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Analisi, opinioni, fatti e (più di rado) arte da una prospettiva di classe.
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09/06/2023

Guerra in Ucraina - Diga di Novaja Kakhovka: cui prodest?

A proposito delle dichiarazioni, in gran parte comiche (a voler esser gentili), secondo cui sarebbero stati i russi a far saltare la diga della centrale idroelettrica di Novaja Kakhovka, presentiamo alcune considerazioni raccolte qua e là su media “del nemico”.

E dunque. È un fatto che, nel corso degli anni, quando ancora terrorizzavano quella parte della regione di Donetsk sotto controllo di Kiev, le forze ucraine hanno ripetutamente bersagliato con razzi la centrale idroelettrica di Kakhovka, comprese parti della diga crollata.

A parere del presidente del distretto di Novaja Kakhovka, Vladimir Leont’ev, la distruzione della centrale è il risultato dei ripetuti attacchi ucraini; anche se il corrispondente di guerra Aleksandr Kots ritiene più probabile un potente attacco diretto portato al momento del cedimento. In ogni caso, Leont’ev ricorda che ci fu un giorno «in cui circa 80 HIMARS furono lanciati sulla centrale».

Dopo il febbraio 2022, i comandi ucraini hanno più volte apertamente dichiarato di martellare la centrale con l’obiettivo di distruggerla e allagare il territorio della regione di Kherson a scopi di guerra; mentre la propaganda ucraina ha continuato a minacciare la distruzione della centrale, con l’obiettivo di sommergere la riva sinistra del Dnepr e interrompere l’alimentazione idrica della Crimea.

Ricordiamo che durante sette o otto anni, il regime terroristico di Kiev, nelle “personcine” degli squadristi di Pravyj Sektor (all’epoca, in combutta con formazioni di tatari di Crimea e Lupi grigi turchi), aveva condotto un autentico blocco idrico della Crimea. Ora, nota Colonel Cassad, Kiev se ne vergogna e quelle minacce vengono cancellate da internet.

A più riprese, l’Ucraina ha scaricato l’acqua dalla centrale idroelettrica del Dnepr, che attraversa il fiume tra i centri di Dnepropetrovsk e Nikopol, molto più a nord della centrale di Novaja Kakhovka, facendo così innalzare il livello nel bacino di Kakhovka.

In particolare, sia lo scorso autunno, quando c’erano stati svariarti discorsi circa il possibile minamento della centrale di Kakhovka, sia letteralmente alla vigilia della distruzione della centrale, nella notte del 6 giugno. Tuttora, scrive Aleksandr Kots su Komsomol’skaja Pravda, Kiev continua a tenere aperte le chiuse di quella centrale, pur non essendoci alcun motivo ingegneristico: né forti piogge, né inondazioni primaverili.

Obiettivamente, dal punto di vista militare, l’allagamento verificatosi con il bombardamento della diga di Novaja Kakhovka, crea più problemi alle forze russe, che non a quelle ucraine, dal momento che le prime perdono parte del terreno difensivo avanzato e dei campi minati, che dovranno essere riorganizzati.

Tra l’altro, alcuni osservatori militari, già alcuni mesi fa, su News Front avevano messo in guarda sul pericolo per i campi minati russi di una possibile esondazione del fiume in quell’area.

L’innalzamento del livello del Dnepr mette in pericolo le linee di difesa costiere russe, dichiara al portale Vzgljad l’attivista Vladimir Rogov: «c’è il rischio che le forze ucraine forzino il Dnepr. Kiev non nasconde i piani per impossessarsi della centrale e ammette apertamente che quella diverrebbe una buona testa di ponte sulla riva sinistra del fiume». Infatti, «se il livello di allagamento aumenta ancora, gli ucraini potranno servirsi di imbarcazioni leggere per ovviare ai campi minati russi».

Kiev potrebbe avere la possibilità di forzare più facilmente il Dnepr nella parte superiore, da Nikopol e Marganets verso Energodar: hanno «già fatto tali tentativi, ma ora, quando il bacino, che qualcuno finora definiva “mare”, si restringe fino alla larghezza del letto del fiume, per loro sarà molto più facile farlo».

