Presentazione


Analisi, opinioni, fatti e (più di rado) arte da una prospettiva di classe.
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13/08/2020

Avviso di garanzia per Conte e sei ministri. Un atto dovuto ma...

Il premier Conte e sei ministri hanno ricevuto un avviso di garanzia per i tempi e le modalità dei provvedimenti adottati dal governo per fronteggiare l’epidemia di Covid 19.

In una nota diffusa da Palazzo Chigi è scritto che “Il Presidente del Consiglio Conte e i Ministri Bonafede, Di Maio, Gualtieri, Guerini, Lamorgese e Speranza hanno ricevuto una notifica riguardante un avviso ex art. 6, comma 2, legge cost. n. 1/1989 da parte della Procura della Repubblica presso il Tribunale di Roma”.

L’avviso di garanzia riguarda la trasmissione al Collegio di cui all’art. 7 della citata legge cost. n. 1/1989 degli atti di un procedimento penale che “origina da varie denunce da parte di soggetti terzi provenienti da varie parti d’Italia per i reati di epidemia, delitti colposi contro la salute, omicidio colposo, abuso d’ufficio, attentato contro la Costituzione, attentato contro i diritti politici del cittadino (artt. 110, 438, 452 e 589, 323, 283, 294 c.p.)”. è specificato nella nota della presidenza del Consiglio.

La stessa nota precisa però che la trasmissione da parte della Procura al Collegio, in base alle previsioni di legge, è un atto dovuto. Nel caso specifico tale trasmissione è stata accompagnata da una relazione nella quale l’Ufficio della Procura ritiene le notizie di testo infondate e dunque da archiviare.

Nei giorni scorsi, dopo la pubblicazione di cinque note da parte della Fondazione Einaudi, molti osservatori hanno sottolineato l’impressione che nei primi giorni dell’emergenza si fosse creata una sorta di spaccatura tra le indicazioni degli scienziati del Comitato Tecnico Scientifico e l’esecutivo. Nel mirino, in particolare, è finito il verbale del 7 di marzo, in cui il Cts parlava di due livelli di misure di contenimento da mettere in campo (per la Lombardia e per le province del Nord più colpite dal Covid-19) e che dimostrerebbe come Conte e i ministri competenti avrebbero deciso diversamente, disattendendo il parere dei tecnici e, a nostro avviso, facendosi condizionare da Confindustria e dal partito trasversale del Pil contrario ad ogni provvedimento di chiusura delle attività in alcuni territori. Una scelta rivelatasi poi inevitabile e doverosa nei giorni successivi.

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25/01/2017

Avviso di garanzia per la Raggi. Roma sul filo del rasoio

La sindaca Raggi è stata raggiunta da un avviso di garanzia. Il quotidiano La Repubblica, alcune settimane fa aveva addirittura invocato il provvedimento che comunque era nell'aria da tempo. Secondo la comunicazione dei magistrati, la Raggi avrebbe detto il falso alla responsabile anticorruzione del Campidoglio e non avrebbe impedito all'uomo nero del Campidoglio – Raffaele Marra, in carcere per corruzione – di partecipare alle procedure per la nomina del fratello Renato a dirigente responsabile del turismo per il Comune di Roma. La Raggi, secondo l'accusa che adesso dovrà essere dimostrata, è indagata per falso in atto pubblico. Avrebbe infatti affermato al responsabile anticorruzione del Comune, Mariarosa Turchi, che per la nomina del fratello di Marra avrebbe agito in autonomia. L'abuso d'ufficio viene invece contestato per non aver impedito a Raffaele Marra di partecipare alle procedure di nomina del fratello.

