Dopo le patacche berlusconiane, le smargiassate salviniane, la “prontezza” meloniana, le bischerate renziane, le fregnacce calendiche, le inconcludenti gesta di lettiana memoria... non poteva mancare il trio della frescaccia: Fratoianni, Bonelli, Soumahoro hanno messo su una tresca elettorale da commedia all’italiana di serie b, roba da insoliti ignoti.
Manco fosse una patacca wandamarchista d’antan, hanno tentato di vendere l’idea di una sinistra combattiva e di classe arruolando un piccolo, furbo e narciso arrampicatore di mass media; lo hanno scoperto nei talk sciocchi e ciarlieri, lo hanno candidato per acchiappare voti e sono anche riusciti a farlo eleggere.
Il fatto che si sia scoperto il trucco è l’unica cosa giusta di questa storia squallidina, in cui trionfa solo il panico dell’irrilevanza politica e la distanza siderale dalle vere e concrete contraddizioni sociali, a cominciare dallo sfruttamento bestiale del bracciantato immigrato.
Piangere sul millantato credito sindacale, da parte dell’uno, e tentare di schernirsi dall’accusa di captatio benevolentiae elettorale di sinistra – come fanno gli altri due – è la fine di questa avvilente fiera della vanità politica.
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Presentazione
Analisi, opinioni, fatti e (più di rado) arte da una prospettiva di classe.
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27/11/2022
25/09/2022
Fridays For Future nelle piazze d’Italia, una generazione che non si rassegna
Oltre 70 piazze d’Italia ieri mattina hanno ospitato le manifestazioni organizzate in occasione del “global strike”, il venerdì di mobilitazione contro l’infarto ambientale a cui il capitalismo sta portando il nostro pianeta.
Da Alessandria a Voghera, da Bolzano a Palermo, migliaia di ragazzi e ragazze, attivisti o “semplici studenti”, si sono riversati in piazza a pochi giorni dalle elezioni politiche di questa domenica, decisi a far sentire la loro voce alla classe politica probabilmente più indecente della storia repubblicana.
Volgendo lo sguardo verso le piazze, crediamo sia emerso con forza un dato: il più “moderato” degli studenti ieri in piazza appariva come decisamente più “radicale” di tutta la truppa di politici – dall’estrema destra destra alla finta sinistra – che occupano gli scranni del Parlamento italiano.
Milano e Roma hanno conosciuto, come prevedibile, la partecipazione più importante.
“Lotta al profitto”, potrebbe essere una sintesi dei due striscioni di apertura dei cortei, con migliaia di ragazzi e ragazze al seguito che hanno intonato cori contro il fossile e la presunta “transizione”, già messa da parte dall’agenda Draghi per far fronte alle conseguenze delle sanzioni contro la Federazione Russa, rivelatesi sostanzialmente un autogol, come ammesso anche dalla rivista principe del neoliberismo, l’Economist.
Se ne sono accorti oltre Manica, ma non potevano essere da meno gli studenti della capitale, che non hanno fatto sconti a chi ha avuto la faccia tosta di provare a scendere in piazza con loro, mentre nei palazzi si allea col più forte sostenitore della guerra in Ucraina, della Nato e dei voleri dell’Unione Europea: il PD.
Stiamo parliamo di Nicola Fratoianni, beccato in piazza dagli studenti, che hanno immediatamente “sanzionato” a parole la presenza del segretario di Sinistra Italiana, datosi rapidamente alla macchia.
Come segnalato ieri, tutt’altro approccio è stato invece riservato al programma ambientale di Unione Popolare, giudicata dai ragazzi “coerente con le misure che devono essere adottate per contrastare la crisi climatica e sociale“.
“Distruggiamo il sistema che ci uccide. Stop alternanza, guerra e disastri ambientali“, recitava uno degli striscioni del corteo (nella foto di copertina), uno slogan che è anche un proposito di lotta alle porte di un autunno che si preannuncia caldissimo sul fronte delle lotte sociali.