Dopo la perdita di Artëmovsk e il fallimento del tentato attacco nell’area del saliente di Vrem’evka, tra Ugledar e Zaporož’e, scrive Colonel Cassad, l’Ucraina aveva urgente bisogno dell’ennesima “Bucha”, per sviare l’attenzione dagli ultimi fallimenti militari.

Al contrario, la Russia non trae particolari vantaggi dalla distruzione della centrale di Kakhovka, dal momento che, se da un lato, causa l’allagamento, possono crearsi difficoltà anche per l’attività dei gruppi di sabotatori ucraini sugli isolotti nella zona di Kherson, dall’altro può rendersi problematica la situazione lungo il Dnepr a nord della centrale stessa, dove le truppe ucraine possono portare attacchi d’appoggio ai tentativi d’offensiva sulla direttrice di Zaporož’e, soprattutto se l’obiettivo è la presa della centrale atomica.

Tanto più che in passato Kiev aveva già intrapreso tentativi, falliti, di attestarsi nell’area di Energodar, per impossessarsi della centrale nucleare di Zaporož’e.

A proposito di quest’ultima, sul portale Vzgljad, l’attivista Vladimir Rogov dichiara che nonostante il fatto che il bacino di Kakhovka sia importante per le vasche di raffreddamento della centrale, questa dispone di altri canali idrici. Inoltre, al momento la centrale nucleare non produce energia, il che riduce la quantità di acqua richiesta per la manutenzione dell’impianto.

Secondo Aleksej Anpilogov, presidente del fondo per la ricerca scientifica «il livello critico dell’acqua nelle vasche, a causa del quale potrebbero verificarsi problemi con la centrale di Zaporož’e, è di otto metri. Nel caso, la centrale nucleare chiuderà lo scarico dell’acqua di raffreddamento e entrerà in modalità operativa con l’acqua artesiana dai pozzi. In quel momento, è probabile che i reattori debbano essere completamente spenti, anche se già ora praticamente non operano, a causa dei bombardamenti ucraini».

Per quanto riguarda la Crimea, a parere sia di Rogov, che di Anpilogov, al momento non è elevato il pericolo che rimanga senza alimentazione il canale Nord-Crimea, attraverso cui l’acqua, dalla regione di Kherson, arriva nella penisola: «i sistemi di alimentazione del canale sono a monte della centrale di Kakhovka e sono progettati per un livello minimo dell’acqua di 12,7 metri. Di conseguenza, se non viene colpita la stazione di pompaggio, è possibile prevedere in Crimea un certo razionamento dell’acqua per agricoltura, ma non ci dovrebbero essere problemi con l’acqua da bere».

Nelle immediate vicinanze dell’area allagata, invece, secondo Kots, i danni alle chiuse avranno inevitabilmente effetti negativi sui terreni agricoli nelle aree delle regioni di Kherson e Zaporož’e controllate dalle forze di Mosca.

Senza il sistema di irrigazione dei campi, che rischia di subire gravi danni, le terre fertili si trasformeranno in steppa arida. Come è successo in Crimea dopo che Kiev aveva chiuso i rubinetti alla penisola nel 2014: i terreni nella penisola «non si sono ancora completamente ripresi».

In generale, Aleksandr Kots ricorda come a dicembre scorso, gli stessi comandanti ucraini avessero parlato degli attacchi alla diga di Kakhovka in un’intervista coi media occidentali. The Washington Post del 29 dicembre 2022 scriveva che «Il maggiore generale delle forze armate ucraine Koval’chuk ha pensato di esondare il fiume. Gli ucraini, ha detto, hanno persino effettuato un attacco di prova con HIMARS su una delle chiuse della diga Novokakhovskaja, procurando tre falle nel metallo, per vedere se le acque del Dnepr potevano salire abbastanza da bloccare gli accessi russi, ma non allagare i villaggi nelle zone limitrofe. La prova ha avuto successo, ha detto Koval’chuk».

La stessa citazione da TWP è ripresa anche dall’ex conduttore della Fox News, Tucker Carlson, il quale scrive (il suo intervento è riportato dal canale telegram russo kolxozdelodobrovolnoe): «La domanda è chi l’ha fatto. Vediamo. La diga di Kakhovka era di fatto russa. Era stata costruita dal governo russo. Al momento, si trova in territorio controllato dalla Russia. Il bacino della diga fornisce acqua alla Crimea che, da 240 anni, è la dimora della flotta russa del mar Nero. Far saltare in aria la diga può essere forse un male anche per l’Ucraina, ma reca un danno ancora maggiore alla Russia. Proprio per questo motivo, il governo ucraino aveva esaminato la possibilità di distruggerla.

