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Analisi, opinioni, fatti e (più di rado) arte da una prospettiva di classe.
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09/03/2023

Il Fatto Quotidiano l’ha fatta fuori dal vaso

“Parte del sindacato USB sta con lui”, titola oggi in modo spericolato il Fatto Quotidiano. “Lui”, è Giuliano Castellino, il famigerato leader neonazi ricomparso ultimamente sulle scene a San Basilio, sullo sfondo delle lotte per la casa.

Il teorema del giornale di Travaglio è che Asia – l’associazione inquilini e abitanti affiliata a USB – e Italia Libera di Castellino siano in buona sostanza vasi comunicanti, con travaso di militanti e parole d’ordine, per cui bene fa il ministro di polizia Piantedosi a usare la mano pesante con sgomberi e interventi repressivi, come in effetti sta accadendo nelle ultime settimane, non solo a San Basilio ma in tutta Italia.

La pubblicità che l’articolo regala all’assaltatore della sede della Cgil fa il paio con il pesante discredito che l’articolo getta su quei militanti che quotidianamente e da anni sono impegnati in una solitaria e durissima battaglia per difendere il diritto alla casa, che non trova mai un simile spazio di inchiesta sulla stampa italiana

L’Unione Sindacale di Base vuole essere molto netta sull’argomento: l’antifascismo è patrimonio storico del sindacato, così come le lotte per la casa e per la difesa degli ultimi.

Accostare USB al nome di Giuliano Castellino e accreditare un ascendente di costui sui militanti di Asia è operazione spregevole e falsa. Lo dimostrano le centinaia di persone che ieri pomeriggio, proprio a San Basilio, hanno partecipato al presidio di Asia USB davanti alla lapide in memoria di Fabrizio Ceruso, in risposta all’ennesima provocazione sul campo firmata da Castellino.

USB e Asia si tuteleranno in ogni sede dalla diffusione di notizie false e artatamente costruite a tavolino.

*****

Castellino e Asia Usb non c’entrano nulla. Sembra ridicolo anche solo doverlo scrivere.

Eppure, a Il Fatto Quotidiano non hanno problemi ad accostare un’organizzazione – che dell’antifascismo non fa una bandiera, ma una pratica quotidiana – al nome di un neofascista conclamato, protagonista tra le altre cose di un assalto alla CGIL.

Potrebbe essere solo becero sensazionalismo, cosa già grave. Ma in un periodo di strette autoritarie e incremento di sgomberi e repressione, associando la lotta per il diritto all’abitare coi neofascisti, si finisce inevitabilmente per avallare le politiche securitarie e repressive di questa amministrazione, della prefettura e del governo.

Associare dei neofascisti al movimento di lotta per la casa diventa a tutti gli effetti un attacco inaccettabile alla credibilità di compagnə, militanti, cittadinə che da sempre lottano per la dignità, per i diritti e per l’esistenza stessa di un presidio antifascista in un territorio totalmente abbandonato dalle istituzioni.

Strumentalizzare l’antifascismo è una cosa vergognosa in generale, farlo per sensazionalismo è totalmente inaccettabile.

Al Fatto Quotidiano chiediamo la rettifica dell’articolo e soprattutto rispetto per chi lotta quotidianamente e pratica l’antifascismo nei fatti, non solo a parole.

Solidarietà ad Asia Usb, giù le mani dai sindacati antifascisti e dallla lotta per il diritto all’abitare!

Casa del Popolo Casalbruciato – Potere al Popolo Roma

Fonte

14/10/2021

I balbettii della ministra Lamorgese svelano molto di più

Chiamata a rispondere durante il question time alla Camera dei Deputati, la ministra dell’Interno Luciana Lamorgese ha spiegato la decisione presa sabato scorso dagli apparati di sicurezza – prima che il corteo con in testa Forza Nuova assaltasse la sede della Cgil e scatenasse gli scontri nel centro di Roma – ossia di non fermare per tempo il caporione fascista Castellino che dal palco aveva annunciato l’intenzione di marciare verso la sede della Cgil.

“In quel momento” ha affermato la ministra Lamorgese, la scelta di fermarlo “non è stata ritenuta percorribile dai responsabili dei servizi di sicurezza, perché in quel contesto c’era l’evidente rischio di una reazione violenta dei suoi sodali con degenerazione dell’ordine pubblico”.

