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Analisi, opinioni, fatti e (più di rado) arte da una prospettiva di classe.
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04/08/2024

Venezuela - I golpisti volevano sequestrare alcuni osservatori internazionali, anche italiani

Dopo il rientro in Italia degli osservatori internazionali presenti alle elezioni in Venezuela, emergono particolari inquietanti sulle violenze di strada avvenute una volta chiuse le urne e dichiarato il risultato che ha visto la vittoria con il 51% di Nicolas Maduro.

La delegazione del Capitolo Italiano della Rete in Difesa dell’umanità (composta da Luciano Vasapollo, Rita Martufi e Salvatore Izzo, direttore di FarodiRoma) nella serata del 29 luglio e la mattina del 30 ha assistito personalmente a episodi di violenza come l’assalto ai bus degli osservatori internazionali e l’assedio ai loro hotel, con momenti di grande tensione nel corso dei quali sono stati esplosi colpi di pistola e lanciate pietre in direzione appunto delle delegazioni straniere e delle equipe di funzionari ministeriali e giovani stagisti che li hanno coadiuvati. La sensazione di essere oggetto di quell’inaudito tiro a segno ha ovviamente terrorizzato anche la delegazione italiana di REDH, anche se è riuscita a mantenere la calma.

L’impressione che si è avuta a caldo ha trovato ora conferma nelle indagini in corso: i golpisti volevano sequestrare alcuni osservatori di vari paesi (era stata preparata una lista di sette nella quale figurava anche il nome dell’italiano Vasapollo) e servirsene per un possibile scambio.

Come cittadini italiani Vasapollo, Martufi e Izzo hanno espresso il loro imbarazzo per la linea seguita del ministro degli esteri Antonio Tajani a nome del governo Meloni: invece di preoccuparsi dell’incolumità delle delegazioni straniere (europee e italiane comprese) che erano esposte a una situazione molto rischiosa e preoccupante, il capo della nostra diplomazia ha chiamato al telefono la Machado, pluripregiudicata e certamente mandante dei disordini.

Gli osservatori italiani rientrati hanno ricevuto una lettera dall’Ambasciata Venezuelana di Roma, che li ringrazia per il coraggio dimostrato nel loro servizio di sostegno al voto dei cittadini del Venezuela.

Il copione delle violenze di questi giorni in Venezuela è stato dunque lo stesso delle crisi indotte da queste violenze dopo le precedenti due elezioni presidenziali ed è evidente che vi sia una “sinergia” con le centrali di fakenews che operano per gettare discredito sul Chavismo, allontanare gli altri governi latino-americani da Caracas e rendere poi plausibili gli attacchi (per ora solo di tipo economico) da parte degli USA, che tuttavia non escludono un intervento militare.

Fonte

01/08/2024

Venezuela, torna il mostro del golpismo

In Venezuela stiamo assistendo al ritorno delle “guarimbas”, con la violenza, gli omicidi e la distruzione che le accompagnano. Non manca il classico accompagnamento mediatico, con il mainstream occidentale che ne canta le lodi nel tentativo di trasformare il terrorismo in pacifismo e il fascismo in una corrente di democrazia un po' vivace. Quello che sta accadendo in Venezuela però, nonostante i morti e i vandalismi golpisti, non porta con sé il consenso dei settori popolari, né tanto meno dei militari e delle agenzie di sicurezza. È un tentativo di golpe suave, attuato come da istruzioni di Washington, non ha nulla a che vedere con una protesta contro la lentezza delle elezioni.

Il ritardo nella trasmissione dei dati restanti (una parte minore) si deve all’attacco informatico (un DOS- Denial Of Service) lanciato dalla Macedonia del Nord con il preciso intento di bloccare il funzionamento delle trasmissioni di dati al CNE. Questo ha portato a un ritardo nel conteggio totale dei voti, consentendo ai complottisti di accusare il governo di frode. Blinken lancia la crociata, ma dimentica che negli Stati Uniti è successo molto di più e molto di peggio nella vittoria di Biden contro Trump.

Il fatto che la legge assegni al CNE trenta giorni di tempo per fornire i risultati sembra un dettaglio formale: da un lato si bruciano le schede elettorali e si verificano attacchi informatici, dall'altro si richiede a Caracas una velocità che non è stata richiesta a Washington o a qualsiasi altra capitale del mondo. Perché? Perché il golpe è una mossa rapida e secca: o si fa subito o non si fa.