Questo “sistema” ha dimostrato di non essere in grado di gestire alcun cambiamento, se non è compatibile con le esigenze del profitto e della speculazione. Tanto meno quelli posti drammaticamente dalla catastrofe ambientale, fin qui tenuta ben separata da tutti gli altri problemi sociali.
La radicalità di alcuni messaggi lanciati dalla nuova generazione scesa in piazza ieri fanno sperare che sia veramente arrivata, in un momento in cui la scure della guerra pone grossi interrogativi sul futuro di questo paese e del mondo intero, l’ora di passare dalla “rassegnazione critica” al conflitto.
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07/08/2022
Venduti
Penso che non ci sia niente di peggio per la democrazia e la morale pubblica di un accordo come quello stipulato tra Letta, Fratoianni, Bonelli, Calenda, Gelmini, Di Maio, Tabacci e, se ci staranno, Brunetta e Mastella.
Già l’elenco di questo nomi, accomunati solo dal miserabile interesse per le poltrone e dal disprezzo cinico per tutti gli ideali che fingono di professare, una congerie di Scilipoti arruolati sotto tutto le bandiere, è un veicolo di corruzione della politica.
Questo accordo è un manifesto della diseducazione, di ciò che non si dovrebbe fare quando si vogliano affermare principi e valori. Per me questo gruppo di imbroglioni fornisce lo stesso esempio negativo delle sconcezze di Salvini, Berlusconi, Meloni.
Per favore non fate mai come loro se credete in qualcosa, mi sento di chiedere a chi ha voglia di impegnarsi nella vita pubblica e civile.
D’altra parte di fronte agli squallidi Fratoianni che si alleano con gli ex di Forza Italia le parole sono sempre inadeguate.
Ciò che bisogna fare è rompere con tutti questi cialtroni, con chi li giustifica, con chi fa finta di non vedere ciò che fanno, con chi non ha neppure più il naso da turarsi.
In Italia c’è Giorgia Meloni perché il campo di chi la dovrebbe combattere è occupato da Letta e Fratoianni. Si comincerà a vincere contro la destra solo quando spazzeremo via questi venduti che lavorano per essa.
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Già l’elenco di questo nomi, accomunati solo dal miserabile interesse per le poltrone e dal disprezzo cinico per tutti gli ideali che fingono di professare, una congerie di Scilipoti arruolati sotto tutto le bandiere, è un veicolo di corruzione della politica.
Questo accordo è un manifesto della diseducazione, di ciò che non si dovrebbe fare quando si vogliano affermare principi e valori. Per me questo gruppo di imbroglioni fornisce lo stesso esempio negativo delle sconcezze di Salvini, Berlusconi, Meloni.
Per favore non fate mai come loro se credete in qualcosa, mi sento di chiedere a chi ha voglia di impegnarsi nella vita pubblica e civile.
D’altra parte di fronte agli squallidi Fratoianni che si alleano con gli ex di Forza Italia le parole sono sempre inadeguate.
Ciò che bisogna fare è rompere con tutti questi cialtroni, con chi li giustifica, con chi fa finta di non vedere ciò che fanno, con chi non ha neppure più il naso da turarsi.
In Italia c’è Giorgia Meloni perché il campo di chi la dovrebbe combattere è occupato da Letta e Fratoianni. Si comincerà a vincere contro la destra solo quando spazzeremo via questi venduti che lavorano per essa.
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02/04/2021
L’opposizione a termine di Fratoianni
Non è un pesce d’aprile. Nicola Fratoianni, leader di ciò che resta di Sinistra Italiana, ha pubblicato un tweet che sprizza felicità, perché su una bella terrazza romana si è incontrato con Enrico Letta.
Gli avrà chiesto ragione dell’infame voto del governo Italiano per non togliere le sanzioni illegali che affamano i popoli, a partire da quello cubano?
