All’inizio del 1933 in Germania il barone Franz Von Papen, capo del partito del Centro Cattolico, l’equivalente di allora della CDU di oggi, con i suoi voti permise a Hitler – che non aveva la maggioranza in Parlamento – di diventare capo del governo. Poi si sa come è andata.
All’inizio del 2025 il partito neonazista AfD di Alice Weidel, con i suoi voti ha fatto avere la maggioranza ad una mozione anti-migranti di Friedrich Merz, leader della CDU-CSU di oggi. Dopo 92 anni il favore viene restituito.
La CDU-CSU finora è destinata dai sondaggi ad essere il primo partito in Germania nelle prossime elezioni del 23 febbraio, mentre la AfD dovrebbe essere il secondo partito. Assieme queste due forze dovrebbero detenere la maggioranza nel Parlamento tedesco. Non è detto che riescano subito a governare, ma l’assenza di vere alternative spingerà in questa direzione e in ogni caso il programma dei democristiani tedeschi, oggi, è sempre più di estrema destra.
Merz, dopo aver minacciato di “guerra totale” la Russia, ha lanciato un programma di “rottura epocale” per la Germania fondato su tre punti fondamentali: ultraliberismo economico, grande riarmo e politica di potenza, espulsione dei migranti e stretta poliziesca sulla sicurezza. A questo si aggiunge poi la scelta dello schieramento totale con gli USA di Trump e con Israele dì Netanyahu.
Insomma per la prima volta in un grande paese europeo il partito destinato ad essere in testa nei sondaggi propone il programma liberalfascista e di suprematismo occidentale del presidente argentino Xavier Milei.
Del resto tutto il curriculum di Merz porta in questa direzione. Straricco e rappresentante in Germania della multinazionale della finanza BlackRock (la stessa con cui oggi dialoga di affari Giorgia Meloni), Merz è il figlio politico di Wolfgang Schaeuble.
Ricordate il ministro delle finanze della Germania che, con Mario Draghi presidente della BCE, impose alla Grecia i memorandum che distrussero il paese? Schaeuble è stato il teorico e la guida dell’austerità come modello economico e principio guida di tutte le decisioni politiche, in Germania ed in Europa. Per lui la democrazia veniva molto dopo le decisioni economiche e di mercato: i popoli possono votare come vogliono, poi l’economia decide, fu una sua brutale affermazione.
In questa scuola di disprezzo della democrazia e dell’eguaglianza, nel nome del rigore di bilancio e della crescita dei profitti, Merz è cresciuto e ha poi dato il suo contributo. Nel 2008 il candidato cancelliere per la CDU ha scritto un libello dal titolo esplicativo: Osare più capitalismo.
Le garanzie sociali, i diritti dei lavoratori, il sostegno ai disoccupati sono solo un peso per lo sviluppo e la Germania deve liberarsene, per tornare a crescere a ritmi adeguati alle esigenze delle imprese, che devono essere sostenute riducendo le tasse ai ricchi.
Merz copia sfacciatamente Milei ed Elon Musk.
Il miliardario ex sudafricano più ricco del mondo, fanatico della diseguaglianza come motore della crescita, ha anche dato un contributo fondamentale allo sdoganamento della leader neonazista tedesca. Musk non solo ha esaltato Weidel come la “sola salvezza” del suo paese, ma in una intervista le ha permesso di affermare senza pudore che Hitler fosse “comunista” ed antisemita.
Questo delirio revisionista ha una sua logica, perché in questo modo la candidata cancelliere della AfD ha potuto contemporaneamente compiere due professioni di fede legittimanti: il liberismo economico e il sostegno ad Israele.
E poi naturalmente ci sono la deportazione dei migranti e lo stato di polizia, sui quali Merz e Weidel, come abbiamo appena visto, votano assieme già oggi.
In una Germania in profonda crisi economica, dove la folle guerra contro la Russia e l’ostilità alla Cina hanno distrutto i tradizionali sbocchi del sistema industriale e dove la Volkswagen annuncia i più grandi tagli di personale dal dopoguerra, il programma economico di estrema destra ha bisogno di costruire consenso con il razzismo di stato contro i migranti.
