Presentazione


Analisi, opinioni, fatti e (più di rado) arte da una prospettiva di classe.
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09/09/2026

La bandiera dell’antisemitismo e la sponda con Israele: perché il DDL non ci cambierà

di Fulvio Scaglione 

Oggi è il giorno della politica che se ne frega. Che se ne frega della gente e della realtà. Oggi, cioè, è il giorno in cui cominciano alla Camera i lavori sul “decreto di legge antisemitismo”, tecnicamente Disegno di legge n. 1004 (“Disposizioni per il contrasto all’antisemitismo e per l’adozione della definizione operativa di antisemitismo”), che partono alla Commissione Affari Costituzionali con il chiaro intento di ottenere una rapida approvazione come già fu al Senato, nel marzo scorso, con 105 voti a favore, 24 contrari e 21 astenuti. L’apertura della discussione (be’, discussione si fa per dire) coinciderà con la grande mobilitazione di 250 organizzazioni politiche e sociali che, a Roma e in altre 45 città, si faranno sentire per dire no a questo decreto. In piazza, tra gli altri, anche Laboratorio ebraico Antirazzista, Mai indifferenti e Tikkun, organizzazioni ebraiche che hanno preso posizione contro il genocidio dei palestinesi. E la Federazione Nazionale della Stampa Italiana. E molti dei 3 mila professori universitari e ricercatori che hanno risposto all’appello dei costituzionalisti Alessandra Algostino e Gaetano Azzariti e dicono anche loro no a una legge che prende l’antisemitismo e “lo banalizza e lo equipara all’espressione di opinioni critiche verso le politiche di occupazione dello Stato israeliano”.

Il DDL 1004, infatti, sventola la bandiera nobile e ineludibile dell’antisemitismo ma nella sostanza persegue due scopi ben diversi: da un lato, comprimere gli spazi di libera e critica espressione; dall’altro, promuovere una propaganda politica a senso unico a favore dello Stato di Israele. Su questo scopo sono confluite due diverse esigenze. La prima è quella dell’attuale maggioranza di Governo che, non diversamente da quanto accade in altri Paesi europei (si pensi alla Gran Bretagna o alla Germania, dove il ministro Boris Pistorius ha chiesto la messa fuorilegge dell’AfD), si prepara a una difficile sfida politica nel 2027 e cerca in ogni modo di conservare porzioni di elettorato moderato e di proteggerle da eventuali tentazioni (vedi Vannacci). Il tutto in un’Europa sbandata che, quando si tratta di Israele, ormai rinuncia persino a proteggere i propri cittadini (vedi Global Sumud Flotilla) anche di fronte a un bandito come il ministro Itamar Ben Gvir, mentre stringe accordi sempre più imbarazzanti con l’apparato sicuritario dello Stato ebraico.

La seconda è quella di molte delle più influenti associazioni ebraiche italiane che incessantemente lavorano per promuovere l’idea che ebraismo e Stato di Israele siano di fatto sinonimi e che, quindi, criticare lo Stato israeliano e le sue politiche (come peraltro si fa regolarmente con qualunque Stato), sia di fatto un’espressione di antisemitismo. Queste associazioni sono le uniche a essere state invitate al tavolo di lavoro organizzato dal Governo (più precisamente: Gruppo tecnico di lavoro per l’aggiornamento e l’attuazione della Strategia nazionale di lotta contro l’antisemitismo) a cui peraltro partecipava, in qualità di esperto, anche Paolo Mieli, strenuo negatore (anche contro il parere dell’Onu) di qualunque forma di genocidio a Gaza. Mai chiamati al tavolo, ovviamente, intellettuali ebrei “dissidenti” come Ariel Toaff, Anna Foa o Moni Ovadia.

La definizione dell’IHRA

Considerate queste due spinte, dunque, non è un caso che alla fine i promotori del decreto abbiano deciso di assumere la definizione di antisemitismo più consona a tali esigenze, ovvero quella dell’IHRA (International Holocaust Remembrance Alliance). L’IHRA, che ha la sede centrale a Berlino, è un’organizzazione relativamente recente, essendo stata fondata nel 1998. E ancor più recente, cioè del 2016, è la sua definizione di antisemitismo. Già a questo punto incontriamo una stranezza: si tratta, come precisarono gli estensori, di una “definizione operativa e non giuridicamente vincolante” e che tale è stata adottata da Paesi come Austria, Bulgaria, Canada, Francia, Germania, Israele, Lituania, Macedonia del Nord, Regno Unito, Stati Uniti e nel 2020 anche dall’Italia. Che però è l’unico Paese, insieme con la Romania che l’ha già fatto, a voler tramutare tale definizione “non operativa” in una norma di legge, cioè in qualcosa di operativo per 60 milioni di persone.

La definizione di antisemitismo dell’IHRA non ha nulla che non va. Eccola: “L’antisemitismo è una certa percezione degli ebrei che può essere espressa come odio per gli ebrei. Manifestazioni di antisemitismo verbali e fisiche sono dirette verso gli ebrei o i non ebrei e/o alle loro proprietà, verso istituzioni comunitarie ebraiche ed edifici utilizzati per il culto”.

