Presentazione


Analisi, opinioni, fatti e (più di rado) arte da una prospettiva di classe.
Visualizzazione post con etichetta Paola Muraro. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta Paola Muraro. Mostra tutti i post

27/12/2016

De Luca, Sala, Muraro, Marra, Lotti, Del Sette, Renzi, Raggi: mani pulite in arrivo?

14 dicembre: il governatore della Campania, Vincenzo De Luca indagato per istigazione al voto di scambio;

16 dicembre: il sindaco di Milano Beppe  Sala riceve la notizia di essere indagato per il maggiore appalto di Expo;

16 dicembre: l’assessore all’ambiente di Roma, Paola Sala ammette di essere indagata per reati ambientali (sin da luglio) e si dimette;

17 dicembre: il discusso capo del personale del comune di Roma, Raffaele Marra è arrestato per corruzione, insieme al costruttore Sergio Scarpellini;

20 dicembre: i Pm di Napoli che indagano su presunti casi di corruzione presso il Consip (centrale per gli acquisti della pubblica amministrazione italiana) trasmettono alla procura di Roma atti per i quali il comandante generale dell’arma dei carabinieri avrebbe avvisato gli indagati delle indagini sul loro conto;

21 dicembre: il ministro Luca Lotti, particolarmente vicino all’ex Presidente del consiglio Matteo Renzi, è coinvolto nel caso Consip e indagato;

22 dicembre: Scarpellini rende dichiarazioni ai magistrati che indagano per quattro ore ed è subito ammesso agli arresti domiciliari.

In meno di una settimana piovono avvisi di garanzia, arresti, interrogatori fiume... sembrano tornato i tempi di Mani Pulite.

Tutta roba poco recente: ovviamente è presto per dirlo e forse questo improvviso attivismo delle Procure subirà presto una gelata, ma notiamo una cosa bizzarra: si tratta quasi sempre di casi “stagionati” (l’indagine sulla Muraro risalirebbe a luglio e i fatti risalirebbero indietro nel tempo; l’acquisto della casa di Marra risalirebbe a diversi anni fa, e l’uomo era già nell’occhio del ciclone ai tempi della giunta Alemanno; anche il caso Consip avrebbe origini non proprio recenti, tanto che c’era una indagine sulla quale Del Sette avrebbe operato la fuga di notizie).

Dunque casi che avrebbero potuto emergere prima, ma forse i magistrati non hanno voluto essere accusati di turbare il referendum, fatto sta che è come se il 4 dicembre sia scattato il via libera e piovono sberle.

Come sempre in questi casi, si sono scatenate indiscrezioni, voci e semplici pettegolezzi: alcuni giornali fanno capire che dopo Lotti seguirebbe il padre di Renzi, poi Renzi stesso. Altri osservano la coincidenza che il caso Consip fa seguito all’emanazione della strana norma per la quale i sottoposti agenti di polizia giudiziaria sono tenuti a riferire ai loro superiori sulle indagini loro affidate, altri ancora si chiedono cosa avrà detto Scarpellini in quattro ore, tanto da ottenere subito gli arresti domiciliari. Altri ancora parlano (non si sa con quale fondamento) di telefonate intercettate fra Raggi, Marra e Frongia e si chiedono cosa dirà Marra quando sarà sentito.

Tutte voci, noi siamo garantisti e aspettiamo che emergano elementi certi, intanto però non possiamo non notare questa nuova somiglianza con il 1992-93: allora fu una ondata di inchieste giudiziarie che precedette un referendum chiave, ora sembra il contrario: un referendum che apre la strada ad una valanga giudiziaria.

Certo è presto per parlare con sicurezza, ma con Lotti sembra che il siluro sia arrivato in sala macchine e la corazzata Renzi traballa. Non si può fare a meno di ripensare a quelle parole subito dopo il referendum: “rientro senza lavoro, senza stipendio, senza immunità”. Chissà perché ha voluto ricordare “senza immunità”.

Ma se la corazzata Renzi sta male, non è che la giunta Raggi stia bene, anche per la questione della nomina del fratello di Marra. A volte l’atteggiamento del M5s verso la giunta romana mi ricorda gli “europeisti” che si ostinano a tenere in piedi la Ue e l’Euro: accanimento terapeutico su cadavere.

Cari amici attenti: se è vero che siamo ad un nuovo 1992-93 sta per venire giù tutto, attenti a non restare sotto le macerie.

19/12/2016

Il caso Marra, la Raggi e Grillo: cosa ci dice questa vicenda?

Sul caso Marra ho già anticipato alcune cose nella trasmissione l’”Aria che tira” di venerdì scorso, ma qui posso articolare meglio quel che penso. Iniziamo dalle responsabilità della Raggi.

Già da settembre molti (ero fra questi) restarono assai perplessi di fronte alla nomina della Muraro e di Marra che sembravano poco coerenti con la promessa di discontinuità che era stata fatta e che lasciavano presagire guai imminenti per la neo nata giunta (dell’avviso di garanzia alla Muraro si ventilava già da luglio, quanto a Marra era chiacchieratissimo da anni), ma la Raggi difese a spada tratta i due, peraltro senza mai spiegare per quali motivi fossero così insostituibili. Poi vennero i casi Frongia e Romeo, il balletto degli assessori, la questione irrisolta del segretario generale e, soprattutto, l’assenza di segnali di svolta nella gestione dei rifiuti e in quella dell’Atac.