La svolta nell’indagine – attesa da tempo e addirittura “invocata” da La Repubblica – è arrivata pochi giorni fa, quando i carabinieri hanno consegnato al procuratore aggiunto Paolo Ielo la relazione sui contenuti del telefono sequestrato a Raffaele Marra dopo l’arresto. Dalla relazione dei carabinieri emerge che Marra usava due chat su Telegram. Alla prima, “Quattro amici al bar” — partecipavano il sindaco Raggi, Raffaele Marra, il capo della segreteria Salvatore Romeo e il vicesindaco Daniele Frongia. La seconda invece era su Whatsapp e includeva Marra con il fratello. Entrambi sono dirigenti al Comune di Roma. Raffaele, dopo essere stato prima nominato e poi decaduto da Capo di Gabinetto del sindaco, è stato successivamente nominato capo del Personale proprio dalla Raggi. In questo contesto Marra propone al fratello di candidarsi a responsabile dello strategico dipartimento del turismo (il cosiddetto “oro di Roma”). Significativamente, poco dopo la sindaca Raggi firmava la delibera con la nomina del fratello di Marra a dirigente del settore. La nomina del fratello di Marra non passa inosservata, soprattutto perché non c'è solo il sospetto sulla persona scelta per l'incarico, ma c'è anche l’aumento di 20mila euro l’anno sulla già ricca retribuzione. E mentre nelle dichiarazioni pubbliche la Raggi afferma che “tutto è regolare”, nella chat privata dei “Quattro amici al bar” si sfoga con Marra per l'imbarazzo a cui è stata posta dal repentino aumento di stipendio sull'incarico del fratello. Paradossalmente questo si rileva come un punto a favore della Raggi, perché per gli stesso magistrati sarebbe la prova che non era stata lei a istruire la pratica, rivelandosi all’oscuro della differenza di retribuzione.

Sul fronte comunale intanto è stato rimosso uno degli ostacoli nella tabella di marcia per l'approvazione del bilancio. L’Oref, l'Organo di revisione economico-finanziaria del Campidoglio, dopo una prima bocciatura, ha espresso parere favorevole al progetto di bilancio di previsione 2017-2019. Dopo l'approvazione in Giunta degli emendamenti, riprenderà in questi giorni il lavoro per approvare il prima possibile il bilancio comunale. I tempi formali erano scaduti il 31 dicembre 2016 ma, come già accaduto spesso in passato, è stata prevista una proroga per l'approvazione fino al 31 marzo prossimo. Rimane il problema principale cioè la struttura e le scelte di priorità sul bilancio. Al momento la Giunta comunale si è incaponita sul dogma di “far quadrare i conti”, uno schematismo che si scontra sia con il debito accumulato dal Comune (che andrebbe contestato, smontato e rinegoziato completamente per ripulirlo dai debiti impropri) sia con la gabbia dei vincoli di bilancio imposti verticalmente dall'Unione Europea e dal Patto di stabilità del governo. Accettando questa logica, non si faranno scelte dissimili da quelle delle giunte comunali precedenti e soprattutto non si segnerà – anche volendo – alcuna discontinuità, come invece era stato annunciato dal M5S in campagna elettorale. Soprattutto sui servizi sociali e sui crediti del Comune verso il proprio patrimonio, circolano notizie assai poco rassicuranti. Individualizzazione dei servizi tramite bonus alle famiglie e messa in conto dei canoni di mercato – invece dei canoni sociali – per il pregresso, il presente e il futuro alle associazioni, agli spazi sociali e alle abitazioni comunali, stanno producendo sgomberi e la desertificazione culturale e sociale della città. Qualcosa di positivo, invece, appare sulla decisione di non procedere alla privatizzazione delle società partecipate come viene invece invocato dal Pd, dai poteri forti finanziari e da Bruxelles. Ma la discussione sul bilancio ancora non è conclusa. Alla fine parleranno gli atti concreti.

I movimenti sociali e i sindacati di base che il 4 ottobre scorso si erano riuniti sulle scalinata del Campidoglio, annunciano su questo una nuova assemblea popolare in Campidoglio per il prossimo 7 febbraio.