Il problema è che poi l’organizzazione la traduce in una serie di esempi. Eccoli:

“Per orientare l’operato dell’IHRA le seguenti spiegazioni possono servire come esempi:

Le manifestazioni possono avere come obiettivo lo Stato di Israele perché concepito come una collettività ebraica. Tuttavia, le critiche verso Israele simili a quelle rivolte a qualsiasi altro Paese non possono essere considerate antisemite. L’antisemitismo spesso accusa gli ebrei di cospirare per danneggiare l’umanità, e se ne fa ricorso di frequente per dare la colpa agli ebrei quando “le cose non funzionano”. L’antisemitismo si esprime nel linguaggio scritto e parlato, con immagini e con azioni, usa sinistri stereotipi e fattezze caratteriali negative per descrivere gli ebrei.

Considerando il contesto generale, esempi contemporanei di antisemitismo nella vita pubblica, nei mezzi di comunicazione, nelle scuole, al posto di lavoro e nella sfera religiosa includono (ma non si limitano a):

Considerare gli ebrei collettivamente responsabili per le azioni dello Stato di Israele.

Incitare, sostenere o giustificare l’uccisione di ebrei o danni contro gli ebrei in nome di un’ideologia radicale o di una visione religiosa estremista.

Fare insinuazioni mendaci, disumanizzanti, demonizzanti o stereotipate degli ebrei come individui o del loro potere come collettività – per esempio, specialmente ma non esclusivamente, il mito del complotto ebraico mondiale o degli ebrei che controllano i mezzi di comunicazione, l’economia, il governo o altre istituzioni all’interno di una società.

Accusare gli ebrei come popolo responsabile di reali o immaginari crimini commessi da un singolo ebreo o un gruppo di ebrei, o persino da azioni compiute da non ebrei.

Negare il fatto, la portata, i meccanismi (per esempio le camere a gas) o l’intenzione del genocidio del popolo ebraico per mano della Germania Nazionalsocialista e dei suoi seguaci e complici durante la Seconda Guerra Mondiale (l’Olocausto).

Accusare gli ebrei come popolo o Israele come stato di essersi inventati l’Olocausto o di esagerarne i contenuti.

Accusare i cittadini ebrei di essere più fedeli a Israele o a presunte priorità degli ebrei nel mondo che agli interessi della loro nazione.

Negare agli ebrei il diritto dell’autodeterminazione, per esempio sostenendo che l’esistenza dello Stato di Israele è una espressione di razzismo.

Applicare due pesi e due misure nei confronti di Israele richiedendo un comportamento non atteso da o non richiesto a nessun altro Stato democratico.

Usare simboli e immagini associati all’antisemitismo classico (per esempio l’accusa del deicidio o della calunnia del sangue) per caratterizzare Israele o gli israeliani.

Fare paragoni tra la politica israeliana contemporanea e quella dei Nazisti”.

Il ruolo del professor Bauer

Uno dei maggiori ispiratori delle riflessioni dell’IHRA fu il professor Yehuda Bauer, scomparso nel 2024, grande studioso dell’Olocausto (in, per esempio, Rethinking the Holocaust), ebreo cecoslovacco fuggito ancora bambino da Praga alla Palestina. E si sente nei famosi esempi tutta l’urgenza di proteggere lo Stato di Israele, per cui Bauer aveva combattuto ancora ragazzino nel 1948 e in cui aveva per tutta la vita lavorato. Ma l’Israele di oggi non è quello in cui lui era cresciuto. Perché non dovrebbe essere possibile paragonare le stragi di Gaza a quelle efferate di altri regimi? Che senso ha il timore che a Israele vengano chieste cose che non si chiedono ad altri Stati democratici quando dal 2018, cioè dalla legge “Israele come Stato-nazione del popolo ebraico”, che di fatto caccia di casa il 21% di popolazione non ebraica di Israele, è la natura della democrazia israeliana a essere stata pervertita? E perché non si dovrebbe avere la possibilità di dire che, oggi almeno, le istituzioni di Israele sono pesantemente venate di razzismo, quando i ministri Itamar Ben Gvir e Bezalel Smotrich quasi ogni giorno ce lo confermano?

Quando il professor Bauer ispirava i lavori dell’IHRA, Israele già non era più quello dei suoi tempi. Figuriamoci oggi. Figuriamoci poi in queste ore, quando gli stessi media israeliani avanzano con molte ragioni l’ipotesi che le stragi dei terroristi di Hamas del 7 ottobre siano state “favorite” dalla trascuratezza o dalla compiacenza degli stessi apparati dello Stato ebraico.

Israele è cambiato ma lo scopo di questo DDL 1004 no. Mettere Israele al riparo da qualunque sanzioni, addirittura da qualunque critica, in primo luogo quelle aspre che giustamente non si negano nessuno Stato e a nessuna politica. Di più: sulla base di questo DDL dovrebbero svolgersi “azioni formative rivolte a docenti e attività didattiche rivolte agli studenti”, “attività di ricerca, seminari e incontri in collaborazione con istituzioni universitarie nazionali e internazionali” e “iniziative di formazione e aggiornamento rivolte alle Forze armate, alle Forze dell’ordine e al personale della carriera prefettizia e della magistratura”. Avete presente, con Israele che investe centinaia di milioni in propaganda, cercando persino di influenzare le risposte dell’Intelligenza artificiale?

