinesi sono stati uccisi in un raid israeliano nel quartiere di Daraj a Gaza e altri quattro palestinesi, tra cui un bambino, sono stati uccisi e altri sono rimasti feriti in un bombardamento israeliano di una casa nell’area di Wadi al-Salqa, nella Striscia di Gaza centrale. Altri 20 palestinesi sono stati uccisi in un bombardamento israeliano che ha preso di mira una casa della famiglia Houby nel campo di Shaboura a Rafah, a sud della Striscia di Gaza.

Il bilancio delle vittime palestinesi è salito a 17.177 e il numero dei feriti è salito a 46.000 dall’inizio della guerra a Gaza.

A Gerusalemme una marcia di estrema destra organizzata da kahanisti e ultranazionalisti ebrei è stata fermata sul nascere dalla polizia. La polizia afferma che la marcia ultranazionalista, che era stata approvata per attraversare il quartiere musulmano della Città Vecchia di Gerusalemme, è stata interrotta perché i manifestanti hanno violato i termini dell’accordo con la polizia di non avere cartelli e canti incendiari.

All’inizio della marcia erano esposti cartelli che dicevano: “Chiediamo vendetta”, “Una pallottola in testa a ogni terrorista”, “La coesistenza con il nemico è impossibile” e “Un D9 [bulldozer] sul Monte del Tempio è la vera vittoria”, il che implica che la Moschea di Al-Aqsa e il santuario della Cupola della Roccia dovrebbero essere demoliti.

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