di Angelo D'Orsi
Non ci si può ripetere, non posso ripetere ogni settimana lo stesso concetto, sia pur scrivendo articoli diversi. Morale della favola: questo è un paese senza speranza. O, detto voltando il pessimismo della ragione in ottimismo della volontà, la speranza è nei piccoli gruppi, quelli esaltati da un filosofo che amai e che conobbi e frequentai da giovanissimo, Aldo Capitini, quelli nei quali egli vedeva la forza, che poi avrebbe dovuto contagiare via via le masse.
La speranza è in quei pochi (ma quanto pochi, in vero?) che quanto meno si rifiutano di farsi irreggimentare, incapsulare, dominare dal pensiero corrente: coloro che si ostinano a pensare con la propria testa, e che non rinunciano a studiare, a documentarsi, seriamente, prima di aprire bocca, e lo fanno solo sui temi di cui hanno contezza e competenza.
Piccoli gruppi, minoranze, esigue perlopiù; singoli individui che tentano di resistere al mainstream, o di ridestare i dormienti. Tutto ciò premesso, entro nel merito dell’attualità.
Nell’arco di 24 ore o poco più sono saliti ai disonori della cronaca due personaggi, un politico e un scienziato, non per qualcosa che abbiano fatto, ma per ciò che hanno detto, in due diverse chiacchierate con giornalisti (il che conferma che rilasciare interviste è pericoloso, e che “gli operatori dei media” sono sovente gente da cui stare alla larga).
Il primo dei due è il presidente della Commissione Antimafia, certo Nicola Morra, in quota 5 Stelle. A “Radio Capital”, costui, residente in Calabria da decenni (benché non calabrese di origine), è stato intervistato in merito alle vicende grottesche di cui abbiamo avuto notizia nell’ultima settimana, con un succedersi di candidature farlocche a un improbabile ruolo di “commissario” alla Sanità calabrese, e dulcis in fundo con l’arresto del presidente del Consiglio Regionale, certo Domenico Tallini, in quota Forza Italia, accusato addirittura di “concorso esterno in associazione mafiosa e scambio elettorale politico-mafioso”.
Chi avesse letto o ascoltato i commenti di rappresentanti politici e di osservatori “professionali” prima di conoscere le parole del senatore Morra, sarebbe indubbiamente rimasto a dir poco turbato.
“Parole indegne... Non gli restano che le dimissioni” (Tajani, Forza Italia). “Sono pronta a bloccare i lavori dell’Antimafia fino a quando questo signore non se ne andrà” (Mariastella Gelmini, Forza Italia: e intanto mi chiedo che cosa ci faccia la signora nell’Antimafia). “Parole vomitevoli... si dimetta” (Matteo Salvini, Lega: no comment). “Le sue parole sono indifendibili ed insopportabili... Si scusi subito” (Andrea Marcucci, capogruppo al Senato PD).
“Le parole del senatore Morra sono indegne e ingiuriose e volgari... Il senatore Morra avrebbe già dovuto scusarsi da molte ore” (Emanuele Fiano, PD). ”La frase di Morra disonora le istituzioni” (Elisabetta Casellati, Presidente del Senato, quella che aveva garantito che Ruby era la “nipote di Mubarack”). “Non può restare impunita una volgarità così bassa” (Nicola Spirlì, il neofascista che ha preso il posto della Santelli scomparsa). E dulcis in fundo: “Morra dovrebbe chiedere scusa per quanto affermato. Quanto detto è inaccettabile” (Davide Crippa, capogruppo M5S alla Camera).
Ebbene che cosa ha dichiarato Morra? Ha ricordato che l’ultimo arrestato, Domenico Tallini, era stato inserito nella poco onorevole lista degli “impresentabili” dalla Commissione Antimafia. Naturalmente Forza Italia l’ha candidato e il soggetto ha fatto il pieno di voti, pare sia stato il più votato nell’intera regione, di sicuro della Provincia di Catanzaro. E che tra i suoi sostenitori vi era stata la berlusconiana (accanitamente tale, devo rammentare) Jole Santelli, divenuta poi presidente della Giunta Regionale, morta qualche tempo fa.
Ricordare ora che Santelli era intima di personaggi come Tallini, cosa ovvia, essendo lei un pezzo da Novanta sostenuta personalmente dal Cavaliere, di cui si ricordano le ultime spiritosaggini sessual-politiche nel comizio a sostegno della Santelli.
Ma questo è un paese cattolico e ipocrita, come ricordò Eduardo De Filippo, alla morte di Pasolini, un paese in cui quando si muore tutti diventano buoni e se ne cantano le lodi. Ma non è così. C’è morto e morto, disse Eduardo. E Pasolini era grande da morto come da vivo.
Invece a Morra sono toccati gli improperi di tutti, le richieste di scuse o persino di dimissioni, da parte di gente che non ha battuto ciglio davanti a quello che accadeva in Regione Lombardia, e alle losche faccende del presidente Fontana.