Un funzionario di polizia intervistato da Il Giornale spiega che “Tecnicamente, i reparti mobili, quelli deputati all’antisommossa, sono reparti inquadrati che si muovono soltanto quando ci sono ordini che arrivano dall’autorità provinciale di pubblica sicurezza, cioè dalla Questura. Se l’ordine non arriva il reparto non si può muovere. Se non arriva l’ordine di spostarsi verso la Cgil il reparto non ci può andare in maniera autonoma”. Dunque quest’ordine decisivo in via gerarchica non è arrivato.

E lo stesso funzionario spiega anche il doppio standard rispetto al tipo di manifestazioni: “La scorsa settimana, nonostante le nostre segnalazioni, i numeri della polizia non erano proporzionati al numero dei manifestanti che, incredibilmente, erano tantissimi. Non eravamo pochi, ma non tanti quanto altre volte. Lunedì, nel corso della manifestazione di protesta contro il fascismo (cioè le manifestazioni dei sindacati di base per lo sciopero generale, ndr) quindi a basso rischio, eravamo, in proporzione al numero dei manifestanti, molti di più”.

Una affermazione questa che abbiamo potuto verificare di persona di fronte allo sproporzionato schieramento di polizia che ha accolto, recintato, scortato le manifestazioni convocate nella Capitale sotto a tre ministeri e quella centrale che doveva confluire in Piazza SS Apostoli.

Riguardo alla dinamica dei fatti di sabato, la ministra Lamorgese ha rimandato alla “dettagliata informativa” calendarizzata per il 19 ottobre in Parlamento dove “si avvarrà delle relazioni che ho chiesto immediatamente” al capo della Polizia Lamberto Giannini e al prefetto di Roma Matteo Piantedosi.

Si scopre intanto che sin da agosto la Procura di Roma aveva chiesto di arrestare Giuliano Castellino per le continue violazioni degli obblighi imposti dalla sorveglianza speciale, ma che il Gip aveva negato l’arresto.

I pubblici ministeri guidati dal procuratore Michele Prestipino, avevano formalizzato la richiesta d’arresto sin dal 3 agosto scorso: bisogna mettere Castellino agli arresti domiciliari, perché ogni altra prescrizione s’è rivelata inutile.

Ma tre settimane più tardi, il 25 agosto, il giudice delle indagini preliminari ha negato la custodia cautelare. Perché delle sentenze della Corte costituzionale e della Corte europea dei diritti dell’uomo hanno ristretto il campo della “violazione degli obblighi” per chi viene sottoposto alla sorveglianza speciale: l’inosservanza delle regole di “vivere onestamente” e di “rispettare le leggi” non è sufficiente.

Occorre rammentare che il fascista Castellino da tempo gode di una straordinaria indulgenza nei tribunali. A Capodanno del 2015 venne arrestato perché aveva un etto di cocaina e una trentina di bomboni nel vano del motorino. Per la cocaina venne processato con rito abbreviato e assolto riconoscendogli “l’uso personale” (un etto di cocaina?!) mentre venne processato solo per i bomboni.

Poi ci sono stati altri arresti ed altre accuse, come quella dell’aggressione ai giornalisti, da cui sono scaturite le misure di sorveglianza speciale che però non sono state un ostacolo alla leadership di Castellino prima nelle manifestazioni contro il lockdown (Io apro) e poi contro il green pass.

Anche nella penultima manifestazione contro il green pass (quella del 25 settembre a San Giovanni), quando i fascisti sono stati allontanati dalla piazza, si spostarono verso piazza Re di Roma dando vita ad alcuni scontri con la polizia.

Il funzionario di polizia intervistato da Il Giornale rammenta che “lo scorso anno ci sono state due manifestazioni a ottobre con violenze molto più gravi di sabato scorso. I manifestanti presero piazza del popolo e ci aggredirono con molotov, petardi, sassi e bottiglie di vetro. Una violenza e un’organizzazione preoccupante, eppure tutto finì nel dimenticatoio. Noi anche in quella occasione segnalammo con preoccupazione che la cosa stava prendendo una brutta piega”.

