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30/12/2014

Terzo “incidente misterioso” per aereo della Malaysia. I morti sono saliti a 699


La notizia e le coincidenze si stanno facendo pesanti, decisamente troppo pesanti. Un terzo aereo passeggeri malese è infatti rimasto coinvolto in un misterioso incidente in soli nove mesi di quest'anno. E’ accaduto ieri. Si tratta di un Airbus A320 della compagnia aerea low cost AirAsia, sparito dai radar nelle prime ore del mattino di domenica 28 dicembre con 162 persone a bordo mentre era in volo fra l'Indonesia a Singapore. Il centro di controllo aereo di Jakarta ha perso il contatto con il volo AirAsia nell'area fra Surabaya e Singapore alle 7.55 ora locale (l'1.55 in Italia). L'aereo trasportava a bordo sette membri d'equipaggio e 155 passeggeri.

Si tratta del terzo caso nel 2014, con la perdita di due aerei della compagnia nazionale Malaysia Airlines ed ora con l'aereo della AirAsia “scomparso” fra l'Indonesia e Singapore con 162 persone a bordo. Con questo si arriva ad un totale di 699 persone morte nei tre incidenti aerei di compagnie aeree della Malaysia.

L’8 marzo scorso era stato il volo MH370 di Malaysia Airlines a scomparire poco dopo il decollo da Kuala Lumpur (Malaysia). Il Boeing 777 era diretto a Pechino con 239 persone a bordo. La sua sparizione resta ancora oggi un mistero. Il velivolo dovrebbe essersi inabissato nel sud dell'Oceano Indiano, finito il carburante. L'aereo non è mai stato trovato e non ci sono spiegazioni sul perché sia finito lì. Le ricerche sono ancora in corso. Ma in questi mesi, ed anche più recentemente, sono state avanzate ipotesi scomode che fanno parlare di un abbattimento. Prima, ad ottobre, era stato il presidente di Emirates Tim Clark a manifestare pubblicamente i suoi dubbi sulla scomparsa del volo malese Malaysia Airlines, arrivando ad affermare che il Boeing 777 potrebbe essere stato abbattuto dal personale militare americano, che temeva un attentato stile 11 settembre sulla base navale americana di Diego Garcia.

La stessa ipotesi è stata poi avanzata dall'ex presidente della Prometeus Airlines, Marc Dugain, in una intervista al settimanale francese Paris Match. Secondo Dugain l'aereo malese è precipitato in nell'Oceano indiano, ma lascia intendere che i computer di bordo dell'aereo potrebbero essere stati hackerati da un attacco remoto, che ne avrebbe dirottato il volo per farlo schiantare sulla base militare di Diego Garcia. Quest'ultimo è un territorio inglese ma è usato come base militare americana e di rifornimento dalla fine degli anni '70. Al momento ospita circa 1700 militari e oltre 1500 civili statunitensi. Il governo Usa ha sempre negato che l'areo sia mai arrivato vicino a quel territorio, che è 3600km est dalla costa africana e 4700km nord-ovest di quella dell'Australia.

A sostegno della sua tesi, Dugain ha citato la testimonianza dei residenti delle Maldive, che hanno dichiarato di aver visto un aereo indirizzarsi verso Diego Garcia l'8 marzo scorso, ma le loro affermazioni non sono mai state prese in considerazione. Dugain sostiene che un pescatore sull'isola di Kudahuvadhoo gli ha detto che “un grande aereo... con strisce rosse e blu” stava volando quel giorno ad un'alta altitudine. L'ex capo della compagnia aerea ha sostenuto poi di aver visto delle immagini di uno strano oggetto che si era depositato su una spiaggia della vicina isola Baraah. Secondo Dugain, due esperti di aviazione e un ufficiale militare ritenevano che l'oggetto era un vuoto estintore Boeing, ma l'oggetto del mistero è stato successivamente sequestrato dai militari delle Maldive. Nella storia denunciata a Paris Match, Dugain ha respinto le prove fornite dalla società britannica Inmarsat, sostenendo come queste organizzazioni sono “molto vicini alle agenzie di intelligence".

