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Analisi, opinioni, fatti e (più di rado) arte da una prospettiva di classe.
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15/05/2026

L’Italia è diventata la stazione di servizio dell’apparato bellico genocida di Israele

L’associazione A.Ba.Co, ha denunciato le politiche del Governo italiano verso riarmo e militarizzazione del Paese, a fronte di crisi energica e caro carburante nata proprio dal contesto bellico internazionale promosso da Usa e Israele.

Riproduciamo qui di seguito il comunicato di A.ba.co.

Mentre le famiglie e le imprese italiane affogano nel caro-carburante, il Governo trasforma il nostro Paese nel rifornitore ufficiale dell’esercito israeliano. L’associazione dei consumatori A.Ba.Co., attraverso l’avvocato Vincenzo Perticaro, ha presentato oggi una denuncia-querela presso nove Procure della Repubblica per denunciare un quadro inquietante di connivenza morale e materiale nel genocidio in atto.

Mentre il mercato energetico interno subisce rincari speculativi superiori al 14%, ingenti carichi di gasolio raffinati in Sicilia, nel polo petrolchimico di Priolo Gargallo, vengono regolarmente spediti verso la società israeliana ORL Bazan, che rifornisce direttamente il Ministero della Difesa di Israele e le IDF.

È inaccettabile che, nonostante la Corte Penale Internazionale abbia emesso mandati di arresto per il Primo Ministro Benjamin Netanyahu e l’ex Ministro della Difesa Yoav Gallant per crimini di guerra e contro l’umanità, l’Italia continui a garantire il flusso logistico necessario alla loro macchina bellica.

Il Governo è responsabile di una grave inerzia e omissione per il mancato esercizio dei “poteri speciali” (Golden Power) che avrebbero dovuto bloccare queste esportazioni a tutela dell’interesse nazionale.

Invece di proteggere i propri cittadini dalla speculazione, le istituzioni permettono che il carburante venga sottratto al mercato interno per alimentare un conflitto criminale e fuori dalle regole internazionali, contribuendo a gonfiare artificialmente i prezzi alla pompa.

Questo scenario configura ipotesi di reato che vanno dal rialzo fraudolento dei prezzi alla manovra speculativa su merci, fino alla truffa aggravata ai danni dei cittadini italiani. A.Ba.Co. ha chiesto alla magistratura il sequestro probatorio e preventivo di tutta la documentazione doganale e dei registri di carico dei porti coinvolti.

Non resteremo a guardare mentre l’Italia viola gli obblighi internazionali di prevenzione del genocidio e calpesta la dignità del proprio popolo per servire gli interessi di un apparato militare già condannato dalla storia e dal diritto internazionale.

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01/04/2026

Basta speculazione sistemica sui prezzi di carburanti e bollette

L’associazione consumatori A.Ba.Co., insieme all’avvocato Vincenzo Perticaro e con la collaborazione di ASIA USB, ha recentemente presentato un esposto per denunciare la dinamica speculativa sui prezzi dell’energia: una situazione che sta procurando immensi profitti ai colossi dell’energia a scapito della cittadinanza, approfittando della situazione di crisi internazionale.

L’esposto è stato presentato lo scorso 13 marzo alle Procure della Repubblica di nove città italiane.

In queste ore, la Guardia di Finanza sta conducendo controlli proprio sulla filiera della distribuzione dei carburanti.

L’associazione A.Ba.Co. ha condotto un’analisi di mercato nei mesi di febbraio e marzo, rilevando gravi distorsioni. I pressi sono saliti sopra i due euro al litro non appena si sono alzati i prezzi del greggio, ma rimanendo alti quando sono scese le quotazioni. Il taglio delle accise, che scadrà il prossimo 7 aprile, è stato in questo modo incamerato come extraprofitto da parte delle multinazionali dell’energia, togliendo risorse importanti alla sanità mentre i prezzi del carburante rimanevano alti.

Serve immediatamente una regia pubblica contro la speculazione sui prezzi dell’energia ed interventi immediati: una moratoria sui distacchi dalle utenze per morosità, l’istituzione di un minimo energetico garantito, innalzamento delle soglie per i bonus energetici per salvaguardare il potere d’acquisto di salari e pensioni!

L’USB appoggia la denuncia presentata da A.Ba.Co., senza un’azione immediata per contrastare questa nuova ondata di inflazione le disuguaglianze nel Paese sono destinate ad aumentare ulteriormente.

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14/03/2026

Presentata denuncia contro la speculazione sui prezzi della benzina

La speculazione sui prezzi dei carburanti è già ben visibile. La guerra in corso in Medio Oriente ha visto il prezzo di gas e petrolio schizzare subito verso l’alto, ma i carburanti stoccati nelle raffinerie sono stati acquistati quando i prezzi erano ancora bassi. Eppure alle pompe di benzina sono già saliti e non di poco.

Affinchè si indaghi e si sanzioni seriamente ogni speculazione, l’Associazione di Base dei Consumatori (A.Ba.Co) e l’Asia USB – insieme all’avvocato Vincenzo Perticaro – hanno presentato una denuncia penale alle Procure per la speculazione sul prezzo dei carburanti.

La denuncia è stata presentata oggi alle Procure delle seguenti città: Roma, Milano, Genova, Bologna, Napoli, Firenze, Palermo, Bari, Cagliari.

L’attuale ed ingiustificato aumento dei prezzi causato dalla guerra in Medio Oriente sta determinando enormi profitti per le multinazionali, mentre danneggia in modo grave tutta la cittadinanza. Le speculazioni finanziarie hanno fatto sì che i prezzi si impennassero immediatamente esulando dalle normali dinamiche di domanda ed offerta, con il flusso fisico di petrolio e del GNL messo in crisi dalla chiusura dello stretto di Hormuz, ma con un calo degli approvvigionamenti non proporzionale all’aumento immediato dei prezzi.

