Presentazione


Analisi, opinioni, fatti e (più di rado) arte da una prospettiva di classe.
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30/12/2020

Per Tomaso Montanari

di Luca Baiada

Dai commenti di Tomaso Montanari sulla gestione di Firenze, a «Report», gli amministratori locali, compreso il sindaco Dario Nardella, si sono sentiti così urtati che gli hanno chiesto per vie legali un risarcimento in denaro. Le posizioni di Tomaso Montanari, professore universitario, storico dell’arte e saggista, toccano i punti nevralgici fra potere e cultura, là dove il fare e il sapere possono molto, nel bene o nel male. Mentre la rappresentanza politica è svilita e la partecipazione democratica è mortificata, il compito dell’intellettuale è prezioso. La rassegnazione, il fatalismo, il timore, quando non le connivenze e i compromessi, sono bavagli più efficaci della censura. Se non bastano, ecco le carte bollate.

Lo scopo dell’impegno di Montanari, in questa vicenda come in altre, è segnalare scelte sbagliate, scuotere la cittadinanza fiorentina e italiana, impedire che Firenze, le altre città d’arte e in genere le città, della cultura diventino le tombe invece che le culle.

Scempi vistosi, in Italia, intrecciano affarismo, controllo del territorio e cultura reificata, immiserita in cattivo spettacolo, ridotta a trasformare lo spazio urbano in fondale da botteghe. È uno spaccato della modernità e un terreno di scontro. Montanari questa battaglia ha scelto di combatterla; perciò qui, forse, non vale la pena di sminuzzare le sue parole in un singolo episodio, di distinguerle, di ricollocarle nel contesto di un’intervista dove tutto si chiarisce.

Dallo sblocco delle locazioni con la legge sull’equo canone, per poi inventare i patti in deroga, passando per le regole sulla destinazione dei suoli, proseguendo con gli strumenti urbanistici e le loro varianti furbe, e ancora attraversando le norme e gli atti delle amministrazioni sul commercio, sul turismo e sulla ristorazione, sono decenni che la forma urbana, la comunità murata e integrata con la natura, la dimensione spaziale della cittadinanza, tesori della civiltà italiana e umana, sono stravolte e prostituite. Eppure sono antichi, i moniti a far buon uso dell’antico. Giuseppe Parini: «Conviene avvertire doverci noi italiani guardare che, mentre ci stiamo da noi medesimi adulando davanti allo specchio delle nostre antiche glorie, noi non venghiamo a fare come que’ nobili, che neghittosamente dormono sopra gli allori guadagnati da’ loro avi, e tanto più degni sembrano di biasimo e di vituperio, quanto né meno i domestici esempli vagliono ad eccitare scintille di valore nelle loro anime stupide e intormentite»[1]. Anche la sinistra, snaturando la sua funzione storica, è stata complice, e nascondere questa responsabilità non serve. Proprio nella regione amministrata da sempre dalla sinistra è importante tenere aperti gli occhi, e proprio in Toscana è pericoloso aprire la bocca.

Curiosa, la vicenda della scritta dettata da Luigi Russo nel 1954 per la lapide di San Miniato, dove dieci anni prima, il 22 luglio 1944, c’era stata una strage tedesca. Diceva fra l’altro: «Italiani che leggete, perdonate ma non dimenticate. Lo straniero di ogni parte sia sempre tenuto lontano delle belle contrade rifiutando ogni lusinga o d’aiuto o d’impero. Ricordate che solo nella pace e nel lavoro è l’eterna civiltà». Il prefetto tolse le parole da «lo straniero di ogni parte» a «d’aiuto o d’impero»; la lapide però aveva già le lettere metalliche fissate al marmo, così le parti non approvate furono tolte lasciando i buchi. Passarono gli anni: prima fu aggiunta una nuova lapide per contraddire la precedente e dare la colpa agli Alleati, poi, con la scusa della contraddizione, finirono entrambe in un museo. Bell’esempio di come far sparire la verità: basta appenderci tutt’altro e poi dire che l’attaccapanni sfigura. Se un Montanari denuncia un obbrobrio, basta accusare quel Montanari di un altro obbrobrio; poi si mette tutto l’obbrobriume vero e immaginario nell’indifferenziato, per evitare cattivi odori, fastidiose asimmetrie e posizioni – è una parola che dice voglia di padrone – divisive. Funziona.