La Dichiarazione di Gerusalemme

L’antisemitismo c’entra poco, forse nulla. E l’ha capito la Federazione Nazionale della Stampa Italia che, rifiutando di accettare il testo dell’IHRA, ha invece deciso di assumere come guida la Dichiarazione di Gerusalemme sull’antisemitismo, il testo firmato nel 2021 da decine di studiosi di chiara fama dell’ebraismo, ebrei e non. Gli autori, non a caso, nel prologo scrivono che la Dichiarazione è “una risposta alla Definizione IHRA”, da loro giudicata “poco chiara in alcuni punti chiave e largamente aperta a differenti interpretazioni”, notando altresì che essa “include 11 “esempi” di antisemitismo, 7 dei quali incentrati sullo Stato di Israele”, cosa che “pone una sproporzionata enfasi su un ambito specifico”.

E infatti la Dichiarazione è anche più dura della Definizione IHRA sul tema specifico dell’antisemitismo. Ma non ha paura di aggiungere che NON è antisemita “la critica, basata sull’evidenza, di Israele come Stato. Ciò include le sue istituzioni e i suoi principi fondanti. Include anche la sua politica e le sue pratiche, interne ed estere, come l’operato di Israele in Cisgiordania e Gaza, il ruolo che Israele gioca nella regione, o qualsiasi altro modo in cui, come Stato, influenza eventi nel mondo”. Che “Boicottaggio, disinvestimento e sanzioni sono forme comuni e nonviolente di protesta politica contro gli Stati. Nel caso di Israele non sono, in sé e per sé, antisemite”. Che “Il discorso politico non deve essere misurato, proporzionale, temperato o ragionevole per essere protetto dall’articolo 19 della Dichiarazione Universale dei Diritti Umani o dall’articolo 10 della Convenzione Europea dei Diritti dell’Uomo e da altri strumenti legali. La critica che alcuni possono vedere come eccessiva o controversa, o come espressione di un “doppio standard”, non è, in sé e per sé, antisemita”.

Una cosa buona sul DDL, però, possiamo dirla. Sono state eliminate le norme più liberticide, quelle contro le manifestazioni o sull’azione penale. Il Decreto passerà, questo, è sicuro. Come dicevamo, se ne fregano. Ma anche se loro se ne fregano di noi e della ragione, noi non dobbiamo cedere al nemico più insidioso: l’autocensura. È lì che ci vogliono. Ed è lì che rifiuteremo di andare.

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07/03/2026

In Italia la solidarietà con la Palestina sta diventando un reato

Via libera al ddl che adotta la definizione della IHRA contestata da giuristi ed esperti ONU. PD diviso e in gran parte astenuto, mentre M5S e AVS votano contro. Il rischio denunciato da molte organizzazioni: trasformare la critica a Israele in sospetto di antisemitismo

Il Senato ha compiuto un passo che rischia di segnare profondamente il dibattito pubblico in Italia sul conflitto israelo-palestinese. Con il voto sul disegno di legge sull’antisemitismo, Palazzo Madama ha aperto la strada all’adozione della definizione proposta dall’IHRA, l’Alleanza internazionale per la memoria dell’Olocausto. Una definizione che da anni è al centro di forti critiche perché tende a confondere l’antisemitismo – cioè l’odio razziale contro gli ebrei – con la critica politica allo Stato di Israele e alle sue politiche.

Il punto è esattamente questo. Il rischio denunciato da giuristi, esperti delle Nazioni Unite e numerose organizzazioni per i diritti umani è che la nuova normativa possa trasformarsi in uno strumento per criminalizzare chi denuncia le violazioni del diritto internazionale commesse dal governo israeliano o chi manifesta solidarietà con il popolo palestinese.

Non si tratta di una polemica marginale. Israele è attualmente sotto indagine presso la Corte Internazionale di Giustizia per genocidio e per gravi violazioni del diritto internazionale nella Striscia di Gaza. In questo contesto, l’adozione di una definizione che rischia di assimilare la critica a Israele all’antisemitismo appare, per molti osservatori, come un tentativo di ridefinire i confini del discorso pubblico.

Secondo numerose reti ebraiche antirazziste – tra cui gruppi come Jewish Voice for Peace – la definizione IHRA non rafforza la lotta contro l’antisemitismo ma rischia di essere utilizzata come strumento politico per delegittimare il dissenso.

Il nodo centrale sta proprio nella costruzione di un campo semantico ambiguo. Alcuni esempi contenuti nella definizione IHRA suggeriscono che determinate critiche allo Stato di Israele o al sionismo possano essere considerate manifestazioni di antisemitismo. Una formulazione volutamente elastica che, secondo molti giuristi, può essere facilmente usata per colpire attivisti, docenti, studenti e lavoratori impegnati nelle mobilitazioni per la Palestina.

Non è un caso che negli ultimi mesi proprio le manifestazioni di solidarietà con Gaza siano state al centro di tensioni politiche e tentativi di delegittimazione. Scioperi, cortei e campagne di boicottaggio contro Israele hanno visto una partecipazione significativa di lavoratrici, lavoratori e studenti in tutta Europa. E proprio queste mobilitazioni sembrano essere il vero bersaglio politico del provvedimento.

