Presentazione


Analisi, opinioni, fatti e (più di rado) arte da una prospettiva di classe.
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24/03/2019

Roma. La marcia per il clima e contro le grandi opere


Un commento di Giorgio Cremaschi sulla manifestazione:
Siamo giunti a Roma da tutta Italia e chi come noi viaggiava in pullman, veniva fermato controllato e filmato dalle forze di polizia. Una procedura inaugurata da Minniti, che ovviamente Salvini ha fatto sua. Una procedura inaccettabile se esiste ancora la nostra Costituzione.

Ma questo è stato il solo contrattempo in una manifestazione stupenda, che ha unito almeno 150.000 persone per dire no alla devastazione dell’ambiente e allo sfruttamento della natura e delle persone nel nome del profitto. Perché questo era il legame tra le centinaia di comitati, che portavano in corteo lotte che coprono tutto il paese.

La marea di NoTav che apriva il corteo, i No Tap, i No Triv, i No Muos, e i tanti comitati in lotta contro l’avvelenamento del suolo, dell’acqua e dell’aria, da Taranto, al Veneto, tutti erano uniti dal comune giudizio: sono gli affari e le politiche di guerra che fanno ammalare il clima e le persone, non si può essere ambientalisti senza rifiutare le Grandi Opere Inutili e le spese militari. Gli ecologisti da salotto che con il PD hanno cercato di strumentalizzare la mobilitazione dei giovani di una settimana fa sono avvisati. Non si può essere ambientalisti e SI TAV, così come per il lavoro e per il Jobsact, per la pace e per la NATO. La sinistra finta del quotidiano La Repubblica, il partito del PIL di Confindustria e CGIL CISL UIL non erano in corteo. Chi era lì veniva da lotte che durano da anni e nelle quali subito si è appreso che non si può essere ambientalisti senza essere anticapitalisti, contro la guerra e contro il potere. Ci vuole un nuovo modello di sviluppo, un nuova politica economica e sociale, bisogna abbattere il dominio del mercato sulla nostra società. I NO oggi in corteo non sono semplici negazioni, ma il progetto di un’altra società, rispettosa sia verso la natura sia verso gli esseri umani.

Oggi è stata una manifestazione giusta e anche per questo con una fortissima presenza di giovani. Una mobilitazione estranea ed ostile ai giochi dei palazzi della politica, non disposta a farsi usare da nessuno. Per questo i mass media di regime l’hanno messa in sordina.

Ma non servirà a niente, Il corteo di oggi mostra che abbiamo una grande forza, ben superiore a quella che ogni giorno cercano di farci credere.
Fonte e foto della manifestazione

19/03/2019

Greta Thunberg: contro di lei cyberbullismo abilista e sessista

Di Leda B.

Grazie alla risonanza mediatica ottenuta dai “Fridays for Future”, Greta Thunberg è stata recentemente al centro del dibattito pubblico, che è giunto al culmine nelle ultime 48 ore.

L’attivista è stata attaccata da una moltitudine di punti di vista dalla stampa italica e subisce diversi attacchi mirati sui social, ma la cosa sorprendente è come la maggior parte delle critiche non entrino del merito, ma si limitino a formulare attacchi ad personam contro di lei, sfociando il più delle volte in sessismo, paternalismo e abilismo.

A saltare all’occhio in primo luogo sono i commenti abilisti delle ultime ore. Rita Pavone non solo attacca l’attivista per il suo aspetto cedendo al cyber-bullismo, ma si “scusa” adducendo come giustificazione il fatto che “non sapeva avesse la sindrome di Asperger”, come se questo rendesse in qualche modo accettabile l’attacco all’immagine dell’attivista. Le scuse causano inoltre un infelice titolo di Ansa che definisce Thunberg “malata”, denotando enorme ignoranza nei confronti della sindrome di Asperger, oltre che un’incredibile mancanza di rispetto nei confronti di popolazioni non-neurotipiche.

Non solo Greta Thunberg non è malata, ma chiede a gran voce di essere presa sul serio, e con lei l’oceano di giovani che scendono in piazza ogni venerdì nelle ultime settimane per dare voce ad una preoccupazione molto concreta. I commenti sessisti sull’aspetto di Thunberg includono quelli di Giuliana Ferrara, che ci ricorda ancora una volta che una donna, non importa quanto giovane, riceverà commenti sul proprio aspetto indipendentemente da quanto sensate siano le sue istanze, soprattutto se ha le treccine: un elemento completamente irrilevante che però serve a sminuire e infantilizzare l’attivista , rientrando perfettamente della narrazione patriarcale che tende a sminuire la voce femminile, soprattutto se giovane, soprattutto se racconta qualcosa di scomodo. La costante infantilizzazione, che emerge anche dal fatto che viene utilizzato il termine “bambina” (sarebbe lo stesso, se a parlare fosse un sedicenne maschio? O lo definiremmo almeno “ragazzo”?) diviene tra l’altro paradossale quando si considera che, sebbene non ritenuta in grado di pensare con la sua testa o di rappresentare una voce riconosciuta nel dibattito pubblico, la si ritiene abbastanza grande per poter subire quello che è nient’altro che cyber bullismo da una serie di adulti che non sono in grado di rapportarsi con lei, o con i giovani in piazza, sul piano dei contenuti.

