Presentazione


Analisi, opinioni, fatti e (più di rado) arte da una prospettiva di classe.
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19/08/2016

Come è successo che Capalbio sta con Salvini

Pare uno avesse villette sfitte, che a forza di costruire poi l'offerta supera la domanda. Si chiama speculazione, che è stata permessa negli anni con tanto di licenze edilizie. Allora che fa il proprietario? Partecipa al bando per assegnazione temporanea di alloggi ai richiedenti asilo. Lo vince. Gliene mandano 50. Il prefetto avverte il sindaco. Il sindaco cade dal pero. E poi che fa? Va dai maggiorenti del paese che qui vengono in vacanza e perché spesso prendono la residenza. A loro volta, quelli che fanno? Chi se la perde l'occasione di farsi intervistare, magari dal cronista dell'ombrellone accanto? Ecco che la buttano in politica: non si fa così, sarebbe meglio che, siamo accoglienti però, non siamo neppure padroni a casa nostra, lo stato ci dà pochi soldi, ma poi quelli che faranno d'inverno, il paese è piccolo...

Ecco come sono cominciate le baruffe maremmane di Capalbio, di cui oggi Saviano si occupa, con un pezzo giornalistico più urticante che utile. Cosa ne ricaviamo? Dal punto di vista politico, un disastro. Un sindaco del Pd non si rivolge al suo partito per trovare una soluzione, che forse il suo partito ha altro a cui pensare. Si rivolge ai vip in costume sulla spiaggia. I vip vanno in ordine sparso davanti ai microfoni: non si sono documentati?, diamine!, sono in vacanza.

Insomma, tutti parlano per sentito dire. E i giornali pubblicano quello che è stato detto per sentito dire. Ne esce un quadro desolante: un sindaco impreparato, nomi noti che parlano a vanvera, giornali che fanno del caso uno scoop ferragostano.

Dei 50 richiedenti asilo? Per l'imprenditore furbetto sono soldi. Per il sindaco spaurito sono voti in perdita. Per i vip chiacchiere da ombrellone. La verità? Per tutti sono corpi da trasportare e accatastare da qualche altra parte, problemi da rimuovere, e soprattutto persone che nessuno vuole incontrare. Ci basta vederli in tv.

Giustamente si è irritato il presidente della Regione Toscana, anche lui del Pd: "ho sentito cose che non mi piacciono" ha tuonato. Infatti, in questi giorni è sembrato che Capalbio fosse un comune del Veneto leghista, non della Toscana rossa.

A questo punto, la domanda è: se invece che creare soluzioni per gestire al meglio la questione dell'accoglienza, magari coinvolgendo proprio i vip, si mette in scena un piagnisteo pietoso, si cerca di scansare il problema, si affastellano giustificazioni capziose, qual è la differenza tra un sindaco leghista e uno del PD?

O per meglio dire: quando critichiamo aspramente le politiche delle destra xenofoba, cosa succede invece, nel concreto, in un comune gestito dal centrosinistra? La verità è scomoda: la presenza dei richiedenti asilo dà fastidio al turismo.

Ma allora, che lo hanno eletto a fare un sindaco che non è capace di far convivere la ricchezza proveniente dalle risorse del suo territorio, con le esigenze di partecipazione della sua comunità all'emergenza nazionale dei flussi migratori? E che cosa si crede che i sindaci leghisti non abbiamo esattamente gli stessi problemi?

L'accoglienza o l'intolleranza non sono figure retoriche astratte che cadono dal cielo: sono pullman che arrivano carichi di persone che sono sopravvissute a problemi molto più gravi di quelli che incontrano qui. Sono persone ridotte ai minimi termini: mangiare, dormire, passare il tempo. Ma sono persone, hanno progetti e speranza e una incrollabile voglia di vivere. E magari fretta di andarsene per raggiungere parenti e amici in altri paesi europei, la stessa fretta che abbiamo noi di vederli finalmente partire.

A volte penso che loro ci guardino e pensino: questi sono matti, si agitano per così poco? E se fossero stati sotto le bombe, se avessero visto morire figli, fratelli o genitori sotto le macerie, sulle sabbie del deserto, sugli scogli del Mediterraneo; se avessero dovuto scalzi mettersi in fuga dalle pulizie etniche; diventare ostaggi di trafficanti di uomini, se avessero dovuto scansare cadaveri prima di riuscire a sbarcare, come se la sarebbero cavata?

E qui ci vuole ancora una verità: il bellicoso sindaco leghista come il piagnucoloso primo cittadino del pd chiedono allo Stato di cavargli le castagne dal fuoco, cioè di allontanare dai confini del proprio comune i problemi che l'immigrazione comporta. Il governo, dal canto suo, glieli assegna, perché il numero è tale che bisogna distribuirli. Nessuno, però, si è occupato dell'unica vera scelta politica da fare: il modello di accoglienza.

Non siamo ancora riusciti a uscire dal perimetro dell'emergenza, non abbiamo un vero e proprio modello di accoglienza. Come quello, per esempio, suggerito giorni fa da Milena Gabanelli.

