Tre anni e sei mesi per il reato di corruzione: a tanto oggi la II sezione del Tribunale di Roma ha condannato Raffaele Marra, già eminenza grigia della giunta Raggi, che lo aveva individuato come braccio destro della sindaca e super dirigente del cambiamento. Peccato che nel 2013 avesse acquistato, con lo sconto e senza averne i requisiti, una casa Enasarco in via dei Prati Fiscali grazie a una mazzetta di 367mila euro ricevuta dal costruttore Sergio Scarpellini, morto il 20 novembre scorso.
Asia USB, assistita dall’avvocato Vincenzo Perticaro, si era costituita parte civile nel processo contestando proprio la possibilità avuta da Marra – all’epoca direttore dell’ufficio delle Politiche abitative del Comune di Roma e capo del Dipartimento del patrimonio e della casa di comprare la casa Enasarco, per di più scontata del 40%.
L’ex vicecapo di Gabinetto di Roma Capitale è stato così condannato anche al pagamento di 50mila euro ad Asia USB per il risarcimento del danno, oltre a circa 10mila euro in spese legali a favore dell’avvocato Perticaro.
Il Tribunale ha interdetto Marra dai pubblici uffici per anni 5, dichiarandone estinto il rapporto di lavoro con la pubblica amministrazione, oltre ad aver disposto la confisca dell’appartamento comprato da Enasarco insieme al garage. Il pm Barbara Zuin aveva chiesto per Marra una condanna a 4 anni e 6 mesi.
Il Tribunale ha ordinato la trasmissione degli atti alla Procura competente per procedere penalmente nei confronti di alcuni testimoni della difesa: Maria Antonietta Correale, dipendente del Comune di Roma e all’epoca segretaria del Marra; Claudio Togna, notaio che ha redatto gli atti di compravendita della casa Enasarco; il commercialista Emanuele Ceci del gruppo Scarpellini.
Asia USB e l’avvocato Perticaro hanno espresso soddisfazione per il risultato raggiunto. La condanna di Marra porta finalmente un raggio di luce e di giustizia, nel malaffare di molti dirigenti che si occupano e si sono occupati di edilizia pubblica nel territorio capitolino.
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Presentazione
Analisi, opinioni, fatti e (più di rado) arte da una prospettiva di classe.
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14/12/2018
03/02/2017
Roma. La Raggi, consapevole o “a sua insaputa”, sta facendo seri danni
Nel quadro delle indagini sulle nomine dei dirigenti al Comune di Roma, la Procura ha interrogato ieri fino a tarda sera la Sindaca Virgina Raggi. Nelle maglie dell'indagine è emersa una nuova pagina anomala e fino ad ora sconosciuta: l’esistenza di una polizza assicurativa a nome della Raggi sulla vita di Salvatore Romeo, il funzionario comunale elevato a capo della segreteria politica della sindaca. Inizialmente il beneficiario della polizza indicato da Romeo non era Virginia Raggi ma un’altra persona (l'ex fidanzata, ndr). Nel gennaio del 2016 Romeo muta il beneficiario. Il soggetto che può incassare la somma accumulata diventa così Virginia Raggi, la quale di lì a poco si presenterà alle cosiddette “comunarie”, (le primarie online interne al M5S) per essere poi candidata alla carica di sindaco di Roma.
A febbraio Virginia Raggi si candida contro Marcello De Vito (allora capogruppo comunale del M5S) e lo batte, diventando così il candidato ufficiale del M5S a sindaco di Roma. Si è appreso che la Procura di Roma ha aperto un fascicolo anche sulla vicenda del presunto dossier che avrebbe contribuito a sconfiggere Marcello De Vito alle primarie del M5S nella corsa alla Campidoglio, spianando così la strada alla candidatura della Raggi a sindaco. Un episodio e una modalità decisamente inquietanti, soprattutto alla luce di quello che sta emergendo. Quattro mesi dopo infatti Virginia Raggi viene eletta sindaco sconfiggendo al ballottaggio Roberto Giachetti del Pd. Tre settimane dopo nomina il funzionario comunale Salvatore Romeo come capo della sua segreteria politica.
Con il nuovo incarico, la retribuzione di Romeo passa da 39 mila euro annui a 110mila euro. A quel punto l’Autorità Anticorruzione emette un parere che consiglia – ma non obbliga – il Comune di Roma, (come per altri casi) a fissare un tetto alla retribuzione del neodirigente. Dando seguito alla segnalazione dell'Anac, la Raggi riduce la retribuzione di Romeo da 110 mila a 93mila euro lordi, comunque una retribuzione due volte e mezzo superiore rispetto al precedente stipendio da dipendente comunale. Salvatore Romeo lascerà il suo incarico il 17 dicembre 2016 a seguito dell’arresto dell’amico Raffaele Marra, finito in carcere con l’accusa di corruzione. Marra, insieme a Romeo, al fratello Michele e alla stessa Raggi, sono i soggetti di una chat privata denominata “Quattro amici al bar” abbondantemente monitorata e spiata dalla magistratura che comincia a indagare sulle nomine (e le dimissioni lampo) dei dirigenti comunali nella nuova amministrazione Raggi. Interrogata dai magistrati, la Raggi ha affermato di non sapere nulla della polizza assicurativa a suo nome e dunque che è stata accesa “a sua insaputa” (obiettivamente una linea difensiva che abbiamo già sentito in altre occasioni e da altri personaggi politici di potere).
Fin qui, se si va a vedere nel merito, materia di rilevanza penale ce n'è ancora poca (abuso d'ufficio e falso nel peggiore dei casi) e certamente non sufficiente a giustificare l'accanimento giustizialista e mediatico contro la Raggi di giornali espressione dei poteri forti come Corriere della Sera, La Repubblica e la Stampa. A questo si attengono anche le poche dichiarazioni ufficiali del M5S: "Per Roma non esiste nessun piano B. Il comportamento che Virginia Raggi e il MoVimento 5 Stelle devono tenere nel caso di vicende giudiziarie è esplicato nel codice etico e nel codice di comportamento che hanno firmato i portavoce eletti in consiglio comunale a Roma. Siamo vicini a Virginia in questo momento difficile e la giunta ha la nostra fiducia" si legge in un post del M5S pubblicato sul blog di Beppe Grillo.
Emerge invece una questione di rilevanza politica e morale che non attiene sicuramente – né deve farlo mai e per nessuno – ai tribunali.
Sembra ormai assodato che i “Quattro amici al bar” hanno agito come gruppo di pressione prima dentro il M5S riuscendo a far candidare la Raggi a sindaco, e poi hanno agito come gruppo di potere dentro la nuova amministrazione comunale orientando nomine di dirigenti ed elevando retribuzioni consistenti. Insomma un modello di comportamento apertamente in contrasto con le ragioni sociali su cui il M5S è nato ed ha incassato successi politici ed elettorali.
Torniamo a sottolineare come il mantra sull'onestà e sulla legalità sia fuorviante e contraddittorio. La prima perché l'onestà non ha solo una valenza giudiziaria, la seconda perché troppo spesso entra in contrasto con i princìpi di giustizia sociale. Infine e per entrambi, perché arrivare ad amministrare una grande, complessa, disuguale area metropolitana come Roma senza averne una visione politica a tutto campo, diventa una capitolazione o un suicidio.
Nel primo caso la pressione dei poteri forti sulla e nella Capitale (quel “mondo di sopra” tenuto tuttora al riparo dalle inchieste su Mafia Capitale), non ha esitato a giocare sporco per addomesticare o liquidare la nuova giunta comunale. Costruttori, affaristi, faccendieri, ma anche multinazionali straniere, vogliono mettere a profitto Roma in ogni aspetto della sua vita economica e sociale: dalle Olimpiadi allo Stadio di Tor di Valle, dai Piani di Zona ai Punti Verde Qualità, dal turismo di massa agli studi di Cinecittà, dalle privatizzazioni delle municipalizzate alla gestione dei grandi eventi.
Nel secondo caso perché i “Quattro amici al bar” non si sono resi conto che il clima nelle amministrazioni pubbliche è cambiato e “monitorato”, per cui certe spregiudicatezze non passano più inosservate. Il problema è che la complicità reciproca e l'avventurismo di questo gruppo di “amici” sta facendo cuocere sulla graticola e compromette la credibilità del M5S come fattore di discontinuità rispetto alle amministrazioni del passato. Difficile credere che tutto possa andare avanti come se nulla fosse. Il tappo sulla pentola a pressione imposto da Grillo e Casaleggio o salta, consentendo un dibattito aperto nella e con la base del M5S, oppure può diventare una lapide.
I sondaggi possono anche confermare i consensi alla giunta Raggi tra i cittadini romani, soprattutto perché le alternative del passato o quelle momentaneamente futuribili fanno ancora più schifo. Ma è una rendita di posizione che non può durare ancora a lungo. Soprattutto se a incalzare le contraddizioni della giunta comunale non saranno più solo i poteri forti ma i movimenti sociali e sindacali metropolitani che su una visione alternativa di Roma hanno proposte da avanzare, gambe sociali per concretizzarle e nessuna intenzione di fare sconti a nessuno.
Per martedì prossimo, 7 febbraio, questi movimenti (Carovana delle Periferie, Decide Roma, Forum Salviamo il Paesaggio, Unione Sindacale di Base) hanno convocato una seconda assemblea popolare in Campidoglio. In quella precedente del 4 ottobre, il cerchio magico di Raggi, Marra, Romeo impose il veto alla partecipazione e al confronto. Ma il clima è cambiato e la posta in gioco su Roma ormai ha assunto una valenza tutta politica e sul piano nazionale.
Fonte
A febbraio Virginia Raggi si candida contro Marcello De Vito (allora capogruppo comunale del M5S) e lo batte, diventando così il candidato ufficiale del M5S a sindaco di Roma. Si è appreso che la Procura di Roma ha aperto un fascicolo anche sulla vicenda del presunto dossier che avrebbe contribuito a sconfiggere Marcello De Vito alle primarie del M5S nella corsa alla Campidoglio, spianando così la strada alla candidatura della Raggi a sindaco. Un episodio e una modalità decisamente inquietanti, soprattutto alla luce di quello che sta emergendo. Quattro mesi dopo infatti Virginia Raggi viene eletta sindaco sconfiggendo al ballottaggio Roberto Giachetti del Pd. Tre settimane dopo nomina il funzionario comunale Salvatore Romeo come capo della sua segreteria politica.
Con il nuovo incarico, la retribuzione di Romeo passa da 39 mila euro annui a 110mila euro. A quel punto l’Autorità Anticorruzione emette un parere che consiglia – ma non obbliga – il Comune di Roma, (come per altri casi) a fissare un tetto alla retribuzione del neodirigente. Dando seguito alla segnalazione dell'Anac, la Raggi riduce la retribuzione di Romeo da 110 mila a 93mila euro lordi, comunque una retribuzione due volte e mezzo superiore rispetto al precedente stipendio da dipendente comunale. Salvatore Romeo lascerà il suo incarico il 17 dicembre 2016 a seguito dell’arresto dell’amico Raffaele Marra, finito in carcere con l’accusa di corruzione. Marra, insieme a Romeo, al fratello Michele e alla stessa Raggi, sono i soggetti di una chat privata denominata “Quattro amici al bar” abbondantemente monitorata e spiata dalla magistratura che comincia a indagare sulle nomine (e le dimissioni lampo) dei dirigenti comunali nella nuova amministrazione Raggi. Interrogata dai magistrati, la Raggi ha affermato di non sapere nulla della polizza assicurativa a suo nome e dunque che è stata accesa “a sua insaputa” (obiettivamente una linea difensiva che abbiamo già sentito in altre occasioni e da altri personaggi politici di potere).