Il muro di San Miniato è rimasto vuoto e ignavo. L’ignavia è una colpa, lo insegna un toscano così innamorato e battagliero che morì esule. Nel 2021 cadrà il settimo secolo dalla sua morte, e certamente quelli che hanno in uggia le critiche saranno in prima fila sul palcoscenico. Ma le parole di Luigi Russo, «belle contrade», cancellate subito, additano coi buchi il vuoto di autostima di un bel paese, quello dove a chi comanda piace un popolo fatto di fascisti ringhiosi oppure di imbelli. Adesso, chi difende la bellezza e insieme la democrazia trova avversari pronti a farlo inciampare in qualche parola.

A proposito di parola. Nel 2019 un altro amministratore pubblico dello stesso schieramento che governa Firenze, l’allora presidente della Regione Enrico Rossi, ha ricordato la mancata giustizia sui crimini nazifascisti commessi durante l’occupazione – videro la Toscana fra le regioni più colpite – e ha promesso impegno concreto per ottenere i risarcimenti economici, che sono dovuti dalla Germania ai familiari delle vittime e alla stessa Regione come ente pubblico[2]. I cittadini hanno creduto a una possibilità di giustizia. Ma la parola, Rossi non l’ha mantenuta.

Sono sostanziosi, i risarcimenti che spettano alle famiglie toscane e italiane, per stragi e deportazioni, a carico dello Stato tedesco. Ma gli amministratori fiorentini levano alti lai, trascinano orrende piaghe, sanguinano da ferite immedicabili per le parole di Tomaso Montanari. Dai palazzi del potere i crediti si vedono con un cannocchiale che fa rammentare quel racconto a veglia: «Per chi è codesta minestrona? – È per voi, madre badessa! – Per me codesta minestrina?»[3].

I poeti, diceva Jean Cocteau, fanno solo finta di essere morti. Quell’esule, che a Ravenna si riposa chiudendo un occhio solo, potrà commentare questa storia con due o tre parole delle sue, dure come gioielli e scottanti come lava. I suoi versi dovrebbero insegnar bene, che in Toscana non si è usi discorrere di cose pubbliche sciacquandosi la lingua col brodo di coniglio.

Ma forse no, l’esule farà parlare lo straniero, Albert Camus: «La libertà è il diritto di non mentire. Vero sul piano sociale (subalterno e superiore) e su quello morale»; e anche: «La verità è la sola potenza, allegra, inesauribile. Se fossimo capaci di vivere soltanto della e per la verità: un’energia giovane e immortale in noi. L’uomo di verità non invecchia. Ancora uno sforzo e non morirà»[4].

Note:

1) Giuseppe Parini, Corso sui princìpi di belle lettere, in Prose, Gius. Laterza & Figli, Bari 1913, p. 262

2) Alla commemorazione della strage del Padule di Fucecchio: «L’Armadio della vergogna c’è. Il nostro paese non si è mosso come avrebbe dovuto. Perché le sentenze, contro i mandanti di quelle stragi, non sono state portate a esecuzione. È una vergogna, questa, che ci portiamo dietro, come Italia. E come Regione Toscana siamo disposti a fare ancora di più per arrivare a una degna conclusione». Su Facebook: «Metterò tutto il mio impegno per affiancare i familiari delle vittime delle stragi naziste nella loro richiesta di risarcimento alla Germania e verificare la possibilità di far costituire la Regione stessa. Ci incontreremo a breve per una risposta ufficiale»

3) Una versione è in Rodolfo Nerucci (a cura di), Racconti popolari pistoiesi in vernacolo pistoiese, Premiata tipografia Niccolai, Pistoia 1901, racconto XLVII, p. 62.

4) Albert Camus, Taccuini. Maggio 1935-Febbraio 1942. Febbraio 1942-Marzo 1951. Marzo 1951-Dicembre 1959, Giunti Editore/Bompiani, 2018, pp. 213 e 485

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04/08/2017

Venezuela, Libia e Movimento 5 Stelle

Si resta sbigottiti, sorpresi, sicuramente delusi dalla reazione d’ignavia del Movimento Cinque Stelle sul caso del Venezuela. “Siamo con il popolo venezuelano”, si legge in un comunicato del Gruppo parlamentare. Più o meno come se ai tempi preparatori del colpo si stato contro Allende nel 1973, diciamo nell’agosto di quell’anno – mese e paragone non sono a caso – un partito avesse detto “siamo con il popolo cileno”.

In politica conta chiarezza, capacità di prendere posizione e coraggio. Non l’ignavia.

