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Analisi, opinioni, fatti e (più di rado) arte da una prospettiva di classe.
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25/05/2026

Bilbao scende in piazza contro gli abusi della polizia. E’ “il fronte interno”

Le immagini degli agenti della polizia autona basca Ertzaintza che pestano e poi arrestano al loro arrivo all’aeroporto di Loiu gli attivisti della Global Sumud Flotilla, hanno fatto il giro del mondo e hanno suscitato un’ondata di rabbia e indignazione popolare che ieri si è manifestata per le strade di Bilbao con manifestazioni di massa.

Anche perché nulla di simile è avvenuto agli aeroporti di Madrid e Barcellona dove sono rientrati altri attivisti della Flotilla in mezzo ad abbracci e festeggiamenti.

La stupida brutalità dei gendarmi della Ertzaintza, polizia autonoma che risponde al governo locale del Paese Basco in mano al PNV (partito di centro destra) ha suscitato polemiche e interrogativi sia in Euskadi che nello stato spagnolo, il cui governo – quello di Sanchez – è paradossalmente il più impegnato contro i crimini israeliani. Che quel trattamento brutale fosse riservato agli attivisti della Flotilla al loro rientro dopo aver subito le brutalità degli apparati israeliani, indubbiamente è stato uno shock per molti.

In primo luogo, come già indicato, occorre rammentare che la polizia autonoma basca risponde al governo del PNV e non a quello di Madrid.

Fino alla metà degli anni Ottanta, l’Ertzaintza era una polizia locale. Ma con il processo di militarizzazione per la repressione dell’indipendentismo in Euskadi è stata ristrutturata e la sua funzione in ordine pubblico è diventata via via sempre più pesante.

Fu uno shock vedere i caschi rossi degli agenti della polizia autonoma partecipare alle cariche contro le manifestazioni o gli atti di kale borroka (i blocchi stradali e le lotte di strade portate avanti dalla sinistra abertzale) insieme o per conto della Polizia Nazionale afferente al governo centrale.

Su quanto avvenuto all’aeroporto di Bilbao circolano informazioni che rilevano la penetrazione delle dottrine e degli apparati repressivi israeliani nella strumentazione e nelle regole di ingaggio degli agenti della polizia autonoma basca.

Non a caso, i giornali israeliani e della destra spagnola hanno ironizzato su questo grave episodio di violenza: “Si sono riconosciuti nei manganelli alzati e piombati sui corpi degli attivisti, in una sorta di fratellanza d’odio contro i movimenti pacifisti” scrive C.L. Dias. Con grande dimostrazione di cinismo e ipocrisia, il ministero degli Esteri israeliano ha convocato l’incaricato d’affari dell’ambasciata spagnola “per chiedere ragione al governo spagnolo dei maltrattamenti degli attivisti della Flottiglia di cui la Spagna aveva denunciato gli abusi da parte degli apparati repressivi israeliani”.

Il consigliere per la Sicurezza del governo dei Paesi Baschi, Bingen Zupiria, ha “lamentato” gli incidenti avvenuti sabato.

“Si trattava di permettere alle persone in arrivo di ricevere il saluto di chi le aspettava, e si trattava anche di permettere a chi stava lasciando l’aeroporto di farlo normalmente. Viste le immagini, è evidente che non siamo riusciti né nell’uno né nell’altro”, ha dichiarato Zupiria in un conferenza stampa.

“Lamento quello che è successo ieri, e lo lamento doppiamente. Lamento gli eventi, le cariche e le situazioni che si sono prodotte, e lo lamento in modo particolare perché era già concordato come avrebbe dovuto svolgersi tutto”, ha aggiunto il consigliere, concludendo che “non avrebbe dovuto succedere quello che è successo”. Domani, martedì, il “ministro” della sicurezza del governo autonomo basco riferirà nel parlamento locale su quanto avvenuto all’aeroporto.

Il giornalista Ahmed Shihab Eldin una sua tesi in proposito ce l’ha denunciando come l’Ertzaintza non sia solo una forza di polizia e soprattutto le sue connessioni con gli apparati israeliani.

