Presentazione
Analisi, opinioni, fatti e (più di rado) arte da una prospettiva di classe.
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01/05/2019
Venezuela - Sconfitto nuovamente il golpe. Il popolo salva il popolo
In Venezuela ancora una volta è il popolo che scende in strada a difendere sé stesso e il proprio governo dal golpe orchestrato a Washington ed eseguito dal burattino Guaidó.
Il golpe è stato sconfitto. Leopoldo López, Juan Guaidó e gli altri golpisti sono in fuga, alla ricerca di nascondigli. Mentre il popolo in massa è sceso in piazza davanti a Miraflores per difendere Maduro, il golpista Lopez si è rifugiato nell’ambasciata spagnola. Altri golpisti si sono rifugiati nell’ambasciata cilena. Alcuni militari disertori sono invece segnalati presso la sede diplomatica brasiliana.
Come il 13 aprile 2002, anche stavolta la “unión civico-militar” si mostra una forza decisiva. Hanno provato di nuovo a spaccare le Forze Armate, hanno fallito. Hanno provato a costruire una mobilitazione reazionaria del Popolo ma hanno fallito.
L’attenzione per la giornata di oggi è massima. Ci sono le manifestazioni per il 1 Maggio e la destra potrebbe approfittarne per fare vittime e provocazioni. In particolare si monitorano gli aeroporti, soprattutto fuori da Caracas, dove i golpisti potrebbero tentare azioni per consentire l’atterraggio di elicotteri con mercenari armati provenienti da fuori il Venezuela.
Di fronte all’ennesimo tentato golpe in Venezuela, emergono ancora una volta le convergenze trasversali di chi in Italia sostiene i golpisti. Quelli che dichiarano di essere diversi e in competizione tra loro, in realtà pensano le stesse cose e appartengono allo stesso campo: quello della subalternità all’imperialismo.
In un tweet il presidente del PD Paolo Gentiloni si schiera con i golpisti fascisti in Venezuela. Si aggiunge così alle altre due scimmiette di Trump che hanno già parlato: Tajani e Salvini.
Dei tre Gentiloni è sicuramente il peggiore, perché poi chiederà voti “per battere la destra”, mentre lui e il PD stanno con Trump, Bolsonaro ed i golpisti fascisti.
“Ha ragione Gentiloni, bisogna scegliere da che parte stare e noi stiamo con il Venezuela di Chavez e Maduro, con il popolo che lotta contro i fascisti servi dei ricchi e delle multinazionali e contro il PD che sta con loro, per questo mai più con il PD” dichiara in una nota Giorgio Cremaschi di Potere al Popolo.
Fonte
30/04/2019
Venezuela - Nuovo tentativo di golpe, già sventato
Senza tregua, l’imperialismo statunitense continua a cercare di rovesciare con mezzi violenti il legittimo governo di Nicolas Maduro.
Juan Guaidò ha chiamato alla “sollevazione” i militari presentandosi nei pressi de La Carlota, base dell’aviazione venezuelana, attorniato da militari armati con fucili – secondo un piano palesemente preparato – proclama quello che di fatto è un colpo di stato, invitando la gente a scendere per strada.
Vicino a lui uno dei peggiori protagonisti della storia politica recente del paese, quel Leopoldo Lopez (accusato di numerosi crimini) che i militari golpisti stanotte hanno prelevato dalla residenza dov’era detenuto agli arresti domiciliari, assumendosi così la responsabilità di rimettere in strada un criminale.
Il governo, con un tweet di Jorge Rogriguez, ha avvisato la popolazione per informarla che le forze regolari hanno già provveduto a “disattivare” il gruppo di traditori. E smentisce che la base aerea sia stata “presa” dai golpisti.
“Nessuna installazione militare è stata violata nel paese, sono per strada nel distributore di Altamira e stiamo dirigendo le operazioni dalla base aerea di La Carlota”, ha spiegato poi Diodado Cabello, presidente dell’Assemblea Nazionale Costituente.
Allo stesso modo, il governo nazionale ha invitato il popolo venezuelano a trasferirsi a Miraflores per respingere il tentativo di colpo di stato.