È una ricetta antica: ai lavoratori e ai poveri che perdono lavoro e diritti, si spiega che il loro nemico non sono le banche, i ricchi, le multinazionali con i loro stratosferici profitti. Il nemico del popolo tedesco sono i migranti che rubano lavoro e diritti. La ricetta razzista di Trump e Musk è assunta totalmente da Merz.
E se Merz e Weidel sostengono le stesse posizioni e sono in piena sintonia con la nuova amministrazione USA, perché alla fine, magari dopo un poco di schermaglie tattiche, non dovrebbero governare assieme? Solo perché Scholz, la SPD e i Verdi tedeschi chiedono di mantenere l’esclusione dal governo di AfD perché neonazista?
Come sono credibili questi sedicenti “antifascisti” che hanno sostenuto in modo fanatico la guerra alla Russia, che stanno con Israele anche nel genocidio palestinese e anzi definiscono antisemita chi lo denuncia! E che ora, per seguire l’onda reazionaria si mettono anch’essi a lanciare proclami contro "l’immigrazione incontrollata".
Come sono alternativi alla destra SPD e Verdi che della destra finiscono per essere una fotocopia sbiadita e che in Europa stanno con la baronessa Ursula von der Leyen, collega di partito di Merz e alleata di Giorgia Meloni!
Quello che sta accadendo in Germania è quello che è accaduto in Italia, in gran parte d’Europa e negli Stati Uniti.
Quando le sinistre liberal-democratiche adottano politiche liberiste e di guerra, possono restare al governo solo se l’economia va molto bene. Altrimenti è l’estrema destra, comunque nominata o mascherata che vince. Certo, questo non vuol dire che tornino dittature come quelle del secolo scorso, in generale la forma esteriore della democrazia rimane, ma la sua sostanza di giustizia, eguaglianza, pace, viene distrutta passo dopo passo.
Fino a che non si costruiranno la rottura e l’alternativa a liberismo e guerra, la destra conservatrice e liberale si sposterà sempre più su posizioni reazionarie e fasciste. Liberali e fascisti si avvicinano sempre di più in Occidente; e se questo percorso può essere chiamato da noi e altrove liberalfascismo, per ovvie ragione storiche la convergenza tra Merz e Weidel diventa liberalnazismo.
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31/01/2025
11/01/2025
I pagliacci criminali dell’Afd, da Hitler a Musk
Il circo dei pagliacci dementi che si muove per conto del capitalismo finanziario si è arricchito di un nuovo personaggio, a suo modo sorprendente: Alice Weidel, “capa” del partito neonazista Alternative für Deutschland che si appresta a contendere la vittoria alla Cdu/Cdu nelle elezioni tedesche, tra sei settimane.
La signora, com’è noto, nel corso dell’intervista su X, realizzata direttamente da Elon Musk, ha deciso che era ora di togliersi dalla spalla l’ingombrante eredità di Adolf Hitler definendolo “un comunista”.
Definirla dunque un pagliaccio demente potrebbe sembrare sufficiente, viste le migliaia di comunisti tedeschi morti o imprigionati da Hitler in Germania, a cominciare dal segretario Ernst Thälmann, ucciso nel ‘44 nel campo di concentramento di Buchenwald. Stiamo parlando del segretario di un partito che nel ‘32, nelle ultime elezioni celebrate e che videro i nazisti in testa, aveva ottenuto il 20%.
Per non parlare poi dei 22 milioni di sovietici, comunisti e non, che morirono nella Seconda Guerra Mondiale, prima sotto l’attacco nazista e poi – dopo la battaglia di Stalingrado – nell’offensiva che portò l’Armata Rossa fin dentro il Reichstag, a Berlino, ponendo fine all’esistenza del nazismo come regime e alla vita infame del suo capo/fondatore.
Ma non stiamo qui a misurare il grado dell’offesa che l’ennesimo pagliaccio demente ha fatto nei confronti di tanta parte dell’umanità, segnatamente la migliore. Per quell’offesa, come si dice da sempre, col nazifascismo non si parla, lo si combatte. Punto.
