Presentazione


Analisi, opinioni, fatti e (più di rado) arte da una prospettiva di classe.
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20/03/2021

Quando Moro chiese aiuto alla Cia per contrastare le Brigate rosse

Aldo Moro e l’ambasciatore Usa Richard Gardner

Aldo Moro era convinto che il terrorismo non avesse solo un carattere politico ma anche una dimensione internazionale. Pochi mesi prima del suo rapimento, in un incontro avvenuto nello studio di via Savoia con l’ambasciatore degli Stati Uniti Richard Gardner, affrontò la questione sostenendo che il fenomeno della lotta armata era «probabilmente sostenuto dall’Est, forse dalla Cecoslovacchia». Aggiunse che il terrorismo italiano e tedesco erano «profondamente legati» e mossi da un medesimo disegno: «minare le società democratiche sulla frontiere Est-Ovest». Contrariamente a quel che si ritiene oggi, Moro era convinto che lo sviluppo delle azioni dei gruppi armati avrebbe rafforzato gli obiettivi di governo del Pci: «un’escalation incontrollata dell’ordine pubblico» – affermava lo statista democristiano – avrebbe reso impossibile ogni opposizione alle richieste, che provenivano dalle «public demands», di «inclusione» e «partecipazione del Pci al governo per porre fine alla violenza» e «ristabilire l’ordine pubblico». Argomenti che spinsero Moro ad esortare gli Stati Uniti affinché assumessero «un ruolo attivo nel combattere il terrorismo», chiedendo a Gardner una «maggiore assistenza e cooperazione» da parte dell’intelligence statunitense con i servizi di sicurezza italiani» (1). A scriverlo è lo storico Giovanni Mario Ceci nel volume, La Cia e il terrorismo italiano. Dalla strage di piazza Fontana agli anni Ottanta (1969-1986), Carocci 2019. I report dell’agenzia di Langley, dell’ambasciata Usa a Roma e di altri attori dell’amministrazione statunitense, che l’autore cita nel libro, ribaltano l’attuale vulgata mainstream sulle ragioni complottiste che avrebbero portato al rapimento del leader democristiano da parte delle Brigate rosse, sgretolando la convinzione stratificata da decenni di un sequestro sponsorizzato e supervisionato, addirittura con l’apporto diretto di forze esterne al mondo brigatista, per impedire l’alleanza tra Dc e Pci e l’entrata di quest’ultimo nel governo. Nell’incontro del 4 novembre del 1977, lo statista democristiano fece capire agli americani che l’unico vero modo che avevano per arrestare la progressione elettorale del Pci e le sue ambizioni governative era intervenire su quelle che, a suo avviso, erano le matrici della sovversione interna italiana, ovvero la strategia di destabilizzazione della società che avrebbe trovato sostegno nelle interferenze sovietiche. Attività che, secondo Moro, non era finalizzata a sabotare l’avvicinamento del Pci all’area di governo ma semmai a favorirla rafforzando la sua immagine di unica forza politica in grado di salvare le istituzioni calmierando le spinte antisistema dei movimenti sociali ed esercitando la sua capacità di forza d’ordine. Questa personale convinzione di Moro, che per altro mutò drasticamente quando dalla prigione del popolo nella prima lettera a Cossiga scrisse di trovarsi «sotto un dominio pieno e incontrollato», era opinione diffusa negli ambienti politici moderati e conservatori italiani e trovava ispirazione in alcune precedenti veline dei Servizi italiani che chiamavano in causa l’operato dei Paesi dell’Est. Anche il Pci riteneva, ma solo in sede riservata, che vi fosse una qualche interferenza oltre cortina, in particolare dei cecoslovacchi. Sono note le lamentele di Cacciapuoti e di Amendola sui “fratelli cecoslovacchi” che sdegnosamente rigettavano l’accusa. I sospetti, dimostratisi infondati, dei dirigenti di Botteghe oscure erano dovuti all’ospitalità che nell’immediato dopoguerra Praga aveva fornito a diversi esponenti delle milizie partigiane comuniste e dell’organizzazione Volante rossa che non avevano deposto le armi dopo la fine della guerra civile e per questo erano stati perseguiti dalla magistratura. Questo bacino di militanti, il più delle volte coinvolti in azioni di rappresaglia contro ex gerarchi ed esponenti fascisti, nonostante fosse stato esfiltrato dall’apparato riservato del Pci era maltollerato dalla nuova dirigenza di fede togliattiana. Un atteggiamento proiettivo che spinse la dirigenza di questo partito ad avviare una ossessiva campagna, divenuta vincente nei decenni successivi, che ribaltava lo schema complottista attribuendo ogni responsabilità del sequestro Moro all’azione dei Servizi segreti occidentali.