A dicembre, The Washington Post aveva citato un generale ucraino che affermava che i suoi uomini avevano lanciato missili di fabbricazione americana contro la chiusa della diga come attacco di prova. Così che, non appena i fatti cominciano ad emergere, diventa molto meno misterioso ciò che potrebbe essere successo alla diga.

Qualsiasi persona sana di mente concluderebbe che siano stati probabilmente gli ucraini a farla saltare in aria, proprio come hanno fatto saltare in aria il gasdotto russo Nord Stream lo scorso autunno. E infatti, come ora sappiamo, gli ucraini hanno fatto proprio così. Non sembra che Vladimir Putin stia cercando di scatenare una guerra contro se stesso»
.

Lo stesso, per il conduttore radiofonico americano Garland Nixon, riportato da Colonel Cassad: secondo i media mainstream, dice Nixon, la Russia ha: «attaccato i propri gasdotti; ha fatto saltare in aria il ponte di Crimea; ha attaccato la propria centrale nucleare; ha attaccato il ponte di Crimea; ha fatto saltare in aria la propria diga; ha attaccato il Cremlino con i droni».

Nel caso specifico, concludono i media “del nemico”, disponiamo dei motivi, della possibilità, di fatti provati su precedenti attacchi alla centrale idroelettrica di Kakhovka e le ammissioni documentate dei criminali, sul fatto che stessero pianificando l’atto terroristico di distruggere la centrale.

Ovviamente, gli sponsor del regime nazista di Kiev faranno finta di non sapere chi abbia fatto saltare la centrale, oppure accusano direttamente la Russia, esattamente come hanno fatto per il “North stream”. Sono le stesse persone. Per questo, là, i fatti non interessano a nessuno. Si tratta soltanto di realizzare la propria politica con metodi terroristici.

Fonte

07/06/2023

Guerra in Ucraina - La diga di Kakhovka bombardata dagli ucraini

Il cedimento della diga di Kakhovka somiglia sempre di più al sabotaggio del gasdotto North Stream.

Tre mesi prima del sabotaggio del Nord Stream, il 26 settembre del 2022, gli Stati Uniti sono venuti a sapere da “uno dei propri alleati” che le Forze armate ucraine stavano pianificando un attacco alle infrastrutture sottomarine, avvalendosi di una unità di incursori subacquei sotto la supervisione diretta dei vertici militari di Kiev. È quanto si legge in uno dei documenti oggetto della recente fuga di materiali riservati del Pentagono, pubblicati sulla piattaforma Discord e ottenuti dal Washington Post.

La diga di Nova Kakhovka, il cui cedimento nella giornata di ieri ha causato l’inondazione di decine di insediamenti lungo il basso corso e l’estuario del fiume Dnepr, era già stata danneggiata da bombardamenti ucraini all’inizio di questo mese.

È quanto emerge da fotografie satellitari analizzate dalla CNN. Secondo l’emittente televisiva statunitense, le foto satellitari mostrano che la diga appariva nel complesso strutturalmente intatta almeno sino al 28 maggio scorso; fotografie scattate pochi giorni più tardi, il 5 giugno, mostrano invece danni significativi a una sessione della strada che coronava l’orlo della diga, un danno che pare provocato da un attacco esterno, forse tramite proiettili d’artiglieria.

La CNN precisa di non poter verificare se i danni strutturali causati alla diga all’inizio di questo mese abbiano effettivamente causato il cedimento di ieri, o se quest’ultimo sia invece il risultato di esplosivi posizionati dalla Russia all’interno della centrale idroelettrica, come sostenuto dal presidente ucraino Zelensky e ripetuto acriticamente e pedissequamente dai mass media occidentali.

Secondo fonti russe, martedì notte i bombardamenti dell’esercito di Kiev hanno portato alla distruzione della parte superiore della centrale idroelettrica di Kakhovskaya.

La CNN riporta le dichiarazioni di un ufficiale delle forze armate ucraine, il capitano Andrei Pidlisnyi, secondo cui dopo il cedimento della diga sono stati visti militari russi trascinati dalla corrente del fiume nel caos dell’inondazione.