Dopo, è iniziata la campagna dell’Espresso che ha rivelato documenti come quelli relativi all’acquisto “scontato “ della casa da parte di Marra. Una semplice visura catastale che avrebbe potuto (e dovuto, sottolineo: dovuto) fare la Raggi che, invece, si intestardiva a difendere Marra, sempre senza spiegare quali fossero le eccelse virtù che lo rendevano insostituibile e nonostante le resistenze nel movimento si infittissero.

Dunque, la Raggi si è assunta in pieno la responsabilità di aver nominato e difeso un alto dirigente amministrativo nonostante ci fossero elementi molto concreti per sospettare che fosse un corrotto. Che gli eventuali reati risalgano a prima della sindacatura Raggi non ha nessun rilievo: tu non puoi nominare dirigente un personaggio sospetto e se lo fai, quando poi il bubbone esplode, sul piano politico, rispondi al pari dell’inquisito.

Ora arrivano insieme le due tegole di Muraro e Marra e le giustificazioni offerte dalla Raggi peggiorano ancora le cose. Era un tecnico? No, era un alto dirigente amministrativo con evidente, dichiarata, rivendicata influenza sul sindaco. Era uno dei 23.000 dipendenti fra i tanti? E’ una frase così spudorata che basterebbe da sola a chiedere le immediate dimissioni della Raggi: crede che gli elettori siano tutti imbecilli disposti a bersi qualsiasi cosa dica?

A parte il fatto che aveva mansioni che non erano quelle di un qualsiasi dipendente del comune, la sindaca si sarebbe spesa così tanto per un qualsiasi dipendente che conosceva appena?

Meglio ancora: “era un dirigente comunale da 10 anni e ci siamo fidati”. Cioè ti sei fidata di un dirigente amministrativo che ha collaborato con le giunte di Mafia Capitale? Se fosse vero, la Raggi andrebbe mandata via a pedate per l’assoluta imbecillità dimostrata.

Se si trattasse di una partita a tressette si direbbe che “stiamo già fuori con l’accuso”. Basta così, ci sono tutto gli elementi per lasciare la poltrona ed, ovviamente, non basta dire “mi dispiace”.

Il M5s ha ricevuto un danno di immagine immenso dalla Raggi, ciononostante, Beppe Grillo e Davide Casaleggio hanno deciso di graziarla ad alcune condizioni: rimozione di Frongia e Romeo, nomina a vicesindaco di Colomban. Il senso della decisione è troppo chiaro, per dover essere illustrato: ammettere il fallimento su Roma, alla vigilia di elezioni politiche potrebbe essere rovinoso (stesso timore che ebbero a suo tempo Di Maio e Di Battista che ora pagano un prezzo eccessivo per quei timori), per cui teniamo su le pareti ma liquidiamo tutti i resti del “raggio magico”, ristrutturiamo l’interno. Colomban è uno bravo e si spera che, mentre la signora si occupi un po’ di più del suo bambino, il suo vice riesca a mettere a posto un po’ di cose, a prendere le misure necessarie e magari fare qualche miracolo sui punti deboli di ambiente e traffico, così da riscattare l’immagine della giunta.

Riconosco che la liquidazione del raggio magico è stata veloce e che Colomban sia una persona di onestà e abilità manageriale indiscussa, ma temo che si sia già fuori tempo massimo. Mi auguro (ed auguro al M5s) di stare sbagliando e che la loro manovra riesca, ma temo che la scelta possa rivelarsi un rimedio peggiore del male e che il povero Colomban si trovi di fronte ad una situazione disperata.

In primo luogo Roma è di per sé un caso difficilissimo ed ora più che mai. Poi è evidente che il pressing dei media ostili, degli altri partiti eccetera, si farà ancora più stringente.

Cosa accadrebbe nel caso, tutt’altro che impossibile, ci fosse un avviso di garanzia alla stessa Raggi? A questo punto a finire nel tritacarne non sarebbero solo Di Maio o Di Battista ma direttamente Grillo e Casaleggio e questo non deve assolutamente accadere. Inoltre, dopo il disastro di immagine subito, qualsiasi raffreddore diventa polmonite ed il rischio è di travolgere anche Colomban.

Capisco che ammettere lo sbaglio abbia un costo molto alto, ma non ammetterlo potrebbe avere un costo ancora peggiore, soprattutto perché dobbiamo fare attenzione all’insidia maggiore: quello che dirà Marra che, per difendersi, trovare attenuanti, fare scaricabarile, trovare indulgenze ecc. chissà cosa tirerà fuori (vero o falso non ha assolutamente nessuna importanza in questo contesto). E l’aperitivo è già arrivato con le dichiarazioni di Rodolfo Murra (avvocato del comune) che riferisce pretese frasi di Marra e che leggiamo sui giornali di domenica: da due anni lavoravo per i 5 stelle per le nomine. Già, ma lavorava per il M5s o lavorava sul M5s per espugnarlo? E’ un quesito che dobbiamo porci.

E tutta questa vicenda ci rimanda ad un problema più generale: il modello organizzativo del M5s che è il suo vero tallone d’Achille. L’assenza di una struttura organizzativa pur minima, l’eccessivo affidamento fatto sulla rete, la scelta di candidati improvvisati e di nessuna affidabilità sono formidabili punti di debolezza. Questo è un modello che rende troppo fragile e scalabile il movimento. Ma ne parleremo prossimamente in un pezzo ad hoc, per ora ci limitiamo ad osservare che cavare un dente irrimediabilmente guasto può essere doloroso, ma aspettare che monti l’ascesso e vada in suppurazione può essere molto più doloroso e pericoloso.

