Presentazione
Analisi, opinioni, fatti e (più di rado) arte da una prospettiva di classe.
05/09/2026
Per il “corpo estraneo” militare è l’ora delle procure
Ora questo groviglio di problemi esplode, anche se nei tempi e nei modi felpati del Palazzo.
Due diversi esposti – uno alla Procura militare, l’altro a quella ordinaria – chiedono di verificare:
a) se i militari in servizio attivo con ruoli di direzione in Futuro Nazionale abbiano o no violato l’obbligo di neutralità politica previsto per il personale militare;
b) se Futuro Nazionale rappresenti o no un tentativo di “ricostituzione del partito fascista”, espressamente vietato dalla “legge Mancino”.
Gli “accertamenti preliminari” disposti dalla Procura militare riguardano la prima ipotesi, sulla base appunto dell’esposto di un sindacato dei militari che denuncia: “vengono segnalati possibili problemi legati all’assunzione di incarichi politici da parte di militari in servizio, all’uso della qualifica o del grado in attività di propaganda e alla compatibilità di alcune attività organizzative con i vincoli previsti dall’ordinamento militare”.
In particolare vengono citati i casi di Luigi Avveduto, sottufficiale e segretario del sindacato Sim Carabinieri, che è anche consigliere del VII municipio di Roma (eletto nelle fila dell’Udc e poi passato al “gruppo misto”), e di Antonsergio Belfiori, ufficiale dell’Aeronautica e segretario nazionale di un altro sindacato militare.
La Costituzione italiana garantisce il diritto di associarsi liberamente in partiti politici a tutti i cittadini (art. 49), ma stabilisce anche una “riserva di legge”, consentendo al Parlamento di introdurre delle limitazioni a questo diritto per alcune categorie di pubblici dipendenti, tra cui i “militari di carriera in servizio attivo” (art. 98).
La ragione di questa “riserva” è evidente: in una democrazia parlamentare il potere politico è in capo all’amministrazione civile (Parlamento, Governo, Presidente della Repubblica, ecc.), mentre ai militari tocca obbedire a chiunque ricopra quelle cariche, comunisti compresi.
L’esperienza dei colpi di stato, ovviamente, sconsiglia la confusione dei ruoli e la possibilità di un rovesciamento delle funzioni (generali o colonnelli che esercitano il potere politico disponendo anche di quello armato).
In questo divieto c’è anche una ragione funzionale chiara: la “cultura militare” – diciamo così – è particolarmente semplificata, riducendosi all’obbedienza gerarchica (certo accompagnata da valanghe di retorica sull’“onore”, la “difesa della patria”, ecc.), ma in completa assenza di competenze minime sulla gestione di una società complessa, fatta di classi, ceti sociali, figure e individualità con interessi spesso divergenti e conflittuali, ma tutti altrettanto legittimi.
Un militare a guidare i civili, insomma, può combinare solo disastri o, più di frequente, far decidere ai poteri economici dominanti la direzione di marcia di un Paese (quelli del Forum di di Cernobbio lo sanno meglio di tutti, pare...).
Il problema italiano è che la disposizione costituzionale (la “riserva di legge”) non è mai stata tradotta in leggi vere e proprie. Il divieto di ricoprire ruoli di direzione in un partito, insomma, è stato esplicitato – e in modo incerto – solo in base ad una sentenza del Consiglio di Stato (un tribunale amministrativo), la n. 5845 del 2017.
La semplice iscrizione ad un partito viene lì considerata legittima, mentre l’assunzione di ruoli direttivi, anche solo “onorifici”, no.
I coordinatori locali di Futuro Nazionale che indossano ancora la divisa (ma anche quello che era stato eletto con l’Udc), dunque, sarebbero fuori da ogni possibile legittimità di comportamento. Non sarebbero però perseguibili per un “reato”, visto che una legge non è stata mai varata.