Fin qui, se si va a vedere nel merito, materia di rilevanza penale ce n'è ancora poca (abuso d'ufficio e falso nel peggiore dei casi) e certamente non sufficiente a giustificare l'accanimento giustizialista e mediatico contro la Raggi di giornali espressione dei poteri forti come Corriere della Sera, La Repubblica e la Stampa. A questo si attengono anche le poche dichiarazioni ufficiali del M5S: "Per Roma non esiste nessun piano B. Il comportamento che Virginia Raggi e il MoVimento 5 Stelle devono tenere nel caso di vicende giudiziarie è esplicato nel codice etico e nel codice di comportamento che hanno firmato i portavoce eletti in consiglio comunale a Roma. Siamo vicini a Virginia in questo momento difficile e la giunta ha la nostra fiducia" si legge in un post del M5S pubblicato sul blog di Beppe Grillo.
Emerge invece una questione di rilevanza politica e morale che non attiene sicuramente – né deve farlo mai e per nessuno – ai tribunali.
Sembra ormai assodato che i “Quattro amici al bar” hanno agito come gruppo di pressione prima dentro il M5S riuscendo a far candidare la Raggi a sindaco, e poi hanno agito come gruppo di potere dentro la nuova amministrazione comunale orientando nomine di dirigenti ed elevando retribuzioni consistenti. Insomma un modello di comportamento apertamente in contrasto con le ragioni sociali su cui il M5S è nato ed ha incassato successi politici ed elettorali.
Torniamo a sottolineare come il mantra sull'onestà e sulla legalità sia fuorviante e contraddittorio. La prima perché l'onestà non ha solo una valenza giudiziaria, la seconda perché troppo spesso entra in contrasto con i princìpi di giustizia sociale. Infine e per entrambi, perché arrivare ad amministrare una grande, complessa, disuguale area metropolitana come Roma senza averne una visione politica a tutto campo, diventa una capitolazione o un suicidio.
Nel primo caso la pressione dei poteri forti sulla e nella Capitale (quel “mondo di sopra” tenuto tuttora al riparo dalle inchieste su Mafia Capitale), non ha esitato a giocare sporco per addomesticare o liquidare la nuova giunta comunale. Costruttori, affaristi, faccendieri, ma anche multinazionali straniere, vogliono mettere a profitto Roma in ogni aspetto della sua vita economica e sociale: dalle Olimpiadi allo Stadio di Tor di Valle, dai Piani di Zona ai Punti Verde Qualità, dal turismo di massa agli studi di Cinecittà, dalle privatizzazioni delle municipalizzate alla gestione dei grandi eventi.
Nel secondo caso perché i “Quattro amici al bar” non si sono resi conto che il clima nelle amministrazioni pubbliche è cambiato e “monitorato”, per cui certe spregiudicatezze non passano più inosservate. Il problema è che la complicità reciproca e l'avventurismo di questo gruppo di “amici” sta facendo cuocere sulla graticola e compromette la credibilità del M5S come fattore di discontinuità rispetto alle amministrazioni del passato. Difficile credere che tutto possa andare avanti come se nulla fosse. Il tappo sulla pentola a pressione imposto da Grillo e Casaleggio o salta, consentendo un dibattito aperto nella e con la base del M5S, oppure può diventare una lapide.
I sondaggi possono anche confermare i consensi alla giunta Raggi tra i cittadini romani, soprattutto perché le alternative del passato o quelle momentaneamente futuribili fanno ancora più schifo. Ma è una rendita di posizione che non può durare ancora a lungo. Soprattutto se a incalzare le contraddizioni della giunta comunale non saranno più solo i poteri forti ma i movimenti sociali e sindacali metropolitani che su una visione alternativa di Roma hanno proposte da avanzare, gambe sociali per concretizzarle e nessuna intenzione di fare sconti a nessuno.
Per martedì prossimo, 7 febbraio, questi movimenti (Carovana delle Periferie, Decide Roma, Forum Salviamo il Paesaggio, Unione Sindacale di Base) hanno convocato una seconda assemblea popolare in Campidoglio. In quella precedente del 4 ottobre, il cerchio magico di Raggi, Marra, Romeo impose il veto alla partecipazione e al confronto. Ma il clima è cambiato e la posta in gioco su Roma ormai ha assunto una valenza tutta politica e sul piano nazionale.
Fonte
25/01/2017
Avviso di garanzia per la Raggi. Roma sul filo del rasoio
La sindaca Raggi è stata raggiunta da un avviso di garanzia. Il quotidiano La Repubblica, alcune settimane fa aveva addirittura invocato il provvedimento che comunque era nell'aria da tempo. Secondo la comunicazione dei magistrati, la Raggi avrebbe detto il falso alla responsabile anticorruzione del Campidoglio e non avrebbe impedito all'uomo nero del Campidoglio – Raffaele Marra, in carcere per corruzione – di partecipare alle procedure per la nomina del fratello Renato a dirigente responsabile del turismo per il Comune di Roma. La Raggi, secondo l'accusa che adesso dovrà essere dimostrata, è indagata per falso in atto pubblico. Avrebbe infatti affermato al responsabile anticorruzione del Comune, Mariarosa Turchi, che per la nomina del fratello di Marra avrebbe agito in autonomia. L'abuso d'ufficio viene invece contestato per non aver impedito a Raffaele Marra di partecipare alle procedure di nomina del fratello.
La svolta nell’indagine – attesa da tempo e addirittura “invocata” da La Repubblica – è arrivata pochi giorni fa, quando i carabinieri hanno consegnato al procuratore aggiunto Paolo Ielo la relazione sui contenuti del telefono sequestrato a Raffaele Marra dopo l’arresto. Dalla relazione dei carabinieri emerge che Marra usava due chat su Telegram. Alla prima, “Quattro amici al bar” — partecipavano il sindaco Raggi, Raffaele Marra, il capo della segreteria Salvatore Romeo e il vicesindaco Daniele Frongia. La seconda invece era su Whatsapp e includeva Marra con il fratello. Entrambi sono dirigenti al Comune di Roma. Raffaele, dopo essere stato prima nominato e poi decaduto da Capo di Gabinetto del sindaco, è stato successivamente nominato capo del Personale proprio dalla Raggi. In questo contesto Marra propone al fratello di candidarsi a responsabile dello strategico dipartimento del turismo (il cosiddetto “oro di Roma”). Significativamente, poco dopo la sindaca Raggi firmava la delibera con la nomina del fratello di Marra a dirigente del settore. La nomina del fratello di Marra non passa inosservata, soprattutto perché non c'è solo il sospetto sulla persona scelta per l'incarico, ma c'è anche l’aumento di 20mila euro l’anno sulla già ricca retribuzione. E mentre nelle dichiarazioni pubbliche la Raggi afferma che “tutto è regolare”, nella chat privata dei “Quattro amici al bar” si sfoga con Marra per l'imbarazzo a cui è stata posta dal repentino aumento di stipendio sull'incarico del fratello. Paradossalmente questo si rileva come un punto a favore della Raggi, perché per gli stesso magistrati sarebbe la prova che non era stata lei a istruire la pratica, rivelandosi all’oscuro della differenza di retribuzione.
Sul fronte comunale intanto è stato rimosso uno degli ostacoli nella tabella di marcia per l'approvazione del bilancio. L’Oref, l'Organo di revisione economico-finanziaria del Campidoglio, dopo una prima bocciatura, ha espresso parere favorevole al progetto di bilancio di previsione 2017-2019. Dopo l'approvazione in Giunta degli emendamenti, riprenderà in questi giorni il lavoro per approvare il prima possibile il bilancio comunale. I tempi formali erano scaduti il 31 dicembre 2016 ma, come già accaduto spesso in passato, è stata prevista una proroga per l'approvazione fino al 31 marzo prossimo. Rimane il problema principale cioè la struttura e le scelte di priorità sul bilancio. Al momento la Giunta comunale si è incaponita sul dogma di “far quadrare i conti”, uno schematismo che si scontra sia con il debito accumulato dal Comune (che andrebbe contestato, smontato e rinegoziato completamente per ripulirlo dai debiti impropri) sia con la gabbia dei vincoli di bilancio imposti verticalmente dall'Unione Europea e dal Patto di stabilità del governo. Accettando questa logica, non si faranno scelte dissimili da quelle delle giunte comunali precedenti e soprattutto non si segnerà – anche volendo – alcuna discontinuità, come invece era stato annunciato dal M5S in campagna elettorale. Soprattutto sui servizi sociali e sui crediti del Comune verso il proprio patrimonio, circolano notizie assai poco rassicuranti. Individualizzazione dei servizi tramite bonus alle famiglie e messa in conto dei canoni di mercato – invece dei canoni sociali – per il pregresso, il presente e il futuro alle associazioni, agli spazi sociali e alle abitazioni comunali, stanno producendo sgomberi e la desertificazione culturale e sociale della città. Qualcosa di positivo, invece, appare sulla decisione di non procedere alla privatizzazione delle società partecipate come viene invece invocato dal Pd, dai poteri forti finanziari e da Bruxelles. Ma la discussione sul bilancio ancora non è conclusa. Alla fine parleranno gli atti concreti.
I movimenti sociali e i sindacati di base che il 4 ottobre scorso si erano riuniti sulle scalinata del Campidoglio, annunciano su questo una nuova assemblea popolare in Campidoglio per il prossimo 7 febbraio.
Fonte
La svolta nell’indagine – attesa da tempo e addirittura “invocata” da La Repubblica – è arrivata pochi giorni fa, quando i carabinieri hanno consegnato al procuratore aggiunto Paolo Ielo la relazione sui contenuti del telefono sequestrato a Raffaele Marra dopo l’arresto. Dalla relazione dei carabinieri emerge che Marra usava due chat su Telegram. Alla prima, “Quattro amici al bar” — partecipavano il sindaco Raggi, Raffaele Marra, il capo della segreteria Salvatore Romeo e il vicesindaco Daniele Frongia. La seconda invece era su Whatsapp e includeva Marra con il fratello. Entrambi sono dirigenti al Comune di Roma. Raffaele, dopo essere stato prima nominato e poi decaduto da Capo di Gabinetto del sindaco, è stato successivamente nominato capo del Personale proprio dalla Raggi. In questo contesto Marra propone al fratello di candidarsi a responsabile dello strategico dipartimento del turismo (il cosiddetto “oro di Roma”). Significativamente, poco dopo la sindaca Raggi firmava la delibera con la nomina del fratello di Marra a dirigente del settore. La nomina del fratello di Marra non passa inosservata, soprattutto perché non c'è solo il sospetto sulla persona scelta per l'incarico, ma c'è anche l’aumento di 20mila euro l’anno sulla già ricca retribuzione. E mentre nelle dichiarazioni pubbliche la Raggi afferma che “tutto è regolare”, nella chat privata dei “Quattro amici al bar” si sfoga con Marra per l'imbarazzo a cui è stata posta dal repentino aumento di stipendio sull'incarico del fratello. Paradossalmente questo si rileva come un punto a favore della Raggi, perché per gli stesso magistrati sarebbe la prova che non era stata lei a istruire la pratica, rivelandosi all’oscuro della differenza di retribuzione.
