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Analisi, opinioni, fatti e (più di rado) arte da una prospettiva di classe.
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26/08/2024

La prima base militare tedesca oltre i confini dal 1945

Lunedì 19 agosto, in Lituania, è partita la costruzione di quella che diventerà la più grande base militare del paese. Situata a Rūdninkai, vicino al confine con la Bielorussia, dovrebbe entrare in funzione a partire dal 2025 – anche se ancora molti degli appalti non sono stati assegnati – e coprirà varie centinaia di ettari di territorio.

Ne avevamo già reso conto precedentemente, ma uno degli aspetti più interessanti di questa ennesima impresa bellicista della filiera euroatlantica è che è stata finanziata per metà dalla Germania (un po’ più di un miliardo di euro, più manutenzione ed equipaggiamenti). Si tratterà della prima base tedesca permanente all’estero dalla fine della Seconda guerra mondiale.

Nel dicembre del 2023 i ministri della Difesa di Vilnius e di Berlino, Arvydas Anusauskas e Boris Pistorius, avevano firmato un accordo per schierare una brigata tedesca in Lituania entro il 2027. Con la base, questa intesa viene portata a buon fine.

Tra il 2025 e il 2026 vi saranno insediati 4 mila dei circa 4.800 soldati che la Germania ha nel paese baltico, con il distaccamento che diverrà pienamente operativo nel 2027. Le unità fanno parte del 122° battaglione di fanteria corazzata, del 203° battaglione carri e del Battle group multinazionale NATO, a cui si aggiungeranno dei Leopard 2A8 di recente acquisto.

Il capo di Stato maggiore lituano, il generale Raimundas Vaiksnoras, ha stimato che la spesa lituana per la base sarà pari a quella tedesca nei prossimi tre anni. Si tratta, perciò, di uno dei più sostanziosi progetti per infrastrutture militari mai affrontati dal paese (che ha un’economia pari a un decimo di quella della Germania).

Vaiksnoras ha detto chiaramente che lo scopo della base è da fungere da ulteriore deterrente contro i russi. Ma siamo ormai ben oltre la deterrenza, e la questione sta diventando quella dello sviluppo di un apparato bellico in grado di affrontare operazioni militari vere e proprie.

Pistorius ha infatti paragonato questa decisione all’invio di forze alleate nella Germania Ovest durante la Guerra Fredda, in contrasto alle truppe del Patto di Varsavia. Non c’è bisogno di una più esplicita dimostrazione di come l’Occidente sia ormai rientrato in una logica di piena Guerra Fredda.

La Germania, oggi come allora, vuole giocare un ruolo centrale in questo confronto, e vuole cogliere la palla al balzo per rilanciare il suo riarmo. All’orizzonte vi sono anche i guadagni che si possono ottenere dal virare verso un più marcato keynesismo militare: circa un migliaio di appaltatori tedeschi, attivi sia in ambito bellico sia civile, saranno dislocati in altri siti in Lituania.

Non sono pochi i problemi dell’industria tedesca, e faticosa è la trattativa su nuove spese. Ma ad ogni modo, Berlino continua a finanziare Kiev, e con questa base militare si fa un altro passo verso un nuovo scenario globale, che sarà sempre più segnato dalle armi e dall’economia a esse collegata.

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27/07/2024

Nella militarizzazione reale o presunta della Germania procede l'escalation contro la Russia

Anche oggi si discute di armi immaginarie: e certo discutere di armi immaginarie è meglio che discutere di armi reali, ma qualche elemento di preoccupazione, sempre ammesso che non siano chiacchiere tanto per fare, come pure è probabile, resta sempre.

Il discorso sulle armi immaginarie era iniziato il 10 luglio, con uno scarno comunicato del Dipartimento di Stato USA mentre l'attenzione dei media era concentrata, e giustamente, sul comunicato finale del vertice NATO a Washington.

Lo scarno comunicato dava conto di un accordo tra Stati Uniti e Germania in virtù del quale gli USA nel 2026 dispiegheranno ‟in maniera episodica” armamenti a lungo raggio in Germania. Tra questi, gli SM-9, i missili Tomahawk e le armi ipersoniche ‟in via di sviluppo”, che hanno una gittata molto più ampia degli altri armamenti a lungo raggio dispiegati in Europa.