Dunque l’iniziativa della Procura militare potrebbe addirittura diventare un “boomerang”, perché potrebbe persino concludersi con un nulla di fatto che legittimerebbe i militari a costituire e dirigere partiti, candidarsi alle elezioni e assumere eventualmente cariche politiche di qualsiasi importanza (ministri e sottosegretari, per esempio), pur restando in servizio (con stipendio e funzione di comando su uomini armati).
Un pastrocchio indigeribile, ma che diventa “possibile” in uno Stato alla frutta come questo...
Il secondo esposto – “possibile ricostituzione del partito fascista” – è più logico, se non altro, viste le posizioni espresse su un ampio ventaglio di questioni sociali (dall’immigrazione ai programmi scolastici), chiaramente sovrapponibili con l’ormai centenario immondezzaio fascistoide.
Il tutto è però completamente affogato in una gigantesca operazione di “distrazione di massa” che vorrebbe far passare questa congrega di militari e reazionari come “filorussi”, “cavalli di troia del Cremlino” e amenità del genere.
Come giornale, ripetiamo, abbiamo già pubblicato inchieste che ricostruiscono per filo e per segno la lunga fila di personaggi – militari e non – che collegano direttamente Futuro Nazionale alle prime file trumpiane, a cominciare da Steve Bannon. Vi abbiamo trovato altri alti ufficiali, magari “in congedo”, appartenenti alla “Folgore” (il corpo di paracadutisti comandato a suo tempo dal generale diventato europarlamentare). Militari iscritti anche alla massoneria, “coordinatori” in contatto con Bannon, ecc.
Ah, già... viviamo in Europa, dove una classe politica di imbecilli senza consenso popolare (né maggioranza di governo) pretende di portarci alla guerra con la Russia e dipinge la Washington di Trump come “alleata” di Putin nel voler “distruggere l’Unione Europea”.
Come direbbero in tanti: non ce n’è bisogno, si distruggerà da sola continuando così...
Fonte
01/08/2026
Bombe atomiche ad Aviano: il Tribunale conferma la presenza, ma archivia l’esposto
Il Giudice per le indagini preliminari (Gip) di Pordenone ha disposto l’archiviazione della denuncia, presentata da decine di realtà insieme a vari cittadini e cittadine, sull’illegittimità della presenza di armi nucleari nella base statunitense di Aviano.
Il procedimento era nato dall’esposto presentato da questo nutrito gruppo di associazioni e persone impegnati sui temi del disarmo e della smilitarizzazione, particolarmente dirimenti in questo frangente storico segnato sempre più da guerre e riarmo.
Il provvedimento del Gip
I denuncianti riportano che il decreto di archiviazione in realtà non smentirebbe l’ipotesi della presenza di ordigni nucleari nella base militare di Aviano.
Il provvedimento del Gip Francesca Vortali infatti indica che tale presenza sarebbe riconducibile ad accordi e trattati internazionali, non smentendo de facto la presenza di tali ordigni sul suolo italiano.
Proprio quei trattati e quegli accordi (adesione Nato, piano Rearm Europe ecc.) sono stati criticati duramente nelle manifestazioni contro la guerra degli ultimi anni perché “imposti” alla popolazione senza nessun, vero, dibattito democratico all’interno del Paese.
Possibile ricorso alla Corte europea
Come si apprende da fonti locali, i denuncianti stanno valutando un possibile ricorso alla Corte europea dei diritti dell’uomo.
Non c’è dubbio infatti che la presenza di armi nucleari rappresenta un rischio per la sicurezza dei cittadini, come ben stiamo vedendo dal conflitto scatenato da Stati Uniti e Israele contro l’Iran.
Questo potrebbe dunque sollevare questioni legate alla tutela del diritto alla vita previsto dalla Convenzione europea dei diritti dell’uomo.
Fonti: nordest24.it, Jugocoord
Di seguito, riportiamo il comunicato stampa dei denunciati successivo all’ordinanza del Gip.
È giusto dare atto alla giudice Vortali di avere studiato e approfondito la questione sottoposta al suo giudizio, molto più di quanto abbiano fatto i precedenti magistrati di Roma e Brescia, che interpellati si sono limitati a scrivere due righe di motivazione per l’archiviazione.