Sul fronte comunale intanto è stato rimosso uno degli ostacoli nella tabella di marcia per l'approvazione del bilancio. L’Oref, l'Organo di revisione economico-finanziaria del Campidoglio, dopo una prima bocciatura, ha espresso parere favorevole al progetto di bilancio di previsione 2017-2019. Dopo l'approvazione in Giunta degli emendamenti, riprenderà in questi giorni il lavoro per approvare il prima possibile il bilancio comunale. I tempi formali erano scaduti il 31 dicembre 2016 ma, come già accaduto spesso in passato, è stata prevista una proroga per l'approvazione fino al 31 marzo prossimo. Rimane il problema principale cioè la struttura e le scelte di priorità sul bilancio. Al momento la Giunta comunale si è incaponita sul dogma di “far quadrare i conti”, uno schematismo che si scontra sia con il debito accumulato dal Comune (che andrebbe contestato, smontato e rinegoziato completamente per ripulirlo dai debiti impropri) sia con la gabbia dei vincoli di bilancio imposti verticalmente dall'Unione Europea e dal Patto di stabilità del governo. Accettando questa logica, non si faranno scelte dissimili da quelle delle giunte comunali precedenti e soprattutto non si segnerà – anche volendo – alcuna discontinuità, come invece era stato annunciato dal M5S in campagna elettorale. Soprattutto sui servizi sociali e sui crediti del Comune verso il proprio patrimonio, circolano notizie assai poco rassicuranti. Individualizzazione dei servizi tramite bonus alle famiglie e messa in conto dei canoni di mercato – invece dei canoni sociali – per il pregresso, il presente e il futuro alle associazioni, agli spazi sociali e alle abitazioni comunali, stanno producendo sgomberi e la desertificazione culturale e sociale della città. Qualcosa di positivo, invece, appare sulla decisione di non procedere alla privatizzazione delle società partecipate come viene invece invocato dal Pd, dai poteri forti finanziari e da Bruxelles. Ma la discussione sul bilancio ancora non è conclusa. Alla fine parleranno gli atti concreti.
I movimenti sociali e i sindacati di base che il 4 ottobre scorso si erano riuniti sulle scalinata del Campidoglio, annunciano su questo una nuova assemblea popolare in Campidoglio per il prossimo 7 febbraio.
Fonte
27/12/2016
De Luca, Sala, Muraro, Marra, Lotti, Del Sette, Renzi, Raggi: mani pulite in arrivo?
14 dicembre: il governatore della Campania, Vincenzo De Luca indagato per istigazione al voto di scambio;
16 dicembre: il sindaco di Milano Beppe Sala riceve la notizia di essere indagato per il maggiore appalto di Expo;
16 dicembre: l’assessore all’ambiente di Roma, Paola Sala ammette di essere indagata per reati ambientali (sin da luglio) e si dimette;
17 dicembre: il discusso capo del personale del comune di Roma, Raffaele Marra è arrestato per corruzione, insieme al costruttore Sergio Scarpellini;
20 dicembre: i Pm di Napoli che indagano su presunti casi di corruzione presso il Consip (centrale per gli acquisti della pubblica amministrazione italiana) trasmettono alla procura di Roma atti per i quali il comandante generale dell’arma dei carabinieri avrebbe avvisato gli indagati delle indagini sul loro conto;
21 dicembre: il ministro Luca Lotti, particolarmente vicino all’ex Presidente del consiglio Matteo Renzi, è coinvolto nel caso Consip e indagato;
22 dicembre: Scarpellini rende dichiarazioni ai magistrati che indagano per quattro ore ed è subito ammesso agli arresti domiciliari.
In meno di una settimana piovono avvisi di garanzia, arresti, interrogatori fiume... sembrano tornato i tempi di Mani Pulite.
Tutta roba poco recente:
ovviamente è presto per dirlo e forse questo improvviso attivismo delle
Procure subirà presto una gelata, ma notiamo una cosa bizzarra: si
tratta quasi sempre di casi “stagionati” (l’indagine sulla Muraro
risalirebbe a luglio e i fatti risalirebbero indietro nel tempo;
l’acquisto della casa di Marra risalirebbe a diversi anni fa, e l’uomo
era già nell’occhio del ciclone ai tempi della giunta Alemanno; anche il
caso Consip avrebbe origini non proprio recenti, tanto che c’era una
indagine sulla quale Del Sette avrebbe operato la fuga di notizie).
Dunque casi che avrebbero potuto emergere prima,
ma forse i magistrati non hanno voluto essere accusati di turbare il
referendum, fatto sta che è come se il 4 dicembre sia scattato il via
libera e piovono sberle.
Come sempre in questi casi, si sono
scatenate indiscrezioni, voci e semplici pettegolezzi: alcuni giornali
fanno capire che dopo Lotti seguirebbe il padre di Renzi, poi Renzi
stesso. Altri osservano la coincidenza che il caso Consip fa seguito
all’emanazione della strana norma per la quale i sottoposti agenti di
polizia giudiziaria sono tenuti a riferire ai loro superiori sulle
indagini loro affidate, altri ancora si chiedono cosa avrà detto
Scarpellini in quattro ore, tanto da ottenere subito gli arresti
domiciliari. Altri ancora parlano (non si sa con quale fondamento) di
telefonate intercettate fra Raggi, Marra e Frongia e si chiedono cosa
dirà Marra quando sarà sentito.
Tutte voci, noi siamo garantisti e aspettiamo che emergano elementi certi, intanto però non possiamo non notare questa nuova somiglianza con il 1992-93:
allora fu una ondata di inchieste giudiziarie che precedette un
referendum chiave, ora sembra il contrario: un referendum che apre la
strada ad una valanga giudiziaria.
Certo è presto per parlare con
sicurezza, ma con Lotti sembra che il siluro sia arrivato in sala
macchine e la corazzata Renzi traballa. Non si può fare a meno di
ripensare a quelle parole subito dopo il referendum: “rientro senza
lavoro, senza stipendio, senza immunità”. Chissà perché ha voluto
ricordare “senza immunità”.
Ma se la corazzata Renzi sta male, non è che la giunta Raggi stia bene,
anche per la questione della nomina del fratello di Marra. A volte
l’atteggiamento del M5s verso la giunta romana mi ricorda gli
“europeisti” che si ostinano a tenere in piedi la Ue e l’Euro:
accanimento terapeutico su cadavere.
Cari amici attenti: se è vero che siamo ad un nuovo 1992-93 sta per venire giù tutto, attenti a non restare sotto le macerie.
19/12/2016
Roma. Ultima chiamata dalle periferie, oggi in Campidoglio
La saga della Giunta Raggi non è ancora arrivata alla fine. E' un'impressione, non un'indiscrezione. L'arresto di Raffaele Marra e del palazzinaro del potere – Sergio Scarpellini, detto “er cavallaro” – ha messo in crisi la giunta, l'immagine del movimento e la credibilità della sindaca. Di sicuro, ha ridotto ai minimi termini il “raggio magico”, il gruppo di consigliori più stretti che fin dal primo momento hanno circondato la giovane avvocatessa dalla brevissima esperienza politica (stare all'opposizione della giunta Marino, per due anni, non richiedeva uno sforzo intellettuale particolare, visto che persino il Pd lo voleva morto...). Sopravvive, parzialmente azzoppato, solo Daniele Frongia, che molla la carica di Vice Sindaco e mantiene solo quella di assessore allo sport (curiosamente, come Luca Lotti nel governo Gentiloni, dopo aver accarezzato il sogno della delega per i servizi segreti). Siederà dunque ancora nelle riunioni di giunta, “dando il suo contributo”, seppure da una posizione meno decisiva di quella da vicesindaco. E anche questa tenacia nel difendere gli “scaricandi” la dice lunga sulle capacità di Virginia Raggi nel capire l'aria che tira.
Scartiamo però l'idea che “non capisca”. Non serve un genio per accorgersi che in questo modo tutto il M5S è stato messo in crisi molto seria dalle scelte della Raggi e dei suoi sostenitori/suggeritori; che anche i suoi ex sostenitori oggi giurano di averla consigliata di scaricare l'ex finanziere diventato padrone quasi assoluto del Comune di Roma; che molti elettori grillini le farebbero fischiare le orecchie se la potessero incontrare per strada; che i residui dell'affarismo piddino e della destra "de panza e de governo" stanno fregandosi le mani pregustando un ritorno in sella prima di quanto avessero messo in conto...
La situazione è più seria. Il Movimento 5 Stelle viene messo alla prova del “cambiamento” nello stile di governo e dà una pessima prova, in maniera molto più rovinosa di quanto era avvenuto a Parma, prima città conquistata.
Perché?
In generale – e lo abbiamo scritto più volte – perché la “visione politica” del M5S si fonda su un'idea che più ingenua non si può: questo sistema di vita – il modo di produzione capitalistico – funzionerebbe benissimo se non ci fossero così tanti “ladri” al governo della cosa pubblica, a tutti i livelli (dal governo all'ultimo spazzino). E' un'idea che vede gli altri paesi europei come un paradiso e l'Italia come una sentina di vizi; che non vede le disparità sociali o lo sfruttamento come conseguenze “previste” del sistema; che fa appello a sentimenti morali generici, che nessuno potrebbe seriamente contestare, ma che chiunque può dimenticare una volta assiso in una sede decisionale.
Sul piano organizzativo, perché è un movimento senza storia, dunque senza selezione interna fondata sulla messa alla prova dei singoli candidati, sull'esperienza fatta, sulle prove di serietà date (neanche secondo i criteri ingenui del movimento stesso). Solo un picchiettar di dita sulle tastiere, per dare una preferenza a tizio o caia, attraverso “gruppi” più o meno omogenei di persone che si conoscono – forse – tra di loro, con un rapporto molto astratto con il resto del “movimento”.
Un modello organizzativo che qualunque vecchio arnese della politica battezza immediatamente come poroso, scalabile (perlomeno a livello locale, visto che il controllo della macchina a livello nazionale è saldamente nelle mani di Grillo e Casaleggio Associati), “partecipabile” senza filtri all'ingresso (a parte la fedina penale pulita).
E' ormai evidente anche ai ciechi come il “gruppo” che ha sponsorizzato Virginia Raggi sia costituito da vecchi arnesi della destra romana, annidata nel mondo degli affari e delle professioni attraverso cui si fanno certi affari a Roma (studi di avvocati, soprattutto civilisti, come quelli Previti e Sammarco, che hanno tenuto a battesimo l'ingresso in società della futura sindaca).
Ed è altrettanto evidente che quel gruppo era ed è portatore di interessi preistorici – più che antichi – in una città come Roma, dove immobiliaristi, Curia vaticana e palazzinari la fanno da padrone da secoli. Di questi interessi Marra era il terminale più efficiente, il personaggio in grado di tenere insieme – fino a un certo punto, costituito come sempre dal delirio di onnipotenza che spinge a sottovalutare i rischi – conoscenza minuziosa di regolamenti, delibere, funzionamento degli uffici, “disponibilità” di certi funzionari, e richieste di “favoreggiamento pubblico” a beneficio dei benefattori privati.
L'impressione che ci resta è che quel gruppo sia stato ridimensionato dagli arresti e dalle sfuriate di Grillo, ma non sia stato ancora del tutto estromesso dalla gestione concreta del Comune.
Per questo è assolutamente necessario che le periferie, la parte di metropoli più dimenticata da decenni e quella che con percentuali bulgare ha portato il M5S a governare la capitale, facciano sentire tutto il proprio peso politico, occupando quello spazio solitamente definito “attuazione del programma”.
Non è un appello alla “buona fede” di un'amministrazione eletta per far fuori quelli come Marra e Scarpellini. E' l'ultima chiamata al rispetto delle promesse. Poi ci può esser solo la valanga.
Per questo, oggi pomeriggio, ci si vede tutti in Campidoglio, sulla scalinata. E' chi vive la città che decide cosa bisogna fare.
Fonte
Scartiamo però l'idea che “non capisca”. Non serve un genio per accorgersi che in questo modo tutto il M5S è stato messo in crisi molto seria dalle scelte della Raggi e dei suoi sostenitori/suggeritori; che anche i suoi ex sostenitori oggi giurano di averla consigliata di scaricare l'ex finanziere diventato padrone quasi assoluto del Comune di Roma; che molti elettori grillini le farebbero fischiare le orecchie se la potessero incontrare per strada; che i residui dell'affarismo piddino e della destra "de panza e de governo" stanno fregandosi le mani pregustando un ritorno in sella prima di quanto avessero messo in conto...
