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27/11/2022

Il reality sciocco di Abou

Dopo le patacche berlusconiane, le smargiassate salviniane, la “prontezza” meloniana, le bischerate renziane, le fregnacce calendiche, le inconcludenti gesta di lettiana memoria... non poteva mancare il trio della frescaccia: Fratoianni, Bonelli, Soumahoro hanno messo su una tresca elettorale da commedia all’italiana di serie b, roba da insoliti ignoti.

Manco fosse una patacca wandamarchista d’antan, hanno tentato di vendere l’idea di una sinistra combattiva e di classe arruolando un piccolo, furbo e narciso arrampicatore di mass media; lo hanno scoperto nei talk sciocchi e ciarlieri, lo hanno candidato per acchiappare voti e sono anche riusciti a farlo eleggere.

Il fatto che si sia scoperto il trucco è l’unica cosa giusta di questa storia squallidina, in cui trionfa solo il panico dell’irrilevanza politica e la distanza siderale dalle vere e concrete contraddizioni sociali, a cominciare dallo sfruttamento bestiale del bracciantato immigrato.

Piangere sul millantato credito sindacale, da parte dell’uno, e tentare di schernirsi dall’accusa di captatio benevolentiae elettorale di sinistra – come fanno gli altri due – è la fine di questa avvilente fiera della vanità politica.

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