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30/10/2025

La bufala Tomahawk e il tifo di UE e Kiev

di Fabio Mini

Americani e russi stanno sostenendo la finzione che esista una guerra soltanto fra Russia e Ucraina. La finzione è politicamente conveniente per entrambi fintanto che essa permette di continuare a dialogare.

Sebbene la mistificazione della realtà non sia di grande aiuto nelle guerre perché alimenta soltanto la propaganda, in questo caso potrebbe tornare utile. Si tratterebbe dell’unico caso nella Storia che un falso pretesto sia adottato per fare la pace. Sempre che essa sia veramente contemplata almeno come obiettivo sussidiario.

Nel caso della guerra in Ucraina la Storia ha già parlato. A partire dal 2004, gli Stati Uniti non si sono limitati a dare sostegno all’Ucraina e al rovesciamento del regime legittimo appoggiando e finanziando le frange estreme anti-russe.

Le forze armate e di sicurezza degli Stati Uniti di cui il presidente è comandante in capo sono state profondamente coinvolte nella questione ucraina. Con la guerra nel Donbass ufficiali statunitensi hanno partecipato attivamente alla preparazione, equipaggiamento e addestramento delle forze ucraine non solo “regolari” ma soprattutto irregolari. Le stesse che fino al 2014 gli Usa definivano milizie private degli oligarchi ucraini e bande neonaziste.

L’attuale Comandante supremo della Nato, nel periodo successivo alla débâcle ucraina del 2015, quando era in servizio presso il comando delle forze statunitensi in Europa ha diretto per conto degli Usa e non della Nato, la ricostituzione dell’esercito ucraino. Ufficiali statunitensi e britannici hanno effettivamente diretto e comandato le offensive ucraine nelle regioni di Kherson e Kharkiv nel 2022. Le uniche ad aver avuto un minimo successo.

Come è stato ampiamente confermato, anche dal New York Times, gli americani hanno sostanzialmente comandato la controffensiva ucraina dell’estate 2023. Un’azione fallita completamente e che gli americani hanno voluto addebitare all’incapacità ucraina. Ed è stato ampiamente confermato che gli inglesi hanno svolto un ruolo molto simile con un’operazione risultata catastrofica attraverso il Dniepr che gli ucraini hanno cercato di condurre nell’inverno del 2023-2024.

Da sempre gli Stati Uniti forniscono intelligence e dati di targeting all’Ucraina. Almeno da luglio 2024 hanno aiutato l’Ucraina a condurre attacchi con droni contro posizioni russe, comprese le raffinerie di petrolio all’interno della Russia. E naturalmente, di recente hanno iniziato a parlare di fornire missili Tomahawk all’Ucraina per condurre attacchi in profondità praticamente in tutta la Russia.

Quindi, come ha ammesso una volta il Segretario di Stato americano Marco Rubio, evidentemente alle prime armi e ignaro del significato delle parole che pronunciava, questa è quantomeno una guerra per procura tra Ucraina, Russia e Stati Uniti.

Anche la perplessità di Trump nel fornire all’Ucraina i missili Tomahawk è legata alla finzione che non sia coinvolto nella guerra. La fornitura dei missili porta con sé lo spiegamento in Ucraina di forze militari Usa e contractors per operarli e questo farebbe decadere la finzione dell’estraneità rispetto alla guerra.

Ma è un dettaglio trascurabile come lo è stato per gli Atacms, i Patriot, i Taurus tedeschi e altri mezzi. Non è nemmeno una questione di disponibilità. Gli Usa hanno circa settemila di queste armi e Zelensky ne chiede “soltanto” un centinaio. Sarebbe semmai una questione di soldi perché ogni missile disponibile costa circa 2 milioni di dollari e quelli per rimpiazzarli il doppio. Ma anche questo elemento è superabile specie se i dollari sono virtuali o a debito, o sottratti agli assetti finanziari russi congelati in Europa.

Ma la cosa più importante per il Pentagono è la funzione di deterrenza che tali missili assolvono e che non ammette finzioni. La deterrenza è una strana bestia, deve essere credibile e funziona soltanto se, durante l’impiego, gli effetti reali corrispondono a quelli minacciati. Se tale rapporto non viene rispettato la minaccia perde di credibilità.

I Tomahawk, come gli stessi bombardieri tattici e strategici, con gittata fino a 2.500 chilometri, possono portare testate convenzionali e nucleari. Ufficialmente gli attuali missili imbarcati sono armati di sole testate convenzionali perché quelle nucleari sarebbero state ritirate nel 2010, ma da allora a oggi il clima di fiducia tra Russia e Usa è crollato e quello tra Russia e Ucraina è inesistente.