Gli avrà proposto un’azione comune di solidarietà con Nicoletta Dosio, colpita da un altro atto della scandalosa persecuzione giudiziaria verso lei e i NOTAV?
Gli avrà suggerito di fermare le azioni anti migranti di Lamorgese, peggiori di quelle di Salvini?
O avrà lamentato il criminale ritardo nei vaccini, magari indicando di agire per togliere i brevetti alle multinazionali che ci stan facendo su i miliardi?
O gli avrà forse detto che è inaccettabile che un bel pò di miliardi del Recovery Plan siano destinati all’industria militare invece che alla sanità e alla scuola pubbliche?
O, infine preso il coraggio a due mani, gli avrà intimato di ripristinare quell’articolo 18 sulla cui cancellazione piangono in tv i “compagni” di LEU Bersani e Speranza, dopo averla votata?
Sono tante le cose di cui con Enrico Letta poteva discutere Nicola Fratoianni, magari semplicemente ricorrendo alle tante dichiarazioni radical-progressiste che ha sparso per i social.
Invece egli stesso tiene a far sapere che nel colloquio si è parlato non di oggi, ma del DOPO. Di quando Draghi magari sarà diventato Presidente della Repubblica ed allora si tornerà al voto, con gli elettori chiamati a scegliere il meno peggio tra tutti coloro che hanno governato assieme.
“Costruiremo uno schieramento futuro alternativo alla destra”, ha scritto il nostro travolto dall’entusiasmo. Ah, che bello il futuro, anche Draghi ne parla sempre, per far dimenticare il presente. In quel futuro anche un uomo di destra atlantica, liberista e confindustriale come Letta diventerà alternativo alla destra, cioè a se stesso.
In quel futuro Fratoianni spera soprattutto di ottenere quei posticini che teme di perdere ora che ha votato, seppure per finta, contro il governo Draghi.
Il leader di “sinistra italiana” ha così inaugurato un nuovo capitolo del trasformismo politico nazionale: quello della opposizione a termine.
Come i contratti dei precari sui quali ogni tanto Fratoianni piange, anche la sua opposizione avrà una scadenza. Solo che il precario a fine contratto perde il posto, invece per Fratoianni ed i suoi i posti ci saranno e forse anche migliori.
È chiaro perché, con questi suoi fantozziani rappresentanti, “la sinistra” in Italia è quella messa peggio in Europa?
Fonte
Gli avrà chiesto ragione dell’infame voto del governo Italiano per non togliere le sanzioni illegali che affamano i popoli, a partire da quello cubano?
Gli avrà proposto un’azione comune di solidarietà con Nicoletta Dosio, colpita da un altro atto della scandalosa persecuzione giudiziaria verso lei e i NOTAV?
Gli avrà suggerito di fermare le azioni anti migranti di Lamorgese, peggiori di quelle di Salvini?
O avrà lamentato il criminale ritardo nei vaccini, magari indicando di agire per togliere i brevetti alle multinazionali che ci stan facendo su i miliardi?
O gli avrà forse detto che è inaccettabile che un bel pò di miliardi del Recovery Plan siano destinati all’industria militare invece che alla sanità e alla scuola pubbliche?
O, infine preso il coraggio a due mani, gli avrà intimato di ripristinare quell’articolo 18 sulla cui cancellazione piangono in tv i “compagni” di LEU Bersani e Speranza, dopo averla votata?
Sono tante le cose di cui con Enrico Letta poteva discutere Nicola Fratoianni, magari semplicemente ricorrendo alle tante dichiarazioni radical-progressiste che ha sparso per i social.
Invece egli stesso tiene a far sapere che nel colloquio si è parlato non di oggi, ma del DOPO. Di quando Draghi magari sarà diventato Presidente della Repubblica ed allora si tornerà al voto, con gli elettori chiamati a scegliere il meno peggio tra tutti coloro che hanno governato assieme.
