Presentazione


Analisi, opinioni, fatti e (più di rado) arte da una prospettiva di classe.
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31/12/2021

Bosch licenzia a Bari. 620 lavoratori a rischio

La multinazionale tedesca Bosch ha fatto sapere che ha intenzione di procedere con il licenziamento di 620 lavoratori dello stabilimento di Bari.

La Bosch produce componenti per automobili ed ha deciso di tagliare migliaia di posti di lavoro, in Italia ma anche in Germania. Il sindacato IG Metall ha affermato che sarebbero circa 3.000 i lavoratori che potrebbero essere licenziati negli stabilimenti di Monaco e Arnstadt.

Alla fine degli anni ’90, la Bosch aveva rilevato a Bari l’impianto della Allied Signal che produceva apparati frenanti per auto. Erano gli anni dello shopping industriale da parte di aziende tedesche in Puglia, spesso usufruendo di congrui finanziamenti pubblici all’investimento da parte di multinazionali straniere.

“Si è svolto ieri l’incontro con il management italiano di Bosch per il sito di Bari. Lo stabilimento pugliese, la cui produzione è concentrata maggiormente su componentistica per motori diesel, è l’unico in Italia a soffrire una crisi accentuata dalla pandemia e dalla mancanza delle forniture che ha fatto crollare ulteriormente il mercato dell’auto in Europa – annunciava la Fiom a novembre tramite una nota stampa. “Le azioni messe in campo fino ad oggi con la diversificazione dei prodotti e l’arrivo di alcune produzioni da altri stabilimenti, per effetto della contrattazione per la solidarietà tra siti, non bastano a scongiurare il rischio di centinaia di esuberi”.

Ma non è la prima volta che la Bosch minaccia i licenziamenti nell’impianto pugliese. Appena quattro anni fa, il presidente della Regione Puglia, Michele Emiliano, scriveva che “L’azienda – dopo il tavolo convocato a Roma – ha ritirato la proposta di licenziamenti e si è impegnata a non ridurre l’orario di lavoro e a non derogare al contratto nazionale di lavoro. Saranno così salvaguardate sia l’occupazione e predisposte le condizioni per prospettive future”.

Quattro anni dopo la Bosch torna invece alla carica decidendo di licenziare 620 lavoratori dello stabilimento di Bari.

*****

Sui licenziamenti alla Bosch qui di seguito un comunicato di Giuliano Granato portavoce nazionale di Potere al Popolo:

BOSCH ANNUNCIA 620 LICENZIAMENTI A BARI!

È questo ciò che succede in un Paese che non ha una politica industriale: le multinazionali vengono, prendono soldi pubblici (molto spesso), poi quando decidono che è ora vanno via, lasciando il deserto.

E i politici piagnucolano.

Ma si fermano a quello, a qualche supplica, alle sceneggiate dello sbattere i pugni sul tavolo.

Perché poi quando si tratta di fare leggi mica ascoltano i lavoratori; assecondano, piuttosto, i desideri delle grandi imprese, come nel caso dell’emendamento governativo sulle delocalizzazioni che serve alle multinazionali e non ai dipendenti.

La verità è che senza politica industriale non si va da nessuna parte.

E politica industriale non sono i 115 miliardi dati alle imprese come incentivi e sconti fiscali alle imprese dall’inizio della pandemia.

Quelli sono regali. Ai più ricchi.

Mentre licenziano lavoratori e lavoratrici e saccheggiano il tessuto produttivo del nostro Paese.

Fonte

09/08/2021

30 anni fa lo sbarco degli albanesi a Bari: una vergogna italiana


30 anni fa lo sbarco di 20mila albanesi a Bari

L’8 agosto 1991 la nave mercantile Vlora arrivò in Puglia, strapiena di esseri umani accalcati gli uni sugli altri come sardine.

Non appena riuscirono a scendere dalla nave, i migranti furono rinchiusi in massa dentro lo stadio della Vittoria di Bari in condizioni igienico-sanitarie spaventose, con scarsissimo cibo e poca acqua: un trattamento disumano, più per volere del Governo che degli enti locali, che si mostrarono molto più comprensivi e solidali con in migranti.

Era il governo Andreotti, in carica dal 13 aprile 1991 al 28 giugno 1992. Ministro dell’interno del governo Andreotti VII era Vincenzo Scotti, democristiano d.o.c.g. e Presidente della Repubblica era Francesco Cossiga.

Sullo sbarco dei 20.000 albanesi ieri sera Rai1 ha trasmesso “La nave dolce“, un documentario italiano del 2012 diretto da Daniele Vicari, sul fenomeno dell’emigrazione albanese verso l’Italia.

L’aggettivo “dolce” del titolo è usato perché la nave Vlora (a cui ci si riferisce) trasportava tonnellate di zucchero di canna imbarcato a Cuba.

Il docufilm di Vicari ha registrato tutti i momenti dell’arrivo della nave stracolma di migranti, che poi ha seguito sul molo, nello stadio, per strada ed in rivolta, negli scontri con la polizia, documentando la totale impreparazione di autorità e forze dell’ordine, oltre che la brutalità e le violenze di queste ultime nei confronti dei migranti abbandonati a sé stessi per giorni, dentro lo stadio, con un caldo soffocante, senza cibo, acqua ed assistenza medica adeguata.