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10/05/2016

Avvisi di garanzia a Livorno: una disinformazione da brividi

Una rassegna stampa da brivido questa mattina. Il Tirreno è sulla rampa dell'eccitazione per la situazione che si è creata in città con gli avvisi di garanzia su Aamps. Certo, i protagonisti gli danno una grossa mano per eccitarsi ancora di più. Una situazione prevedibile e prevista da noi almeno 5 mesi fa quando iniziammo a parlare di romanizzazione di Livorno in vista delle elezioni amministrative nelle grandi metropoli che vedevano Renzi in difficoltà ovunque e con almeno 2 città a rischio di perdita secca (Napoli e Roma). No, noi non siamo fenomeni e nemmeno veggenti. Conosciamo però le regoline base del rapporto tra media e potere nel 2016.

In questi giorni, però, i protagonisti politici stanno superando in modo esilarante anche i mediocri giornalisti embedded. Non poteva mancare il trio dei giullari renziani (Bellandi, Bacci e Caruso) che attaccano frontalmente Nogarin e ne chiedono le dimissioni (a differenza del paraculo del loro capo) dimenticandosi che la magistratura ha messo mano ai bilanci Aamps 2012, 2013, 2014, cioè per un periodo che nella misura dell'83% ha riguardato la loro amministrazione. E gli altri capi di accusa che riguardano il sindaco sono legati all'assunzione dei 33 precari, chiesta a UNANIMITÀ dal consiglio comunale, e il licenziamento di un CdA. Semmai l'unica cosa fondata che appare questa mattina in mezzo a questi deliri piddini e alle loro facce di bronzo, è una critica alla performance televisiva del sindaco su LA7. Infatti, tutto quello di cui stiamo parlando c'entra poco o nulla con il concordato ed i libri contabili in tribunale. A LA7 Nogarin ha scelto uno slogan comunicativo da talk show come Casaleggio insegna(va): "I libri in tribunale li abbiamo portati noi". Ma sappiamo tutti che rimane uno slogan e che nei talk show probabilmente funziona. Ma non spiega quello che è successo e a nostro avviso Nogarin poteva anche dire la verità, perché rispetto a Lodi ed altri arrestati o inquisiti sarebbe stato un altro mondo anche se avesse raccontato le vicende più complesse di questi avvisi. Certo, gli errori politici e amministrativi ci possono anche essere stati ma non c'entra nulla con le ruberie e la questione morale che viene abusata con quintali di retorica.

E allora perché i 5 Stelle hanno scelto questa difesa? Perché il livello della propria base è quello espresso, sempre sul Tirreno, dalla consigliera comunale di Rosignano. Un bel colpo giornalistico che mostra la totale mancanza di cultura politica di un movimento cresciuto a pane, urli, tintinnio di manette e una presunta superiorità morale accompagnata da una reale sopravvalutazione delle proprie capacità e competenze. Tutte cose che ora si stanno trasformando in un boomerang per il M5S. Le dichiarazioni di Di Maio sul rischio di immagine per il suo movimento alimentano poi questa bolla di presunzione insieme ad i rischi per Nogarin. Comprensibile solo in parte perchè reazione ad un reale accerchiamento politico e mediatico da parte dei poteri forti locali e nazionali.

Alla fine della lettura di giornali e web di questa mattina un cittadino qualsiasi dovrebbe dire: "Mani in alto, siamo circondati da nani e ballerine". E invece bisogna reagire perché mentre noi si commenta le puntate di Beautiful e le polemiche elettorali, i poteri ancora più forti si stanno prendendo acqua, sanità e beni comuni. Non perdiamo quindi troppo tempo con queste polemiche che non sono altro che armi di distrazione di massa.

