Presentazione


Analisi, opinioni, fatti e (più di rado) arte da una prospettiva di classe.
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09/03/2023

Il Fatto Quotidiano l’ha fatta fuori dal vaso

“Parte del sindacato USB sta con lui”, titola oggi in modo spericolato il Fatto Quotidiano. “Lui”, è Giuliano Castellino, il famigerato leader neonazi ricomparso ultimamente sulle scene a San Basilio, sullo sfondo delle lotte per la casa.

Il teorema del giornale di Travaglio è che Asia – l’associazione inquilini e abitanti affiliata a USB – e Italia Libera di Castellino siano in buona sostanza vasi comunicanti, con travaso di militanti e parole d’ordine, per cui bene fa il ministro di polizia Piantedosi a usare la mano pesante con sgomberi e interventi repressivi, come in effetti sta accadendo nelle ultime settimane, non solo a San Basilio ma in tutta Italia.

La pubblicità che l’articolo regala all’assaltatore della sede della Cgil fa il paio con il pesante discredito che l’articolo getta su quei militanti che quotidianamente e da anni sono impegnati in una solitaria e durissima battaglia per difendere il diritto alla casa, che non trova mai un simile spazio di inchiesta sulla stampa italiana

L’Unione Sindacale di Base vuole essere molto netta sull’argomento: l’antifascismo è patrimonio storico del sindacato, così come le lotte per la casa e per la difesa degli ultimi.

Accostare USB al nome di Giuliano Castellino e accreditare un ascendente di costui sui militanti di Asia è operazione spregevole e falsa. Lo dimostrano le centinaia di persone che ieri pomeriggio, proprio a San Basilio, hanno partecipato al presidio di Asia USB davanti alla lapide in memoria di Fabrizio Ceruso, in risposta all’ennesima provocazione sul campo firmata da Castellino.

USB e Asia si tuteleranno in ogni sede dalla diffusione di notizie false e artatamente costruite a tavolino.

*****

Castellino e Asia Usb non c’entrano nulla. Sembra ridicolo anche solo doverlo scrivere.

Eppure, a Il Fatto Quotidiano non hanno problemi ad accostare un’organizzazione – che dell’antifascismo non fa una bandiera, ma una pratica quotidiana – al nome di un neofascista conclamato, protagonista tra le altre cose di un assalto alla CGIL.

Potrebbe essere solo becero sensazionalismo, cosa già grave. Ma in un periodo di strette autoritarie e incremento di sgomberi e repressione, associando la lotta per il diritto all’abitare coi neofascisti, si finisce inevitabilmente per avallare le politiche securitarie e repressive di questa amministrazione, della prefettura e del governo.

Associare dei neofascisti al movimento di lotta per la casa diventa a tutti gli effetti un attacco inaccettabile alla credibilità di compagnə, militanti, cittadinə che da sempre lottano per la dignità, per i diritti e per l’esistenza stessa di un presidio antifascista in un territorio totalmente abbandonato dalle istituzioni.

Strumentalizzare l’antifascismo è una cosa vergognosa in generale, farlo per sensazionalismo è totalmente inaccettabile.

Al Fatto Quotidiano chiediamo la rettifica dell’articolo e soprattutto rispetto per chi lotta quotidianamente e pratica l’antifascismo nei fatti, non solo a parole.

Solidarietà ad Asia Usb, giù le mani dai sindacati antifascisti e dallla lotta per il diritto all’abitare!

Casa del Popolo Casalbruciato – Potere al Popolo Roma

Fonte

04/09/2019

Quando le periferie rivendicano dignità e identità “di classe”

Roma. Il campo sportivo in via Morrovalle a San Basilio alle 18.00 è già pieno di gente. Sul ring allestito in mezzo al campo i ragazzi delle palestre popolari si affrontano in brevi incontri di box. I boxeur vengono annunciati per nome, cognome e palestra di provenienza e già lì si capisce che è “sport popolare”: Quarticciolo, San Lorenzo etc.

L’occasione dell’incontro non è però una manifestazione sportiva, è una festa organizzata dal Centro Popolare San Basilio, nato occupando alcuni locali abbandonati sotto le nuove case popolari, chiamata per discutere il feroce rapporto tra Roma e le sue periferie e per rivendicare il fatto che Roma è anche le sue periferie e i loro abitanti.