Tale testimonianza non sembra avvalorare l’ipotesi di un sabotaggio deliberato della Russia, ma piuttosto quella di un cedimento strutturale improvviso della diga. Il collasso della diga di Nova Kakhovka ha causato effettivamente danni ben peggiori sulla sponda sinistra del fiume, controllata dalle forze russe e dove queste ultime avevano realizzato nei mesi scorsi vaste opere difensive in vista di ipotetici sbarchi fluviali da parte dell’Ucraina.

Come sottolineato dallo stesso Pidlisnyi, la sponda del fiume controllata dai russi è più bassa di quella di destra, su cui sono attestati gli ucraini, e dunque ha risentito maggiormente del cedimento della diga. L’allagamento di queste aree è iniziato attorno alle 3 di ieri mattina (ora locale), ma si è verificato gradualmente nell’arco di diverse ore, e pare dunque improbabile che la maggior parte dei militari russi non siano stati in grado di abbandonare le loro posizioni.

Il giornale ucraino Kyev Indipendent scrive che “la distruzione potrebbe anche, per un certo periodo, complicare i piani di controffensiva dell’Ucraina. I russi stanno cercando di rallentare il ritmo ucraino, ha affermato Serhiy Zgurets, direttore della società di consulenza Defense Express. In primo luogo, la distruzione della diga pone un enorme problema in grembo al governo ucraino, costringendolo a utilizzare le risorse per mitigare il danno invece di riversare i propri sforzi nel contrattacco della Russia. In secondo luogo, elimina un punto di attraversamento chiave sul fiume”.

Intanto le autorità della regione di Kherson hanno dichiarato lo stato di emergenza nell’intera area amministrativa. È quanto riferito dai servizi di emergenza all’agenzia di stampa Tass. “Nella regione di Kherson è stata introdotta una modalità operativa di ‘situazione di emergenza’”, ha affermato la fonte dell’agenzia. In precedenza, lo stato di emergenza era stato introdotto nel distretto di Novokakhovskij.

Secondo l’agenzia russa Ria Novosti, il responsabile del distretto di Novokakhovka Vladimir Leontiev ha riferito che decine di persone sono state bloccate nelle aree suburbane a causa delle inondazioni dovute alla distruzione della diga di Kakhosvka . “Sono in corso lavori per salvare le persone che attualmente devono essere evacuate. Fino a 100 persone sono bloccate nelle case di Korsun”, ha detto il funzionario.

Fonte

06/06/2023

Guerra in Ucraina - Primi assaggi di controffensiva


di Francesco Dall'Aglio

Ho aspettato 24 ore, anzi un po' di più, prima di scrivere qualcosa sull'offensiva ucraina che si sta sviluppando, come si vede dalla carta che allego, intorno al saliente di Vremievsky. Le direttrici d'attacco sono cinque, quattro intorno al saliente e una più a ovest, da Orichiv verso Polohy. Di questi cinque attacchi, condotti con un discreto quantitativo di blindati, corazzati e fanteria, l'unico in direzione di uno degli obiettivi strategici ucraini (anch'essi evidenziati nella carta) è l'ultimo, quello più isolato. Gli altri sono, oltre che una distrazione e un tentativo di attirare riserve, una ricognizione in forze per saggiare la tenuta delle truppe russe nella giunzione tra il fronte di Donetsk e quello di Zaporizhia.

Per ora il fronte russo sembra reggere senza necessità di fare avanzare le riserve, con ritirate e successive avanzate quando le truppe ucraine sono attirate nelle "firebag" predisposte (zone nelle immediate retrovie già designate in anticipo per essere colpite dall'artiglieria e dall'aviazione una volta che le truppe amiche si sono ritirate); l'assenza di aviazione è molto negativa per l'avanzata ucraina, ovviamente, così come lo svantaggio in termini di artiglieria, anche se l'artiglieria ucraina ha intensificato notevolmente il fuoco su tutto il fronte.