Il 17 luglio scorso era toccato invece ad un Boeing 777 della Malaysia Airlines, il volo MH17 partito da Amsterdam e diretto a Kuala Lumpur, esploso in volo sopra l'Ucraina dell'est, dove è in corso la guerra civile fra le repubbliche secessioniste e l'esercito del regime di Kiev. Le vittime in questo caso sono state 298. Le ipotesi sull’abbattimento sono ormai materia di manipolazione nel quadro della “guerra a bassa intensità” scatenata da Stati Uniti ed Unione Europea contro la Russia. Grande risalto è stato dato in occidente all’ipotesi dei servizi segreti tedeschi secondo cui l’areo malese è stato abbattuto dai guerriglieri delle repubbliche secessioniste. Al contrario la Russia ha presentato ufficialmente a luglio, in una conferenza stampa, un lungo elenco di risultati delle osservazioni radar e delle immagini satellitari che smentiscono totalmente la tesi tedesca.

Secondo gli esperti russi l'esercito ucraino aveva tre o quattro battaglioni di difesa aerea dotati di sistemi di missili Buk-M1 SAM schierati in prossimità di Donetsk il giorno dell'incidente. Questi missili erano in grado di colpire l'aereo civile. Altri missili terra-aria non ne avevano la stessa possibilità, data l'altezza e la posizione dell'aereo.

Inoltre risulta esserci stato un caccia dell'esercito ucraino in volo a 3 km dal Boeing nel momento dell'abbattimento nel video della torre di controllo. Questo caccia - modello Su-25 - si muove verso l'alto in direzione del Boeing-777. La distanza tra i velivoli era di 3-5 km. Il Su-25 è armato con missili aria-aria R-60, in grado di agganciare un bersaglio a una distanza di 12 km, e distruggerlo definitivamente ad una distanza di 5 km. Gli esperti russi insistono nel chiedere per quale motivo il velivolo da combattimento ucraino, si trovasse su rotte destinate ai voli civili.

Infine c’è il volo QZ8501 della compagnia aerea low cost malese AirAsia scomparso ieri mentre volava fra Surabaya in Indonesia con destinazione Singapore.

Chi grida al complotto, di solito viene ridicolizzato, ma anche credere ad una terribile e casuale coincidenza o affidarsi ad una maledizione diventa piuttosto difficile.

Fonte

20/03/2014

Il volo dei misteri

di Mario Lombardo

Nonostante la sorte del volo Malaysia Airlines 370 e dei suoi 239 passeggeri continui a rimanere avvolta nel mistero a più di dieci giorni dalla scomparsa, alcune rivelazioni giornalistiche e delle autorità locali hanno iniziato in questi giorni a fare luce su quanto è accaduto nei cieli del sud-est asiatico durante le prime ore di sabato 8 marzo. In particolare, l’ipotesi del dirottamento sembra diventata ora la più probabile dopo la notizia di una deliberata inversione di rotta a bordo del velivolo.
Inoltre, citando anonime fonti americane, il New York Times ha riportato che l’aereo avrebbe cambiato la propria rotta non con una virata operata manualmente ma in seguito alla modifica delle coordinate di volo sul computer di bordo.

Ciò comporta anche la pressoché totale certezza che ad operare le modifiche necessarie alla rotta Kuala Lumpur-Pechino sia stato un esperto del funzionamento del Boeing 777 o, quanto meno, di altri modelli della compagnia statunitense.

In questo nuovo scenario, le indagini si stanno concentrando sul comandante, Zaharie Ahmad Shah, e sul giovane co-pilota, Fariq Abdul Hamid, le cui abitazioni nella capitale malese sono già state perquisite. In quella del comandante è stato analizzato il simulatore di volo che egli aveva a disposizione, ma le tracce rimaste delle esercitazioni si riferirebbero a molteplici piste di atterraggio in Asia e in Europa, senza fornire indicazioni di possibili piani suicidi.

Quest’ultima ipotesi si scontra d’altra parte con le altre rivelazioni diffuse già la settimana scorsa, cioè che il Boeing 777 aveva proseguito il proprio volo per almeno altre sei ore dopo che gli strumenti di comunicazione con i controllori del traffico aereo civile erano stati spenti.

Come è noto, sono stati i radar militari malesi a rivelare sia la virata dalla rotta prestabilita che il proseguimento del volo. Nella giornata di martedì ciò è stato confermato anche dai militari thailandesi, i quali hanno fatto sapere di avere ricevuto fino all’1:22 dell’8 marzo scorso i normali segnali dal volo MH370 diretto a Pechino, per poi vederlo sparire dai radar. Sei minuti più tardi, l’aviazione militare thailandese ha poi intercettato il segnale di un velivolo sconosciuto, possibilmente quello della Malaysia Airlines, diretto ora verso ovest al di sopra dello Stretto di Malacca.

