Presentazione


Analisi, opinioni, fatti e (più di rado) arte da una prospettiva di classe.
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21/07/2019

No Tav - La Digos, la noia e il cantiere fermo. Sulle denunce

La Questura di Torino fa fatica a buttar giù l’amara polpetta della decisione del tribunale del riesame che nella giornata di ieri ha scarcerato Giorgio, Andrea, Umberto e Mattia dopo le misure richieste dalla sempreverde pm Pedrotta per la mobilitazione nazionale del 2017 contro il G7 di Venaria. In questi atti i 4 venivano accusati di essere i leader della protesta, occulti organizzatori che però non agivano alcun comportamento materiale. Bastava la loro presenza a rafforzare gli “intenti criminosi” delle migliaia di giovani accorsi da tutta Italia contro un G7 della vergogna, offensivo verso chi ogni giorno combatte sfruttamento e precarietà.

Se ieri sera, infatti, la Questura aveva evidentemente deciso che ai due residenti in Valsusa, Giorgio e Andrea, non dovesse essere notificata la scarcerazione (con i carabinieri che alle 19.00 comunicavano ai legali che non avrebbero avuto personale fino alla sera successiva), han dovuto retrocedere dai loro intenti criminosi (si sarebbe trattato inoltre di ingiusta detenzione) a fronte dell’attenzione da subito destata in valle e delle numerose chiamate di protesta ricevute dalla caserma in questione.

Volevano probabilmente impedire loro di partecipare all’iniziativa organizzata dal Movimento No Tav insieme ai giovani da tutta Italia impegnati nel campeggio, cosa quindi non realizzata grazie alla scarcerazione e al fatto che poche ore dopo alcuni dei nostri erano già a Chiomonte, luogo naturale della lotta e della militanza No Tav.

Questo gesto, credibilmente, ha ulteriormente aumentato la loro frustrazione e stamattina, puntuali come degli orologi svizzeri, hanno dato annuncio per mezzo stampa (semper fidelis) del fatto che li hanno visti (con specifica di nome e cognome), che sono stati denunciati e con loro altri 50 giovani sui quali si scatenerà la furia questurina. Sempre tramite provvedimenti arbitrari ed extragiudiziari (vedi foglio di via), sempre con intenti intimidatori destinati a cadere nel vuoto.

Che triste canovaccio, una storia che si ripete e che racconta unicamente della frustrazione di grigi agenti che provano a crearsi un ruolo a fronte del fatto che il cantiere è fermo da oltre un anno e mezzo, grazie alla lotta quasi trentennale del movimento No Tav e nonostante tutti i loro sforzi. Non vi vola mosca. Non ci sono onori. Poche possibilità di carriera.

Ognuno si accontenta di quel che ha e di quel che può, noi continueremo a lottare per liberare la Valsusa da chi la vorrebbe un corridoio mangiasoldi. A loro il compito di inventarsi storie e regalare ai giornali dei “nemici pubblici”, ma nessuno più ci crede... che qualcuno glielo dica!

Avanti No Tav!

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01/02/2019

Salvini il pinocchio contestato dai No Tav


Si è svolto oggi nel tripudio di giornalisti la passerella elettorale del Ministro Salvini all’ex-cantiere di Chiomonte.

Sfidando la neve, un folto gruppo di notav era venuto venuto ad accoglierlo per chiedergli conto della palla più grossa nella storia delle palle TAV, quella sparata dal ministro pochi giorni fa quando ha affermato che ci sarebbero 24 miliardi di costi nel caso in cui la seconda linea Torino-Lione non venisse realizzata. Non c’è stato però niente da fare, Salvini è rimasto al caldo nascosto per tutta la mattinata dietro decine di agenti in assetto anti-sommossa che hanno anche caricato i notav (tra cui Nicoletta che ormai ha più di 70 anni) perché “avrebbero ricevuto una palla di neve”.

Un nervosismo degli agenti che la dice lunga sulla debolezza di tutto il sistema TAV di cui Salvini si candida ad essere garante come dimostrato da questa tappa al cantiere, ormai quasi obbligatoria per ogni politico che voglia rassicurare partiti, criminalità organizzata e imprenditoria sul fatto che il cambiamento è solo un brand elettorale e che gli interessi che contano saranno garantiti a ogni costo.