La violenza di strada scatenata dal golpe di destra non è una protesta, né tanto meno una proposta. La storia della presunta vittoria dell'opposizione con il 70% (!) dei voti fa ridere il mondo intero, perché se il sistema di conteggio ha avuto problemi come possono le opposzioni avere i dati giusti? Si tratta di un falso sondaggio commissionato dagli Stati Uniti alla Edison Research, che è triplicemente legata alla CIA. Lo scopo era proprio quello di insinuare una vittoria certa della destra per poter parlare di brogli ove non fosse mai avvenuta. Ancora più divertente è il riconteggio. È talmente evidente che le due affermazioni sono false che i guarimberos corrono a bruciare i centri di conteggio delle schede, che dovrebbero piuttosto servire a dimostrare la maggioranza annunciata, giusto? Un esempio di autolesionismo?

Non c’è una richiesta di scoprire cosa sia successo, ma piuttosto per negare la sconfitta. Non c'è riconoscimento del risultato del voto, né degli organi preposti alla sua tutela e non c'è legittimazione del processo istituzionale che lo sancisce. Perché non si riconosce la democrazia, ma solo il suo simulacro mediatico a fini di convenienza, ovvero il ritorno della ricchezza del Paese nelle mani della sua borghesia parassitaria. Non si può comunque occultare una certa coerenza: come già Trump e Bolsonaro, anche la criminale Maria Corina Machado di fronte alla sconfitta evoca brogli e scatena la furia di piazza. È più forte di loro: la democrazia gli sta stretta perché gli interessi in gioco sono ampissimi.

Ma già nelle precedenti consultazioni, il copione della vittoria di chi ha perso e della sconfitta di chi ha vinto era evidente in tutta la sua comicità. La dimensione terroristica e golpista della destra latinoamericana emerge chiaramente. Gli ordini di Washington continuano, accentuati, a stabilire il rovesciamento dei governi non allineati con qualsiasi mezzo e in qualsiasi forma. Si contano amici e nemici, ma lo schermo parla da solo.

È la solita manifestazione di un modello di adesione alle regole del gioco democratico, che vengono rispettate in caso di vittoria ma rifiutate in caso di sconfitta. Dimostra come le elezioni non siano un modo per dare agli elettori la parola ma solo un'opportunità per silenziarli per un bel pezzo.

Ci sono due note importanti da sottolineare: la prima è l'ennesimo triste inginocchiamento di alcuni governi latinoamericani, illusi che leccando gli stivali dello Zio Sam possano avere un accesso privilegiato alla Corte. Si va dalla vergognosa posizione del Porteño psicopatico con tratti licantropici (a cui fortunatamente nessuno presta attenzione) a quella del Noboa proprietario di banane, che in poco tempo ha trasformato un Paese pacifico come l’Ecuador in uno dei luoghi più pericolosi del mondo, visto il tasso di criminalità. A loro si aggiungono i due fantocci della sinistra amata dalla destra, Boric e Arévalo, entrambi traditori del loro elettorato e prestanome delle rispettive forze armate.

Pensano in inglese e parlano in spagnolo per essere considerati partner affidabili di Washington, condizione necessaria (ma non sufficiente) per rimanere al potere. Arevalo in particolare, che ha vinto le elezioni grazie a un controverso conteggio dei voti, si sta dimostrando un piccolo Boric centroamericano. Forse è stato convinto dal suo amico Sergio Ramírez, che i colpi di Stato li invoca settimanalmente.

Si distingue l'atteggiamento servile e indegno di governi come quello panamense, costaricense e dominicano. Per non parlare della golpista peruviana Boluarte, sotto accusa per crimini di varia natura e a capo di un governo illegittimo che pretende la legittimità dagli altri.

Negativa è la posizione di Brasile e Messico, che sembrano ignorare l'impatto delle campagne statunitensi per il cambio di regime e sostengono decontestualizzando con neutralità il riconteggio dei voti, mancando così di rispetto alle istituzioni venezuelane. Non c'è nemmeno l'aritmetica a sostenere le perplessità, ma scandalizza la postura di neutralità tra una istituzione credibile e i golpisti. Lula, in particolare, è più deludente, proprio per aver dimenticato la sua elezione, quando Venezuela, Nicaragua e Cuba lo difesero dalle proteste per frode di Bolsonaro, non dissimili da quelle odierne di Maria Corina Machado.