All’inizio di questo martedì il vicepresidente della comunicazione, Jorge Rodríguez, ha riferito che un gruppo di soldati si trovava nel distributore di Altamira, nella parte orientale di Caracas, per promuovere un colpo di stato insieme all’estrema destra.
Il Venezuela è stato sottoposto negli ultimi mesi a un assedio internazionale che ha incluso il sostegno degli Stati Uniti all’autoproclamazione come presidente ad interim del deputato dell’opposizione Juan Guaidó, che è stato denunciato come un continuo colpo del governo nazionale.
Le autorità delle diverse istituzioni dello Stato hanno stabilito una posizione di rifiuto del tentato colpo di stato.
Fonte
02/08/2017
Venezuela. Il Tribunale Supremo di Giustizia spiega gli arresti di Lopez e Ledezma
“Arrestati gli ‘oppositori’ di Maduro”. I media occidentali riportano la notizia, danno parola soltanto ai familiari degli arrestati (ma del resto avete mai visto sui giornali un’intervista a Maduro o qualcun altro dei ministri del governo?), e si dimenticano di spiegare la ragione di questi arresti. Se non altro, per correttezza professionale minima, anche continuando a criticare, se si vuole.
Sulle ragioni di questi arresti – tecnicamente una revoca degli arresti domiciliari – colma la lacuna la televisione RT, con un servizio qui tradotto da L’Antidiplomatico.
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Il Tribunale Supremo di Giustizia venezuelano ha revocato gli arresti domiciliari e deciso per il ritorno al carcere degli oppositori Leopoldo López e Antonio Ledezma per “non aver adempiuto alle condizioni imposte affinché si mantenessero gli arresti domiciliari”.
Il passato 31 luglio, due tribunali di controllo a Caracas, hanno revocato le misure concesse a entrambi dopo aver accertato il non rispetto delle condizioni imposte dalla giustizia per l’ottenimento degli arresti domiciliari.
Inoltre, secondo informazioni dell’intelligence venezuelana, entrambi gli oppositori avevano un piano di fuga “per il quale e con l’urgenza del caso si sono immediatamente attivati i procedimenti corrispondenti”, ha dichiarato il Tribunale Supremo di Giustizia in un comunicato.
Secondo il Tribunale Supremo di Giustizia, le condizioni imposte a Lopez non gli permettevano di realizzare nessun tipo di proselitismo politico a causa della sua sentenza che prevede la “squalifica politica”.
Leggi: Violenza golpista in Venezuela: video mostra responsabilità di Leopoldo López
Lopez ha, al contrario, attraverso le reti sociali non riconosciuto il governo di Nicolás Maduro e il risultato delle passate elezioni per l’Assemblea nazionale Costituente.
Nel caso di Ledezma, il Tribunale aveva imposto come condizioni l’obbligo di astenersi da emettere dichiarazioni su qualunque mezzo, condizione che non ha rispettato, e per questo le sono state revocati gli arresti domiciliari.
Uno dei mediatori del governo con l’opposizione, Jorge Rodriguez, ha spiegato in una conferenza stampa dello scorso lunedì che Leopoldo López si era formalmente impegnato alla pace per ottenere gli arresti domiciliari. “Fu l’unica cosa che gli hanno chiesto. Non mantiene la parola. E’ un essere umano senza onore”, ha affermato Rodríguez.
Secondo quest’ultimo, la rottura dell’impegno con la Commissione Verità, organo creato da Maduro per investigare sui crimini commessi durante le violenze dell’opposizione e aprire un dialogo con quest’ultima, si deve ad una diatriba interna con il dirigente oppositore radicale Henrique Capriles Radonski. “Tra Leopoldo Lopez e Capriles c’è una lotta molto forte, e se Lopeza avesse mantenuto la sua parola e avesse invocato un percorso di pace come promesso,Capriles lo avrebbe definito un traditore e sarebbe stato lui ad appropriarsi del bottino della violenza dell’opposizione”, ha concluso Rodriguez.
FONTE: RT
(Traduzione de l’Antidiplomatico)
Fonte
19/07/2017
La matematica inventata del “referendum” della destra venezuelana. Cose che neanche le primarie del PD...
In occasione del plebiscito illegale e non previsto dalla Costituzione celebrato nella giornata di domenica dalla MUD si sono visti brogli macroscopici, che forse al lettore italiano ricorderanno qualcosa: le primarie del Partito Democratico.
