Presentazione


Analisi, opinioni, fatti e (più di rado) arte da una prospettiva di classe.
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12/05/2025

Il vero degrado è lavorare una vita e rimanere poveri

La professoressa Elsa Fornero è andata in pensione a 70 anni (i docenti universitari ed i magistrati hanno un regime speciale) con 3.500 euro al mese. Ora prende circa 6.500 euro per ogni ospitata televisiva per dirci, ogni volta, che non ci sono soldi per le pensioni e che bisognerà andarci sempre più tardi.

Intanto bisognerebbe che qualcuno spiegasse alla professoressa che il bilancio INPS ha chiuso gli ultimi tre esercizi in attivo. Ma la nostra se ne guarda bene dal ricordarlo, presa com’è dal loop del “non ci sono soldi – non ci sono soldi”.

In ogni caso, le variabili da considerare per valutare la tenuta presente e futura dei conti dell’INPS – prima fra tutte la sempre invocata e mai attuata separazione dell’assistenza dalla previdenza – sono molte e non hanno molto a che fare con il saldo negativo di nascite e decessi.

Comunque vada, ed al netto delle chiacchiere di Salvini, in base al meccanismo dell’agganciamento all’indice della speranza di vita previsto dalla norma ancora in vigore e che porta ancora il suo nome, fra qualche anno l’età pensionabile potrebbe superare i 70 anni. E, grazie al calcolo “contributivo” ed al lavoro precario ed intermittente, le pensioni saranno talmente da fame che, anche andati in pensione a 70 anni, sempre più pensionati continueranno a lavorare in nero ed a fare lavori pericolosi tipo salire su impalcature senza sistemi di protezione ed imbracatura per rimediare quel che consentirà loro di arrivare a fine mese.

In Francia hanno fatto mesi di sciopero perché non volevano andare in pensione a 64 anni anziché 62. Ma ci vanno con il calcolo retributivo, l’unico che garantisce un livello di vita minimamente dignitoso.

E in Italia? Qui i sindacati complici della distruzione del nostra sistema pensionistico si sono tuffati, esattamente 30 anni fa, nei fondi pensione “chiusi”, ovvero, con i sindacalisti di Cgil, Cisl e Uil infilati illo tempore dentro i consigli di amministrazione dei fondi pensione (in palese conflitto di interesse). Altro che Francia...

Da allora tirano la volata alle assicurazioni private che vorrebbero rendere obbligatoria la devoluzione automatica del TFR (Trattamento di Fine Rapporto) direttamente ai fondi pensione e puntano sulla trasformazione del sistema pensionistico attuale in un ente erogatore di elargizioni caritatevoli nei confronti dei poveri assoluti.

A rapinare il TFR dei lavoratori ci ha provato anche la plurilaureata della domenica e ministra del lavoro, Elvira Calderone, con un emendamento in legge di bilancio senza, però, riuscirci. Una torta, quella dei TFR, che vale svariate decine di miliardi di euro su cui i grandi gruppi finanziari e speculativi non vedono l’ora di mettere le mani.

Intanto il grande filosofo che si rifà direttamente a quelli greci antichi, Umberto Galimberti, in una recente intervista ha dichiarato che già a sessant’anni l’uomo potrebbe tranquillamente lasciare questo mondo. Si, magari sotto una pressa, oppure liquefatto in un deposito di idrocarburi.

Visto che, in base al sistema previdenziale attuale, a 60 anni siamo ancora nel bel mezzo della nostra vita lavorativa, quale morte più saggia ed in linea con gli insegnamenti dei grandi filosofi greci se non quella di prendersi uno schioppone definitivo sul posto di lavoro? Del povero lavoratore in infinita attesa di una pensione, si scriverà nei necrologi “onore a lei/lui, è morto lavorando per l’azienda XY a cui è rimasto sempre devoto ed a cui ha dedicato i migliori anni della sua vita... ed anche i peggiori”.

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16/09/2024

Per la Ministra Calderone legge Fornero e fondi pensione privati non si toccano

Dalla lettura de Il Sole 24 ore del 12 settembre apprendiamo che, dopo un’attenta riflessione, la ministra del Lavoro Calderone ritiene conveniente l’attuale calcolo contributivo, esteso a tutti con la riforma della ministra Fornero nel 2011 che il governo attuale diceva di voler abolire, e che il “primo pilastro”, il sistema pensionistico pubblico del nostro paese, è sufficiente a garantire pensioni adeguate.

Basta versare una quota maggiore di contributi.