La reazione russa è stata, ovviamente, piuttosto ostile, considerando anche che nel corso del summit è stata annunciata sia l’operatività del nuovo sito polacco di Redzikowo del sistema di difesa antimissile AEGIS ASHORE, che va a integrare i sistemi già presenti nelle basi di Kürecik in Turchia, Deveselu in Romania e Rota in Spagna. Per finire, restando sempre in ambito missilistico è stata annunciata anche l’iniziativa ELSA (European Long-Range Strike Approach) di Francia, Germania, Italia e Polonia che dovrebbe portare alla produzione e al dispiegamento, in tempi e quantità non ancora specificate, di un nuovo sistema a lungo raggio.

Al di là delle dichiarazioni, però, ci sono alcune considerazioni da fare sull’accordo tra USA e Germania. Più che un senso militare, in effetti, sembra di scorgervi un senso politico: obbligare anche la futura amministrazione statunitense, di qualsiasi colore essa sia (ma è chiaro che il pensiero va a un’eventuale vittoria di Trump) a mantenere, e anzi ad aumentare, una presenza militare in Germania, per mettere a tacere le voci che vorrebbero la prossima amministrazione statunitense disposta al disimpegno dal teatro europeo per spostare la maggior parte dei propri asseti in altri teatri, quello del pacifico soprattutto.

Il tutto, senza considerare che uno dei sistemi d’arma che andrebbero dispiegati in Germania, ovvero il missile ipersonico ‟Dark Eagle”, sostanzialmente non esiste ancora: solo il 28 giugno è stato annunciato il primo test di successo, con un volo completato dalle Hawaii alle isole Marshall, ma i tempi di dispiegamento operativo sembrano estremamente ottimistici. Stando a fonti dell’esercito, infatti, le prime batterie dovrebbero essere consegnate nell’agosto 2025, ma lo stesso Congressional Research Service appare piuttosto scettico nel suo rapporto, che si può leggere qui.

La dichiarazione, quindi, pare davvero più un tentativo di rassicurare gli alleati europei e provare a legare le mani alla prossima amministrazione che una manovra escalatoria contro la Russia: da questo punto di vista l’entrata in funzione della base di Redzikowo è una minaccia molto più seria.

Estremamente escalatorio, invece, è il contenuto dell'articolo del Times pubblicato oggi. Anche qui si tratta di armi che non esistono e che, a differenza degli ipersonici USA, non sono state testate con successo, testate in generale, o anche solo progettate: ma sono missili a lungo raggio che il Ministro della Difesa inglese ha specificamente definito come diretti contro Mosca, nel senso di città, non nel generico senso di Russia. Naturalmente sarebbero impiegati solo nel caso in cui Putin decida di lanciare armi nucleari tattiche, ma la precisazione, lungi dal rassicurare, crea ancora più preoccupazioni.

In primo luogo, questi missili (che non esistono...) partirebbero in caso Putin lanciasse un'atomica tattica contro chi? Se fosse contro la Gran Bretagna, contro la Russia partirebbe ben altra roba, per cui non si capisce molto bene il senso della cosa. C'è per caso l'idea di utilizzarli contro Mosca anche in caso di impiego di atomiche tattiche contro l'Ucraina? Perché nel qual caso ci troveremmo di fronte a un attacco missilistico al quale la Russia risponderebbe con bel altre misure che un'atomica tattica. A proposito: saranno nucleari, questi missili? Il Ministro non specifica. Anche questi missili, poi, andrebbero schierati in Germania, ma a differenza di quelli USA il governo tedesco ne controllerebbe l'impiego insieme a quello britannico, così come parteciperebbe alla produzione.

Però, sempre considerando che tutti questi missili non ci sono, il quadro che si prospetta non è incoraggiante: la Germania come base per missili a breve, medio e lungo raggio, sia statunitensi che anglo-tedeschi. E la preoccupazione russa è ovvia: chi ci assicura che servono ad azioni di rappresaglia in caso noi dovessimo usare l'atomica per primi? La rappresaglia non serve a niente, in questi casi: non è che il loro scopo è quello di un attacco preventivo alle capacità nucleari russe?