Tutti sanno, e ancor più coloro che chiudono gli occhi, come quanti fanno finta di essere imparziali, che in Venezuela si è consumata, come era prevedibile e previsto, un'altra avventura di disperati golpisti latinoamericani. Stanno giocando sporco e senza vergogna. Insomma, lo stesso film dell'orrore che era già apparso sugli schermi venezuelani qualche anno fa si ripete, arricchito ancora di più, come in Nicaragua nel 2018. Va in scena uno spettacolo in cui la destra compete solo sul terreno della forza, senza nemmeno l'apparente intenzione di farlo sul piano della proposta politica. L'idea che trionfa - per citare Gramsci - è quella del sovversivismo delle classi dirigenti, ovvero quella della costante ricerca da parte dei poteri forti di un modello autoritario che dalla sua genesi e per tutto il suo sviluppo deve avere nel primato della violenza il suo elemento caratterizzante.

Un'altra sconfitta per Washington

L'impatto globale del voto venezuelano mette in seria difficoltà gli obiettivi degli Stati Uniti nella regione. Per questo hanno cercato fino all'ultimo di minare il processo elettorale, cercando con ogni mezzo di evitare una battuta d'arresto politica alle loro ambizioni di riconquista.

L'invocazione di presunti brogli non rappresenta una reale minaccia per il governo (che non è né addormentato né distratto e controlla tutto il Paese), ma serve a realizzare l'ultimo passo del piano di destabilizzazione, fornendo l'elemento necessario affinché gli Stati Uniti non riconoscano il risultato elettorale. Riperpetuando, sconfitta dopo sconfitta, l'ennesima idiozia che si ostinano a chiamare, pomposamente, politica estera. Una sola cosa rimane certa: con il 51,20% dei voti, Nicolás Maduro Moro ha vinto le elezioni presidenziali venezuelane. Una vittoria importante che ora, a urne chiuse e conti fatti, misura tutto il suo valore oltre che il suo peso.

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30/07/2024

Venezuela - La destra vuole rovesciare il risultato elettorale. Voci su un tentato golpe

Questa mattina il Consiglio Nazionale Elettorale (CNE) ha proclamato lunedì Nicolás Maduro presidente del Venezuela per il periodo 2025-2031 ma l’opposizione di destra ha rifiutato l’esito delle elezioni e ha dato vita a violente proteste con l’obiettivo di rovesciare il risultato delle urne.

Al momento almeno tre persone sono morte e 44 sono risultate ferite nel corso degli scontri verificati nella notte in diversi punti del Venezuela.

Il ministro del Potere Popolare dei Trasporti, Ramón Celestino Velásquez Araguayán, ha respinto gli atti di vandalismo da parte dei fascisti incaricati di María Corina Machado che hanno bruciato un treno nella città di Guacara, nello stato di Carabobo.

Il presidente del Venezuela, Nicolás Maduro, ha denunciato oggi gli atti di violenza nell’ambito del tentato colpo di Stato nel paese, da parte dell’estrema destra venezuelana di fronte al mancato riconoscimento dei risultati elettorali.

“Abbiamo assistito a una serie di eventi, più di 100 attacchi terroristici violenti”, ha sottolineato, incolpando l’estrema destra per questi attacchi.

“Questo è il risultato di un piano che avevo denunciato”, ha detto Maduro denunciando anche che il governo degli Stati Uniti è dietro questo piano.

“Dietro questo piano ci sono i gringos. Lo sono sempre stati. Prima, durante e dopo Guaidó.

“Il piano era noto prima, durante e dopo il 28 luglio, perché l’estrema destra ha fatto tutto il possibile per uno scenario violento di sabotaggio avanzato dei servizi pubblici come l’elettricità e per provocare la sospensione delle elezioni”, ha affermato il presidente venezuelano.

Ad una domanda su cosa sarebbero in grado di fare se vincessero le elezioni, Maduro ha detto che l’ultradestra globale ha organizzato un colpo di Stato contro il Venezuela.

Il presidente ha affermato che quasi il 90% delle persone catturate in queste ore sono in un alto stato di tossicodipendenza e hanno armi, mentre ha detto che sono state date istruzioni per andare a cercare e catturare i gruppi armati.

“In larga misura si tratta di gruppi criminali, con ordini precisi su dove attaccare. Stanno cercando di prendere questo punto per iniziare un’escalation di guarimba e noi non lo permetteremo”, ha sottolineato Maduro.

Il leader venezuelano ha avvertito come alcune persone non siano consapevoli di questo e cioè “che queste persone hanno un piano violento, una cosiddetta nuova rivoluzione colorata, una cospirazione e un’escalation di violenza per andare a uccidere le persone: per perseguitare, bruciare vive le persone, picchiare”.