Questo articolo esce in contemporanea su Contropiano e L’Antiplomatico.
Brogli e menzogne. Questo il filo rosso che lega l’insana alleanza tra l’opposizione golpista venezuelana e il Partito Democratico.
In occasione del plebiscito illegale e non previsto dalla Costituzione celebrato nella giornata di domenica dalla MUD si sono visti brogli macroscopici, che forse al lettore italiano ricorderanno qualcosa: le primarie del Partito Democratico. La competizioni elettorali interne del partito di Renzi puntualmente segnate da brogli.
Vale a dire 1 voto ogni minuto e 5 secondi per ogni cabina elettorale, comprese le operazioni di identificazione. Siamo ai confini della realtà.
Uno dei leader dell’opposizione, Henrique Capriles, aveva dichiarato che «la proiezione sulla partecipazione per il 16 luglio è di 11 milioni di persone».
In realtà, nonostante i comprovati brogli, il dato sulla partecipazione si è attestato a 7.186.170 elettori, che rappresentano appena il 37.3% del corpo elettorale.
L’ex presidente del Consiglio Nazionale Elettorale, Jorge Rodríguez, ha spiegato che il numero reale dei votanti è stato di 2.395.390 persone, perché l’opposizione ha moltiplicato per tre i voti delle persone a cui ha sommato i 930.000 voti nulli.
Rodríguez ha inoltre fatto notare che l’opposizione ha dichiarato il voto di 693.000 residenti all’estero, quando nel registro elettorale vi sono solamente 101.000 persone.
Un esempio di irregolarità? Una persona è riuscita a votare ben 17 volte in seggi diversi. In una conferenza stampa con i responsabili del processo elettorale organizzato dall’opposizione, un giornalista ha chiesto se questo fosse possibile.
La risposta di uno dei responsabili, Benjamin Scharifker, è stata affermativa.
Le preguntan a "rector" de la consulta de la MUD si es posible que alguien votase 17 veces. "Pudiera haber ocurrido", responde.. pic.twitter.com/EZgPUT4lBw— bruno sgarzini (@brunosgarzini) July 17, 2017
Forse basta solo questo dato a squalificare un plebiscito illegale che ha l’unico scopo di giungere alla formazione di un governo parallelo e impedire l’installazione dell’Assemblea Nazionale Costituente, voluta da Maduro per superare con la pace e il dialogo le tensioni create dall’opposizione golpista.
Il plebiscito della MUD, viste anche le analogie, ha lo stesso valore delle primarie farlocche organizzate dal Partito Democratico.
Quanto sta accadendo in Venezuela è uno scenario visto e rivisto nella storia recente. Ex Jugoslavia, Iraq, Libia, Siria. Anche se il parallelo forse più corretto è quello con l’Ucraina del colpo di stato del febbraio del 2014. A Caracas, come a Kiev, le premesse del golpe sono state prodotte dalle corporazioni mediatiche e il fascismo storico (in Ucraina sono neo-nazisti dichiarati, in Venezuela sono “guerriglieri di Dio” che combattono con i scudi crociati come al tempo delle crociate e danno alle fiamme chavisti e neri) si è presto mischiato con il fascismo moderno, quello delle corporazioni finanziarie che in nome della produttività, competitività e flessibilità distruggono diritti sociali, Welfare e libertà. Olio di ricino tradizionale e olio di ricino moderno (austerità): il cocktail più micidiale di oggi è un pericolo non solo per Ucraina e Venezuela, ma per tutto il mondo.
L’obiettivo in Venezuela è chiaro: trasformare il paese in una nuova Siria e prendere possesso delle riserve di petrolio e oro più grandi al mondo. Il PD (e purtroppo il nostro governo a quanto pare) come in Ucraina sono dalla parte del fascismo finanziario e di quello storico. Intanto l’Italia, paese allo sbando, discute in Parlamento di un ‘golpe’ organizzato da Maduro con l’Assemblea Costituente (sic!) mentre vengono tessute le lodi del golpista Leopoldo Lopez, sulla cui coscienza pesano i 43 morti causati nel 2014 dal piano eversivo ‘La Salida’.