Messe in fila una dietro l’altra le dichiarazioni della ministra, quelle del funzionario di polizia e le notizie che provengono dalla Procura di Roma, ci restituiscono non solo la conferma di un trattamento di riguardo consolidato nel tempo verso un caporione fascista, ma confermano anche il doppio standard che denunciamo da tempo e che gli apparati giudiziari e quelli di sicurezza adottano verso i fascisti o contro i militanti della sinistra, a Roma ma non solo a Roma (basti pensare alla persecuzione contro i No Tav o al pugno duro contro gli attivisti bolognesi, agli antifascisti di Carpi etc.).

Infine, ma non certo per importanza, si comprende bene come dalle dichiarazioni della ministra così come dalla riunione del Comitato per l’Ordine e la Sicurezza, uscirà un ulteriore blindatura degli spazi di agibilità per le manifestazioni (e non certo solo per quelle dei fascisti, anzi) e di riduzione dell’agibilità politica per le organizzazioni della sinistra e i sindacati conflittuali.

In qualche modo l’equiparazione comunisti/fascisti, destra/sinistra, opposti estremismi, torna ad essere il sistema e la narrazione decisiva del vero controllo sociale e autoritario del paese, altro che green pass.

I fascisti sono serviti a questo, come sempre, come da sempre in questo paese che con i fascisti e il fascismo i conti non li ha mai voluti fare e che rispolvera l’antifascismo solo alla vigilia dei ballottaggi elettorali.

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10/10/2021

I fascisti assaltano la CGIL con la scusa del No green pass

Questa foto dice tutto. Due caporioni fascisti di Forza Nuova, Fiore e Castellino, erano tra gli squadristi che hanno approfittato di una manifestazione contro il green pass per assaltare la sede nazionale della CGIL in Corso d’Italia.

A parole i fascisti parlano contro i poteri forti e gridano “libertà”. Ma non hanno mai attaccato una banca o la Confindustria, come sarebbe stato logico. Alla prima occasione concreta hanno invece assaltato la sede di un sindacato.

La lotta contro il green pass è diventata solo un pretesto per fare quello che hanno sempre fatto. Ma per affrontarli seriamente l’antifascismo o è militante oppure diventa solo giardinaggio.

Già due anni fa ponemmo la domanda “chi protegge i fascisti?” prendendo come esempio proprio l’incredibile curriculum di Castellino che, qualsiasi cosa faccia, sembra essere un “intoccabile”. Protetto dai piani altissimi del Viminale. E va ricordato che due anni fa si poteva pensare “eh, ma il ministro dell’interno è Salvini...”.

Oggi il ministro dell’interno è Lamorgese (un prefetto di carriera), nel governo ci stanno tutti – fascioleghisti e presunti “antifascisti” – ma Castellino, Fiore & others stanno sempre lì, ad assaltare un sindacato (la CGIL, come se fosse ancora il “bastione rosso” degli anni ’50, invece che parte della “triplice” concertativa), mica i palazzi del potere...

A noi sembra abbastanza chiaro che se c’è qualcuno che organizza “scontri con la polizia” (come provano a dire i media mainstream), oltretutto a volto scoperto e facendo di tutto per farsi notare, in genere finisce in tribunale o in carcere, e ci rimane anche a lungo.

Ma se la passa sempre liscia, vuol dire che sta lavorando PER il ministero dell’interno, non “contro”.

In questo video, tra l’altro, si può vedere come polizia e carabinieri “scortino” i fascisti fino alla sede della CGIL, come se non avessero in mano mazze e bastoni, oltre che intenzioni chiarissime. Il che conferma quanto appena detto...

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01/02/2019

Chi protegge i fascisti? Il “format Castellino”

Lo scorso novembre, il Tribunale di Roma condanna, in primo grado, a 3 anni e 10 mesi Nunzio D’Erme, figura tra le più conosciute e stimate dei movimenti sociali nella capitale. La condanna riguarda i fatti avvenuti nel maggio 2014, quando, nella sede del VII Municipio di Roma, in un convegno istituzionale sull’educazione alla diversità, i partecipanti subirono un aggressione da parte dei militanti di Militia Christi, gruppo di fascisti travestiti da fondamentalisti cattolici.

