Presentazione
Analisi, opinioni, fatti e (più di rado) arte da una prospettiva di classe.
17/10/2026
“Il ddl antisemitismo alimenterà un nuovo maccartismo”
Già in passato aveva messo in guardia dall’uso lesivo della libertà di espressione che se ne poteva fare, e pochi giorno fa ha rilanciato il monito, questa volta in relazione diretta con la politica italiana e con la discussione sul ddl 1004 (noto come “ddl Antisemitismo”), già approvato al Senato e attualmente all’esame della Camera.
Intervistato da Federica D’Alessio per la testata Kritica, Stern ha espresso una posizione che non lascia spazio a interpretazioni: recepire la definizione IHRA all’interno della legislazione statale rischia di trasformare ciò che è stato pensato per essere un indicatore statistico in un’arma di censura che “alimenterà un nuovo maccartismo”.
All’inizio degli anni Duemila, quando il gruppo guidato da Stern si è messo a lavorare sulla definizione poi fatta propria dall’IHRA, aveva un obiettivo specifico: fornire a chi raccoglie dati criteri condivisi per misurare l’andamento del fenomeno dell’antisemitismo. “Non è mai stato inteso per stabilire se, quando qualcuno dice qualcosa su Israele, tale affermazione sia antisemita o debba essere soppressa”, ha spiegato il giurista.
Già dal 2010, il testo ha iniziato a subire una mutazione funzionale nelle università statunitensi, venendo invocato per impedire di parlare a docenti e relatori di iniziative riguardanti la questione palestinese. Quelle casistiche individuate da Stern e i suoi colleghi erano delle possibilità, da verificare, e non formula operative da cristallizzare giuridicamente.
Stern, che si definisce sionista e che difficilmente può essere tacciato di “propaganda pro-Pal”, ha in sostanza sottolineato che con la definizione dell’IHRA si finisce per produrre un effetto paralizzante sulla libertà di parola, e non in termini astratti: si possono già osservare casi evidenti a livello internazionale.
In Germania, dove la definizione IHRA è stata formalmente adottata dalle istituzioni, è capitato che venisse contestata perfino a cittadini e manifestanti ebrei scesi in piazza contro le operazioni militari a Gaza. Nel Regno Unito, la definizione è stata impiegata per limitare le manifestazioni e punire chi definisce Israele un regime di apartheid.
In Australia, si è addirittura ventilata l’ipotesi di ritirare l’abilitazione a medici e infermieri che hanno espresso posizioni critiche sulla condotta bellica a Gaza. Negli Stati Uniti, sono i maggiori studiosi della Shoah e dei genocidi che hanno espresso il timore di non poter più citare nei corsi accademici intellettuali come Hannah Arendt senza incorrere in accuse disciplinari.
Nell’intervista a Stern, il giurista ricorda che negli States alcuni legislatori repubblicani erano d’accordo con l’adozione della definizione IHRA, purché venisse cancellata, tra gli esempi previsti, l’affermazione che “gli ebrei abbiano ucciso Gesù”. “Beh – ha detto Stern – questa è un’ammissione che il punto è proprio la libertà di espressione”.
Nel contesto italiano, la definizione dell’IHRA è già stata rifiutata dall’Ordine dei giornalisti, che le ha preferito la Jerusalem Declaration on Antisemitism, mentre storici e intellettuali ebrei come Anna Foa hanno messo in guardia da una legge che è concepita per rendere Israele l’unico paese al mondo non criticabile, imponendo una censura di fatto.
Che è poi la finalità di questo provvedimento, con la classe dirigente preoccupata della continuità delle mobilitazioni solidali con i palestinesi, e di come all’interno di esse cresca l’opposizione alla deriva guerrafondaia che alimenta anche la macchina omicida sionista. E il principale partito d’opposizione, il Partito Democratico, continua a mantenere l’ambiguità sul tema, non solo per evitare fratture interne, ma perché condivide l’obiettivo politico.
Basta osservare la totale assenza del “campo largo” alle manifestazioni del 10 ottobre. Il fermento sociale e politico che continua a muoversi intorno al movimento di solidarietà con la Palestina è un pericolo per chi vuole mantenere intatto quest’ordine iniquo e violento. Le parole del padre della definizione IHRA di certo non aiutano.
Fonte
05/10/2026
Come gli ebrei che hanno combattuto per Israele o documentato la Shoah diventano “antisemiti” per l’IHRA
A seguire trovate una serie di frasi o di affermazioni sintetizzate, senza il nome degli autori che svelerò a seguire nel testo. Si tratta di affermazioni che senza ombra di dubbio inseriscono gli autori nella lista degli antisemiti, rei quindi di questa forma di razzismo.