E se questa rivendicazione di dignità e identità, di riscatto contro l’esclusione, sta tutta dentro l’oggi, viene rivendicata anche la memoria storica di come a tutto questo si è arrivati. Tra pochi giorni sarà il 45° anniversario dell’uccisione di Fabrizio Ceruso da parte della polizia durante la battaglia di San Basilio nel 1974 per il diritto alla casa. Sabato ci sarà il corteo per le strade del quartiere e molte altre iniziative collaterali in vari quartieri della Tiburtina come Casalbruciato o a Tivoli, la cittadina a est di Roma da dove veniva Fabrizio, ucciso a 19 anni nelle strade di San Basilio durante gli scontri. Dal palco lo ricorda la sorella, sottolineando come ottenere la casa con la lotta sia un fattore di dignità ed emancipazione.

C’è quindi una continua connessione tra passato, presente e aspettative che si incrocia anche nel dibattito a cui partecipano il cantautore Mannarino (nato e vissuto a San Basilio) e il disegnatore Zerocalcare (nato e vissuto poco più in là, oltre la barriera rappresentata dal carcere di Rebibbia che divide San Basilio da Ponte Mammolo e dal quartiere che ha preso il nome del carcere stesso). Insieme a loro ci sono gli attivisti sociali che hanno fortemente voluto e costruito questa giornata: Lillo del centro popolare, Federico, abitante di San Basilio e attivista della Federazione del Sociale Usb, Maria Vittoria anche lei dell’Asia-Usb ma attiva in un’altra periferia, quella di Tor Bella Monaca, e Sukena una delle occupanti delle case di via Cardinal Capranica (periferia nord, a Primavalle) sgomberate questa estate.

Una discussione vera, sentita che riassume una voglia di recupero di identità e dignità sociale di questo “popolo” e una loro forte riaffermazione dentro le priorità sociali della Capitale. Significativo il passaggio di Federico quando rifiuta la dicotomia tra cattivi o piagnoni con cui vengono conformati gli abitanti delle periferie nei format televisivi. O rabbiosi contro immigrati e zingari oppure meri casi individuali di disagio sociale. Una dicotomia falsa e strumentale che va spezzata recuperando identità collettiva e azioni comuni.

Si è quasi emozionato Mannarino, cantautore ormai affermato, nato e vissuto in mezzo a quei lotti di case popolari e poi soggetto del “salto” che ti porta altrove. Anche Zerocalcare racconta della sua vita in questi quartieri, sui quali magari i genitori ti suggerivano di fornire indicazioni vaghe per non farti affibbiare addosso l’etichetta di chi viene da San Basilio o da Rebibbia, una stimmate spesso non dichiarata ma che mette sull’allerta molti interlocutori.

In serata il campo sportivo si riscalda con il concerto di Franco Ricciardi, anomalo autore neomelodico napoletano con una sua dichiarata sensibilità sociale, magari interpretata in modo molto personale, ma indubbiamente coinvolgente sul piano musicale, scoprendo che anche a Roma, e non solo a Napoli, centinaia di persone conoscono a memoria i suoi testi.

Intorno centinaia di persone, del quartiere e non solo, che si sono ritrovate e riconosciute come parte di un corpo sociale che va però del tutto ricostruito dopo anni e anni di feroce frammentazione sulla quale è stata alimentata strumentalmente una guerra tra poveri. “Prima gli sfruttati” riassume bene il radicale rovesciamento della logica su cui la destra vorrebbe acquisire egemonia nei quartieri popolari. Quando si parla di riscatto degli abitanti delle periferie si parla proprio di questo, e il nemico “di classe” questo rovesciamento di priorità lo teme come la peste.

È un lavoro complicato ma necessario quello della ricomposizione di un blocco sociale che riconosca i propri interessi “di classe” e li rimetta in conflitto contro il nemico nel modo dovuto. È un lavoro politico ma anche culturale, sociale ma anche “psicologico” che ha bisogno di molti fattori e che vanno agiti tutti insieme, perché uno solo non ha ancora la forza di diventare fattore di ricomposizione e di lotta.

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27/08/2019

Roma Siamo Noi. A San Basilio, i quartieri popolari tornano protagonisti


Rimettere la periferia al centro della città.