Al di là del cyber bullismo, anche le critiche che entrano nel merito dei contenuti denotano un totale fraintendimento del messaggio portato avanti dai Fridays For Future. In un articolo sul Post viene rimarcato il fatto che le accuse di Greta vanno dritte contro l’élite, che dalla giovane viene definita come responsabile: “La nostra biosfera viene sacrificata per far sì che le persone ricche in Paesi come il mio possano vivere nel lusso. Molti soffrono per garantire a pochi di vivere nel lusso”. Attaccare le élite politiche, sostiene Costa, significa abbandonarsi alla retorica populista contro il sistema e non prendere in considerazione il fatto che i paesi in via di sviluppo sono anch’essi responsabili dell’aumento di C02, e che la classe politica si è fatta promotrice negli anni di numerosi interventi ambientali “non voluti” dalla maggior parte della popolazione. Questa critica, però, manca completamente il punto dell’istanza di Thunberg: sono i politici a dover attuare il cambiamento, obbligando l’industria a operare nel rispetto dell’ambiente. La responsabilità della drammatica situazione climatica non può ricadere sul singolo cittadino, che può premurarsi di fare raccolta differenziata e abolire i sacchetti, ma sarà comunque senza speranza di vincere la battaglia ambientalista, senza interventi sistematici.

Quando le discariche si riempiono di elettrodomestici forzosamente obsoleti che con tutto l’impegno del mondo il singolo acquirente non può aggiustare per mancanza di ricambi; quando l’industria della fast fashion non viene penalizzata quando sfrutta i lavoratori e non rispetta norme ambientali; quando le multinazionali possono infrangere i protocolli ecologici e lavorativi e inquinare nei paesi in via di sviluppo, l’azione individuale non può essere risolutiva. La critica di Costa manca il punto perché deresponsabilizza i colossi industriali occidentali che sono tra i responsabili dell’inquinamento anche nei paesi in via di sviluppo; non coglie, inoltre, il fondamentale messaggio di Greta Thunberg, che ci ricorda che occorrono cambiamenti strutturali e globali per contrastare il cambiamento climatico, che il capitalismo ha instaurato un’economia insostenibile per il pianeta, e che il minimo che i governi di tutto il mondo possono fare è imporre delle limitazioni sulle emissioni di CO2 e conseguentemente su tutta la cultura del profitto a ogni costo. Ribaltare le carte in tavola ed attribuire la responsabilità al consumatore singolo è un modo per sollevare le responsabilità di industriali e governi occidentali: ma l’intervento di questi ultimi è indispensabile per fermare il crollo ambientale.

Forse il fatto che un’attivista donna non-neurotipica di 16 anni abbia la forza e l’energia per rendere questa conversazione globale è il problema che tormenta i suoi sedicenti critici, che si rifugiano nel cyber bullismo abilista e sessista per mancanza di argomenti migliori.

UPDATE: gli insulti a Greta vanno aggiornati, purtroppo. C’è una Maria Giovanna Maglie che nel corso della trasmissione “Un giorno da pecora” su Radio” ha detto “se non fosse malata la metterei sotto con l’auto”. Gentile, vero?

Fonte

15/03/2019

“Distruggiamo il capitalismo, non il pianeta”

Alcune considerazioni sulle mobilitazioni che oggi hanno riempito le piazze contro il cambiamento climatico e sui “Fridays For Future”.

1. La mobilitazione di oggi è impressionante. Accade simultaneamente in 123 paesi diversi, in 2.052 città di tutto il pianeta. Per trovare mobilitazioni analoghe dobbiamo tornare ai tempi del movimento no war del 2003 contro l’attacco USA in Iraq, o del movimento no global. Per noi che siamo internazionalisti, non può che essere un dato positivo il fatto che i cittadini del mondo si mobilitino insieme contro chi ha il potere (governi, multinazionali, industriali, istituzioni sovranazionali) per chiedere un cambiamento.

2. Il punto individuato dalle mobilitazioni è reale, fondamentale: il cambiamento climatico, il disastro ecologico, l’insostenibilità del nostro consumo del pianeta è un tema vero, che tocca in primis le fasce popolari, i paesi più poveri, africani e asiatici, chi non può permettersi di curarsi o di emigrare. Un tema che industriali e governi hanno negato per decenni (ma pensate al delirio che ha fatto Trump su questi temi da quando è stato eletto) per mantenere i loro tassi di crescita, i profitti, continuare il loro sfruttamento dell’ambiente. Quindi non possiamo che essere contenti del fatto che la politica sia portata dal basso a parlare dei temi veri che interessano i cittadini.