Terrorismo interno o internazionale?

L’amministrazione statunitense prese sul serio le richieste di Moro e G.M.Ceci ne ricostruisce attentamente tutti i passaggi: Gardner volato a Washington riferì la richiesta al segretario di Stato Vance e al consigliere per la sicurezza Brzezinski, la questione venne introdotta in un memorandum inviato ai membri dell’European Working Group, che si riunì il 9 dicembre 1977, dove ci si chiedeva «che aiuto stiamo fornendo all’Italia in relazione al terrorismo (sia interno sia, se ve ne è, Internationally-inspired)? (2). Tuttavia emerse subito un grosso ostacolo dovuto alla presenza della nuova dottrina di «non interferenza non indifferenza» emanata dall’amministrazione Carter e alle limitazioni, introdotte dal Congresso statunitense a metà degli anni '70, che impedivano al governo Usa di intervenire nelle attività di polizia interna di altri paesi. Dopo le polemiche scatenate dai ripetuti interventi diretti della Cia, come fu per il colpo di Stato contro Allende in Cile, le azioni coperte dell’Agenzia d’intelligence furono sottoposte a restrizioni salvo nei casi in cui vi era un manifesto pericolo per la sicurezza degli Stati Uniti e dei suoi interessi. Situazione che si prefigurava solo nel caso fosse stato dimostrato che quanto avveniva in Italia avesse una matrice internazionale. L’assenza di questa prova, più volte richiesta alle autorità italiane, impedì un intervento diretto e immediato della Cia, i cui analisti per altro in un report della Cia “centrale” ritenevano di non condividere «la tesi, alquanto popolare in Italia, che il terrorismo sia alimentato all’estero, né tantomeno il suo corollario, ossia che scomparirebbe se malvagie potenze straniere smettessero di immischiarsi», mentre un’analisi di Arthur Brunetti, capocentro della Cia a Roma, realizzata nei giorni precedenti il sequestro Moro ribadiva che le Br «sono un fenomeno nato e cresciuto interamente in Italia» e che «nulla indicava che l’Unione sovietica, i suoi satelliti nell’Europa dell’Est, la Cina o Cuba avessero avuto un ruolo diretto nella creazione o nella crescita delle Br». (3)

Nel bel mezzo di questo lavorìo diplomatico giunse come un lampo notizia del rapimento del leader democristiano. Le prime analisi portarono Washington a temere che l’azione delle Br potesse estendersi anche ad obiettivi statunitensi, successivamente i numerosi report prodotti dall’intelligence Usa durante il sequestro focalizzarono l’attenzione verso le possibili ricadute sul quadro politico italiano. Gli analisti osservarono con molta finezza le mutazioni intervenute all’interno della Dc e il profondo cinismo che muoveva la rinnovata «rivalità» e le diverse manovre di riposizionamento dei leader democristiani che ambivano alla successione di Moro come capi del partito per «assumere il ruolo di front runner nelle elezioni presidenziali di dicembre». Secondo la Cia, il governo italiano nel corso del sequestro aveva «riportato una vittoria negativa rimanendo fermo», senza tuttavia essere riuscito a colpire militarmente le Br. Alla fine, concludevano gli analisti di Langley sbagliando completamente previsione, era il partito comunista la forza politica uscita rafforzata dall’esito del sequestro, poiché la linea della fermezza l’aveva collocata – a loro avviso – in una «posizione forte», che avrebbe reso impossibile la nascita di governi senza la sua partecipazione. Sul piano operativo, nonostante una richiesta di top priority da parte italiana, la Cia non andò oltre lo scambio di informazioni. Sotto la pressante insistenza di Roma il governo americano si limitò ad inviare un funzionario del Dipartimento di Stato (non un membro della Cia), Steven R. Pieczenik, psicologo esperto di guerra psicologica che operò su mandato del ministro dell’Interno Cossiga all’interno di un “comitato di esperti”, dove erano presenti figure analoghe.