Si potrebbe senza dubbio sintetizzare così, parafrasando il vecchio adagio circa una Chiesa e il suo villaggio, lo spirito che muove gli organizzatori di Roma Siamo Noi!, “settimana di mobilitazione” dal 3 all’8 settembre che vedrà impegnata la periferia orientale romana in occasione del 45° anniversario dalla morte di Fabrizio Ceruso, giovane compagno di Tivoli ucciso nei feroci scontri con le forze dell’ordine a San Basilio nel lontano 1974.

Proprio a San Basilio, martedì 3, si terrà la giornata clou che vedrà la presenza di ospiti tanto illustri quanto fedeli narratori del modo di vivere, e dunque di essere, della borgata della capitale (e non solo). Stiamo parlando di Zerocalcare, Alessandro Mannarino e Franco Ricciardi.

Procedendo con ordine, l’appuntamento per i residenti dello storico quartiere romano è alle ore 17 in via Morrovalle, dove si terrà un primo momento di socializzazione veicolato dai valori della nobile arte: sarà infatti occasione per cimentarsi, o per assistere, in una esibizione di pugilato, organizzata dal circuito delle palestre popolari di Roma.

A seguire, la giornata entrerà nel vivo con il racconto di, come recita il titolo dell’incontro, “Storie di riscatto e dignità nei quartieri”. Qui, alla presenza del fumettista e del cantautore romano, il centro dell’attenzione sarà tutto per quelle “storie di riscatto e dignità che, negli ultimi anni e mesi, hanno dimostrato come Roma e i quartieri popolari sono molto diversi dalla narrazione fatta dai grandi media”.

Il superamento di quella patina di degrado e subalternità, spesso imposta dalla grande narrazione nei riguardi di quelle zone che non godono delle mire affaristiche del turismo internazionale, sarà al centro del dibattito, e giustifica pienamente la presenza di Zerocalcare e di Mannarino, da sempre impegnati con la loro produzione artistica nel mostrare il vero volto delle borgate (o degli ultimi in generale), quello sottaciuto dalla Roma bene, dagli speculatori, dai maggiori organi di informazione.

Un volto di certo meno imbellettato, ma carico della dignità e della voglia di riscatto che attraversa quel mondo del lavoro, quell’orizzonte di solidarietà, che non trovano spazio sotto i riflettori della ribalta del “mondo che conta”, spesso e volentieri proprio perché quel mondo, basato sull’atomizzazione dei rapporti sociali e sullo sfruttamento di risorse umane e naturali, viene messo fortemente in discussione.

Fu così per Fabrizio Ceruso, caduto sotto i colpi della repressione mentre lottava per un diritto basilare di una società che si possa dire libera ed emancipata: una casa per tutti, ed è così ancora oggi, checché se ne dica nei salotti buoni della società.

Racconti, sì, ma anche proposte concrete, quelle che possano garantire una ritrovata “centralità” politica e progettuale a quelle comunità abbandonate dalle amministrazioni di tutti i colori, che rimettano al centro di un progetto solidale e inclusivo investimenti pubblici, posti di lavoro, luoghi di aggregazione, in grado di sviluppare un sentimento di appartenenza che, a partire dal luogo fisico, si tramuti – o meglio – venga riconosciuto come un progetto di società, e dunque di città, alternativa a quella attuale.

Oltre ai già citati artisti romani, il dibattito sarà impreziosito dalla voce di Federico Giglio, attivista del Centro Popolare San Basilio e militante della Federazione del Sociale Usb, Maria Vittoria Molinari, figura storica della lotta per l’abitare in città con l’Asia Usb di Tor Bella Monaca, e Sukena, ex abitante dell’occupazione sgomberata quest’estate a Primavalle e militante anch’essa dei movimenti per il diritto all’abitare.

Per finire, spazio a chi questa condizione e la voglia di ripartire la canta, e lo fa come in pochi possono permettersi perché in borgata, anche se di un’altra città, c’è nato e c’è vissuto, imparando a conoscerne i problemi, lo spirito e le potenzialità. È il caso di Franco Ricciardi, cantautore napoletano, artista simbolo della voglia di riscatto di Scampia, che porterà tra le strade di San Basilio la carica di chi non si arrende a etichette e pregiudizi create e appiccicate ad hoc da chi, quelle periferie, non le ha viste “nemmanco in cartolina” (riservate, si sa, a ben altri lidi).