In maniera inequivocabile possiamo così “classificarli” alla luce degli 11 esempi (7 dei quali dedicati allo stato di Israele) che accompagnano la definizione operativa di antisemitismo dell’IHRA (la trovate qui in italiano) in particolare l’esempio che recita così: fare paragoni tra la politica israeliana contemporanea e quella dei Nazisti.
Al riguardo consentitemi una personalissima premessa: al contrario del fascismo che, come spiega Umberto Eco, ha la capacità di rigenerarsi e ripresentarsi in forme nuove, io ho sempre considerato il nazismo come un fenomeno unico nella storia che potrà ripetersi solo per come si è manifestato nella sua prima versione.
Ora non voglio aprire un dibattito su un tema tanto complesso, voglio solo dire che – a mia memoria – mai ho paragonato qualcuno al nazismo (come regime), di solito mi sono occupato dei movimenti neo-nazisti che sono altra cosa.
Insomma, non vi sto parlando di questo esempio dell’IHRA perché mi sta personalmente a cuore ma solo perché ben descrive come quelle linee guida e quegli esempi non servano a combattere l’antisemitismo e siano un’infinita sorgente di contraddizioni e quindi di censura diretta o autoinflitta.
Ma vediamo le frasi/sintesi in questione.
NUMERO 1
“Tra i fenomeni politici più inquietanti dei nostri tempi c’è l’emergere nell’appena nato stato di Israele del Partito della libertà (Tnuat haherut), una forza politica strettamente affine per organizzazione, metodi, filosofia politica e attrattiva sociale ai partiti nazisti e fascisti”.
NUMERO 2
“Cos’è la supremazia ebraica? (…) Ottant’anni dopo l’Olocausto, il ‘Mein Kampf’ al contrario. La razza superiore siamo noi”.
“L’ideologia della supremazia ebraica è diventata dominante nel governo israeliano, ricorda le teorie naziste sulla razza”.
NUMERO 3
Sostengono che la campagna contro i palestinesi in Cisgiordania ricordi il nazismo: un’affermazione estremamente controversa, soprattutto in Israele, dove molti ebrei trovarono rifugio dopo lo sterminio delle loro famiglie in Europa.
NUMERO 4
“Ciò che ho visto mi ha ricordato gli eventi accaduti contro gli ebrei nel secolo scorso”.
NUMERO 5
“Oggi posso vantarmi ufficialmente di essere stato dichiarato antisemita dal governo tedesco”.
ED ORA SCOPRIAMO CHI HA PRONUNCIATO QUESTE PAROLE
NUMERO 1
Quella frase è contenuta in una lettera firmata da Hannah Arendt, politologa, giornalista, ebrea ma soprattutto la persona che meglio ha descritto il “meccanismo” politico-morale dell’Olocausto nel suo “La banalità del male”.
A quella lettera aderì uno dei più famosi ebrei perseguitati in Europa e rifugiatosi negli Usa: Albert Einstein. Qui un estratto da “All’Ombra dell’Olocausto” articolo del New Yorker che parla, anche, di questa vicenda (qui la traduzione in italiano):
Nel 1948, Hannah Arendt scrisse una lettera aperta che cominciava così: “Tra i fenomeni politici più inquietanti dei nostri tempi c’è l’emergere nell’appena nato stato di Israele del Partito della libertà (Tnuat haherut), una forza politica strettamente affine per organizzazione, metodi, filosofia politica e attrattiva sociale ai partiti nazisti e fascisti”.Conclusione: ai sensi dell’IHRA, sia Einstein che Hannah Arendt sono antisemiti.
Appena tre anni dopo l’Olocausto, la filosofa paragonava un partito israeliano al partito nazista, cosa che oggi sarebbe considerata una violazione della definizione di antisemitismo dell’Ihra. Arendt basava il suo paragone su un attacco effettuato dall’Irgun, un predecessore paramilitare del Partito della libertà, contro il villaggio arabo di Deir Yassin, che non era stato coinvolto nella guerra e non era un obiettivo militare.
Gli aggressori “uccisero la maggior parte dei suoi abitanti – 240 tra uomini, donne e bambini – e tennero in vita alcuni di loro solo per farli sfilare come prigionieri per le strade di Gerusalemme”.
NUMERO 2
“Cos’è la supremazia ebraica? (…) Ottant’anni dopo l’Olocausto, il ‘Mein Kampf’ al contrario. La razza superiore siamo noi”.