Qui due link in italiano sulla questione dei missili USA in Germania:

https://www.rid.it/shownews/6686/europa-russia-tornano-gli-euromissili

https://www.rid.it/shownews/6684/aegis-ashore-anche-il-sito-polacco-e-operativo

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18/07/2024

Ursula von der Leyen ancora a capo della Commissione Europea con un indirizzo da guerra fredda tinto di “green”

Nessuno strappo a Strasburgo. Nonostante gli allarmismi, a questo punto più che strumentali, Ursula von der Leyen è stata eletta per un secondo mandato come presidente della Commissione europea. Hanno votato a favore 401 europarlamentari. I contrari sono stati 284, con 15 astenuti e 7 voti nulli su 707 totali. Su 719 aventi diritto al voto, von der Leyen aveva bisogno di almeno 360 voti per ottenere la maggioranza assoluta. Il numero dei franchi tiratori non è andato oltre la soglia dei 50 europarlamentari. Anche la destra di Fratelli d’Italia alla fine ha votato contro la riconferma mettendo fine ai balletti diplomatici europeisti della Meloni.

Fiversamente il gruppo dei Verdi ha votato a favore della Von der Leyen in cambio di un passaggio del suo intervento che ha confermato l’impianto del Green Deal. “Oggi abbiamo votato per fermare l’alternativa non dialogante e distruttiva a Ursula Von Der Leyen. “Il sostegno del gruppo dei Verdi Europei e della delegazione italiana impedirà alle destre di distruggere il Green Deal”.

Nel suo discorso prima del voto la Von der Leyen ha dichiarato che non intende guardare l’Europa che “viene fatta a pezzi”, che sia “dall’interno o dall’esterno”, così come “dalla polarizzazione delle società”. “Sono convinta che la versione dell’Europa dalla fine della Seconda guerra mondiale, con tutte le sue imperfezioni e le sue disuguaglianze, sia ancora la migliore della storia. Non resterò mai a guardare mentre viene fatta a pezzi dall’interno o dall’esterno. Non permetterò mai che la polarizzazione estrema delle nostre società venga accettata. Non accetterò mai che demagoghi ed estremisti distruggano il nostro stile di vita europeo, e oggi sono qui pronta a condurre la lotta con tutte le forze democratiche di questo Parlamento”, ha dichiarato nel suo discorso al Parlamento europeo di Strasburgo, prima del voto che ha riconfermato il suo mandato.

“La democrazia è il nostro tesoro comune. È il forum in cui le nostre differenze e i nostri disaccordi possono essere espressi. Ed è tanto vitale quanto fragile. Per molto tempo l’abbiamo data per scontata. Siamo diventati democratici per comodità, ma oggi le nostre democrazie sono minacciate. Da più di due anni, la Russia sta conducendo una guerra implacabile sul suolo europeo, in Ucraina. In tutta l’Ue e all’interno delle nostre istituzioni, i nostri servizi e i nostri giornalisti – di cui desidero lodare il lavoro – hanno portato alla luce casi di spionaggio, attacchi informatici, corruzione e disinformazione da parte di attori stranieri, in particolare russi e cinesi”, ha detto ancora von der Leyen.

“Il livello di minaccia e di attacchi ibridi non era così alto da decenni. Alla Commissione ne siamo consapevoli e da diversi anni stiamo adottando azioni responsabili. È stata condotta un’analisi approfondita e sono stati lanciati i primi strumenti efficaci, in stretta collaborazione con gli Stati membri. Ma dobbiamo andare oltre. Dobbiamo evitare che attori stranieri ostili interferiscano nei nostri processi democratici, minandoli e, in ultima analisi, distruggendoli. Per farlo, dobbiamo adottare misure forti a livello europeo. Se oggi mi darete fiducia, la Commissione proporrà uno Scudo europeo per la democrazia. L’Ue ha bisogno di una struttura specifica per contrastare la manipolazione e l’interferenza dell’informazione straniera”, ha concluso.

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13/07/2024

Vertice Nato. Avanti con la guerra fredda. Il mondo torna indietro di quaranta anni

Facendo girare all’indietro la ruota della storia, gli Stati Uniti e la Germania intendono avviare una nuova corsa agli armamenti nucleari in Europa, così come avevano fatto nei primi anni Ottanta con l’installazione degli euromissili. Dal ritiro dei missili Pershing nel 1991, adesso vorrebbero stazionare dal 2026 sistemi d’arma missilistici statunitensi in Germania in grado di raggiungere la Russia.