La situazione è più seria. Il Movimento 5 Stelle viene messo alla prova del “cambiamento” nello stile di governo e dà una pessima prova, in maniera molto più rovinosa di quanto era avvenuto a Parma, prima città conquistata.
Perché?
In generale – e lo abbiamo scritto più volte – perché la “visione politica” del M5S si fonda su un'idea che più ingenua non si può: questo sistema di vita – il modo di produzione capitalistico – funzionerebbe benissimo se non ci fossero così tanti “ladri” al governo della cosa pubblica, a tutti i livelli (dal governo all'ultimo spazzino). E' un'idea che vede gli altri paesi europei come un paradiso e l'Italia come una sentina di vizi; che non vede le disparità sociali o lo sfruttamento come conseguenze “previste” del sistema; che fa appello a sentimenti morali generici, che nessuno potrebbe seriamente contestare, ma che chiunque può dimenticare una volta assiso in una sede decisionale.
Sul piano organizzativo, perché è un movimento senza storia, dunque senza selezione interna fondata sulla messa alla prova dei singoli candidati, sull'esperienza fatta, sulle prove di serietà date (neanche secondo i criteri ingenui del movimento stesso). Solo un picchiettar di dita sulle tastiere, per dare una preferenza a tizio o caia, attraverso “gruppi” più o meno omogenei di persone che si conoscono – forse – tra di loro, con un rapporto molto astratto con il resto del “movimento”.
Un modello organizzativo che qualunque vecchio arnese della politica battezza immediatamente come poroso, scalabile (perlomeno a livello locale, visto che il controllo della macchina a livello nazionale è saldamente nelle mani di Grillo e Casaleggio Associati), “partecipabile” senza filtri all'ingresso (a parte la fedina penale pulita).
E' ormai evidente anche ai ciechi come il “gruppo” che ha sponsorizzato Virginia Raggi sia costituito da vecchi arnesi della destra romana, annidata nel mondo degli affari e delle professioni attraverso cui si fanno certi affari a Roma (studi di avvocati, soprattutto civilisti, come quelli Previti e Sammarco, che hanno tenuto a battesimo l'ingresso in società della futura sindaca).
Ed è altrettanto evidente che quel gruppo era ed è portatore di interessi preistorici – più che antichi – in una città come Roma, dove immobiliaristi, Curia vaticana e palazzinari la fanno da padrone da secoli. Di questi interessi Marra era il terminale più efficiente, il personaggio in grado di tenere insieme – fino a un certo punto, costituito come sempre dal delirio di onnipotenza che spinge a sottovalutare i rischi – conoscenza minuziosa di regolamenti, delibere, funzionamento degli uffici, “disponibilità” di certi funzionari, e richieste di “favoreggiamento pubblico” a beneficio dei benefattori privati.
L'impressione che ci resta è che quel gruppo sia stato ridimensionato dagli arresti e dalle sfuriate di Grillo, ma non sia stato ancora del tutto estromesso dalla gestione concreta del Comune.
Per questo è assolutamente necessario che le periferie, la parte di metropoli più dimenticata da decenni e quella che con percentuali bulgare ha portato il M5S a governare la capitale, facciano sentire tutto il proprio peso politico, occupando quello spazio solitamente definito “attuazione del programma”.
Non è un appello alla “buona fede” di un'amministrazione eletta per far fuori quelli come Marra e Scarpellini. E' l'ultima chiamata al rispetto delle promesse. Poi ci può esser solo la valanga.
Per questo, oggi pomeriggio, ci si vede tutti in Campidoglio, sulla scalinata. E' chi vive la città che decide cosa bisogna fare.
Fonte
Il caso Marra, la Raggi e Grillo: cosa ci dice questa vicenda?
Sul caso Marra ho già anticipato alcune cose nella trasmissione l’”Aria che tira” di venerdì scorso, ma qui posso articolare meglio quel che penso. Iniziamo dalle responsabilità della Raggi.
Già da settembre molti (ero fra questi) restarono assai perplessi di fronte alla nomina della Muraro e di Marra
che sembravano poco coerenti con la promessa di discontinuità che era
stata fatta e che lasciavano presagire guai imminenti per la neo nata
giunta (dell’avviso di garanzia alla Muraro si ventilava già da luglio, quanto a Marra era chiacchieratissimo da anni),
ma la Raggi difese a spada tratta i due, peraltro senza mai spiegare
per quali motivi fossero così insostituibili. Poi vennero i casi Frongia
e Romeo, il balletto degli assessori, la questione irrisolta del
segretario generale e, soprattutto, l’assenza di segnali di svolta nella
gestione dei rifiuti e in quella dell’Atac.
Dopo, è iniziata la campagna
dell’Espresso che ha rivelato documenti come quelli relativi
all’acquisto “scontato “ della casa da parte di Marra. Una semplice
visura catastale che avrebbe potuto (e dovuto, sottolineo: dovuto) fare
la Raggi che, invece, si intestardiva a difendere Marra, sempre senza
spiegare quali fossero le eccelse virtù che lo rendevano insostituibile e
nonostante le resistenze nel movimento si infittissero.
Dunque, la Raggi si è assunta in pieno la responsabilità di aver nominato e difeso un alto dirigente amministrativo
nonostante ci fossero elementi molto concreti per sospettare che fosse
un corrotto. Che gli eventuali reati risalgano a prima della sindacatura
Raggi non ha nessun rilievo: tu non puoi nominare dirigente un
personaggio sospetto e se lo fai, quando poi il bubbone esplode, sul
piano politico, rispondi al pari dell’inquisito.
Ora arrivano insieme le due tegole di Muraro e Marra e le giustificazioni offerte dalla Raggi peggiorano ancora le cose. Era un tecnico? No, era un alto dirigente amministrativo con evidente, dichiarata, rivendicata influenza sul sindaco. Era
uno dei 23.000 dipendenti fra i tanti? E’ una frase così spudorata che
basterebbe da sola a chiedere le immediate dimissioni della Raggi: crede
che gli elettori siano tutti imbecilli disposti a bersi qualsiasi cosa
dica?
A parte il fatto che aveva mansioni che
non erano quelle di un qualsiasi dipendente del comune, la sindaca si
sarebbe spesa così tanto per un qualsiasi dipendente che conosceva
appena?
Meglio ancora: “era un dirigente comunale da 10 anni e ci siamo fidati”.
Cioè ti sei fidata di un dirigente amministrativo che ha collaborato
con le giunte di Mafia Capitale? Se fosse vero, la Raggi andrebbe
mandata via a pedate per l’assoluta imbecillità dimostrata.
Se si trattasse di una partita a
tressette si direbbe che “stiamo già fuori con l’accuso”. Basta così, ci
sono tutto gli elementi per lasciare la poltrona ed, ovviamente, non
basta dire “mi dispiace”.
Il M5s ha ricevuto un danno di immagine immenso dalla Raggi, ciononostante, Beppe Grillo e Davide Casaleggio hanno deciso di graziarla ad alcune condizioni: rimozione di Frongia e Romeo, nomina a vicesindaco di Colomban.
Il senso della decisione è troppo chiaro, per dover essere illustrato:
ammettere il fallimento su Roma, alla vigilia di elezioni politiche
potrebbe essere rovinoso (stesso timore che ebbero a suo tempo Di Maio e
Di Battista che ora pagano un prezzo eccessivo per quei timori), per
cui teniamo su le pareti ma liquidiamo tutti i resti del “raggio
magico”, ristrutturiamo l’interno. Colomban è uno bravo e si spera che,
mentre la signora si occupi un po’ di più del suo bambino, il suo vice
riesca a mettere a posto un po’ di cose, a prendere le misure necessarie
e magari fare qualche miracolo sui punti deboli di ambiente e traffico,
così da riscattare l’immagine della giunta.
Riconosco che la liquidazione del raggio
magico è stata veloce e che Colomban sia una persona di onestà e
abilità manageriale indiscussa, ma temo che si sia già fuori tempo
massimo. Mi auguro (ed auguro al M5s) di stare sbagliando e che la loro
manovra riesca, ma temo che la scelta possa rivelarsi un
rimedio peggiore del male e che il povero Colomban si trovi di fronte ad
una situazione disperata.
In primo luogo Roma è di per sé un caso
difficilissimo ed ora più che mai. Poi è evidente che il pressing dei
media ostili, degli altri partiti eccetera, si farà ancora più
stringente.
Cosa accadrebbe nel caso, tutt’altro che impossibile, ci fosse un avviso di garanzia alla stessa Raggi?
A questo punto a finire nel tritacarne non sarebbero solo Di Maio o Di
Battista ma direttamente Grillo e Casaleggio e questo non deve
assolutamente accadere. Inoltre, dopo il disastro di immagine subito,
qualsiasi raffreddore diventa polmonite ed il rischio è di travolgere
anche Colomban.
Capisco che ammettere lo sbaglio
abbia un costo molto alto, ma non ammetterlo potrebbe avere un costo
ancora peggiore, soprattutto perché dobbiamo fare attenzione all’insidia
maggiore: quello che dirà Marra che, per difendersi, trovare
attenuanti, fare scaricabarile, trovare indulgenze ecc. chissà cosa
tirerà fuori (vero o falso non ha assolutamente nessuna importanza in
questo contesto). E l’aperitivo è già arrivato con le dichiarazioni di
Rodolfo Murra (avvocato del comune) che riferisce pretese frasi di Marra
e che leggiamo sui giornali di domenica: da due anni lavoravo per i 5
stelle per le nomine. Già, ma lavorava per il M5s o lavorava sul M5s per
espugnarlo? E’ un quesito che dobbiamo porci.
E tutta questa vicenda ci
rimanda ad un problema più generale: il modello organizzativo del M5s
che è il suo vero tallone d’Achille. L’assenza di una struttura
organizzativa pur minima, l’eccessivo affidamento fatto sulla rete, la
scelta di candidati improvvisati e di nessuna affidabilità sono
formidabili punti di debolezza. Questo è un modello che rende troppo
fragile e scalabile il movimento. Ma ne parleremo prossimamente in un
pezzo ad hoc, per ora ci limitiamo ad osservare che cavare un dente
irrimediabilmente guasto può essere doloroso, ma aspettare che monti
l’ascesso e vada in suppurazione può essere molto più doloroso e
pericoloso.
18/12/2016
L’implosione inevitabile
Come previsto, alla prova del governo il populismo – ogni populismo –
è destinato a fallire. Faremmo però un errore a concentrare le nostre
attenzioni sull’affaire Marra. Riproducendo un feticismo
giudiziario che vuole la magistratura garante dei nostri destini, ci
accoderemmo a una visione del mondo che fagociterebbe ogni nostra
autonomia culturale e politica. Il problema di Marra non è la sua
(presunta) corruzione economica, ma la sua manifesta corruzione con un
blocco di potere amministrativo trasversale politicamente ma omogeneo
socialmente e ideologicamente. Ed è solo da questo punto di vista che
viene svelato il nesso tra un Marra qualsiasi e i limiti della giunta
Raggi. Il nuovo governo della metropoli, eletto coi voti delle
periferie, coi voti di un proletariato cittadino stremato dalle
politiche liberiste di destra e di “sinistra”, lungi dal produrre una
qualsiasi forma di discontinuità politica ed economica col passato, ha
reiterato uno stesso modello di sviluppo cambiandone la facciata
amministrativa. Il problema della nomina
degli assessori, dalla Muraro a Minenna, da Mazzillo a Colomban, da De
Dominicis a Tutino, non risiede nella loro fedina penale, ma nella loro
idea di mondo e, di conseguenza, dall’idea che vuole organizzarsi
attraverso questi. Il “nuovo” Comune di Roma è politicamente la
fotocopia delle vecchie giunte, con molta meno esperienza e capacità
gestionale. Non basta un No alle Olimpiadi per ingannare le periferie
martoriate dalla crisi: serve un’idea di governo e di sviluppo alternativo a quello dominante per decenni. Su questa alternativa il M5S ha stravinto le elezioni, ma è questo il piano su cui verranno chiamati a rispondere, non sulle fedine penali.