“L’ideologia della supremazia ebraica è diventata dominante nel governo israeliano, ricorda le teorie naziste sulla razza”.
Le parole citate sono di Moshe Ya’alon, l’ex capo di stato maggiore dell’esercito che ha ricoperto la carica di ministro della Difesa sotto Netanyahu fino al 2016. Sono state pronunciate a metà del 2026, in riferimento alle violenze terroriste dei coloni, in un’intervista ai media israeliani (qui in ebraico, in rete ci sono poi molti estratti in inglese).
Conclusione: ai sensi dell’IHRA, un ebreo che ha difeso lo stato d’Israele persino partecipando all’invasione del Libano del 1982 ed è arrivato a imporre, da ministro, pesanti divieti sull’organizzazione degli obiettori di coscienza “Breaking the Silence”, è antisemita.
NUMERO 3
Sostengono che la campagna contro i palestinesi in Cisgiordania ricordi il nazismo: un’affermazione estremamente controversa, soprattutto in Israele, dove molti ebrei trovarono rifugio dopo lo sterminio delle loro famiglie in Europa
Questa sintesi (non c’è un virgolettato) arriva dall’articolo del New York Times su ex-alti ufficiali dell’IDF e funzionari degli apparati di sicurezza che stanno visitando regolarmente la Cisgiordania per monitorare le violenze dei coloni, sotto la guida del generale in pensione Eyal Ben-Reuven (Qui l’articolo).
Conclusione: ai sensi dell’IHRA, militari ebrei che hanno servito nell’IDF sono antisemiti.
NUMERO 4
“Mia madre era una sopravvissuta all’Olocausto e ciò che ho visto mi ha ricordato gli eventi subiti dagli ebrei nel secolo scorso”.
“Ciò che ho visto oggi mi ha fatto vergognare di essere ebreo.”
Sono parole di Tamir Pardo, capo del Mossad dal 2011 al 2016, dopo una visita in Cisgiordania, commentando le violenze dei coloni. La fonte la trovate qui (MEE) e qui (The Times of Israel).
Conclusione: ai sensi dell’IHRA, l’uomo che ha guidato i servizi segreti esteri di Israele negli anni di clamorose e feroci operazione come quelle contro gli scienziati nucleari iraniani, è antisemita.
NUMERO 5
“Oggi posso vantarmi ufficialmente di essere stato dichiarato antisemita dal governo tedesco”.
Questa frase è di Moshe Zuckerman, ebreo e famoso studioso dell’Olocausto ma anche cittadino israeliano, insomma uno che avrebbe titolo per criticare il governo, uscito da elezioni a cui ha partecipato come elettore. La fonte è qui.
Conclusione: ai sensi dell’IHRA, un cittadino israeliano, ebreo e studioso dell’Olocausto è antisemita.
Questi cinque sono solo alcuni esempi, se ne potrebbero fare dozzine. Per capirlo andatevi a vedere le dichiarazioni su Israele dell’“orgogliosamente ebreo” Bernie Sanders, di Omer Bartow (anche nel suo ultimo libro) o dell’editorialista di Haaretz, Gideon Levy e paragonatele con le linee guida e gli esempi dell’IHRA.
Per questo impatto sul pluralismo del resto numerosi studiosi, ebrei e non, hanno voluto la dichiarazione di Gerusalemme come alternativa. Segnalo inoltre che studiosi come Hasiaa Diner, un monumento vivente in fatto di cultura ebraica negli Usa, si è duramente schierata contro l’IHRA e la confusione tra sostegno/critica allo stato di Israele e antisemitismo/identità ebraica.
NOTA: il giornale Mosaico della Comunità Ebraica di Milano, ha pubblicato un resoconto sul corso dell’ODG organizzato da me e da altri colleghi sul DDL Romeo cosiddetto Antisemitismo, citato in apertura di questo post. Come altri relatori, ritengo che l’articolo abbia modificato il senso delle mie parole, riportando solo parzialmente e in maniera incompleta le mie dichiarazioni. Un articolo infarcito di giudizi senza elementi a supporto e non fedele alla realtà dei fatti.
A tal riguardo sto valutando le iniziative da intraprendere a sostegno della verità e della mia reputazione come hanno fatto e stanno facendo altri relatori/organizzatori.
Fonte
30/09/2026
“Non votate a favore del Ddl Antisemitismo, no a legge bavaglio”
Chi voterà a favore sarà responsabile davanti a elettorato e cittadini di voler impedire per legge la denuncia e le proteste contro i crimini commessi in Palestina. Il 2/10 nuovo sit-in a Montecitorio per il voto alla Camera. Decine di associazioni, sindacati, organizzazioni politiche hanno scritto una lettera aperta alle deputate e ai deputati.
