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Analisi, opinioni, fatti e (più di rado) arte da una prospettiva di classe.
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14/11/2023

Un passo indietro e un passo avanti nel vertice arabo-islamico a Riad

Il vertice Lega Araba-Organizzazione della Conferenza Islamica a Riad non ha prodotto risultati all’altezza della tragedia del popolo palestinese, ma ha anche segnato visibilmente (come dalla foto) il costante disgelo tra i paesi leader degli sciiti (Iran) e dei sunniti (Arabia Saudita) dopo una rottura e una rivalità pluridecennale.

Non c’è stata alcuna decisione di rottura delle relazioni diplomatiche con Tel Aviv (ovviamente solo per i sei paesi che hanno normalizzato i rapporti), né embarghi petroliferi.

Secondo la newsletter Affari Internazionali la linea prevalsa è quella saudita (oltreché degli Emirati Arabi) della cautela verso Israele.

“Tutti uniti in effetti nel chiedere un cessate il fuoco immediato, dal palestinese Abu Mazen al principe saudita Mohammed bin Salman, dall’iraniano Ebrahim Raisi a Erdogan” scrive Alberto Negri, sottolineando però che da questo summit “non è venuto nulla sul fronte del boicottaggio delle relazioni economiche con Israele, delle basi americane in Medio Oriente o di eventuali sanzioni in campo petrolifero ed energetico”.

Nel comunicato finale del vertice congiunto di Riad fra Lega Araba (22 paesi) e Organizzazione per la Cooperazione Islamica (57 paesi inclusi quelli arabi), i partecipanti hanno chiesto il cessate il fuoco immediato a Gaza e al Consiglio di Sicurezza Onu di approvare una risoluzione “vincolante” per porre fine “alla aggressione israeliana”.

Nel testo, in cui manca la condanna dell’attacco di Hamas del 7 ottobre, si chiede a tutti gli stati di attuare un embargo sulla vendita di armi e munizioni a Israele, nonché alla Corte Penale Internazionale di indagare sui crimini di guerra commessi da Israele.

Le parole del principe saudita Bin Salman verso il governo israeliano sono state dure ma come quelle di Qatar e Turchia. Il Bahrein, firmatario degli Accordi di Abramo nel 2020, è andato un pò più in là, ma senza arrivare alla rottura: la Camera bassa ha approvato il ritiro dell’ambasciatore e la cessazione delle relazioni economiche con Israele.

Una bozza di dichiarazione precedente, elaborata nella sola Lega Araba, non aveva raggiunto la maggioranza dei voti: il testo chiedeva, su iniziativa di Iran e Siria, l’interruzione completa delle relazioni diplomatiche con Israele ipotesi avversata da alcuni paesi. Anche per superare lo stallo, la presidenza saudita ha così riunito i due vertici in un’unica sessione.

Il principe ereditario saudita ha dichiarato che “le autorità d’occupazione israeliane sono responsabili di crimini contro la popolazione palestinese” e ha invocato, durante l’incontro bilaterale con il presidente iraniano Raisi, “il rilascio degli ostaggi e dei detenuti”.

Dopo oltre un mese di conflitto e bombardamenti su Gaza, il ministro saudita Khalid Al Falih ha affermato che “l’ipotesi di normalizzazione delle relazioni diplomatiche con Israele è ancora sul tavolo”, seppur “dipendente da una risoluzione pacifica della questione palestinese” riferisce Affari Internazionali.

Lo stesso Alberto Negri sottolinea però che il vertice di Riad non si può definire deludente perché “i vari leader sciiti e sunniti hanno pronunciato parole molto simili di condanna verso Israele, Stati Uniti e Occidente in generale accusato di applicare il famigerato «doppio standard» sulla questione palestinese. Si conferma con l’incontro bilaterale di oggi tra il presidente iraniano Raisi e i vertici sauditi l’avvicinamento, avviato con la mediazione della Cina, tra Riad e Teheran a discapito dell’accordo in pectore tra Israele e monarchia wahabita”.