Ha anche detto che conoscono il “modo operativo” con cui agisce la destra, ricordando che è quello che “è stato usato per il colpo di Stato dell’aprile 2002, per la prima guarimba del 2004, per le azioni di Capriles dopo le elezioni e per le guarimbas del 2014”.

Nicolás Maduro ha detto che “è obbligato come capo di Stato e come leader a dire la verità al popolo”.

D’altra parte, ha detto che la destra ha fatto tutto “il possibile per sospendere le elezioni”. Per raggiungere questo obiettivo, ieri “hanno attaccato ferocemente in due punti strategici del sistema elettrico per un blackout alle 12 e alle 8 di notte. Hanno bruciato il materiale elettorale, hanno bruciato i veicoli, hanno bruciato i trasporti pubblici di Transcaracas. Sono venuti con tutto il loro odio”. I nazisti perseguitano i socialisti, ha sottolineato.

A livello internazionale, Maduro ha sottolineato che coloro che ora stanno mettendo in discussione il risultato elettorale sono gli stessi che hanno sostenuto i precedenti tentativi di forzare il cambiamento politico.

“È la stessa estrema destra fascista che è stata cartellizzata oggi, l’intera estrema destra fascista, il gruppo Vox in Spagna; Álvaro Uribe Vélez, Iván Duque della Colombia, il nazista fascista sociopatico di (Javier) Milei; (ex presidente brasiliano Jair) Bolsonaro, la stessa estrema destra e gli stessi gruppi guidati dall’impero nordamericano che stanno provando la stessa operazione”.

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23/04/2017

Venezuela. La destra scatena la caccia ai medici cubani

L’opposizione venezuelana ricorre ormai sistematicamente al modello del “vittimismo aggressivo” per denunciare una repressione da parte del governo Maduro smentita però dai fatti. La "Marcia del silenzio" organizzata ieri dall’opposizione, ha potuto sfilare in gran parte della città di Caracas in totale tranquillità, guidata da alcuni dei principali leader della destra venezuelana, e accompagnati dalla polizia venezuelana che non è intervenuta.

Le bande della destra appaiono invece scatenate nelle medesime strade di Caracas. Incoraggiati da un sistema mediatico che a livello internazionale ne occulta le brutalità, i gruppi armati dell’opposizione – le famigerate guarimbas – stanno dando vita ad una caccia all’uomo contro i medici cubani presenti negli ospedali del paese. Il ministro degli Esteri venezuelano Delcy Rodriguez ha denunciato che “bande armate ingaggiate dall’opposizione hanno attaccato un ospedale pediatrico dove erano ricoverati 54 bambini”. Nell’ospedale pediatrico Hugo Chavez ubicato nel quartiere El Valle di Caracas, gli attaccanti erano alla ricerca di medici cubani che prestano servizio, e la violenza dell’attacco ha costretto il personale all’evacuazione dei piccoli ricoverati. In Venezuela operano centinaia di medici cubani nel quadro della operazione “Milagro” di sostegno al sistema sanitario del paese.

I leader della MUD continuano a chiedere elezioni anticipate in Venezuela, ma il Cne (Consiglio Naziionale Elettorale) ha definito un programma che fissa le elezioni per i governatori, alla fine del primo semestre del 2017, e per i sindaci, alla fine di quest’anno. Le elezioni presidenziali del Venezuela si svolgono ogni 6 anni. Le ultime, 2013, hanno visto come vincitore il presidente uscente Nicolás Maduro per il mandato 2013-2019.

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02/10/2015

Il Pd con la destra fascista in Venezuela


Con una mozione, il partito di Renzi offre sostegno all'aspirante Pinochet venezuelano in violazione della sovranità del paese

Leggiamo a pag. 13 del Corriere della Sera di oggi di una mozione presentata dai deputati socialisti Marco Di Bello, Leilo Di Gioia, con i deputati del Pd Roberto Rampi, Gea Schirò, Walter Verini, Salvatore Piccolo, Luigi Lacquaniti, Massimiliano Manfredi, Emiliano Minnucci. Si chiede testuale al governo italiano di impegnarsi «ad adottare con urgenza ogni iniziativa utile» perché vi sia una «soluzione positiva» per Leopoldo Lopez e gli altri “prigionieri politici” in Venezuela. Lopez condannato a quasi 14 anni in un processo «additato da gran parte del mondo come un atto di persecuzione politica da parte del governo di Nicolas Maduro».