Una visita che si è trasformata in un ennesima fiera della menzogna con giochini di prestigio di bassa Lega. Salvini ha ripetuto la bugia dei 25 km di galleria già scavati, ha affermato una riduzione dei tempi di percorrenza che non viene neanche più propagandata da TELT mentre provava a far passare il cunicolo esplorativo per un tunnel in cui dovrebbe passare un treno.

Conosciamo la passione del ministro per i travestimenti e quindi ci permettiamo di consigliargliene due: un vestito da coniglio o un bel naso da pinocchio. Scegliesse lui quello che più gli s'addice dopo il triste spettacolo di oggi.

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03/10/2015

Botte e spintoni agli europarlamentari in visita al cantiere tav di Chiomonte


Quanto accaduto in questa due giorni valsusina di visita al cantiere tav Torino Lione da parte di un folto gruppo di europarlamentari rasenta la follia… o forse no. Partiamo con i fatti, da oggi, sabato 3 ottobre. Era in programma una visita congiunta di eurodeputati al cantiere, passando dal comune di Giaglione, andando verso la Val Clarea, lungo la strada percorsa dai proprietari dei terreni limitrofi alle recinzioni. L’appuntamento è pubblico, pubblicizzato da tempo attraverso i quotidiani, le televisioni e i social media, alle ore 9.30 partenza dalla piazza di Giaglione.

Si parte insieme, proprietari dei terreni, deputati, giornalisti e attivisti no tav. Dopo circa un’oretta di cammino ecco però la sorpresa (situazione assai comune però ai semplici cittadini), la strada è sbarrata, “problemi di ordine pubblico, non si passa”. Decine di poliziotti, un idrante e alcuni mezzi impediscono l’accesso alla Val Clarea, ben lontani dall’area recintata e occupata dal cantiere ma così è, impossibile proseguire. Alcuni tra i quali la deputata Fiorenza, la Beghin, Marco Valli e altri ancora chiedono spiegazioni, si presentano, spiegano le ragioni della visita, il pranzo in compagnia per loro preparato ma nulla. Il sostituto del prefetto è irremovibile, non si passa rispondendo addirittura che se una telefonata fosse stata fatta ieri… Citando articoli e norme tra le quali il diritto di libera circolazione, il ruolo ispettivo senza preavviso di cui gli eurodeputati dispongono (che non è un loro diritto ma un dovere istituzionale per la salute pubblica, la trasparenza e il controllo) decidono così di non fermarsi all’alt insolente delle forze di polizia italiane.

Così decine di persone vengono coinvolte in una carica, scaraventate a terra, eurodeputati compresi, e subiscono pressioni e calci. Alcuni ancora in questo momento stanno ricorrendo a cure mediche. Quello che purtroppo sembra essere una pratica quotidiana in valle di Susa ha oggi superato ogni tipo di limite. Al di sopra di ogni legge e di ogni decenza. Se poi estendiamo quanto accaduto oggi a quanto successo ieri e cioè al deragliamento del trenino che si muove all’interno del tunnel geognostico e che stava trasportando gli operai e i deputati raggiungiamo il ridicolo.

La verità ovviamente sta scritta tutta nei numeri, 26 mld di euro di progetto non trovano freni né ostacoli. Chi si frappone tra la ricchezza pubblica o debito che sia e chi la vuole incassare costruendo un’opera inutile va schiacciato. Una strana connivenza tra apparati dello stato, forze di polizia, magistratura e imprese di costruzione, tra politica ed economia. L’uno che protegge l’altro, assolutamente non lecito per nessuno, eurodeputati compresi fare domande o sollevare dubbi.

Un cantiere che sa sempre più di macina spremi denaro, protetto senza timore di nulla, né di legge né di opinione pubblica dai vari attori della commedia-tragedia Torino Lione, oggi un poliziotto che picchia sul campo, domani un giudice o un procuratore, poi magari un ministro, un capo di governo e molto altro ancora.