Dal momento che i segnali satellitari non permettono di localizzare il velivolo, le ricerche si stanno concentrando in aree comprese all’interno di due ampie zone a forma di arco, la prima verso nord-ovest e che va dalla Thailandia fino al Kazakistan, la seconda verso sud dall’Indonesia all’Oceano Indiano sud-orientale.

La prima area ha suggerito svariate teorie vista la folta presenza in essa di organizzazioni terroristiche. Difficilmente, tuttavia, l’aereo avrebbe potuto effettuare un atterraggio senza essere intercettato, dal momento che avrebbe dovuto attraversare spazi aerei fortemente sorvegliati da vari paesi. Nel secondo caso, invece, sono inclusi ampi tratti marini spesso senza copertura radar, così che un eventuale schianto potrebbe risultare difficile da individuare.

Nell’Oceano Indiano sud-orientale le ricerche sono affidate alle autorità australiane, le quali hanno però avvertito delle difficoltà incontrate nel coprire un’area molto vasta con mezzi limitati.

A rendere ancora più complicata la vicenda è stata poi una dichiarazione rilasciata dal governo cinese sempre nella giornata di martedì. Pechino, cioè, non avrebbe trovato alcuna prova che qualcuno tra i 153 passeggeri di nazionalità cinese dei 227 a bordo sia da collegare a trame terroristiche o di possibili dirottamenti.

Le autorità cinesi potrebbero però cercare di allentare le pressioni a cui sono sottoposte dopo il recente attentato terroristico nella città di Kunming, nel sud-ovest del paese, condotto dai separatisti Uiguri che ha fatto 29 vittime.

La probabilità di un dirottamento porta in ogni caso a valutare con attenzione la pista terroristica, anche se stranamente i media e i governi occidentali, a cominciare da quelli americani, hanno finora messo in guardia da conclusioni affrettate in questo senso, mentre in presenza di episodi sospetti sono soliti agitare la minaccia terroristica anche in assenza di indizi significativi.

Tra i pochi a non avere escluso questa pista già la settimana scorsa è stato il direttore della CIA, John Brennan, il quale in un intervento al Council on Foreign Relations di New York aveva ammesso l’ipotesi del terrorismo, suggerendo addirittura non meglio specificate “rivendicazioni di responsabilità” circa l’aereo scomparso.

Che gli Stati Uniti possano essere in possesso di maggiori informazioni sull’accaduto lo si può ipotizzare dalla massiccia presenza di installazioni militari e sistemi di sorveglianza su cui possono contare in quest’area del globo, soprattutto in seguito all’escalation militare seguita alla svolta strategica anti-cinese nel continente asiatico decisa dall’amministrazione Obama.

Questa possibilità l’ha prospettata nel fine settimana anche un ex comandante dell’aviazione militare USA, generale Tom McInerney. Quest’ultimo, in un’intervista rilasciata alla Fox ha affermato che il governo americano sa molto di più di quanto afferma pubblicamente e che ha “un quadro [dell’accaduto] più chiaro di quello dei governi di Cina e Malaysia”.

Dichiarazioni simili gettano qualche ombra anche sulla polemica, ora parzialmente rientrata, tra Kuala Lumpur e Washington, con il governo malese che avrebbe rifiutato l’assistenza dell’FBI nelle indagini per poi smorzare i toni e confermare pubblicamente la collaborazione con l’ente federale di polizia statunitense.

Oltre a questi interrogativi ne restano poi aperti molti altri, a cominciare dalle reali identità dei passeggeri - o di alcuni di essi - che potrebbero rappresentare la chiave per la risoluzione del mistero.

Inoltre, anche il comportamento del governo malese continua a suscitare perplessità. Innanzitutto, non è chiaro il motivo per cui l’annuncio del cambiamento di rotta del Boeing 777 sia avvenuto così tardivamente nonostante i militari avessero da subito intercettato segnali radar dal velivolo scomparso.

Il governo di Kuala Lumpur, infine, aveva inizialmente smentito le notizie provenienti dagli Stati Uniti che l’aeromobile aveva volato a lungo dopo avere perso contatto con i controllori del traffico aereo civile, per poi fare marcia indietro poche ore più tardi e confermare pubblicamente le rivelazioni diffuse dalla stampa internazionale.

Fonte