Nessuno può dire se le amministrazioni precedenti di Obama e Biden o Trump stesso non abbiano restituito le testate alla loro funzione iniziale. E se lo dicono nessuno ci crede.

Inoltre, il presunto ritiro degli ordigni ha segnato il rinnegamento dei trattati di limitazione e controllo sugli armamenti nucleari, mentre gli Stati Uniti sono tornati a esprimersi in chiari termini di guerra contro la Russia.

I missili Tomahawk appartengono alla categoria delle armi di teatro. Non appartengono alla Triade nucleare strategica che comprende i missili intercontinentali balistici da sommergibili e da terra e dai bombardieri strategici. Ma sono nati come fulcro della deterrenza convenzionale e nucleare tattica.

Come armamento di teatro (a esempio Europa) l’incertezza sul reale munizionamento è un fattore che aumenta la deterrenza, ma anche il rischio di escalation nucleare dal livello tattico a quello strategico. I russi lo hanno chiarito in modo inequivocabile: l’incertezza li costringe a considerare tutti i mezzi a lungo raggio come potenziali vettori nucleari e quindi ad agire di conseguenza entrando di fatto nella guerra nucleare.

I Tomahawk sono spiegati in tutto il globo a bordo di piattaforme navali e sommergibili. Hanno velocità di crociera relativamente bassa, inferiore a quella del suono, e guida con rilevamento ottico di punti stabiliti sulla mappa elettronica di bordo. Possono sfuggire ai radar ma non al jamming elettronico e all’avvistamento ottico propri delle difese contraeree più elementari. Nei lunghi percorsi possono essere intercettati e inseguiti e raggiunti dai moderni missili supersonici e quelli ipersonici che i russi possiedono e usano regolarmente.

Finora il missile è stato impiegato con cariche convenzionali contro avversari completamente privi di difesa aerea e missilistica su obiettivi fissi chiaramente individuabili, attraversando aree sicure per la compiacenza o l’alleanza di Stati terzi. In pratica un impiego facile e sicuro, di grande effetto che ha contribuito al mito della loro letalità.

Tuttavia, dare all’Ucraina 20-50 missili che impiegherebbe per attacchi in profondità sulla Russia significa far attraversare al missile aree con difesa aerea avanzata, con capacità d’intercettazione e abbattimento elevate e con capacità di reazione che supera decuplicata quella dell’azione subita.

In Ucraina l’efficacia delle precedenti armi “risolutive” come gli Atacms e Patriot è crollata dal dichiarato 90% al 6%. Considerando che gli Usa con i Tomahawk tengono sotto ricatto intere nazioni e sotto tiro milioni di poveracci e che hanno ingenti ordini di acquisto (ad esempio 175 dalla sola Olanda), non si possono permettere il lusso di vederne diminuita la credibilità ai fini della deterrenza.

Il Pentagono lo sa e lo ha detto chiaramente al presidente che a sua volta deve nicchiare e continuare nella finzione di non essere coinvolto. Lo sanno anche al Cremlino e assistono stupefatti alla piega infantile assunta dall’argomento.

Da parte loro Ucraina ed Europa, che non fanno parte della partita strategica e se ne infischiano delle conseguenze, puntano sull’azzardo rischiando il tutto per tutto o per niente continuando nella finzione che l’ennesima arma letale possa far capitolare la Russia.

In realtà entrambe vogliono punire Trump e liquidarlo nella prospettiva che un cambio di amministrazione porti di nuovo l’America nel conflitto europeo. Senza finzioni né funzioni.

Fonte

18/10/2025

Niente Tomahawk per Kiev, per fortuna...

Per fortuna che ci sono i militari a mantenere i piedi per terra... Non siamo improvvisamente impazziti, semplicemente prendiamo atto del fatto che il “realismo politico” – sul piano geostrategico – è in questo momento storico incarnato soprattutto da chi conosce le materie fondamentali e quindi sa badare al sodo anziché alle chiacchiere.

Volodimir Zelenskij è uscito dalla Casa Bianca senza Tomahawk, e quindi il mondo può tirare un sospiro di sollievo. A prescindere infatti da simpatie o antipatie per i vari protagonisti in campo (Usa, Unione Europea, Ucraina, Russia) era da sempre chiaro che l’eventuale fornitura di questi missili a Kiev avrebbe rappresentato un’escalation irreversibile nella guerra in Ucraina.

Per motivi banalmente “tecnici”, inaggirabili politicamente, anche se allegramente ignorati dai dirigenti europei e la masnada vociante dei giornalistucoli al loro seguito.