Chiaramente, un cambio di paradigma politico non è cosa da
realizzarsi in pochi mesi o anche solo in pochi anni. Non siamo davvero
così ingenui da pensare che basta una volontà per cambiare uno
stato di cose in continuità decennale. Eppure in questi mesi sembra
essere mancata proprio quella volontà, più che l’effettiva capacità. E
questa è mancata non per presunti “tradimenti”, ma per logica delle
cose. Il M5S, in quanto populismo trasversale, non è in grado di
immaginare alternative realizzabili senza rompere con una delle costituency sociali
che lo determinano. E’ una legge ferrea della politica, da cui non si
esce con slogan post-moderni sull’onestà e la cittadinanza. I fenomeni
politici sono, nella loro essenza, epifenomeni di contraddizioni
sociali. E’ questa realtà che viene negata a destra dallo stesso M5S e a
sinistra da approcci politicisti che si limitano a ragionare
sull’epifenomeno senza indagare il fenomeno alla radice. Ed è unicamente
da questo punto di vista che è possibile interpretare non solo la forza del populismo, destinata a crescere nonostante tutte le difficoltà gestionale o legali a cui andrà incontro, ma anche la sua incapacità politica di predisporre soluzioni. L’implosione del populismo è nelle sue stesse premesse.
Detto questo, è opportuno anche leggere ciò che sta avvenendo sul
piano mistificato dell’azione penale nella sua complessità generale. Il 4
dicembre si è di fatto aperta una nuova fase elettorale. Non sarà il
governo Gentiloni ad impedire la necessaria conclusione del risultato
referendario con il ritorno alla urne. Lo spauracchio – la vera e
proprio paura – della vittoria di un movimento populista ambiguo e
difficilmente controllabile produrrà di conseguenza l’arroccamento del
potere (che non è solo politico, ma anche giuridico, e soprattutto
economico) in difesa dello status quo. In assenza di forti e maggioritari movimenti
di sinistra, le alternative al fallimento per mano giudiziaria della
giunta Raggi sono esclusivamente di tre tipi: il primo, che porta al
commissariamento poliziesco della città; il secondo, a un ritorno del Pd
al governo; il terzo, la vittoria della destra identitaria di
Meloni&Salvini. Tutte e tre gli scenari costituiscono un
peggioramento delle condizioni politiche della città, a partire proprio
dal punto di vista dei movimenti sociali.
Sul piano nazionale le urne
certificherebbero uno scenario speculare: il commissariamento nazionale
ad opera di un agente europeista à la Draghi; la vittoria del Pd; la vittoria della destra identitaria, magari in alleanza col berlusconismo morente. Oppure, l’affermazione
populista Cinque stelle. Che è lo scenario che le classi dirigenti del
paese e di tutta l’Unione europea s’incaricheranno di scongiurare di qui
alle elezioni, concedendo tutto: proporzionale puro, sconti fiscali,
rinnovi contrattuali progressivi, eccetera.
E’ una continua e affannosa
rincorsa delle élite al populismo, in un vortice che stritolerà
qualsiasi alternativa di classe. Ma l’alternativa, sempre evocata ma mai
costruita, non è questione che si risolverà di qui alle elezioni
attraverso qualche suggestione social. E’ un campo da
ricostruire, che prevede tempi e modi che mal si accordano con la
velocità post-moderna della politica attuale. Nella fase di trapasso
determinata dalla perdita di legittimità popolare per le classi
dirigenti e da un’impossibile alternativa politica e sociale per le
classi subalterne, si giocano i nostri destini sia in termini di
strategia che di tattica, parole vetuste ma, con ogni evidenza, ancora
le uniche in grado di definire il nostro approccio alla politica.
C’è la
necessità di ricostruire insediamento sociale, un insediamento che non
si limiti alla buona amministrazione del locale, ma che sappia evocare
una civiltà alternativa al capitalismo; e c’è la necessità di agire
nelle contraddizioni del presente, e non fuori da esse, o a prescindere da
esse, come se Politica e politica non fossero in diretto rapporto
vicendevole. Per tali motivi oggi non è possibile rifiutare il terreno
del confronto dialettico col proletariato che affida i suoi istinti di
ribellione al populismo grillino. Marra è un episodio, e altri ne
verranno fino all’inevitabile caduta della giunta romana, ma se non si
interviene sulle necessità materiali che hanno determinato la forza
attuale del populismo, il lamento dell’ortodossia non potrà fare nulla
rispetto al moltiplicarsi della forza elettorale del populismo stesso.
Lamentismo sterile e testimonianza dei principi condividono uno stesso
scenario: l’irrilevanza manifesta delle proprie intenzioni di fronte la
realtà dei fatti. Ed è per questo che oggi non ce la caviamo unendoci al
coro del liberismo gongolante per le vicissitudini giudiziarie di
Raggi&co. Funziona (forse) nei rapporti virtuali della rete; molto
meno dal vivo, nelle periferie, foriere di domande a cui la “sinistra
radicale” non sa più dare risposta perché da tempo ha smesso di parlare
la stessa lingua.
Tangentopoli infinita su Roma e Milano. Ma il caso Marra è più grave
Se la vicenda Sala è ordinaria e prevedibile, quella di Marra indica una pericolosa debolezza strutturale dentro il M5S
Guardare la politica da vicino fa bene,
la fa uscire da quella dimensione letteraria, ed identitaria, che la
rende spesso inutile come strumento di un qualsiasi cambiamento.
Guardare la politica da lontano fa altrettanto bene, aiuta a capire
quello che gli sguardi concentrati su un raggio di trenta centimetri e
trenta minuti, la misura massima dello spazio e del tempo nella politica
di oggi, non riescono a razionalizzare. Guardando la politica da
lontano, osservando i fatti di Milano (autosospensione sindaco Sala) e di Roma (arresto uomo di fiducia del sindaco Raggi) vediamo una certa regolarità di movimento nella Tangentopoli infinita che agita il paese da un quarto di secolo.
Prima di tutto il ruolo della magistratura:
qualcosa che sta tra lo strumento di lotta tra fazioni, il regolatore
sistemico e la corporazione in grado di esaltarsi nel proprio ruolo.
Poi quella che viene chiamata convenzionalmente la politica:
inevitabilmente in grado di riprodurre solo i nessi interni di potere,
incapace di farsi blocco sociale, debole nei processi di legittimazione.
E’ una politica strutturata solo secondo la logica, sterile e
compulsiva, dell'economia della predazione che si differenzia solo per
contesti locali ed età della formazione dei cartelli elettorali. Così
quando arrivano le ondate di inchieste – che tanto più si mostrano come
azioni che tendono ad abbassare i costi della politica e a mettere i
piedi nel sistema degli appalti, tanto più si legittimano – tutto ciò che è
politica istituzionale cade o vacilla pericolosamente. Senza un blocco
sociale e delegittimata, la cordata politica di turno fa presto a
naufragare.
In questo caso, nella reciproca
delegittimazione che i sindaci di Milano e Roma ricevono dagli atti
della magistratura, sembrerebbe che, dal punto di vista dello
spettacolo, si fosse davanti a un pari. Un problema per uno, tra Pd e 5
stelle, e tutti a casa.
Ma partita doppia della morale,
quella che assegna i punteggi di rispettabilità alle parti, tra PD e
movimento 5 stelle, stavolta pero’ non è pari. Non certo perché
i riflettori accesi sul mondo di Sala non rivelino niente di grave.
Expo appartiene all’economia della predazione di piccoli e grandi
appalti, di piccole e grandi reti finanziarie e bancarie attorno a
questo mondo, come poche altre cose costruite in Italia negli ultimi
anni. E Sala dava la netta impressione di essere intrappolato entro le
logiche, ferree e complesse assieme, di questa economia già dai tempi
della nomina a commissario di Expo. Poi, sulle ricadute giuridiche
della questione non siamo certo noi a giudicare. Il punto è che il nesso appalti, economia della predazione, intervento della magistratura è strutturale.
Quando proliferano gli appalti si attiva un'economia della predazione,
legata a questi appalti e alle banche, e poi arriva il regolatore, sia
sistemico che dei conti: la magistratura.
Il renzismo ha provato a farsi un’immagine neutralizzando quest’ultima, la candidatura di Sala e la nomina dell’angelo degli appalti Cantone sono sinergiche, ma evidentemente non ci è riuscito. Sala,
il candidato di Renzi, usando un linguaggio da Gazzetta, non ha neanche
mangiato il panettone e si è autosospeso causa indagini.
La maggiore gravità dei fatti romani
rispetto a quelli milanesi non si misura però nel peso economico delle
aree oggetto di intervento della magistratura. La vicenda Marra è
più grave perché il movimento 5 stelle ha chiesto consenso in nome del
ripristino della morale pubblica e non sta affatto riuscendo a
ripristinarla. I Sala, in quest’ottica, sono nel conto, i Marra
non devono esserlo. L’arresto del braccio destro della sindaco Raggi – braccio destro che si è rivelato un tratto di continuità tra Alemanno,
Polverini e Marino lungo quindi tutta Mafia Capitale – rivela una debolezza strutturale del movimento 5 stelle.
Quella di non saper costruire una organizzazione solida, con i dovuti
anticorpi, con un programma strategico, e strutturato, di uscita dei
territori da una economia della predazione. Del resto, ancora
oggi, ci sono i Fico che teorizzano che il M5S non deve essere
strutturato. Tenetevi allora i Marra viene da dire, con la
debolezza organizzativa dovute alle cerchie di amicizie e alla
improvvisazione strutturale, le lotte intestine, le scomuniche
reciproche, le dimissioni di assessori neanche fossero allenatori di
Zamparini, la rabbia dei militanti.
Se il M5S romano appare
infiltrato, e l’arresto di Marra va nella direzione della conferma di
questa impressione, il fatto una cosa la dice. Ovvero che un
movimento che si è solo caratterizzato, come forma organizzativa, per le
espulsioni, per il primato di una azienda 2.0 come infrastruttura
interna (la Casaleggio) deve fare i conti con una formula politica e di
governo che è nettamente insufficiente a governare metropoli complesse.
Tantomento confidando in leggi elettorali, come il doppio turno, che
gonfiano i voti ma da sole non possono gonfiare la capacità di governo.
Capacità che, come si è visto, non passa tanto dalla nomina di
specialisti con curriculum degno di Jp Morgan, e da un po’ di movimento
di post e commenti su Facebook, ma da una solida struttura dal basso, da
saperi collettivi, da un intreccio tecnologico e sociale dove la base
conta non solo quando vota in rete.
Tutti sappiamo che il governo di Roma è
di una complessità pari a quella di un ibrido tra Calcutta e Manhattan.
Gli Alemanno, e i Rutelli e i Veltroni prima, l’hanno affondata. Non
aver saputo dare un’alternativa, fino ad adesso, credibile, dopo averla a
lungo invocata è un fatto grave. Il resto, Sala, è normale
amministrazione, economia della predazione in automatico. Ed è da questa
che ci dobbiamo liberare.
Redazione, 16 dicembre 2016
17/12/2016
“Roma-Milano. La gestione affaristica contro il territorio e i cittadini”
Da Radio Città Aperta
Metropoli in profonda crisi, sindaci indagati o dimezzati... Ne parliamo con Guido Lutrario, dell'Unione Sindacale di Base di Roma. Ciao Guido buongiorno.
Ciao, buongiorno a tutti...
Cominciamo da Roma per una questione cronologica, perché è più recente l'arresto di Raffaele Marra. Questa mattina i carabinieri hanno arrestato quello che è il braccio destro di Virginia Raggi. Un nome che è sulla bocca di tutti ormai da mesi proprio perché personaggio decisamente “poco limpido”. C'era da aspettarselo, era nell'aria... Come è possibile che si sia arrivati a questo punto, quando gran parte degli osservatori e anche degli stessi membri del Movimento 5 Stelle segnalavano rispetto a Marra una “criticità”?