«Additato da gran parte del mondo come un atto di persecuzione politica da parte del governo di Nicolas Maduro». Per "gran parte del mondo", in mancanza di una risoluzione Onu in materia, il Pd, e la stampa di regime che ha montato la questione, considera più o meno questi paesi da prendere sicuramente a modello.

In un periodo storico in cui Mahmoud Abujoad Frarjah, 29 anni, nato a Gerusalemme, è stato rapito dalle forze di occupazione israeliane il 9 settembre scorso al ponte di Allenby e rappresenta l'ennesimo prigioniero politico palestinese; in un periodo storico in cui Ali Mohammed al-Nimr, 21 anni, sarà giustiziato per crocifissione senza aver avuto difesa legale per aver partecipato all'età di 17 anni a proteste contro il governo saudita – governo responsabile di finanziare ed equipaggiare il terrorismo nonché della carneficina di 2500 civili in Yemen (dati Onu) nel silenzio più totale; in un periodo storico in cui il regime americano, responsabile della distruzione pianificata della vita di milioni di persone all'estero, porta avanti una carneficina anche all'interno, con la polizia del paese che uccide, rapporto di ThinkProgress.com, un cittadino ogni 6,5 ore – 70 volte di più che ogni altra forza dell'ordine di un paese sviluppato – e con la popolazione carceraria maggiore del pianeta con 2,3 milioni di cittadini, perlopiù afroamericani ed ispanici; ebbene in questa fase storica, il Pd decide di concentrarsi ed offrire il suo sostegno alla causa della destra fascista e sovversiva venezuelana. Del resto, anche a Latina, e prima ancora con il colpo di stato filo-nazista in Ucraina, la maschera del partito era ormai venuta giù.

Ma chi è Leopoldo Lopez? L'aspirante Pinochet venezuelano come ha scritto correttamente Fabio Marcelli.

Dal Blog di Marcelli

Ma chi è Leopoldo Lopez? Si tratta del capo della fazione più estrema dell’opposizione venezuelana, quella che ha tentato, senza ovviamente riuscirci, la carta dell’insurrezione armata contro il legittimo governo di Maduro.

La parola d’ordine era la cacciata con la forza di tale governo. Provocare incidenti e caos per dare modo a qualche attore, interno o esterno, di intervenire. Perseguita in modo sicuramente velleitario, anche per l’evidente indisponibilità di attori (qualche generale rimbambito in pensione, gli Stati Uniti che hanno altre gatte da pelare) ma con un pesante saldo di oltre quaranta vittime, in buona parte funzionari della sicurezza, militanti chavisti e semplici passanti.

Come ho già avuto occasione di scrivere, non credo che nessun governo al mondo sarebbe disposto a tollerare un’opposizione del genere senza reagire, che trascende di gran lunga il piano del legittimo confronto democratico delle idee per porsi su quello dello scontro violento. Lopez ha tentato questa carta, senza riuscirci. Si aspettava forse che l’ordinamento giuridico del Venezuela avrebbe lasciato correre? Se lo avesse fatto, si sarebbe certamente coperto di ridicolo. Uno Stato di diritto è tale anche perché è in grado di rispondere con l’arma della giustizia penale alla sovversione politica aperta, come a qualsiasi altro crimine.

Immaginatevi un Berlusconi o un Salvini che incitano le folle a cacciare via a forza un Prodi o un D’Alema, o viceversa. Si tratta di evenienza talmente remota da destare addirittura il sorriso (anche se a dire il vero qualche buffonata in questo senso è stata a suo tempo tentata da Berlusconi). In Venezuela non è stata una buffonata, ci sono stati oltre quaranta morti. Tutti sulla coscienza di Lopez, compresi i giovani che ha mandato allo sbaraglio.

Leopoldo Lopez è il principale responsabile delle Guarimabas.

Che cosa sono le Guarimbas? Sempre per chi, purtroppo, continua ad informarsi tramite quei media di regime con cui il Pd può scrivere in una mozione alla Camera che Lopez è «additato da gran parte del mondo come un atto di persecuzione politica da parte del governo di Nicolas Maduro», le Guarimbas sono questo:



e questo:



e questo:



Quindi parliamo di attività sovversiva contro un governo costituzionale e democraticamente eletto. Leopoldo Lopez per il suo comportamento criminale, per fare solo alcuni esempi, sarebbe stato sulla sedia elettrica negli Stati Uniti, lapidato e crocefisso in Arabia Saudita, mentre in Italia avrebbe avuto almeno 30 anni di galera con il regime del carcere duro del 41 bis. In Venezuela, i tribunali sovrani e costituzionali del paese hanno condannato l'attività sovversiva del recidivo Leopoldo Lopez – già beneficiario di un provvedimento di indulto da parte dell'ex presidente del Venezuela Hugo Chavez per un altro tentativo di colpo di stato che al Pd deve essere sfuggito –  a meno di 14 anni di reclusione.