Settembre 1978, la Cia si mobilita contro le Brigate rosse

Alla fine l’ostacolo venne superato con un espediente burocratico: riclassificare le Brigate rosse all’interno della categoria del “terrorismo internazionale”. L’8 maggio, il giorno prima della esecuzione di Moro, lo Special Coordinating Comitee del Consiglio nazionale della sicurezza, Nsc, diede finalmente semaforo verde, ritenendo che si potesse «offrire aiuto all’Italia per combattere il terrorismo internazionale», ma quando la decisione venne comunicata alle autorità italiane il corpo di Moro era già stato ritrovato in via Caetani. La circostanza tuttavia non arrestò i propositi statunitensi che in settembre giunsero a Roma con l’obiettivo di svolgere un’attività unilaterale di intelligence contro le Br, attivando operazioni di infiltrazione all’interno di questa organizzazione. L’ambasciatore Gardner si oppose, raccogliendo le resistenze italiane, sostenendo che questo tipo di attività sarebbe stata compito delle autorità di Roma. Alla fine si raggiunse un compromesso: l’ambasciata americana «avrebbe considerato caso per caso le proposte di reclutamento di persone da infiltrare nelle Br» con la possibilità di decidere autonomamente se «andare avanti da soli o dopo un accordo con gli italiani». Gardner ricorda nel suo libro di memorie che in effetti si registrò davvero «un caso di questo genere» e «la decisione fortunatamente fu di condurre l’operazione in accordo con il governo italiano». (4) L’unico tentativo conosciuto, per altro del tutto infruttuoso, è quello di Ronald Stark, un cittadino americano arrestato nel 1975 per traffico di stupefacenti e scarcerato nel 1979, che all’interno delle carceri avrebbe dovuto avvicinare alcuni brigatisti detenuti. L’operazione non produsse risultati anche perché nel 1977 i Br vennero trasferiti nel carceri speciali e Stark non finì mai in questo circuito. Oltretutto – stando alla testimonianza di Gardner – l’operazione di infiltrazione sarebbe stata avviata alla fine del 1978, quando ormai per Stark era impossibile avvicinarli. I documenti ci dicono che l’unica persona caduta nella rete di questo agente fu Enrico Paghera, militante di Azione Rivoluzionaria. L’altro aspetto degno di nota riguarda i funzionari del ministero dell’Interno italiano che ebbero ripetuti incontri con Stark nel carcere di Matera, tra questi spicca il nome di Nicola Ciocia, il famoso professor De Tormentis specialista del waterboarding, torturatore dei Br Enrico Triaca, Ennio di Rocco, Stefano Petrella e di diversi componenti della colonna napoletana.

Note

1. Nella nota 26, p. 69, del suo volume, GM Ceci indica come fonte un report inviato dall’ambasciata Usa di Roma, Ambassador’s Meeting with Christian Democrat President, from Amembassy Rome to SecState, 7 November 1977, DN:1977ROME18056. Anche lo storico G. Formigoni, ricorda sempre GM Ceci, aveva riferito su questo incontro e sulla posizione di Moro in, Aldo Moro. Lo statista e il suo dramma, il Mulino, 2016, pp.325-6.

2. GM. Ceci, p. 69, nota 27, Memorandum from Robert Hunter and Richard Vine to Members of European Working Group, Agenda for Meeting, December 9, 1977, in DDRS.

3. Giovanni Maria Ceci, La Cia e il terrorismo italiano. Dalla strage di piazza Fontana agli anni Ottanta (1969-1986), Carocci 2019, p. 84.

4. Richard N. Gardner, Mission: Italy. Gli anni di piombo raccontati dall’ambasciatore americano a Roma. 1977-1981, Mondadori, 2004, p. 234.

Fonte

30/01/2019

Il medioevo prossimo venturo (se non facciamo qualcosa)

Il disegno di legge “Pillon” sulle “norme in materia di affido condiviso, mantenimento diretto e garanzia di bigenitorialità” porta il nome del senatore Simone Pillon, eletto il 4 marzo 2018 e membro in parlamento della Lega. Avvocato e mediatore familiare, è anche membro fondatore del Comitato “Family Day”. Il ddl è stato presentato il 1° agosto ed è in corso di esame in Commissione giustizia al Senato.