Se la critica allo Stato di Israele viene assimilata all’antisemitismo, chi denuncia il genocidio in corso a Gaza o chi sostiene il boicottaggio accademico ed economico contro le istituzioni israeliane rischia di essere automaticamente collocato in una zona grigia di sospetto.

Il voto al Senato ha inoltre messo in luce una frattura politica significativa tra le opposizioni. Mentre Movimento 5 Stelle e Alleanza Verdi-Sinistra hanno votato contro il provvedimento, il Partito Democratico ha scelto la strada dell’astensione, ma senza una posizione compatta.

Se la maggioranza del gruppo si è astenuta, sei senatori dem hanno votato a favore della legge. Una divisione che riflette il conflitto interno tra chi considera la definizione IHRA un riferimento internazionale necessario e chi invece teme che possa trasformarsi in uno strumento di limitazione della libertà di espressione.

L’astensione, tuttavia, non è una posizione neutrale. Su una legge che riguarda direttamente il rapporto tra lotta al razzismo e libertà di parola, scegliere di non opporsi significa comunque contribuire alla sua approvazione. Ancora di più lo è votare a favore di una norma che molte organizzazioni ebraiche progressiste denunciano come uno strumento non di protezione ma di controllo del dissenso politico.

Il paradosso è evidente: nel tentativo dichiarato di combattere l’antisemitismo, si rischia di costruire un dispositivo che restringe lo spazio del dibattito democratico su Israele e Palestina.

Combattere l’antisemitismo è una necessità storica e morale. Ma proprio per questo non può essere confuso con la difesa politica di uno Stato o con la legittimazione delle sue politiche. Quando le due cose vengono sovrapposte, il rischio è duplice: banalizzare l’antisemitismo reale e delegittimare le critiche a un governo.

L’iter parlamentare del disegno di legge non è ancora concluso. Ci saranno altri passaggi istituzionali prima dell’approvazione definitiva. Ed è proprio in questa fase che si giocherà la partita decisiva.

La posta in gioco è chiara: stabilire se in Italia sarà ancora possibile criticare le politiche dello Stato di Israele, sostenere il boicottaggio internazionale o denunciare il genocidio in corso a Gaza senza essere accusati di antisemitismo.

Perché dietro questa legge non c’è soltanto una discussione giuridica. C’è una battaglia politica e culturale su cosa significhi oggi difendere i diritti umani e su chi abbia il diritto di parlare, protestare e prendere posizione di fronte a una delle tragedie più drammatiche del nostro tempo.

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05/03/2026

Al Senato il prima via libera al Ddl antisemitismo. M5S e AVS votano contro, il Pd no

Con 105 sì, 24 no e 21 astensioni è passato al senato il Ddl che non combatte l’antisemitismo ma lo strumentalizza.

L’obiettivo reale è criminalizzare chi si batte contro il genocidio a Gaza, chi manifesta solidarietà con il popolo palestinese, chi critica il progetto sionista e le politiche di uno Stato che la Corte Internazionale di Giustizia ha messo sotto indagine per genocidio e violazione del diritto internazionale.

La definizione di antisemitismo indicata dall’IHRA che questo Ddl intende adottare è stata severamente contestata da giuristi, da esperti dell’ONU e dalle stesse reti ebraiche antirazziste, perché mette sullo stesso piano l’odio verso gli ebrei e la critica politica a un governo.

In sede di votazione al Senato, l’opposizione di centro-sinistra, come al solito, ha scelto di andare in ordine sparso.

Mentre M5S e AVS hanno votato contro, il PD si è astenuto, anzi si è diviso. Infatti oltre all’astensione espressa dalla maggioranza del gruppo, ci sono stati 6 voti favorevoli.

L’astensione su una legge che colpisce la libertà di espressione non è neanche neutralità, è una scelta, ma lo è ancora di più decidere di avallare questa legge, dando sostegno concreto a una norma che contiene una definizione che le organizzazioni ebraiche antirazziste stesse denunciano come uno strumento non di protezione ma di controllo del dissenso politico.

L’iter parlamentare del Ddl non è ancora concluso. Non lasciamo che criminalizzino la solidarietà con il popolo palestinese e reprimano il dissenso mascherandolo come contrasto all’antisemitismo.

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29/01/2026

Legge bavaglio contro l’antisionismo. La destra accelera l’iter al Senato

La destra accelera sull’iter per l’adozione della Legge che equipara antisemitismo e antisionismo e può portare al divieto delle manifestazioni contro Israele.

Ieri in Commissione Giustizia al Senato, il testo del Disegno di legge Romeo sull’antisemitismo-antisionismo nato dalla proposta presentata dal capogruppo leghista Massimiliano Romeo, è stato adottato come testo base. Sarà questa la base sulla quale lavoreranno i senatori nelle prossime settimane.

Secondo la tabella di marcia, la discussione generale dovrebbe chiudersi il 5 febbraio, mentre il termine per la presentazione degli emendamenti in Commissione è fissato al 10. La maggioranza vorrebbe portare la discussione in aula al Senato entro marzo.

La scelta del ddl Romeo, il primo dei sette ddl depositati a Palazzo Madama sul tema, ha tuttavia evidenziato distanze tra maggioranza e opposizioni che si sono divise nel momento della votazione finale. A favore dell’adozione del testo base hanno votato Fratelli d’Italia, Forza Italia e Lega, insieme a Italia Viva. Contrari Partito democratico, Movimento 5 Stelle e Alleanza Verdi e Sinistra.

