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19/11/2022

L'atlantismo come fede religiosa

La notizia che alcuni missili russi avrebbero colpito la Polonia, oltre a tenerci tutti col fiato sospeso per varie ore, ha scatenato i più intimi adepti NATO annidati nelle pieghe del putrescente sistema politico italiano. Mi riferisco in primo luogo alla coppia Letta/Calenda, che col suo brillante gioco di squadra ha determinato la resistibile vittoria della destra alle elezioni politiche italiane del 25 settembre. Pare che i due geni della politica in questione abbiano deciso di seguire le indicazioni del loro maître à penser, ovvero del personaggio di cui ora mi sfugge il nome, che poco tempo fa si chiedeva se gli Italiani, come a suo dire gli Ucraini, sarebbero disposti a morire per la “libertà “. A corto di idee e troncata ogni connessione, sentimentale o materiale, col popolo italiano, a costoro non resta che rifugiarsi nella retorica patriottarda (dulce et decorum est pro patria mori) coll’aggravante non trascurabile che in questo caso non si tratta della patria di nessuno, ma semmai degli interessi della NATO e degli Stati Uniti a vedere soddisfatti e garantiti i propri interessi economici e strategici.

Si possono pertanto immaginare le reazioni dei nostri eroi a udire la ferale notizia del presunto attacco missilistico russo contro la Polonia. Tutto lasciava presagire l’arrivo dell’ora delle decisioni irrevocabili di mussoliniana memoria. Essi si precipitavano quindi a twittare virilmente che quello che sta accadendo alla Polonia accade anche a noi (Letta) e che la follia russa generata dalle recenti sconfitte continua (Calenda). Entrambi verosimilmente sulla linea dello scontro epico tra Male e Bene che porta fatalmente all’auspicio della distruzione dei Cattivi formulato dai due mal cresciuti giovinastri calendiani alla loro manifestazione a favore della guerra di Milano. Un approccio degno di chi, come quei giovinastri ma anche come quei sedicenti leader politici, pare abbia formato la propria cultura politica sulle PlayStation in rigoroso isolamento autistico, anziché sui libri e a diretto contatto colle esigenze e i problemi della gente comune. Chissà se ora che tutti quanti, a cominciare dallo stesso governo polacco, si affannano a smentire, riconoscendo che si trattava di un missile ucraino, e che solo l’avventurista Zelensky persiste sulla linea del deliberato attacco missilistico alla Polonia, i nostri si allineeranno a quest’ultimo. Probabilmente no, ed anzi giunge notizia che abbiano prontamente fatta propria la tesi della NATO secondo la quale il fatto che si tratta di un missile ucraino non cambia poi molto la sostanza delle cose, dato che tutta la responsabilità della guerra è di Putin. Posizione ovviamente fatta propria dalla ultras atlantista che si trova a capo del governo italiano, la quale, sfidando a sua volta la logica più elementare ha testualmente affermato che, anche se il missile che ha colpito la Polonia è ucraino, la responsabilità è pur sempre russa. Questo sciagurato “incidente” per usare l’eufemismo usato dal governo polacco ci ha in effetti confermato due cose che già sapevamo. La prima è che siamo da tempo sul baratro della guerra nucleare. La seconda è che siamo in balia di una classe politica di irresponsabili che antepone la propria irresistibile frenesia di essere al servizio degli Stati Uniti al sacrosanto diritto del popolo italiano a vivere in pace e a quello ancora più sacrosanto delle future generazioni ad esistere. Praticamente costoro, con atteggiamento di estrema e sciagurata irresponsabilità, si sono messi l’elmetto gridando all’aggressione missilistica russa prima ancora che venisse accertata la realtà dei fatti che poi hanno negato sostenendo che il fatto che il missile fosse ucraino non cambiava la sostanza delle cose. Ovvero il dogma atlantista può ben sostituire ogni ragionamento autonomo del quale facciamo volentieri a meno dato che rischierebbe di emanciparci dalla nostra condizione di servi.

Che credibilità hanno personaggi del genere nel momento in cui si richiede la scesa in campo di negoziatori esperti per uscire dal pantano ucraino? Ovviamente nessuna. Paradossalmente pare che non ci resti altro che sperare che l’amministrazione statunitense, soddisfatta per i cospicui risultati fin qui raggiunti colla guerra ed inquieta per le incertezze del proprio scontro politico interno, costringa Zelensky ad accettare un’ipotesi d’accordo basata sul congelamento dell’attuale situazione sul terreno e sul rilancio di un assetto del tipo di quello prefigurato dagli Accordi di Minsk per il Donbass oltre che sulla definitiva inevitabile acquisizione della Crimea da parte della Federazione Russa e dall’avvio di una procedura di smobilitazione e disarmo per tutta l’area.

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