Fonte
07/10/2015
"Su Leopoldo Lopez prendete un abbaglio". Lettera aperta ad Amnesty International
Le redazioni di quattro testate che si occupano storicamente di America Latina, hanno scritto questa lettera aperta ad Amnesty International.
Signor Riccardo Noury,
Portavoce e responsabile della comunicazione di Amnesty International Italia
Abbiamo appreso con sconcerto la presa di posizione della sua organizzazione nei riguardi della vicenda che ha portato alla reclusione del politico venezuelano Leopoldo López. Nel documento diffuso il 10 settembre scorso da Erika Guevara-Rosas, Direttrice per le Americhe di Amnesty International, denunciate la mancanza d'indipendenza del potere giudiziario della Repubblica Bolivariana del Venezuela; accusa grave accompagnata da queste forti dichiarazioni di Guevara-Rosas: «Le accuse nei confronti di López non sono mai state completamente provate e la sua condanna è chiaramente basata su motivi politici. Il suo unico 'reato' è stato quello di essere il leader di un partito di opposizione. López non avrebbe mai dovuto essere arrestato. Lo consideriamo un prigioniero di coscienza e chiediamo li suo rilascio immediato e incondizionato».
Riteniamo questa posizione assunta dalla sua organizzazione inaccettabile, perché mistificatoria e fortemente ingiusta nei confronti dei familiari delle vittime delle 'guarimbas' che pretendono verità e giustizia. Persone a cui hanno strappato per sempre l'affetto dei propri cari, determinate nel chiedere - insieme a chi è rimasto menomato - che i responsabili dei fatti violenti che hanno insanguinato il Venezuela nel 2014, vengano condannati e paghino per i delitti commessi.
A lei e alla sua organizzazione rammentiamo le parole pronunciate dai rappresentanti del 'Comitato Vittime delle Guarimabas e del Golpe Continuado' in audizione lo scorso giugno davanti al Parlamento Europeo: «Il tema dei diritti umani non può essere utilizzato per giustificare e legittimare azioni che costituiscono veri e propri atti di violenza e delitti. La comunità internazionale non può essere tratta in inganno sulle vere intenzioni che hanno mosso i dirigenti e i partiti politici quando organizzarono le manifestazioni violente da febbraio a giugno del 2014». Parole chiare, che provengono da chi ha avuto la vita stravolta da quei tragici eventi.
Visto che definite Leopoldo López «prigioniero di coscienza», desideriamo altresì ricordarvi che il fondatore del partito Voluntad Popular è stato condannato a 13 anni e 9 mesi di reclusione in quanto responsabile di crimini quali l'incendio doloso (art. 343 del Codice Penale), l'istigazione alla violenza (art. 285 del Codice Penale), danneggiamenti alla proprietà pubblica (art. 83, 473 e 474 del Codice Penale), e associazione a delinquere (art. 37 del Codice Penale), con l'aggravante di aver infranto la Legge Organica contro il Crimine Organizzato e il Finanziamento al Terrorismo quando con la destabilizzazione delle piazze l'opposizione cercò di provocare il rovesciamento del legittimo Presidente Maduro, nell'ambito di un piano apertamente golpista denominato 'La Salida'.
La richiesta proveniente dalla sua organizzazione di rilascio immediato e incondizionato per Leopoldo López, oltre a violare la sovranità della Repubblica Bolivariana del Venezuela, rappresenta un insulto per le vittime degli atti violenti organizzati dall'opposizione venezuelana, come spiegato dalla portavoce del 'Comitato Vittime delle Guarimabas e del Golpe Continuado' Desiree Cabrera: «Quando viene richiesta la liberazione di Leopoldo López, Daniel Ceballos e altre persone detenute per i crimini commessi negli atti violenti, classificati come ‘prigionieri politici’, viene violato il nostro diritto alla giustizia».
Ci chiediamo, e chiediamo a voi: è possibile definire un «prigioniero di coscienza» chi ha convocato, appoggiato e guidato le azioni violente che hanno lasciato sul selciato 43 morti e 878 feriti, oltre ad aver provocato perdite incalcolabili derivanti dalla distruzione di infrastrutture destinate alla garanzia dei diritti umani su tutto il territorio nazionale?