Il testo – che si compone di tre articoli – è stato il primo di sette disegni di legge sullo stesso tema ed è per molti punti identico a quello depositato dall’esponente di Italia Viva, Ivan Scalfarotto.

Il fulcro del disegno di legge è l’adozione della contestata definizione operativa di antisemitismo dell’International Holocaust Remembrance Alliance (IHRA) del 2016 presente anche in atti europei e internazionali ma contestata da centinaia di giuristi e personalità per il suo carattere liberticida sulla libertà di espressione.

Il più pericoloso articolo del ddl Romeo è l’art.3 che interviene sull’ordine pubblico, prevedendo che l’autorizzazione a manifestazioni e riunioni pubbliche possa essere negata in presenza di un grave rischio legato all’uso di simboli, slogan o messaggi antisemiti, secondo la definizione adottata dalla legge. In pratica nessuna manifestazione contro Israele.

Contro l’adozione di questa legge, oggi pomeriggio (ieri -ndR) è prevista una manifestazione alle 17.00 in Piazza Capranica (Montecitorio).

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07/10/2025

Equiparare antisionismo ed antisemitismo, l’ultimo tentativo di autogol del governo

Come già è successo negli Stati Uniti nel maggio dello scorso anno, ora anche in Italia la politica si muove per introdurre la definizione di antisemitismo coniata dall’International Holocaust Remembrance Alliance (IHRA). Nella sostanza, esso viene equiparato all’antisionismo, e così si vuole stabilire per legge l’impossibilità di criticare e lottare contro le politiche genocidiarie di Israele.

Il ddl 1627, presentato il 6 agosto da Maurizio Gasparri e arrivato da qualche giorno all’esame della 1ª Commissione permanente (Affari Costituzionali) del Senato, ha assunto il titolo breve di “Contrasto all’antisemitismo”. Esso prevede l’adozione della definizione operativa di antisemitismo per come è stata trasformata dalla propaganda sionista a partire dalla formulazione che l’IHRA ha fatto nel 2016.

Il dettato è questo: “l’antisemitismo è una certa percezione degli ebrei che può essere espressa come odio per gli ebrei. Manifestazioni di antisemitismo verbali e fisiche sono dirette verso gli ebrei o i non ebrei e/o alle loro proprietà, verso istituzioni comunitarie ebraiche ed edifici utilizzati per il culto”.

Tra gli esempi usati per indicare cosa ciò concretamente significhi, la maggioranza dei casi si riferiva a critiche e censure dell’operato di Israele. Una tara già agli albori. Eppure, persino lo stesso estensore di tale definizione, l’avvocato statunitense Kenneth S. Stern, in una testimonianza scritta inviata al Congresso USA ha denunciato la manipolazione del suo scopo originario.

A suo avviso, non è mai stata pensata per l’utilizzo che se ne fa ora. Nella sua nota, ad esempio, Stern condanna come improprio l’uso della definizione per restringere la libertà di parola, come è successo in passato nelle università britanniche. Non a caso, la proposta di Gasparri è indirizzata proprio a imporre per legge una sola ‘verità’, e a farlo tramite l’insegnamento scolastico e universitario.

Nel testo consultabile online si legge: “il Ministro dell’istruzione e del merito istituisce, presso le scuole di ogni ordine e grado, corsi annuali di formazione rivolti agli studenti, al fine di favorire il dialogo tra generazioni, culture e religioni diverse, e di contrastare le manifestazioni di antisemitismo, incluso l’antisionismo” (art. 2).

Ancora, l’articolo 4 aggiunge alla legge 604-bis del codice penale, riguardante la “Propaganda e istigazione a delinquere per motivi di discriminazione razziale etnica e religiosa”, un comma in cui le pene previste vengono applicate anche nel caso di “negazione della Shoah o del diritto all’esistenza dello Stato di Israele”. Se la prima parte non può che trovarci concordi, la seconda è un’evidente strumentalizzazione dei crimini nazisti per cancellare il dissenso intorno al genocidio che porta avanti oggi Tel Aviv.

Come già accennato, il disegno di legge è stato presentato a inizio agosto, per infliggere un attacco pesantissimo alla libertà di parola, così come all’insegnamento critico e alla possibilità di discutere di quel che è successo in Palestina nell’ultimo secolo e continua a succedere ancora oggi.

È chiaro che, al momento della presentazione, l’idea era di mettere una pietra tombale sopra le mobilitazioni al fianco del popolo palestinese, che erano state tante, ma che il governo, tramite media e repressione, pensava di poter ancora relegare a una ‘minoranza rumorosa’.

Ora che gli argini si sono rotti e il paese intero è sceso in piazza contro il genocidio e la complicità della classe dirigente in questo crimine, il ddl mantiene la sua funzione di bavaglio del confronto critico, ma può diventare anche un campo di battaglia politico su cui rilanciare una reale opposizione.

Il blocco sociale che si è andato delineando nelle piazze, seppur ancora in maniera embrionale, ha tra i suoi tratti distintivi proprio l’unità di lotta e azione tra studenti e lavoratori. Il comunicato che riportiamo qui sotto, firmato dall’Unione Sindacale di Base – Scuola e da OSA – Opposizione Studentesca d’Alternativa, conferma che questa alleanza è pronta a dar battaglia al governo su questo ennesimo scempio.