“Gentili onerevoli, vi chiediamo una presa di posizione netta contro il disegno di legge sul contrasto all’antisemitismo, attualmente in discussione alla Camera, affinché non venga approvato un provvedimento gravemente lesivo delle libertà fondamentali”. Questo l’incipit di una lettera aperta alle deputate e ai deputati firmata dal Coordinamento del Comitato Promotore #NoDdl1004, che contro il ddl antisemitismo annuncia un nuovo sit-in a Montecitorio, a Roma, venerdì prossimo, 2 ottobre, in occasione del voto in Aula alla Camera, promosso dalle oltre 250 sigle aderenti all’appello e che sarà accompagnato da decine di iniziative in altre città d’Italia.
“Qualora venisse approvato questo Ddl, così come concepito finora, i deputati favorevoli si assumeranno una grave responsabilità non solo di fronte al loro elettorato, ma dinanzi a tutti i cittadini del Paese: quella di aver voluto oscurare per legge la denuncia e la legittima protesta per i crimini contro l’umanità, il genocidio che Israele continua a perpetrare contro la popolazione civile a Gaza e negli altri territori occupati della Cisgiordania, compresa Gerusalemme Est. Vi chiediamo pertanto di non approvare questo Ddl così come è attualmente formulato”.
“In Italia esistono già strumenti normativi efficaci, come la Legge Mancino (legge 25 giugno 1993, n. 205). Basterebbe garantirne l’applicazione: non serve una nuova legge. Opporsi a questa legge non significa affatto arretrare nella lotta all’antisemitismo; al contrario, significa ribadire una distinzione indispensabile tra razzismo antiebraico e dissenso politico, preservando lo spazio democratico necessario al confronto, alla solidarietà e alla difesa dei diritti umani universali. A sostegno di questa battaglia si è consolidata una rete ampia e plurale: mondo dell’informazione, università, scuola, sindacati, associazionismo e realtà per la tutela dei diritti umani”.
“In alternativa all’approccio IHRA, richiamiamo la scelta già compiuta dall’Ordine dei Giornalisti, che ha indicato nella Dichiarazione di Gerusalemme sull’antisemitismo un riferimento equilibrato e rigoroso: uno strumento capace di contrastare efficacemente ogni espressione di odio verso gli ebrei senza compromettere la libertà di stampa, di ricerca e di critica politica. La democrazia e la denuncia dei crimini contro l’umanità, tanto in Palestina quanto in ogni altra parte del mondo, non si censurano”, concludono i firmatari della lettera aperta.
Fonte
17/09/2026
Spegniamo subito il rogo sionista dei libri!
Come scrittori, ricercatori storici, poeti, editori, lavoratori dell’editoria, docenti, lettori esprimiamo il nostro più acceso dissenso e la più forte opposizione possibile al Disegno di legge S. 1004, noto come DDL Romeo.
Questo editto repressivo non è volto soltanto a tacitare ogni critica e mobilitazione dei movimenti sociali e politici nei confronti del colonialismo genocidario israeliano, ma a criminalizzare, rimuovere, cancellare ogni opera d’indagine storica, filosofica, antropologica, letteraria, lirica che avversi l’ideologia sionista fondata su razzismo, apartheid, e scientifico sterminio dei palestinesi e degli arabi che non accettano l’occupazione e l’esproprio della propria terra e delle proprie vite.
Esprimiamo vicinanza e solidarietà all’autore Francesco Lazzeri e a Sensibili alle foglie editore per la comunicazione minatoria di messa all’indice del libro “Sionismo e Nazismo facce della stessa medaglia – Un connubio storico pericoloso dalle nefaste e attuali conseguenze” da parte dell’Associazione Italiana Avvocati e Giuristi Ebrei.
Ci è ben chiaro che questa vicenda rappresenta un primo passo da parte dei poteri sionisti italiani dominanti di estrema destra (area di governo) e di centro (Partito Democratico) per strappare ai lettori e bruciare tutti i libri pubblicati e in pubblicazione che descrivano e raccontino la verità sull’occupazione e il genocidio, dapprima strisciante e da tre anni conclamato e rivendicato, subiti da quasi un secolo dal popolo palestinese da parte dei coloni israeliani.
Sappiamo molto bene che associazioni come quella che ha inviato la missiva intimidatoria a Sensibili alle Foglie dovrebbero definirsi “sioniste” o “amiche d’Israele”.