Ieri sera la trasmissione di Riccardo Iacona, #PresaDiretta, ha trasmesso un’eccellente inchiesta di Giulia Bosetti dal titolo “Dio, Patria e Famiglia”. Quello che segue è un breve campionario delle affermazioni deliranti e misogine fatte da esponenti di primo piano dell’arcipelago neo-oscurantista di associazioni che premono per l’approvazione del #ddlPillon (inclusi i fascisti di Forza Nuova):

1. ” Il feticcio più evocato dall’estremismo femminista è la violenza in famiglia. Ma solo quella declinata al maschile. Ma nel contesto separativo quasi sempre la violenza ha le chiavi di casa e porta i tacchi a spillo“ , Vincenzo Spavone, presidente di GESEF (Genitori Separati dai Figli);

2. “[…] Non è strano che in Italia le donne siano soggette a una violenza che non è negli altri paesi?” Vittorio Vezzetti, pediatra, fondatore dell’associazione “Figli per sempre”;

3. ” L’interesse dei minori sarebbe che i genitori non si separassero. La famiglia non è un affare privatistico, ma un fatto sociale. Da quando le donne hanno acquisito il diritto di separarsi sono diventate più libere e più felici? No. Bisogna indossare le cartelle per separarsi. Il matrimonio non è basato sull’amore anzi è qualcosa di diverso da una semplice consacrazione dell’amore “, Massimiliano Fiorin, avvocato e saggista, già candidato con Il Popolo della Famiglia;

4. “L’aborto è più grave dello stupro perché è la soppressione del concepito e lo stato non la tutela semplicemente perché il concepito non può votare.”, Pietro Guerini, Fondatore comitato referendario ”No194″;

5. “Bisogna convincere la donna a non abortire. Informare la donna e farle capire che la vita è un grande valore. Perché non lo sa. Le donne hanno tutto il diritto di emergere nella società ma una donna non deve far carriera per forza. In politica quelle brave si contano sulle dite di una mano, la maggior parte sono carrieriste “, Alberto Zelgher, Consigliere Comunale di Verona (Lega);

6. ”Il suo ambito [della donna ndr] è quello domestico, familiare e degli affetti privati da cui non è bene che venga strappata. Meglio pensare ad un mantenimento più dignitoso della famiglia“, Maurizio Ruggero Presidente del ”Sacrum Romanum Imperium“;

7- ”Le femministe vogliono sovvertire il diritto naturale. La donna è prima di tutto moglie e madre “ , Matteo Castagna fondatore del circolo ”Cristus Rex“;

8. ”Facciamo entrare i musulmani. Che stiano a casa loro. Vogliono riempirci di simili e uccidere i bambini italiani. Le nostre preghiere sono fatte arrivare a Fontana e Pillon, questa è la grazia le preghiere“, Sostenitore pro-vita, membro del comitato referendario No194.

A pagina 24 del “Contratto per il governo del #cambiamento firmato dal M5S e Lega, sotto il titolo “Diritto di famiglia” c’è questa roba qui: “Nell’ambito di una rivisitazione dell’istituto dell’affidamento condiviso dei figli, l’interesse materiale e morale del figlio minorenne non può essere perseguito se non si realizza un autentico equilibrio tra entrambe le figure genitoriali, nel rapporto con la prole. Pertanto sarà necessario assicurare la permanenza del figlio con tempi paritari tra i genitori, rivalutando anche il mantenimento in forma diretta senza alcun automatismo circa la corresponsione di un assegno di sostentamento e valutando l’introduzione di norme volte al contrasto del grave fenomeno dell’alienazione parentale. È necessario riorganizzare e semplificare il sistema delle adozioni nazionali e internazionali.“

Unire i puntini e trovare la relazione, ovvero, il medioevo prossimo venturo, se non facciamo qualcosa prima.

Solo ad una lettura superficiale può sfuggire il fatto che il punto di caduta di tutto il ragionamento è il riferimento che si fa alla fine del paragrafo alla nozione di “alienazione parentale” che coincide con quella di “Sindrome da alienazione genitoriale” teorizzata da Richard Gardner. Ma cos’è la “Sindrome da alienazione genitoriale”?

E' conosciuta meglio con l’acronimo inglese PAS (Parental Alienation Syndrome), la sindrome da alienazione parentale è una presunta malattia psichiatrica di cui soffrirebbero i figli delle coppie separate. Secondo l’OMS ed il Ministero della Sanità, la PAS non esiste. Invece, secondo i suoi teorici, la PAS è quella sindrome che durante le cause di divorzio e di separazione, viene causata generalmente dalla madre al figlio per motivi di vendetta, di gelosia o altro al fine di estraniarlo dall’altra figura genitoriale. La sindrome si manifesterebbe ogni volta che il figlio minore manifesti rifiuto, alienazione o estraniazione con riguardo a uno dei due genitori.