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Senza alcun ritegno: equiparare antisionismo ed antisemitismo, l’ultimo tentativo di autogol di un governo incattivito e scomposto

Il disegno di legge del Governo Meloni “contrasto all’antisemitismo e all’antisionismo”, a firma dell’On. Gasparri, è la prima risposta all’ondata di proteste di massa che finalmente da più di un mese attraversano il Paese contro il genocidio in Palestina. Dietro lo spauracchio dell’antisemitismo, si vuole in realtà impedire qualsiasi critica al governo Israeliano e alla dottrina politica sionista, maggioritaria in Israele e sostenuta dal Governo italiano, ma non certo tra i milioni di persone scese in piazza dal 22 settembre in poi.

Il DDL1627 completa il processo in atto da anni, che vuole sottrarre la Shoah alla sua dimensione storica e politica e fornire un salvacondotto ideologico e morale alla politica sionista, al colonialismo israeliano, celando definitivamente la stortura politica, storica, ideologica alla base della fondazione e della storia di sangue di Israele, così che la politica e la natura di quello Stato non possano più essere messi in discussione, come invece sta avvenendo con forza in Italia con le imponenti manifestazioni di piazza cui abbiamo partecipato da protagonisti.

La cosa più inaccettabile è che tutto questo è orchestrato dagli eredi del MSI, antisemiti per eccellenza e negazionisti della Shoah, che costruendo un collegamento diretto e indebito tra antisemitismo e antisionismo, provano a fermare l’ondata di sdegno per il genocidio in corso in Palestina. Oltre a sanzioni pecuniarie e penali gravi per atti di antisemitismo che si nascondono per questo governo “sotto la veste di antisionismo, dell’odio contro lo Stato ebraico e del suo diritto a esistere e difendersi”, si prevedono anche corsi per studenti, volti a contrastare l’antisionismo.

I nostri partigiani che hanno combattuto l’antisemitismo vero dei nazifascisti si stanno rivoltando nella tomba: questa strumentalizzazione è vergognosa!

Se questo DDL venisse approvato, andrebbero processati i migliaia e migliaia fra professori e professoresse che proprio nelle ultime settimane hanno dedicato parti delle loro lezioni a parlare del genocidio operato sul popolo palestinese e del ruolo criminale di Israele; lo stesso andrebbe fatto con gli studenti e le studentesse che occupano contro la complicità italiana con Israele, magari sbarrando la bandiera israeliana, che cantano “From the river to the sea, Palestine will be free” o che coprono con mani di vernice i volti di Netanyahu e Ben-Gvir, come gli studenti di OSA stanno facendo in queste ore.

Il governo Meloni vuole mettere il bavaglio alle scuole e punire chi dissente, in perfetta linea con la peggiore tradizione fascista, usando lo spauracchio dell’antisemitismo, un’ideologia che non appartiene per nulla alla scuola italiana, ma al massimo ai partiti di Governo. Fino ad ora, contro la mobilitazione in corso, ci avevano propinato la retorica della “scuola neutra”, che deve parlare solo di aspetti didattici e tecnici, una scuola a immagine di Valditara e dagli USR come quelli del Lazio, che voleva bloccare le mozioni dei collegi docenti contro la politica sionista e a favore del popolo palestinese.

Non possiamo e non vogliamo immaginare una scuola in cui criticare Israele è punibile, nonostante la realtà e la storia, mentre soldati dell’IDF possono tenere i loro corsi nelle scuole italiane, come successo a Milano. USB Scuola e OSA sono molto chiare: c’è da combattere una battaglia culturale durissima, a partire da scuole e università, perché il sionismo è ammesso e praticato a tutti i livelli del nostro paese, aumentando giorno dopo giorno in intensità e violenza. Se il Governo attacca il dissenso, imprimendo questa nuova svolta autoritaria alla scuola, noi siamo pronti a ribloccare tutto, a partire dai nostri istituti.

L’alleanza fra studenti e lavoratori della scuola che stiamo promuovendo è pronta a organizzarsi e mobilitarsi a difesa della democrazia nelle scuole e per il blocco di questo Ddl1627. Non ci metterete il bavaglio! Se ci proverete, bloccheremo tutto! Ancora una volta!Il Ddl1627 diventerà il nostro nemico principale. Le occupazioni si stanno organizzando per rispedire al mittente questa proposta senza ritegno che vuole mettere a tacere la solidarietà con la Palestina nelle scuole. Sappiatelo!

Fonte

04/08/2025

Il Brasile esce dall’IHRA e condanna Israele

Il governo del presidente Luiz Inácio Lula da Silva ha formalmente ritirato il Brasile dall’International Holocaust Remembrance Alliance (IHRA), intensificando le tensioni diplomatiche con Israele e riaccendendo il dibattito globale sui confini tra antisemitismo e critiche alle politiche israeliane. La decisione, presa il 18 luglio ma confermata pubblicamente solo il 24 luglio dal Ministero degli Esteri israeliano, ha suscitato lodi e critiche in patria e all’estero, in particolare nel contesto del recente sostegno del Brasile alle accuse di genocidio contro Israele presso la Corte internazionale di giustizia (ICJ).