Senza scomodare l’ebraismo che viene utilizzato strumentalmente come scudo per giustificare la risibile accusa di razzismo nei confronti di autori ed editori da sempre impegnati fino all’ultima stilla d’energia contro tutte le discriminazioni etniche, razziali e religiose.
Siamo perfettamente a conoscenza che esistono sulle scrivanie di simili realtà liberticide liste di scrittori, case editrici da denunciare e processare, e soprattutto di libri da mettere al macero per cancellare la memoria storica dei crimini israeliani contro l’umanità in ogni angolo del Vicino Oriente, la memoria storica del popolo palestinese, e di chi sostiene incrollabilmente alle nostre latitudini la sua Causa e la sua liberazione.
Non abbiamo dubbi che questo attacco a Lazzeri e Sensibili alle Foglie rappresenti un’apertura del fuoco ad alzo zero contro la cultura della verità, del dissenso, della resistenza a sostegno degli oppressi e degli ultimi. In modo da annientarla per sempre.
Questo appello per spegnere prontamente il rogo sionista dei libri vuole essere soltanto la prima azione per difendere senza tregua il diritto alla libertà di espressione e di creazione e il diritto di leggere, scrivere, pubblicare parole divergenti e di scontro contro il colonialismo genocidario israeliano e il totalitarismo che intende apertamente instaurare in Italia attraverso le sue dirette diramazioni, con la compartecipazione del governo Meloni e del Partito Democratico.
Prima che sia troppo tardi, invitiamo dunque a sottoscrivere immediatamente l’appello mandando una mail all’account controassedio@gmail.com
Fonte e firmatari dell'appello
11/09/2026
Rinviato al 2 ottobre il voto su Ddl liberticida che equipara antisionismo e antisemitismo
Per oggi è attesa la riunione di un nuovo Ufficio di presidenza della commissione, chiamato a definire il calendario. L’ipotesi è che le votazioni sugli emendamenti comincino da martedì prossimo. Il rinvio, assicurano dalla maggioranza, non dovrebbe comunque mettere in discussione il percorso parlamentare del provvedimento: il ddl è, infatti, già calendarizzato in Aula per il 2 ottobre.
“Il 2 ottobre, per la seconda lettura del ddl saremo ancora qui”, è stato annunciato dalla piazza al termine della manifestazione contro il ddl convocata per ieri pomeriggio. “Non ci faremo mettere il bavaglio né censurare”.
Se la maggioranza di destra appare convergente nel mettere il bavaglio e sanzionare che critica Israele, nell’opposizione il problema resta sempre il PD dove le posizioni sul DDL sono almeno tre: una parte del partito è apertamente favorevole al ddl, una seconda punta sull’astensione, mentre il settore che ieri era in piazza sostiene il no. La spaccatura era già emersa durante il passaggio al Senato, quando il Pd aveva scelto l’astensione, ma sei senatori dell’area più filo-sionista avevano votato a favore del provvedimento.
“Criticare Israele non è antisemitismo” hanno ribadito le centinaia di persone che hanno partecipato alla manifestazione organizzata a Roma, in piazza Montecitorio, contro il disegno di legge sull’antisemitismo. Alla mobilitazione hanno aderito circa 300 sigle tra associazioni, sindacati, organizzazioni per i diritti umani, realtà studentesche, movimenti di solidarietà con la Palestina e partiti della sinistra. La presenza di due bandiere di Hamas ed Hezbollah ha scatenato oggi il solito piagnisteo della stampa filo-sionista ma anche qualche discussione tra i manifestanti.
La protesta in piazza è iniziata con cinque minuti di rumore con fischietti, chiavi e sirene, prima di lasciare spazio ai molti interventi delle varie realtà che si sono succeduti al microfono.
Manifestazioni si sono svolte in contemporanea a quella di Roma anche in altre decine di città italiane.
Fonte
09/09/2026
La bandiera dell’antisemitismo e la sponda con Israele: perché il DDL non ci cambierà
di Fulvio Scaglione
Oggi è il giorno della politica che se ne frega. Che se ne frega della gente e della realtà. Oggi, cioè, è il giorno in cui cominciano alla Camera i lavori sul “decreto di legge antisemitismo”, tecnicamente Disegno di legge n. 1004 (“Disposizioni per il contrasto all’antisemitismo e per l’adozione della definizione operativa di antisemitismo”), che partono alla Commissione Affari Costituzionali con il chiaro intento di ottenere una rapida approvazione come già fu al Senato, nel marzo scorso, con 105 voti a favore, 24 contrari e 21 astenuti. L’apertura della discussione (be’, discussione si fa per dire) coinciderà con la grande mobilitazione di 250 organizzazioni politiche e sociali che, a Roma e in altre 45 città, si faranno sentire per dire no a questo decreto. In piazza, tra gli altri, anche Laboratorio ebraico Antirazzista, Mai indifferenti e Tikkun, organizzazioni ebraiche che hanno preso posizione contro il genocidio dei palestinesi. E la Federazione Nazionale della Stampa Italiana. E molti dei 3 mila professori universitari e ricercatori che hanno risposto all’appello dei costituzionalisti Alessandra Algostino e Gaetano Azzariti e dicono anche loro no a una legge che prende l’antisemitismo e “lo banalizza e lo equipara all’espressione di opinioni critiche verso le politiche di occupazione dello Stato israeliano”.