Redazione, 10 maggio 2016

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09/05/2016

Caso Nogarin: il M5s è uguale a tutti gli altri? Vediamo

Caso Nogarin: al Pd non deve essere sembrato vero che, ad un mese dal voto delle amministrative sia piovuto un avviso di garanzia su un sindaco M5s: “allora è proprio vero che nessuno può parlare! Siamo tutti uguali!”. Sui social network capita addirittura di leggere “La verità è che il Pd è più onesto del M5s”, mentre la Boschi (da che pulpito!!) accusa il M5s di omertà ed il coro del Pd di doppiopesismo. Bene, prendiamo sul serio questi “ragionamenti” ed entriamo nel merito, partendo proprio dal caso Nogarin, sul quale, per ora, si sa poco.

La situazione della azienda comunale per la raccolta di rifiuti a Livorno è critica da ben prima della elezione di Nogarin (che è di due anni fa), tanto è vero che l’indagine della GdF parte dal 2012. Una gestione più che allegra dei precedenti amministratori del Pd. Quando Nogarin arriva, trova già un buco di 12 milioni, e solleva il problema; perché è stato proprio lui a “scoperchiare la pentola”, al punto che pochi mesi dopo (ma solo dopo) il ministero dell’economia manda una ispezione che contesta criticità nella gestione dell’azienda controllata dal comune (ed è evidente che si sta parlando del periodo precedente alla elezione di Nogarin).

Per salvare la situazione Nogarin fa una mossa audace, forse azzardata: far entrare l’azienda in una procedura di concordato con i creditori. Cosa che gli procura guai piuttosto seri: in primo luogo perché i dipendenti della società si sono sentiti “mollati” ed hanno iniziato una contestazione molto vivace, poi perché il gruppo consiliare del M5s si è spaccato e il bilancio è passato per un solo voto. Infine perché la giunta ha deliberato l’assunzione di 33 precari, quando la richiesta di concordato era già stata avanzata. Sembra essenzialmente questa la ragione per cui la Procura livornese, che già aveva iscritto nel registro degli indagati il sindaco e gli assessori della giunta Pd, ha deciso di mandare a Nogarin un avviso di garanzia nel quadro di una inchiesta che procede per bancarotta fraudolenta, falso in bilancio e abuso d’ufficio, però, attenzione, questo non significa che Nogarin sia indagato per tutti questi reati, potrebbe esserlo solo per l’ultimo (le 33 assunzioni a concordato avviato). O anche potrebbe trattarsi di un atto dovuto, in quanto il procedimento riguarda una società della quale Nogarin risponde in quanto sindaco, salvo accertare le responsabilità personali di ciascuno. Dunque, una situazione ancora da chiarirsi anche solo nella formulazione dell’accusa.

In ogni caso, facciamo notare in primo luogo che non si parla affatto di interessi privati o di tangenti, ma di una decisione che potrebbe essere stata sbagliata (vedremo sino a che punto) ma che non ha prodotto alcun vantaggio personale, tantomeno di natura economica, a chi l’ha presa. Si badi che qui non ci sono né intercettazioni né comportamenti da appurare: si procede per atti e da decidere è se questi comportamenti costituiscano reato e quale. E c’è tutta una graduazione. A mio modesto avviso, e per quel che si sa, nella peggiore delle ipotesi potrebbe trattarsi di un illecito amministrativo e non penale, ma è tutto da vedere. Insomma, anche nel merito della vicenda, non sono certo gli amministratori del M5s quelli “che stanno messi peggio”, direi che la posizione di quelli del Pd, che qui scompaiono nel corpo degli articoli, mentre i titoli sono tutti per Nogarin, hanno motivo d’essere ben più preoccupati.

Ma la vicenda merita qualche considerazione più generale di costume politico. In primo luogo, quando qualcuno si difende dicendo “Ma lo fanno anche gli altri” già emana un odore assai cattivo: farsi scudo delle eventuali (molto eventuali) malefatte altrui significa una implicita ammissione di colpevolezza.