16/12/2016

Roma. Arrestato Marra, “l’uomo nero” nella giunta Raggi

Questa mattina, su richiesta della Procura di Roma è stato arrestato Raffaele Marra, dirigente comunale, attualmente capo del personale del Campidoglio e stretto collaboratore del sindaco Virginia Raggi. II reato che i magistrati contestano a Marra è quello di corruzione. L’indagine si riferisce al 2013, il periodo in cui Marra, durante la giunta Alemanno, era il direttore di un ufficio strategico: quello delle Politiche abitative del Comune e capo del Dipartimento del patrimonio e della casa. Ma non è tutto. Infatti nella stessa inchiesta è stato arrestato anche il costruttore Sergio Scarpellini, contestato padrone degli edifici di Camera, Senato, dei gruppi parlamentari e di quelli comunali. Scarpellini avrebbe messo a disposizione di Marra i soldi per l’acquisto di una casa dell'Enasarco, l’ente previdenziale dei rappresentanti di commercio. L’indagine è coordinata dal procuratore aggiunto Paolo Ielo mentre la richiesta di arresto è stata firmata dal gip Tomaselli.

Se ieri era toccato alla Guardia di Finanza per l'indagine sulle nomine dei dirigenti fatte dalla sindaca Raggi, questa mattina sono stati i Carabinieri ad eseguire le perquisizioni in Campidoglio nell’ambito dell’inchiesta che ha portato all’arresto di Raffaele Marra e dell’immobiliarista Sergio Scarpellini.

Marra, un uomo nero fortissimamente voluto nello staff della Raggi

Raffaele Marra è un ex ufficiale della Guardia di Finanza, successivamente passato all'ippica come dirigente dell'Unire diretta da Panzironi (diventato dirigente dell'Ama con la giunta Alemanno e finito inquisito per mafia capitale). Successivamente viene nominato direttore del dipartimento Patrimonio sotto la giunta Alemanno e successivamente dirigente della Regione Lazio con la Polverini. Inizialmente nella nuova giunta comunale emersa dalle elezioni di giugno, la Raggi (nonostante fortissime opposizioni nel M5S) l’aveva nominato vice capo di gabinetto, per spostarlo poi a responsabile del personale.

L’arresto di Marra arriva tre giorni dopo le dimissioni dell'assessore Muraro, anche in questo caso nominata dalla Raggi a responsabile dell'ambiente e dei rifiuti urbani nonostante forti opposizioni nel M5S. La Muraro era stata una influentissima consulente esterna dell'Ama nell'epoca della dirigenza di Panzironi (che era stato anche dirigente di Marra quando erano all'Unire) e per quella funzione è stata raggiunta da un avviso di garanzia della Procura di Roma.

Un triangolo nero, quello tra Marra, Panzironi e Muraro, ereditato in pieno dalla giunta Alemanno ed espressione di quella destra “de panza e de governo” che ha caratterizzato il governo della Capitale dal 2011 fino a quel “Patto della Carbonara” tra la destra e il Pd, agente anche durante l'amministrazione Marino e svelato, parzialmente, dall'inchiesta su Mafia Capitale.

Che il cerchio magico del sindaco Raggi vedesse in pancia questi dirigenti e che la stessa Raggi abbia dovuto fare a braccio di ferro con altri settori del M5S per tenerseli stretti, diventa una ipoteca sulla giunta Raggi non più liquidabile come fatto finora. Soprattutto se i totem su cui si è inteso costruire un progetto politico è quello dell'onestà e legalità. Buone intenzioni che diventano risibili quando isolate da scelte precise sul piano delle priorità sociali su cui avviare una vera discontinuità nell'amministrazione della Capitale. Una discontinuità invocata dalle aspettative del settore a maggiore disagio sociale della città rivelatosi decisivo nelle elezioni comunali di giugno.

La contraddizione politica adesso è tutta dentro il rapporto tra il M5S e lo staff voluto dal sindaco Raggi. Ma la contraddizione principale rimane quella tra gli interessi dei poteri forti e gli interessi popolari nella gestione della città, una coniugazione impossibile e sulla quale non si fanno sconti a nessuno.

Fonte

14/12/2016

Roma. Si dimette l’assessore Muraro. Massiccio sciopero dei lavoratori Ama

Si è dimessa dalla giunta Raggi la contestatissima assessore Muraro. Ieri mattina aveva ricevuto un avviso di comparizione dalla Procura di Roma per il prossimo 21 dicembre e stanotte ha preso la decisione di dimettersi. Paola Muraro, per anni potente consulente esterna dell'Ama – l'azienda municipalizzata di Roma per la raccolta e gestione dei rifiuti – era stata al fianco dei due dirigenti dell'azienda, Franco Panzironi e Giovanni sotto inchiesta nel processo di Mafia Capitale.

Il sindaco Viriginia Raggi l'aveva fortemente voluta nel ruolo di assessore nella sua giunta e l'aveva difesa da chi (anche all'interno del M5S romano) segnalava il fatto che fosse al centro di indagini per consulenze e malaffare nella gestione dei rifiuti a Roma. In qualche modo la Raggi dovrà spiegare anche ai suoi elettori perché avesse scelto di lasciare in carica la Muraro all'Ambiente dopo le pressioni da parte della procura sfociate poi nell'avviso di garanzia. Il sindaco per mesi ha cercato di difendere la posizione dell'assessore: “Una cosa è l’iscrizione nel registro degli indagati, un altra è l’avviso di garanzia”. Ma nel M5S in casi analoghi si era stati molto più drastici, provvedendo a sospendere molto rapidamente i propri membri oggetto di indagini, come nel caso del sindaco di Parma Federico Pizzarotti. Ora le dimissioni della Muraro indicano una “rogna politica” rilevante e determinante per la tenuta stessa della giunta Raggi, la quale sembra avere più ombre nel suo entourage di quelle lasciate intravvedere in campagna elettorale.