Tutto questo, scrivono gli organizzatori, sarà completamente gratuito, con la presenza di giochi per bambini, bar e cucina in funzione per tutta la durata degli eventi, per permettere ai partecipanti di tutte le età, condizione ed estrazione sociale di poter vivere appieno gli eventi in programma. In aggiunta, l’immancabile “riffa di solidarietà popolare”.

Roma siamo noi, urlano i quartieri popolari dai manifesti e dagli eventi pubblicati sui social. Roma siamo noi, verrà ribadito in questa prima settimana di settembre, per “riportare al centro dei nostri quartieri le battaglie di quegli anni e collegarle alla situazione attuale, con l’obiettivo di difenderci da sgomberi e repressione, di rivendicare il diritto alla casa e agli spazi sociali, per una città libera, aperta e solidale”.

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05/02/2018

Anche La7 si mette a fare disinformazione contro Potere al Popolo

Questa mattina è andato in onda su LA7, all’interno del programma L’aria che tira, l’ennesimo servizio compiacente con il mantenimento dello status quo. Ovvero l’accostamento periferia = degrado.

Il servizio doveva in realtà raccontare la partecipatissima assemblea di Potere al Popolo, sabato pomeriggio, per il lancio della campagna elettorale per le elezioni politiche del 4 marzo, che assieme agli attivisti e militanti della città si era deciso di programmare in periferia, tra la nostra gente.

San Basilio è stata scelta proprio per questo. Perché, nonostante le sue contraddizioni, è un quartiere che lotta, un quartiere resistente e sopratutto un quartiere solidale.

La scelta giornalistica evidentemente è stata di dare spazio a tutt’altro e, nel mezzo, infilarci brevemente due immagini della piazza riunita. Ecco quindi che quello che noi organizziamo e chiamiamo “diritto all’abitare”, battendoci contro la vendita e per la difesa e l’ampliamento dell’edilizia residenziale pubblica, viene etichettato come “racket” delle occupazioni. Ecco quindi come incivili sgomberi con la sola alternativa di vivere per strada, vengono promossi a “ripristino della legalità”!!!

Di conseguenza la volontà di evidenziare solamente “l’economia illegale parallela”, di fatto il welfare delle periferie (la produzione economica illegale fa parte del pil a tutti gli effetti grazie alle nuove scelte di Eurostat, specchio dell’incentivo all’abbandono scolastico (è stata chiusa una scuola media 5 anni fa), della disoccupazione voluta e necessaria al maggior sfruttamento dei lavoratori, delle politiche repressive volte non alla “rieducazione”, come vorrebbero farci credere, ma alla destinazione “idonea” degli esclusi della periferia.

Sarebbe stato corretto ed opportuno mandare in onda le interviste fatte ai candidati sul programma di Potere al Popolo, magari invitarci in trasmissione, (in fondo siamo noi i diretti interessati), invece di ospitare forze politiche che si ergono a difensori dello stato e della legalità, ma che sono di fatto i responsabili politici dello stato in cui versiamo nei nostri quartieri.

Partendo dal riscatto popolare, per il miglioramento delle nostre condizioni materiali, attraverso una politica dal basso che rivendichi casa, lavoro pagato degnamente, reddito e accessibilità ai servizi. Che dica, più Stato e meno mercato!

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09/12/2016

Povertà, criminalità e palazzinari. Dopo i fatti di Magliana

Dopo i fatti di Magliana del 5 novembre e dopo i fatti di San Basilio di pochi giorni fa, alcune cose è il caso di puntualizzarle.

A Magliana un corteo razzista dei fascisti (sullo striscione era scritto “Magliana come Goro”) è stato permesso di sfilare nonostante il divieto della questura e in barba alla legge Mancino, mentre il presidio antifascista alla sede del CSO Macchia Rossa è stato caricato e disperso violentemente, permettendo, sempre ai fascisti, di attuare la devastazione e il saccheggio, reato grave, del centro sociale nell’inerzia delle “forze dell’ordine”.

Macchia Rossa era infatti un ostacolo alla criminalità locale che fa traffico di case popolari e forse anche di droga e che con i fascisti ha trovato il naturale contraltare, come già visto con mafia-capitale.