Il materiale utilizzato, almeno da quello che vedo (circolano molti pochi filmati per il momento, soprattutto da parte ucraina non se ne vedono) sembra essere per la maggior parte ruotato e non cingolato. Evidentemente stanno utilizzando per lo più la rete stradale, sperando di riuscire a forzare da qualche parte e potere avanzare con celerità per poi fare intervenire le riserve. I famosi "mezzi occidentali" sono utilizzati ancora con parsimonia: oggi si era diffusa la notizia che un Leopard fosse stato abbandonato dall'equipaggio, ma a me la sagoma nella foto sembrava più quella di un AMX-10 RC francese (un blindato a sei ruote con una torretta che monta un cannone da 105, un mezzo più da ricognizione e appoggio che da sfondamento, che sarebbe più congruo allo scopo di queste operazioni) e infatti così è stato poi confermato - anzi, è venuta fuori un'altra foto con due altri AMX abbandonati, che porterebbe il totale a tre. Altri filmati mostrano almeno una decina di mezzi distrutti, tra carri, MRAP e trasporto truppe, ma non è facile fare una stima delle perdite che gli attaccanti stanno subendo. Per ora, ad ogni modo, Leopard e Challenger non se ne vedono, ed è sensato; bisogna prima aprire una breccia e poi farli entrare per allargarla e stabilizzarla, certo non verranno mandati a fare la cavalcata delle valchirie contro i trinceramenti russi.

Tornando alle zone dove si stanno sviluppando le operazioni: sulla carta ho indicato quelli che sono gli snodi fondamentali per l'offensiva ucraina. È evidente che, con la parzialissima eccezione dell'attacco in direzione di Polohym, che si è arenato subito, il grosso degli attacchi è concentrato in una zona periferica, un saliente che però infastidisce parecchio le retrovie ucraine. Riuscire a livellare il fronte in quella zona sarebbe molto utile per ottimizzare le linee, ma per ora l'obiettivo pare molto lontano dall'essere centrato. Bisogna vedere se nei prossimi giorni gli attacchi in quella zona continueranno o se, come già successo per quelli ai fianchi di Bahmut, verranno abbandonati una volta che sarà chiaro che non portano risultati.

Per ora la situazione è questa. Riferire altre notizie, dal flusso infinito di post e rapporti, non serve a molto vista la fluidità della situazione. Per ogni notizia, che sia di avanzate o ritirate, bisogna aspettare almeno 12 ore.

Intanto, da alcuni giorni i russi avanzano a passo rapido a Marinka, dove sono arrivati alcuni reparti "Akhmat" ceceni, e continuano a stringere intorno ad Avdiivka. Non è escluso che l'operazione a Vremievsky sia partita per evitare un altro "effetto Bahmut" a Marinka.

La diga di Kakhovka

Pare confermato che la diga di Kakhovka abbia ceduto per via di un attacco, non per cedimento strutturale (o perché, come detto da qualcuno, i russi non facevano la manutenzione - evidentemente erano gli stessi che a Chernobyl scavavano le trincee nel terreno radioattivo con le mani). Resta da chiedersi chi l'abbia attaccata, e perché. Cui prodest, come dicevano i latini. In assenza di certezze e in un clima mediatico già completamente avvelenato, possiamo solo formulare alcune ipotesi.

Come era ovvio, i media occidentali si sono immediatamente allineati alla posizione ucraina, da cui il clima avvelenato di cui sopra: sono stati i russi, per vari motivi nessuno dei quali buono - perché sono terroristi (Zelensky), perché sono nel panico in vista dell'offensiva che sta per partire (l'intelligence), perché ormai sono pronti ad evacuare la Crimea e si fanno saltare tutto alle spalle (Sergej Sumlenny, un genio da sempre). L'idea di base è appunto che la distruzione della diga convenga all'esercito russo, che così impedirà a quello ucraino di attraversare il Dnieper e avanzare in direzione della Crimea, visto che, come sempre, l'offensiva ucraina è data per inarrestabile; mentre non conviene a quello ucraino, che deve lasciare le sue posizioni. Questa posizione non è del tutto campata in aria, ma ci sono alcune cose da considerare, sia dal punto di vista strettamente militare che delle conseguenze sul territorio.

