Presentazione


Analisi, opinioni, fatti e (più di rado) arte da una prospettiva di classe.
Visualizzazione post con etichetta MQ-9. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta MQ-9. Mostra tutti i post

04/03/2024

La sindrome del Mar Rosso. Aspides “Spara a tutto ciò che vola”

C’è atmosfera di eccitazione nei vertici politici e militari italiani per l’aria che tira nel Mar Rosso intorno alla missione navale-militare europea “Aspides”.

Sabato il cacciatorpediniere italiano Duilio, in navigazione nel Mar Rosso meridionale, “ha localizzato una traccia aerea sconosciuta. Il profilo era minaccioso e, a seguito di riconoscimento ottico attraverso i sensori di bordo di un drone della stessa tipologia e comportamento di quelli che nei giorni scorsi si sono resi autori degli attacchi al traffico mercantile in area, Nave Duilio ha reagito per autodifesa”.

Così riporta la dichiarazione ufficiale del comandante del cacciatorpediniere della Marina Militare, il capitano di vascello Andrea Quondamatteo, descrivendo quello che è stato ritenuto un attacco degli Houthi yemeniti.

L’oggetto volante abbattuto dalla nave militare italiana nel Mar Rosso era però a ben 6 km di distanza, secondo quanto ammesso dallo stesso Ministero della Difesa. I militari italiani hanno abbattuto l’oggetto volante – definito un drone – con 7 o 8 colpi di cannone da 76 mm.

“Gli attacchi terroristici degli Houti sono una grave violazione del diritto internazionale e un attentato alla sicurezza dei traffici marittimi da cui dipende la nostra economia”, ha subito dopo affermato il ministro della Difesa Guido Crosetto commentando la notizia.

“Questi attacchi – sottolinea Crosetto – sono parte di una guerra ibrida, che usa ogni possibilità, non solo militare, per danneggiare alcuni Paesi e agevolarne altri”. Il non detto del ministro Crosetto sarebbe che gli Houthi nel Mar Rosso attaccano solo le navi israeliane o delle potenze occidentali, ma non quelle della Russia o della Cina o di altri paesi non allineati alla Nato.

“L’Italia non è nel Mar Rosso per fare azioni di guerra, ma per difendere le sue navi. Da cittadino sarei turbato se non ci fosse unanimità su una missione che difende i traffici marittimi nel Mediterraneo, che per noi sono vitali”, ha aggiunto Crosetto in una intervista al Corriere della Sera.

Si respira dunque aria di “eccitazione” ai vertici del governo italiano. L’Italia finalmente ha “battuto un colpo”, ha sparato e abbattuto. Ma questa eccitazione potrebbe portare a brutte sorprese.

Il 27 febbraio colpito drone statunitense dal “fuoco amico” tedesco

Il “guaio” lo hanno combinato tre giorni fa i militari tedeschi della nave Hessen, anch’essa inviata nel Mar Rosso con la flotta Aspides targata Unione Europea. I mass media italiani si sono affrettati a nascondere l’imbarazzante incidente sotto il tappeto, ma i fatti alla fine sono emersi alla luce del sole.

L’unità navale tedesca ha sparato per abbattere quello che si è rivelato poi un MQ-9 Reaper statunitense scambiandolo per un missile houthi e gli ha tirato contro due missili RIM-66C SM-2.

“Un MQ-9 Reaper dell’aeronautica statunitense ha rischiato di essere abbattuto da una nave da guerra tedesca in un incidente di fuoco amico sul Mar Rosso il 27 febbraio”, hanno dichiarato funzionari statunitensi alla rivista Air & Space Forces.

L’MQ-9 dell’USAF è stato preso di mira dalla fregata tedesca Hessen mentre il drone stava conducendo una missione per l’Operazione Prosperity Guardian, la missione marittima guidata dagli Stati Uniti che “sta proteggendo la navigazione internazionale dagli attacchi degli Houthi”, ha dichiarato un funzionario statunitense.

Il giorno dopo, il 28 febbraio, il Ministro della Difesa tedesco Boris Pistorius ha riconosciuto però che c’è stata una “situazione in cui un drone è stato bersagliato ma non è stato colpito”. Pistorius non ha però detto che il drone preso di mira fosse un aereo statunitense. Un portavoce del Comando operativo delle forze congiunte della Bundeswehr tedesca ha dichiarato alla rivista Air & Space Forces che non avrebbe “fornito ulteriori dettagli operativi”.

Ma i funzionari statunitensi hanno successivamente confermato ad Air & Space Forces che un MQ-9 americano è stato colpito e hanno aggiunto che il CENTCOM sta lavorando su come prevenire incidenti di fuoco amico in futuro.

I vertici politici e militari italiani adesso si stanno godendo i loro cinque minuti di esaltazione con i colpi di cannone da 76mm sparati dal cacciatorpediniere “Duilio”.

