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Analisi, opinioni, fatti e (più di rado) arte da una prospettiva di classe.
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07/07/2026

Uccisa l'autrice dell’attentato di Montecarlo

Come volevasi dimostrare, senza neanche dover immaginare uno scenario “dietrologico”.

L’attentato contro l’oligarca ucraino Vadim Yermolayev, addirittura nell’enclave ultra-esclusiva di Montecarlo (mai toccata da certi eventi, se non nei romanzi di 007), è stato deciso dalla junta di Kyev ed eseguito dai servizi segreti del paese. Come per il Nord Stream... 

La donna individuata come “esecutrice materiale” – Anastasiia Berezovska, forse con precedenti contatti con la malavita locale – è stata ritrovata stamattina nei pressi della capitale ucraina. Morta, naturalmente, uccisa a colpi d’arma da fuoco, come in ogni noir di terz’ordine, per eliminare preventivamente una possibile testimone su mandanti e complici. Sia in patria che in mezza Europa.

Anastasiia Berezovska era infatti ufficialmente residente a Berlino e da lì era arrivata nel Principato a bordo di un’auto noleggiata in Germania. Subito dopo l’attentato era stata vista dalle telecamere attraversare la frontiera con l’Italia e di lì se n’erano perse le tracce.

Abbastanza scontato che si sia avvalsa di contatti nelle comunità di profughi ucraini in diversi paesi – non è stata registrata in nessun albergo né in alcun b&b – fino a poter rientrare in Ucraina (volontariamente o meno, si vedrà), che non è propriamente una frontiera a là Shengen.

Lì la sua breve avventura da agente segreto si è conclusa per “fuoco amico”. Come confermano gli arresti di un agente in servizio allo Sbu e quello di un ex membro dello stesso servizio. Evidentemente anche lì dentro convivono “fedeltà” differenti...

Cronaca nera a parte, diventa evidente che la “diaspora ucraina” non è composta solo di profughi in cerca di pace e sicurezza, ma anche da “supporti logistici” e/o spionistici a favore della junta di Kiev. Un piccolo esercito segreto – al pari dei sionisti che sono andati a combattere a Gaza o in Libano – che dovrebbe preoccupare i governi dei paesi che li ospitano.

Sappiamo benissimo che, al contrario, questi governi li hanno fin qui accolti, protetti, forse in alcuni casi addirittura “formati e supportati”, anche se palesemente obbediscono agli ordini di “potenze straniere” considerate ufficialmente “alleate”. Ma che, altrettanto palesemente, si muovo per finalità proprie non mediabili, mettendo così a rischio anche i loro supporter europei.

Lo ha sperimentato Montecarlo, ma anche l’Italia, la Grecia e la Germania. E stiamo soltanto citando i casi ufficialmente riconosciuti.

Interrompere i rapporti e gli aiuti, a cominciare da quelli militari, con questo tipo di “alleati” è una misura di profilassi minima.

Altrimenti avremo “il nemico in casa” il giorno che altre maggioranze di governo decideranno magari anche solo di “attenuare” il sostegno alle loro guerre senza fine.

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04/01/2024

Guerra in Ucraina - La coperta per Kiev è sempre più corta

Anche ieri pesantissima incursione di missili russi, concentrati principalmente, ma non esclusivamente, su Kiev: secondo il Ministero della Difesa ucraino sono stati abbattuti 10 kinzhal su 10, ma l’affermazione è, diciamo, piuttosto campata in aria dal momento che lo stesso Ministero ha più volte affermato di non essere in grado di abbattere i missili balistici, per cui non si vede come possa invece distruggere gli ipersonici.

Fortunatamente ci sono molte meno vittime (per ora “solo” quattro accertate) ma è ovvio che se si continua coi lanci ce ne saranno sempre di più, visto che i bersagli si trovano praticamente tutti nelle città: secondo il Ministero della Difesa russo sono stati colpiti stabilimenti industriali per la produzione o la riparazione di missili, droni e armamenti, siti di stoccaggio e strutture energetiche.

La risposta ucraina è stata un altro attacco missilistico su Belgorod, in tono molto minore rispetto a quello di due giorni fa: pochi danni e non si segnalano vittime.

Alcune considerazioni:

- attacchi così estesi da parte russa hanno anche lo scopo di esaurire le capacità di difesa antiaerea ucraina. Se si continua con questo ritmo a breve si dovrà decidere se dare la priorità alla difesa delle città o delle truppe al fronte. Qualsiasi cosa si scelga le conseguenze saranno gravi;

- andando avanti di questo passo, la soglia dei “danni collaterali” accettabili (da parte di chi li infligge) potrebbe alzarsi drammaticamente per entrambe le parti;

- sia a Kiev che a Belgorod, un bel po’ di gente è rimasta a casa a filmare lo spettacolo invece che correre subito a ripararsi nei rifugi, nelle cantine o nella metropolitana. Non mi pare una grande idea.

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08/05/2017

Bologna-Kiev. Una nuova rotta aerea per favorire i rientri o i nuovi traffici d’affari?

Bologna, all'Aeroporto Marconi da giugno partirà una nuova rotta aerea per Kiev: volo Bologna-Kiev (e ritorno) con frequenza bisettimanale a partire dal prossimo 2 giugno.