Dal punto di vista militare, la sponda est del fiume (quella sulla quale sono attestati i russi) è più BASSA della sponda ovest, il che significa che la maggior parte dell'acqua defluirà da quelle parti: e questo significa che saranno in realtà i russi a dovere sgomberare la zone e ad arretrare le loro posizioni, abbandonando i trinceramenti e i campi minati che hanno messo in piedi dalla scorsa estate dopo avere lasciato la sponda ovest del fiume e la città di Cherson stessa (a proposito: la motivazione più valida per l'abbandono di quelle posizioni era proprio questa: in caso di distruzione della diga i reparti russi si sarebbero trovati isolati e sarebbe stato impossibile rifornirli, e penso non sia il caso di dimenticare che esattamente per questo motivo l'esercito ucraino bombardava la diga con i missili, dando poi la colpa ai russi. Che l'abbiano fatto in passato non significa naturalmente che l'abbiano fatto anche stanotte, ma il precedente c'è).

Per quanto riguarda la complicazione dello sbarco ucraino andrebbe ricordato che, al momento, preparativi per questo sbarco non se n'erano visti, e che uno sbarco senza supremazia aerea è impensabile a meno che non si tratti, come fatto finora, di infiltrare piccoli gruppi per vedere come sono messe le difese - difese che, ripeto, ora vanno completamente ripensate dai russi, mentre quelle ucraine sull'altra sponda restano sostanzialmente intatte con l'eccezione di quelle proprio sulla riva del fiume. Sempre a proposito di sbarchi, l'allagamento complicherebbe anche i piani dei russi se volessero tentarlo loro - e anche di questa cosa finora non c'è traccia. Quindi dal punto di vista strettamente militare non è così semplice da stabilire chi ricaverà i maggiori vantaggi. Michael Kofman, uno degli analisti di War on the Rocks, certo non sospettabile di simpatie filo-russe, aveva infatti detto in uno dei suoi podcast che far saltare la diga, per i russi, "sarebbe essenzialmente spararsi in un piede".

Dal punto di vista delle conseguenze sul territorio, anche qui non è facile. Ovviamente le conseguenze per i civili saranno più gravi dal lato ucraino, per il semplice fatto che il centro urbano più grande, Cherson, si trova dal loro lato e alcuni dei suoi quartieri verranno completamente allagati: quindi nell'immediato la situazione sembrerebbe anche qui favorire i russi, che svuoterebbero la città (anche se non è chiaro cosa ci guadagnerebbero). Ci sono però altre considerazioni da fare, che riguardano la Crimea e la centrale nucleare di Energodar, ossia gli svantaggi russi.

La questione della Crimea concerne il suo approvvigionamento idrico, ossia il canale Dnieper-Crimea, che si trova più a nord della diga ma dipende comunque dal fluire regolare delle acque del fiume, e si sta già abbassando anche se di pochissimo; stesso discorso per la centrale nucleare di Energodar, i cui bacini di raffreddamento sono molto più a nord-est, ma valgono le stesse considerazioni del canale.


Inoltre, la diga di Kakhovka non è affatto l'unica diga sul fiume: ce ne sono, come mostra l'illustrazione che allego, altre cinque, e sono tutte in mano ucraina. Se decidessero di ridurre la portata d'acqua della "cascata del Dnieper", agendo su tutte le dighe o solo sull'ultima, prosciugherebbero sia il canale di Crimea che, cosa ancora più pericolosa, i bacini della centrale nucleare - magari per richiedere un intervento dell'AIEA o delle Nazioni Unite, perché una centrale senza dispositivi di raffreddamento non può ovviamente funzionare e sarebbe un disastro ben più grave dell'allagamento di Cherson, con conseguenze stavolta continentali.

Quindi, prima di stabilire chi è stato, cerchiamo di capire a chi conviene maggiormente. Non sono molto sicuro che convenga di più ai russi. Mediaticamente, come sempre, conviene di più all'Ucraina, ma anche questa non è una prova inoppugnabile.

La carta l'ho presa da qui, dove ci sono molti dati interessanti.


Per chiarire meglio la situazione: a sud della diga il terreno verrà allagato, ma a nord si abbasserà il livello dell'acqua IN TUTTO IL BACINO, con le possibili conseguenze per il canale di Crimea e la centrale di Energodar discusse in precedenza, e problemi all'approvvigionamento idrico di entrambe le sponde. Quanto, non lo sappiamo: dipende da cosa succederà con le altre dighe, se rilasceranno più acqua per compensare o no.

Fonte