Ma sulla situazione dell'Ama e dei rifiuti a Roma non pesano solo le dimissioni dell'assessore. C'è anche la crescente rabbia dei lavoratori contro le condizioni di lavoro e retributive peggiorate dal contratto firmato da Cgil Cisl Uil. Ieri infatti è stata molto alta l'adesione allo sciopero nell'azienda municipalizzata Ama Spa indetto dall'Unione Sindacale di Base.

Sono state raggiunte punte di oltre il 50% di adesione in almeno due dei cinque stabilimenti. I lavoratori si sono riuniti in presidio davanti agli stabilimenti di Tor Pagnotta e Ponte Malnome ed hanno voluto ribadire che il rinnovo del contratto nazionale rappresenta una svendita dei diritti e della dignità dei lavoratori. “Non si può pensare che oggi si chieda ai dipendenti di una società in attivo di lavorare due ore in più a settimana e di guadagnare di meno” ha denunciato al megafono Giovanni Belluomo, delegato Rsu di Usb. “È oltremodo inaccettabile che Ama si rifiuti di recepire il voto contrario al contratto di oltre il 70% dei votanti alle consultazioni” ha proseguito il sindacalista. “Questa prima giornata di sciopero sarà solo l'inizio di una protesta che rischia di durare fino a quando Ama non aprirà un tavolo di confronto con la nostra Organizzazione che da subito ha raccolto il dissenso della maggioranza dei lavoratori”.

L' Assessore all'Ambiente Paola Muraro ieri si era recata allo stabilimento di Tor Pagnotta presidiato dai lavoratori in sciopero, dando un giudizio sconsolato sullo stato di salute degli impianti e dei mezzi a disposizione dell'azienda municipalizzata per la raccolta dei rifiuti. Non solo. C'è anche la pesante ipoteca degli appalti esterni a cui sono stati affidati negli anni molti dei servizi prima di competenza e gestione dell'Ama (ed in cui hanno prosperato i faccendieri di Mafia Capitale). “Numerosi servizi vengono esternalizzati con un aggravio di spese enormi per le casse di Ama, mentre sarebbe opportuno valorizzare il personale dell'azienda internalizzando molte attività” aveva sottolineato la Muraro, dimostrando un atteggiamento ambivalente che non ha retto però alle contraddizioni del vero e proprio verminaio sul ciclo dei rifiuti a Roma.

Fonte

24/08/2016

M5s: attenti agli errori

Beppe Grillo ha lanciato l’appello a versare 30 euro di sottoscrizione per consentire al Movimento di affrontare le prossime scadenze. Lo farò ed invito tutti i sostenitori del No a fare altrettanto. Il M5s è il principale motore dello schieramento del No, lo ricordo a tutti, e già lo sta dimostrando con il tour in tutta Italia di Di Battista: bravo Dibba, e brava anche Chiara Appendino, che è partita con il piede giusto (a parte l’insana passione vegetariana che non approvo). Ci risarciscono un po’ del sangue amaro che ci fanno fare le notizie da Roma. 

Intendiamoci: per lamentarsi, dopo un solo mese dall’insediamento, che Roma è sommersa dai rifiuti e che la giunta non sta facendo niente, occorre avere molta malafede e, se poi ad essere sdegnati sono quelli stessi che hanno provocato il disastro, in primo luogo quelli del Pd e dopo quelli della destra, ci vuole anche una faccia di tolla da guinness dei primati.

Nei confronti del M5s la stampa sta conducendo una campagna indecente, di totale disonestà intellettuale, che non sa cosa sia la deontologia professionale. La Raggi tarda a fare la giunta? Giù romanzi di foschi di giochi correntizi interni, basati su spifferi e dicerie. Non dico che tutto sia inventato, ma si capisce subito che si tratta di voci di corridoio gonfiate all’inverosimile.

Però, cari amici del M5s, attenti con gli errori: i giornalisti ci ricamano, e va bene, però anche voi gli date ago e filo per farlo. Veniamo alle cose sicuramente sbagliate fatte da questa giunta.

In primo luogo, troppa gente legata alle amministrazioni precedenti con due casi imperdonabili: Raffaele Marra e Paola Muraro tanto per fare due nomi.

Non si può promettere la discontinuità e poi far trovare la stessa gente di prima. Più imperdonabile ancora di Marra è la nomina della Muraro all’assessorato all’ambiente. Ma come: c’è un disastro ambientale senza precedenti e tu all’ambiente ci metti uno dei massimi responsabili di quel disastro? E’ stata consulente dell’ente per 10 anni (e lasciamo perdere la cifra da capogiro che si è presa), quindi è sicuramente corresponsabile del disastro, se una persona non doveva essere messa in quel posto era lei. Come vi è venuto in testa di fare una sciocchezza del genere?

Ma è una persona competente”. Se i risultati di tanta competenza sono quelli che ammiriamo, meglio farne a meno. Ma forse vogliamo sostenere che la Muraro ha fatto il meglio ed era l’agenzia a non dar seguito ai suoi suggerimenti? Ma allora, perché l’ha tenuta 10 anni? E lei che c’è rimasta a fare? Certo aveva centomila ragioni per restare, centomila all’anno.