La dottoressa ha anche riconosciuto a Wilpf Italia (Lega internazionale delle donne per la pace e la libertà) la legittimazione ad agire a tutela degli interessi collettivi di disarmo e smilitarizzazione.
L’ordinanza considera sicura la presenza delle armi nucleari in Italia, provata dalle molteplici fonti addotte dai denuncianti. Del resto anche la Procura aveva implicitamente ammesso la presenza delle bombe, non avendo ravvisato accertamenti esperibili da produrre.
Nell’atto si ritiene giustificata l’importazione delle armi in questione, in base all’art. 51 del Codice penale (esercizio di un diritto o adempimento di un dovere); giustificazione che rappresenta un’ulteriore conferma della loro presenza, come fatto costituente reato ma discriminato ex art. 51; quindi non punibile.
Vengono ritenute legittime le preoccupazioni sanitarie, ambientali e di sicurezza espresse dai denuncianti, ma considerate attinenti a una dimensione politica e non penalistica.
I denuncianti non sono dello stesso avviso. La strada giudiziaria si fa ardua perché il ricorso per Cassazione è precluso da una costante giurisprudenza, che per le archiviazioni circoscrive l’ammissibilità ai soli casi di violazione del contraddittorio. In questo caso rispettato.
È possibile per i denuncianti ipotizzare il ricorso alla Corte europea dei diritti dell’uomo, così motivando: la presenza delle armi nucleari rappresenta un rischio concreto e oggettivo per la vita dei cittadini (come riconosce l’ordinanza); presenza che viola l’art. 2 della Convenzione europea, laddove tutela il diritto alla vita nella sua accezione più ampia e impone agli Stati aderenti obblighi idonei ad escludere rischi.
Contro l’ordinanza in oggetto si sono espressi anche gli avvocati di Ialana (International Association of Lawyers Against Nuclear Arms) sostenendo che “è errato il richiamo all’art. 117 della Costituzione. Il meccanismo di prevalenza di una norma internazionale – ammesso che un accordo segreto di condivisione nucleare con l’Italia lo sia – sul diritto interno passa solo attraverso un incidente di costituzionalità.”
“Salvo che per il diritto europeo, non esiste applicazione diretta del diritto internazionale pattizio incompatibile col diritto interno, da parte del giudice ordinario. Le norme inderogabili di diritto internazionale umanitario vietano la minaccia e l’uso delle armi nucleari. Nessun trattato tra Stati può derogare a tali norme di ius cogens”.
Il fine ultimo da perseguire quindi è la rimozione delle testate nucleari statunitensi dalla base di Aviano. La loro presenza è un’aperta violazione del nostro ordinamento, interno e internazionale, che mette a rischio immediato l’esistenza di milioni di persone, in presenza dei venti di guerra diabolici che soffiano dall’Ucraina in Palestina.
Per i denuncianti (Tavola per la Pace Friuli Venezia Giulia, Abbasso la Guerra odv, Centro sociale 28 Maggio, Comunità Laudato Si’ Cremona, Comunità Laudato Sì Oglio Po, Coordinamento nazionale No Triv, Donne e Uomini contro la Guerra Brescia, Pax Christi Cremona e Tradate, Tavola della Pace Oglio Sud, WILPF Italia).
01/04/2026
Basta speculazione sistemica sui prezzi di carburanti e bollette
L’esposto è stato presentato lo scorso 13 marzo alle Procure della Repubblica di nove città italiane.
In queste ore, la Guardia di Finanza sta conducendo controlli proprio sulla filiera della distribuzione dei carburanti.
L’associazione A.Ba.Co. ha condotto un’analisi di mercato nei mesi di febbraio e marzo, rilevando gravi distorsioni. I pressi sono saliti sopra i due euro al litro non appena si sono alzati i prezzi del greggio, ma rimanendo alti quando sono scese le quotazioni. Il taglio delle accise, che scadrà il prossimo 7 aprile, è stato in questo modo incamerato come extraprofitto da parte delle multinazionali dell’energia, togliendo risorse importanti alla sanità mentre i prezzi del carburante rimanevano alti.