Affermare che a San Basilio non c’era un problema di razzismo è una miopia pericolosa perché gli slogan fascisti e leghisti di stranieri accaparratori di servizi pubblici negati agli italiani trova ampia sponda, sponsorizzati quasi ogni giorno da trasmissioni televisive a divulgazione nazionale. Il problema che si pone a Magliana come a San Basilio e non solo, è quello della povertà e della distruzione dello stato sociale, dove le poche risorse a disposizione, sempre più poche, sono contese in una guerra tra poveri dove i fascisti si inseriscono con il loro odio, che sposta l’attenzione da chi governa con politiche neo-liberiste, a quelli più disgraziati di noi.

La situazione romana è particolarmente grave perché la giunta M5S-Raggi sta dimostrando non solo inerzia, ma anche soluzioni ai problemi che premiano i soliti palazzinari. La vicenda stadio/speculazione di Pallotta (e non della Roma) chiarisce come la sindaca Raggi pensi di fare un’operazione di facciata per poi favorire i soliti speculatori a danno di tutti i romani. Già la vicenda delle olimpiadi ha visto la Raggi tergiversare sino all’intervento di Grillo preoccupato per la figuraccia possibile, ed ora si profila la vicenda di Tor di Valle in cui il Raggio magico spera nelle dimissioni di Berdini per poi scaricare su lui le colpe della successiva colata di cemento.

Opporsi alla speculazione di Pallotta non è questione solo di ambientalisti, ma questione centrale per i cittadini di Roma, perché è chiaro che per realizzarla saranno necessari molti milioni di euro pubblici sviati sia da opere comunque necessarie (vedi ammodernamento della ferrovia Piramide-Ostia e della via Ostiense), o per la realizzazione di case popolari o il loro risanamento.

A Magliana si sta tentando di costruire un coordinamento comune delle organizzazioni e realtà del territorio più ampia possibile, sia per costruire cultura inclusiva, sia per rivendicare soluzioni ai problemi concreti (casa, trasporto, servizi, eccetera), percorso attento a non essere utilizzato da partiti screditati che hanno creato questo malessere e che sperano di rifarsi una verginità morale.

Questo percorso iniziato a Magliana, penso sia una proposta da veicolare ad altri territori romani.

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“Di chi sono le responsabilità sui fatti di San Basilio”

Intervista a Michele Giglio. I mass media stanno amplificando strumentalmente quanto accaduto nel popolare quartiere romano di San Basilio. Radio Città Aperta questa mattina ha voluto vederci più chiaro ed ha sentito Michele Giglio, uno degli abitanti del quartiere, attivista storico dell'Asia Usb e della Carovana delle Periferie.

Abbiamo in collegamento Michele Giglio. Vogliamo parlare di quanto è accaduto ieri a San Basilio cercando di andare a fondo, di approfondire la questione in maniera accurata. Prima però vorrei partire proprio dalla strettissima attualità. So che anche questa mattina c'è uno sfratto che si sta cercando di impedire. Ti va di spiegarci come è la situazione adesso?

Questa mattina non stiamo a San Basilio ma in un altro quartiere del quadrante est. Siamo in zona Prenestina vicino a Via Longoni dove c'è un picchetto antisfratto di una famiglia che vive in un alloggio dei Piani di Zona e viene sfrattata perché praticamente queste cooperative – che hanno costruito su aree pubbliche 167 con denaro pubblico della regione – stanno truffando gli inquilini perché gli fanno pagare delle somme che non stanno nella legge regionale che regola le assegnazioni di queste case che non sono case popolari Erp, ma sono a economia in convenzione e quindi queste cooperative usufruendo di denaro pubblico le affittano e le vendono a prezzo di mercato.

E quindi guadagnano due volte.

Guadagnano due volte. Però parliamo di quanto accaduto ieri a San Basilio.

Esatto. Andiamo invece a quanto è accaduto ieri perché insomma la vicenda è finita poi sui media nazionali semplicemente bollata come razzismo ..