Il DDL 1004, infatti, sventola la bandiera nobile e ineludibile dell’antisemitismo ma nella sostanza persegue due scopi ben diversi: da un lato, comprimere gli spazi di libera e critica espressione; dall’altro, promuovere una propaganda politica a senso unico a favore dello Stato di Israele. Su questo scopo sono confluite due diverse esigenze. La prima è quella dell’attuale maggioranza di Governo che, non diversamente da quanto accade in altri Paesi europei (si pensi alla Gran Bretagna o alla Germania, dove il ministro Boris Pistorius ha chiesto la messa fuorilegge dell’AfD), si prepara a una difficile sfida politica nel 2027 e cerca in ogni modo di conservare porzioni di elettorato moderato e di proteggerle da eventuali tentazioni (vedi Vannacci). Il tutto in un’Europa sbandata che, quando si tratta di Israele, ormai rinuncia persino a proteggere i propri cittadini (vedi Global Sumud Flotilla) anche di fronte a un bandito come il ministro Itamar Ben Gvir, mentre stringe accordi sempre più imbarazzanti con l’apparato sicuritario dello Stato ebraico.
La seconda è quella di molte delle più influenti associazioni ebraiche italiane che incessantemente lavorano per promuovere l’idea che ebraismo e Stato di Israele siano di fatto sinonimi e che, quindi, criticare lo Stato israeliano e le sue politiche (come peraltro si fa regolarmente con qualunque Stato), sia di fatto un’espressione di antisemitismo. Queste associazioni sono le uniche a essere state invitate al tavolo di lavoro organizzato dal Governo (più precisamente: Gruppo tecnico di lavoro per l’aggiornamento e l’attuazione della Strategia nazionale di lotta contro l’antisemitismo) a cui peraltro partecipava, in qualità di esperto, anche Paolo Mieli, strenuo negatore (anche contro il parere dell’Onu) di qualunque forma di genocidio a Gaza. Mai chiamati al tavolo, ovviamente, intellettuali ebrei “dissidenti” come Ariel Toaff, Anna Foa o Moni Ovadia.
La definizione dell’IHRAConsiderate queste due spinte, dunque, non è un caso che alla fine i promotori del decreto abbiano deciso di assumere la definizione di antisemitismo più consona a tali esigenze, ovvero quella dell’IHRA (International Holocaust Remembrance Alliance). L’IHRA, che ha la sede centrale a Berlino, è un’organizzazione relativamente recente, essendo stata fondata nel 1998. E ancor più recente, cioè del 2016, è la sua definizione di antisemitismo. Già a questo punto incontriamo una stranezza: si tratta, come precisarono gli estensori, di una “definizione operativa e non giuridicamente vincolante” e che tale è stata adottata da Paesi come Austria, Bulgaria, Canada, Francia, Germania, Israele, Lituania, Macedonia del Nord, Regno Unito, Stati Uniti e nel 2020 anche dall’Italia. Che però è l’unico Paese, insieme con la Romania che l’ha già fatto, a voler tramutare tale definizione “non operativa” in una norma di legge, cioè in qualcosa di operativo per 60 milioni di persone.
La definizione di antisemitismo dell’IHRA non ha nulla che non va. Eccola: “L’antisemitismo è una certa percezione degli ebrei che può essere espressa come odio per gli ebrei. Manifestazioni di antisemitismo verbali e fisiche sono dirette verso gli ebrei o i non ebrei e/o alle loro proprietà, verso istituzioni comunitarie ebraiche ed edifici utilizzati per il culto”.