“Costruiremo uno schieramento futuro alternativo alla destra”, ha scritto il nostro travolto dall’entusiasmo. Ah, che bello il futuro, anche Draghi ne parla sempre, per far dimenticare il presente. In quel futuro anche un uomo di destra atlantica, liberista e confindustriale come Letta diventerà alternativo alla destra, cioè a se stesso.
In quel futuro Fratoianni spera soprattutto di ottenere quei posticini che teme di perdere ora che ha votato, seppure per finta, contro il governo Draghi.
Il leader di “sinistra italiana” ha così inaugurato un nuovo capitolo del trasformismo politico nazionale: quello della opposizione a termine.
Come i contratti dei precari sui quali ogni tanto Fratoianni piange, anche la sua opposizione avrà una scadenza. Solo che il precario a fine contratto perde il posto, invece per Fratoianni ed i suoi i posti ci saranno e forse anche migliori.
È chiaro perché, con questi suoi fantozziani rappresentanti, “la sinistra” in Italia è quella messa peggio in Europa?
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15/02/2021
Lo spettacolo penoso del “governo due”
C’è un governo nuovo, ma sembra già quello vecchio. Ogni ministro “politico” parla con i giornali sparando le sue idee come fossero impegni di governo. E dire che nel primo e unico consiglio dei ministri fin qui riunito Mario Draghi s’era raccomandato di “prima fare, poi parlare”.
Le Regioni sono come sempre all’opposizione di qualsiasi decisione del governo – anzi: del ministro della salute – in materia di “colori” e limiti alle attività commerciali, causa l’aggravamento della pandemia e delle nuove “varianti” che stanno prendendo il sopravvento a grande velocità.
Eppure, anche in questo caso, i sedicenti “governatori” leghisti dovrebbero aver capito che la Lega fa parte – e importante – di questo governo.
Salvini, che al governo c’è come partito ma non personalmente, fa lo stesso gioco, chiedendo già la testa di Lamorgese e Speranza, come quando stava (teoricamente) all’opposizione.
L’occasione è il provvedimento che rinvia al 5 marzo l’apertura degli impianti sciistici, ovviamente concentrati soprattutto al Nord, nell’arco alpino, di cui si parla come se la pandemia non fosse un problema e che “qualcuno” invece “non rispetta le filiere della montagna”. Sembra di sentire in sottofondo la voce di quell’industrialotto marchigiano – ma presidente della Confindustria locale – che voleva “tutto aperto, e se qualcuno muore, pazienza”.
Persino uno dei ministri “tecnici” – Patrizio Bianchi, dell’istruzione – si fa tentare dal protagonismo mediatico fino ad assicurare che “Riporteremo gli studenti in classe, come abbiamo riaperto le scuole in Emilia dopo il terremoto del 2012”. E c’è da essere preoccupati del fatto che il ministro sembra non sapere che un terremoto non è infettivo, e dunque solo in quel caso è facile ricostruire e ripartire, anche subito, se si vuole...
Restano ovviamente al coperto tutti i “tecnici” del governo vero, quelli messi da Draghi a presidio delle leve decisionali strategiche, da cui dovranno gestire i fondi del Recovery Fund e dunque la “ristrutturazione” del paese.
E più di tutti tace, come d’abitudine, Draghi, che sta preparando il suo discorso per la fiducia in Parlamento.
La stolida classe politica italiana, nel suo insieme e nessuno escluso, sembra non aver ancora metabolizzato il proprio azzeramento sul piano delle decisioni strategiche. O meglio, lo hanno capito, ma debbono trovare un ruolo “distintivo”, che giustifichi la richiesta di esser votati quando – dopo questo esecutivo targato Bce-Troika – si dovrà tornare alle urne, cercando di far dimenticare che sono tutti insieme, tutti egualmente al servizio di una progettualità superiore e per loro incontrollabile.
E dunque blaterano o gridano sul questioncelle quasi secondarie. In fondo sono il “governo due”, mica quello che decide davvero...