Il problema rimane quello di sempre: i paesi arabi e islamici sono disposti a tirare fuori i soldi ma non ancora a compiere atti materiali per il popolo palestinese. Qualcuno, anche a causa della coincidenza dell’attacco palestinese del 7 ottobre in Israele con il cinquantesimo anniversario della “Guerra del Kippur,” aveva immaginato uno scenario simile, ossia l’embargo petrolifero verso le potenze occidentali alleate di Tel Aviv.

Ma così, almeno per ora, non è stato, anche se da molti punti di vista il clima è cambiato significativamente.

Fonte

12/11/2023

Gaza - L’ospedale Al Shifa sotto attacco. Israele minaccia il Libano di “fare come a Gaza”

Il ministero della Sanità palestinese riferisce che l’ospedale al-Shifa è completamente al buio e isolato dopo essere stato colpito da un missile.

“Abbiamo iniziato a perdere vite umane – ha detto Muhammad Abu Salmiya, direttore dell’ospedale –. I pazienti muoiono di minuto in minuto, persino i bambini nelle incubatrici“.

La struttura “è rimasta senza elettricità, internet, acqua e forniture mediche” ha aggiunto Abu Salmiya. Fonti mediche locali, affermano che l’ospedale è stato danneggiato da colpi d’artiglieria.

Un chirurgo dell’ospedale sentito dall’Ong Medici Senza Frontiere racconta che “Nelle ultime ore gli attacchi contro l’ospedale si sono drammaticamente intensificati. Il nostro staff ha segnalato una situazione catastrofica poche ore fa”, è scritto in un messaggio diffuso su X.

Medici Senza Frontiere ha dichiarato di non essere al momento in grado di contattare nessuno del personale dell’ospedale. “Ci stanno uccidendo qui, per favore fate qualcosa” racconta un infermiere di MSF dal seminterrato dell’ospedale di Al Shifa, dove lui e la sua famiglia si stanno riparando dagli incessanti bombardamenti.

L’ospedale di Al Shifa è il principale complesso ospedaliero della Striscia di Gaza, con 700 posti letto, che fornisce cure d’emergenza e chirurgiche. Attualmente non ci sono altre strutture nella Striscia in grado di ricoverare e curare un numero così elevato di pazienti con ferite complesse, a volte potenzialmente mortali.

Nemmeno le ambulanze possono più muoversi per assistere i feriti e i bombardamenti ininterrotti impediscono ai pazienti e al personale di lasciare la struttura. Lo staff di MSF ad Al Shifa ha visto persone colpite mentre cercavano di fuggire dall’ospedale.

Gli appelli sono continui. Nelle scorse ore ha parlato il direttore del pronto soccorso dell’ospedale di Khan Younis lanciando un appello alla comunità internazionale: «Fermate questi crimini di guerra».

Israele intanto ha fatto sapere che si opporrà al ritorno dell’Autorità Nazionale Palestinese a Gaza dopo la guerra contro Hamas. La conferma è arrivata dal primo ministro israeliano, Benjamin Netanyahu.

“Non ci sarà un’autorità civile che educhi i propri figli a odiare Israele, a uccidere gli israeliani, a eliminare lo Stato di Israele. Non può esserci un’autorità che paga le famiglie degli assassini in base al numero degli assassinati. Non può esistere un’autorità il cui leader non abbia ancora condannato il terribile massacro del 7 ottobre 30 giorni dopo”, ha affermato Netanyahu, riferendosi al presidente palestinese Abu Mazen.

Combattimenti nella Striscia di Gaza

Le Forze armate israeliane affermano di essere impegnate in intensi scontri con i miliziani del gruppo palestinese Hamas nell’area dell’ospedale di Al Shifa, nella città di Gaza. Lo riferisce l’emittente statunitense CNN citando fonti militari di Tel Aviv.

Abu Obeida, il portavoce militare delle Brigate Al-Qassam, il braccio militare del movimento di resistenza palestinese Hamas, ha rilasciato sabato sera una registrazione audio che includeva aggiornamenti sui combattimenti tra Resistenza palestinese e militari israeliani.

“I carri armati israeliani affrontano una feroce resistenza e intensi scontri, costringendoli a ritirarsi e a cambiare il corso della loro incursione“, ha detto Abu Obeida, riferendosi all’incapacità delle forze israeliane di avanzare e mantenere una posizione permanente all’interno di Gaza City.