Una riflessione a cui neanche gli osservatori più attenti e preparati erano giunti. Un plauso quindi all’affermazione illuminante della ministra.

Con il sistema contributivo, se si versa tanto, il rendimento sarà adeguato.

L’attuale sistema fissa diverse aliquote di contribuzione: 33% della base imponibile ai fini previdenziali per i lavoratori dipendenti, 20% per i lavoratori autonomi, dal 17% al 27% per i parasubordinati.

Quindi, l’importo della futura pensione dipende prevalentemente da tali percentuali e dalla base imponibile, che tradotto significa dalla retribuzione annuale, e per effetto dell’epitaffio del signor De La Palice “se non fosse morto sarebbe ancora in vita”: maggiore è la retribuzione, maggiore i contributi versati, maggiore la pensione ottenuta.

Come non averci pensato prima!?

Quindi, la soluzione non è una ennesima riforma del sistema pensionistico sotto attacco dal 1995: basta far crescere le retribuzioni più basse dei lavoratori al posto di finanziare il riarmo, garantendo così maggiori contributi e le future pensioni.

Purtroppo è sempre la realtà dei fatti a smentire le pie intenzioni: si deve prendere atto che, non solo la ministra ed il suo Governo sono contrari ad un salario minimo, ma che, soprattutto, le nuove generazioni hanno a che fare ogni giorno con la precarietà del lavoro insieme a salari da fame, quindi con scarse o nulle contribuzioni.

Da qui l’altra importante riflessione della ministra sulla necessità di ricorrere non all’aumento dei salari ma al supporto della “seconda gamba” privata del sistema pensionistico: il conferimento del TFR ai Fondi Pensione che, tradotto, significa giocare le proprie liquidazioni alla roulette degli investimenti nel sistema finanziario del mercato globalizzato.

Cosa dicono CGIL, CISL, UIL? Niente. E come mai? Anche qui il Signor De La Palice ci soccorre.

Chi siede nei CDA dei vari Fondi pensionistici? Gli stessi CGIL, CISL, UIL che sono storicamente contrari, come la ministra, all’introduzione di un vero salario minimo, mentre hanno introdotto il silenzio assenso per l’adesione ed il trasferimento del TFR ai Fondi Pensione con i rinnovi dei contratti di lavoro.

Un colossale conflitto di interessi rispetto al quale sarebbe gradita una nuova riflessione, illuminante, della ministra.

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23/06/2023

Ecco lo strombazzato sostegno del governo Meloni alle vittime del lavoro: dimezzati i fondi alle famiglie

Zitta zitta, la ministra del Lavoro Maria Elvira Calderone ha firmato l’annuale decreto che finanzia il Fondo di sostegno per le famiglie delle vittime di gravi infortuni sul lavoro, tagliando del 45% le risorse rispetto al 2022. Il fondo passa così da 9,8 milioni di euro a 5,5mln.

Una scelta grave che punta a far cassa riducendo quel po’ di sostegno materiale una tantum che lo Stato fornisce alle famiglie di chi ha subito incidenti gravi e gravissimi sui luoghi di lavoro o addirittura è morto lavorando. Un chiaro segnale del grado di interesse del Governo per le famiglie di chi non solo affronta un grave infortunio o un lutto in famiglia, ma subisce inevitabilmente una grande decurtazione del reddito familiare.

Non più di cinque mesi fa la stessa ministra Calderone convocò un tavolo in pompa magna, con ben 54 attori sociali presenti, affiancata da altri quattro ministri per gridare urbi et orbi che sulla questione salute e sicurezza sul lavoro il governo Meloni avrebbe investito tutto quanto era in suo potere in termini di modifiche normative, di risorse economiche, di vigilanza ispettiva, conquistandosi le prime pagine de i media italiani e la contestazione di un gruppo di studenti che protestavano per le morti dei giovani in alternanza scuola lavoro.

Dovrebbe essere quanto meno imbarazzante, per la ministra, firmare un atto che va in direzione assolutamente contraria a quanto annunciato.

È una pratica in voga nel governo Meloni, fare promesse e roboanti dichiarazioni e poi disattenderle senza imbarazzo. L’unica differenza, in questo caso, è che ci sono di mezzo la vita e la salute dei lavoratori e la condizione delle loro famiglie. Sarebbe opportuno che questo governo ne avesse maggiore rispetto.

Il 24 giugno la manifestazione nazionale che dalle 14 sfilerà da Piazza della Repubblica a Piazza San Giovanni, dovrà occuparsi anche di questo.

Unione Sindacale di Base

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