In secondo luogo, ci sono molte differenze fra i casi che riguardano gli amministratori del M5s e quelli del Pd. E la prima differenza è di ordine quantitativo. C’è chi sostiene (non abbiamo verificato la fondatezza del computo) che circa il 20% degli amministratori del M5s sarebbe indagato, un tasso che sarebbe superiore a quello degli amministratori del Pd, dimenticando però, che quando si hanno poche decine di sindaci (intorno alla ventina), l’iscrizione di uno solo di essi nel registro degli indagati (magari anche solo per imperizia o scarsa conoscenza dei meccanismi), determina lo scatto di un 5%, mentre, nel caso del Pd, che ha circa 5.000 amministrazioni comunali, una percentuale simile significherebbe 250 inquisiti, ed è evidente come questo sia oggettivamente più difficile, anche perché il Pd ha ben altra familiarità con gli apparati amministrativi. Insomma, gli attuali inquisiti del M5s riempirebbero due cabine telefoniche, mentre quelli del Pd ormai puntano a colmare uno stadio. Farà pure qualche differenza, vi pare?

Il secondo ordine di differenze riguarda la natura degli illeciti contestati e l’entità dell’eventuale comportamento delittuoso. Insomma: assumere 33 precari quando si è già chiesto un concordato è cosa ben diversa dal prendere una tangente, dall’associazione a delinquere di stampo mafioso, dalla concussione eccetera (tutte cose che ai gruppi di Pd, Ala, Ncd, Fi, FdI  ecc. non mancano). E l’entità di un modestissimo illecito edilizio in un comune di provincia come Quarto, non ha lo stesso peso delle speculazioni sulle cooperative per l’accoglienza agli immigrati nella Capitale, o no?!

Sulla carta il gruppo parlamentare del M5s  è fra quelli con il maggior numero di inquisiti, ma si tratta nella quasi  totalità dei casi di frasi dette durante un comizio, di partecipazione a dimostrazioni non autorizzate e via di questo passo, mentre fra deputati degli altri gruppi (Pd in testa) c’è l’imbarazzo della scelta in un ventaglio dove, a parte l’omicidio, l’abigeato e lo sfruttamento della prostituzione, mancano ben pochi reati.

Certo, un’accusa non è una sentenza di condanna e c’è la presunzione di innocenza sino alla sentenza definitiva. Il garantismo è un obbligo di civiltà e ne sono un convintissimo sostenitore, avendolo dimostrato in casi come la sentenza di primo grado sul caso Pecorelli contro Andreotti, o per Craxi o Citaristi condannati in molti casi sulla base di un teorema (“Non poteva non sapere”) che invertiva l’onere della prova, per il caso di Vendola e da ultimo nei confronti della richiesta di arresto del senatore Azzollini che ho ritenuto infondata scrivendone proprio su questo blog. Dunque non sono affatto in imbarazzo nel difendere Nogarin. Ed a questo proposito debbo dire che palesemente infondata è l’accusa di omertà al M5s perché Grillo ha espresso solidarietà a Nogarin. Vorrei ricordare che, a differenza del Pd che difenderebbe anche Al Capone, se fosse un suo sindaco, il M5s non ha affatto un atteggiamento indulgente nei confronti dei suoi amministratori inquisiti ed il caso di Quarto lo dimostra a sufficienza. Semplicemente, il M5s valuta caso per caso come dovrebbero fare tutti, Pd compreso.

Infine c’è una differenza fra M5s e Pd che merita di essere osservata: quando un esponente del Pd riceve un avviso di garanzia, si scatena una buriana nei confronti della malcapitata Procura che lo ha emesso, con ispezioni ministeriali, richieste di procedimenti disciplinari nel Csm, accuse alla magistratura di ordire trame politiche, eccetera eccetera. Quando tocca a qualche suo esponente, il M5s non mette in discussione il diritto-dovere della magistratura di procedere e mantiene un atteggiamento di rispetto per la funzione giudiziaria.

No, decisamente, non siamo tutti uguali e ciascuno parli per sé, evitando di cercare la pagliuzza nell’occhio degli altri, semmai parliamo di travi, per piacere. Comunque non credo che questo inciderà sull’atteggiamento elettorale degli italiani che, credo, abbiano imparato a distinguere. Il M5s non si faccia scoraggiare e riprenda lo scontro con maggiore decisione di prima.

