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17/11/2022

“Houston, avete un problema”, in Ucraina...

Il segretario generale della Nato, tale Jens Stoltenberg, volto norvegese in prestito alla politica degli Stati Uniti, ha ammesso esplicitamente che quello caduto in Polonia “molto probabilmente era un missile di difesa area ucraino“.

Più in dettaglio: “I nostri sistema di difesa aerea nella parte orientale” (dell’alleanza Nato, ndr) “sono impostati per difenderci dagli attacchi. I missili da crociera e quelli balistici hanno caratteristiche particolari che seguiamo e monitoriamo per giudicare se si tratti di un attacco o di qualcos’altro. Molto probabilmente questo è stato un missile di difesa area ucraino che non ha le caratteristiche di un attacco”.

Prima ancora di esaminare i resti del S300 piovuto su una fattoria, i satelliti e i radar avevano visto partenza e traiettoria. Errore o volontà, comunque è stato sparato da una postazione ucraina. E senza alcun dubbio, visto che siamo al lato opposto del fronte di guerra. Ad ovest del paese, non ad est; ossia centinaia di chilometri.

Una martellata in fronte per il vertice dell’Ucraina – chiunque comandi davvero da quelle parti – che ancora oggi insiste sui “missili russi”.

Perciò il presunto “comandante” dell’Alleanza Atlantica concede che “L’Ucraina ha il diritto di abbattere i missili russi che colpiscono le città e le infrastrutture civili“, anche se “Non vi è alcuna indicazione che la Russia stia in alcun modo preparando un’offensiva contro la Nato“, ma comunque l’incidente in Polonia “è il risultato del massiccio lancio di missili russi sull’Ucraina“.

Per essere ancora più chiaro, alla domanda sull’opportunità di una no-fly zone in Ucraina ha risposto: “La Nato non è parte del conflitto in Ucraina, provvede al sostegno dell’Ucraina per la sua difesa e forniremo più aiuti per la difesa aerea”.

Non è difficile leggere il sottotesto... La Nato, gli Usa e i servi sciocchi dell’Unione Europea intendono continuare a sostenere Kiev, ma certo – visto che americani e russi stanno confrontandosi direttamente per arrivare ad un cessate il fuoco – non si possono raccontare scemenze che hanno l’unico fine di arrivare a una guerra nucleare.

Perciò, il missile è riconosciuto come ucraino, ma “le responsabilità” generale è rimandata comunque alla Russia. Silenzio assoluto sulla “stranezza” per cui un missile antiaereo abbia seguito una rotta verso ovest (ovvero verso la Polonia) mentre lo scopo ufficiale era contrastare un attacco proveniente da est.

Stessa posizione – e non è secondario – dalla parte offesa, la Polonia, il cui presidente Duda ha confermato la posizione Nato: “uno spiacevole incidente”.

Non hanno neanche avuto bisogno del “conforto” statunitense. Varsavia ha in mano i resti del missile, col numero di telaio e tutti gli altri elementi di identificazione che ogni arma – dal singolo proiettile di pistola ai missili intercontinentali – riceve al momento della fabbricazione.

C’è poi la versione “casareccia” dello stesso atteggiamento, rappresentato da Giorgia Meloni secondo cui il fatto che il missile fosse della contraerei ucraina “cambia di molto poco la sostanza, la Russia sta distruggendo le infrastrutture ucraine, la responsabilità dell’accaduto è tutta russa”.

Una fesseria che dà esattamente la “statura di statista” della neofascista a Palazzo Chigi: se quel missile fosse stato russo saremmo già o quasi all’intervento militare della Nato. Per fortuna è ucraino, e quindi “ce la caveremo” con le condoglianze e qualche soldo per le vittime.

Pinzillacchere da seconde file, da “fedeli alla linea” per obbligo e convinzione, assolutamente identiche a quelle seminate da un Letta o un Calenda. E infatti il problema non è in questo “cerchiobottismo” imbarazzato che deve “salvare Kiev” mentre riconosce che Mosca non ha sparato quel missile contro un paese Nato.