La polizia autonoma, come moltissime in tutta Europa, ha acquistato infatti il suo sistema di intercettazioni dalla società israeliana Verint Systems, che ha legami con l’intelligence militare israeliana. Ha affidato la sicurezza di alcune strutture alla società israeliana ICTS. Ha ricevuto addestramento da Guardian Defense & Homeland Security, una società gestita da un ex agente del Mossad.

Ha acquistato giubbotti antiproiettile, telecamere di sorveglianza e dispositivi di ascolto israeliani. Nel 2021 ha firmato un contratto da 3.569,50 euro esclusivamente per la fornitura di lanciagranate stordenti e distraenti da fornitori israeliani. I suoi contratti totali con aziende israeliane superano 1,66 milioni di euro.

E, soprattutto, dietro a tutto questo si cela un sistema più ampio: la Scuola Tattica Israeliana, i Servizi di Protezione Internazionale e l’Accademia di Sicurezza dell’ISA addestrano le forze di sicurezza in tutta Europa. I loro istruttori provengono dallo Shin Bet. La dottrina che insegnano considera il dissenso una minaccia alla sicurezza.

“È necessario e urgente spiegare queste cose alla gente; altrimenti, ancora una volta, ci accontenteremo di un interesse fugace, alimentato da un’ondata di emozioni, e la questione finirà lì”, denuncia un attivista.

Ma la violenza dei metodi dell’Ertzaintza non una novità di queste ore. Il giornale Il Salto elenca una lunga serie di precedenti.

L’intervento brutale all’aeroporto di Loiu, scrive il giornale, si aggiunge a una lista di azioni della polizia che negli ultimi due anni hanno posto il modello di sicurezza del Governo basco al centro del dibattito pubblico.

Dalla morte di Eneko Valdés ad Astigarraga nel 2024, a seguito di un intervento della brigata Bizzor, l’Ertzaintza ha accumulato episodi gravi: Amaia Zabarte, ricoverata in terapia intensiva per un’emorragia cerebrale dovuta a un impatto di schiuma accanto allo stadio di Anoeta nel marzo 2024; Iker Arana, che ha perso un testicolo nell’aprile 2025 a causa di un colpo di arma da fuoco durante lo sfratto della gaztetxe de Errekalde; Aritz Ibarra, con la mascella fratturata da una schiuma sparata a distanza ravvicinata il 12 ottobre 2025 a Gasteiz, durante una carica della polizia che ha protetto un evento della Falange; o Karen Daniela Agredo, con gravi conseguenze dopo un arresto a Donostia che lo stesso consigliere Bingen Zupiria riconobbe avrebbe dovuto essere gestito diversamente.

A questo elenco si aggiungono le denunce sindacali per le accuse del 3 marzo 2024 a Gasteiz, una condanna per abusi sessuali su una vittima di violenza sessista e la conferma, nel febbraio 2026, della pena detentiva per un’ertzaina per la morte di Iñigo Cabacas nel 2012.

La Global Sumud Flotilla esprime “la sua profonda indignazione e condanna in seguito alla violenta aggressione perpetrata dalle Ertzaintza, la polizia basca, contro i partecipanti alla Flotilla appena rientrati all’aeroporto di Bilbao” e “chiede un’indagine internazionale immediata e indipendente sulla violenza coordinata scatenata all’aeroporto di Bilbao, che esamini esplicitamente come le forze di polizia regionali abbiano dato inizio a questi brutali pestaggi e come la polizia statale abbia facilitato gli arresti arbitrari dei sopravvissuti traumatizzati”.

Il problema che viene emergendo in tutti i paesi europei, ispirato sicuramente dai modelli repressivi israeliano e statunitense, è che i corpi di polizia vanno assumendo il carattere di una vera e propria forza armata concepita per la guerra sul “fronte interno”, in cui il nemico sono le proprie comunità.

La potente risposta popolare con le manifestazioni che ieri hanno attraversato le strade di Bilbao e di altre città basche, sono state una reazione che fa ben sperare.

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22/03/2014

E' morto il sindaco di Bilbao, governò col pugno di ferro


A Bilbao muore a 71 anni Iñaki Azkuna Urreta, medico, esponente della destra interna del PNV (Partido Nacionalista Vasco) e sindaco di Bilbao dal lontano 1999. Nonostante sia stato insignito del premio come miglior sindaco al mondo, Azkuna rispecchia il profilo del classico personaggio politico reazionario noto per il suo carattere carismatico che non lascia indifferente soprattutto gran parte dell’elettorato bilbaino che lo ha voluto sindaco della città per ben 15 anni. Legato alla sua terra e ai suoi cittadini ha voluto ricoprire la carica di primo cittadino fino all’ultimo respiro salutando la sua gente con un ultimo (e di cattivo gusto) messaggio d’affetto: “siete stati stupendi”.