Oppure, vogliamo sostenere che non era possibile fare altro ma, allora, erano sbagliate le critiche mosse alle amministrazioni precedenti e, soprattutto, che dobbiamo rassegnarci al fatto che tutto resterà come prima e la nuova giunta non segnerà alcuna discontinuità.

Dunque quella nomina segna una resa alla logica delle giunte precedenti. Magari adesso evitate di proseguire facendo Carminati assessore al Patrimonio: anche quello, a suo modo, è uno competente.

Ma chi dovevamo metterci?” Mi si dice. Risposta: nessuno di Roma per evidente “incompatibilità ambientale”. Ci sono ottimi esperti della materia in tutta Italia e, se vogliamo, in Europa, tanto, guardate che i rifiuti sono gli stessi a Roma, a Bologna, a Trieste, a Dusseldorf o a Varsavia. Poi ci sono particolarità ambientali (compresa la particolare indisciplina dei cittadini), ma quelle si studiano.

Se poi il neo assessore si difende consegnando in ritardo alla Procura dei dossier, giustificandosi con improbabili scuse di obbligo al segreto d’ufficio, è proprio sicuro che l’assessore va cambiato prima di sera. Vedo che lo si sta difendendo, va bene, vediamo quanto dura.

Molto diversa è la questione della signora Carla Romana Raineri che è stata assunta come capo di gabinetto del sindaco di Roma con uno stipendio di oltre 190.000 euro. Il Pd ci ha imbastito una speculazione a livello della sua ars diffamandi: ma come, questa prende il triplo di quello che prendeva il suo predecessore nella giunta Marino ed il doppio di quello che stava con Alemanno? Scandalo!

Allora entriamo nel merito: la signora, in quanto magistrato con grado di Cassazione prendeva più o meno la stessa cifra che prenderà adesso che lavorerà per il comune di Roma, restando in aspettativa senza stipendio in quanto magistrato. Quel minimo in più certamente non compenserà viaggi ed albergo a Roma, dato che la signora risiede a Milano. Quindi, in sé, nulla di scandaloso, e l’unica differenza è che prima era pagata dallo Stato per il tramite del ministero di Grazia e Giustizia ed ora per il tramite del Comune di Roma. Ma 190.000 euro all’anno sono troppi? Lo dico anche io, ma non è colpa della Raineri, è lo Stato che dà stipendi spropositati ai magistrati che, per di più, fanno carriera automatica nella quale basta che non ci sia “demerito”. Ma questo è un altro paio di maniche e ne parleremo in altra occasione, qui mi pare che nessuno possa decentemente sostenere che la Raineri non avesse diritto a mantenere la sua retribuzione, per di più stando in trasferta e con un lavoro obiettivamente più oneroso.

L’errore del M5s – e si, lasciatemelo dire è stato di ordine comunicativo. Che si fosse deciso di dare uno stipendio di quella entità, per quelle ragioni, andava detto subito, contestualmente alla nomina, spiegando che, in questo caso, la signora non avrebbe mantenuto altri stipendi (come nel caso del segretario generale di Marino). Quelli del Pd avrebbero trovato da ridire comunque, ma avrebbero avuto la strada tagliata e la cosa sarebbe funzionata meno.

Stesso errore a proposito dell’incontro fra Di Maio e le lobbies, giustificato dopo con l’esigenza di incontrare i rappresentanti di una categoria che, in un modo o nell’altro, occorre regolamentare. Fatto così, nessuno ti crede e la gente pensa che sei stato scoperto mentre intendevi incontrare di nascosto i lobbisti e dopo ti sei inventato quella scusa. Sarebbe stato molto più lineare dire prima che occorre regolamentare il settore, magari anche proibirlo, ma che intanto  andavi a sentire cosa hanno da dire e dichiararlo apertamente. Non ci sarebbe stato nessuno scandalo.

Allo stesso modo si poteva fare per l’incontro con l’Aspen: che un politico che si candida alla carica più importante dello Stato, incontri anche il diavolo non deve far scandalo perché deve incontrare tutti. Ma nel modo più aperto e senza dare la sensazione di chissà quale intrigo. La chiarezza è sempre la miglior difesa.

Insomma, cari amici, mettetevi in testa di dover essere molto più prudenti, perché ogni sbaglio ve lo faranno pagare almeno il triplo che agli altri. Ricordatelo sempre.

10/08/2016

5 Stelle, Muraro: chi di legalità ferisce di legalità perisce

La vicenda legata all'emergenza rifiuti che imperversa sulle pagine di tutti i giornali ormai da circa due settimane anticipa il futuro prossimo delle politiche di Palazzo della Capitale. Come prevedibile, uno scontro infinito tra M5S e Pd. Riguardo la gestione dei rifiuti capire cosa è successo, gli interessi in campo, i rapporti esistenti, chi ha parlato con chi e perchè è veramente complicato, ma c'è un dato certo: l'assessore all'ambiente, Paola Muraro è parte integrante di quel passato che il Movimento 5 stelle ha dichiarato di voler combattere per aprire una nuova era nella politica romana. Una contraddizione che il Partito Democratico ha cavalcato immediatamente dopo la nomina degli assessori della nuova giunta Raggi. Il Pd sta attaccando duro ed è quello che si doveva aspettare il direttorio romano pentastellato. Sui servizi per l'ambiente, annoso problema di Roma, da un lato si sta verificando uno scontro tutto politico ma dall'altro, chiaramente, tra gruppi imprenditoriali. I due tipi di scontri sono tutt'altro che separati ma spesso non sono del tutto chiari: gli intrecci sono così fitti che sembra essere di fronte ad un dramma tutto interno ad una sola grande famiglia dirigenziale e il Movimento 5 stelle romano sembra stia facendo una corsa a volerne far parte. Sono passati due mesi dalle elezioni e la scelta di alcuni assessori, non solo quella di Muraro, sembra voler ripondere ad un desiderio di governo più che ad un'idea precisa di come vuol essere amministrata Roma.