Come riporta l’Osservatorio Repressione, secondo l’accusa Nunzio «avrebbe preso parte all’“evasione” di un ragazzo fermato dalla polizia e un agente si sarebbe procurato una prognosi di 55 giorni. L’inchiesta della magistratura, invece di colpire e indagare sugli aggressori portò invece, nel settembre 2014, all’arresto di Nunzio D’Erme con l’accusa di resistenza e lesioni aggravata nei confronti di agenti di polizia, procurata evasione e lesione ai danni dei militanti di estrema destra Militia Christi». Per quei fatti, vengono condannati anche gli attivisti del centro sociale “Spartaco”, Marco Bucci a un anno e quattro mesi, e Marco Liodino a un anno e sei mesi.

Questo episodio è solo un esempio di come, in termini di repressione, la giustizia di questo paese utilizzi un esplicito doppio standard quando si tratta di intervenire sugli episodi, come si suol dire, di “ordine pubblico”; durissimi nei confronti di compagne e compagni antifascisti, “carezzevoli” con gli esponenti di tutti gruppi di estrema destra.

Da qui, vi proponiamo un caso esemplare di come l’agibilità politica di questa gente sia “garantita” da parte di un sistema che storicamente ha bisogno di servi (dei servi dei servi...), disposti a fare quello “sporco lavoro” necessario al mantenimento dell’ordine costituito. Salvo magari poi fallire clamorosamente quando lo spazio lasciato è tale da permettere l’invasione e la sovversione delle istituzioni: vedi l’esperienza del fascismo.

Stiamo parlando di Giuliano Castellino, esponente di spicco dei nazifascisti di Forza nuova, la formazione di Roberto Fiore, anch’essa travestita da vetero-cattolicesimo ante Concilio.

Citiamo per comodità un breve estratto del «Corriere della Sera», aggiornato soltanto al primo della lunga catena di episodi che lo hanno visto “protagonista”, e di cui vi riportiamo un sintetico itinerario nel resto dell’articolo, relativo ai soli ultimi anni:
Giuliano Castellino, 38 anni, esponente di spicco dei movimenti di estrema destra, già dirigente nel 2013 della Destra di Francesco Storace e prima ancora segretario romano di Fiamma Tricolore, portavoce del Popolo di Roma, vicino a Gianni Alemanno, del Movimento sociale europeo e adesso di Contropotere. In passato il suo nome è comparso in alcune inchieste sull’ultradestra – dai ricatti al presidente della Roma Franco Sensi (con Daniele De Santis, accusato oggi [poi condannato, ndr] dell’omicidio di Ciro Esposito a Tor di Quinto) all’attentato al cinema Nuovo Olimpia del ‘99 – e di recente in varie iniziative di piazza: le manifestazioni pro Priebke, le impiccagioni di manichini per i suicidi causati dalla crisi, le occupazioni abusive di edifici, la solidarietà ai Forconi.
Sia chiaro, non stiamo registrando un caso di “totale impunità”, ma a una gestione, si potrebbe dire, poco edificante per una “democrazia” che si dichiara tale.

31 dicembre 2014, poco prima di capodanno Castellino viene fermato per aver “bruciato” un semaforo rosso in via di Cristoforo Colombo: ai controlli di rito, oltre a risultare sprovvisto di patente, gli agenti trovano nello scooter una busta contenente quasi un etto di cocaina. Tuttavia, solo due giorni più tardi Castellino è assolto dall’accusa di detenzione e spaccio, perché – precisa l’avvocato difensore Michele D’Urso – «il giudice ha riconosciuto che era per uso personale». Paradossalmente, la condanna avviene invece per il possesso di 30 petardi, trovati nella perquisizione della sua abitazione a seguito del fermo.

23 agosto del 2017, Castellino aggredisce alcuni agenti della Digos, intervenuti per bloccare la protesta fuori la redazione dell’Avvenire (quotidiano dei vescovi italiani), organizzata da Forza Nuova contro le posizioni assunte dalla Conferenza episcopale italiana sul tema dell’immigrazione.

È il 29 agosto del 2017 quando una donna racconta di esser stata trascinata via per i capelli da un gruppo di migranti residenti nel centro accoglienza di via del Frantoio. L’accusa di sequestro, assieme al nipote di 12 anni, a sua detta vittima di una sassaiola da parte di uomo abitante dello stesso centro, si è rivela una bufala (così come l’aggressione).