Il sindaco è considerato il principale protagonista della trasformazione urbanistica di Bilbao che iniziò già negli anni ‘80 con la chiusura dello storico cantiere navale di Euskalduna. La fine dell’attività dei cantieri era stata imposta dal piano di riconversione del settore navale che si dovette realizzare in base agli accordi di annessione della Spagna all’Unione Europea. La riva destra del fiume Nervion che attraversa Bilbao divenne sede di una lunga e forte resistenza popolare portata avanti da migliaia di lavoratori dell’Euskalduna che lottavano contro la chiusura dei cantieri. Proprio nello stesso punto, una decina di anni dopo, nel 1997, venne inaugurato il museo del Guggenheim ed accanto, nel 1999, il palazzo Euskalduna con i suoi 57 metri di altezza. Bilbao è stata quindi trasformata da città industriale a città turistica esempio di un’architettura moderna sotto lo slancio del cosiddetto “effetto Guggenheim”.

Noto è anche l’eterno scontro del sindaco con la sinistra indipendentista basca. L’ultimo alterco è stato il netto rifiuto alla petizione promossa da EH Bildu (coalizione politica della sinistra indipendentista). Bildu chiedeva di ritirare, dal palazzo comunale, i ritratti dei sindaci appartenenti all’epoca del franchismo (nella foto in alto) ed il sindaco negò la richiesta giustificando la decisione come un segno di rispetto nei confronti della storia. I suoi 15 anni di mandato, rinnovato ben 4 volte, sono stati caratterizzati anche da una politica autoritaria e restrittiva che si è rivelata palesemente nell’emanazione dell’ordinanza sull’uso e sull’occupazione dello spazio pubblico bilbaino. L’ordinanza era basata su un duro sistema sanzionatorio che voleva regolare tutte quelle attività che si svolgevano per strada, attività sia di tipo culturale che ricreative. I movimenti sociali avevano chiesto un confronto con il comune che invece ha chiuso ogni possibilità di dialogo e ha imposto alla città un’ordinanza fatta rispettare sistematicamente attraverso l’uso della forza. Ad esempio quando la polizia fu mandata a realizzare il violento sgombero del centro sociale Kukutza III nel Settembre del 2011 poi raso al suolo dalle ruspe e dalle gru.



Nel frattempo, in un quartiere di Bilbao, oggi viene inaugurata la piazza in onore di  Iñigo Cabacas Liceranzu, un giovane cittadino di Bilbao ucciso due anni fa da una pallottola di gomma sparata dalla Ertzaintza (polizia autonoma della Comunità Autonoma Basca) ad altezza d’uomo contro la gente che, reduce da un incontro di calcio dell’Athletic, affollava i bar in un quartiere popolare della città. Famigliari e amici della vittima, e la sinistra indipendentista, chiedono che venga rotto il silenzio e che venga fatta luce sulla morte di Cabacas e che i responsabili vengano puniti. All’epoca dei fatti la solidarietà del sindaco nei confronti della famiglia del giovane arrivò con molti mesi di ritardo, sotto la pressione sociale e politica, e comunque non giunse mai a sconfessare l’operato della polizia.
I movimenti sociali della città criticano questo personaggio politico portavoce e rappresentante di una politica di sistema, alleata delle classe dirigenti di Madrid, e che si inserisce alla perfezione nel quadro istituzionale continuando a marcare una chiara linea di demarcazione tra due mondi, uno privilegiato e l’altro sottoposto alla repressione.
Sono molti i bilbaini che ieri non hanno pianto la scomparsa di Azkuna e non pochi quelli che hanno festeggiato la notizia a lungo attesa.