Si può ritenere «prigioniero di coscienza» chi ha appoggiato e permesso che un gruppo di militari della Forza Armata Nazionale prendesse Piazza Altamira a Caracas per trasformarla in 'territorio liberato' e farla fungere come piattaforma mediatica da cui lanciare gli appelli alla disobbedienza istituzionale e a un Colpo di Stato?
Noi la risposta la conosciamo e per questo di fronte a una ignobile campagna di diffamazione internazionale a cui voi prestate il fianco, non abbiamo alcun dubbio e ci schieriamo dalla parte della Repubblica Bolivariana del Venezuela e del 'Comitato Vittime delle Guarimabas e del Golpe Continuado'. Al golpista Leopoldo López, aspirante Pinochet in salsa venezuelana, preferiamo Elvis Durán, giovane lavoratore morto nell’impatto con una delle guayas, lasciando orfana una bambina di 7 anni, e così, altri uomini e donne che hanno pagato a caro prezzo le conseguenze delle azioni violente verificatesi in Venezuela.
Se lei ha veramente intenzione di onorare fino in fondo la sua missione a tutela dei diritti umani che dice di perseguire, la invitiamo a non lasciare inascoltate le richieste di quelle persone che si sono riunite nel 'Comitato Vittime delle Guarimabas e del Golpe Continuado' per chiedere giustizia rispetto ai crimini commessi da Leopoldo López.
Contropiano
L'AntiDiplomatico
Latino America e tutti i sud del mondo
Nuestra America
Fonte
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Signor Riccardo Noury,
Portavoce e responsabile della comunicazione di Amnesty International Italia
Abbiamo appreso con sconcerto la presa di posizione della sua organizzazione nei riguardi della vicenda che ha portato alla reclusione del politico venezuelano Leopoldo López. Nel documento diffuso il 10 settembre scorso da Erika Guevara-Rosas, Direttrice per le Americhe di Amnesty International, denunciate la mancanza d'indipendenza del potere giudiziario della Repubblica Bolivariana del Venezuela; accusa grave accompagnata da queste forti dichiarazioni di Guevara-Rosas: «Le accuse nei confronti di López non sono mai state completamente provate e la sua condanna è chiaramente basata su motivi politici. Il suo unico 'reato' è stato quello di essere il leader di un partito di opposizione. López non avrebbe mai dovuto essere arrestato. Lo consideriamo un prigioniero di coscienza e chiediamo li suo rilascio immediato e incondizionato».
Riteniamo questa posizione assunta dalla sua organizzazione inaccettabile, perché mistificatoria e fortemente ingiusta nei confronti dei familiari delle vittime delle 'guarimbas' che pretendono verità e giustizia. Persone a cui hanno strappato per sempre l'affetto dei propri cari, determinate nel chiedere - insieme a chi è rimasto menomato - che i responsabili dei fatti violenti che hanno insanguinato il Venezuela nel 2014, vengano condannati e paghino per i delitti commessi.
A lei e alla sua organizzazione rammentiamo le parole pronunciate dai rappresentanti del 'Comitato Vittime delle Guarimabas e del Golpe Continuado' in audizione lo scorso giugno davanti al Parlamento Europeo: «Il tema dei diritti umani non può essere utilizzato per giustificare e legittimare azioni che costituiscono veri e propri atti di violenza e delitti. La comunità internazionale non può essere tratta in inganno sulle vere intenzioni che hanno mosso i dirigenti e i partiti politici quando organizzarono le manifestazioni violente da febbraio a giugno del 2014». Parole chiare, che provengono da chi ha avuto la vita stravolta da quei tragici eventi.
Visto che definite Leopoldo López «prigioniero di coscienza», desideriamo altresì ricordarvi che il fondatore del partito Voluntad Popular è stato condannato a 13 anni e 9 mesi di reclusione in quanto responsabile di crimini quali l'incendio doloso (art. 343 del Codice Penale), l'istigazione alla violenza (art. 285 del Codice Penale), danneggiamenti alla proprietà pubblica (art. 83, 473 e 474 del Codice Penale), e associazione a delinquere (art. 37 del Codice Penale), con l'aggravante di aver infranto la Legge Organica contro il Crimine Organizzato e il Finanziamento al Terrorismo quando con la destabilizzazione delle piazze l'opposizione cercò di provocare il rovesciamento del legittimo Presidente Maduro, nell'ambito di un piano apertamente golpista denominato 'La Salida'.