“I nostri combattenti emergono dal sottosuolo e sopra di esso, da sotto le macerie, e distruggono i loro veicoli corazzati e carri armati”.

Abu Obeida ha annunciato che più di 25 veicoli militari sono stati completamente o parzialmente distrutti negli attacchi della Resistenza solo nelle ultime 48 ore. “Lo scontro è asimmetrico, ma spaventa e terrorizza la potenza più forte della regione”.

La dichiarazione è stata seguita da un video, diffuso dalle Brigate Al-Qassam, che mostra i carri armati israeliani bersagliati da parte di difese anti-artiglieria fatte in casa.

Vertice arabo-islamico di Riad. Algeria e Libano chiedono l’embargo verso gli alleati di Israele

I leader arabi e musulmani si sono intanto riuniti a Raid per un incontro che dovrebbe sottolineare la richiesta di porre fine ai combattimenti a Gaza prima che la guerra tra Israele e Hamas coinvolga altri Paesi.

Alcuni Paesi, tra cui l’Algeria e il Libano, hanno proposto di rispondere ai massacri di Gaza minacciando di interrompere le forniture di petrolio a Israele e ai suoi alleati e di interrompere i legami economici e diplomatici che alcuni Paesi della Lega Araba hanno con Israele.

Ma secondo alcuni diplomatici che hanno parlato a condizione di anonimato, tre Paesi – tra cui gli Emirati Arabi Uniti e il Bahrein, che hanno normalizzato i legami con Israele nel 2020 – hanno respinto la proposta.

La dichiarazione approvata al vertice chiede la fine dell’assedio di Gaza e l’introduzione di aiuti umanitari. I Paesi hanno anche chiesto alla comunità internazionale di fermare le esportazioni di armi verso Israele.

Inizialmente era prevista la partecipazione dei soli 22 membri della Lega Araba, ma l’incontro è stato poi allargato all’Organizzazione della Cooperazione Islamica (OIC), un’associazione più ampia di 57 Stati a maggioranza musulmana a cui appartengono i Paesi della Lega Araba.

Libano. Botta e risposta tra il leader di Hezbollah e il ministro della Difesa israeliano

In Libano il leader di Hezbollah, Hassan Nasrallah, in un lungo discorso (il secondo in due settimane) ha affermato che le manifestazioni nel mondo contro Israele per la guerra a Gaza stanno esercitando pressioni sullo Stato ebraico e sui suoi alleati.

“Vediamo migliaia di persone a Washington, New York, Londra e Parigi protestare contro Israele“, ha detto Nasrallah, aggiungendo che i leader occidentali che inizialmente avevano condannato Hamas per i massacri del 7 ottobre stanno ora sollecitando un cessate il fuoco.

“L’unica voce che si distingue è quella degli Stati Uniti e del suo ‘seguace’, il Regno Unito“. Il leader di Hezbollah chiede che la pressione internazionale sia diretta sugli Stati Uniti che “hanno il potere decisionale per imporre un cessate il fuoco a Israele“.

“I crimini a Gaza mostrano lo spirito brutale e senza limiti di Israele e la vera natura di questo regime”, ha detto Nasrallah, secondo il quale “il nemico israeliano cerca vendetta senza limiti morali, legali o umanitari, mostrando la sua vera natura”.

“L’obiettivo dei crimini di Israele è soggiogare il resto della regione abbattendo la volontà dei popoli di rivendicare i propri diritti”.

Nasrallah ha affermato che “il mondo arabo e islamico sta osservando il vertice di Riad. Non vi è alcuna richiesta di spostare eserciti e agire militarmente contro Israele, ma piuttosto di agire come un ostacolo e fare pressione sugli Stati Uniti affinché agiscano contro il governo israeliano per fermare l’aggressione“.

Nasrallah ha inoltre affermato che “la speranza risiede nel sostegno di vari fronti, in particolare della Cisgiordania“.

Ha lodato la “coraggiosa decisione” dei ribelli Houthi dello Yemen e dei loro leader, che hanno lanciato missili e droni contro Israele ed ha menzionato inoltre i recenti attacchi contro le forze statunitensi in Iraq e Siria, affermando che “le operazioni in corso contribuiscono alla liberazione dei due paesi dall’occupazione statunitense, ma l’obiettivo immediato è quello di fermare l’attacco a Gaza“.