Lo scontro politico di queste settimane riguarda principalmente il modo di concepire la gestione dei rifiuti a Roma adottato dall'ex sindaco Marino con il dimissionario presidente dell'Ama, Fortini e un cambiamento di direzione che sembra invece stia intraprendendo la giunta Raggi con l'assessore Muraro per l'appunto. Ma prima una precisazione sulla gestione dei rifiuti nella Capitale che non pretende di essere esaustiva e/o precisa dato le numerose inchieste, vicende ed intrecci legati agli impianti comunali e privati.1

L'Ama, l'azienda municipalizzata che si occupa dei servizi ambientali di Roma capitale insieme ad Acea e Atac rappresenta una delle aziende più grosse della Capitale, conta 8.000 dipendenti, coinvolge diverse società esterne e gestisce milioni di euro. Ragion per cui l'amministrazione delle municipalizzate di Roma sono sempre state la prova del 9 delle giunte comunali e quindi nel mirino della stampa. Inoltre, attorno a queste aziende ruotano parecchi interessi che hanno rappresentato l'ago della bilancia di diverse campagne elettorali. Come è noto, durante la campagna elettorale che ha portato Alemanno al Campidoglio, i voti in cambio di posti di lavoro e appalti in Ama hanno fatto la differenza. A farne in parte luce è stata l'inchiesta Mafia Capitale. Tra i tanti, l'ex presidente di Ama, Panzironi che è stato condannato a 5 anni e 3 mesi per abuso d'ufficio e falso. Secondo l'accusa aveva assunto circa 800 persone su chiamata diretta, mentre il direttore di Ama, Fiscon è stato accusato di corruzione.

Sempre come è emerso nell'inchiesta Mafia Capitale ma di cui tutti i romani erano a conoscenza, il servizio di raccolta e smaltimento dei rifiuti è stato gestito negli anni in maniera emergenziale da tutta la classe dirigente che si è alternata alla guida della capitale. Non c'è infatti un piano strutturato e strutturale del servizio e l'Ama non è dotata di impianti che possano contribuire all'intero ciclo dei rifiuti. Ogni anno, infatti, si presenta il “problema rifiuti” e questo spesso coincide con l'estate come sta avvenendo in queste settimane. La malagestione del ciclo dei rifiuti è creata appositamente. Non c'è la volontà di creare un piano industriale efficiente per poter risolvere le emergenze una volta per tutte. Come abbiamo avuto modo di osservare in questi anni l'emergenza è strumentale alla creazione di profitto attraverso l'accaparramento di risorse pubbliche. Un nodo su cui si basano tutti gli affari e i legami tra politica e malavita, tra il mondo delle cooperative, gli appalti pubblici e gli amministratori locali. Organizzare un ciclo dei rifiuti efficiente e nel rispetto dell'ambiente non va d'accordo con la possibilità di intervenire sulle possibili emergenze che si creano o che si procurano. Se c'è una buona organizzazione del ciclo dei rifiuti non c'è emergenza e quindi non c'è chi ne trae guadagno. Questo meccanismo riguarda tutti i servizi pubblici della Capitale: il sistema dell'accoglienza dei migranti, la gestione dei campi rom, i trasporti e anche i rifiuti urbani.