Questo bisogno di “sembrare diversi” spiega sia il rinato protagonismo di Salvini (alla faccia di chi diceva che era meglio un governo Draghi perché “se si va a votare ora torna Salvini”), sia il ruolo di “opposizione della corona” affidato a Giorgia Meloni, sia le contorsioni in atto in Sinistra Italiana.
Sulla destra fascista ci sarebbe poco da dire, se non esistesse il pericolo che il malessere sociale – che sarà nei prossimi mesi sicuramente accentuato dalle scelte “ristrutturative” del “governo vero” – possa incanalarsi in quella direzione. Vero è che la stessa Meloni sembra soffrire la parte, dichiarandosi ogni giorno incerta tra il votare contro Draghi o astenersi, con la riserva di votare comunque a favore di alcuni provvedimenti, in corso d’opera.
Soprattutto, lo star fuori dai ministeri e dalle linee di finanziamento, non dove essere piaciuto alle mille consorterie – anche para-mafiose – che sono buona parte della sua base elettorale.
Quasi comica la vicenda dell’ex Sel, ora nel gruppo parlamentare di LeU, che vede in pratica l’intera pattuglia dei parlamentari stare “convintamente” con il governo e il solo Fratoianni a dichiararsi contro (con la stragrande maggioranza assoluta del gruppo dirigente, peraltro).
Ma andateci piano con gli entusiasmi ingenui. La scelta di quest’ultimo non è affatto una dichiarazione di guerra o il primo passo verso la costruzione di un’alternativa “di sistema” rispetto a un quadro politico mai come oggi “tutto uguale”. In fondo sono il “governo due”, mica quello che decide davvero
Nel post in cui Fratoianni annuncia la “rottura”, infatti, c’è anche la rassicurazione che questo non cambia nulla. Propone infatti di “lavorare fin da subito per irrobustire l’alleanza con Pd, M5S, le forze della sinistra. Dell’ambientalismo e del civismo, a partire già dalle prossime elezioni amministrative”.
Roba da psichiatria, diciamolo semplicemente. Come si fa a stare all’opposizione di un governo e proporsi di “allearsi” con metà del governo alle amministrative? C’è o non c’è una differenza politica radicale, tale da costringerti a non stare in un governo? Ma se puoi comunque allearti con quel mezzo governo alle amministrative, ovvero là dove ricadono buona parte delle scelte nazionali, vuol dire che quella differenza conta poco.
Insomma, significa che fai finta di stare all’opposizione per poter recuperare o quantomeno impedire che nasca un’opposizione alternativa vera.
Mai più un Fratoianni tra i piedi. Sembra il minimo che si possa pretendere, in futuro.
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Le Regioni sono come sempre all’opposizione di qualsiasi decisione del governo – anzi: del ministro della salute – in materia di “colori” e limiti alle attività commerciali, causa l’aggravamento della pandemia e delle nuove “varianti” che stanno prendendo il sopravvento a grande velocità.
Eppure, anche in questo caso, i sedicenti “governatori” leghisti dovrebbero aver capito che la Lega fa parte – e importante – di questo governo.
Salvini, che al governo c’è come partito ma non personalmente, fa lo stesso gioco, chiedendo già la testa di Lamorgese e Speranza, come quando stava (teoricamente) all’opposizione.
L’occasione è il provvedimento che rinvia al 5 marzo l’apertura degli impianti sciistici, ovviamente concentrati soprattutto al Nord, nell’arco alpino, di cui si parla come se la pandemia non fosse un problema e che “qualcuno” invece “non rispetta le filiere della montagna”. Sembra di sentire in sottofondo la voce di quell’industrialotto marchigiano – ma presidente della Confindustria locale – che voleva “tutto aperto, e se qualcuno muore, pazienza”.