Tuttavia, l’evento dà vita a una sequela di eventi tra cui, nella sera dell’8 settembre, una “passeggiata per la sicurezza” tra le strade della Magliana, organizzata proprio da Castellino per fermare l’invasione di «questi infami che stuprano le nostre donne». La manifestazione, non autorizzata, si risolve con il solito intervento della polizia, seguito dall’arrivo di 15 denunce agli aderenti di Forza nuova, tra cui ovviamente Castellino.

Nota a margine, ma neanche troppo, il lunedì successivo i fascisti di CasaPound vengono sbrigativamente cacciati da Tiburtino III da un contingente antifascista, intervenuto per impedire il consiglio municipale, indetto, in via del tutto straordinaria, proprio su “ordine” di quelli di Via Napoleone III. Notizia di poche settimane fa, ben 26 denunce hanno colpito i compagni e le compagne protagoniste di quel pomeriggio. Zero per i fascisti, che in alcuni video mostrano mazze e cinture e finiscono per menarsi persino tra loro (per errore, ma a conferma delle intenzioni della “visita” nel quartiere).

28 settembre 2017, Castellino e altri esponenti del movimento “Roma ai romani” (originali, eh?) vengono arrestati dalla polizia per lesioni e resistenza a pubblico ufficiale (tre agenti colpiti alla testa dal lancio di “sanpietrini”) in seguito ai tafferugli scoppiati in uno degli stabili di via Giovanni Porzio, al Trullo. Nell’occasione, gli esponenti dell’estrema destra capitolina cercano di impedire l’ingresso a una famiglia italo-etiope (madre, padre e bimbo piccolo), legittima assegnataria, alla casa popolare.

21 febbraio 2018, Castellino è fermato per aver preso parte ai disordini, insieme ad altri esponenti di Forza nuova, esplosi fuori la sede romana del Pd, durante una giornata di protesta dei tassisti contro l’“emendamento Lanzillotta”; il tutto mentre a Montecitorio si svolge un incontro tra i sindacati e l’allora ministro delle Infrastrutture e dei trasporti, Graziano Delrio.

Ancora, la sera del 17 aprile 2018, mentre porta a spasso il cane, Castellino viene arrestato dai Carabinieri di Monteverde Nuovo per “evasione e resistenza a pubblico ufficiale”. Era, infatti, temporaneamente agli arresti domiciliari per i fatti del Trullo riportati poco sopra.

9 luglio 2018, Castellino, da poco uscito dai domiciliari, viene denunciato per resistenza a pubblico ufficiale. In questa occasione i poliziotti erano intervenuti a seguito di un’animata discussione tra il capo romano di Forza nuova e un esponente dell’estrema destra della capitale sulla possibilità di occupare, in via Ottaviano, una storica sede missinia, tutt’ora tra i beni immobili della fondazione Alleanza nazionale. Inutile dire che, per l’avvocato, Castellino avrebbe solo opposto una “resistenza pacifica” al solo fine di non entrare in auto.

23 luglio 2018, Castellino è di nuovo in manette, insieme a Giorgio Mosca, per una truffa di 1,3 milioni di euro ai danni del Sistema sanitario nazionale. Titolari di un punto vendita di prodotti specifici per celiaci, Celiachia World, i due (per l’occasione definiti «imprenditori» da Francesco Curridori su «il Giornale»...), avrebbero dichiarato la vendita, mai avvenuta, di una notevole quantità di prodotti, incassando illegalmente i rimborsi. L’accusa è di truffa aggravata, falsità materiale commessa dal privato e contraffazione e uso di pubblici sigilli.

7 gennaio 2019, in occasione dell’anniversario dei fatti di Acca Larentia, Castellino, stavolta assieme a Vincenzo Nardulli, leader di Avanguardia nazionale, viene arrestato nei pressi del Verano con l’accusa di minaccia, lesioni personali e violenza privata nei confronti di due collaboratori de L’Espresso, il cronista Federico Marconi e il fotografo Paolo Marchetti.

In quest’occasione, Castellino si trovava alla commemorazione nonostante fosse sottoposto al regime di sorveglianza speciale, infrangendo dunque, di nuovo, il divieto imposto dalla misura di prevenzione.

Altri episodi, ne siamo convinti, seguiranno...