La signora, com’è noto, nel corso dell’intervista su X, realizzata direttamente da Elon Musk, ha deciso che era ora di togliersi dalla spalla l’ingombrante eredità di Adolf Hitler definendolo “un comunista”.
Definirla dunque un pagliaccio demente potrebbe sembrare sufficiente, viste le migliaia di comunisti tedeschi morti o imprigionati da Hitler in Germania, a cominciare dal segretario Ernst Thälmann, ucciso nel ‘44 nel campo di concentramento di Buchenwald. Stiamo parlando del segretario di un partito che nel ‘32, nelle ultime elezioni celebrate e che videro i nazisti in testa, aveva ottenuto il 20%.
Per non parlare poi dei 22 milioni di sovietici, comunisti e non, che morirono nella Seconda Guerra Mondiale, prima sotto l’attacco nazista e poi – dopo la battaglia di Stalingrado – nell’offensiva che portò l’Armata Rossa fin dentro il Reichstag, a Berlino, ponendo fine all’esistenza del nazismo come regime e alla vita infame del suo capo/fondatore.
Ma non stiamo qui a misurare il grado dell’offesa che l’ennesimo pagliaccio demente ha fatto nei confronti di tanta parte dell’umanità, segnatamente la migliore. Per quell’offesa, come si dice da sempre, col nazifascismo non si parla, lo si combatte. Punto.
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È importante invece mettere bene in luce l’operazione ideologica che sta alla base dello sproloquio di Weidel, perché involontariamente chiarisce quale sia la vera natura del risorto nazifascismo del Terzo Millennio, nelle pieghe della radicale crisi dell’imperialismo occidentale.
L’operazione si regge su due pilastri decisamente contemporanei.
In primo luogo Hitler, secondo lei, era “comunista” perché “ha nazionalizzato l’economia, voleva le grandi imprese collettive”, mentre lei e l’AfD sono “per il libero mercato”.
Come si vede, la realtà storica del nazifascismo così scompare quasi del tutto. La teoria della “razza ariana”, “geneticamente superiore”, il disprezzo per tutte le altre etnie – anche “bianche”, oltre che “colorate” – il suprematismo razzista, il Mein Kampf e qualsiasi altro carattere fondamentale del ventennio “nazional-socialista” viene dimenticato.
E soprattutto il “complotto demo-pluto-giudaico”, i “protocolli dei savi di sion” e tante altre invenzioni che hanno prodotto i lager...
La vera critica a Hitler sarebbe insomma solo la “nazionalizzazione” delle imprese.
Si comprende che un’ex funzionaria di Goldman Sachs sia rimasta colpita da quella scelta politica del “padre ignobile” del suo movimento.
Seppur ai “gradi bassi” – premette il Corriere della Sera – di una grande banca d’affari, ha comunque respirato a pieni polmoni il clima “intellettuale” che portava per esempio i colleghi di JP Morgan a stigmatizzare, già nel 2014, le Costituzioni dei paesi del Sud Europa perché “mostrano una forte influenza delle idee socialiste”.
Nel cervello bipolare di un finanziere, insomma, “socialismo” è sinonimo di “nazionalizzazione”. Il resto è contorno...
Si potrebbe parlare a lungo della Grande Depressione degli anni ‘30 del secolo scorso, conseguenza di lungo termine della “crisi del 1929”, esplosa con il crollo di Wall Street. Depressione particolarmente grave per la Germania, appesantita dal dover rimborsare i “danni di guerra” previsti dal Piano Dawes e dai Trattati di Versailles con cui si mise fine al primo conflitto mondiale.
Un “debito pubblico esorbitante”, anche quello, ma non certo dovuto ad una grande spesa sociale...
A quella crisi, tutti i principali paesi capitalistici reagirono ad un certo punto con “politiche keynesiane”. Germania, Italia, Francia, Gran Bretagna, indipendentemente dal regime politico vigente, “nazionalizzarono” parte del sistema economico.