Il problema è che poi l’organizzazione la traduce in una serie di esempi. Eccoli:
Il ruolo del professor Bauer“Per orientare l’operato dell’IHRA le seguenti spiegazioni possono servire come esempi:
Le manifestazioni possono avere come obiettivo lo Stato di Israele perché concepito come una collettività ebraica. Tuttavia, le critiche verso Israele simili a quelle rivolte a qualsiasi altro Paese non possono essere considerate antisemite. L’antisemitismo spesso accusa gli ebrei di cospirare per danneggiare l’umanità, e se ne fa ricorso di frequente per dare la colpa agli ebrei quando “le cose non funzionano”. L’antisemitismo si esprime nel linguaggio scritto e parlato, con immagini e con azioni, usa sinistri stereotipi e fattezze caratteriali negative per descrivere gli ebrei.
Considerando il contesto generale, esempi contemporanei di antisemitismo nella vita pubblica, nei mezzi di comunicazione, nelle scuole, al posto di lavoro e nella sfera religiosa includono (ma non si limitano a):
Considerare gli ebrei collettivamente responsabili per le azioni dello Stato di Israele.
Incitare, sostenere o giustificare l’uccisione di ebrei o danni contro gli ebrei in nome di un’ideologia radicale o di una visione religiosa estremista.
Fare insinuazioni mendaci, disumanizzanti, demonizzanti o stereotipate degli ebrei come individui o del loro potere come collettività – per esempio, specialmente ma non esclusivamente, il mito del complotto ebraico mondiale o degli ebrei che controllano i mezzi di comunicazione, l’economia, il governo o altre istituzioni all’interno di una società.
Accusare gli ebrei come popolo responsabile di reali o immaginari crimini commessi da un singolo ebreo o un gruppo di ebrei, o persino da azioni compiute da non ebrei.
Negare il fatto, la portata, i meccanismi (per esempio le camere a gas) o l’intenzione del genocidio del popolo ebraico per mano della Germania Nazionalsocialista e dei suoi seguaci e complici durante la Seconda Guerra Mondiale (l’Olocausto).
Accusare gli ebrei come popolo o Israele come stato di essersi inventati l’Olocausto o di esagerarne i contenuti.
Accusare i cittadini ebrei di essere più fedeli a Israele o a presunte priorità degli ebrei nel mondo che agli interessi della loro nazione.
Negare agli ebrei il diritto dell’autodeterminazione, per esempio sostenendo che l’esistenza dello Stato di Israele è una espressione di razzismo.
Applicare due pesi e due misure nei confronti di Israele richiedendo un comportamento non atteso da o non richiesto a nessun altro Stato democratico.
Usare simboli e immagini associati all’antisemitismo classico (per esempio l’accusa del deicidio o della calunnia del sangue) per caratterizzare Israele o gli israeliani.
Fare paragoni tra la politica israeliana contemporanea e quella dei Nazisti”.
Uno dei maggiori ispiratori delle riflessioni dell’IHRA fu il professor Yehuda Bauer, scomparso nel 2024, grande studioso dell’Olocausto (in, per esempio, Rethinking the Holocaust), ebreo cecoslovacco fuggito ancora bambino da Praga alla Palestina. E si sente nei famosi esempi tutta l’urgenza di proteggere lo Stato di Israele, per cui Bauer aveva combattuto ancora ragazzino nel 1948 e in cui aveva per tutta la vita lavorato. Ma l’Israele di oggi non è quello in cui lui era cresciuto. Perché non dovrebbe essere possibile paragonare le stragi di Gaza a quelle efferate di altri regimi? Che senso ha il timore che a Israele vengano chieste cose che non si chiedono ad altri Stati democratici quando dal 2018, cioè dalla legge “Israele come Stato-nazione del popolo ebraico”, che di fatto caccia di casa il 21% di popolazione non ebraica di Israele, è la natura della democrazia israeliana a essere stata pervertita? E perché non si dovrebbe avere la possibilità di dire che, oggi almeno, le istituzioni di Israele sono pesantemente venate di razzismo, quando i ministri Itamar Ben Gvir e Bezalel Smotrich quasi ogni giorno ce lo confermano?
Quando il professor Bauer ispirava i lavori dell’IHRA, Israele già non era più quello dei suoi tempi. Figuriamoci oggi. Figuriamoci poi in queste ore, quando gli stessi media israeliani avanzano con molte ragioni l’ipotesi che le stragi dei terroristi di Hamas del 7 ottobre siano state “favorite” dalla trascuratezza o dalla compiacenza degli stessi apparati dello Stato ebraico.