Il Brasile si era unito all’IHRA nel 2021 durante la presidenza di Jair Bolsonaro, ricoprendo lo status di osservatore all’interno dell’organizzazione. Secondo fonti all’interno del Ministero degli Esteri brasiliano (Itamaraty), l’adesione è stata “frettolosa” e mancava un sufficiente dibattito pubblico o istituzionale. Questi funzionari hanno citato obblighi inadempiuti, come i contributi finanziari e la partecipazione alle sessioni plenarie, come fattori che contribuiscono alla decisione di lasciare.

Il ritiro del Brasile dall’IHRA arriva nel solco della decisione di unirsi al Sud Africa nell’accusa di genocidio presso la Corte di Giustizia. Nonostante il tempismo, i funzionari brasiliani insistono che la mossa non sia direttamente legata al suo ingresso formale nella causa legale della Corte di giustizia intentata dal Sud Africa contro Israele il 23 luglio. Tuttavia, la sovrapposizione diplomatica e simbolica è difficile da ignorare.

Nella sua dichiarazione ufficiale, il governo brasiliano ha condannato la condotta di Israele, citando una mancanza di responsabilità e accusandolo di violare le norme internazionali.

“Non c’è più spazio per ambiguità morale o omissione politica”, si legge nel comunicato Itamaraty. “L’impunità mina la legalità internazionale e compromette la credibilità del sistema multilaterale”

Il governo ha sottolineato che la sua partecipazione alle alleanze internazionali deve riflettere i valori costituzionali del Brasile, in particolare la difesa dei diritti umani e l’autodeterminazione dei popoli.

Fonte

25/01/2023

L’antisionismo non è antiebraismo. L’Onu respinga l’IRHA

È in via di approvazione alle Nazioni Unite la definizione di antisemitismo avanzata dell’IHRA (International Holocaust Remembrance Alliance, Alleanza Internazionale per il Ricordo dell’Olocausto), organizzazione intergovernativa presente in 31 Paesi.

L’estensore di quella che in seguito è diventata comunemente nota come definizione di antisemitismo dell’IRHA, compresi gli esempi ad esso associati, è stato l’avvocato statunitense Kenneth S. Stern.

Tuttavia, in una testimonianza scritta presentata al Congresso USA, lo stesso Stern ha denunciato che la sua originaria definizione è stata utilizzata per uno scopo totalmente diverso da quello per il quale era stata pensata. Secondo Stern, in principio era stata ideata come una “definizione provvisoria” con l’obiettivo di cercare di standardizzare la raccolta di dati sull’incidenza dei delitti d’odio antisemita in Paesi diversi. Non è mai stata pensata per essere utilizzata come lo si sta facendo ora. Nello stesso documento Stern condanna specificatamente come improprio l’uso della definizione per questi scopi, citando in particolare la restrizione alla libertà di parola nelle università della Gran Bretagna, e riferendosi come esempi alle università di Manchester e di Bristol.

Negli ultimi anni, la lotta contro l’antisemitismo è stata sempre più strumentalizzata dal governo israeliano e dai suoi sostenitori nel tentativo di delegittimare la causa palestinese e mettere a tacere i difensori dei diritti palestinesi. Sviare la necessaria lotta contro l’antisemitismo in funzione di un tale programma minaccia di svilire questa lotta e quindi di screditarla e indebolirla.

L’antisemitismo deve essere smascherato e combattuto indipendentemente da qualsiasi pretesto, nessuna espressione di odio per gli ebrei in quanto ebrei dovrebbe essere tollerata in nessuna parte del mondo.

Ma la lotta contro l’antisemitismo deve essere affrontata in termini di principi, per evitare di vanificare il suo scopo. Attraverso gli “esempi” che fornisce, la definizione IHRA confonde giudaismo con sionismo, presupponendo che tutti gli ebrei siano sionisti e che lo stato di Israele nella sua realtà attuale incarni l’autodeterminazione di tutti gli ebrei. Siamo profondamente in disaccordo con questo. La lotta contro l’antisemitismo non deve essere trasformata in uno stratagemma per delegittimare la lotta contro l’oppressione dei palestinesi, la negazione dei loro diritti e la continua occupazione della loro terra.

Qui di seguito il testo della lettera che alcune associazioni italiane hanno inviato al governo italiano e alle Nazioni Unite

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Al Ministro degli Esteri Italiano, Antonio Tajani

Al Rappresentante Permanente d’Italia presso le Nazioni Unite, Maurizio Massari

Oggetto: adozione della definizione dell’antisemitismo proposta dall’IHRA all’esame della Assemblea Generale dell’ONU il 27 Gennaio 2023, giorno di commemorazione dell’Olocausto designato dall’Assemblea Generale dell’ONU

Come associazioni della società civile in Italia auspichiamo che si arrivi ad una soluzione giusta e pacifica in Medio Oriente e siamo nel contempo consapevoli dell’espansione di opinioni razziste ed antisemite in Europa ed Italia, ma anche preoccupati dell’uso arbitrario e fortemente politicizzato, da parte dei successivi governi israeliani, che si fa della “definizione operativa” proposta dall’IHRA, (Alleanza Internazionale per la Memoria dell’Olocausto) nel 2016.