L’Italia fascista, per esempio, lo fece in modo piuttosto radicale, nel tentativo (solo in parte riuscito, anche se a forza di olio di ricino) di modernizzare un paese ancora fondamentalmente agricolo.
Lo stesso New Deal rooseveltiano, pur senza toccare la proprietà privata delle grandi imprese, promosse i consumi popolari con grandi iniezioni di spesa pubblica, anche a costo di far lavorare milioni di persone “per scavare buche e poi riempirle”.
In Germania la “nazionalizzazione” fu molto parziale – altrimenti i Krupp non avrebbero finanziato il regime... – e concentrata soprattutto nella produzione di armamenti destinati ad allargare lo “spazio vitale” per il “popolo eletto” (un altro...).
Ma tutto questo è inutile spiegarlo a gente come Weidel, che ora deve solo legittimarsi agli occhi di un elettorato che potrebbe essere meno entusiasta del previsto (i grandi “padroni” non ci fanno più caso...). Via dunque il fantasma di Hitler, quel “comunista inconsapevole” che ha cercato di sterminarli...
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Il secondo pilastro del nuovo nazifascismo è ancora più infame. Siamo nel 2025, c’è un genocidio a Gaza commesso da Israele, ovvero dallo Stato che ha preso vita su decisione dell’Onu per cercare di “rimediare” all’orrore dell’Olocausto. Creando sciaguratamente le premesse di un altro genocidio da parte di un altro “popolo eletto”...
Il peso dell’accusa di antisemitismo, per quanto screditata dall’uso strumentale quotidiano che ormai ne fanno i sionisti, soprattutto in Germania e soprattutto per gli eredi ufficiali del nazismo, è ancora decisamente invalidante.
Cosa c’è di meglio, dunque, che rigettarla sulla “sinistra” e quindi scaricare Hitler perché “antisemita in quanto comunista”? In fondo c’è l’aiuto di Musk, ex sudafricano con miniere di diamanti, che sa altrettanto bene come si trattano “i negri” e i sindacati...
Anche qui, è inutile elencare gli innumerevoli ebrei – russi e non – che hanno avuto ruoli di rilievo nel movimento comunista internazionale e in genere nel movimento operaio.
Con i nazifascisti non si parla, è uno spreco di tempo.
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Con due frasette da avanspettacolo, insomma, Weidel (grazie a Musk) prova a scrollarsi di dosso una storia che non ha avuto eguali per livelli di infamia inumana.
Ma proprio questo – il fatto che sia possibile “aprire la bocca” e sparare la qualsiasi, senza trovare qualcuno che ti sputi in faccia togliendoti il microfono – spiega cosa sta avvenendo nel panorama ideologico della crisi di egemonia capitalistico-occidentale.
In ogni paese dell’Occidente ci sono movimenti o partiti nazifascisti che accrescono la propria presenza, influenza, presa elettorale. Tutti questi soggetti, nel loro paese e nel loro insieme, vengono quotidianamente “sdoganati” dal sistema mediatico, oltre che dal resto del panorama politico. Ovvero dai leccapiedi del capitale finanziario e industriale (che possiede quasi tutti i media e foraggia “la politica”).
Non è un caso, non è una tendenza fortuita, non è un imprevisto della Storia, né una disattenzione...
Il fiato del “sistema economico” è corto, le disuguaglianze sociali sono abissali, il mercato mondiale si va frammentando a velocità crescente, da nessuna parte c’è un’idea minima di come ricreare un “modello per il futuro” che sia appetibile per tutti gli strati sociali. O almeno per la maggioranza delle popolazioni.
Si va ad occhi chiusi verso la disoccupazione di massa (solo in questi giorni esce fuori che l’Intelligenza Artificiale farà prestissimo fuori almeno 200.000 funzionari di banca, a Wall Street e dintorni), salari sempre più bassi anche per le funzioni “cognitive”, servizi sociali solo a pagamento, ecc..
Per governare le prevedibili tensioni sociali in tutto l’Occidente la “democrazia” e i “diritti” sono un lusso non più funzionale. I nazisti, invece, tornano utili. Quindi “di moda”. Qualsiasi cazzata dicano...
Fonte
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