Non si tratta di razzismo, anche se la gente purtroppo viene bombardata quotidianamente anche dal potere, a prescindere da chi governa, perché è chiaro che c'è una destra xenofoba e razzista che soffia sul fuoco ma c'è un'altra forma di xenofobia che magari anche i governi di centrosinistra attuano, non lo dicono ma le attuano perché se poi applicano politiche neo liberiste che affamano la gente è normale che la percezione che si dà è comunque quella che lo stato sociale te lo toglie chi è più povero di te, mentre in realtà lo stato sociale lo tolgono i governi che si succedono nel nostro paese, che accettano le imposizioni del Fondo Monetario, della Banca Centrale Europea, dell'Unione Europea e quant'altro. Bisogna aggiungere che noi viviamo in un paese che ha la percentuale più bassa di case popolari. Il problema è questo qui, soprattutto nella città di Roma, dove esiste da sempre un problema abitativo e negli ultimi anni si sta accentuando sempre di più. Che succede? Succede che nonostante ci sia una bassissima percentuale di case popolari, negli ultimi anni, invece di assegnarle queste case, magari perché muore l'intestatario o quant'altro, sono lasciate vuote e invece di assegnarle vengono murate. Nel frattempo è chiaro che il fabbisogno è tanto, la crisi è tantissima, qualcuno per bisogno fa la domanda all'Ater, ma siccome le case popolari non si fanno, sempre per bisogno le occupa. Che succede? Succede che nel momento in cui le occupi, dopo anni che non viene gestito il problema, le case si riassegnano. Ora è un caso che ieri questo appartamento in graduatoria sia andato ad una famiglia di immigrati marocchini. La gente ha reagito, sbagliando, inveendo, ma è il risultato inevitabile. Infatti poi l'ha detto nell'intervista in televisione anche quel cittadino, che conosciamo, il quale precisava che comunque fosse stato, anche se fosse stata una famiglia di italiani, si sarebbe reagito così. "Io ho fatto la domanda per la casa, il comune di Roma non risponde da anni, io mi sarei opposto con le mie forze". Allora il tema di fondo è questo: che nel nostro paese andrebbe rilanciata l'edilizia residenziale pubblica. Noi siamo il paese con la percentuale più bassa, quindi avendo la percentuale più bassa abbiamo dei prezzi di mercato inaccessibili. E qua il problema è che le risposte che danno le istituzioni non risolvono il problema e cercano di mettere i bisogni dei cittadini italiani contro i bisogni di altri cittadini che vengono da altri luoghi, ai quali comunque bisogna dare una riposta, perché se lavorano nel nostro paese o vengono ospitati nel nostro paese anche in quel caso gli va data una risposta abitativa.

Sì. L'impressione – scusa se ti interrompo – è che non solo non si provveda a risolvere questa situazione ma, anzi, si cerchi in qualche modo di favorire uno scontro, quella che potremo definire una guerra tra poveri.

Certo, perché il potere in questo, avendo in mano l'informazione, ne approfitta. C'è anche un problema di fondo. Questa intervista la stiamo facendo da una radio libera, ma l'informazione è controllata dal grande capitale nel 90 per cento dei casi, quindi siccome non si danno le risposte, si dice alla povera gente che lo stato sociale te lo toglie chi è più povero di te, mentre non è così E' dagli anni '80 che nel nostro paese e in questa città, non vengono costruite case popolari perché bisogna incrementare la rendita finanziaria e la speculazione edilizia, a prescindere da chi governa, queste la fanno da padrona. Quindi i vari Caltagirone, i vari Ligresti, i vari Toti, Parnasi, e quant'altro. Alla gente va spiegato che è un imbroglio pensare che tu la casa non ce l'hai perché te la toglie chi è più povero di te.

E dopo aver creato queste condizioni è molto più semplice semplificare e ridurre tutto ad una questione di razzismo...

Certo. La gente viene bombardata quotidianamente ogni giorno, ogni giorno... che il problema sono gli immigrati, che il problema è che si danno i soldi agli immigrati – che poi tra l'altro non è neanche vero perché anche quando vengono stanziati, i soldi li prendono le cooperative che gestiscono e agli immigrati non va nulla. Non si fanno le case popolari, non danno risposte, non gestiscono le case popolari esistenti. Il paradosso è che oltre al fatto di non gestirle, le murano per non assegnarle. La stessa cosa l'hanno fatta anche le forze razziste e xenofobe di questo paese, che hanno governato, mi riferisco alla Lega Nord, mi riferisco ad Alleanza Nazionale e quant'altro e non solo a Roma. A Milano negli anni passati hanno murato 9.750 alloggi e comunque sia agli italiani non è che gli hanno dato la casa... “Te la toglie l'immigrato" lasciano intendere, però anche quando loro governavano, se volevano dare casa ai milanesi o ai "padani" non gliel'hanno data uguale. Quando ha governato Alemanno in questa città – non ci scordiamo che Alemanno quando si è candidato a sindaco, avevo detto che avrebbe costruito 50 mila case popolari – non è stato fatto nulla di tutto questo. Ma in questa storia soprattutto le amministrazioni di centro-sinistra hanno delle grandissime responsabilità. Sono quelle che sono state più zelanti nell'attuazione del piano di vendita delle case popolari o al piano di privatizzazioni. Quindi hanno forse responsabilità anche maggiori su questo argomento.