Serve immediatamente una regia pubblica contro la speculazione sui prezzi dell’energia ed interventi immediati: una moratoria sui distacchi dalle utenze per morosità, l’istituzione di un minimo energetico garantito, innalzamento delle soglie per i bonus energetici per salvaguardare il potere d’acquisto di salari e pensioni!
L’USB appoggia la denuncia presentata da A.Ba.Co., senza un’azione immediata per contrastare questa nuova ondata di inflazione le disuguaglianze nel Paese sono destinate ad aumentare ulteriormente.
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15/02/2023
Pfizergate - In Italia che fine ha fatto l’esposto depositato da mesi in 20 procure?
Eppure in Italia 20 procure, quasi tutti uffici distrettuali, hanno già un esposto analogo depositato da novembre scorso che chiede di fare chiarezza sul tema, e non solo su quello.
L’’Unione Sindacale di Base, tramite l’avv. Perticaro, aveva infatti già proceduto ad un’azione legale affinché la giustizia italiana acquisisse tutta la documentazione necessaria a fare luce su questo contratto che presenta irregolarità.
L’esposto si sostanzia sulla base di alcune dichiarazioni critiche di europarlamentari nei confronti della segretezza tenuta dalla Commissione su prezzi e clausole dei contratti, sul Pfizergate, ovvero sugli errori procedurali nei trials clinici dell’azienda sollevati dal British Medical Journal, e infine sulla vicenda del marito della von der Leyen.
La questione aveva già adombrato pesanti conflitti di interessi della Presidente della Commissione nella gestione della campagna vaccinale.
Il coniuge Heiko von der Leyen era – dato che alla fine si è dimesso – nel comitato di sorveglianza di una fondazione dell’Università di Padova, che doveva condurre ricerche in cui erano coinvolte anche le grandi firme del Big Pharma, finanziata da 320 milioni del PNRR.
Questo ruolo era stato distrattamente dimenticato dalla politica tedesca, e dalle nostre parti sappiamo bene che quando tanti miliardi sono sul piatto, la tentazione di trarne qualche vantaggio è forte nelle nostri classe dirigenti.
Inoltre occorre ricordare che Pfizer dal 2018 collabora attivamente nel campo della ricerca e produzione di vaccini con BioNTech, azienda biotecnologica e farmaceutica tedesca.
Nell’esposto è allegato anche uno studio del Prof. Marco Cosentino, docente di farmacologia all’Università dell’Insubria (fortemente specializzata nelle discipline mediche).
In esso si criticano le strategie vaccinali e la poca attenzione data al monitoraggio dopo l’acquisto delle dosi, che ricordiamo sono in scadenza a milioni, proprio in virtù di acquisti fatti in numero di gran lunga superiore alle necessità. È lo stesso Perticaro che ha dichiarato a Il Fatto Quotidiano: “non siamo contro i vaccini, ma contro chi può aver speculato sugli stessi. Non siamo contro la farmacologia o la medicina, ma contro chi ne fa un uso distorto”.
Insomma, su ipotesi di reati quali corruzione, truffa aggravata e frode in pubbliche forniture, varie procure della Repubblica avrebbero potuto già sequestrare documenti ancora largamente segreti della Commissione UE, per fare luce su possibili danni procurati a chi vive nel nostro paese. Nulla si è mosso per mesi, e anzi quasi nessuna risonanza è stata data al caso nel nostro paese.
Abbiamo dovuto aspettare il Qatargate e ora la denuncia del New York Times perché si tornasse a parlare di queste irregolarità, magari approfittando pure del fatto che si possano far passare questi «attacchi» come provenienti da fuori dall’Europa.
Ora che però non si può più ridurre al silenzio l’intera vicenda, e le procure hanno tutti gli strumenti per procedere nel loro lavoro di indagine, si attiveranno per dare seguito agli esposti che giacciono nei loro faldoni? Ce lo auguriamo per il bene della salute di tutte e di tutti, e per il bene anche della nostra democrazia.
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