Chi si aspettava che Capalbio potesse essere un'occasione propizia c'è rimasto male. Capalbio non è la piccola Atene, solo un'Italia piccina. Forse anche perché invece che sentirsi il leader di un comune di cittadini attivi, il sindaco ha preferito la ridente località di villeggiatura. In cui, dopo la figuraccia, c'è rimasto niente da ridere.

*****

Volendo trovare una spiegazione "strutturale" e definitiva:

Nella produzione sociale della loro esistenza, gli uomini entrano in rapporti determinati, necessari, indipendenti dalla loro volontà, in rapporti di produzione che corrispondono a un determinato grado di sviluppo delle loro forze produttive materiali. L'insieme di questi rapporti di produzione costituisce la struttura economica della società, ossia la base reale sulla quale si eleva una soprastruttura giuridica e politica e alla quale corrispondono forme determinate della coscienza sociale. Il modo di produzione della vita materiale condiziona, in generale, il processo sociale, politico e spirituale della vita.

Non è la coscienza che determina il loro essere, ma è, al contrario, il loro essere sociale che determina la loro coscienza. A un dato punto del loro sviluppo, le forze produttive materiali della società entrano in contraddizione con i rapporti di produzione esistenti, cioè con i rapporti di proprietà (che ne sono soltanto l'espressione giuridica) dentro i quali tali forze per l'innanzi s'erano mosse. Questi rapporti, da forme di sviluppo delle forze produttive, si convertono in loro catene. E allora subentra un'epoca di rivoluzione sociale. Con il cambiamento della base economica si sconvolge più o meno rapidamente tutta la gigantesca soprastruttura.

Quando si studiano simili sconvolgimenti, è indispensabile distinguere sempre fra lo sconvolgimento materiale delle condizioni economiche della produzione, che può essere costatato con la precisione delle scienze naturali, e le forme giuridiche, politiche, religiose, artistiche o filosofiche, in una parola le forme ideologiche che permettono agli uomini di concepire questo conflitto e di combatterlo.

Marx, Prefazione a "Per la critica dell'economia politica", gennaio 1859 – Opere complete, Vol. XXX, pagg. 298-299

Fonte

16/08/2016

Capalbio e la fiera del luogo comune

Da qualche giorno impazza nella rete e sui giornali la vicenda del Comune di Capalbio, che si sarebbe ribellato alla decisione della Prefettura di Grosseto di collocare nel comune maremmano cinquanta rifugiati in attesa di permesso di soggiorno. In poche ore ha preso piede il festival del cliché: da una parte il Pd locale, che si lamentava della decisione che potrebbe incidere sull’immagine turistica cittadina, provocando a suo dire un potenziale fuggi fuggi del turismo benestante del luogo; dall’altra tutte le altre forze politiche che subito hanno gridato al “radical-chichismo” della sinistra romano-capalbiese.

Eppure, in questo caso, la vicenda non ha nulla a che fare con quella gauche caviar brava a predicare nei salotti ma allergica alla vita reale. Infatti, la questione riguarda la presa di posizione del Pd cittadino, e affiancare al Pd la parola o il concetto di “radical” è come minimo una provocazione. Il Pd non sta tradendo alcuna posizione politica in questa polemica, è perfettamente lineare con la sua impostazione programmatica e sociale. Quella “sinistra” romana di stanza a Capalbio nei mesi estivi è scomparsa da tempo immemore. Sono rimasti una serie di pensionati d’oro dal nome altisonante e dal ricco conto in banca, ma dall’inutile incidenza nelle sorti politiche della “sinistra” italiana. Il più “nobile” è Alberto Asor Rosa, quello che si augurava un golpe militare contro i governi Berlusconi, per dire. Stiamo parlando del niente, di tromboni ottuagenari o di piccoli cacicchi politici neo-democristiani.

E’ perfettamente normale che il Pd proponga di spedire quei rifugiati nelle periferie urbane, fuori dai circuiti del turismo, soprattutto se benestante, e che immagini “zone speciali” da destinare ai flussi turistici internazionali disinfettandole dalla popolazione povera autoctona. E’ la sua natura di classe, non le sue posizioni politiche, a spingerlo verso quell’inevitabile direzione. A destra, invece, la polemica è servita per dimostrare quanto l’accoglienza dei migranti sia una forzatura politica distante dai veri umori della popolazione: anche quella stessa “sinistra” che fa dell’accoglienza un merito, di fronte al migrante in carne e ossa rifiuta il contatto e mette veti a ogni possibile promiscuità. Dal proprio punto di vista ha ragione. E’ chiaro che per il Pd i migranti vanno accolti solo se detenuti nelle periferie metropolitane, come carne da lavoro sottopagata e senza diritti, ma esclusi da qualsiasi processo di inclusione effettiva nella comunità nazionale. Ma, a ben vedere, è ciò che in realtà vuole anche la destra! Qui il radical chic non c’entra nulla: è una dialettica tra due tipi di destra, una istituzionale ed europeista e l’altra nazionalista e xenofoba. Che perseguono, in realtà, un unico obiettivo, quello di disumanizzare il migrante impedendone ogni possibile integrazione sociale.

Fonte