La richiesta proveniente dalla sua organizzazione di rilascio immediato e incondizionato per Leopoldo López, oltre a violare la sovranità della Repubblica Bolivariana del Venezuela, rappresenta un insulto per le vittime degli atti violenti organizzati dall'opposizione venezuelana, come spiegato dalla portavoce del 'Comitato Vittime delle Guarimabas e del Golpe Continuado' Desiree Cabrera: «Quando viene richiesta la liberazione di Leopoldo López, Daniel Ceballos e altre persone detenute per i crimini commessi negli atti violenti, classificati come ‘prigionieri politici’, viene violato il nostro diritto alla giustizia».
Ci chiediamo, e chiediamo a voi: è possibile definire un «prigioniero di coscienza» chi ha convocato, appoggiato e guidato le azioni violente che hanno lasciato sul selciato 43 morti e 878 feriti, oltre ad aver provocato perdite incalcolabili derivanti dalla distruzione di infrastrutture destinate alla garanzia dei diritti umani su tutto il territorio nazionale?
Si può ritenere «prigioniero di coscienza» chi ha appoggiato e permesso che un gruppo di militari della Forza Armata Nazionale prendesse Piazza Altamira a Caracas per trasformarla in 'territorio liberato' e farla fungere come piattaforma mediatica da cui lanciare gli appelli alla disobbedienza istituzionale e a un Colpo di Stato?
Noi la risposta la conosciamo e per questo di fronte a una ignobile campagna di diffamazione internazionale a cui voi prestate il fianco, non abbiamo alcun dubbio e ci schieriamo dalla parte della Repubblica Bolivariana del Venezuela e del 'Comitato Vittime delle Guarimabas e del Golpe Continuado'. Al golpista Leopoldo López, aspirante Pinochet in salsa venezuelana, preferiamo Elvis Durán, giovane lavoratore morto nell’impatto con una delle guayas, lasciando orfana una bambina di 7 anni, e così, altri uomini e donne che hanno pagato a caro prezzo le conseguenze delle azioni violente verificatesi in Venezuela.
Se lei ha veramente intenzione di onorare fino in fondo la sua missione a tutela dei diritti umani che dice di perseguire, la invitiamo a non lasciare inascoltate le richieste di quelle persone che si sono riunite nel 'Comitato Vittime delle Guarimabas e del Golpe Continuado' per chiedere giustizia rispetto ai crimini commessi da Leopoldo López.
Contropiano
L'AntiDiplomatico
Latino America e tutti i sud del mondo
Nuestra America
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02/10/2015
Il Pd con la destra fascista in Venezuela
Con una mozione, il partito di Renzi offre sostegno all'aspirante Pinochet venezuelano in violazione della sovranità del paese
Leggiamo a pag. 13 del Corriere della Sera di oggi di una mozione presentata dai deputati socialisti Marco Di Bello, Leilo Di Gioia, con i deputati del Pd Roberto Rampi, Gea Schirò, Walter Verini, Salvatore Piccolo, Luigi Lacquaniti, Massimiliano Manfredi, Emiliano Minnucci. Si chiede testuale al governo italiano di impegnarsi «ad adottare con urgenza ogni iniziativa utile» perché vi sia una «soluzione positiva» per Leopoldo Lopez e gli altri “prigionieri politici” in Venezuela. Lopez condannato a quasi 14 anni in un processo «additato da gran parte del mondo come un atto di persecuzione politica da parte del governo di Nicolas Maduro».
«Additato da gran parte del mondo come un atto di persecuzione politica da parte del governo di Nicolas Maduro». Per "gran parte del mondo", in mancanza di una risoluzione Onu in materia, il Pd, e la stampa di regime che ha montato la questione, considera più o meno questi paesi da prendere sicuramente a modello.