Persino uno dei ministri “tecnici” – Patrizio Bianchi, dell’istruzione – si fa tentare dal protagonismo mediatico fino ad assicurare che “Riporteremo gli studenti in classe, come abbiamo riaperto le scuole in Emilia dopo il terremoto del 2012”. E c’è da essere preoccupati del fatto che il ministro sembra non sapere che un terremoto non è infettivo, e dunque solo in quel caso è facile ricostruire e ripartire, anche subito, se si vuole...
Restano ovviamente al coperto tutti i “tecnici” del governo vero, quelli messi da Draghi a presidio delle leve decisionali strategiche, da cui dovranno gestire i fondi del Recovery Fund e dunque la “ristrutturazione” del paese.
E più di tutti tace, come d’abitudine, Draghi, che sta preparando il suo discorso per la fiducia in Parlamento.
La stolida classe politica italiana, nel suo insieme e nessuno escluso, sembra non aver ancora metabolizzato il proprio azzeramento sul piano delle decisioni strategiche. O meglio, lo hanno capito, ma debbono trovare un ruolo “distintivo”, che giustifichi la richiesta di esser votati quando – dopo questo esecutivo targato Bce-Troika – si dovrà tornare alle urne, cercando di far dimenticare che sono tutti insieme, tutti egualmente al servizio di una progettualità superiore e per loro incontrollabile.
E dunque blaterano o gridano sul questioncelle quasi secondarie. In fondo sono il “governo due”, mica quello che decide davvero...
Questo bisogno di “sembrare diversi” spiega sia il rinato protagonismo di Salvini (alla faccia di chi diceva che era meglio un governo Draghi perché “se si va a votare ora torna Salvini”), sia il ruolo di “opposizione della corona” affidato a Giorgia Meloni, sia le contorsioni in atto in Sinistra Italiana.
Sulla destra fascista ci sarebbe poco da dire, se non esistesse il pericolo che il malessere sociale – che sarà nei prossimi mesi sicuramente accentuato dalle scelte “ristrutturative” del “governo vero” – possa incanalarsi in quella direzione. Vero è che la stessa Meloni sembra soffrire la parte, dichiarandosi ogni giorno incerta tra il votare contro Draghi o astenersi, con la riserva di votare comunque a favore di alcuni provvedimenti, in corso d’opera.
Soprattutto, lo star fuori dai ministeri e dalle linee di finanziamento, non dove essere piaciuto alle mille consorterie – anche para-mafiose – che sono buona parte della sua base elettorale.
Quasi comica la vicenda dell’ex Sel, ora nel gruppo parlamentare di LeU, che vede in pratica l’intera pattuglia dei parlamentari stare “convintamente” con il governo e il solo Fratoianni a dichiararsi contro (con la stragrande maggioranza assoluta del gruppo dirigente, peraltro).
Ma andateci piano con gli entusiasmi ingenui. La scelta di quest’ultimo non è affatto una dichiarazione di guerra o il primo passo verso la costruzione di un’alternativa “di sistema” rispetto a un quadro politico mai come oggi “tutto uguale”. In fondo sono il “governo due”, mica quello che decide davvero
Nel post in cui Fratoianni annuncia la “rottura”, infatti, c’è anche la rassicurazione che questo non cambia nulla. Propone infatti di “lavorare fin da subito per irrobustire l’alleanza con Pd, M5S, le forze della sinistra. Dell’ambientalismo e del civismo, a partire già dalle prossime elezioni amministrative”.
Roba da psichiatria, diciamolo semplicemente. Come si fa a stare all’opposizione di un governo e proporsi di “allearsi” con metà del governo alle amministrative? C’è o non c’è una differenza politica radicale, tale da costringerti a non stare in un governo? Ma se puoi comunque allearti con quel mezzo governo alle amministrative, ovvero là dove ricadono buona parte delle scelte nazionali, vuol dire che quella differenza conta poco.
Insomma, significa che fai finta di stare all’opposizione per poter recuperare o quantomeno impedire che nasca un’opposizione alternativa vera.
Mai più un Fratoianni tra i piedi. Sembra il minimo che si possa pretendere, in futuro.
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