In fondo avrebbero avuto una prestazione migliore di quella dei loro colleghi tedeschi che hanno abbattuto un drone “alleato”.

Ma i guai sono solo rinviati. Aver spedito un flotta nel Mar Rosso perché i paesi europei hanno confermato la loro complicità politica e militare con Israele e per questo le loro navi mercantili finiscono nel mirino, non solo non è la soluzione ma probabilmente è proprio quella sbagliata.

Fonte

31/07/2023

Gli USA rinfocolano le tensioni su Taiwan

Una nota della Casa Bianca ha annunciato un nuovo pacchetto di armi per Taiwan, del valore di 345 milioni di dollari. Varie fonti interne avevano fatto trapelare nelle ultime settimane questa intenzione, ed è arrivato infine l’annuncio ufficiale da Washington.

I fondi saranno usati per implementare anche servizi militari e percorsi di addestramento, mentre non è stata fornita alcuna lista degli armamenti che verranno inviati. Secondo dichiarazioni riportate in anonimato, oltre a munizioni per armi leggere, vi sono attrezzature di intelligence, sorveglianza e ricognizione.

Sembrano quindi confermarsi altre quattro voci che volevano un imminente trasferimento sull’isola di droni MQ-9A Reaper disarmati, anche se rimaneva incerto. Ad ogni modo, da questi strumenti sarebbero state rimosse alcune delle attrezzature avanzate che la US Air Force non vuole condividere.

È più o meno la stessa logica che sarà usata per gli M1A1 Abrams che saranno spediti in Ucraina, probabilmente a partire da settembre: le più avanzate tecnologie saranno tolte dai mezzi.

In questo caso c’è anche la paura che finiscano in mano russa, ma nella previsione di un inasprimento dello scenario internazionale, a Washington devono avere gli stessi timori riguardo questi droni che sarebbero usati per la sorveglianza del Dragone.

Non sembra fuori luogo mettere in collegamento lo scenario ucraino con quello taiwanese. Infatti, anche se non è la prima volta che ingenti sostegni militari vengono concessi a Taipei, la novità è che è la prima occasione in cui si è ricorsi all’utilizzo della Presidential Drawdown Authority (PDA), attraverso la quale nel bilancio 2023 si era stanziato fino a 1 miliardo per l’arcipelago a sud della Cina.

La PDA è uno strumento della politica estera statunitense per situazioni di crisi, e permette spedizioni accelerate di materiale militare direttamente dalle scorte del Pentagono.

È un percorso già usato 43 volte dagli USA per l’Ucraina... sin dall’agosto 2021, “in risposta alla preparazione della Russia all’invasione su larga scala dell’Ucraina del 24 febbraio 2022”, si può leggere – in traduzione – direttamente sul sito del Dipartimento di Stato di Washington.

Ovviamente non significa che mancano sei mesi all’apertura di un fronte del Pacifico di questa “terza guerra mondiale a pezzi” che l’imperialismo euroatlantico conduce per mantenere il proprio privilegio e la propria egemonia.

Ma segnala un ulteriore passo sulla via dell’escalation da parte occidentale, tanto più se gli Stati Uniti hanno già stanziato soldi per altri due invii di armi come questo solo per quest’anno.

Tensioni di cui l’inasprimento è stato condannato dalle autorità di Pechino. Liu Pengyu, portavoce dell’ambasciata cinese a Washington, ha affermato che “gli Stati Uniti devono smettere di vendere armi a Taiwan, smettere di creare nuovi fattori che potrebbero portare a tensioni nello Stretto di Taiwan e smettere di rappresentare rischi per la pace e la stabilità nello Stretto”.

Secondo il Taiwan Relations Act, gli USA si impegnano a sostenere Taipei e le sue capacità di autodifesa, ma non a intervenire in caso di conflitto, mentre continuano a ribadire il loro sostegno alla politica di «Una sola Cina». E come con l’Ucraina continuano a rendere l’isola una polveriera, come al solito ben lontana dal mettere in pericolo i lidi americani.

Pechino, però, oltre che sulla sua politica di distensione e di collaborazione internazionale, può contare sulla crisi materiale ed egemonica dell’Occidente, e sull’inevitabile emergere del multipolarismo. Washington continuerà a fomentare conflitti in giro per il mondo, ma è difficile che continuerà a trovare paesi e opinioni pubbliche supine come in passato.

Fonte

15/03/2023

Drone statunitense precipitato nel Mar Nero. Scambio di accuse tra Usa e Russia

Il drone militare statunitense MQ-9 Reaper precipitato ieri nel Mar Nero non è stato attivamente abbattuto, ma ha subito danni a causa di una manovra “pericolosa e non professionale” da parte di velivoli da combattimento russi. È questa la versione sull’incidente diffusa dal generale James B. Hecker, comandante delle Forze aeree statunitensi in Europa e Africa.