In un periodo storico in cui Mahmoud Abujoad Frarjah, 29 anni, nato a Gerusalemme, è stato rapito dalle forze di occupazione israeliane il 9 settembre scorso al ponte di Allenby e rappresenta l'ennesimo prigioniero politico palestinese; in un periodo storico in cui Ali Mohammed al-Nimr, 21 anni, sarà giustiziato per crocifissione senza aver avuto difesa legale per aver partecipato all'età di 17 anni a proteste contro il governo saudita – governo responsabile di finanziare ed equipaggiare il terrorismo nonché della carneficina di 2500 civili in Yemen (dati Onu) nel silenzio più totale; in un periodo storico in cui il regime americano, responsabile della distruzione pianificata della vita di milioni di persone all'estero, porta avanti una carneficina anche all'interno, con la polizia del paese che uccide, rapporto di ThinkProgress.com, un cittadino ogni 6,5 ore – 70 volte di più che ogni altra forza dell'ordine di un paese sviluppato – e con la popolazione carceraria maggiore del pianeta con 2,3 milioni di cittadini, perlopiù afroamericani ed ispanici; ebbene in questa fase storica, il Pd decide di concentrarsi ed offrire il suo sostegno alla causa della destra fascista e sovversiva venezuelana. Del resto, anche a Latina, e prima ancora con il colpo di stato filo-nazista in Ucraina, la maschera del partito era ormai venuta giù.
Ma chi è Leopoldo Lopez? L'aspirante Pinochet venezuelano come ha scritto correttamente Fabio Marcelli.
Dal Blog di Marcelli
Ma chi è Leopoldo Lopez? Si tratta del capo della fazione più estrema dell’opposizione venezuelana, quella che ha tentato, senza ovviamente riuscirci, la carta dell’insurrezione armata contro il legittimo governo di Maduro.
La parola d’ordine era la cacciata con la forza di tale governo. Provocare incidenti e caos per dare modo a qualche attore, interno o esterno, di intervenire. Perseguita in modo sicuramente velleitario, anche per l’evidente indisponibilità di attori (qualche generale rimbambito in pensione, gli Stati Uniti che hanno altre gatte da pelare) ma con un pesante saldo di oltre quaranta vittime, in buona parte funzionari della sicurezza, militanti chavisti e semplici passanti.
Come ho già avuto occasione di scrivere, non credo che nessun governo al mondo sarebbe disposto a tollerare un’opposizione del genere senza reagire, che trascende di gran lunga il piano del legittimo confronto democratico delle idee per porsi su quello dello scontro violento. Lopez ha tentato questa carta, senza riuscirci. Si aspettava forse che l’ordinamento giuridico del Venezuela avrebbe lasciato correre? Se lo avesse fatto, si sarebbe certamente coperto di ridicolo. Uno Stato di diritto è tale anche perché è in grado di rispondere con l’arma della giustizia penale alla sovversione politica aperta, come a qualsiasi altro crimine.
Immaginatevi un Berlusconi o un Salvini che incitano le folle a cacciare via a forza un Prodi o un D’Alema, o viceversa. Si tratta di evenienza talmente remota da destare addirittura il sorriso (anche se a dire il vero qualche buffonata in questo senso è stata a suo tempo tentata da Berlusconi). In Venezuela non è stata una buffonata, ci sono stati oltre quaranta morti. Tutti sulla coscienza di Lopez, compresi i giovani che ha mandato allo sbaraglio.
Leopoldo Lopez è il principale responsabile delle Guarimabas.
Che cosa sono le Guarimbas? Sempre per chi, purtroppo, continua ad informarsi tramite quei media di regime con cui il Pd può scrivere in una mozione alla Camera che Lopez è «additato da gran parte del mondo come un atto di persecuzione politica da parte del governo di Nicolas Maduro», le Guarimbas sono questo:
e questo:
e questo:
Quindi parliamo di attività sovversiva contro un governo costituzionale e democraticamente eletto. Leopoldo Lopez per il suo comportamento criminale, per fare solo alcuni esempi, sarebbe stato sulla sedia elettrica negli Stati Uniti, lapidato e crocefisso in Arabia Saudita, mentre in Italia avrebbe avuto almeno 30 anni di galera con il regime del carcere duro del 41 bis. In Venezuela, i tribunali sovrani e costituzionali del paese hanno condannato l'attività sovversiva del recidivo Leopoldo Lopez – già beneficiario di un provvedimento di indulto da parte dell'ex presidente del Venezuela Hugo Chavez per un altro tentativo di colpo di stato che al Pd deve essere sfuggito – a meno di 14 anni di reclusione.