Ma chi è che secondo voi ha finanziato Leopoldo Lopez e gli altri terroristi della destra fascista venenzuelana e che muove ogni decisione di politica estera del Pd?

Dall'articolo su JacobinMag di Alexander Main e Dan Beeton che abbiamo tradotto in settimana avete tutte le risposte:

America Latina e Wikileaks: l'assalto sovversivo degli Usa.

All'inizio dell'estate scorsa, il mondo ha guardato con intrepida attesa la Grecia cercare di resistere all'ennesimo diktat neoliberale. Atene ha fallito e si è piegata. Dopo il referendum indetto dal governo di Tsipras sul programma di austerità, la Banca centrale europea ha ristretto la liquidità per le banche greche, aggravando la recessione, e, nonostante il voto popolare, la Germania e i creditori europei hanno sovvertito la democrazia e imposto la sottomissione totale alla loro agenda neo-liberale.

Negli ultimi 15 anni, tuttavia, un combattimento similare contro il neo-liberalismo è stato portato avanti da un intero continente, perlopiù al di fuori dell'opinione pubblica. Nonostante Washington abbia cercato all'inizio di distruggere il dissenso, utilizzando le stesse tecniche subdole usate contro la Grecia, la resistenza dell'America Latina all'agenda neo-liberale ha avuto successo. Questa battaglia epica trova ora una ricostruzione completa attraverso il cablaggio dei documenti del Dipartimento americano grazie a WikiLeaks.  Alexander Main & Dan Beeton, nel presentare il loro libro The WikiLeaks Files: The World According to US Empire, offrono un'interessante ricostruzione su JacobinMag.

Il neo-liberismo, sostengono i due autori, è stato imposto in America Latina prima che il regime di Berlino, Bruxelles e Francoforte umiliassero la democrazia in Grecia. Attraverso la coercizione (le rigorose condizionalità dei “Chicago Boys”), gli Stati Uniti sono riusciti a diffondere l'austerità fiscale, la deregolamentazione, “il libero commercio”, la privatizzazione e la distruzione del settore pubblico nella regione a partire dalla metà degli anni '80. L'esito fu simile a quello della Grecia: crescita stagnante, aumento della povertà, declino delle condizioni di vita per milioni di persone e una serie di nuove opportunità per gli investitori internazionali e le multinazionali. La storia si ripete.

All'inizio la ribellione contro questo sistema fu occasionale, spontanea e non organizzata. Ma poi i candidati contro il regime neo-coloniale e neo-liberale iniziarono a vincere le elezioni e determinare uno shock per la politica estera americana. E, incredibile per come viviamo la politica in Europa, ad attuare le promesse elettorali di redistribuzione sociale e riduzione della povertà.
Dal 1999 al 2008, questi candidati hanno vinto le elezioni in Venezuela, Brasile, Argentina, Uruguay, Bolivia, Honduras, Ecuador, Nicaragua e Paraguay. Molta della storia degli sforzi del governo americano di sovvertire l'ordine democratico di questi paesi e imporre nuovamente il regime neo-liberale sono ora di dominio pubblico grazie al cablaggio di Wikileaks dell'ultima fase di George W. Bush e l'inizio della presidenza Obama. Supporto materiale e strategico, proseguono i due autori, è offerto ai gruppi di opposizione, alcuni violenti ed anti-democratici. I cablaggi dipingono anche un quadro vivido della Guerra fredda ideologica degli emissari americani e mostrano il chiaro tentativo di utilizzare le misure coercitive utilizzate recentemente contro la Grecia.

Leopoldo Lopez è uno dei tanti burattini di questo meccanismo sovversivo finanziato dagli Stati Uniti e di cui il Pd dimostra per l'ennesima volta di fare da stampella.

P.s.
Da Caracas arriva il video delle condizioni disumane cui è costretto a vivere il terrorista Leopoldo Lopez. Se il Pd al potere si occupasse delle violazioni gravi dei diritti umani della popolazione carceraria italiana invece di interferire nelle decisioni sovrane di altri paesi liberi ed indipendenti, il mondo sarebbe sicuramente un posto migliore.



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