L'impressione è che il quadro sia quello di una precisa volontà che porta poi a situazioni di questo tipo. Grazie Michele per essere stato con noi.

radiocittaperta.it , la radionline che puoi ascoltare in tutte le città

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07/12/2016

San Basilio. Come viene costruita la guerra tra poveri

Quanto avvenuto a San Basilio, storico e popolare quartiere periferico della Capitale, deve essere ben compreso. L'apparato mediatico e quello della stigmatizzazione d'ufficio sono scattati all'unisono liquidando il fatto come razzismo, xenofobia etc. etc. Nessuno ha cercato di andare in profondità e di rendere disponibili le informazioni necessarie per sapere – e per capire – come funziona esattamente una guerra tra poveri e quanto “dolo” istituzionale ci sia in essa.

A San Basilio da tempo è in corso uno scontro tra abitanti, Ater e Comune sugli alloggi occupati abusivamente. Le occupazioni abusive in pochi casi appartengono al mercato nero delle abitazioni, nella stragrande maggioranza dei casi derivano dallo stato di necessità. In questo caso, la famiglia che occupava abusivamente l'alloggio che l'Ater aveva assegnato alla famiglia di un operaio marocchino, aveva vissuto per tre anni in una roulotte dopo essere stata sfrattata.

Da un lato l'Ater rifiuta di dare soluzione alle occupazioni abusive rivendicando in via di principio la sola legittimità delle assegnazioni. Dall'altro l'offerta abitativa di case popolari a fronte dell'emergenza abitativa è irrisoria. Si crea così un cortocircuito micidiale in cui le graduatorie delle assegnazioni sono poca roba e ferme da anni. Dentro l'immobilismo istituzionale le famiglie senza casa, in modo individuale e spesso non organizzato, passano alle vie di fatto occupando gli alloggi popolari che rimangono inutilizzati.

A San Basilio, proprio alcuni mesi fa, gli attivisti dell'Asia avevano bloccato alcuni sfratti e rimosso le piastre che chiudevano le porte di alcuni alloggi inutilizzati, denunciando il fatto che l'Ater teneva chiuse le abitazioni a fronte di decine di famiglie in mezzo alla strada. Assemblee popolari, occupazioni di assessorati, blocchi stradali hanno provato a segnalare che questa gestione è irresponsabile. E qui forse c'è un errore: questa gestione del patrimonio abitativo pubblico è pienamente responsabile di quanto accade, inclusa la guerra tra poveri che abbiamo visto ancora una volta a San Basilio.

E' evidente che vedere una famiglia occupante messa nuovamente in mezzo alla strada e sostituita da una nuova famiglia – che ha tutti i diritti per vedersi assegnato l'alloggio – non è affatto un belvedere. Le reazioni erano non solo prevedibili, ma forse sono state anche indotte, cercate, incentivate affinché venissero fuori e gestite mediaticamente esattamente come accaduto.

Vogliamo e possiamo dirlo con certezza: dentro l'Ater e il Comune di Roma c'è chi sceglie di gestire le cose esattamente come abbiamo visto a San Basilio per produrre e amplificarne l'effetto. I proletari dei quartieri periferici in alcuni casi sono più lungimiranti dei loro veri nemici (istituzioni, padroni del mercato abitativo etc.) in altri casi cadono esattamente nelle trappole che gli vengono allestite davanti. In alcuni casi abboccano con tutte le scarpe all'idea che il problema siano altri poveri come o peggio di loro, magari immigrati. In altri casi trascinano a giudizio popolare dirigenti e funzionari dell'Ater e del Comune. Ma i primi te li portano sotto casa e a tiro, i secondi al massimo mandano avanti i vigili urbani e restano al sicuro nei loro uffici. Sono questi che vanno stanati e messi di fronte alle proprie responsabilità.

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