Ma oltre a non aver mai previsto tra Comune e Ama un vero piano industriale dei rifiuti, altri elementi contribuiscono a creare l'emergenza rifiuti a Roma che sono legati, come accennavamo prima, inevitabilmente al mantenimento dell'emergenza stessa. Gli impianti Tmb (Trattamento Meccanico Biologico) che sono a disposizione di Ama sono, secondo il dimissionario Fortini in audizione alla Commissione Ecomafie2, impianti vecchi che non riescono a soddisfare lo smaltimento dei rifiuti della Capitale e per questo motivo si è fatto uso nel tempo dei trivagliatori della ditta Calari di Cerroni. L'impianto di Cerroni che sta a Rocca Cencia è un trivagliatore ovvero un impianto che trita i rifiuti che poi saranno destinati alla discarica o all'inceneritore, quindi come sottolinea Fortini “impianti che generano rifiuti da rifiuti” e lo stesso vale per gli impianti Tmb dell'Ama. Ma l'impianto di Cerroni nel progetto iniziale doveva essere costruito a Malagrotta e “magicamente” è stato spostato a Rocca Cencia. A Malagrotta, infatti, Cerroni avrebbe dovuto rispettare la tariffazione della Regione per la trivagliatura posta a 104 euro a tonnellata mentre spostandolo a Rocca Cencia non rientrava nel “pubblico” e perciò per anni il comune di Roma ha pagato a Cerroni ben 174 euro a tonnellata invece che 104. Marino insieme a Fortini, nominato dallo stesso ex sindaco amministratore delegato di Ama dopo la vicenda di mafia capitale, hanno messo in campo la delibera “Rifiuti Zero”3 in cui si prevedevano i cosiddetti ecodistretti. Gli ecodistretti a differenza del passato e come richiama lo stesso nome della delibera, secondo Fortini, avevano come obiettivo quello di non creare altri tipi di rifiuti, come avveniva con gli impianti tmb e i trivagliatori, ma prevedeva l'uso di impianti più moderni ed ecocompatibili. In sostanza si voleva eliminare il trattamento intermedio e dispendioso dei tmb e dei trivagliatori per superare anche lo smaltimento tramite inceneritori e discariche. Questo comportava anche l'incremento della raccolta differenziata al 65% entro il 2016, per altro obiettivo mai raggiunto. In questo progetto quindi l'ex sindaco Marino aveva tagliato dal ciclo dei rifiuti gli impianti di Cerroni per due motivi: il primo perché la tariffa era troppo alta, il secondo perché il trivagliatore voleva essere sostituito dagli ecodistretti che prevedevano impianti più moderni e con un minore impatto ambientale come quello del compostaggio. Nel momento in cui il comune di Roma con Marino ha smesso di usufruire dell'impianto di Cerroni si sono verificati due incendi, di cui ancora si devono accertare le cause (!), negli impianti tmb di proprietà dell'ama, quello a via salaria e quello a Roncigliano creando ulteriore emergenza. Inoltre, non usufruendo più degli impianti di Cerroni i rifiuti venivano portati negli impianti di compostaggio di alcune aziende del Lazio e a Pordenone alla ditta Bioman. Durante questa estate, spiega Fortini alla Commissione, i rifiuti si sono accumulati nelle strade di Roma perché nei mesi estivi gli impianti che ricevono i rifiuti romani al nord e nel lazio vanno in manutenzione e ricoprono solamente il fabbisogno locale. Per ovviare a questo problema, Fortini aveva bandito un bando europeo per dare il tempo al Comune di costruire gli ecodistretti a Roma, idea più volte contestata da comitati di quartiere e collettivi per la difesa dell'ambiente, con l'obiettivo di fornire la Capitale di un piano che potesse coprire l'intero ciclo dei rifiuti senza dover usufruire di impianti esterni del Lazio o del Nord Italia. Il bando offriva 660 tonnellate di rifiuti per 4 anni a 360 milioni di euro. Il bando ha ricevuto una sola offerta quella della tedesca Enki che ancora deve avere le autorizzazioni necessarie. Secondo Fortini le imprese italiane non hanno partecipato per paura delle contestazioni e delle proteste all'arrivo dei rifiuti della Capitale in altri territori del paese!

Cosa c'entra Muraro in tutto questo? Il neo assessore Muraro è andata qualche giorno fa all'Ama imponendo con tanto di telecamere a Fortini di risolvere l'emergenza rifiuti di questi mesi riaprendo l'impianto di Cerroni. Questa richiesta ha quindi scatenato il Pd romano in aula e la stampa che hanno denunciato un conflitto d'interessi. E' emerso quindi che la Muraro è stata consulente in Ama per 12 anni, di Bioman e di numerose altre aziende che hanno vinto appalti per Ama4. La stampa sostiene che il neo assessore non si può dire fosse solo una semplice consulente. Il peso che aveva dentro Ama, secondo i giornali, si evince dal fatto che ci siano delle intercettazioni di Buzzi con la Muraro stessa e in più che gli era stato proposto dall'Ad Fortini di diventare dirigente dell'Ama attraverso concorso pubblico. Come se non bastasse ricordiamo che Muraro ha un passato lavorativo nelle ditte di gestione dei rifiuti di Impregilo noto imprenditore italiano immischiato e anche indagato in affari simili in Campania. Muraro in Ama era responsabile dell'Autorizzazione integrata ambientale ovvero del controllo e della certificazione di quanto entrava e usciva dagli impianti. In un'indagine aperta dalla Procura di Velletri, dove sono stati inquisiti alcuni funzionari di Ama, è emerso che i rifiuti di un certo tipo che sarebbero dovuti andare in discarica, ad un certo punto erano stati bruciati negli inceneritori. L'assessore Muraro era proprio la responsabile del controllo dell'attribuzione dei codici di smistamento dei rifiuti e in questi giorni si difende dichiarando di aver mandato decine di mail alla dirigenza Ama in cui avvisava le irregolarità che sono state ignorate e che ora sono in mano alla procura.

Bisogna tenere bene a mente, infatti, che il ciclo dei rifiuti è un vero e proprio ciclo produttivo. Come produrre automobili ma un po' più complicato. I rifiuti sono materia prima prodotta dall'uomo da trasformare in merce da vendere. Raccolta, smistamento, lavorazione, trasporto, vendita. La merce-rifiuto ha anche un prezzo/costo compresa di tasse o agevolazioni statali a seconda della tipologia, se è riciclabile se non lo è, se è destinata alle discariche o agli inceneritori. Insomma, la spazzatura è oro che cola. Spesso i termini cambiano ma smaltire i rifiuti vuol dire lavorarli, trasformarli in prodotti finiti. Vuol dire vendere la spazzatura ad un tot al peso, lavorarla per farla diventare un prodotto differente da quello iniziale per poi rivenderla ancora. Ecco perché Cerroni aveva interesse ad entrare in questo ciclo produttivo, perché c'è spesso la malavita organizzata dietro la gestione degli impianti5 e perché cambiare i codici per lo smistamento della spazzatura sarebbe come cambiare destinazione ad un vagone pieno di lingotti d'oro.

