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23/11/2022

Central Bank Digital Currency: Banche sotto tutela?

di Guido Salerno Aletta

Il mondo delle cryptovalute è affascinante per due motivi: da una parte la creazione delle monete è legata alla difficoltà intrinseca di produrle, per via del costo energetico derivante dalla elaborazione crittografica delle chiavi identificative di ciascuna unità; dall'altra parte per la sicurezza degli scambi derivante dalla adozione della Blockchain, un sistema di tracciamento che rende impossibile la contraffazione. Messa così, la crypto moneta sarebbe limitata nelle quantità, per via del costo di produrne di nuova, e non falsificabile: ne sono state emesse tante, che hanno denominazioni e caratteristiche diverse.

C'è un punto cruciale che va chiarito: da sempre, la quantità di moneta che figura nelle transazioni sul mercato è enormemente superiore a quella che viene emessa dalle Banche Centrali. Nel momento stesso in cui viene prestata a tempo alle Banche a fronte di una garanzia, ovvero immessa come liquidità sui mercati a fronte dell'acquisto di titoli di Stato, ovvero di altri asset ritenuti privi di rischi, la moneta fuoriesce dal controllo delle Banche centrali: viene prestata, ceduta, tesaurizzata nelle forme più diverse, anche se ha assunto una forma prevalentemente scritturale. Ciò significa che ormai solo una minima parte viene immessa in forma fisica, come moneta metallica o banconota.

C'è un aspetto ancora diverso: la circolazione monetaria per via delle transazioni è diversa dalla disponibilità sui conti bancari, in termini di depositi e di credito. Nel momento stesso in cui la moneta viene depositata in un conto, diviene di proprietà della Banca che può usarla come meglio crede, fermo l'obbligo di restituirla nei tempi e nei modi concordati con il titolare del conto: a vista, oppure a tempo, con preavviso.

Le Banche comprano la moneta e la impiegano nelle forme più varie: erogando credito, ovvero per operazioni di partecipazione azionaria, ovvero ancora sul mercato. Ad ogni operazione di credito corrisponde la possibilità che la moneta prestata venga depositata in un altro istituto, moltiplicandosi: il cliente A ha depositato una somma che viene prestata al cliente B, il quale la deposita in un'altra Banca. Questo è il moltiplicatore bancario che viene tenuto teoricamente sotto controllo con l'obbligo della riserva bancaria: in pratica, ogni Banca deve sterilizzare, depositandola presso la Banca centrale, una quota dei suoi depositi.

Quello che è cambiato nel mondo della moneta è il rapporto tra contanti usati per le transazioni e depositi bancari a fini precauzionali o di risparmio. In passato, tutta la moneta era emessa per contanti, coniata in forma metallica o stampata in banconote. La moneta scritturale ha preso via via il posto di quella fisica: tutto è cominciato con gli assegni bancari, che sottendono l'ordine dato alla propria Banca di pagare una certa somma al beneficiario dello stesso, traendola dal proprio conto. Questa somma poteva essere pagata in contanti, quando il beneficiario si presentava presso la banca dell'emittente, ovvero accreditata in un altro conto bancario, presentando l'assegno alla propria Banca. Questo è il modo attraverso cui il segno bancario, l'ordine di pagamento, ha sostituito il contanti nel movimento di moneta da un conto all'altro: non c'era più bisogno di ritirare la moneta dal conto tenuto presso una banca per effettuare un pagamento e poi di versarla su un altro conto per conservarla in vista di altrui impieghi. Il vantaggio del deposito bancario rispetto ai contanti era dato soprattutto dall'interesse pagato dalla banca sulla giacenza di moneta sul conto.

A mano a mano che i sistemi informatici si sono evoluti, soprattutto attraverso le carte di credito e di debito, l'assegno è stato completamente sostituito da un ordine di pagamento dato con la presentazione della carte per regolare il pagamento: un conto viene addebitato e l'altro accreditato per l'importo della transazione.

Tutti questi aspetti riguardano però solo i rapporti tra le banche ed i rispettivi clienti nel regolare le transazioni monetarie.

Ci sono, e sono molto più complessi, i problemi che nascono nelle relazioni tra le banche e la erogazione di crediti o per investimenti usando i depositi di conto corrente: il denaro depositato a vista può essere usato per erogare credito solo nella misura in cui, statisticamente, i clienti tengono comunque una certa quota sempre in deposito. In questo sta l'alchimia delle banche, nel creare la convinzione nei depositanti dei conti "a vista" che i loro denari sono sempre tutti disponibili per essere ritirati, mentre in realtà la gran parte sono stati tutti utilizzati per erogare credito.

Nel caso la banca si trovi a corto di liquidità di fronte alla richiesta di ritiro dei depositanti, e quindi sia illiquida, deve ottenere nuova moneta a prestito da parte della sua banca centrale presentando apposite garanzie e pagando un tasso di interesse. Qui sta il ruolo della banca centrale come "prestatore di ultima istanza": se nessun'altra banca presta liquidità a quella che la cerca, deve intervenire per evitare che subentri il panico nei depositanti. Sono erogazioni di liquidità in via di emergenza.

Qui sta il punto cruciale, quello su cui si innesta la creazione della moneta digitale delle banche centrali: se le transazioni tra un conto bancario e l'altro fossero effettuare direttamente dalla banca centrale, è come se le banche stesse fossero delle correntiste della banca centrale. E questa avrebbe un controllo diretto sulla situazione degli impieghi, crediti ed altro: la vigilanza prudenziale sarebbe estremamente rafforzata.

Mentre le cryptovalute si iscrivono in un'orbita ellittica, che allontana sempre di più le banche centrali e le banche ordinarie dal controllo della moneta e delle transazioni, creando una sorta di universo parallelo a quello ufficiale, all'opposto con le monete digitali delle banche centrali si crea un'orbita ellittica che avvicina sempre di più le banche centrali al controllo della moneta ufficiale. Il problema non è tanto la tracciatura delle transazioni monetarie dei singoli, una schedatura ormai pressoché completa, ma il controllo immediato e diretto delle attività bancarie: si saprebbe esattamente a chi prestano i denari e come impiegano i depositi.

Il vero segreto bancario non consiste affatto nell'ammontare dei conti correnti e nella identità dei depositanti, dati che ormai da tempo sono ben noti a tutti i Ministeri delle finanze, ma negli impieghi finanziari effettuati dalla banche e nella identità dei soggetti che ricevono prestiti e finanziamenti.

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