Crolla il modello Milano, con 74 indagati in vari filoni giudiziari, che rimandano a un rodato sistema di favori e scambi immersi in conflitti di interessi, di cui ad avvantaggiarsi è stata la speculazione edilizia.
Si susseguono in queste ore le notizie sull’ennesimo scandalo riguardante una Milano in cui, ricorda La Repubblica, in un decennio si è costruito come in Piemonte e Toscana messi assieme.
Non era difficile accorgersi della colata di cemento continua sul capoluogo meneghino, e difatti se ne sono accorti i magistrati. Ma nelle parole di uno dei protagonisti della vicenda, quando doveva evocare i rappresentanti del ‘no’ alla speculazione, il pensiero andava solo a una forza: Potere al Popolo. Ma andiamo con ordine, e ricostruiamo brevemente la vicenda.
In realtà, la storia dovrebbe cominciare nel 2015 – appunto, un decennio fa – con la grande opera inutile dell’Expo. Ma per farla breve, il primo momento di svolta si è avuto nel marzo di quest’anno, quando è finito agli arresti domiciliari l’ex direttore dello Sportello unico edilizia del Comune di Milano ed ex componente della Commissione paesaggio, Giovanni Oggioni.
Da lì, ha cominciato a scoperchiarsi una fitta rete di relazioni opache e messaggi interessati che, per ora, fanno capo a Giuseppe Marinori e Giancarlo Tancredi, rispettivamente ex presidente della Commissione paesaggio e assessore alla Rigenerazione urbana. Sono 13 i casi di conflitti di interesse che vengono contestati a Marinoni, per un valore di 369 mila euro.
All’assessore Tancredi viene esteso il fatto che avrebbe saputo di tali conflitti di interessi, per i legami professionali che Marinori (e non lui solo: un altro nome è Alessandro Scandurra) aveva con diversi costruttori e progettisti coinvolti in progetti edilizi. Chiudere un occhio sugli interessi dell’ex presidente della Commissione Paesaggio sarebbe servito a ottenere altri favori.
Come ad esempio il via libera per il ‘Pirellino’, un enorme piano edilizio da 60 mila metri quadrati la cui realizzazione è affidata alla società immobiliare COIMA, di Manfredi Catella, sulla base di un progetto di Stefano Boeri (famoso per il ‘bosco verticale’ di Milano). Ci sarebbe addirittura un messaggio inviato via WhatsApp allo stesso sindaco meneghino, Giusepppe Sala.
Per Boeri c’era bisogno che Sala convocasse e facesse pressione su Marinori per il via libera al progetto, e aggiungeva che “da amico ad amico, c’è una situazione che mi fa paura, non fa bene”. Alla star dell’architettura, insomma, faceva paura che ci fosse qualche dubbio su di una ennesima e inutile colata di cemento.
Si apprende dai giornali che anche il primo cittadino di Milano è indagato. A suo carico, le ipotesi di reato sono di false dichiarazioni su qualità proprie o di altre persone, e di induzione indebita a dare o a promettere utilità. Tradotto: avrebbe saputo dei conflitti di interessi e avrebbe taciuto, e avrebbe approfittato della sua posizione per indurre determinati provvedimenti.
Ovviamente, come sempre succede in questi casi, mentre sono stati già disposti sei arresti, tra cui quello di Catella e Tancredi, Sala nega di aver avuto qualsiasi ruolo nella vicenda. Anzi, lui il numero di Mantinori non lo avrebbe mai nemmeno avuto. Intanto, la segretarie del PD Elly Schlein ha espresso la sua solidarietà e vicinanza a Sala.
Tutto questo mentre quest’ultimo ha ovviamente chiesto di bloccare l’iter di approvazione del ddl Salvamilano, approdato ormai al Senato. Il provvedimento serviva a regolarizzare i cantieri sorti a Milano in maniera conforme alla normativa urbanistica lombarda e al piano urbano della città, ma in contrasto con altre norme. Tra chi si è opposto al Salvamilano c’è stato innanzitutto Potere al Popolo.
È proprio Boeri a citare il partito politico, già qualche anno fa. Infatti, il 30 marzo 2023 Boeri scrive al dirigente comunale Giovanni Oggioni il suo disappunto per la mancata approvazione da parte della Commissione paesaggio del Pirellino, e dice: “ci bocciate tutto... ormai siete di Potere al Popolo”.
Una tale affermazione può far scattare una risata, come è giusto che sia, ma trasmette anche un’idea chiara. Che c’era un sistema sordido di via libera incondizionato alla speculazione edilizia, e che la forza che più di tutte rappresentava l’opposizione a questa rapina della città era Potere al Popolo, che invece aveva costruito la propria attività intorno al un programma di ‘città pubblica’.
