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29/11/2022

L’Italia ancora in guerra. Oggi si votano le mozioni alla Camera

Le diverse mozioni sulla prosecuzione del coinvolgimento dell’Italia nella guerra in Ucraina, approdano oggi nell’Aula della Camera.

Sia la destra al governo che gran parte dell’opposizione (PD, Calenda) sostengono la prosecuzione dell’invio delle armi a Kiev. C’è il serio rischio che questo impegno bellico venga mantenuto d’ufficio anche per tutto il 2023.

La bozza non definitiva della mozione cui lavorano i partiti della maggioranza impegna il Governo, tra le altre cose, “a sostenere le iniziative normative necessarie a prorogare fino al 31 dicembre 2023 l’autorizzazione, previo atto di indirizzo delle Camere, alla cessione di mezzi, materiali ed equipaggiamenti militari alle autorità governative dell’Ucraina nei termini e con le modalità stabilite dall’articolo 2-bis del decreto-legge 25 febbraio 2022, n. 14”, la cui validità scadrà il 31 dicembre prossimo.

Ma non è l’unica cosa grave presente nella mozione che la destra di governo presenterà in Parlamento. Infatti in un altro passaggio della mozione, i partiti della maggioranza intendono impegnare il Governo “ad assumere tutte le iniziative necessarie per conseguire l’obiettivo di una spesa per la Difesa pari al 2% del Pil, anche promuovendo, nel quadro della riforma del Patto di stabilità e crescita, l’esclusione delle spese per gli investimenti nel settore della difesa dal computo dei vincoli di bilancio”.

In pratica le spese militari non dovranno più essere sottoposte ai vincoli di bilancio come gli altri capitoli della spesa pubblica e sociale.

Ma se la destra è orientata in questo modo, nell’opposizione ci sono già tre distinti testi uno del PD, uno del Movimento 5 stelle, e quello dell’Alleanza Verdi-Sinistra.

Il M5S insiste sul coinvolgimento preventivo delle Camere prima di decidere qualsiasi mossa – anche sulle armi – da parte del governo, sulla scia delle richieste, più volte avanzate dai pentastellati, di comunicazioni nelle aule parlamentari, affinché si potesse procedere ad un voto.

Per il PD invece la mozione che verrà presentata esprime il pieno sostegno e solidarietà a Kiev, che ha diritto all’assistenza militare necessaria anche alla luce dell’articolo 51 della Carta delle nazioni Unite che stabilisce il diritto alla propria difesa, individuale e collettiva. Senza dimenticare di “confermare il ruolo dell’Italia nel quadro dell’Alleanza Atalantica; l’importanza di chiedere al governo l’impegno affinchè l’Italia sia protagonista nell’avvio del percorso di una conferenza di pace, la necessità di adoperarsi per il cessate il fuoco immediato e il ritiro delle forze russe che illegittimamente occupando il suolo ucraino”.

Non solo, il PD chiede che nella malaugurata ipotesi del protrarsi della guerra, allo scadere del decreto sull’emergenza Ucraina si provveda con un apposito provvedimento di legge.

La mozione dell’Alleanza Verdi-Sinistra intende invece impegnare il governo a cambiare strategia e approccio dando priorità alla costruzione di un processo di pace e all’attivazione di canali negoziali; a lavorare alla convocazione di una conferenza multilaterale per la pace e la sicurezza guidata dalle Nazioni Unite e a interrompere la fornitura di equipaggiamento militare, concentrando tali risorse sull’assistenza umanitaria e la ricostruzione. Così come a fornire al Parlamento ogni elemento utile circa la natura e la quantità di equipaggiamento militare fin qui fornito all’Ucraina.

Sull’esito delle votazioni alla Camera sul coinvolgimento dell’Italia nella guerra in Ucraina, viene da chiedersi quale saranno gli effetti della manifestazione nazionale per la pace dello scorso 5 novembre. Le troppe omissioni e ambiguità hanno indubbiamente depotenziato quel messaggio, consentendo a chi era in piazza – vedi Letta e i parlamentari del PD – di proseguire sulla propria linea bellicista senza doverne poi pagare il conto. E la gravità della guerra e la sua fuoriuscita dagli scenari del paese si è ridotta così a un dibattito di routine nelle aule parlamentari.

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