Si tratta di missili da crociera “Tomahawk” con una gittata di ben oltre 2.000 chilometri, missili antiaerei SM-6 basati su unità navali e “armi ipersoniche attualmente in fase di sviluppo”.

Ad annunciarlo sono stati la Casa Bianca e il governo tedesco mercoledì sera a margine del vertice Nato a Washington. Le armi avrebbero una “gittata significativamente più lunga rispetto agli attuali sistemi terrestri in Europa”. Apparentemente, il Bundestag non è stato consultato prima di questa decisione e l’approvazione all’installazione degli euromissili nel XXI Secolo è arrivata sia dall’SPD (al governo) che dalla CDU/CSU (all’opposizione).

Fortemente contraria è invece la presidente della BSW Sahra Wagenknecht che ha definito il passo “altamente pericoloso”. Dietmar Bartsch della Linke lo ha definito “altamente problematico”, mentre il portavoce federale dell’AfD, Tino Chrupalla, ha detto che questo renderebbe “la Germania un bersaglio”.

Per quanto riguarda l’Italia, per ora solo il quotidiano La Repubblica, con una interpretazione più simile ai desideri del proprio direttore che a realtà fattuali, titola che anche l’Italia sarà coinvolta dall’installazione dei nuovi euromissili. In realtà, secondo una fonte specializzata come Rivista Italiana Difesa, almeno per ora, al vertice di Washington è stata firmata da Francia, Germania, Italia e Polonia solo l’iniziativa ELSA (European Long-Range Strike Approach), per lo sviluppo e la produzione di un nuovo missile a lungo raggio, che potrebbe anche essere il nuovo Land Cruise Missile costruito dal gruppo europeo MBDA.

Ma tenendo conto del grado di servilismo dei governi italiani di destra o centro-sinistra verso la Nato e gli USA, è difficile escludere a priori che i desideri de La Repubblica si trasformino ben presto in piani operativi per l’installazione di nuovi missili nucleari in Italia.

Nonostante un presidente i cui sintomi di rimbambimento si sono evidenziati anche in questa occasione (e il prossimo che non appare affatto rassicurante da questo punto di vista, ndr) gli Stati Uniti ritengono di dover ridisegnare per l’Europa lo scenario dei primi anni Ottanta del XX Secolo con l’escalation dello scontro con la Russia e l’installazione di missili nucleari in basi militari europee.

In secondo luogo con il vertice Nato di Washington diversi paesi europei hanno allineato i loro budget delle spese militari al 2% del Pil – in alcuni casi anche oltre – come richiesto dagli Stati Uniti.

Il quotidiano economico tedesco Handesblatt sottolinea come “Naturalmente, c’è anche un interesse personale dietro la pressione degli americani. Non sono benefattori, ma prima di tutto uomini d’affari. Per i produttori di armi statunitensi, un riarmo europeo è una benedizione, come dimostra il fatto che decine di amministratori delegati hanno annunciato la loro partecipazione al vertice della NATO”.

Il governo cinese ha intanto condannato duramente una dichiarazione contro la Repubblica Popolare Cinese adottata al recente vertice della NATO. La dichiarazione è “piena di pregiudizi, calunnie e provocazioni” e alimenta ulteriormente “le tensioni nella regione Asia-Pacifico” con le sue “osservazioni bellicose” che testimoniano una “mentalità da Guerra Fredda”, ha detto giovedì (ora locale) il portavoce del ministero degli Esteri Lin Jian, secondo l’agenzia cinese Xinhua.

Dal canto suo la Russia ha affermato che “Permettere alle forze armate ucraine di usare le armi fornite dall’Occidente per attaccare ovunque in Russia sarebbe una ”pericolosa escalation”. Lo ha dichiarato il portavoce del Cremlino Dmitry Peskov, sottolineando che ”questi missili stanno già colpendo il nostro territorio”. E ”aumentare la distanza” degli attacchi equivale a ”una vera e propria provocazione” e una ”nuova pericolosissima escalation”.

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