Vediamo questi motivi.

Primo. I Tomahawk possono trasportare sia testate di esplosivo convenzionale, sia una carica nucleare. Cosa ci sia dentro può saperlo solo chi lo lancia, e quindi l’avversario che se lo vede arrivare addosso è obbligato a pensare che sia l’ipotesi peggiore – una bomba atomica – e quindi a reagire di conseguenza (tirando a sua volta qualche atomica sul nemico). Se aspettasse di vedere come finisce rischierebbe di esser finito e non poter neanche reagire. Ma se reagisce utilizzando l’arma finale sarebbe anche la fine per tutti, perché a quel punto ci sarebbe uno scambio di colpi definitivo. Durata: 45 minuti, più o meno, e ciao civiltà umana.

Secondo. I Tomahawk possono essere lanciati da navi da guerra attrezzate per farlo, oppure da bombardieri specializzati. L’Ucraina non ha nessuna delle due cose. Esiste anche la possibilità teorica di farli partire da terra, ma i lanciatori sono pochi e tutti basati negli Stati Uniti.

Infine. Lancio, controllo del missile in volo, assistenza satellitare, ecc., dipendono da un personale militare specializzato che ovviamente può essere solo statunitense (non ci si può addestrare su sistemi che non si possiedono).

In sintesi: se gli Usa concedessero dei Tomahawk a Kiev sarebbe una dichiarazione di guerra alla Russia, direttamente con armi dual use (convenzionale e nucleare).

A Donald Trump i generali del Pentagono devono aver spiegato ancora meglio il problema, convincendolo a lasciar cadere la richiesta di Kiev perché non esiste possibilità di vittoria in una guerra atomica. E quindi “grazie ai generali” possiamo continuare a respirare, anche se non troppo tranquillamente.

Il resoconto ufficiale dell’incontro è quasi comico (del resto sia Trump che Zelenskij sono uomini di spettacolo), con il primo a spiegare che l’incontro è stato «molto interessante e cordiale, ma gli ho detto, come ho caldamente suggerito al presidente Putin, che è ora di fermare le uccisioni e raggiungere un accordo! ... Dovrebbero fermarsi dove sono, che entrambi cantino vittoria, che sia la Storia a decidere!».

E Zelensky a dire di essere d’accordo con Trump, anche se va via senza niente. Non può del resto far altro, se non appellarsi agli idioti di Bruxelles.

La prossima scadenza rilevante è a questo punto il vertice di Budapest tra Usa e Russia, ma anche qui c’è da ragionare bene.

Intanto per la scelta della sede – l’Ungheria di Orbàn, membro scapestrato sia della UE che della Nato – che mette in chiaro la scarsa considerazione in cui è caduta “l’Europa”. Il mandato di cattura emesso dalla Corte penale internazionale obbligherebbe Budapest ad arrestare Putin, ma non avendolo fatto neanche con Netanyahu il problema non si pone. E Orbàn lo ha detto chiaramente.

In pratica il vertice si fa in Europa anche per dimostrare che la UE non conta nulla. Se ne lamentano ovviamente gli “europeisti” – uno per tutti, Paolo Valentino sul Corriere, che si spinge a rimpiangere che le testate nucleari sovietiche siano finite tutte alla Russia, svuotando i silos in Ucraina – ormai sbalestrati tra il dover riconoscere in Trump il proprio leader di fatto e il desiderio di proseguire con la strategia bideniana che ci ha portato sull’orlo del baratro.

E sta qui il motivo della preoccupazione che coltiviamo. Come avvenuto con l’ondata di “droni russi” – messa in piedi da paesi baltici, Polonia e qualche altro “volenteroso” per promuovere il piano di riarmo europeo e persino il delirante “muro di droni” immaginato da von der Leyen – ci si deve purtroppo aspettare nelle prossime settimane un’analoga ondata di allarmi e provocazioni, fino ad operazioni “falsa bandiera”, miranti a rendere più difficile un qualsiasi eventuale accordo tra Washington e Mosca.

Come scrive peraltro Zoltan Koskovic, un analista magiaro del Centro per i diritti fondamentali: “Zelensky non ha ricevuto nulla. Ciò che accadrà ora è che lui e la coalizione Schilling (i volenterosi, ndr) cercheranno di fare di tutto per interrompere il vertice di pace di Budapest. Aspettatevi un’escalation. Aspettatevi provocazioni brutali. Aspettatevi anche attacchi terroristici. Aspettatevi attacchi all’oleodotto Druzhba. Zelensky è di nuovo disperato”.