Una sentenza della Cassazione del 2013 ha stabilito che la “sindrome di alienazione parentale” non esiste dal punto di vista scientifico e quindi non può essere usata dal CTU [1] . Va detto, tuttavia, che il fatto che la PAS non sia considerata scientificamente una malattia non significa che non esistano genitori che spingono i figli ad odiare l’ex partner. Nelle separazioni conflittuali spesso i figli vengono usati come “arma” per ferire l’ex coniuge. Nel 2016 la stessa Cassazione ha affermato che non è compito della stessa stabilire o meno la validità scientifica di qualsiasi teoria. Ma a queste giravolte siamo abituati.

Il principale sostenitore dell’esistenza della PAS è stato il dottor Richard A. Gardner[2] che la “inventò” nel 1985 e che definiva la PAS come un disturbo che nasce quando, durante le separazioni, uno dei genitori inizia un’opera sistematica di denigrazione nei confronti dell’altro genitore e come una forma di indottrinamento e/o lavaggio del cervello del figlio. Ma perché vi sia “PAS” anche il figlio deve contribuire attivamente all’attività di “alienazione”. In ogni caso la PAS, in questi 30 anni, non è stata mai dimostrata. Gardner, che si presentava come professore di psichiatria infantile presso, la Columbia University, pur essendo solo “volontario non retribuito” nel suo libro L’isteria collettiva dell’abuso sessuale[3] sosteneva che le donne provano piacere ad essere picchiate e violentate e che “la pedofilia può aumentare la sopravvivenza della specie umana avendo finalità procreative” arrivando, addirittura, a giustificarla perché si “fa così in molte culture”. In un altro testo scritto da Gardner dal titolo inquietante "True and False Accusations of Child Sex Abuse”[4] Gardner scrive che bisogna dire ai bambini che in fondo gli abusi sessuali sono una cosa normale perché “normalmente” praticate in altre società. Da consulente tecnico di parte nei tribunali Gardner ha lavorato alla difesa di genitori accusati di pedofilia e di abusi sui figli.

Il trucco è che nel DDL Pillon non si parla di PAS ma di “Alienazioni “ e di “estraneazioni”. Poi, però, vai a leggere e ritrovi esattamente le teorie di Richard Gardner. Quel disegno di legge assume di peso le teorie di Gardner che tradiscono posizioni apertamente misogine ed il Disegno di Legge Pillon è ispirato da una volontà punitiva nei confronti delle donne dal momento che non tiene conto in alcun comodo né dei dati che le vedono enormemente svantaggiate sul piano sociale e reddituale, né di quelli relativi alle violenze domestiche di cui sono vittime sia le donne sia i figli presumibilmente “alienati” i quali, sempre in base al DDL Pillon, per “guarire dall’alienazione” devono essere presi con la forza e rinchiusi in una casa famiglia per essere sottoposti ad un “recupero comportamentale” forzoso che gli faccia “accettare” il genitore “alienato”.

Nell’ottobre del 2012, un bambino di dieci anni venne prelevato con la forza dagli agenti di polizia, tra le urla dei presenti che chiedevano di lasciare stare il bimbo e di ascoltarlo, davanti alla scuola elementare di Cittadella, nel padovano, in esecuzione di un’ordinanza della sezione Minori della Corte d’Appello di Venezia che aveva accolto la tesi di ” alienazione parentale”. La madre riprese il tutto mentre urlava di lasciare stare il figlio. Tre minuti in cui il piccolo venne strattonato, infilato nell’auto di servizio, piegato, tenuto con la forza. Mentre diceva : “Non respiro, zia, aiutami!”. Tre minuti in cui tentò di divincolarsi dalla stretta di un uomo che lo teneva per le spalle e di un altro che gli stringeva le caviglie. Infine la zia del bambino rivolse domande ad un’altra donna, che le rispose di essere un ispettore e di non essere tenuta a darle spiegazioni: “Sono un ispettore di polizia. Lei non è nessuno”.

Note:
[1] Consulente Tecnico d’Ufficio e si riferisce a quella figura di perito che lavora al fianco del Giudice (art.61 del Codice di Procedura Civile) e presta la sua opera di consulenza sulla base di precise competenze stabilite dal Codice di Procedura Civile..
[2] Richard Alan Gardner  (New York,  28 aprile  1931  –  Tenafly,  25 maggio  2003) è stato uno psichiatra forense statunitense, ideatore della controversia  Sindrome da alienazione genitoriale;
[3]  Richard Alan Gardner,  Hysteria sugli abusi sessuali: Revisioni di Streghe di Salem rivisitate, Cresskill (NJ), Terapeutici creativi, 1990
[4] Richard Alan Gardner,  Vere e false accuse di abusi sessuali su minori: valutazione e causa, Cresskill (NJ), terapie creative, 1992.

Fonte