08/05/2016

Livorno, avvisi di spettacolo senza garanzia

Intendiamoci subito: l’avviso di garanzia a Filippo Nogarin è materia che ha consistenza reale. Non è una invenzione di una qualche scuola creativa del diritto. Quando dalle voci prima, e dalle certezze di avviso poi, si passerà all’analisi dei documenti, e delle procedure, si potrà dire qualcosa di più in materia. In questo senso c’è bisogno di documenti, non di voci o di indiscrezioni. Su questo genere di avvisi di garanzia abbiamo già scritto, in questo articolo ed in quest'altro. Avvisi di garanzia per i bilanci di Aamps che proprio i 5 Stelle hanno portato nell'orbita del tribunale con la decisione del "concordato in continuità". Si tratta soprattutto di dinamiche dei bilanci Aamps in epoca di regno Pd, e uno votato dalla nuova giunta dopo pochi mesi dall'insediamento. Poi c'è la questione dell'assunzione dei 33 precari e quella del "licenziamento" del consiglio di amministrazione. Ribadiamo, dunque, che in questa vicenda, al momento e anche per tutti gli altri indagati in quota Pd, si tratta di reati legati a procedure amministrative e alla grave crisi finanziaria di Aamps. Se qualcuno cerca lo scandalo e i racconti di saccheggi e ruberie in questa vicenda difficilmente li troverà, anche se possono essere stati commessi errori. Ma come detto servono i documenti dettagliati per poter commentare definitivamente. Per ora sappiamo che gli indagati sono saliti a 18 di cui due 5 Stelle (sindaco e assessore), il nuovo CdA e almeno sette tra politici, amministratori o dirigenti in quota Pd (tra cui ex sindaco ed ex assessore).

Noi diverse cose le abbiamo dette da tempo: che il concordato, nelle forme frettolose maturate quest’autunno, sarebbe stato un salto nel buio, e che Livorno sarebbe stata commissariata dal tribunale (vedere nostro giornale cartaceo di maggio) e presa in ostaggio dallo spettacolo televisivo dei tg e dalle elezioni romane. Lo diciamo da tempo come diciamo che, dietro le quinte dello spettacolo nazionale e della politica locale, c’è tanta voglia di mantenere un modello economico e politico regressivo. L’articolo de Il Tirreno sul ciclo di rifiuti locale, giusto poco prima dell’avviso di garanzia a Nogarin, è esemplare: si invoca un modello che è buono solo per la concentrazione dei capitali, si evita di evidenziare la necessità di posti di lavoro dedicati al ciclo della differenziata e si tace più possibile sui morti per tumore provocati dall’incenerimento. Una nostalgia dei modelli Bassolino – economici e politici – che cerca di tenersi in piedi dando del fanatico a chi ha visto concrete alternative a questo modello. Con la speranza che le paralisi della giunta 5 Stelle, sulla questione di Aamps, serva a delegittimare il riciclo.

Il problema, tuttavia, non è solo locale ma, anche, nazionale: Livorno è diventata ostaggio della partita doppia sugli avvisi di garanzia tra Movimento 5 Stelle e Partito Democratico. Una scenografia della partita doppia, il cui teatrino mediale della rappresentazione è in gestione al clan renziano, nella quale i protagonisti polemizzano sul peso dell’avviso di garanzia. Se valga, agli occhi dell’opinione pubblica, più quello di Nogarin o quello di Lodi; se pesi di più la condanna in primo grado di Soru o l’avviso, per abuso di ufficio, alla presidente 5 Stelle del consiglio comunale di Bagheria. L’unico metro per “pesare” il valore degli atti in questa partita doppia, e quindi nei rapporti di forza tra i partiti, è lo spettacolo. Siccome il clan renziano governa la tv, non solo la pubblica ma anche quella privata con la pubblicità del governo indirizzata alle reti Mediaset, questo spettacolo segue la trama preferita dal presidente del Consiglio. Ma è anche vero che, tra una pesatura dell’avviso di garanzia e l’altra, i partiti nazionali non mostrano idee per l’uscita da una crisi, ormai quasi decennale, di questo paese.