Secondo l’alto ufficiale USA, il drone è stato intercettato da due caccia Su-27 russi, come già accaduto in più occasioni sul Mar Nero nei mesi scorsi. Ieri, però, uno dei caccia avrebbe scaricato carburante contro il drone e ne avrebbe urtato l’elica, causandone lo schianto. “Il nostro velivolo MQ-9 stava effettuando operazioni di routine nello spazio aereo internazionale, quando è stato intercettato e urtato da un aereo russo, che ha causato lo schianto e la perdita completa dell’MQ-9”, ha dichiarato Hecker, aggiungendo che “questa manovra pericolosa e non professionale da parte dei russi ha anzi quasi causato lo schianto di entrambi i velivoli”.

A quel punto gli Stati Uniti, pilotandolo in remoto, hanno deciso di farlo precipitare in acque internazionali.

Il Pentagono ha promesso di pubblicare un video dell’incidente tra il Su-27 russo e l’MQ-9 Reaper americano. Lo ha annunciato in un briefing il portavoce del Pentagono Patrick Ryder. Secondo il portavoce, il Dipartimento della Difesa degli Stati Uniti sta lavorando alla declassificazione delle immagini relative alla collisione tra il caccia russo e l'UAV americano nel cielo del Mar Nero.

Quanto accaduto rappresenta il primo contatto fisico diretto tra velivoli militari statunitensi e russi dall’inizio del conflitto in Ucraina.

Risulta ancora ignoto lo scalo aereo da cui è decollato il drone precipitato. Un osservatore attento come Antonio Mazzeo ricorda che i “Reaper” della US Air Force operano da anni dalla base siciliana di Sigonella e anche dall’aeroporto militare di Larissa (Grecia). Dal gennaio 2021 uno di questi droni USA è stato trasferito anche nella base aerea di Câmpia Turzii, Romania.

Gli Stati Uniti hanno convocato l’ambasciatore russo a Washington dopo il fatto.

L’ambasciatore russo Anatoly Antonov ha definito però inaccettabili le attività militari statunitensi nelle immediate vicinanze dei confini russi. “L’attività inaccettabile delle forze armate statunitensi nelle immediate vicinanze dei nostri confini è fonte di preoccupazione. Siamo ben consapevoli dello scopo per cui vengono utilizzati tali veicoli da ricognizione e attacco senza equipaggio”, ha dichiarato il capo della missione diplomatica russa.

I droni americani, ha sottolineato l’ambasciatore, raccolgono informazioni di intelligence, che poi Kiev utilizza per colpire la Russia. Secondo Antonov, Mosca si aspetta che gli Stati Uniti “interrompano i voli vicino ai confini russi”.

Secondo il ministero della Difesa russo, nella mattinata del 14 marzo, un drone MQ-9 con transponder spenti ha violato i confini dell’area del regime temporaneo per l’uso dello spazio aereo sul Mar Nero. L’UAV si stava muovendo verso il confine russo e gli aerei da combattimento sono decollati per identificare l’intruso.

A seguito dell’incidente, che ha provocato lo schianto del drone, l’ambasciatore statunitense a Mosca ha consegnato un “messaggio molto forte” al ministero degli Esteri russo, e le autorità Usa hanno aggiornato la Nato sulla situazione.

Nel frattempo Washington sta cercando di impedire che il drone statunitense schiantatosi sul Mar Nero “cada nelle mani sbagliate”, ha detto alla CNN il coordinatore delle comunicazioni strategiche della Casa Bianca John Kirby. “Gli Stati Uniti hanno adottato misure per proteggere la nostra proprietà in relazione a questo particolare drone. Ovviamente non vogliamo che lo prenda nessuno tranne noi”, ha detto il funzionario.

L’MQ-9 Reaper è un drone pilotato in remoto, con un raggio d’azione di 1800 chilometri. Costa 56 milioni di dollari. È dotato di un motore turboelica e può sviluppare una velocità di 480 chilometri all’ora. La durata massima del volo è di 28 ore. Il drone è in grado di trasportare missili aria-superficie, aria-aria e bombe a guida laser.

Una volta finito in mare, il drone Usa non è stato recuperato. Il Pentagono ha confermato in serata che i resti del velivolo sono ancora in mare ma aveva escluso che li avessero potuti prendere i russi. Il presidente degli Stati Uniti Joe Biden, in visita in California, è stato subito informato ma non ha risposto alle domande dei giornalisti sulla vicenda. Sul luogo della caduta del drone statunitense, la Flotta russa del Mar Nero ha organizzato la ricerca e il recupero dei frammenti. Anche un elicottero della Flotta del Mar Nero della Federazione Russa è stato coinvolto nella ricerca del relitto.

Secondo alcuni osservatori la sensazione delle prime ore, dopo che è stato reso noto lo scontro tra i velivoli, è che né gli Stati Uniti né la Russia intendano fare dell’accaduto un pretesto per una reciproca escalation.

Fonte