Presentazione


Analisi, opinioni, fatti e (più di rado) arte da una prospettiva di classe.
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26/08/2020

Criminalità imprenditoriale


Si chiama Guglielmo Stagno D’Alcontres è giovane, nobile e ricco, ha naturalmente studiato alla Bocconi ed è stato esaltato e premiato come imprenditore innovativo ed ecologico. Ha fondato a Milano un’azienda agricola, la Straberry, che vendeva direttamente i suoi prodotti, fragole e frutti di bosco, nei mercati con caratteristici furgoncini APE.

Per cominciare il nostro imprenditore trentunenne aveva avuto bisogno dell’aiutino di mammà, che gli aveva dato i sessanta ettari posseduti a Cassina de Pecchi, periferia della capitale lombarda. Ma poi il giovanotto aveva avviato la Start Up – in Italia si usa sempre l’inglese per legittimare gli affari – ed aveva avuto successo.

Milioni di euro raccolti vendendo frutta bio a chilometro zero, coltivata con alta tecnologia ed energie rinnovabili. Se andate sul sito dello Straberry vedete che si offrono anche visite guidate e picnic per bambini nell’azienda agricola alle porte di Milano.

Ora questa azienda giovane, smart, green è sotto sequestro per caporalato, sfruttamento e lavoro nero.

Sì perché la Guardia di Finanza insospettita dal via vai di lavoratori che risultava dai registri INPS, ha cominciato ad indagare sulla Straberry ed ha scoperto che sotto il verde c’era lo schiavismo. Migranti costretti a 9/10 ore di lavoro al giorno per pochi euro, al di sotto di ogni contratto e in condizioni disumane, senza neppure le mascherine.

Alla base di tutto c’era naturalmente quel ricatto sul quale oggi si regge tutto il nostro sistema di lavoro: o mangi questa minestra o salti dalla finestra. E per un migrante la finestra non è solo la perdita del lavoro, ma quella dei diritti umani.

Scrive il Sole 24 Ore: «Approfittando delle condizioni di bisogno dei dipendenti mediante la minaccia che l’eventuale disobbedienza alle pressanti imposizioni dei datori di lavoro avrebbe comportato sospensioni o licenziamenti in tronco», i titolari dell’azienda – per l’accusa – riuscivano a ridurre il costo della manodopera e massimizzare i guadagni.

Ora gli amministratori dell’azienda e altri coinvolti nello schiavismo sono indagati per un bel po' di reati e l’azienda è stata sequestrata, seconda misura di questo tipo dopo quella presa, sempre a Milano, poco tempo fa per Uber Italy.

La realtà è che la criminalità imprenditoriale dilaga nel paese e dopo il Covid ancora di più. Queste aziende non sono eccezioni, eccezioni sono gli imprenditori che rispettano leggi e contratti. Il capitalismo italiano non è mai stato granché, ma ora sta precipitando verso l'abisso e nelle vie di Milano incontri sempre più persone schiavizzate come nei ghetti delle campagne meridionali.

È un modello economico e sociale marcio, che però viene continuamente e ferocemente riproposto. Il presidente della Confindustria Bonomi, anche lui bocconiano, ricatta tutto il paese minacciando un milione di licenziamenti se non verranno definitivamente distrutti i CCNL.

Le encomiabili iniziative di alcuni settori dello Stato contro il dilagare dello schiavismo non riusciranno a fermare la criminalità imprenditoriale, fino a che non ci sarà una svolta politica a favore del lavoro e contro il mercato, il profitto, il potere d’impresa. L’opposto insomma di ciò che si è fatto e si continua a fare sinora. I padroni cominceranno a capire che l’aria è cambiata quando saranno abolite leggi vergogna come il Jobsact e la Bossi Fini.

Quanto al nobile rampollo Guglielmo Stagno D’Alcontres, gli dedichiamo il grande Eduardo De Filippo ne L’Oro di Napoli.

Fonte

25/08/2020

Il nobile bocconiano ama il caporalato


Certe notizie meritano di esser date così come vengono scritte persino dalle agenzia di stampa ufficiali. Quest è dell’Agi ed emerge, anche in quei redattori, una sorpresa davanti a fatti di questa natura.

Un “nobile”, qualsiasi cosa voglia dire oggi.

Un “bocconiano”, come il presidente di Confindustria Carlo Bonomi o Tito Boeri e cento altri opinionisti a gettone che ci descrivono le meravigliose doti – anche “morali” – dell’imprenditoria “libera dalla burocrazia”.

Un “pluripremiato” dalle associazioni di categoria che dovrebbero controllare sul comportamento dei propri “campioni”.

Uno sfruttatore bestiale che si affidava al caporalato in pieno “Nord che non può perdere tempo con le regolette e che il Covid non fa niente”.

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L’azienda pluripremiata da Coldiretti, modello di start up fondata da un giovane bocconiano di nobili origini, Guglielmo Stagno d’Alcontres, sfruttava i braccianti africani a una quindicina di chilometri di Milano.

E’ l’ipotesi che emerge dall’inchiesta ‘Corsa contro il tempo’: quella che, secondo i finanzieri del comando provinciale di Milano, dovevano fare i lavoratori per raccogliere le fragole il più in fretta possibile, minacciati altrimenti di licenziamento o di essere messi in ‘pausa di riflessione’ per un paio di giorni a casa.

Le fragole ‘da Oscar’ dei milanesi

Frutti succosi e brillanti che da qualche anno spuntano agli angoli di Milano sui camioncini dell’azienda di Cassina de’ Pecchi, la cui sede è nel Parco agricolo Sud, vincitrice dell’Oscar Green di Coldiretti nel 2013 e 2014 e di altri riconoscimenti in tema di sostenibilità ambientale, oltre che seguita su instagram da sei milioni di followe attratti dalle immagini bucoliche.

.Ora i finanzieri hanno messo sotto sequestro, su disposizione di un giudice, tutti i beni della società, consistenti in 53 immobili, tra terreni e fabbricati, 25 veicoli e 3 conti correnti e hanno nominato un amministratore giudiziario ai fini della continuità aziendale. Valore complessivo, 7,5 milioni di euro. Sette i denunciati per intermediazione illecita e sfruttamento della manodopera, tra cui d’Alcontres, un altro amministratore, due sorveglianti, due impiegati amministrativi e il consulente dell’azienda che predisponeva le buste paga.

Nessun rispetto delle norme anti-Covid, potenziale “bomba a orologeria”

Agli investigatori i braccianti, provenienti da centri di accoglienza tra Milano e la Brianza, con regolare permesso di soggiorno, hanno detto tutti la stessa cosa: “Dovevamo raccogliere e confezionare le fragole a 4,5 euro all’ora per più di nove ore al giorno in tempi impossibili altrimenti alla sera, quando si faceva il bilancio della giornata, ci sgridavano. Nei casi peggiori ci mettevano in punizione a casa due giorni o non ci facevano più lavorare”.

“Condizioni degradanti per un salario misero”, aggravate dal mancato rispetto delle misure anti-Covid. “Una potenziale ‘bomba a orolgeria’”, spiega una fonte all’AGI, “decine di lavoratori gli uni vicini agli altri, senza mascherine, bagni, docce. Per fortuna, dai primi riscontri non sono emersi casi di positività”.

L’indagine, durata due mesi, era partita dall’analisi delle banche dati a disposizioni dei finanzieri, insospettiti dal fatto che la StraBerry prendesse e mandasse a casa nel giro di due giorni numerosi lavoratori. Per il momento gli indagati non sono stati ancora sentiti in Procura.

Fonte