3. L’altro aspetto interessante delle mobilitazioni è l’elemento di autorganizzazione e l’età dei partecipanti. Anche di questo non possiamo che essere contenti: che i giovani invece di essere completamente catturati dal consumismo o indifferenti o strumentalizzati dalla politica ufficiale, si facciano un’idea sulle questioni del mondo, prendano parola, si facciano sentire con creatività, inventando i loro linguaggi, anche accusando gli adulti invece di vivere come loro appendici... Queste sono cose che fanno bene.

4. Infine, quanto è benefico tutto questo per l’Italia! Finalmente non si parla solo di stronzate o di caccia al migrante. Finalmente ci sprovincializziamo e assumiamo un dibattito ecologico che nel resto del mondo è ben più avanzato, anche fra le forze comuniste e socialiste (si pensi alla France Insoumise o al Partito del Lavoro Belga e a quanto è significativa la loro riflessione sul tema!). Finalmente i giovani italiani, assolutamente marginalizzati nelle decisioni e nella vita del paese, si fanno sentire!

5. Chiaramente non siamo nati ieri, e quindi non possiamo nemmeno ignorare che queste mobilitazioni sono in parte pompate ad arte, per fare gli interessi di altri settori dell’economia che mirano a profittare della “transizione ecologica”, o che vengono strumentalizzate per fini politici di bassa lega (come Zingaretti che si fa fotografare con i cartelli di Friday for Future per fare l’amico dei giovani e poi va ai cantieri del TAV a spingere perché si faccia un’opera anti-ecologica!). Ogni volta che nella storia dell’umanità si è palesato un problema sentito, le forze costituite hanno provato o a negarlo o a portarlo dove gli conviene. Ed è evidente che i bassi livelli di politicizzazione nelle società attuali facciano sì che le persone possano essere strumentalizzate, andare in piazza per moda, “consumare” la mobilitazione stessa come se fosse un prodotto.

6. Quindi non ci deve sorprendere che la borghesia abbia sviluppato anche una sua visione “ecologica” che può dare parole e soluzioni a un problema sentito e che punta a pompare e “spompare” la partecipazione a seconda di cosa le serve. Ma è veramente da imbecilli abbandonare per questo motivo il campo, dire che allora le mobilitazioni sono pilotate, inventarsi complotti, dire che sono cazzate e che “bisogna parlare di altro”. Così si fa esattamente il gioco di chi vuole pilotare e strumentalizzare. Bisogna invece avere un approccio egemonico: esiste un’ecologia popolare da contrapporre a quella borghese. Esiste un punto di vista alternativo sulla transizione ecologica che fa pagare i costi alla finanza e ai ricchi, come ha spiegato la deputata Ocasio Cortez negli USA. Noi dobbiamo essere dentro a queste mobilitazioni, costruirle, politicizzarle in senso buono, far valere la loro autonomia contro l’ideologia neoliberista e i poteri che cercano di catturarle. Localizzare queste mobilitazioni togliendole dall’astrattismo e facendo i nomi dei responsabili della devastazione sui nostri territori. Sviluppare la pratiche di incontro, la comunità che si crea nella mobilitazione, i punti più alti della lotta (dopo i cortei, perché non andare a bloccare con i nostri corpi qualche centro produttore di morte? Perché non andare a manifestare sotto casa di qualcuno che ha inquinato le nostre acque o il nostro mare e farlo morire di vergogna, in modo che non lo faccia più?).

Da questo punto di vista, ho trovato bellissimi i cartelli degli Studenti Autorganizzati Campani che oggi erano in piazza a Napoli. “Distruggiamo il capitalismo, non il pianeta”, “Non facciamo pagare la transizione ecologico agli ultimi ma ai ricchi”, indicano esattamente il lavoro che dobbiamo fare su questo tema: far capire che lo sfruttamento dell’essere umano e del pianeta sono due facce della stessa medaglia, che finché al centro ci sarà il profitto sarà impossibile evitare la catastrofe, che bisogna cambiare le cose alla radice, nel modo di produrre e distribuire la ricchezza.

Giornate come queste ci permettono di far apparire questa bellissima visione di un altro mondo possibile!

Viola Carofalo - Potere al Popolo!


Fonte

Parigi. Per il clima, contro Macron


Parigi. Impossibile capire quante persone hanno partecipato allo sciopero per il clima nella capitale francese. Il corteo – una vera marea umana di giovani e giovanissimi – ha sfilato dalla piazza del Pantheon fino all’Esplanade des Invalides.

Lo slogan principale che da l’idea dell’atmosfera elettrica che si respirava tra i boulevard di Parigi era: “plus chaud, plus chaud que le climat”. Non si possono contare i cartelli, gli striscioni e la quantità di messaggi che le nuove generazioni bramose di una vera transizione ecologica hanno esposto.

In un clima di fermento sociale montante e ad un giorno dall’ultimatum a Macron, questa mobilitazione è una boccata d’ossigeno e fa ben sperare per il futuro che nessuno vuole vedersi scippato.

Fonte e foto della manifestazione