Forse ciò che ha disturbato, dietro la foglia di fico del rispetto dei morti e dei malati oncologici (ma che c’entra!?), è che Morra ha messo in evidenza ciò che in realtà è noto anche ai ciechi e ai sordi: che “Forza Italia ha un problema. E questo problema si chiama Dell’Utri”.
FI è profondamente imbevuta di mafiosità, insomma, e le indagini giudiziarie ce lo confermano settimanalmente (e bene stanno, in prossimità, e contiguità con i berlusconiani, i partiti di Salvini e di Meloni, a dire il vero).
Sarà spiacevole quel che ha detto dopo, Morra, ma si tratta di parole sbagliate? “Era noto a tutti che la presidente della Calabria Santelli fosse una grave malata oncologica. Umanamente ho sempre rispettato la defunta Jole Santelli, politicamente c’era un abisso. Se però ai calabresi questo è piaciuto, è la democrazia”.
In sostanza, Santelli, Tallini e gli altri sono stati votati dai calabresi. I quali ora hanno poco da lamentarsi. La sola frase che avrei evitato è la seguente: “La Calabria è irrecuperabile”. Ma se si legge il seguito diventa anch’essa, almeno parzialmente, condivisibile; il seguito è, infatti: “lo è fin quando lo Stato non affronterà la situazione con piena consapevolezza”.
In sostanza, ciò che ha dichiarato Morra non fa una piega, e stiamo assistendo a un coro di ipocriti che con queste polemiche stanno raggiungendo un bell’obiettivo, oscurare la notizia, gravissima, sull’arresto del super-votato Tallini, e in generale impedire sul nascere una riflessione seria sulla situazione calabrese, e sull’intreccio mafia/politica su cui solo il procuratore Nicola Gratteri, vox clamantis in deserto, lancia gridi di allarme, sempre più isolato.
E invece, dàlli al reprobo, la colpa non è dei politici collusi, o degli 'ndranghetisti che spadroneggiano, la colpa è di chi mette il dito nella piaga.
E vengo all’altro caso, e andiamo nel campo oggi ahinoi più frequentato dai media, quello sanitario in relazione al Coronavirus.
Il protagonista è un noto microbiologo, Andrea Crisanti dell’Università di Padova. Sempre in una intervista (ah, se gli scienziati non si fossero lasciati sedurre dalla televisione!), alla domanda: “Lei, prenderebbe il vaccino, oggi?” E lui ha risposto: “Senza dati, no”.
Apriti cielo. Accusato di esser un “no vax” (orrore orrore!), di spargere pessimismo (siamo sempre al “ce la faremo”!), di non sapere nulla del virus e del vaccino (un ignorante, insomma), e via seguitando. Il Crisanti svillaneggiato dal presidente dell’Agenzia del Farmaco (ovviamente, che sponsorizza il vaccino, quale che sia), dal Consiglio superiore di sanità (di nomina governativa...), e direttamente dall’autorità di governo, da quel ministero della Salute.
Il cui titolare, Speranza, si è messo in luce per varie topiche, la migliore delle quali è il libro che ha scritto qualche mese fa (quando ne ha trovato il tempo? Non era impegnatissimo a predisporre le risorse contro il virus?), dal titolo “Perché guariremo” Sottotitolo: “Dai giorni più duri a una nuova idea di salute” (ahimè, Feltrinelli editore).
Il libro è stato bloccato in magazzino prima che venisse distribuito con la motivazione che il ministro ora non ha tempo per le presentazioni (sic!). Insomma, prima che gli italiani e le italiane lo tirassero in testa all’inclito scrittore/studioso/politico.
Ed ecco che Crisanti, il quale già in passato aveva frenato sugli stolti ottimismi di questo ministrello, viene gettato nella bolgia degli infami. La sua colpa? Avere detto che di norma occorrono anni per creare, sperimentare produrre un vaccino, e che sono necessari test complessi e reiterati su ampi campioni di popolazione.
E insomma, mentre tutti – sospinti dalle società farmaceutiche impegnate nella produzione di vaccini concorrenti tra loro: business is business – gridano: “Vaccino! Vaccino subito! Un vaccino qualunque...!”, uno scienziato ha messo in guardia.
Contro Big Pharma, e contro la politica in cerca di facile consenso, forse dovremmo tutti essere un po’ Crisanti, ossia almeno attivare il dubbio critico. Tutto qui. Se ci dicono che non possiamo farlo noi profani di medicina, possiamo almeno accettare che lo faccia chi di mestiere si occupa di tali argomenti? No, a quanto pare non si può.
Insomma, la caccia all’untore, la semplicistica attribuzione di colpa ai “cittadini che non rispettano le regole”, con parallela implicita assoluzione della classe di governo, centrale e locale, che ha sulle sue spalle buona parte dei morti e degli ammalati di Covid-19, sta diventando ora caccia al “disfattista”.