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13/01/2014

Manifestazione vietata. Ma il no all’imposizione inonda Bilbao

La più grande manifestazione degli ultimi decenni nel Paese Basco. Mentre scriviamo a decine di migliaia stanno ancora sfilando nelle strade del centro della maggiore città basca mentre la testa è già da tempo arrivata davanti al Municipio in quella che doveva essere una manifestazione per il rimpatrio dei prigionieri politici e la difesa dei loro diritti violati dal governo spagnolo e che nel giro di poche ore è stata trasformata da Madrid in un inequivocabile e determinato ‘no’ alla dittatura.

Da mesi, i movimenti sociali e popolari che lavorano in solidarietà con i circa 500 prigionieri e prigioniere politiche basche rinchiuse in decine di carceri in Spagna e Francia, avevano indetto per oggi una manifestazione nazionale contro la dispersione. Un evento simile, lo scorso anno e due anni fa, aveva riempito le strade di Bilbao di più di centomila persone di diverso orientamento politico a sostegno della battaglia probabilmente più sentita dalla società basca.
Ma al processo di smobilitazione del fronte armato – l’Eta – e alla decisione da parte della sinistra indipendentista basca di accettare tutte le condizioni poste da Madrid, il governo della destra spagnola ha risposto con una serie incredibili di provocazioni, arresti, illegalizzazioni.
Tre mesi fa una retata che ha portato all’arresto di decine di attivisti e dirigenti del movimento di solidarietà con i prigionieri politici – Herrira – considerata dal PP e dalla magistratura, neanche a dirlo, un’emanazione dell’organizzazione armata. E poi, mercoledì scorso, l’Audiencia Nacional ha ordinato l’arresto di avvocati e attivisti della sinistra basca riuniti in un ufficio di Bilbao mentre stavano concordando le prossime mosse del collettivo dei prigionieri, reduci da uno storico comunicato che rinuncia alla storica richiesta di una soluzione collettiva per tutti i militanti incarcerati. Come se non bastasse, il giudice Eloy Velasco ha deciso ieri di proibire la manifestazione di oggi, che negli anni scorsi l’Audiencia Nacional non aveva voluto o non era riuscito a bloccare, con la scusa che i suoi promotori altri non erano che i dirigenti di Herrira già messi al bando.


Ma i promotori della manifestazione, preparata con decine di iniziative locali nelle ultime settimane – e sostenuta in tutto il mondo da comitati di solidarietà e associazioni per la difesa dei diritti umani – non hanno rinunciato a scendere in piazza.
E ieri i principali schieramenti politici baschi – la sinistra indipendentista di Eh Bildu ma anche i regionalisti di centrodestra del Partito Nazionalista Basco – insieme ai sindacati Lab ed Ela, hanno chiamato la società basca a manifestare contro la dispersione dei prigionieri baschi e contro le continue sospensioni della democrazia di cui sono promotori i giudici di un’istituzione tutta politica quale è l’Audiencia Nacional e frutto della continuità della Spagna ‘democratica’ di oggi con il regime franchista. I magistrati, a quel punto, hanno dovuto fare un passo indietro nonostante le proteste delle cosiddette 'associazioni delle vittime del terrorismo' - l'estrema destra interna ed esterna al PP - che chiedevano che anche questa nuova manifestazione fosse impedita.

E così oggi una marea mai vista di persone - 130 mila secondo i calcoli degli organizzatori - ha letteralmente inondato Bilbao portando con sé le bandiere simbolo della campagna per il rimpatrio ma anche le gocce blu della campagna ‘Tantaz tanta’ (goccia a goccia) che da un anno circa simbolizza il coinvolgimento di ogni singola forza sociale e di ogni singolo cittadino a sostegno della fine della dispersione. Il grosso dei partecipanti ha percorso assai lentamente il percorso ufficiale, ma a decine di migliaia hanno dovuto manifestare nelle strade adiacenti vista l'impossibilità fisica di entrare nei pure larghi viali del centro di Bilbao.
Il lunghissimo serpentone ha sfilato dietro uno striscione che rivendicava, semplicemente "Diritti umani, soluzione, pace". Doveva essere un corteo silenzioso ma più volte gli slogan contro la repressione e di vicinanza con i prigionieri hanno risuonato nel pomeriggio di oggi.
Una giornata storica, una risposta corale e di massa scatenata dalle continue e inaccettabili provocazioni del governo spagnolo contro un processo di pace che è andato avanti da una parte sola, mentre Madrid continua imperterrita nella sua guerra.


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