La replica al discorso di Nasrallah è venuta dal ministro della Difesa israeliano Gallant il quale ha minacciato ritorsioni militari durissime contro il Libano.

“Continuando ad attaccare il nord di Israele, Hezbollah è vicino al commettere un grave errore, trascinando il Libano in una guerra che potrebbe scoppiare” – ha dichiarato Gallant, in visita ai militare schierati vicino al confine con il Libano.

“Se il Libano commette questo tipo di errori, coloro che ne pagheranno il prezzo in primo luogo sono i cittadini del Libano. Ciò che facciamo a Gaza, sappiamo come farlo a Beirut”, ha detto il ministro, spiegando che “finora non è stato utilizzato neanche il 10 per cento della forza dell’aeronautica israeliana a Gaza”.

Fonte

11/11/2023

Gaza - Circondato l’ospedale Al Shifa, nessun cessate il fuoco, smentito scambio di ostaggi

Un alto funzionario israeliano, parlando al Times of Israel, ha chiarito che non è stato accettato un cessate il fuoco, ma che l’esercito comunque continuerà a consentire solo “pause tattiche e locali“. Le nuove interruzioni avranno luogo ogni giorno in un diverso quartiere nel nord, con i cittadini avvisati tre ore prima.

Ignorando ancora una volta le pressioni statunitensi, Netanyahu è tornato a ribadire che “Le forze israeliane manterranno il controllo sulla Striscia di Gaza anche dopo la guerra, non lo cederà a forze esterne“.

Netanyahu, lo ha dichiarato al termine di un incontro con i leader delle comunità ai confini con la Striscia, secondo quanto riporta la testata Yedioth Ahronoth. Dal canto loro leader locali hanno invitato il premier a “non accettare nessun cessate il fuoco e a finire il lavoro a Gaza fino all’ultimo terrorista“.

Situazione a Gaza. Assediato e attaccato l’ospedale Al Shifa

Le autorità palestinesi di Gaza hanno denunciato che, nel bombardamento israeliano sul più grande ospedale di Gaza City, quello di al-Shifa, sono morte 13 persone e decine sono rimaste ferite. L’ospedale è stato praticamente circondato dalle truppe israeliane.

La drammatica testimonianza del portavoce del ministero della Sanità palestinese dall’ospedale assediato:
“Il complesso medico Al-Shifa è completamente fuori servizio. Ora siamo all’interno dell’ospedale, che è assediato da tutte le direzioni, e c’è un gran numero di droni. I reparti di terapia intensiva e pediatrica e le apparecchiature per l’ossigeno hanno smesso di funzionare. Bombardamento dell’edificio chirurgico all’interno del complesso medico Al-Shifa.Non possiamo spostarci da un edificio all’altro all’interno del complesso di Al-Shifa a causa dell’intensità dei bombardamenti. L’edificio dell’ambulatorio è stato bombardato e non c’è comunicazione tra i reparti e gli edifici, e anche la comunicazione interna è interrotta”.
Le autorità dell’ospedale Shifa di Gaza City ieri avevano iniziato a evacuare il centro medico seguendo gli ordini delle forze armate israeliane che hanno circondato il complesso. Tra le 50.000 e le 60.000 persone si sono rifugiate all’interno e intorno all’ospedale, secondo il ministero della Salute palestinese, il quale afferma che dentro ci sono 2.500 pazienti.

Il portavoce del governo di Hamas, Salama Maarouf, che ha parlato ad al-Jazeera, ha detto che l’esercito israeliano ha bombardato diversi ospedali nella Striscia all’alba odierna e che 18 ospedali sono stati fin qui messi fuori servizio dall’inizio dell’offensiva sulla Striscia.

Secondo le fonti a Gaza, Israele ha effettuato attacchi aerei su o vicino ad almeno tre ospedali e sono ancora in corso scontri nella zona dell’ospedale al-Shifa.

I palestinesi hanno mostrato la prova dei missili forniti dagli Usa a Israele.

Un frammento riporta che uno degli ordigni esplosi su Gaza è prodotto dall’azienda Woodward di Fort Collins in Colorado.