Il caso Morra e il caso Crisanti sono due campanelli d’allarme. Non i primi e certo non gli ultimi, ma la loro concomitanza inquieta.
Non si tratta di schierarsi con Morra o contro, con Crisanti o contro. Ma di riflettere. A me pare che siamo su una brutta, bruttissima china. Tra le tante limitazioni, presto sarà decretata anche quella al libero pensiero? Ci sarà concesso soltanto di pensare pensieri “autorizzati”?
Fonte
Presentazione
Analisi, opinioni, fatti e (più di rado) arte da una prospettiva di classe.
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22/11/2020
Vietato pensare?
06/09/2016
M5s: meno male che ci sono Di Battista, Appendino e Morra…!
Come avrete notato è un periodo in cui il M5s mi sta dando diversi dispiaceri come per le vicende di Roma e della vigilanza Rai.
A proposito, Roberto Fico mi invia su tweet copia di un articolo nel quale spiega come la vigilanza Rai non ha poteri sulle scelte del CdA della Rai. Cosa verissima. Però dovrebbe averne a proposito del comportamento delle reti sull’obiettività dell’informazione ed, a proposito del referendum, Tg1 e Tg2, per essere delicati, la stanno facendo sporca, mentre la Berlinguer assicurava equilibrio fra tesi del Si e del No. Ora, una discussione sulla necessità di assicurare un servizio più obiettivo ci sarebbe stata bene ed era implicitamente un modo per mettere naso anche in quella strana sostituzione. Comunque mi pare che siamo ancora in tempo a farla. O no?! Va bene, vediamo.
Della Raggi ho detto e non mi ripeto.
Invece devo dire che ci sono state tre persone che un po’ mi hanno risarcito del sangue marcio fatto per Roma: Di Battista, la Appendino e Morra.
Alessandro Di Battista
sta facendo una campagna efficacissima per il No al referendum e l’aver
approfittato di agosto è stata una idea intelligente che non ha avuto
nessun altro. Quando Alessandro fa l’agitatore di piazza dà il meglio di
sé ed è molto bravo. Va riconosciuto pubblicamente.
La Appendino sta lavorando magnificamente
e l’azione della giunta fila come l’olio. Certo: Torino non ha un
millesimo dei problemi di Roma, lei non ha l’assedio dei mass media
pronti a fucilarla al minimo errore, come invece capita alla Raggi, ma
sta facendo un lavoro egregio che smentisce quanti dicono che il M5s sa
solo parlare dall’opposizione ma, poi, non sa governare. E, non a caso,
della Appendino non se ne parla se non marginalmente e per incidente.
A proposito di informazione indecente: non vi dice nulla il caso del segretario generale del comune di Milano, Antonella Petrocelli
costretta alle dimissioni dopo solo 5 giorni dalla nomina, perché
rinviata a giudizio (sottolineo: non perché iscritta nel registro degli
indagati, ma perché rinviata a giudizio che non è proprio la stessa
cosa)? E non per una qualche irregolarità amministrativa (come quelle che capitano spesso a quei pasticcioni del M5s, che però una lira non la
toccano) ma per una turbativa d’asta. Insomma, le mani nella
marmellata. Avete letto niente in proposito? Giusto
qualche trafiletto. Capisco che trattandosi di un ambiente Pd, un
amministratore rinviato a giudizio, per reati malversativi, non faccia
notizia. Ci siamo così abituati che per sorprenderci dovremmo leggere di
un gruppo di dirigenti del Pd che ha dato l’assalto ad una banca armato
di bazooka, però, almeno un cenno comparativo, parlando delle disgrazie
della giunta romana, giusto per dire che c’è chi sta peggio, non
sarebbe stato tanto stravagante. Ma i nostri giornalisti hanno una idea
molto singolare del loro lavoro.
Da ultimo Morra: ha
recentemente rilasciato una dichiarazione, confermando l’opposizione del
M5s all’Euro e la conseguente proposta di uscirne. Una precisazione di
cui si sentiva il bisogno dopo che, negli ultimi mesi, c’era stata
qualche incertezza in materia. Ho molto apprezzato questa uscita: bravo
Morra!
La fortuna del M5s è che, anche quando
prende delle cantonate o attraversa momenti di confusione, poi spuntano
fuori singole personalità che lo tirano fuori dalle peste. E che, nel
momento presente, attenuano la sensazione di vuoto irreparabile
lasciato da Roberto Casaleggio.
11/06/2013
Morra (M5S): “Il problema non sono i toni di Grillo, è stata una crisi di crescita”
Questo Morra mi sembra il primo personaggio "pubblico" del M5S che si esprime con una certa intelligenza di base, era l'ora, considerando che Grillo non sembra per niente capace di gestire la fase istituzionale che sta vivendo il "suo" movimento.
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