È questa la realtà che si nasconde dietro le accuse che, molto spesso, vari movimenti e soggetti sociali, sindacali e politici ricevono se si oppongono a grandi e piccole opere inutili: “siete professionisti del no”, viene detto. Alla luce degli eventi milanesi, bisogna dire che ciò va tradotto come “siete professionisti dell’opposizione alla speculazione fatta sulla pelle di tutti a favore dell’interesse di pochi”.
Un titolo da rivendicare con orgoglio.
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Analisi, opinioni, fatti e (più di rado) arte da una prospettiva di classe.
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18/07/2025
Crolla il modello Milano: un sistema corrotto di speculazione, che solo qualcuno denunciava...
31/01/2021
Perché Boeri sputa ancora sul popolo?
Il 22 giugno scorso l’ANSA dava notizia che il Guardian di Londra aveva dato notizia che il comune di Campli – 6.833 anime in provincia di Teramo – si era messo al lavoro mentre il resto d’Italia era in regime di segregazione legale. La missione era chiara: finire sulle guide turistiche.
A sua volta, il Guardian citava Il Foglio, il quale, in un rapporto sullo stato della Montagna, pubblicato il 12 aprile 2020, aveva sentito – perché informato sui fatti – l’ideatore del Bosco sul balcone, del boschetto ideale – della boschività parcellizzata – ovvero l’architetto Stefano Boeri.
L’architetto milanese aveva affidato al Foglio la seguente direttiva: “La città policentrica ha ucciso il suo mood (Kcussì!). L’orizzontalità multipolare è scaduta – bisogna ristabilire la verticalità moderna. Dunque, contrordine: Popòl, tutti in montagna!”
Ora che non dipendiamo più dall’ufficio in centro, aveva detto Boeri, e che Venezia e Firenze hanno subito un’emorragia di residenti, bisogna fuggire in montagna, o, perlomeno, in collina. Fuggire, per esempio, a Campli – l’obscure Village – dove possiamo ammirare le meraviglie di Giotto e Raffaello (in verità dei loro discepoli) e partecipare alla più antica sagra della porchetta.
Si chiama, dice Boeri, “turismo di prossimità“. Se hai l’ufficio a Garbagnate milanese o a Bariola puoi andare in trasmutanza al Mottarone o al Piano di Rancio, sopra Merone. Si tratta di luoghi, dice Boeri, in cui puoi interagire con la gente del posto. Vedere il pomodoro diventare conserva e la pecora arrosticino.
Secoli di fenomenologia buttati nel cesso. Spremute di meningi Critiche date in pasto ai porci.
L’Abruzzo deve stare davvero a cuore al Guardian. Il 29 agosto 2018, il giornale di Londra aveva trattato la materia per informarci che (virgolette) con 25 sterline per un volo Ryanair da Londra Stansted si può arrivare a Pescara, e che con un’altra oretta di macchina, si può pascolare tra i filari delle vigne piantate a Cococciola, accompagnati da Jono e sua moglie Fern Green, scrittrice e stilista del cibo, per poi riparare in una comoda iurta – la famosa iurta abruzzese.
Popòl di Harlow, commesse di Chelmsford, imbianchini di Basildon, postini di Stevenage, ragionieri di Braintree, pensionati di Aylesbury... ecco per voi un vero foodie weekend, alla modica cifra di 25 sterline per i primi 30 che prenotano senza possibilità di recesso.
Con i voli economici di Ryanair potete raggiungere l’Abruzzo in un’ora e mezza, e scofanarvi di arrosticini, ntuja, spaghetti alla chitarra, scrippelle, ndurciulline e morzellu. Per i più fortunati un corso rapido di sommelier d’olio, impartito direttamente in un frantoio del XVII secolo.
Il Guardian aveva già trattato l’argomento il 1 dicembre 2013. Molto prima della fuga dalla città reclamizzata dall’architetto forestale milanese. Non aveva mancato di segnalare le rocche e i merli del XIV secolo, le trazzere che salgono dai Ripari di Giobbe, Tollo, Crecchio, Sant’Amato Nasuti, verso Guardiagrele, Cepagatti, su fino a Lama dei Peligni, dove si viene accolti da una schiera di danzatori bulgari a piedi nudi sui bracieri ardenti.
Non c’è bisogno di dire che per smuovere il Popòl, e fargli scucire 25 sterline di volo e 550 di iurta all inclusive, c’è bisogno che un rispettabile e papabile compasso d’oro dia il là, e che uno o più giornali portino a turno la croce e cantino.
Poi c’è bisogno di far credere che Venezia e Firenze si stiano svuotando, che le persone che se ne intendono andranno a vivere in Montagna, e panzane un tanto al chilo.