Israele è cambiato ma lo scopo di questo DDL 1004 no. Mettere Israele al riparo da qualunque sanzioni, addirittura da qualunque critica, in primo luogo quelle aspre che giustamente non si negano nessuno Stato e a nessuna politica. Di più: sulla base di questo DDL dovrebbero svolgersi “azioni formative rivolte a docenti e attività didattiche rivolte agli studenti”, “attività di ricerca, seminari e incontri in collaborazione con istituzioni universitarie nazionali e internazionali” e “iniziative di formazione e aggiornamento rivolte alle Forze armate, alle Forze dell’ordine e al personale della carriera prefettizia e della magistratura”. Avete presente, con Israele che investe centinaia di milioni in propaganda, cercando persino di influenzare le risposte dell’Intelligenza artificiale?
La Dichiarazione di GerusalemmeL’antisemitismo c’entra poco, forse nulla. E l’ha capito la Federazione Nazionale della Stampa Italia che, rifiutando di accettare il testo dell’IHRA, ha invece deciso di assumere come guida la Dichiarazione di Gerusalemme sull’antisemitismo, il testo firmato nel 2021 da decine di studiosi di chiara fama dell’ebraismo, ebrei e non. Gli autori, non a caso, nel prologo scrivono che la Dichiarazione è “una risposta alla Definizione IHRA”, da loro giudicata “poco chiara in alcuni punti chiave e largamente aperta a differenti interpretazioni”, notando altresì che essa “include 11 “esempi” di antisemitismo, 7 dei quali incentrati sullo Stato di Israele”, cosa che “pone una sproporzionata enfasi su un ambito specifico”.
E infatti la Dichiarazione è anche più dura della Definizione IHRA sul tema specifico dell’antisemitismo. Ma non ha paura di aggiungere che NON è antisemita “la critica, basata sull’evidenza, di Israele come Stato. Ciò include le sue istituzioni e i suoi principi fondanti. Include anche la sua politica e le sue pratiche, interne ed estere, come l’operato di Israele in Cisgiordania e Gaza, il ruolo che Israele gioca nella regione, o qualsiasi altro modo in cui, come Stato, influenza eventi nel mondo”. Che “Boicottaggio, disinvestimento e sanzioni sono forme comuni e nonviolente di protesta politica contro gli Stati. Nel caso di Israele non sono, in sé e per sé, antisemite”. Che “Il discorso politico non deve essere misurato, proporzionale, temperato o ragionevole per essere protetto dall’articolo 19 della Dichiarazione Universale dei Diritti Umani o dall’articolo 10 della Convenzione Europea dei Diritti dell’Uomo e da altri strumenti legali. La critica che alcuni possono vedere come eccessiva o controversa, o come espressione di un “doppio standard”, non è, in sé e per sé, antisemita”.
Una cosa buona sul DDL, però, possiamo dirla. Sono state eliminate le norme più liberticide, quelle contro le manifestazioni o sull’azione penale. Il Decreto passerà, questo, è sicuro. Come dicevamo, se ne fregano. Ma anche se loro se ne fregano di noi e della ragione, noi non dobbiamo cedere al nemico più insidioso: l’autocensura. È lì che ci vogliono. Ed è lì che rifiuteremo di andare.
05/03/2026
Al Senato il prima via libera al Ddl antisemitismo. M5S e AVS votano contro, il Pd no
L’obiettivo reale è criminalizzare chi si batte contro il genocidio a Gaza, chi manifesta solidarietà con il popolo palestinese, chi critica il progetto sionista e le politiche di uno Stato che la Corte Internazionale di Giustizia ha messo sotto indagine per genocidio e violazione del diritto internazionale.
La definizione di antisemitismo indicata dall’IHRA che questo Ddl intende adottare è stata severamente contestata da giuristi, da esperti dell’ONU e dalle stesse reti ebraiche antirazziste, perché mette sullo stesso piano l’odio verso gli ebrei e la critica politica a un governo.
In sede di votazione al Senato, l’opposizione di centro-sinistra, come al solito, ha scelto di andare in ordine sparso.
Mentre M5S e AVS hanno votato contro, il PD si è astenuto, anzi si è diviso. Infatti oltre all’astensione espressa dalla maggioranza del gruppo, ci sono stati 6 voti favorevoli.
L’astensione su una legge che colpisce la libertà di espressione non è neanche neutralità, è una scelta, ma lo è ancora di più decidere di avallare questa legge, dando sostegno concreto a una norma che contiene una definizione che le organizzazioni ebraiche antirazziste stesse denunciano come uno strumento non di protezione ma di controllo del dissenso politico.
L’iter parlamentare del Ddl non è ancora concluso. Non lasciamo che criminalizzino la solidarietà con il popolo palestinese e reprimano il dissenso mascherandolo come contrasto all’antisemitismo.
Fonte