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lunedì 9 luglio 2012

Silenzio parla lo spread


monti_spreadLe dichiarazioni di Mario Monti da Aix-en-Provence di domenica 8 luglio sono destinate, a modo suo, ad entrare nella storia della politica italiana. Perchè si tratta di affermazioni che hanno ottime possibilità di essere ripetute ogni volta che emergerà qualsiasi tipo di conflitto rispetto alle politiche di tagli promosse dall'esecutivo.
Cosa ha detto Monti? In sostanza ha criticato pubblicamente il presidente di Confindustria Squinzi, che aveva parlato di "macelleria sociale" in riferimento alla spending review appena approvata, e ha fatto riferimento alle prossime elezioni politiche. In entrambi i casi ha usato la stessa frase di censura "in questo modo si aumenta lo spread" (il differenziale di tassi tra bond italiani e tedeschi che ricade sul bilancio pubblico nazionale, quest'anno in misura del 16% in più rispetto all'anno precedente).
Un modo non del tutto nuovo ma stavolta molto deciso nel censurare le critiche: si paventa la punizione dei mercati internazionali, sotto forma di aumento dello spread, per chiunque metta a critica l'operato del governo. Compreso il presidente di Confindustria. E oltre a Squinzi, che per salvare almeno la versione al ribasso della concertazione si è appoggiato alla Cgil, anche il futuro governo è entrato nel mirino di Monti. L'incertezza delle elezioni, ha argomentato Monti, non fa che aumentare lo spread. Bisogna ricordare al presidente del consiglio che, nelle democrazie rappresentative, buona parte dei risultati elettorali hanno esiti incerti a meno di instaurare la pratica del candidato unico o di fare un colpo di stato.
E così il tentativo di rimettere in piedi la concertazione, da parte di Cgil e Confindustria, e il naturale fatto che le elezioni possano avere un esito incerto (alle elezioni vota la popolazione non l'indice Mibtel o il Dax di Francoforte) sono messi da Monti sotto il mirino di quelli che si chiamano investitori internazionali. Perché quando un presidente del consiglio dice che il presidente di confindustria o le elezioni "fanno salire lo spread" mostra, oltre al Financial Times sottobraccio alla camera, l'arma di pressione della finanza internazionale sul paese. Come è accaduto in Grecia alle ultime elezioni.
Questo per capirsi sul fatto che, nella fase attuale, persino il capitalismo associato (sotto Confindustria), la concertazione (che era il dispositivo istituzionale anni '90 pensato per disgregare salari e pensioni, mica il socialismo) e la democrazia borghese (tramite le elezioni) non servono al neoliberismo e al monetarismo. Quello di questi anni, visto che in passato si trattava di istituzioni che andavano benissimo. Oggi persino i padroni delle ferriere sono un problema per quelli degli algoritmi e dei grafici di borsa. Figuriamoci le elezioni che, per come sono storicamente congegnate, hanno pur sempre dato minimo risultati non incompatibili con i poteri forti.
Eppure lo spread sale per altri motivi, ben più consistenti delle critiche del presidente di Confindustria a Monti e persino di un risultato elettorale incerto: negli ultimi mesi i miliardi di euro trasferiti dall'Italia alla Germania, si contano nell'ordine delle centinaia. Altro che frasi che danneggiano lo spread: questo fenomeno alimenta il differenziale dei tassi di interesse tra Italia e Germania, che finisce nel debito pubblico, in modo strutturale e non facilmente reversibile. Ed accade perché l'attuale struttura dell'euro, che più che una moneta è un dispositivo di trasferimento di ricchezza dalla periferia al centro dell'Europa, è funzionale a questi processi. Specie in periodo di recessione globale.
Si tratta di fenomeni che Monti conosce benissimo, nel loro potenziale distruttivo per un'economia e una società, e proprio per questo lancia queste frasi. Nella convinzione che le vecchie strutture del capitalismo concertativo, di cui facevano parte Cgil e Confindustria, e persino quelle  della democrazia borghese non possano resistere nel duro contesto dei prossimi anni.
Ma se la concertazione, che è già stata liquidata con l'articolo 18, è un ricordo del passato, cosa sostituirà la democrazia borghese?
Qui il professor Monti potrebbe aver fatto il passo più lungo della gamba, chissà. Oppure vede più lontano di noi. Verso un futuro in cui un comportamento che danneggia lo spread verrà equiparato al terrorismo.

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