Noi l'abbiamo chiesto pubblicamente, alla sindaca Raggi, di disfarsi di questo personaggio, ma abbiamo anche capito, nell'arco di questi mesi, che la relazione stretta con Marra evidentemente rappresentava un gruppo che ha gestito l'amministrazione comunale in questi mesi. Noi abbiamo chiesto che venisse rimosso, che non svolgesse funzioni di responsabilità, che non gli venissero affidati incarichi rilevanti come quello di direttore del personale. Lui veniva già da un'esperienza alla regione Lazio, con la giunta Polverini; ed era stato contestato proprio nel ruolo di direttore del personale... Noi ci siamo chiesti: ma perché i dipendenti capitolini, che già sono martoriati da tutta la vicenda del salario accessorio, del non rinnovato contratto, ecc. devono subire questo personaggio che non ci piace, anche perché viene da una storia politica che non avrebbe niente, in teoria, a che fare con il Movimento 5 Stelle? Viene dall'amministrazione di destra della Polverini, dall'amministrazione Alemanno, è un personaggio con un curriculum che non ha niente a che fare con il Movimento 5 Stelle e che quindi non aveva le carte in regola per realizzare il programma con il quale il Movimento 5 Stelle ha vinto le elezioni comunali di Roma. In realtà questo personaggio è stato tenuto in ruoli di grande responsabilità a dispetto di tutti; perché la richiesta non è venuta solo dall'Unione Sindacale di Base, è venuta anche all'interno stesso del Movimento 5 Stelle. Ma la sindaca Raggi ha resistito e ha voluto mantenere questa relazione, che ovviamente per noi ha rappresentato un dato preoccupante. Perché, evidentemente, non si poteva disfare di un personaggio chiave. Oggi noi diciamo chiaramente alla sindaca: ora c'è la possibilità di una svolta, torniamo al programma. Ci siamo liberati di un personaggio discutibile, che sicuramente non aveva nessuna intenzione di mettere in pratica il programma, c'è nell'amministrazione comunale di Roma un insieme di dirigenti che esprimono una posizione di destra, che stanno conducendo una vera e propria guerra contro i poveri nella nostra città. Avviene sul tema delle abitazioni, sulle mancate revoche dei piani di zona, che sono una evidente truffa ai danni di decine di migliaia di cittadini romani e su cui l'amministrazione aveva preso degli impegni che finora non sono stati, purtroppo, rispettati. Ci sono vicende legate alla gestione dei servizi, alle aziende partecipate... c'è un intreccio tra affari e funzionari dell'amministrazione pubblica. Finché una giunta non avrà la forza e il coraggio di liberarsi di questo mondo dell'amministrazione che condiziona la vita della città, la stessa possibilità di governare in modo trasparente e vicino ai cittadini la città, il rinnovamento non sarà possibile. Questo lo avevamo chiesto a chiare lettere. Peraltro, è abbastanza sintomatico che per l'assemblea che noi avevamo organizzato il 4 ottobre, in Campidoglio, ci venne negata la sala della Protomoteca proprio da un signore che stanotte è stato assicurato alla giustizia... Anche se non abbiamo mai augurato il carcere a nessuno, però diciamo “ma guarda un po', proprio il sig. Marra che voleva impedire ai lavoratori e ai cittadini romani di riunirsi in assemblea in Campidoglio per chiedere cosa? Il rispetto del programma su cui l'amministrazione Raggi è andata al governo della città”. Noi speriamo che ci sia un cambio di passo, che questo sia l'opportunità per invertire una tendenza che non ci piace, per ripristinare l'agenda che sta scritta nel programma elettorale del Movimento 5 Stelle e che noi vorremmo vedere realizzata negli interessi di tutti quelli che hanno sperato in un rinnovamento vero.
Ma tu credi davvero che...
...è un'opportunità, speriamo che la giunta la sappia cogliere.
Tu credi che ci sia questa volontà, cioè la volontà di voltare pagina, mettere un punto e ripartire – come dicevi poco fa – dal programma? Ti chiedo questo perché non si tratta di un personaggio che un po' a sorpresa viene scoperto essere coinvolto in vicende poco chiare. Parliamo di un personaggio sulla bocca di tutti ormai da mesi, molto vicino a tutto il giro dell'amministrazione Alemanno, insieme a Panzironi, quindi anche Mafia capitale, già ai tempi del Ministero delle Politiche agricole. Insomma, è un personaggio che dal 2006 caratterizza in maniera non trasparente la politica italiana e, in particolare, quella romana. Quindi che venga scelto un personaggio così fa venire qualche dubbio sulla reale volontà di un cambio di passo, del cambio di passo a cui facevi riferimento tu...
Finora questa volontà non si è manifestata, c'è poco da fare. Noi quello che speriamo è che adesso, di fronte a fatti evidenti... Peraltro non abbiamo parlato dell'altro soggetto che è stato arrestato. Fa parte di una storia che è quella dei costruttori e del condizionamento che i costruttori hanno sempre esercitato sulla vita della città, sul futuro, sul suo sviluppo, sulle sue dinamiche urbanistiche...
Parliamo – scusami se ti interrompo – di Sergio Scarpellini, costruttore e immobiliarista romano?
Sì, di Scarpellini. Una delle tante famiglie di costruttori che a Roma – sempre gli stessi nomi dell'arco di 30-40 anni – hanno condizionato pesantemente la vita della città; in particolare sul tema abitativo, che resta uno dei drammi irrisolti di questa città e su cui, purtroppo, questa amministrazione sta semplicemente ripercorrendo quello che hanno o non hanno fatto le precedenti amministrazioni. Io dico che c'è una opportunità, cioè che di fronte a questo dato di fatto non c'è solo la sindaca che “deve intervenire per cambiare il ruolo o ridimensionare le funzioni di un direttore, di un amministratore, di un funzionario”. C'è un dato di fatto. C'è la magistratura che interviene e c'è un personaggio che viene tolto di mezzo. E' una opportunità. Adesso la giunta è di fronte ad un bivio e speriamo che imbocchi la strada giusta, che, ripeto, è quella del programma. Lo vuole fare o non lo vuole fare? E' chiaro che l'alternativa è andare a casa. Non è che ci siano molte altre strade, perché una amministrazione che si presenta ai cittadini nel segno del rinnovamento e che poi non agisce in questo senso, che conserva funzionari compromessi con le passate stagioni, che non mette in pratica il programma di cambiamento sociale atteso soprattutto dalla grande periferia della città... Beh, è una amministrazione che poi non ha un grande futuro davanti.
Io voglio sottolineare anche un fatto, sotto gli occhi di tutti. Mentre il sindaco di Milano si autosospende per la vicenda dell'Expo, passano praticamente pochi minuti e arriva un provvedimento forse tenuto nel cassetto e tirato fuori nel momento opportuno. Bisognava pareggiare quello che succedeva a Milano con la situazione di Roma. Questo fa parte di un sistema che, nel complesso, viene screditato ogni giorno di più. Io penso che anche per il Movimento 5 Stelle ci sia adesso un po' una necessità ultimativa: o questa amministrazione – questa sindaca romana su cui sono puntati gli occhi di tutto il paese, su cui è cominciata dal giorno stesso del suo inserimento un'attività anche di boicottaggio mediatico – cioè, questa amministrazione è stata immediatamente attaccata in tutte le forme e con motivazioni non sempre solide... Ma il Movimento 5 Stelle, al centro di questo attacco, ha difeso l'amministrazione, ma l'ha anche in qualche modo sollecitata a comportamenti diversi, a partire dalle nomine. Sono problemi che dovranno gestire loro, ovviamente, però mi pare che sono di fronte ad una necessità di prendere decisioni importanti e noi speriamo che queste decisioni vadano nella direzione – ripeto – di porre mano al programma. Noi abbiamo assistito quest'estate, come tanti romani, al balletto delle nomine; e abbiamo formulato una domanda semplice semplice. Questo cambio di assessori, questi rimbalzi, queste sostituzioni... sono legate a una volontà dei singoli soggetti di rispettare il programma o rispondono ad altre logiche? Purtroppo questa domanda non ha trovato risposte, specie sul programma – che è la cosa che a noi interessa di più, per esempio la salvaguarda del carattere pubblico delle aziende partecipate, la reinternalizzazione di molti servizi, ecc... Oggi leggo che la sindaca parla di razionalizzazione delle aziende partecipate. E' un termine equivoco, perché in questi anni razionalizzazione ha sempre significato riduzione del personale...
Esatto. In questi anni è stato chiarissimo, purtroppo, come termine...
Giustamente. Però lo si usa oggi in modo equivoco nei confronti degli ascoltatori, dei cittadini, dell'elettorato. Razionalizzare... Qui non si razionalizza niente, si taglia. Noi avevamo ascoltato invece altri progetti, per esempio la reinternalizzazione di molti servizi che certamente è anche utile ad evitare sprechi, perché sappiamo che reinternalizzare molte attività corrisponde anche ad una riduzione di costi. Per esempio viene abbattuto in automatico il profitto per quelle aziende private che sono esattamente le gestrici del servizio esternalizzato. Ma di questo però non c'è finora alcun segnale. Noi non abbiamo ravvisato nulla in questo senso; né nella gestione rifiuti, né nella gestione dei servizi collegati al trasporto pubblico... Su Acea erano stati lanciati dei segnali, ma poi sono scomparsi... E poi sulle politiche abitative, che riteniamo la cosa più grave, perché proprio su quel terreno erano stati lanciati segnali più incoraggianti; ma purtroppo molto è andato per il momento deluso. C'è ancora tempo, ovviamente, per affrontare le questioni... Ma si tratta di salvare il patrimonio pubblico, di allargare questo patrimonio, perché c'è una fetta di povertà nella nostra città in crescita esponenziale. Ma non si interviene su questo. C'è invece una sorta di istigazione ad una guerra tra poveri. La vicenda di San Basilio è abbastanza evidente. Non la voglio fare troppo lunga. Io penso che ci sia una possibilità oggi e che questa possibilità l'amministrazione la deve cogliere. Se non la coglie, a questo punto, evidentemente, non c'è nessuna volontà di andare nella direzione giusta.
E staremo a vedere. Senti, ci siamo un po' allungati ma non posso non chiederti una battuta anche su Milano. Già hai fatto un piccolo riferimento alla necessità di “pareggiare” un'inchiesta che coinvolge il Pd a Milano con qualcos'altro che coinvolga in questo caso i 5Stelle a Roma. Ed è già una prima chiave di lettura. Sala viene indagato per concorso in falso ideologico, sul più importante appalto economico di Expo... Senza entrare nel merito, trovo che uno spunto interessante di riflessione sia proprio la questione delle grandi opere che ciclicamente ritorna in Italia. Ed Expo ci è sempre stato proposto come l'esempio per cui le grandi opere vanno fatte. “Vedete, Expo è stato un successo, tutto è andato benissimo”... Ora piano piano comincia ad emergere che Expo forse non è stato così un successo e che anche lì qualcosa di strano è accaduto...
Sì. Sulla vicenda Expo c'è stata una contro inchiesta dei movimenti proprio su tutta la vicenda degli appalti, di come si andava ad utilizzare quell’enorme spazio su cui poi è stata realizzata la struttura dell'esposizione universale. Io ricordo, un po' a grandi linee, quella vicenda, ma su questo i movimenti avevano parlato chiaro... C'era stata una enorme speculazione, erano stati gonfiati i costi alla grande e questa è la solita storia dei grandi eventi nel nostro paese. Sono occasioni per avvicinare grandi investitori privati i quali, però, arrivano con l'obiettivo di saccheggiare il territorio, depredarlo, utilizzarlo, spremerlo al massimo e poi ritirarsi senza che sul territorio resti niente, se non il disastro e un intervento a tempo determinato. Chiusa la vicenda si chiudono anche le opportunità che ci sono state, il lavoro a tempo parziale... E poi – diamine – Expo è stato anche il laboratorio del lavoro gratuito nel nostro paese...