L'assessore Muraro insieme al deputato Vignaroli e Cerroni si sono incontrati per ricostruire un patto “emergenza” e riaprire l'impianto di Cerroni di Rocca Cencia. Tutto questo come è ovvio scavalca il progetto di Marino e di Fortini e la delibera “Rifiuti Zero”. Marino infatti ha denunciato sul suo blog6 che tutto tornerà come prima e i suoi sforzi per ripulire Roma dal malaffare “non sono serviti a niente”. Ma qui parliamoci chiaro “il più pulito c'ha la rogna”. Tanto è vero che un altro dei punti degno di nota su cui sta attaccando il Pd, è proprio il ruolo di Vignaroli in questa vicenda. Il deputato 5 stelle ha partecipato all'incontro di Murano con Cerroni ed è vicepresidente della Commissione Ecomafie che nei giorni scorsi ha sentito Fortini e che a settembre sentirà anche Muraro e Raggi. Un conflitto di interessi che il Partito Democratico ha denunciato chiedendo, inoltre, le dimissioni di Vignaroli perché incompatibile con l'inchiesta parlamentare.

Molte delle notizie, delle indiscrezioni, delle indagini sono riportate dalla stampa e come è avvenuto per i sindaci precedenti alla Raggi, come per esempio Marino, gli “scandali” portati fuori dalla stampa sono strumentali a un potere che li guida. Ma anche se potessimo dare per certo solo la metà delle notizie che appaiono sui giornali il grosso punto interrogativo riguarda quali interessi o per quali ragioni l'assessore Muraro e quindi la giunta Raggi, contrari alla riapertura di Malagrotta, vogliono riaprire il trivagliatore di Cerroni senza cercare soluzioni alternative. Nonostante le ipotesi, le illazioni della stampa sono tutte domande a cui per il momento non è stata data risposta. Oltre le inchieste della magistratura in corso, le condanne ai danni della ditta Calari, tutti quanti sanno qual è stato il ruolo di Cerroni nella gestione dei rifiuti a Roma. Perché voler riaprire una strada che sembrava essere stata chiusa? Le ipotesi potrebbero essere due: la prima riguarda la necessità del movimento 5 stelle di voler dimostrare di poter risolvere alcuni problemi atavici della città nel minor tempo possibile; la seconda, riguarda il fatto che la Regione Lazio ha ricordato alla Raggi che ad Ottobre la Commissione europea verrà a Roma per verificare se sui rifiuti vengono rispettati gli standard europei. Ragioni, però, che non possono di certo bastare.

Il movimento 5 stelle alla prova del 9 del governo di una città o di un territorio non passa proprio a pieni voti. Il grido Onestà! Onesta! che ha fatto seguito alla investitura di Virginia Raggi è il monito di un giudice di fronte alla casta corrotta senza avere nessuna idea complessiva di come si può gestire una città come Roma. Ogni assessore ne ha una e questa corrisponde al suo passato da tecnico e politico. E se all'urbanistica possiamo trovare Berdini all'ambiente ci troviamo Muraro. La morale legalitaria del Movimento 5 stelle onnipresente nelle campagne elettorali e trait d'union di tutto il movimento è servita a far destabilizzare il partito democratico e farlo perdere su tutta la linea alle ultime elezioni ma è debole di fronte alla mancanza di una prospettiva compiuta. Il problema, infatti, non è se i politici che rappresentano i cittadini stanno all'interno dei dettami delle leggi ma, da un lato, che tipo di modello si vuole applicare alla società e dall'altro, il concetto stesso di democrazia rappresentativa.

Nuovi scenari infatti si aprono a Roma e nei territori sul solco di questo modello inesistente. Di fronte al Pd sappiamo bene dove colpire perché ha un'idea definita di quello che vuol fare del nostro paese e delle vite di tutti noi. Ma di fronte al 5 stelle nostro compito probabilmente è quello di allargare questo solco passo dopo passo. Il rischio di Roma sarà di nuovo l'ingovernabilità e nostro compito è coglierne l'occasione. Tendere sempre di più l'elastico che faccia cadere le inequivocabili contraddizioni del Movimento 5 stelle e far spostare quella insufficiente ma genuina insoddisfazione anti-casta di una parte del paese verso un processo reale di cambiamento. Il 5 stelle ha sferrato i suoi colpi contro il Pd al grido onestà e legalità e sarà con lo stesso scatto moralistico che verrà liquidato da una casta che tutto sembra essere tranne che morta. Anzi, pronta a cooptare qualsiasi possibilità altra.

Note:
1 A tal proposito segnaliamo la corrispondenza su Radio Onda Rossa ad un compagno del No Ince di Albano http://www.ondarossa.info/newsredazione/rifiuti-roma-supremo-cerroni-nuovo-sugli-scudi
2 L'intera audizione di Fortini alla Commissione Ecomafie su Radio Radicale https://www.radioradicale.it/scheda/483050/commissione-parlamentare-di-inchiesta-sulle-attivita-illecite-connesse-al-ciclo-dei

3 Delibera “Rifiuti Zero”: https://www.comune.roma.it/PCR/resources/cms/documents/DACDelib._N_129_del_16.12.2014.pdf

4 http://www.ilfattoquotidiano.it/2016/08/01/rifiuti-roma-da-impregilo-ad-ama-le-consulenze-dellassessora-m5s-muraro/2948783/

5 Con l'operazione Alchemia sono state sequestrate le le ditte Remaservice, Remaplast e Prm Service legate alla 'ndrangheta. Le ditte gestivano la manutenzione degli impianti del Salario fino al 2015 con affidamento diretto da parte di Ama.

6 http://www.ignaziomarino.it/la-monnezza-di-roma-interessi-affari-e-anche-mafia/


Fonte