Sulle questioni internazionali, il Movimento 5 Stelle ha mostrato in questi mesi posizioni interessanti e una qualche speranza per molti italiani che vogliano spezzare le catene imposte dagli organismi sovranazionali. Quegli stessi organismi sovranazionali che, per intenderci, in America Latina sono stati cacciati dalle rivoluzioni progressiste di inizio millennio e che ora tornano prepotentemente alla carica per riprendersi quello che i vari Chavez, Maduro, Correa, Morales, Lula, Kirchner hanno restituito al popolo. Se oggi non capisce che il Venezuela è l’ennesimo laboratorio per distruggere governi che rivendicano sovranità, libertà e autodeterminazione dalle forze neo-coloniali della globalizzazione, come potrà rispettare il Cinque Stelle quel programma che a voce dichiara di voler portare avanti?

Pensa davvero il Cinque Stelle di fare un governo popolare alleandosi con quei poteri che ad esempio oggi attentano la sovranità e le riserve petrolifere del Venezuela?

Come pensa, per essere ancora più chiari, il Movimento 5 Stelle di portare avanti il suo programma con successo in Italia, colonia di Washington e calpestata dai diktat di quel mostro neoliberista crescente chiamato Unione Europea, senza scontrarsi con quei poteri?

La Rivoluzione Bolivariana del Venezuela è riuscita a capovolgere con una rivoluzione democratica incruenta, un sistema dove regnava la barbarie – la cosiddetta ‘larga poche neoliberal’ – senza spargimenti di sangue, con la forza delle idee, vincendo ben 16 contese elettorali sulle 18 che si sono tenute negli ultimi 20 anni in Venezuela. I venezuelani che ieri non avevano neanche la carta d’identità, erano fantasmi per il neo-liberismo, oggi hanno istruzione, sanità e diritti. Per questo al terrorismo delle destre che bloccano le strade, attraversano i fiumi per esercitare il loro diritto al voto a cui non vogliono rinunciare.

Domenica in Venezuela è avvenuto un qualcosa di straordinario, totalmente censurato dai media: l’elezione dell’Assemblea Costituente. Otto milioni di persone hanno gridato la loro voglia di pace e questo ha mandato letteralmente in tilt tutto il sistema. Che lo censurino i media, siamo abituati, ma che lo censuri il Cinque Stelle?

Le violenze in Venezuela sono dei golpisti che per la terza volta cercano di prendere il potere con la violenza dopo il 2002 e il 2014. Che lo censurino i media mainstream siamo abituati, ma che anche il Movimento Cinque Stelle non mostri i linciaggi, le persone bruciate vive solo perché chaviste, il terrorismo contro ospedali infantili e ministeri?

Agendo così il Movimento Cinque ha deciso di allinearsi alle posizioni della peggiore politica italiana che risponde ai nomi di Casini, Renzi, Gentiloni, Alfano e altri vari personaggetti docili e scodinzolanti verso l’imperialismo.

E una conclusione amara. L’Iraq, la Libia e la Siria sono stati distrutti non solo per gli interventisti “umanitari”. I milioni tra morti e profughi sono responsabilità anche degli ignavi che non hanno fatto nulla nelle istituzioni quando si decideva il massacro. Se il Movimento 5 Stelle che oggi grida al crimine dell’intervento libico, ad esempio, fosse stato in Aula nel febbraio del 2011 quando si decideva l’invasione contro Gheddafi cosa avrebbe fatto?

Ignavo come oggi sul Venezuela?

A leggere questo post del blog di Grillo proprio del febbraio del 2011, in cui rilancia la fake news delle fake news dell’epoca, forse sarebbe stato addirittura uno degli utili idioti che il sistema ha sfruttato per accelerare il massacro. Ad interventi iniziati, a devastazioni in corso, a morti sanguinanti, a bombardamenti a tappeto, a persone disperate senza una casa, a bambini che piangono i loro cari, è facile essere contro. La differenza è ora. E chi ha memoria storica come noi non dimentica.

P.S. AGGIORNAMENTO

“A leggere questo post del blog di Grillo proprio del febbraio del 2011, in cui rilancia la fake news delle fake news dell’epoca, forse sarebbe stato addirittura uno degli utili idioti che il sistema ha sfruttato per accelerare il massacro.”, concludevamo così ieri il pezzo.

A leggere l’articolo di oggi pubblicato sul blog di Grillo, messo in tutta evidenza in prima pagina, e nel quale si invita Gentiloni a prendere addirittura iniziative contro Maduro, come se non bastassero le vergognose ingerenze di governo e parlamento di queste settimane, dall’ignavia, il Movimento 5 Stelle sta proprio per trasformarsi nell’utile idiota che il sistema cerca sempre.

Non regge forse a quella propaganda di quei fake media mainstream che, sempre a parole, dice di voler combattere?

Fonte