La sequenza degli “infortuni” giudiziari dello squadrista di professione è già così troppo lunga per non far pensare a una “protezione particolare” attiva all’incrocio tra azione di polizia e uffici giudiziari. Non è del resto una novità, specie per quanto riguarda la piazza di Roma. Ricordiamo che decenni fa la Procura locale era nota come “porto delle nebbie”, perché vi scomparivano senza problemi tutti i procedimenti giudiziari aperti contro i vertici imprenditoriali e politici d’allora.

Nelle pieghe di questa “funzione principale” trovava posto anche la protezione speciale concessa ai vari gruppi fascisti, fino al caso clamoroso del giudice Alibrandi – considerato ai tempi lo “spicciafaccende” di Giulio Andreotti per i casi più spinosi – il cui figlio era un componente di spicco dei Nar, sempre giudiziariamente “salvato” fin quando non è rimasto casualmente ucciso in uno scontro a fuoco con una pattuglia di polizia.

Ma basterebbe ricordare soltanto la clamorosa rapina alle cassette di sicurezza della banca interna a Piazzale Clodio (allora forse il posto più sorvegliato d’Italia) per gettare una luce nera sull’intreccio tra parte della magistratura, “forze dell’ordine” (in quel caso i Carabinieri) e fascisti “di strada” (per quella rapina Massimo Carminati è tranquillamente “reo confesso”).

Castellino, insomma, sembra un continuatore in tono minore di quella stessa storia. Neanche l’aggressione a un giornalista, fatta sotto le telecamere, peraltro mentre contravveniva pubblicamente alle misure di prevenzione cui era sottoposto, gli è valsa un’interdizione concreta. Pensandoci bene, Roberto Spada avrebbe potuto consultarlo prima della famosa “capocciata” che gli è valsa il carcere speciale...

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07/01/2015

Roma. Cocaina e bombe carta per il “fascista perfetto” del terzo millennio

Questa volta è toccata a Giuliano Castellino, noto neofascista romano, fermato dalla polizia la sera di Capodanno. Sotto la sella del suo scooter, almeno secondo quanto riporta il Corriere della Sera, nascondeva un etto di cocaina (“per uso personale” ha dichiarato). Da una successiva perquisizione nella sua abitazione sono poi venute fuori 30 bombe carta. Il processo contro Castellino, è stato celebrato con rito abbreviato, ed ha riconosciuto – a discrezione del giudice – l’uso personale della droga, nonostante il quantitativo – se è vero quanto riferiscono varie fonti – fosse tutt'altro che modico. Anche la notizia del fermo di Castellino, diversamente che in altri casi, è venuta fuori solo alcuni giorni dopo il fatto e a seguito del processo.

“Alla faccia di chi ci vorrebbe all’angolo! Noi siamo l’avanguardia della nuova proposta politica che deve venire da destra, perché solo la destra potrà fare uscire Roma e l’Italia dalla crisi” scriveva Castellino solo due anni fa sul sito fascinazione.info

La sua è una lunga storia di militanza nel mosaico neofascista di Roma ma che lo ha anche visto spesso cambiare alleanze, formazione politica e costruirne di nuove a secondo delle occasioni che si presentavano. E' stato in Forza Nuova poi in Fiamma Tricolore, di cui sarà per un periodo un dirigente romano. Ma poi si era avvicinato a Gianni Alemanno quando questo è diventato sindaco. Darà vita al movimento “Popolo di Roma”, con una funzione apertamente collaterale ad Alemanno, mentre nel 2012 “, dopo la manifestazione di marzo, “si ributta a destra” occhieggiando a La Destra di Storace e Bontempo. Dopodiché, aderisce al Movimento Sociale Europeo. Con il nuovo gruppo Castellino va ad occupare nel 2013 uno stabile abbandonato dell'ex Poligrafico in zona Tor di Quinto. In questa occupazione – che aveva assunto la denominazione di “Campozero” – a novembre dello scorso anno la polizia trova ben 143 bombe carta già confezionate. Trenta invece ne avrebbero trovate anche a casa di Castellino. Insomma cocaina e bombe carta per i fascisti del terzo millennio. Una volta almeno per definirsi perfetto il fascista doveva usare libro e moschetto.

vedi anche:

"Rimpatriata fascista" nel centro di Roma

Arsenale di bombe carta in struttura occupata dai fascisti

Arrestato un fascista e trafficante di droga. Strano?

Un altro fascista arrestato per spaccio di droga

Roma. I fascisti marciano, gli antifascisti contestano

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