Molti colleghi ebrei hanno condiviso la loro opposizione all’adozione di questa definizione, che non combatterebbe l’antisemitismo, ma minerebbe “la difesa e l’applicazione della legislazione internazionale da parte dell’ONU nel caso dei rapporti Israelo-Palestinesi”.

Molte personalità e organizzazioni ebree rigettano la definizione dell’antisemitismo proposta dall’IHRA per il voto alla Assemblea Generale dell’ONU, perché è stata e sarebbe utile solo come arma politica per lo Stato di Israele, assimilando tutti gli ebrei sotto il suo ombrello e colpevolizzando ogni dissenso legittimo contro le politiche di tutti i suoi successivi governi. Qui il testo della loro posizione:

Per diversi anni la definizione operativa di antisemitismo dell’IHRA (International Holocaust Remembrance Alliance) è stata sistematicamente utilizzata per false accuse di antisemitismo contro i critici del regime israeliano. Serve a proteggere Israele, non gli ebrei. La sua formulazione si adatta bene a questo ruolo politico per armare false accuse, come documentato in un rapporto, “The IHRA Definition at Work” (la Definizione Operativa IHRA). Il governo israeliano ha esteso tali false accuse contro gli organismi delle Nazioni Unite e le relazioni degli esperti che difendono il diritto internazionale e i diritti umani contro l’oppressione israeliana in Palestina.

Ad esempio, Israele ha imposto un “regime di apartheid” di discriminazione razziale al popolo palestinese, secondo un rapporto del 2017 di un organismo delle Nazioni Unite, redatto da Richard Falk, un ex investigatore dei diritti umani delle Nazioni Unite per i territori palestinesi, e Virginia Tilley, docente di scienze politiche alla Southern Illinois University. Il loro rapporto è stato falsamente denunciato come antisemita. Questa denuncia si è servita degli esempi allegati alla definizione dell’IHRA, per cui chiamare Israele “una costruzione razzista” è presumibilmente antisemita.

Più recentemente Gilad Erdan, ambasciatore israeliano all’ ONU, ha denunciato l’ agenzia ONU per i rifugiati palestinesi (UNRWA) e la Corte Penale Internazionale come antisemiti. Ora chiede che l’Assemblea Generale ONU (UNGA) adotti la definizione IHRA che verrebbe utile per legittimare le false allegazioni.

Per queste ragioni numerosi studiosi internazionali hanno collegialmente chiesto all’ UNGA di respingere la definizione IHRA.

Nel suo rapporto la prof.ssa E. Tendayi Achiume, rapporteur speciale ONU sulle forme contemporanee di razzismo “cautela nell’ affidarsi alla definizione operativa IHRA come strumento per e all’ interno dell’ONU e delle sue entità costitutive”

Dal 2018 la definizione IHRA è stata contrastata da piu di 40 gruppi ebraici in tutto il mondo.

Vi preghiamo di respingere l’errata definizione dell’IHRA che mina il mandato delle Nazioni Unite per il diritto internazionale e i diritti umani.

Firmato da David Cannon, Chair of Jewish Network for Palestine (JNP) per International Jewish Anti-Zionist Network (IJAN), JNP, Jewish Socialists’Group (JSG) e Jewish Voice for Labour Jewish Network for Palestine (JVL).

Ricordiamo anche che la stessa definizione IHRA è per altro stata inizialmente proposta come definizione operativa e senza forza vincolante, ma tuttavia viene spesso utilizzata con potere vincolante dalle istituzioni di molti Paesi.

Più di 350 studiosi internazionali che lavorano nel campo dell’antisemitismo, che sono ebrei, israeliani, palestinesi e mediorientali, hanno chiesto di respingere l’errata definizione dell’IHRA che mina il mandato delle Nazioni Unite per il diritto internazionale e i diritti umani, dettagliando le potenzialità di uso strumentale della definizione, senza essere efficace nel diminuire l’antisemitismo. https://jerusalemdeclaration.org.

Egregio Ministro ed egregio Ambasciatore, alla luce di quanto sopra riteniamo che l’Italia, pur avendo nel 2020 accolto la definizione IHRA inclusi i suoi esempi (https://www.governo.it/sites/governo.it/files/documenti/documenti/Presidenza/NoAntisemitismo/StrategiaNazionale/StrategiaNazionaleLottaAntisemitismo_def.pdf), debba modificare la propria posizione facendosi promotrice presso l’ONU di politiche di contrasto all’antisemitismo meno criticabili e più condivisibili anche dalle organizzazioni e dagli studiosi ebrei sopra citati.

Mille grazie per la vostra cortese attenzione

Associazione in Italia degli Amici dei Prigionieri Palestinesi

ALKEMIA – ATS

Amici della Mezzaluna Rossa Palestinese Onlus

BDS Italia

Comitato con la Palestina nel Cuore

Cultura e libertà

Defense for Children, Italia

Forum Palestina

Medicina Democratica, onlus

New Weapons Research Group, odv

ODV Salaam Ragazzi dell’Olivo, Comitato di Trieste

Per non dimenticare – ODV

Rete Bioregionale Italiana

Rete romana di solidarietà con il Popolo Palestinese

ULAIA ARTESUD ODV

USB - Unione Sindacale di Base

Fonte