...dello sfruttamento intensivo...
Si sono inventati anche le nuove forme di sfruttamento che ormai, purtroppo, sono diffuse anche nel resto del paese. E' stato un po' un esperimento pilota. La vicenda dei grandi eventi, indubbiamente, è questo. “Intervengo per far venire investitori dall'estero”, che però vengono con questa logica di rapina, e l'amministratore sta esattamente al centro di questo processo. Attira e stabilisce relazioni con investitori, ma non si preoccupa del futuro del proprio territorio. E' sempre un investimento a tempo determinato, però l'amministratore – che può essere il sindaco, il direttore di una società costituita ad hoc per la gestione degli appalti, un assessore di volta in volta diverso – svolge questa funzione di cerniera, per cui il capitale privato è determinante nello stabilire gli obiettivi, le modalità di gestione, a cosa deve servire, quanto tempo deve durare l'investimento, quando finisce l'utilizzo di quel finanziamento... E questa è la logica perversa con cui stanno devastando il territorio prendendoci in giro e facendoci credere che arrivano i soldi per lo sviluppo; ma questo sviluppo in realtà non arriva mai. Che poi in questa vicenda la classe attualmente al governo ci sia dentro fino al collo... questo è talmente evidente, ci siamo talmente abituati, che quasi non fa più notizia. La notizia è invece che il sindaco – l'unico di cui hanno potuto fregiarsi nella passata tornata elettorale delle amministrative – fa parte dello stesso sistema. Che poi lui in particolare sia implicato fino in fondo, o non lo sia, francamente non ritengo sia neanche molto importante. Il meccanismo è sempre lo stesso. C'è una gestione affaristica in cui l'interesse del territorio e dei cittadini non è nemmeno contemplato.
E non va, e non può sicuramente andare bene in questo modo. Grazie Guido per essere stato con noi.
Ciao, grazie a voi.
Fonte
Metropoli in profonda crisi, sindaci indagati o dimezzati... Ne parliamo con Guido Lutrario, dell'Unione Sindacale di Base di Roma. Ciao Guido buongiorno.
Ciao, buongiorno a tutti...
Cominciamo da Roma per una questione cronologica, perché è più recente l'arresto di Raffaele Marra. Questa mattina i carabinieri hanno arrestato quello che è il braccio destro di Virginia Raggi. Un nome che è sulla bocca di tutti ormai da mesi proprio perché personaggio decisamente “poco limpido”. C'era da aspettarselo, era nell'aria... Come è possibile che si sia arrivati a questo punto, quando gran parte degli osservatori e anche degli stessi membri del Movimento 5 Stelle segnalavano rispetto a Marra una “criticità”?
Noi l'abbiamo chiesto pubblicamente, alla sindaca Raggi, di disfarsi di questo personaggio, ma abbiamo anche capito, nell'arco di questi mesi, che la relazione stretta con Marra evidentemente rappresentava un gruppo che ha gestito l'amministrazione comunale in questi mesi. Noi abbiamo chiesto che venisse rimosso, che non svolgesse funzioni di responsabilità, che non gli venissero affidati incarichi rilevanti come quello di direttore del personale. Lui veniva già da un'esperienza alla regione Lazio, con la giunta Polverini; ed era stato contestato proprio nel ruolo di direttore del personale... Noi ci siamo chiesti: ma perché i dipendenti capitolini, che già sono martoriati da tutta la vicenda del salario accessorio, del non rinnovato contratto, ecc. devono subire questo personaggio che non ci piace, anche perché viene da una storia politica che non avrebbe niente, in teoria, a che fare con il Movimento 5 Stelle? Viene dall'amministrazione di destra della Polverini, dall'amministrazione Alemanno, è un personaggio con un curriculum che non ha niente a che fare con il Movimento 5 Stelle e che quindi non aveva le carte in regola per realizzare il programma con il quale il Movimento 5 Stelle ha vinto le elezioni comunali di Roma. In realtà questo personaggio è stato tenuto in ruoli di grande responsabilità a dispetto di tutti; perché la richiesta non è venuta solo dall'Unione Sindacale di Base, è venuta anche all'interno stesso del Movimento 5 Stelle. Ma la sindaca Raggi ha resistito e ha voluto mantenere questa relazione, che ovviamente per noi ha rappresentato un dato preoccupante. Perché, evidentemente, non si poteva disfare di un personaggio chiave. Oggi noi diciamo chiaramente alla sindaca: ora c'è la possibilità di una svolta, torniamo al programma. Ci siamo liberati di un personaggio discutibile, che sicuramente non aveva nessuna intenzione di mettere in pratica il programma, c'è nell'amministrazione comunale di Roma un insieme di dirigenti che esprimono una posizione di destra, che stanno conducendo una vera e propria guerra contro i poveri nella nostra città. Avviene sul tema delle abitazioni, sulle mancate revoche dei piani di zona, che sono una evidente truffa ai danni di decine di migliaia di cittadini romani e su cui l'amministrazione aveva preso degli impegni che finora non sono stati, purtroppo, rispettati. Ci sono vicende legate alla gestione dei servizi, alle aziende partecipate... c'è un intreccio tra affari e funzionari dell'amministrazione pubblica. Finché una giunta non avrà la forza e il coraggio di liberarsi di questo mondo dell'amministrazione che condiziona la vita della città, la stessa possibilità di governare in modo trasparente e vicino ai cittadini la città, il rinnovamento non sarà possibile. Questo lo avevamo chiesto a chiare lettere. Peraltro, è abbastanza sintomatico che per l'assemblea che noi avevamo organizzato il 4 ottobre, in Campidoglio, ci venne negata la sala della Protomoteca proprio da un signore che stanotte è stato assicurato alla giustizia... Anche se non abbiamo mai augurato il carcere a nessuno, però diciamo “ma guarda un po', proprio il sig. Marra che voleva impedire ai lavoratori e ai cittadini romani di riunirsi in assemblea in Campidoglio per chiedere cosa? Il rispetto del programma su cui l'amministrazione Raggi è andata al governo della città”. Noi speriamo che ci sia un cambio di passo, che questo sia l'opportunità per invertire una tendenza che non ci piace, per ripristinare l'agenda che sta scritta nel programma elettorale del Movimento 5 Stelle e che noi vorremmo vedere realizzata negli interessi di tutti quelli che hanno sperato in un rinnovamento vero.
Ma tu credi davvero che...
...è un'opportunità, speriamo che la giunta la sappia cogliere.
Tu credi che ci sia questa volontà, cioè la volontà di voltare pagina, mettere un punto e ripartire – come dicevi poco fa – dal programma? Ti chiedo questo perché non si tratta di un personaggio che un po' a sorpresa viene scoperto essere coinvolto in vicende poco chiare. Parliamo di un personaggio sulla bocca di tutti ormai da mesi, molto vicino a tutto il giro dell'amministrazione Alemanno, insieme a Panzironi, quindi anche Mafia capitale, già ai tempi del Ministero delle Politiche agricole. Insomma, è un personaggio che dal 2006 caratterizza in maniera non trasparente la politica italiana e, in particolare, quella romana. Quindi che venga scelto un personaggio così fa venire qualche dubbio sulla reale volontà di un cambio di passo, del cambio di passo a cui facevi riferimento tu...
Finora questa volontà non si è manifestata, c'è poco da fare. Noi quello che speriamo è che adesso, di fronte a fatti evidenti... Peraltro non abbiamo parlato dell'altro soggetto che è stato arrestato. Fa parte di una storia che è quella dei costruttori e del condizionamento che i costruttori hanno sempre esercitato sulla vita della città, sul futuro, sul suo sviluppo, sulle sue dinamiche urbanistiche...
Parliamo – scusami se ti interrompo – di Sergio Scarpellini, costruttore e immobiliarista romano?
Sì, di Scarpellini. Una delle tante famiglie di costruttori che a Roma – sempre gli stessi nomi dell'arco di 30-40 anni – hanno condizionato pesantemente la vita della città; in particolare sul tema abitativo, che resta uno dei drammi irrisolti di questa città e su cui, purtroppo, questa amministrazione sta semplicemente ripercorrendo quello che hanno o non hanno fatto le precedenti amministrazioni. Io dico che c'è una opportunità, cioè che di fronte a questo dato di fatto non c'è solo la sindaca che “deve intervenire per cambiare il ruolo o ridimensionare le funzioni di un direttore, di un amministratore, di un funzionario”. C'è un dato di fatto. C'è la magistratura che interviene e c'è un personaggio che viene tolto di mezzo. E' una opportunità. Adesso la giunta è di fronte ad un bivio e speriamo che imbocchi la strada giusta, che, ripeto, è quella del programma. Lo vuole fare o non lo vuole fare? E' chiaro che l'alternativa è andare a casa. Non è che ci siano molte altre strade, perché una amministrazione che si presenta ai cittadini nel segno del rinnovamento e che poi non agisce in questo senso, che conserva funzionari compromessi con le passate stagioni, che non mette in pratica il programma di cambiamento sociale atteso soprattutto dalla grande periferia della città... Beh, è una amministrazione che poi non ha un grande futuro davanti.
Io voglio sottolineare anche un fatto, sotto gli occhi di tutti. Mentre il sindaco di Milano si autosospende per la vicenda dell'Expo, passano praticamente pochi minuti e arriva un provvedimento forse tenuto nel cassetto e tirato fuori nel momento opportuno. Bisognava pareggiare quello che succedeva a Milano con la situazione di Roma. Questo fa parte di un sistema che, nel complesso, viene screditato ogni giorno di più. Io penso che anche per il Movimento 5 Stelle ci sia adesso un po' una necessità ultimativa: o questa amministrazione – questa sindaca romana su cui sono puntati gli occhi di tutto il paese, su cui è cominciata dal giorno stesso del suo inserimento un'attività anche di boicottaggio mediatico – cioè, questa amministrazione è stata immediatamente attaccata in tutte le forme e con motivazioni non sempre solide... Ma il Movimento 5 Stelle, al centro di questo attacco, ha difeso l'amministrazione, ma l'ha anche in qualche modo sollecitata a comportamenti diversi, a partire dalle nomine. Sono problemi che dovranno gestire loro, ovviamente, però mi pare che sono di fronte ad una necessità di prendere decisioni importanti e noi speriamo che queste decisioni vadano nella direzione – ripeto – di porre mano al programma. Noi abbiamo assistito quest'estate, come tanti romani, al balletto delle nomine; e abbiamo formulato una domanda semplice semplice. Questo cambio di assessori, questi rimbalzi, queste sostituzioni... sono legate a una volontà dei singoli soggetti di rispettare il programma o rispondono ad altre logiche? Purtroppo questa domanda non ha trovato risposte, specie sul programma – che è la cosa che a noi interessa di più, per esempio la salvaguarda del carattere pubblico delle aziende partecipate, la reinternalizzazione di molti servizi, ecc... Oggi leggo che la sindaca parla di razionalizzazione delle aziende partecipate. E' un termine equivoco, perché in questi anni razionalizzazione ha sempre significato riduzione del personale...
Esatto. In questi anni è stato chiarissimo, purtroppo, come termine...