Lo spettacolo degli avvisi, che appena nasconde un altro capitolo della crisi degli attuali cartelli elettorali, non dà così nessuna garanzia che il dibattito politico mainstream torni a livelli di sensatezza. Qualche giorno fa, leggendo un articolo della Frankfurter Allgemeine (che non è esattamente la Pravda di Lenin) venivano quasi le lacrime agli occhi: un corsivo di prima pagina dedicato all’urbanistica e all’economia delle città. Mentre in Italia la prima pagina è, quando non in appalto agli uffici stampa della Bce, in mano alla cronaca degli avvisi di garanzia da un quarto di secolo. Con dei giornalisti che, non negli anni ma nei lustri, hanno raffinato il genere letterario del commento all’avviso, alla procedura alla sentenza. Davvero quasi venivano le lacrime agli occhi: anche letta in modo conservatore, come è nel taglio delle Frankfurter, lì si parlava di politica, in prima pagina e sul tema cruciale del futuro delle città. Si crede che in Germania non si ruba? Recentemente il presidente del Bayern si è fatto il carcere, la federcalcio è stata squassata da gravi scandali di corruzione, c’è stato lo scandalo Volskswagen, le banche sono piene di titoli tossici come nessuno in Europa (e la stessa Frankfurter ha nascosto a pagina 19 l’inchiesta della procura di Trani su Deutsche Bank), i Laender hanno dei buchi di bilancio giganteschi. Ma un paese risolve i propri problemi nel primato del dibattito politico, quello che deve entrare nel merito delle criticità sistemiche, non in quello della cronaca dei tribunali.

In questo paese, per rendere l’idea, i ventenni – e se andiamo a veder bene le date delle cronache anche la grande maggioranza dei trentenni – sono cresciuti pensando che la politica sia qualcosa di legato alle polemiche attorno dall’avviso di garanzia. Da Mario Chiesa a Berlusconi, ai casi Lodi e Livorno. Avviso di garanzia che ormai non ha nessun rapporto con la politica, e con il dibattito su come intervenire sui punti critici che le inchieste rivelano, ma solo con le politiche di branding. Politiche che risultano vincenti per un partito tanto più se questo riesce a convincere l’opinione pubblica che l’avversario ha collezionato più avvisi di garanzia di lui. In virtù della politica dello scandalo che un tempo regolava i rapporti di forza nelle corti e oggi lo fa nei, e tra, cartelli elettorali.

E poi basta davvero a trasformare Livorno in un set, o in uno dei tanti argomenti per battutine da lesionati su twitter e facebook: ce ne siamo accorti, quattro anni fa, alla morte del povero Morosini che Livorno interessava, come tutte le città del resto, solo come perimetro di spettacolo. Due anni fa poi, alla caduta del Pd, la stampa nazionale riuscì a collezionare zero tituli nel comprendere cosa era accaduto a Livorno: cercavano folkore e dove non lo hanno trovato lo hanno prodotto. Oggi, come da diversi mesi a questa parte, la città interessa come location dello spettacolo itinerante degli avvisi di garanzia, come tappa di un tour. Nessuno, in tutto questo spreco di informazione, che abbia regalato un commento, un parere, una informazione, insomma sapere utile ad una città che vive una gravissima crisi. Interessiamo solo per i Tg della 20.

Bravi continuate così, senza neanche rendervi conto che l’informazione italiana all’estero è considerata per quello che è, cioè spazzatura (e senza riciclo), noi i nostri problemi cercheremo di risolverceli a casa nostra.

Redazione, 8 maggio 2016

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