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14/10/2026

Elezioni anticipate? Non prima di febbraio. L’ipoteca della Corte Costituzionale

Sono trenta i ricorsi pronti a essere depositati il 26 ottobre alla Corte Costituzionale contro la legge-truffa elettorale. Quando il Melonellum entrerà in vigore, novantanove avvocati che si sono coordinati tra loro presenteranno i ricorsi finora sottoscritti da circa cinquecento ricorrenti.

La contestazione della nuova legge elettorale ruota intorno a sei profili di incostituzionalità:

  1. il premio di maggioranza;
  2. il legame tra i risultati delle due Camere;
  3. la modalità di assegnazione dei seggi;
  4. il mancato rispetto della parità di genere;
  5. l’indicazione obbligatoria del candidato presidente del Consiglio;
  6. le firme quadruplicate da raccogliere per le liste che non sono già presenti in Parlamento.

Un’eventuale pronuncia della Corte Costituzionale sui ricorsi potrebbe arrivare già a febbraio. I ricorsi di incostituzionalità verranno presentati in una trentina di Tribunali civili italiani e saranno depositati appena la legge entrerà in vigore, ossia quindici giorni dopo la pubblicazione in Gazzetta Ufficiale. In sostanza, i firmatari chiederanno l’accertamento di una lesione del diritto di voto legato alla riforma.

Difficile dunque che prima di quella data – anche in caso di incidenti di percorso nella maggioranza – possano essere convocate le elezioni anticipate.

Una volta che saranno depositati i ricorsi, i tribunali dovrebbero adottare un procedimento semplificato con cui si prevede che il giudice possa fissare l’udienza dopo 40 giorni per ascoltare le ragioni del ricorso. A quel punto si riserverà di decidere e, se lo riterrà, emetterà un’ordinanza in cui solleva una questione di legittimità costituzione davanti alla Consulta.

L’ordinanza dovrà poi essere notificata alle parti interessate – a partire dal presidente del Consiglio dei ministri – ed entro 20 giorni dalla notifica il presidente della Consulta potrebbe già fissare l’udienza nei successivi 20 giorni. L’obiettivo “è che la pronuncia della Corte arrivi nei tempi utili” per le elezioni.

La Corte Costituzionale, potrebbe quindi essere chiamata a decidere sulla legge-truffa elettorale a dieci anni di distanza dalla sentenza depositata a febbraio 2017 in cui dichiarò parzialmente illegittimo l’Italicum, ossia l’arzigogolata nuova legge elettorale inventata dal governo Renzi nel 2015. Con quella legge – modificata poi dal Rosatellum – si è votato nel 2018 e nel 2022.

In particolare la Corte Costituzionale stoppò il turno di ballottaggio tra le due liste più votate nel caso in cui nessuna avesse raggiunto il 40% dei voti, ritenendolo lesivo della rappresentanza e della parità del voto. Mentre si espresse positivamente sui capilista bloccati – riconoscendo su questo piano il ruolo dei partiti – e al premio di maggioranza considerato ragionevole per la lista che raggiunge il 40% dei voti.

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