Asia USB e A.Ba.Co., quindi, hanno deciso di denunciare in quanto il rischio di ripercussioni a danno di cittadini ed economia è grande, ragione per cui occorre intervenire immediatamente per fermare le speculazioni sui prezzi dei carburanti.

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29/10/2025

Tassare le rendite per finanziare i servizi pubblici e le energie rinnovabili

L’Italia si trova a un bivio: da un lato, assistiamo all’esplosione dei profitti in settori chiave come quello bancario e quello energetico, dall’altro, la sanità e i servizi pubblici soffrono di un cronico sotto finanziamento.

La politica fiscale, lungi dall’essere un meccanismo di riequilibrio, si è rivelata uno scudo per la rendita finanziaria, come dimostra il fallimento della tassa sugli extraprofitti delle banche introdotta dal governo Draghi prima e da quello Meloni dopo.

In questi giorni si torna a parlare di introdurre un prelievo dalle banche e, forse, dalle assicurazioni. Per ora sono solo anticipazioni di stampa ma è giunto il momento di richiamare il governo a una responsabilità ineludibile: la ricchezza accumulata in modo straordinario e non giustificato deve essere tassata e incanalata verso gli investimenti vitali per il Paese.

I dati sul settore bancario italiano sono eloquenti e non lasciano spazio a interpretazioni. I principali gruppi bancari italiani hanno registrato utili aggregati record che, secondo le stime, hanno superato i 46 miliardi di euro nel 2024, con un aumento significativo rispetto agli anni precedenti. Questo boom è stato trainato principalmente dall’aumento del margine di interesse (la differenza tra gli interessi attivi sui prestiti e quelli passivi sulla raccolta), un risultato diretto della rapida crescita dei tassi decisa dalla BCE.

In passato l’intervento dello stato con la cosiddetta “tassa sugli extraprofitti” si è risolto in un fallimento in termini di gettito effettivo. L’impianto normativo è stato modificato in sede di conversione, permettendo alle banche di destinare gran parte dell’importo al rafforzamento delle riserve patrimoniali, il risultato è che lo Stato ha incassato una cifra irrisoria rispetto alle stime iniziali, trasformando un atto di giustizia sociale in un “bluff”. Si stima che il gettito reale per le casse pubbliche sia stato minimale o sostituito da anticipi su imposte future per cifre che non hanno superato i 3-3,5 miliardi di euro, a fronte di decine di miliardi di extra-guadagni.

Questa inazione si configura come un atto in spregio all’equità, poiché permette che l’arricchimento straordinario di pochi sia garantito a scapito del benessere collettivo.

A.Ba.Co. chiede che la prossima legge di bilancio attui una vera inversione di marcia con una tassazione effettiva e ineludibile sugli extraprofitti di banche, assicurazioni e aziende energetiche, senza clausole di scampo. Le risorse così generate devono essere interamente dedicate a finanziare due priorità nazionali: la sanità pubblica e l’autonomia energetica.

Il servizio sanitario nazionale (Ssn) è in “lenta agonia”, i dati della fondazione Gimbe mostrano che, negli ultimi tre anni (2023-2025), sono stati sottratti alla sanità pubblica 13,1 miliardi di euro a causa della combinazione tra definanziamento e aumento dei costi operativi (inflazione e caro energia).

Questo deficit si traduce in liste d’attesa interminabili per visite ed esami e un aumento vertiginoso della spesa out of pocket a carico delle famiglie (oltre 41 miliardi di euro nel 2024) che spinge un italiano su dieci a rinunciare alle cure, affermando il progressivo smantellamento del diritto universale alla salute a favore di un sistema sanitario privato accessibile solo a chi ha maggiori disponibilità economiche.

È un’emergenza sociale, che mette a repentaglio gli stessi principi costituzionali alla base del nostro paese, per questo tassare gli extraprofitti bancari per destinare le risorse al ripristino del Ssn non è solo equo, ma un atto dovuto per garantire i diritti fondamentali dei cittadini.

Inoltre a partire dall’inizio del conflitto russo-ucraino, la speculazione sui prezzi dell’energia, che ha generato ingenti extraprofitti per le imprese energetiche, ci ha messo dinanzi all’esplodere del fenomeno della povertà energetica e della necessità di avere canali alternativi di approvvigionamento.

L’Italia ha fatto progressi, con le fonti rinnovabili che nel 2024 hanno coperto circa il 41% del fabbisogno nazionale, tuttavia, per centrare l’obiettivo di raggiungere una quota del 70% di elettricità da fonti rinnovabili entro il 2030, è necessario un cambio di passo strutturale.

Le risorse derivanti dalla tassazione degli extraprofitti energetici devono essere convogliate in un intervento pubblico nella produzione energetica favorendo l’installazione di nuova capacità rinnovabile (l’Italia ha installato circa 6 GW di nuova capacità rinnovabile nei primi dieci mesi del 2024, superando il dato dell’intero 2023, ma serve accelerare), un sostegno economico in bolletta per i redditi bassi e un piano di finanziamento nazionale per l’efficientamento energetico e l’installazione di impianti fotovoltaici in autoconsumo per le famiglie a basso reddito, riducendo strutturalmente i costi in bolletta e contrastando la povertà energetica.

La politica finanziaria deve essere uno strumento di redistribuzione, togliendo risorse all’eccesso di profitto e rendita per restituirle in forma di servizi e sicurezza economica alle tasche delle persone, solo così si ripristinerà il patto sociale e si costruirà un’Italia più giusta.

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