Un altro soldato israeliano è morto durante i combattimenti contro Hamas nel nord della Striscia di Gaza, portando il bilancio complessivo dei militari israeliani uccisi a 36 dall’inizio dell’operazione di terra.

Smentito accordo sullo scambio di ostaggi

In giornata si era diffusa la notizia che sarebbe stato raggiunto un accordo tra Israele e Hamas, mediato dal Qatar, sul rilascio di 100 donne e bambini palestinesi detenuti nelle carceri israeliane in cambio di altrettante donne e minori israeliani ostaggi nella Striscia di Gaza.

La notizia era stata riferita da alcune fonti ad Al-Arabiya, il network saudita ma l’emittente israeliana Kan, ha negato la presenza di un accordo sullo scambio di prigionieri e la liberazione degli ostaggi israeliani detenuti da Hamas dallo scorso 7 ottobre, smentendo quanto precedentemente annunciato da Al Arabiya.

Vertici arabi e islamici a Riad. Oggi nuovo discorso di Nasrallah

In questo fine settimana la capitale dell’Arabia Saudita, Riad, ospiterà i vertici straordinari della Lega araba e dell’Organizzazione per la cooperazione islamica (Oci), entrambi convocati per discutere gli sviluppi della situazione nella Striscia di Gaza.

La crisi nell’exclave palestinese, riferisce il ministero degli Esteri saudita, “ha reso necessaria la convocazione di una riunione araba straordinaria e di un vertice islamico per discutere degli sviluppi in corso e delle gravi ripercussioni umanitarie”.

Il principe ereditario, Mohammed bin Salman, ha inoltre ribadito la necessità di fermare lo sfollamento forzato dei palestinesi dalla Striscia di Gaza, il principe ereditario ha condannato “l’aggressione militare, gli attacchi contro i civili e le violazioni continue del diritto umanitario internazionale da parte delle autorità dell’occupazione israeliana”, ribadendo la necessità di creare le condizioni che garantiscano la pace della regione.

Dal canto suo il leader di Hezbollah, Hassan Nasrallah, terrà oggi, sabato, un nuovo discorso alle 15 (le 14 in Italia), il secondo dall’inizio della nuova guerra tra Israele e palestinesi di cui si teme un possibile allargamento anche sul fronte libanese.

Situazione sul secondo fronte in Libano

Ci sono preoccupanti segnali di escalation lungo la Linea Blu, la linea di confine tra Libano e Israele. Lo ha detto il coordinatore umanitario delle Nazioni Unite per il Libano, Imran Riza, in una dichiarazione sulla situazione nel Paese diffusa dall’Ufficio dell’Onu a Beirut.

“Di recente abbiamo assistito ad attacchi allarmanti che hanno ucciso e ferito civili nel sud del Libano, tra cui donne, bambini e professionisti dei media”, ha affermato Riza, riferendosi alle tre bambine e alla loro nonna uccise domenica 5 novembre in un attacco israeliano e al giornalista dell’agenzia di stampa Reuters Issam Abdallah.

Riza ha anche parlato dei “danni ingenti inflitti alle proprietà private, alle infrastrutture pubbliche e ai terreni agricoli, che hanno costretto più di 25 mila persone a sfollare”.

Il funzionario delle Nazioni Unite ha aggiunto che “anche le guerre hanno delle regole”, ricordando a tutte le parti “che devono rispettare rigorosamente il diritto internazionale umanitario durante le operazioni militari”.

Resta infatti alta la tensione anche sul fronte nord, al confine con in Libano, dove nei pressi della linea blu diversi razzi teleguidati anticarro lanciati dal movimento sciita libanese Hezbollah dal territorio del Libano sono stati abbattuti dalle forze israeliane, che hanno risposto con colpi di artiglieria.

Le Forze armate Israeliane affermano che tre soldati sono stati gravemente feriti da un missile anticarro lanciato dal Libano su una postazione dell’esercito vicino alla comunità settentrionale di Menara.

Un altro soldato è stato gravemente ferito e un secondo è stato ferito in modo moderato in un attacco di droni contro i soldati al confine settentrionale nel pomeriggio.

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