Presto si potrà quindi arrivare anche nella capitale dell'Ucraina grazie alla nuova rotta che sarà operata dalla compagnia Dart. A detta di Mario Meccoli, rappresentante statale della Regione ucraina di Chernivt, questa nuova tratta servirà per agevolare principalmente “gli spostamenti dei cittadini ucraini che lavorano in Italia” (nella fattispecie, assistenti familiari e badanti soprattutto, che dovrebbero costituire il 60-70% del traffico di questa nuova rotta), e per incentivare il turismo e il traffico d’affari.

Ma per chi crede che la nuova rotta sia stata aperta per i lavoratori ucraini in Italia, IlSole24Ore sfata ogni ragionevole dubbio. Guarda caso, infatti, dallo scorso anno, si è rilevato in Italia, e non solo, una risalita dei volumi di export diretti verso l’Ucraina. Un recupero che riguarda sia i beni di consumo sia quelli strumentali. A sperimentare la ripresa sono diversi territori in Italia come Vicenza, che passa dai 49 milioni di export dei primi nove mesi del 2015 ai 63 milioni dello scorso anno, Milano, che passa da 67 a 83 milioni, Bologna (da 37 a 44 milioni), Bergamo (da 13 a 18) e Cuneo (da 11 a 17 milioni). Il recupero di vendite verso Kiev coinvolge anche i principali partner europei tra cui ritroviamo in primis la vicina Polonia e la Germania.

Non è un caso che dopo il colpo di stato di Maidan in Ucraina, sostenuto politicamente, finanziariamente, militarmente e mediaticamente sia dagli Usa che dall'UE, sia stato messo in atto un tentativo di costruzione di un contesto economico-produttivo favorevole all’espansione tedesca. Da una parte povertà e disoccupazione sono cresciute esponenzialmente insieme all'inflazione che ha portato ad un aumento generale dei prezzi, dall’altra una serie di industrie e terre coltivabili sono state fagocitate da banche e dai grossi gruppi occidentali. Il risultato è un popolo dissanguato dalle bombe, dalla violenza fascista e dalla prospettiva di indebitamento e dipendenza da FMI e UE, per chi non è già emigrato in altri paesi alla ricerca di un futuro “migliore”.

Pensiamo infatti a tutta quella parte di classe lavoratrice ucraina emigrata nei paesi dell'Unione Europea, alla manodopera maschile e alle donne impiegate soprattutto nelle famiglie come domestiche o nell’assistenza agli anziani, che dovrebbero giovare del nuovo collegamento con la propria terra che sono stati costretti a lasciare (o per lo meno assicurare una prima fonte di guadagno per la Dart?). In Italia il numero complessivo di colf e badanti dal 2007 è cresciuto mediamente del 42%.

Se guardiamo alle aree di provenienza, l’Est Europa prevale senza dubbio (il 46% del totale, ma oltre il 60% tra le badanti), ma è importante sottolineare come le previsioni ipotizzano un aumento del 25% di questi spazi occupazionali. La guerra in Ucraina, come abbiamo già riportato sul nostro giornale, ha accentuato e determinato l'emigrazione attuale, prova ne è il calo demografico della popolazione presente sul territorio controllato da Kiev. Secondo le statistiche ufficiali infatti, in un ventennio la popolazione si è ridotta di circa il 13%, cioè 6,5 milioni di persone. Nel 2013 è stato fatto un censimento di cui il Governo rifiuta però di fornirne i risultati, e questa mancata diffusione dei dati rilevati ha costretto il governo all'adozione di "stime" secondo cui la popolazione arriverebbe a 42,5 milioni di abitanti, ma sembra chiaro che questa stima non nasconda altro che un calo demografico assai drammatico.

Studi indipendenti basati sul numero di allievi iscritti alla scuola dell'obbligo dicono che nel territorio non ci siano più di 32 milioni di persone mentre uno studio basato sulla produzione e sul consumo di pane e farina darebbe nell'attuale Ucraina una popolazione di non più di 24,5 milioni di persone (per approfondire clicca qui). Il calo demografico è soprattutto determinato dalla forte emigrazione dovuta alle disastrate condizioni del paese create dall'UE che insieme agli USA ha alimentato e sostenuto il colpo di stato nazionalista contro il governo in carica, scatenando così una guerra civile che insanguina il paese. Il regime ucraino è stato costretto a implementare le politiche dell'UE e del FMI e ad avviare una serie di controriforme che non hanno fatto altro che creare un aumento della disoccupazione e tagli all'assistenza sociale.

La revisione del memorandum firmata dalle autorità ucraine del mese scorso mette definitivamente la parola fine alle ultime resistenze relative al tema pensionistico, argomento molto delicato in un paese dove andare in pensione molto presto è la regola. Altro punto importante del memorandum, è l’imposizione della riforma agraria, che dovrebbe portare alla revoca della moratoria sulla vendita dei terreni agricoli a partire dalla fine di quest’anno, arrivando a una vera e propria svendita dei terreni demaniali ucraini. Per gli ucraini i sacrifici non sono certo finiti qui e le politiche dei burocrati europei saranno come sempre subite dal popolo ucraino che vedrà la sua terra spopolarsi ulteriormente in cerca di lavoro altrove.

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