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13/09/2015

Chiomonte: anziani ma arzilli No Tav assaltano il cantiere. Nove fermi


Da sempre, magistratura, politica affaristica e media mainstream tentano di dimostrare che in Val Susa esisterebbe un movimento di cittadini onesti e tranquilli, rispettosi della legge anche se contrari all’alta velocità che devasta il loro territorio e poi una piccola minoranza di violenti, estremisti, black bloc che dir si voglia. Ci sarebbero i “No Tav buoni” (ma in democrazia si può dire tutto no? A condizione che non intralci il manovratore…) contro i ‘No Tav violenti e cattivi” insomma. I primi da blandire, i secondi da reprimere duramente a suon di cariche, arresti e condanne esemplari. Peccato che ogni qual volta il movimento No Tav nella sua interezza ha negli ultimi anni violato una legalità fatta ad uso e consumo degli speculatori e dei devastatori mettendo in prima piano la giustizia e la democrazia a fare le spese della democrazia siano stati indistintamente i giovani anarchici di Torino come le signore di Bussoleno o gli anziani di Venaus. Quando la protesta mette in discussione le priorità del potere non esistono più buoni e cattivi.

E sempre essere stato proprio questo il messaggio lanciato ieri notte da un piccolo gruppo di ‘pantere grige’, manifestanti tutti over 60 che hanno inscenato davanti al cantiere-fortino di Chiomonte una sonora e pirotecnica protesta, imitando simbolicamente quella attuata – con petardi e sassi lanciati contro le reti – sabato scorso e che ha portato all’arresto di ben otto giovani No Tav incarcerati e rimessi in libertà solo a metà settimana. Il carattere simbolico dell’iniziativa non deve essere però stato colto all’inizio dalle forze dell’ordine schierate come sempre in maniera massiccia a guardia del fortino, che hanno proceduto a fermare i nove anziani ma arzilli contestatori, per fortuna questa volta identificati ma poi rilasciati dalla polizia anche se dopo essere stati denunciati.

Comunque il messaggio – non è questione di età, la determinazione a bloccare la dannosissima e costosissima grande opera accomuna tanto i giovani quanto gli anziani abitanti della valle ed attivisti solidali – è passato visto che oggi vari media, anche se senza concedere troppo spazio – che non ci sono stati scontri e feriti, e se non c’è il “sangue” giornali e tv non si appassionano – titolano “anziani contro il Tav”.

Di seguito il comunicato pubblicato dal sito www.notav.info:



Ieri sera, poco dopo la mezzanotte un gruppo di no tav ha portato un nuovo attacco al cantiere del tunnel geognostico. Fuochi artificiali e petardi sono stati lanciati oltre le recinzioni. Un altro gruppo di attivisti invece ha chiuso con catene e lucchetti i cancelli per impedire alle forze di polizia di uscire. Dalle prime notizie che giungono sappiamo che i no tav fermati sono 9.  Comunichiamo subito che stanno tutti bene e che ora sono stati rilasciati. Dopo alcuni trascinamenti e strattoni iniziali, come per gli otto arrestati di sabato scorso, sono stati portati dalla polizia all’interno del cantiere per essere identificati. Da qui in avanti però arrivano i primi problemi per gli “operatori di sicurezza”. Dopo una gioia iniziale per aver portato a termine un’altra grande operazione qualche conto non torna più molto bene. Questa volta gli “arrestati” sono tutti over 60 con alcuni picchi che sfiorano gli 80. I giovani no tav invece sono al presidio di Venaus che attendono notizie e svegliano i genitori e gli avvocati nel pieno della notte. Dopo alcuni consulti, forse anche coinvolgendo la procura della repubblica di Torino le forze di polizia hanno così scelto di rilasciare tutti i fermati, nonostante l’azione sia stata identica a quella che ha portato sabato scorso all’arresto di otto giovani no tav. Troppo scomodo politicamente l’arresto di una persona anziana? O troppo scomodo ammettere che anche nove anziani possono fare alcuni km di sentieri, travisarsi, lanciare cosa vogliono all’interno del cantiere ed essere fermati solo perchè di loro iniziativa scelgono di non fuggire? La verità non la sapremo mai ma ad entrambe le nostre domande rispondiamo sì, è scomodo far vedere al mondo che in val di Susa resistono tutti e che tutti i soldi, milioni di euro ormai, spesi in infrastrutture di sicurezza (migliaia di metri di recinzioni) e forze di polizia sono inutili.
Dopo questa notte possiamo dirlo con certezza, tutti possono partecipare alla resistenza no tav!Per impedire un immenso spreco di denaro pubblico. Per impedire la devastazione di un territorio intero. Per destinare questa ricchezza o questi sforzi verso chi ne ha veramente bisogno. Dalle infrastrutture utili come le scuole alla messa in sicurezza idrogeologica per arrivare alle decine di migliaia di migranti che ogni giorno con difficoltà giungono in Europa.

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