Giustamente. Però lo si usa oggi in modo equivoco nei confronti degli ascoltatori, dei cittadini, dell'elettorato. Razionalizzare... Qui non si razionalizza niente, si taglia. Noi avevamo ascoltato invece altri progetti, per esempio la reinternalizzazione di molti servizi che certamente è anche utile ad evitare sprechi, perché sappiamo che reinternalizzare molte attività corrisponde anche ad una riduzione di costi. Per esempio viene abbattuto in automatico il profitto per quelle aziende private che sono esattamente le gestrici del servizio esternalizzato. Ma di questo però non c'è finora alcun segnale. Noi non abbiamo ravvisato nulla in questo senso; né nella gestione rifiuti, né nella gestione dei servizi collegati al trasporto pubblico... Su Acea erano stati lanciati dei segnali, ma poi sono scomparsi... E poi sulle politiche abitative, che riteniamo la cosa più grave, perché proprio su quel terreno erano stati lanciati segnali più incoraggianti; ma purtroppo molto è andato per il momento deluso. C'è ancora tempo, ovviamente, per affrontare le questioni... Ma si tratta di salvare il patrimonio pubblico, di allargare questo patrimonio, perché c'è una fetta di povertà nella nostra città in crescita esponenziale. Ma non si interviene su questo. C'è invece una sorta di istigazione ad una guerra tra poveri. La vicenda di San Basilio è abbastanza evidente. Non la voglio fare troppo lunga. Io penso che ci sia una possibilità oggi e che questa possibilità l'amministrazione la deve cogliere. Se non la coglie, a questo punto, evidentemente, non c'è nessuna volontà di andare nella direzione giusta.
E staremo a vedere. Senti, ci siamo un po' allungati ma non posso non chiederti una battuta anche su Milano. Già hai fatto un piccolo riferimento alla necessità di “pareggiare” un'inchiesta che coinvolge il Pd a Milano con qualcos'altro che coinvolga in questo caso i 5Stelle a Roma. Ed è già una prima chiave di lettura. Sala viene indagato per concorso in falso ideologico, sul più importante appalto economico di Expo... Senza entrare nel merito, trovo che uno spunto interessante di riflessione sia proprio la questione delle grandi opere che ciclicamente ritorna in Italia. Ed Expo ci è sempre stato proposto come l'esempio per cui le grandi opere vanno fatte. “Vedete, Expo è stato un successo, tutto è andato benissimo”... Ora piano piano comincia ad emergere che Expo forse non è stato così un successo e che anche lì qualcosa di strano è accaduto...
Sì. Sulla vicenda Expo c'è stata una contro inchiesta dei movimenti proprio su tutta la vicenda degli appalti, di come si andava ad utilizzare quell’enorme spazio su cui poi è stata realizzata la struttura dell'esposizione universale. Io ricordo, un po' a grandi linee, quella vicenda, ma su questo i movimenti avevano parlato chiaro... C'era stata una enorme speculazione, erano stati gonfiati i costi alla grande e questa è la solita storia dei grandi eventi nel nostro paese. Sono occasioni per avvicinare grandi investitori privati i quali, però, arrivano con l'obiettivo di saccheggiare il territorio, depredarlo, utilizzarlo, spremerlo al massimo e poi ritirarsi senza che sul territorio resti niente, se non il disastro e un intervento a tempo determinato. Chiusa la vicenda si chiudono anche le opportunità che ci sono state, il lavoro a tempo parziale... E poi – diamine – Expo è stato anche il laboratorio del lavoro gratuito nel nostro paese...
...dello sfruttamento intensivo...
Si sono inventati anche le nuove forme di sfruttamento che ormai, purtroppo, sono diffuse anche nel resto del paese. E' stato un po' un esperimento pilota. La vicenda dei grandi eventi, indubbiamente, è questo. “Intervengo per far venire investitori dall'estero”, che però vengono con questa logica di rapina, e l'amministratore sta esattamente al centro di questo processo. Attira e stabilisce relazioni con investitori, ma non si preoccupa del futuro del proprio territorio. E' sempre un investimento a tempo determinato, però l'amministratore – che può essere il sindaco, il direttore di una società costituita ad hoc per la gestione degli appalti, un assessore di volta in volta diverso – svolge questa funzione di cerniera, per cui il capitale privato è determinante nello stabilire gli obiettivi, le modalità di gestione, a cosa deve servire, quanto tempo deve durare l'investimento, quando finisce l'utilizzo di quel finanziamento... E questa è la logica perversa con cui stanno devastando il territorio prendendoci in giro e facendoci credere che arrivano i soldi per lo sviluppo; ma questo sviluppo in realtà non arriva mai. Che poi in questa vicenda la classe attualmente al governo ci sia dentro fino al collo... questo è talmente evidente, ci siamo talmente abituati, che quasi non fa più notizia. La notizia è invece che il sindaco – l'unico di cui hanno potuto fregiarsi nella passata tornata elettorale delle amministrative – fa parte dello stesso sistema. Che poi lui in particolare sia implicato fino in fondo, o non lo sia, francamente non ritengo sia neanche molto importante. Il meccanismo è sempre lo stesso. C'è una gestione affaristica in cui l'interesse del territorio e dei cittadini non è nemmeno contemplato.
E non va, e non può sicuramente andare bene in questo modo. Grazie Guido per essere stato con noi.
Ciao, grazie a voi.
Fonte
16/12/2016
Roma. Arrestato Marra, “l’uomo nero” nella giunta Raggi
Questa mattina, su richiesta della Procura di Roma è stato arrestato Raffaele Marra, dirigente comunale, attualmente capo del personale del Campidoglio e stretto collaboratore del sindaco Virginia Raggi. II reato che i magistrati contestano a Marra è quello di corruzione. L’indagine si riferisce al 2013, il periodo in cui Marra, durante la giunta Alemanno, era il direttore di un ufficio strategico: quello delle Politiche abitative del Comune e capo del Dipartimento del patrimonio e della casa. Ma non è tutto. Infatti nella stessa inchiesta è stato arrestato anche il costruttore Sergio Scarpellini, contestato padrone degli edifici di Camera, Senato, dei gruppi parlamentari e di quelli comunali. Scarpellini avrebbe messo a disposizione di Marra i soldi per l’acquisto di una casa dell'Enasarco, l’ente previdenziale dei rappresentanti di commercio. L’indagine è coordinata dal procuratore aggiunto Paolo Ielo mentre la richiesta di arresto è stata firmata dal gip Tomaselli.
Se ieri era toccato alla Guardia di Finanza per l'indagine sulle nomine dei dirigenti fatte dalla sindaca Raggi, questa mattina sono stati i Carabinieri ad eseguire le perquisizioni in Campidoglio nell’ambito dell’inchiesta che ha portato all’arresto di Raffaele Marra e dell’immobiliarista Sergio Scarpellini.
Marra, un uomo nero fortissimamente voluto nello staff della Raggi
Raffaele Marra è un ex ufficiale della Guardia di Finanza, successivamente passato all'ippica come dirigente dell'Unire diretta da Panzironi (diventato dirigente dell'Ama con la giunta Alemanno e finito inquisito per mafia capitale). Successivamente viene nominato direttore del dipartimento Patrimonio sotto la giunta Alemanno e successivamente dirigente della Regione Lazio con la Polverini. Inizialmente nella nuova giunta comunale emersa dalle elezioni di giugno, la Raggi (nonostante fortissime opposizioni nel M5S) l’aveva nominato vice capo di gabinetto, per spostarlo poi a responsabile del personale.
L’arresto di Marra arriva tre giorni dopo le dimissioni dell'assessore Muraro, anche in questo caso nominata dalla Raggi a responsabile dell'ambiente e dei rifiuti urbani nonostante forti opposizioni nel M5S. La Muraro era stata una influentissima consulente esterna dell'Ama nell'epoca della dirigenza di Panzironi (che era stato anche dirigente di Marra quando erano all'Unire) e per quella funzione è stata raggiunta da un avviso di garanzia della Procura di Roma.
Un triangolo nero, quello tra Marra, Panzironi e Muraro, ereditato in pieno dalla giunta Alemanno ed espressione di quella destra “de panza e de governo” che ha caratterizzato il governo della Capitale dal 2011 fino a quel “Patto della Carbonara” tra la destra e il Pd, agente anche durante l'amministrazione Marino e svelato, parzialmente, dall'inchiesta su Mafia Capitale.
Che il cerchio magico del sindaco Raggi vedesse in pancia questi dirigenti e che la stessa Raggi abbia dovuto fare a braccio di ferro con altri settori del M5S per tenerseli stretti, diventa una ipoteca sulla giunta Raggi non più liquidabile come fatto finora. Soprattutto se i totem su cui si è inteso costruire un progetto politico è quello dell'onestà e legalità. Buone intenzioni che diventano risibili quando isolate da scelte precise sul piano delle priorità sociali su cui avviare una vera discontinuità nell'amministrazione della Capitale. Una discontinuità invocata dalle aspettative del settore a maggiore disagio sociale della città rivelatosi decisivo nelle elezioni comunali di giugno.
La contraddizione politica adesso è tutta dentro il rapporto tra il M5S e lo staff voluto dal sindaco Raggi. Ma la contraddizione principale rimane quella tra gli interessi dei poteri forti e gli interessi popolari nella gestione della città, una coniugazione impossibile e sulla quale non si fanno sconti a nessuno.
Fonte
Se ieri era toccato alla Guardia di Finanza per l'indagine sulle nomine dei dirigenti fatte dalla sindaca Raggi, questa mattina sono stati i Carabinieri ad eseguire le perquisizioni in Campidoglio nell’ambito dell’inchiesta che ha portato all’arresto di Raffaele Marra e dell’immobiliarista Sergio Scarpellini.
Marra, un uomo nero fortissimamente voluto nello staff della Raggi
Raffaele Marra è un ex ufficiale della Guardia di Finanza, successivamente passato all'ippica come dirigente dell'Unire diretta da Panzironi (diventato dirigente dell'Ama con la giunta Alemanno e finito inquisito per mafia capitale). Successivamente viene nominato direttore del dipartimento Patrimonio sotto la giunta Alemanno e successivamente dirigente della Regione Lazio con la Polverini. Inizialmente nella nuova giunta comunale emersa dalle elezioni di giugno, la Raggi (nonostante fortissime opposizioni nel M5S) l’aveva nominato vice capo di gabinetto, per spostarlo poi a responsabile del personale.
L’arresto di Marra arriva tre giorni dopo le dimissioni dell'assessore Muraro, anche in questo caso nominata dalla Raggi a responsabile dell'ambiente e dei rifiuti urbani nonostante forti opposizioni nel M5S. La Muraro era stata una influentissima consulente esterna dell'Ama nell'epoca della dirigenza di Panzironi (che era stato anche dirigente di Marra quando erano all'Unire) e per quella funzione è stata raggiunta da un avviso di garanzia della Procura di Roma.
Un triangolo nero, quello tra Marra, Panzironi e Muraro, ereditato in pieno dalla giunta Alemanno ed espressione di quella destra “de panza e de governo” che ha caratterizzato il governo della Capitale dal 2011 fino a quel “Patto della Carbonara” tra la destra e il Pd, agente anche durante l'amministrazione Marino e svelato, parzialmente, dall'inchiesta su Mafia Capitale.
Che il cerchio magico del sindaco Raggi vedesse in pancia questi dirigenti e che la stessa Raggi abbia dovuto fare a braccio di ferro con altri settori del M5S per tenerseli stretti, diventa una ipoteca sulla giunta Raggi non più liquidabile come fatto finora. Soprattutto se i totem su cui si è inteso costruire un progetto politico è quello dell'onestà e legalità. Buone intenzioni che diventano risibili quando isolate da scelte precise sul piano delle priorità sociali su cui avviare una vera discontinuità nell'amministrazione della Capitale. Una discontinuità invocata dalle aspettative del settore a maggiore disagio sociale della città rivelatosi decisivo nelle elezioni comunali di giugno.
La contraddizione politica adesso è tutta dentro il rapporto tra il M5S e lo staff voluto dal sindaco Raggi. Ma la contraddizione principale rimane quella tra gli interessi dei poteri forti e gli interessi popolari nella gestione della città, una coniugazione impossibile e sulla quale non si fanno sconti a nessuno.
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