Ma chi è che secondo voi ha finanziato Leopoldo Lopez e gli altri terroristi della destra fascista venenzuelana e che muove ogni decisione di politica estera del Pd?
Dall'articolo su JacobinMag di Alexander Main e Dan Beeton che abbiamo tradotto in settimana avete tutte le risposte:
America Latina e Wikileaks: l'assalto sovversivo degli Usa.
All'inizio dell'estate scorsa, il mondo ha guardato con intrepida attesa la Grecia cercare di resistere all'ennesimo diktat neoliberale. Atene ha fallito e si è piegata. Dopo il referendum indetto dal governo di Tsipras sul programma di austerità, la Banca centrale europea ha ristretto la liquidità per le banche greche, aggravando la recessione, e, nonostante il voto popolare, la Germania e i creditori europei hanno sovvertito la democrazia e imposto la sottomissione totale alla loro agenda neo-liberale.
Negli ultimi 15 anni, tuttavia, un combattimento similare contro il neo-liberalismo è stato portato avanti da un intero continente, perlopiù al di fuori dell'opinione pubblica. Nonostante Washington abbia cercato all'inizio di distruggere il dissenso, utilizzando le stesse tecniche subdole usate contro la Grecia, la resistenza dell'America Latina all'agenda neo-liberale ha avuto successo. Questa battaglia epica trova ora una ricostruzione completa attraverso il cablaggio dei documenti del Dipartimento americano grazie a WikiLeaks. Alexander Main & Dan Beeton, nel presentare il loro libro The WikiLeaks Files: The World According to US Empire, offrono un'interessante ricostruzione su JacobinMag.
Il neo-liberismo, sostengono i due autori, è stato imposto in America Latina prima che il regime di Berlino, Bruxelles e Francoforte umiliassero la democrazia in Grecia. Attraverso la coercizione (le rigorose condizionalità dei “Chicago Boys”), gli Stati Uniti sono riusciti a diffondere l'austerità fiscale, la deregolamentazione, “il libero commercio”, la privatizzazione e la distruzione del settore pubblico nella regione a partire dalla metà degli anni '80. L'esito fu simile a quello della Grecia: crescita stagnante, aumento della povertà, declino delle condizioni di vita per milioni di persone e una serie di nuove opportunità per gli investitori internazionali e le multinazionali. La storia si ripete.
All'inizio la ribellione contro questo sistema fu occasionale, spontanea e non organizzata. Ma poi i candidati contro il regime neo-coloniale e neo-liberale iniziarono a vincere le elezioni e determinare uno shock per la politica estera americana. E, incredibile per come viviamo la politica in Europa, ad attuare le promesse elettorali di redistribuzione sociale e riduzione della povertà.
Dal 1999 al 2008, questi candidati hanno vinto le elezioni in Venezuela, Brasile, Argentina, Uruguay, Bolivia, Honduras, Ecuador, Nicaragua e Paraguay. Molta della storia degli sforzi del governo americano di sovvertire l'ordine democratico di questi paesi e imporre nuovamente il regime neo-liberale sono ora di dominio pubblico grazie al cablaggio di Wikileaks dell'ultima fase di George W. Bush e l'inizio della presidenza Obama. Supporto materiale e strategico, proseguono i due autori, è offerto ai gruppi di opposizione, alcuni violenti ed anti-democratici. I cablaggi dipingono anche un quadro vivido della Guerra fredda ideologica degli emissari americani e mostrano il chiaro tentativo di utilizzare le misure coercitive utilizzate recentemente contro la Grecia.
Leopoldo Lopez è uno dei tanti burattini di questo meccanismo sovversivo finanziato dagli Stati Uniti e di cui il Pd dimostra per l'ennesima volta di fare da stampella.
P.s.
Da Caracas arriva il video delle condizioni disumane cui è costretto a vivere il terrorista Leopoldo Lopez. Se il Pd al potere si occupasse delle violazioni gravi dei diritti umani della popolazione carceraria italiana invece di interferire nelle decisioni sovrane di altri paesi liberi ed indipendenti, il mondo sarebbe sicuramente un posto migliore.
Fonte
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