Con questa gente abbiamo a che fare. Purtroppo.

Fonte

13/07/2024

Vertice Nato. Avanti con la guerra fredda. Il mondo torna indietro di quaranta anni

Facendo girare all’indietro la ruota della storia, gli Stati Uniti e la Germania intendono avviare una nuova corsa agli armamenti nucleari in Europa, così come avevano fatto nei primi anni Ottanta con l’installazione degli euromissili. Dal ritiro dei missili Pershing nel 1991, adesso vorrebbero stazionare dal 2026 sistemi d’arma missilistici statunitensi in Germania in grado di raggiungere la Russia.

Si tratta di missili da crociera “Tomahawk” con una gittata di ben oltre 2.000 chilometri, missili antiaerei SM-6 basati su unità navali e “armi ipersoniche attualmente in fase di sviluppo”.

Ad annunciarlo sono stati la Casa Bianca e il governo tedesco mercoledì sera a margine del vertice Nato a Washington. Le armi avrebbero una “gittata significativamente più lunga rispetto agli attuali sistemi terrestri in Europa”. Apparentemente, il Bundestag non è stato consultato prima di questa decisione e l’approvazione all’installazione degli euromissili nel XXI Secolo è arrivata sia dall’SPD (al governo) che dalla CDU/CSU (all’opposizione).

Fortemente contraria è invece la presidente della BSW Sahra Wagenknecht che ha definito il passo “altamente pericoloso”. Dietmar Bartsch della Linke lo ha definito “altamente problematico”, mentre il portavoce federale dell’AfD, Tino Chrupalla, ha detto che questo renderebbe “la Germania un bersaglio”.

Per quanto riguarda l’Italia, per ora solo il quotidiano La Repubblica, con una interpretazione più simile ai desideri del proprio direttore che a realtà fattuali, titola che anche l’Italia sarà coinvolta dall’installazione dei nuovi euromissili. In realtà, secondo una fonte specializzata come Rivista Italiana Difesa, almeno per ora, al vertice di Washington è stata firmata da Francia, Germania, Italia e Polonia solo l’iniziativa ELSA (European Long-Range Strike Approach), per lo sviluppo e la produzione di un nuovo missile a lungo raggio, che potrebbe anche essere il nuovo Land Cruise Missile costruito dal gruppo europeo MBDA.

Ma tenendo conto del grado di servilismo dei governi italiani di destra o centro-sinistra verso la Nato e gli USA, è difficile escludere a priori che i desideri de La Repubblica si trasformino ben presto in piani operativi per l’installazione di nuovi missili nucleari in Italia.

Nonostante un presidente i cui sintomi di rimbambimento si sono evidenziati anche in questa occasione (e il prossimo che non appare affatto rassicurante da questo punto di vista, ndr) gli Stati Uniti ritengono di dover ridisegnare per l’Europa lo scenario dei primi anni Ottanta del XX Secolo con l’escalation dello scontro con la Russia e l’installazione di missili nucleari in basi militari europee.

In secondo luogo con il vertice Nato di Washington diversi paesi europei hanno allineato i loro budget delle spese militari al 2% del Pil – in alcuni casi anche oltre – come richiesto dagli Stati Uniti.

Il quotidiano economico tedesco Handesblatt sottolinea come “Naturalmente, c’è anche un interesse personale dietro la pressione degli americani. Non sono benefattori, ma prima di tutto uomini d’affari. Per i produttori di armi statunitensi, un riarmo europeo è una benedizione, come dimostra il fatto che decine di amministratori delegati hanno annunciato la loro partecipazione al vertice della NATO”.

Il governo cinese ha intanto condannato duramente una dichiarazione contro la Repubblica Popolare Cinese adottata al recente vertice della NATO. La dichiarazione è “piena di pregiudizi, calunnie e provocazioni” e alimenta ulteriormente “le tensioni nella regione Asia-Pacifico” con le sue “osservazioni bellicose” che testimoniano una “mentalità da Guerra Fredda”, ha detto giovedì (ora locale) il portavoce del ministero degli Esteri Lin Jian, secondo l’agenzia cinese Xinhua.

Dal canto suo la Russia ha affermato che “Permettere alle forze armate ucraine di usare le armi fornite dall’Occidente per attaccare ovunque in Russia sarebbe una ”pericolosa escalation”. Lo ha dichiarato il portavoce del Cremlino Dmitry Peskov, sottolineando che ”questi missili stanno già colpendo il nostro territorio”. E ”aumentare la distanza” degli attacchi equivale a ”una vera e propria provocazione” e una ”nuova pericolosissima escalation”.

Fonte