P.S: ma che ci frega se tutta questa cattiva pubblicità è infarcita di luogo-comunismo d’accatto, come hanno registrato gli architetti Giulia De Cunto e Francesco Pasta qui; o che, per esempio, Firenze, nel 2020 – anno della pandemia – rispetto al 2019 (dati ISTAT), si è svuotata di un misero 0,79%, mentre nel 2019 (su 2018) si è svuotata di 2,9%, e l’anno precedente di uno 0,34%, e che dunque questo svuotamento – ammesso che ci sia stato – non è dovuto né alla segregazione legale, né tanto meno al telelavoro e alla voglia di montagna; che ce frega, bastano Fish and chips e merli medievali, meglio se carolingi, e tutto fila liscio e Ryanair riempie i suoi aerei.
Fonte
A sua volta, il Guardian citava Il Foglio, il quale, in un rapporto sullo stato della Montagna, pubblicato il 12 aprile 2020, aveva sentito – perché informato sui fatti – l’ideatore del Bosco sul balcone, del boschetto ideale – della boschività parcellizzata – ovvero l’architetto Stefano Boeri.
L’architetto milanese aveva affidato al Foglio la seguente direttiva: “La città policentrica ha ucciso il suo mood (Kcussì!). L’orizzontalità multipolare è scaduta – bisogna ristabilire la verticalità moderna. Dunque, contrordine: Popòl, tutti in montagna!”
Ora che non dipendiamo più dall’ufficio in centro, aveva detto Boeri, e che Venezia e Firenze hanno subito un’emorragia di residenti, bisogna fuggire in montagna, o, perlomeno, in collina. Fuggire, per esempio, a Campli – l’obscure Village – dove possiamo ammirare le meraviglie di Giotto e Raffaello (in verità dei loro discepoli) e partecipare alla più antica sagra della porchetta.
Si chiama, dice Boeri, “turismo di prossimità“. Se hai l’ufficio a Garbagnate milanese o a Bariola puoi andare in trasmutanza al Mottarone o al Piano di Rancio, sopra Merone. Si tratta di luoghi, dice Boeri, in cui puoi interagire con la gente del posto. Vedere il pomodoro diventare conserva e la pecora arrosticino.
Secoli di fenomenologia buttati nel cesso. Spremute di meningi Critiche date in pasto ai porci.
L’Abruzzo deve stare davvero a cuore al Guardian. Il 29 agosto 2018, il giornale di Londra aveva trattato la materia per informarci che (virgolette) con 25 sterline per un volo Ryanair da Londra Stansted si può arrivare a Pescara, e che con un’altra oretta di macchina, si può pascolare tra i filari delle vigne piantate a Cococciola, accompagnati da Jono e sua moglie Fern Green, scrittrice e stilista del cibo, per poi riparare in una comoda iurta – la famosa iurta abruzzese.
Popòl di Harlow, commesse di Chelmsford, imbianchini di Basildon, postini di Stevenage, ragionieri di Braintree, pensionati di Aylesbury... ecco per voi un vero foodie weekend, alla modica cifra di 25 sterline per i primi 30 che prenotano senza possibilità di recesso.
Con i voli economici di Ryanair potete raggiungere l’Abruzzo in un’ora e mezza, e scofanarvi di arrosticini, ntuja, spaghetti alla chitarra, scrippelle, ndurciulline e morzellu. Per i più fortunati un corso rapido di sommelier d’olio, impartito direttamente in un frantoio del XVII secolo.
Il Guardian aveva già trattato l’argomento il 1 dicembre 2013. Molto prima della fuga dalla città reclamizzata dall’architetto forestale milanese. Non aveva mancato di segnalare le rocche e i merli del XIV secolo, le trazzere che salgono dai Ripari di Giobbe, Tollo, Crecchio, Sant’Amato Nasuti, verso Guardiagrele, Cepagatti, su fino a Lama dei Peligni, dove si viene accolti da una schiera di danzatori bulgari a piedi nudi sui bracieri ardenti.
Non c’è bisogno di dire che per smuovere il Popòl, e fargli scucire 25 sterline di volo e 550 di iurta all inclusive, c’è bisogno che un rispettabile e papabile compasso d’oro dia il là, e che uno o più giornali portino a turno la croce e cantino.
Poi c’è bisogno di far credere che Venezia e Firenze si stiano svuotando, che le persone che se ne intendono andranno a vivere in Montagna, e panzane un tanto al chilo.
P.S: ma che ci frega se tutta questa cattiva pubblicità è infarcita di luogo-comunismo d’accatto, come hanno registrato gli architetti Giulia De Cunto e Francesco Pasta qui; o che, per esempio, Firenze, nel 2020 – anno della pandemia – rispetto al 2019 (dati ISTAT), si è svuotata di un misero 0,79%, mentre nel 2019 (su 2018) si è svuotata di 2,9%, e l’anno precedente di uno 0,34%, e che dunque questo svuotamento – ammesso che ci sia stato – non è dovuto né alla segregazione legale, né tanto meno al telelavoro e alla voglia di montagna; che ce frega, bastano Fish and chips e merli medievali, meglio se carolingi, e tutto fila liscio e Ryanair riempie i suoi aerei.
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