Nei giorni seguenti furono quasi tutti rimpatriati su aerei e traghetti con l’inganno – gli era stato detto che sarebbero stati portati in altre città italiane.

Il 16 agosto quasi tutti erano stati riportati in Albania, tranne circa duemila persone che erano riuscite a scappare.

Fonte

25/09/2018

Il sangue sparso dai fascisti che non esisterebbero più

Alcuni manifestanti che hanno partecipato venerdì sera al corteo antirazzista "Mai con Salvini" a Bari sono stati aggrediti dopo la manifestazione da un gruppo di militanti di Casapound. È accaduto nel quartiere Libertà poco dopo le 23. Nel pestaggio sono rimasti feriti Antonio Perillo, assistente dell'eurodeputata Eleonora Forenza, e Claudio Riccio, componente di Sinistra Italiana.

di Giorgio Cremaschi

L'immagine di Eleonora Forenza che mostra il sangue della testa spaccata di Antonio Perrillo è la drammatica risposta a coloro che sostengono che i fascisti non esistono.

I fascisti di Casapound erano asserragliati nella loro sede a Bari, protetti dalla polizia, nella stessa via dove pochi giorni prima era passato in visita Salvini, benedicendo xenofobia e caccia al nero. Proprio per protestare contro quella visita e i suoi messaggi vergognosi si era svolta e conclusa una pacifica manifestazione antifascista. Alcuni manifestanti stavano tornando a casa e i fascisti di Casapound, vigliacchi come sempre, hanno attraversato indisturbati i cordoni della polizia armati di cinghie spranghe e hanno aggredito selvaggiamente Eleonora Forenza, Antonio Perrillo, Claudio Riccio e qualche altro compagno. Ad essi va il nostro abbraccio che non contiene la rabbia.

L'attacco è stato improvviso a freddo e violentissimo, come raccontano gli occhi di Eleonora. Poi i fascisti si sono rifugiati dietro i cordoni della polizia che li ha protetti, caricando le persone che, appresa la notizia, si erano precipitate sul luogo dell'aggressione. Il più grave dei feriti è Antonio, ricoverato con urgenza in ospedale e che ha avuto dieci punti in testa.

Ora le chiacchiere stanno a zero, tre punti fermi devono diventare cardini della nostra iniziativa.

Basta con la legittimità incostituzionale data ai fascisti, che per la nostra Costituzione sono fuorilegge, con le loro organizzazioni, sedi e a maggior ragione con le loro azioni criminali.

Basta con la propaganda di regime secondo la quale i fascisti non esisterebbero, chi la sostiene o è un fascista o è un imbecille in malafede, scegliete voi cosa sia peggio.

Basta con il far finta di niente o la minimizzazione di comodo sulle responsabilità di Matteo Salvini.

Il vice presidente del consiglio è un fascista che sostiene i fascisti: essi non sono usciti dalle fogne per sua sola responsabilità, ma oggi crescono e aggrediscono perché sanno di avere il suo consenso e la sua protezione.

I fatti di Bari, ultimo anello di una lunga catena di aggressioni e violenze razziste e fasciste, dimostrano che l'antifascismo è una discriminante attuale e concreta nell'Italia di oggi. Sicuramente non tutti coloro che si proclamano antifascisti sono nostri compagni, ma certamente tutti coloro che negano che il fascismo esista sono nostri avversari.

15/03/2017

Bari, operaio licenziato dopo un intervento al cuore: sciopero contro la Oerlikon

L'azienda aveva già adottato un simile provvedimento nella sede di Torino ed è stata costretta alla marcia indietro. La Fiom: "Rappresaglia contro chi denunciò pause collettive per fare pipì".

Dopo Torino, tocca a Bari. Un altro operaio ha ricevuto la lettera di licenziamento dopo essersi sottoposto a un intervento chirurgico. Lunedì 20 marzo i i lavoratori della Oerlikon-Graziano di Bari scioperano per quattro ore in solidarietà con Massimo Paparella, licenziato – secondo l'azienda – per "sopravvenuta inidoneità fisica".

Lo sciopero è proclamato dalla Fiom di Bari che sottolinea come, in realtà, Massimo Paparella – che ha ricevuto la lettera di licenziamento a metà febbraio al rientro al lavoro dopo un intervento cardiaco – sia il lavoratore che aveva denunciato le immotivate e ingiustificate regole delle pause collettive imposte dall'azienda. Per la Fiom il licenziamento costituisce l'ennesimo "atto unilaterale e di barbarie delle corrette relazioni industriali consumatosi nella Oerlikon-Graziano".

La Oerlikon insiste nella suo tentativo di logica anti – operaia.

Un esempio negativamente drammatico del clima instaurato in questo gruppo, frutto evidente di una condizione generale di coercizione, sfruttamento, imposizione di metodi inaccettabili.

Nell’auspicio che anche in questa occasione i padroni siano costretti a rimangiarsi tutto è il caso di insistere nel dare pubblicità massima a questi episodi al fine di mantenere alta la guardia, incitare alla mobilitazione, richiamare non soltanto ad una semplice solidarietà ma al dato oggettivo del rincrudirsi della lotta di classe, i cui elementi fondamentali risultano più che mai vivi e attuali a dispetto delle disquisizioni dei teorici soloni del “siamo tutti nella stessa barca” e del “sosteniamo Marchionne perché crea lavoro”.

Marchionne crea profitto per i padroni e sfruttamento per gli operai.

Fonte