“Il problema” è tutto in quel regime senza cervello che controlla dal 2014 l’Ucraina, ma che è stato elevato al rango di “paese sovrano e libero” fin quando combatte contro i nemici dell’Occidente neoliberista.

Ancora ieri sera, a quasi 36 ore dall’esplosione che ha ucciso due innocentissimi contadini polacchi, l’attore promosso presidente insisteva nel negare l’evidenza già certificata dai suoi principali alleati: “Il missile non è nostro, non ho dubbi”.

Più sfumata e cauta la ragione di questa assurda menzogna: nella stessa conferenza stampa ha spiegato infatti di aver ricevuto i rapporti delle forze armate e dell’aeronautica militare ucraine e dunque “Non posso che fidarmi di loro“. Hai visto mai che decidessero di farlo fuori...

Peggio ancora: “vogliamo partecipare alle indagini che sta facendo la Polonia (e la Nato)”. Il “sospetto colpevole” che vuole agire da pubblico ministero restituisce con chiarezza l’idea di “giustizia” che domina a Kiev...

C’è insomma una situazione inconcepibile, sul piano strettamente politico e militare.

L’alleanza euro-atlantica, che supporta sul piano finanziario e degli armamenti uno Stato che non è membro dell’alleanza (forzando oltre ogni limite il proprio stesso statuto), ha degli obiettivi propri che spingono ormai chiaramente verso un cessate il fuoco e una “pace possibile” (che con tutta evidenza comporterà un riconoscimento almeno parziale della situazione attuale sui campi di battaglia).

E dunque riconosce che un errore “comprensibile” del proprio alleato-assistito è comunque un suo errore, di cui “il nemico” è moralmente responsabile, ma fattualmente estraneo.

Il paese “assistito”, invece di riconoscere di aver commesso un errore “spiegabile”, insiste nell’addossare la colpa materiale alla Russia. Il che, stanti i rapporto interni alla Nato, per cui ogni “attacco” a un paese membro – e la Polonia, purtroppo, lo è – prevederebbe una risposta comunitaria che in questo caso può arrivare ad un confronto armato. Inevitabilmente nucleare.

Sono due strategie, e due obiettivi, non solo diversi, ma incompatibili.

Spingere per l’escalation militare e cercare le vie del cessate il fuoco, alla lunga, sono due linee che non possono che produrre eventi di portata – purtroppo – prevedibile nella loro dimensione sicuramente catastrofica.

Quella ucraina è una strategia che cerca esplicitamente di allargare il conflitto a tutto l’Occidente neoliberista ed euro-atlantico nel sogno folle di una “vittoria totale” che il Pentagono stesso considera impossibile.

La navicella euro-atlantica, a questo punto, dovrebbe lanciare il famoso messaggio dell’Apollo 13: “Houston, abbiamo un problema”.

C’è un regime egemonizzato da neonazisti, esaltato dalla sponsorizzazione di tutto il “mondo libero”, che vuole trascinare il mondo verso l’olocausto nucleare, nega ogni evidenza (anche quelle “certificate” da chi lo nutre e lo arma) e mente su ogni cosa pur di realizzare il proprio “progetto”.

Chi li ha fin qui “allevati amorevolmente” dovrebbe metterci mano.

In fondo gli Usa hanno grande esperienza nel promuovere “freedom fighters” e poi trasformarli in terroristi da eliminare...

P.s. È anche plausibile che l'”incidente” fosse concordato tra Usa e Kiev, per forzare il G20 – ossia il resto del mondo – nella condanna della Russia, e quindi alla sottomissione all’Occidente neoliberista. È un’ipotesi plausibile.

In questo caso l’insuccesso Usa sarebbe clamoroso e dimostrerebbe che l’egemonia unilaterale è proprio finita.

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